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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 626 del 18/10/2011


SAIA (CN-Io Sud-FS). Signor Presidente, signor Ministro, voglio subito anticipare che il suo intervento soddisfa il nostro Gruppo, e anche me personalmente, perché è puntuale e preciso.

Avendo - com'è noto - rapporti con lei per la questione della sicurezza urbana, non solo ne approfitto per ringraziarla nuovamente per aver sbloccato definitivamente un'altra legge importante per la tranquillità delle nostre città, ma debbo anche ammettere di non averla mai vista così incisivamente determinato.

L'intervento che sto svolgendo spero possa riguardare presto un passato ormai prossimo o addirittura remoto, ma, poiché riguarda ancora il presente, lo faccio perché voglio concentrarmi sulla sofferenza delle nostre forze dell'ordine, che in questi giorni credo sia arrivata alla punta massima. E se è vero, come è vero, che lei chiederà di ritirare i tagli che sono stati previsti e addirittura di reintegrare una parte degli altri tagli già fatti ormai un paio di mesi fa, che possono definitivamente bloccare l'attività delle nostre forze dell'ordine, renderle totalmente non incisive ed efficaci sul territorio, credo che siamo veramente al giro di boa, e la ringrazio per questo. Possiamo veramente ripartire da una situazione completamente nuova.

Oggi però sui blog dei poliziotti, in particolare su «www.poliziotti.it», è riportata in prima pagina la foto di un giovane (che poi peraltro è stato fermato in queste ore), che a torso nudo e con il volto semicoperto da una sciarpa lancia un estintore avanti a sé, e si può leggere il lungo commento di un poliziotto, che per motivi di tempo propongo solo per stralci, proprio per dar voce a questi poliziotti. Il poliziotto dice: «Cerco urgentemente questo baldo giovane, questo povero ragazzo indifeso e sconfitto dalla società, questo bravo ragazzo che ha solo conosciuto la povertà e l'amarezza dì una vita fatta di iPhone e Playstation, con il padre avvocato famoso o chirurgo di grido sempre troppo impegnato a fare cassa piuttosto che occuparsi di lui. Povero ragazzo, lo cerco perché vorrei dedicargli un'aula del Senato, come spetta ad un combattente di tale calibro, ad un eroe dei nostri giorni, ad un uomo che ha dato tutto per la sua causa (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS e PdL), che ha studiato e perpetrato i suoi profondi ideali fino in fondo anche a rischio della vita altrui, insomma un grand'uomo!». Ovviamente grande e triste ironia. E così prosegue: «(...) i black block di sempre non hanno avuto quello che cercavano, un morto. Un morto è sempre utile alla causa (...). Questa volta i conti non sono tornati, per fortuna, la violenza non ha scaturito l'effetto voluto, non ha scosso le anime contro lo Stato ma credo che abbia fatto esattamente il contrario. La gente ha compreso e ha visto con i propri occhi chi sono i violenti e perché lo sono e le cose da oggi cambieranno, ne sono convinto e speranzoso». Sostiene ancora questo poliziotto: «I tagli dei vari Governi che si sono succeduti» - quindi non solo di quest'ultimo - «in questi anni ci hanno piegato quasi fino a spezzarci (...) ciò nonostante abbiamo fatto, ancora una volta, il nostro lavoro dimostrando che la dignità non è cosa di tutti e soprattutto non è appannaggio di caste ma solo di uomini. Uomini veri che compongono la Polizia di Stato e le altre forze dell'ordine». (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud-FS). E conclude chiedendo a noi non solidarietà ma risorse.

Ho voluto riportare per intero gran parte delle parole di sconforto di questo poliziotto, che peraltro conosco, e che ha scritto all'indomani degli episodi di violenza. Non concordo ovviamente con molte altre espressioni, che non ho riportato, usate dall'agente Paolo, tuttavia rispetto i sentimenti e quella che è la visione onesta e in buona fede di uno che, come tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine, "c'è dentro fino al collo" e che di certo non ha voluto creare "una macchina del fango", ma probabilmente sintetizzare in maniera dura quelli che sono i pensieri dominanti dei poliziotti. Mi riferisco ai poliziotti che sono qui fuori a manifestare a Roma, come in tutte le altre città italiane, o che comunque in questo momento stanno facendo il loro dovere come tutti i giorni per la nostra sicurezza e che sono fuori a manifestare non contro di lei, signor Ministro, questo è certo, ma contro tutta la politica, contro un limite sotto il quale si è scesi, per dare loro la possibilità di avere strumenti, per poter dare sicurezza a questo Paese, magari sapendo, mentre stanno nelle nostre piazze a manifestare, che la benzina scarseggia (e per questo in molte questure girano disposizioni dei dirigenti che chiedono agli agenti di far servizio di pattuglia cercando di rimanere il più stanziali possibile per consumare meno benzina) o sapendo che le auto in manutenzione superano il 50 e anche il 75 per cento del totale in alcune questure, sapendo che se si fa servizio presso il CIE di Gorizia non si usa una divisa operativa, che non arriva, bensì la giacca e la cravatta, sapendo che se si fa servizio a Cavalese lo sfratto del commissariato è già esecutivo, perché non ci sono più soldi, e se invece si presta servizio alla scuola di Polizia di Trieste, che è anche operativa, i lacrimogeni sono scaduti, e via così (lei, signor Ministro, ben conosce purtroppo questa lunga litania e queste lunghe e sofferenti carenze).

Mi permetto per inciso di sottolineare che tra questi recuperi dei fondi dobbiamo anche prevedere il famoso decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per gli assegni di funzione che spettano da gennaio, un'altra vergogna per questi operatori che, se non motiviamo anche in questo modo, è difficile poi pretendere che diano anche la vita. (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud-FS).

Ma ancor più grande della demotivazione economica, che è comunque enorme, è la demotivazione professionale. Un grande questore, col quale condivisi dieci anni fa il mio incarico di assessore alla sicurezza a Padova, mi insegnò che non è importante il numero di uomini che si ha a disposizione bensì quanto essi siano motivati. Non possiamo togliere a questi uomini anche la motivazione e la passione per il loro lavoro.

I sindacati chiedono il DASPO preventivo per i più violenti. Lei l'ha anticipato. Il DASPO deve essere dato, e soprattutto non dobbiamo attendere troppo tempo. Ci abbiamo messo dieci anni per reintrodurre l'oltraggio a pubblico ufficiale. Vivaddio, credo che adesso nel primo decreto lei sarà in grado di inserire questa ed altre misure che ha annunciato anche alla stampa.

Registro anche io con estrema soddisfazione un deciso e, si spera, definitivo cambio di rotta anche nella gente verso chi e contro chi fa violenza come unica ragione per manifestare; verso chi sfascia, usa violenza, deturpa, picchia senza alcuna ragione, in ogni caso non giustificabile, né logica e né illogica. Finalmente si è abbandonato quell'alone di eroismo che si affibbiava a quanti compivano questi atti in piazza, ed emulando Londra, il popolo web, che ha partecipato pacificamente alla manifestazione o ha tentato di manifestare pacificamente sabato, aiuta la polizia a scovare i delinquenti violenti.

Purtuttavia, siamo di fronte a una violenza effettiva, grave, organizzata e distruttiva che non può passare come aspetto fisiologico nel difficile momento che stiamo vivendo. Lo Stato non può abbandonare chi in dieci minuti si vede distrutta l'unica casa, che magari sta ancora pagando con il mutuo, l'unica automobile, che sta ancora pagando a rate. Lo Stato non può abbandonare chi si vede il negozio, gli affetti devastati da chi in dieci minuti passava di là con l'obiettivo unico di distruggere qualsiasi cosa gli capitasse a tiro. Ma soprattutto, lo Stato non può abbandonare chi è tenuto a garantire la sua presenza nei confronti di tutti i cittadini, anche, per assurdo, di chi fa dello sfascio la propria ragione di vita. Quest'ultima categoria di cittadini deve essere messa di fronte alle proprie responsabilità sia in chiave civile e risarcitoria che, soprattutto, in termini di rieducazione penale attraverso misure efficaci, perché tutti si rendano conto che lo Stato non permette coni d'ombra sulla legalità, che non ci sono zone e momenti franchi dove tutto è permesso all'insegna del «meglio che li lasciamo sfogare».

Signor Ministro, concludo apprezzando ancora e pienamente la sua relazione e condividendo soprattutto le proposte legislative allo studio. La voglio però esortare - mi passi il termine cinico e forse persino volgare in questo contesto, ma assolutamente incisivo - ad approfittare di questa disgraziata contingenza per chiedere non solo di rivedere i tagli appena proposti dall'economia, come lei ha già fatto, ma di rimpinguare, come lei pure ha fatto, una minima quota dei più pesanti tagli dell'ultima manovra. La esorto a farlo presto. Quando c'è questo tipo di urgenza, presto vuol dire domani o dopodomani. In questo lei ha tutto il Paese dalla sua parte. Questo è un grande momento di forza che ha nelle mani per ottenere le cose sulle quali intende intervenire. La legalità non è mai una spesa; non è nemmeno un investimento, è la ragione d'essere dello Stato. Gli appartenenti alle nostre forze dell'ordine sono ovviamente dipendenti dello Stato, ma prima ancora sono i garanti dell'ordine costituito che tutela ognuno di noi. Le risorse e i mezzi delle forze dell'ordine, così come il numero degli uomini necessari in tutto il territorio nazionale, sono propedeutici a qualsiasi altro investimento, in qualsiasi altro settore, che lo Stato compie a favore dei nostri cittadini. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS e PdL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rutelli. Ne ha facoltà.