FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro dell'interno, abbiamo ascoltato il suo intervento con grande attenzione. Vorrei cominciare con un'affermazione che credo sia assolutamente condivisa da tutta l'Assemblea: i delinquenti ed i criminali che hanno devastato Roma nella giornata di sabato non sono invincibili. E lo dico subito, perché credo che questa premessa debba essere accompagnata da una riflessione, che non è il frutto di una aggressione da parte di un'opposizione invelenita, ma è l'osservazione da chi viene mosso da responsabilità e - le dico la verità - anche da una responsabilità che viene sottolineata da lei, primo Ministro di questo Governo, quando dice che i provvedimenti che si intende emanare verranno sottoposti alla consultazione di tutte le forze politiche presenti in Parlamento.
Mi auguro che questo esempio non rimanga isolato. Lo trovo un ottimo passo in avanti. E la riflessione deve condurci ad una valutazione oggettiva, cioè che qualcosa non ha funzionato sabato: se una città, già presidiata e già allarmata da giorni circa la gravità dei disordini che avrebbero potuto verificarsi, viene in parte messa a ferro e a fuoco sino a causare i danni ingentissimi di cui lei ha parlato, evidentemente qualcosa non ha funzionato.
Io quindi credo di sottoporle alcuni elementi di riflessione che probabilmente potranno essere utili a comprendere, di qui in avanti, quali altre cautele possono essere adottate. Affronterò poi separatamente il capitolo delle misure legislative da adottare, di cui lei ha parlato.
Dalla sua relazione si comprende che in prossimità della manifestazione di sabato ed in relazione ai rischi che si potevano verificare, due di questi rischi erano stati individuati prioritariamente, e sono i rischi di cui lei ha parlato, ma di cui si è parlato nei giorni precedenti: l'uno era quello che la violenza della giornata potesse condurre ad un evento tragico come la morte di qualcuno, l'altro che obiettivo dei violenti potessero essere i Palazzi istituzionali, i Palazzi del potere.
Capisco quindi che anche la strategia che si è adottata teneva conto grandemente di questi due rischi, che evidentemente l'azione lodevolissima delle forze dell'ordine era orientata ad evitare. Il secondo, quello che riguarda i Palazzi istituzionali, credo avrebbe dovuto essere valutato con riferimento alla natura del movimento violento che era in piazza quel giorno, che ha la necessità di nascondersi dietro pretesi obiettivi politici ed ideologici, che quindi individuano in alcuni luoghi fisici quelli che definiamo obiettivi sensibili (le banche, la grande distribuzione, i palazzi delle forze dell'ordine, le caserme dei Carabinieri e gli immobili della Difesa). A mio avviso, quindi, avremmo la necessità di guardare anche alle deviazioni violente e criminali di queste manifestazioni, con un occhio all'oggetto preteso di mostrare da parte di questi soggetti una vocazione «politica e ideologica»: questo probabilmente potrebbe aiutarci a capire che stavolta non erano i Palazzi delle istituzioni, che altre volte sono stati oggetto di attacco, i bersagli di questo gruppo di violenti, assai numerosi.
Lei ha contestato le critiche e le obiezioni avanzate sul fatto che evidentemente l'attività di prevenzione non era stata adeguata, e nel farlo ha detto due cose che mi hanno colpito: la prima è che non abbiamo strumenti sufficienti, la seconda è che anche un'azione di bonifica - come spesso si fa prima delle manifestazioni, per verificare se siano stati occultati i depositi di armi, anche improprie - in realtà non avrebbe potuto portare a grandi risultati, perché spesso i violenti si riforniscono delle armi sul posto. Questo è vero, ma solo parzialmente, poiché vi è tutta una serie di strumenti tipici di questo genere di esercizio di violenza criminale che hanno bisogno di essere preparati preventivamente.
Anche per tutelare la sicurezza, non soltanto dei manifestanti, ma anche delle forze dell'ordine, e il diritto al lavoro sicuro da parte di chi sta sulla strada e ogni giorno ovviamente rischia, credo che dovremmo fare un capitolo a parte e che comunque, da questo punto di vista, si sarebbe potuto fare di più.
Lei ha annunciato di voler discutere con l'opposizione alcune misure: le dico subito che due potrebbero essere utili, tra le molte che questo Governo ha adottato in questa legislatura, perché numerosi sono i provvedimenti sulla sicurezza che in questa e nella precedente sono stati adottati, al punto che abbiamo una messe di norme già presenti nell'ordinamento che possono essere utilizzate. Una è il cosiddetto DASPO e l'altra è il cosiddetto arresto in flagranza differita, che abbiamo sperimentato per la violenza negli stadi e che francamente mi pare uno strumento opportuno. Da parte nostra, c'è un'ostilità chiara e limpida nei confronti del fermo preventivo, per ragioni che sono di ordine costituzionale, ma anche per ragioni che sono misurate sulla constatazione che lo Stato, davanti a fenomeni criminali di questo genere, ha già tutte le risorse per farvi fronte. Voglio anzi dire: abbiamo tutte le risorse per farvi fronte, perché lo Stato lo rappresentiamo tutti nello stesso modo, e tutti con la stessa responsabilità.
Vedo dunque già due punti di debolezza nella strategia adottata quel giorno e un fatto molto serio, sul quale non dobbiamo mettere il velo.
Le forze di polizia, che con tanta generosità, sacrificio e professionalità si sono spese in quei giorni, di fronte alla fresca potenza criminale di quelle bande, sembravano dotate di strumenti vecchi e inadeguati alla qualità dello scontro e alla strategia adoperata dai criminali. È conseguenza questa anche del fatto che in tre anni abbiamo continuato a tagliare risorse alle forze di polizia, e questo non è più possibile.
Lei, signor Ministro, ci ha oggi riferito di una sua lodevole iniziativa nei confronti del presidente Berlusconi, che mi auguro, ma non ne sono affatto certa, possa essere presa in considerazione dal Presidente del Consiglio; visto che oggi rilascia dichiarazioni del tipo «qualcosa ci inventeremo per il decreto sviluppo» capisco che non siamo in un momento di grande lucidità circa l'allocazione e il reperimento delle risorse. (Applausi dal Gruppo PD). Ma i colleghi della sua maggioranza hanno applaudito a questa sua iniziativa; vorrei dire a quei colleghi: guardate che avete applaudito anche quando sono stati fatti i tagli. (Applausi dal Gruppo PD). Quindi, dosiamo gli applausi rispetto alla qualità delle decisioni che vengono assunte, e ciascuno si assuma la propria responsabilità. (Applausi dal Gruppo PD).
Non è allora ovviamente più tollerabile uno stato di cose di questo genere; non è più assolutamente tollerabile che le forze dell'ordine siano costrette ad operare nelle condizioni di difficoltà assoluta nelle quali si trovano, che sono anche individuali e personali, riguardando il trattamento economico, la sicurezza nello svolgimento del loro lavoro e tutta una serie di capitoli di cui tante volte, e anche oggi, qui dentro abbiamo parlato: vorrei pertanto evitare di tornarci, perché tanto ci siamo certamente e benissimo intesi.
Un' ultima questione, signor Ministro, perché lei comunque non è solo Ministro di questo Governo ma, in qualità di Ministro dell'interno, uno dei più importanti Ministri del Governo Berlusconi. Vorrei affidare anche a lei una nostra osservazione. La manifestazione è avvenuta sabato, e sin dal primo momento, e correttamente, lei ha teso a distinguere tra i manifestanti pacifici e coloro i quali invece cercavano e avevano costruito le ragioni di uno scontro criminale. Non una parola ho però sentito dal suo Governo sulle ragioni che quei manifestanti pacifici hanno portato, in centinaia di migliaia, in piazza a Roma e che sono risuonate in tante altre parti del mondo. (Applausi dal Gruppo PD).In particolare, signor Ministro, una questione prima fra tutte: il destino di libertà e di autonomia delle giovani generazioni italiane, condannate alla precarietà, con uno spreco straordinario, e fuori da ogni lungimiranza, perché fra dieci anni sarà un problema dell'Italia non avere classi dirigenti, operai, professionisti e insegnanti in grado di assumersi la responsabilità del Paese. Ora, tutto vorrei, tranne che la discussione su questo capitolo definitivo, sul quale torneremo a ragionare, quello della situazione dell'ordine pubblico per la manifestazione di sabato e per le altre che possibilmente verranno, oscuri la grande questione politica. Molte parole sono risuonate in quel corteo; alcune le condividiamo altre sicuramente no. Ma certamente una questione è stata posta con grande forza: non si può condannare un'altra generazione alla precarietà perpetua e cioè alla diminuzione della cittadinanza, alla mutilazione della proprie libertà e della propria autonomia. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Giai).