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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 626 del 18/10/2011


PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro dell'interno.

È iscritto a parlare il senatore Saia. Ne ha facoltà.

SAIA (CN-Io Sud-FS). Signor Presidente, signor Ministro, voglio subito anticipare che il suo intervento soddisfa il nostro Gruppo, e anche me personalmente, perché è puntuale e preciso.

Avendo - com'è noto - rapporti con lei per la questione della sicurezza urbana, non solo ne approfitto per ringraziarla nuovamente per aver sbloccato definitivamente un'altra legge importante per la tranquillità delle nostre città, ma debbo anche ammettere di non averla mai vista così incisivamente determinato.

L'intervento che sto svolgendo spero possa riguardare presto un passato ormai prossimo o addirittura remoto, ma, poiché riguarda ancora il presente, lo faccio perché voglio concentrarmi sulla sofferenza delle nostre forze dell'ordine, che in questi giorni credo sia arrivata alla punta massima. E se è vero, come è vero, che lei chiederà di ritirare i tagli che sono stati previsti e addirittura di reintegrare una parte degli altri tagli già fatti ormai un paio di mesi fa, che possono definitivamente bloccare l'attività delle nostre forze dell'ordine, renderle totalmente non incisive ed efficaci sul territorio, credo che siamo veramente al giro di boa, e la ringrazio per questo. Possiamo veramente ripartire da una situazione completamente nuova.

Oggi però sui blog dei poliziotti, in particolare su «www.poliziotti.it», è riportata in prima pagina la foto di un giovane (che poi peraltro è stato fermato in queste ore), che a torso nudo e con il volto semicoperto da una sciarpa lancia un estintore avanti a sé, e si può leggere il lungo commento di un poliziotto, che per motivi di tempo propongo solo per stralci, proprio per dar voce a questi poliziotti. Il poliziotto dice: «Cerco urgentemente questo baldo giovane, questo povero ragazzo indifeso e sconfitto dalla società, questo bravo ragazzo che ha solo conosciuto la povertà e l'amarezza dì una vita fatta di iPhone e Playstation, con il padre avvocato famoso o chirurgo di grido sempre troppo impegnato a fare cassa piuttosto che occuparsi di lui. Povero ragazzo, lo cerco perché vorrei dedicargli un'aula del Senato, come spetta ad un combattente di tale calibro, ad un eroe dei nostri giorni, ad un uomo che ha dato tutto per la sua causa (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS e PdL), che ha studiato e perpetrato i suoi profondi ideali fino in fondo anche a rischio della vita altrui, insomma un grand'uomo!». Ovviamente grande e triste ironia. E così prosegue: «(...) i black block di sempre non hanno avuto quello che cercavano, un morto. Un morto è sempre utile alla causa (...). Questa volta i conti non sono tornati, per fortuna, la violenza non ha scaturito l'effetto voluto, non ha scosso le anime contro lo Stato ma credo che abbia fatto esattamente il contrario. La gente ha compreso e ha visto con i propri occhi chi sono i violenti e perché lo sono e le cose da oggi cambieranno, ne sono convinto e speranzoso». Sostiene ancora questo poliziotto: «I tagli dei vari Governi che si sono succeduti» - quindi non solo di quest'ultimo - «in questi anni ci hanno piegato quasi fino a spezzarci (...) ciò nonostante abbiamo fatto, ancora una volta, il nostro lavoro dimostrando che la dignità non è cosa di tutti e soprattutto non è appannaggio di caste ma solo di uomini. Uomini veri che compongono la Polizia di Stato e le altre forze dell'ordine». (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud-FS). E conclude chiedendo a noi non solidarietà ma risorse.

Ho voluto riportare per intero gran parte delle parole di sconforto di questo poliziotto, che peraltro conosco, e che ha scritto all'indomani degli episodi di violenza. Non concordo ovviamente con molte altre espressioni, che non ho riportato, usate dall'agente Paolo, tuttavia rispetto i sentimenti e quella che è la visione onesta e in buona fede di uno che, come tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine, "c'è dentro fino al collo" e che di certo non ha voluto creare "una macchina del fango", ma probabilmente sintetizzare in maniera dura quelli che sono i pensieri dominanti dei poliziotti. Mi riferisco ai poliziotti che sono qui fuori a manifestare a Roma, come in tutte le altre città italiane, o che comunque in questo momento stanno facendo il loro dovere come tutti i giorni per la nostra sicurezza e che sono fuori a manifestare non contro di lei, signor Ministro, questo è certo, ma contro tutta la politica, contro un limite sotto il quale si è scesi, per dare loro la possibilità di avere strumenti, per poter dare sicurezza a questo Paese, magari sapendo, mentre stanno nelle nostre piazze a manifestare, che la benzina scarseggia (e per questo in molte questure girano disposizioni dei dirigenti che chiedono agli agenti di far servizio di pattuglia cercando di rimanere il più stanziali possibile per consumare meno benzina) o sapendo che le auto in manutenzione superano il 50 e anche il 75 per cento del totale in alcune questure, sapendo che se si fa servizio presso il CIE di Gorizia non si usa una divisa operativa, che non arriva, bensì la giacca e la cravatta, sapendo che se si fa servizio a Cavalese lo sfratto del commissariato è già esecutivo, perché non ci sono più soldi, e se invece si presta servizio alla scuola di Polizia di Trieste, che è anche operativa, i lacrimogeni sono scaduti, e via così (lei, signor Ministro, ben conosce purtroppo questa lunga litania e queste lunghe e sofferenti carenze).

Mi permetto per inciso di sottolineare che tra questi recuperi dei fondi dobbiamo anche prevedere il famoso decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per gli assegni di funzione che spettano da gennaio, un'altra vergogna per questi operatori che, se non motiviamo anche in questo modo, è difficile poi pretendere che diano anche la vita. (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud-FS).

Ma ancor più grande della demotivazione economica, che è comunque enorme, è la demotivazione professionale. Un grande questore, col quale condivisi dieci anni fa il mio incarico di assessore alla sicurezza a Padova, mi insegnò che non è importante il numero di uomini che si ha a disposizione bensì quanto essi siano motivati. Non possiamo togliere a questi uomini anche la motivazione e la passione per il loro lavoro.

I sindacati chiedono il DASPO preventivo per i più violenti. Lei l'ha anticipato. Il DASPO deve essere dato, e soprattutto non dobbiamo attendere troppo tempo. Ci abbiamo messo dieci anni per reintrodurre l'oltraggio a pubblico ufficiale. Vivaddio, credo che adesso nel primo decreto lei sarà in grado di inserire questa ed altre misure che ha annunciato anche alla stampa.

Registro anche io con estrema soddisfazione un deciso e, si spera, definitivo cambio di rotta anche nella gente verso chi e contro chi fa violenza come unica ragione per manifestare; verso chi sfascia, usa violenza, deturpa, picchia senza alcuna ragione, in ogni caso non giustificabile, né logica e né illogica. Finalmente si è abbandonato quell'alone di eroismo che si affibbiava a quanti compivano questi atti in piazza, ed emulando Londra, il popolo web, che ha partecipato pacificamente alla manifestazione o ha tentato di manifestare pacificamente sabato, aiuta la polizia a scovare i delinquenti violenti.

Purtuttavia, siamo di fronte a una violenza effettiva, grave, organizzata e distruttiva che non può passare come aspetto fisiologico nel difficile momento che stiamo vivendo. Lo Stato non può abbandonare chi in dieci minuti si vede distrutta l'unica casa, che magari sta ancora pagando con il mutuo, l'unica automobile, che sta ancora pagando a rate. Lo Stato non può abbandonare chi si vede il negozio, gli affetti devastati da chi in dieci minuti passava di là con l'obiettivo unico di distruggere qualsiasi cosa gli capitasse a tiro. Ma soprattutto, lo Stato non può abbandonare chi è tenuto a garantire la sua presenza nei confronti di tutti i cittadini, anche, per assurdo, di chi fa dello sfascio la propria ragione di vita. Quest'ultima categoria di cittadini deve essere messa di fronte alle proprie responsabilità sia in chiave civile e risarcitoria che, soprattutto, in termini di rieducazione penale attraverso misure efficaci, perché tutti si rendano conto che lo Stato non permette coni d'ombra sulla legalità, che non ci sono zone e momenti franchi dove tutto è permesso all'insegna del «meglio che li lasciamo sfogare».

Signor Ministro, concludo apprezzando ancora e pienamente la sua relazione e condividendo soprattutto le proposte legislative allo studio. La voglio però esortare - mi passi il termine cinico e forse persino volgare in questo contesto, ma assolutamente incisivo - ad approfittare di questa disgraziata contingenza per chiedere non solo di rivedere i tagli appena proposti dall'economia, come lei ha già fatto, ma di rimpinguare, come lei pure ha fatto, una minima quota dei più pesanti tagli dell'ultima manovra. La esorto a farlo presto. Quando c'è questo tipo di urgenza, presto vuol dire domani o dopodomani. In questo lei ha tutto il Paese dalla sua parte. Questo è un grande momento di forza che ha nelle mani per ottenere le cose sulle quali intende intervenire. La legalità non è mai una spesa; non è nemmeno un investimento, è la ragione d'essere dello Stato. Gli appartenenti alle nostre forze dell'ordine sono ovviamente dipendenti dello Stato, ma prima ancora sono i garanti dell'ordine costituito che tutela ognuno di noi. Le risorse e i mezzi delle forze dell'ordine, così come il numero degli uomini necessari in tutto il territorio nazionale, sono propedeutici a qualsiasi altro investimento, in qualsiasi altro settore, che lo Stato compie a favore dei nostri cittadini. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS e PdL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rutelli. Ne ha facoltà.

RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, vorrei esprimere un giudizio positivo sulla relazione del Ministro. Ho apprezzato il suo intervento e, in particolare, l'annuncio che ha dato di voler ricercare la massima convergenza del Parlamento sulle nuove norme che dovranno essere adottate. Penso che questo dovrebbe essere in generale, signor Presidente e colleghi, il metodo da seguire sulle grandi questioni che riguardano la sicurezza e - aggiungo alla presenza del Ministro e nostro collega Nitto Palma - la giustizia. In questo caso si incontrano le esigenze, e reputo che vada ricercato il massimo di intesa tra le forze politico-parlamentari, per il semplice motivo che stiamo già dentro - e non vi stiamo entrando - un autunno caldo.

L'idea di vivere queste settimane e questi mesi difficili non solo dentro la criticità degli eventi - che speriamo non ci siano, ma temo ci saranno - ma anche assistendo ad un rimpallo di responsabilità in Parlamento e nelle sedi politiche non ce la possiamo permettere. Dunque, questo interpella Governo e Parlamento nella direzione di una gestione saggia, responsabile e costruttiva delle pagine, anche normative, che ci attendono.

Voglio inoltre esprimere a nome del nostro Gruppo, formato dai senatori di Futuro e Libertà per l'Italia e di Alleanza per l'Italia, una solidarietà piena e non formale alle forze dell'ordine: dunque, ai carabinieri, ai poliziotti e agli altri operatori della sicurezza che sono stati impegnati in quelle ore difficili. Gli italiani hanno capito che quegli uomini, ad esempio, che guidavano i mezzi in piazza San Giovanni, e non solo, erano uomini dotati di professionalità, di capacità e di grande attenzione, perché, se come lei ha detto, avrebbe potuto scapparci il morto e degli episodi ancora più gravi se la gestione fosse stata meno saggia, solo quelle immagini hanno fatto capire a milioni di italiani che avremmo potuto avere dei morti anche a piazza San Giovanni se essi non fossero stati tanto professionali. Per questo a loro, a tutti loro, a quelli che hanno subito. (Applausi dai Gruppi Per il Terzo Polo:ApI-FLI, PD e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI) ...la vergognosa aggressione da parte di, purtroppo, migliaia di persone va la nostra solidarietà, ma soprattutto - ed è la cosa più importante - il nostro apprezzamento professionale per le loro capacità e per la loro maturità.

La voce dell'opposizione, signor Ministro, deve allo stesso tempo appuntarsi su alcune osservazioni critiche. La prima riguarda i tagli inaccettabili per i finanziamenti alla sicurezza.

Certo, lei ha preso un applauso dalla maggioranza quando ha detto che quei tagli non sono accettabili. Oltre che applausi però la maggioranza dovrebbe dare i suoi voti quando si vota su queste materie... (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI e dei senatori Fontana e Vimercati) ...e la chiameremo alla prova nelle prossime settimane, perché anche sulla legge di stabilità ci saranno i nostri emendamenti a sostegno dell'efficienza e della funzionalità delle forze dell'ordine, e allora vedremo quali saranno i risultati: altrimenti si corre il rischio della liturgia, piuttosto che del rendere la verità che i nostri concittadini si aspettano.

Sono d'accordo con lei sulla necessità che si vada verso maggiori tutele giuridiche nell'operato delle forze dell'ordine.

Abbiamo avanzato degli interrogativi su una possibile insufficienza nell'attività di prevenzione. Vorrei sottolineare alcuni punti che, a mio avviso, debbono tuttora essere ripresi e meglio considerati.

Innanzitutto, è vero, caro Ministro, che esiste il fermo di identificazione. Avendo cioè la possibilità di intercettare e di sapere che sono in arrivo dei pullman, dei gruppi organizzati che hanno certe intenzioni (sulla base dei dati informativi che, come lei ha ricordato giustamente, ben circolavano ed erano, tra l'altro, accessibili a tutti perché erano sul web, non erano soltanto intercettabili attraverso procedure particolari), ebbene, degli interventi selettivi di tipo preventivo, a nostro avviso, avrebbero dovuto essere fatti, perché sarebbe stato molto più efficace far sapere che alcuni, tra coloro che erano in viaggio con quel tipo di attrezzi con finalità distruttive, avrebbero trovato uno sbarramento preventivo piuttosto che la possibilità di muoversi in assoluta libertà nel contesto delle manifestazioni che sono state messe in campo.

Sulla stessa linea di una certa eccessiva prudenza sul filone preventivo, osservo che certamente dodici arresti e anche quel centinaio di perquisizioni cui lei ha fatto riferimento contrastano con la dimensione degli eventi, perché ci sono state certamente alcune migliaia di persone che hanno agito fuori dalla legge.

Non c'è dubbio che, se l'atteggiamento in termini di gestione della piazza è stato corretto, c'è davvero da chiedersi se la predisposizione ad intervenire in modo diretto sui responsabili sia stata adeguata. Anche su questo punto noi abbiamo dei dubbi, soprattutto se consideriamo le informazioni che sono apparse riguardo ad una logistica che ha consentito ad alcuni dei manifestanti violenti di disseminare nelle strade di Roma le loro attrezzature, con sacchi contenenti quei mezzi di offesa cui lei stesso, signor Ministro, si è richiamato.

Quindi, gli argomenti sulla prevenzione, a mio avviso, devono essere tenuti alti. Sono consapevole del fatto che, tra le sue proposte, molte possono essere recepite. Esse vanno però ben studiate, perché siano efficaci e non delle gride manzoniane, diciamo così in sintesi. Non abbiamo bisogno di un appesantimento di norme che non abbia un'efficacia operativa. Il DASPO può essere studiato, così come la possibilità dell'arresto differito e una serie di altre misure cui lei ha fatto riferimento.

Signor Presidente, l'altro argomento che vorrei affrontare riguarda la TAV, cui pure il Ministro si è richiamato. Leggiamo oggi su un quotidiano che tra gli organizzatori delle manifestazioni in programma il 23 ottobre in Val di Susa si invita, da una parte, a tagliare le reti a migliaia e, dall'altra, si invita a chi sta dall'altra parte, cioè le forze dell'ordine, a desistere da violenze e rappresaglie di fronte a questi atti. Chi dovesse dare l'ordine di aggredire cittadini pacifici se ne assumerà la responsabilità. Ora, su questo punto dobbiamo essere molto chiari. Ci sono state in questi mesi, sulle violenze in Val di Susa, delle inaccettabili forme di tolleranza, che non possono, da parte nostra, essere più tollerate. (Applausi dai Gruppi Per il Terzo Polo:ApI-FLI e PD). Si deve esprimere una parola molto chiara, che non riguarda naturalmente le massaie e i residenti che si oppongono, e che hanno il diritto di farlo; e neanche riguarda quanti manifestano nelle scuole, perché sappiamo che anche lì è cresciuta un'opposizione sociale alla TAV. È però inconcepibile che si preparino e si organizzino manifestazioni che prevedono l'uso di fionde, cesoie, catapulte, spranghe e mezzi offensivi, che non hanno cittadinanza e non hanno la possibilità di essere utilizzate in un Paese libero e democratico quale è l'Italia. (Applausi della senatrice Negri). In Val di Susa non c'è un'altra Repubblica autoproclamata, ma la Repubblica italiana, e tutte le forze politiche, di tutto lo spettro politico parlamentare devono saper far rispettare le leggi.

Signor Presidente, sotto questo profilo il Governo britannico ci ha insegnato con chiarezza, quando ci sono stati riots e sommosse nella periferia di Londra qualche mese fa, che quel tipo di sommosse, che avevano certamente una radice di disagio sociale e di ribellione sociale, erano fuori della legge. Infatti, esse sono state stoppate immediatamente con dei provvedimenti severi.

Ecco perché io credo che noi abbiamo il dovere di dare una risposta politica e sociale alle esigenze del Paese. Ma questo è il compito della politica, è il compito dell'attività legislativa, è il compito dei movimenti di opinione. Ma il confine tra la violenza e l'opinione deve essere tracciato in modo indelebile. E noi siamo qui a dire che non ci sarà un autunno caldo se questo confine sarà tracciato in modo netto.

Voglio fare un'ultima osservazione sulla città di Roma. È comprensibile, ed anche giusto, definire i confini per le manifestazioni. È invece impossibile sottrarre alla capitale d'Italia i suoi doveri e le sue responsabilità in termini di libertà di manifestazione e di espressione.

Infine, signor Presidente, un richiamo attraverso il Ministro della giustizia a quegli uffici giudiziari, che per fortuna sono in minoranza, ma che, a mio modo di vedere, non hanno percepito il rischio che in Italia si apra una nuova stagione di violenza diffusa. Quando persone responsabili di gravi reati di grave allarme sociale, vengono scarcerate con straordinaria leggerezza si incentivano migliaia di altri ragazzi, probabilmente impreparati. Lei, signor Ministro, ha ricordato che i dodici arrestati, in grande misura, erano sconosciuti. È vero, è un problema che esiste, ma se non si invia il messaggio che la legge va rispettata, quelle decine diventeranno migliaia. Ed è appunto dovere di tutti, nel nostro Paese, rispettare le leggi della Repubblica. (Applausi dai Gruppi Per il Terzo Polo:ApI-FLI, PD e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Belisario. Ne ha facoltà.

BELISARIO (IdV). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi, l'intervento del Ministro dell'interno ci ha lasciati stupiti e un po' perplessi. Ci lascia stupiti il fatto che lei, signor Ministro, abbia assistito al sacco di Roma lontano dalla capitale, come evidentemente ella non avrebbe dovuto fare. Il centro della capitale è stato assalito e devastato da qualche centinaio di teppisti organizzati: una vera e propria guerriglia urbana di livello inaudito, che ha sabotato e affossato una legittima e pacifica iniziativa degli indignati causando danni gravi per milioni di euro e, soprattutto, uno sfregio all'immagine del nostro Paese.

Eppure, ella, qualche giorno prima della manifestazione, testualmente dichiarava: «Siamo pronti: abbiamo preparato tutto benissimo, abbiamo definito i piani di intervento. Mi attendo che tutto si svolga nella garanzia della manifestazione e nel rispetto dei limiti di legge». Evidentemente, o lei non era informato o le sue affermazioni erano infondate, e ha commesso un imperdonabile errore di valutazione dei rischi. Chi aveva il dovere di impedire che qualche violento offuscasse lo spirito di una grande manifestazione ha preso sotto gamba il proprio ruolo. Eppure i nostri servizi di sicurezza interna avevano preavvertito il suo Dicastero prevedendo luoghi ed obiettivi che avrebbero ospitato la guerriglia di questi delinquenti matricolati, conosciuti ma non isolati per tempo.

Signor Ministro, per noi lei è stato troppo distante in questa fase, e forse anche un po' imprudente, come le rimproverano da ultimi i sindacati di polizia che, ancora una volta e una volta per tutte, sono costretti a scendere in piazza per rivendicare condizioni professionali dignitose e funzionali ad uno svolgimento ottimale della propria missione.

La manifestazione degli indignati nasce per rivendicare giustizia sociale; i black bloc non c'entrano niente con questa protesta e per questo andavano isolati preventivamente.

Gli scontri che si sono verificati hanno distolto l'attenzione dalle istanze degli italiani che sono scesi pacificamente in piazza per opporsi alla speculazione finanziaria, ai meccanismi distorti dell'economia, alle collusioni tra politica e malaffare, alle conseguenze nefaste del capitalismo sfrenato e dello scollegamento tra le oligarchie di potere ed una società stanca di pagare una crisi al posto di chi l'ha causata. Tutto questo è passato in secondo piano.

Abbiamo ricordato quegli eventi del G8 di Genova, quando al Viminale sedeva, forse a sua insaputa, l'allora ministro Scajola. Di quel 20 luglio ricordiamo ancora le tragiche conseguenze, ma a distanza di dieci anni, onorevole Ministro, questo Governo non ha imparato nulla da quella esperienza.

In questi giorni e in queste ore ci sono state polemiche sulle affermazioni che l'Italia dei Valori ha fatto dicendo che bisognava guardare con attenzione le norme che già ci sono. Non vogliamo nessuna norma speciale, non vogliamo nessuno Stato di polizia, non vogliamo nessun fermo di polizia che ci riporti indietro negli anni: sarebbe il punto di non ritorno. (Applausi dal Gruppo IdV). Noi vogliamo che il Paese continui a vivere in serenità e democraticamente. Per questo, per spuntare le armi alle bugie e alle chiacchiere che sono state fatte, questa mattina abbiamo presentato un disegno di legge che va in questa direzione. Quello che proponiamo è molto semplice, signor Ministro: proponiamo di approvare entro quindici giorni, come avete fatto con le note leggi ad personam, l'estensione del DASPO anche alle manifestazioni pubbliche e politiche autorizzate, perché l'obiettivo primario deve essere quello di salvaguardare il diritto costituzionale di riunirsi e di manifestare liberamente e pacificamente, proprio attraverso la tutela della dignità e dell'incolumità dei manifestanti pacifici.

Ovviamente l'Italia dei Valori non ha niente a che fare con i delinquenti, li vuole vedere dietro le sbarre, perché questo deve essere un Paese sano, e ciò può accadere senza alcuna legge speciale. (Applausi dal Gruppo IdV). Allora basterà applicare, come il signor Ministro ha detto in precedenza, qualcosa che ha già dato prova di funzionare. Il DASPO ha funzionato: bisogna riconoscere che è una misura che ha svolto bene il suo compito. In questo modo, senza bisogno di effettuare fermi di polizia preventivi, possiamo allontanare, con gli strumenti normativi già in vigore, le persone che portano con sé biglie, bottiglie molotov, mazze o altro, che quindi non potranno accedere nei luoghi e nelle piazze destinate a manifestazioni pacifiche, come piazza San Giovanni.

Sono un po' preoccupato dal fatto che nell'intervento del signor Ministro si ripeta il riferimento all'autunno caldo. Il Ministro ha fatto riferimento all'autunno caldo, e qualcuno dice che ci troviamo nell'autunno caldo. Dobbiamo invece evitare di trovarci in un autunno caldo: il Governo deve evitarlo con misure di rilancio della nostra economia, venendo incontro alle famiglie e alle imprese. (Applausi dal Gruppo IdV). Se nasce l'autunno caldo è per colpa di un Governo che ancora non prende iniziative per rilanciare la nostra economia.

Infine, non possiamo... (Commenti del senatore Sanciu). No, non ci scappa il morto: il morto non ci scappa! Capisco la tua provocazione che evidentemente non leggi fino in fondo e non ascolti fino in fondo quello che ho appena detto. Signor Presidente, mi perdoni se ho interloquito direttamente con il collega, ma non potevo lasciar perdere una provocazione.

In tre anni ci sono stati 3 miliardi di euro di tagli alle forze dell'ordine: questo è il dato di fatto! (Applausi dal Gruppo IdV). C'era un fondo giustizia che è stato saccheggiato per fare tutt'altro. Chiediamo che il fondo giustizia, come abbiamo previsto nel nostro disegno di legge, venga restituito alla giustizia per il 49 per cento e alle forze di polizia per un altro 49 per cento, e che il restante 2 per cento vada al Tesoro. Così deve essere, se vogliamo che alle forze dell'ordine venga restituita dignità e che esse non si debbano lamentare perché non riescono a mettere in moto le loro autovetture, perché sono vecchie e perché non c'è benzina.

GRAMAZIO (PdL). Vai a spingerle tu!

PRESIDENTE. Colleghi...

BELISARIO (IdV). Io mi rendo conto...

GRAMAZIO (PdL). Voleva il morto in piazza!

PRESIDENTE. Senatore Gramazio, lasci concludere il senatore Belisario.

GRAMAZIO (PdL). Di Pietro voleva il morto in piazza.

PRESIDENTE. Le sue affermazioni sono gratuite. Nessuno credo che voglia il morto.

BELISARIO (IdV). Senatore Gramazio, lei può dire sciocchezze...

GRAMAZIO (PdL). No, l'ha detto Di Pietro.

BELISARIO (IdV). Non ha detto nulla. (Proteste del senatore Gramazio). Lei è un impostore autorizzato a parlare in quest'Aula!

GRAMAZIO (PdL). Ma stai zitto! (Richiami del Presidente).

PRESIDENTE. Senatore Gramazio, la richiamo.

BELISARIO (IdV). Lo dica fuori: ci rivolgeremo a chi di dovere affinché lei possa essere sanzionato per le menzogne. (Brusìo).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, lasciate concludere il senatore Belisario.

BELISARIO (IdV). Stiamo richiamando l'attenzione del Paese sul clima di tensione che certamente non noi, ma questa maggioranza, sta fomentando! (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Astore).

Ma prendo per buona la parte conclusiva del discorso del Ministro, il quale ha affermato di essere disponibile ad un confronto. Noi abbiamo messo nero su bianco e già depositato al Senato e alla Camera un disegno di legge in materia. Esso può rappresentare la base per l'inizio di una discussione, dal momento che l'Italia dei Valori vuole superare questa fase di tensione, e lo vuole fare nel miglior modo possibile, affinché le istituzioni repubblicane siano salve. (Applausi dal Gruppo IdV e dei senatori Astore e Chiti).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alia. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, signor Ministro, preliminarmente desidero manifestare, a nome del Gruppo a cui appartengo, la mia convinta e determinata solidarietà alle forze dell'ordine, a quegli agenti di Polizia e Carabinieri rimasti feriti. Come è stato già detto, credo sia patrimonio di tutti la difesa e la tutela della sicurezza nel nostro Paese.

Pertanto, rivolgiamo loro i nostri migliori auguri esprimendo altresì solidarietà alle forze di polizia che hanno operato, viste le condizioni date, in un contesto molto difficile. Diciamo grazie al loro impegno, soprattutto, alla loro resistenza passiva - se così può definirsi - perché quei poliziotti e quei carabinieri si sono fatti picchiare pur di non mettere a rischio la salute e la sicurezza dei manifestanti. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Astore). Credo sia stata una grande prova di democrazia e di affidabilità. Da questo punto di vista - ripeto - a nome del mio Gruppo parlamentare esprimo il convinto apprezzamento e il sostegno a quelle forze di polizia, ai loro vertici ed ai servizi che hanno fatto fino in fondo il loro dovere. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Astore).

Altrettanta solidarietà, colleghi, esprimiamo ai sindacati di polizia che manifestano in piazza e che non si trovano a dover fronteggiare solo i manifestanti delinquenti, ma anche un Governo che taglia le risorse e fa il gioco delle tre carte sugli stanziamenti di bilancio. Capisco che ancora la legge di stabilità non è ufficiale, nonostante sia stata licenziata dal Consiglio dei ministri la scorsa settimana, e che, quindi, i numeri ballino e le versioni siano tante e diverse. Da una prima ricostruzione dei numeri che abbiamo cercato di fare, è vero che c'è il tentativo di recuperare 220 milioni di euro per il potenziamento e il finanziamento di oneri cosiddetti indifferibili che riguardano la Polizia di Stato, l'Arma dei carabinieri e i Vigili del fuoco; ed è vero che c'è il tentativo di recuperare 30 milioni di euro che riguardano il potenziamento e il finanziamento di oneri indifferibili per la Guardia di finanza. Ma ci sono due piccoli, trascurabili particolari, che non sono tanto piccoli e non sono tanto trascurabili: il primo è che queste risorse vengono sottratte ad investimenti per lo sviluppo nel Mezzogiorno d'Italia (si tratta, infatti, di somme derivanti dall'extragettito delle aste delle frequenze, che bisognava investire per lo sviluppo, la crescita e la coesione); il secondo è che sono somme - chiedo scusa al Ministro se lo sto disturbando, mentre parla al telefono, con il mio intervento - che vanno a copertura una tantum di oneri indifferibili, oneri che sono tali perché riguardano i famosissimi tagli lineari.

In sostanza, cioè, non si tratta di risorse stabili nel bilancio della sicurezza, bensì di risorse ovviamente legate esclusivamente a questo extragettito, le quali servono a coprire i buchi dei tagli lineari del ministro Tremonti. Servono, cioè, a pagare spese già fatte, obbligazioni già assunte, e per questo motivo si chiamano oneri indifferibili. Non vi è, però, alcuna certezza: anzi vi è la certezza che, per il futuro, dette risorse non ci saranno. Considero questo un primo dato.

In merito al secondo dato, mi rivolgo a chi della maggioranza si è agitato in questi giorni nel dire che abbiamo recuperato le risorse e che mancano solo 60 milioni di euro. Così non è, perché, dalla lettura della versione a nostra disposizione della legge di stabilità, risulta che le somme che occorre trovare ammontano a circa 130 milioni di euro in più, e non a 60 milioni.

Cito soltanto un caso, visto che poi ci riempiamo la bocca parlando della lotta alla mafia. Sono stati tagliati 13 milioni di euro riguardanti il trattamento accessorio del personale della DIA. Ora, anche se non siamo esperti e certamente non così bravi come il ministro La Russa e come altri esponenti davvero autorevoli di questo Governo, vorrei ricordare al ministro Maroni che solo la mininaja, insieme ai militari che accompagnavano i poliziotti nelle famose truppe miste, ci sono costati, negli anni in cui queste scelte hanno avuto corso, ben più del buco di bilancio del Ministero dell'interno. Quelle risorse sono state buttate e sprecate, e oggi tagliate le indennità degli agenti della DIA che si occupano della lotta alla mafia e del contrasto alla criminalità perché avete sprecato risorse sull'altare della demagogia, tra cui ricordo le ronde, che non ho visto - per la verità - dare una mano ai poliziotti - ad esempio - nella manifestazione di Roma. Non so se il sindaco Alemanno le abbia o meno utilizzate. Certamente sono, però, il frutto di una politica della sicurezza sbagliata che oggi purtroppo dà questi frutti amari, dei quali dovete prendere atto assumendovene fino in fondo la responsabilità: altrimenti discutiamo di nulla.

Signor Presidente, la solidarietà va a quei cittadini, manifestanti e non, che sono stati feriti ed oltraggiati e ad una città come Roma che è stata distrutta dal vandalismo e dalla criminalità. Noi diciamo che queste persone devono essere, senza se e senza ma, messe in carcere. Vanno trovate, anche se, in assenza di un'opera di accertamento preventivo, è difficile che ciò possa avvenire dopo. Ricordo al signor Ministro che un precedente sgradevole in questo senso si è verificato il 14 dicembre scorso, quando le persone sono state arrestate - credo fossero una ventina - in condizioni simili a quelle della manifestazione di sabato scorsa (non è, quindi, la prima volta che si verificano episodi del genere), ma poi purtroppo sono state assolte, in quanto non vi è stata la possibilità dell'accertamento della responsabilità personale. Dobbiamo evitare che ciò si verifichi anche nella circostanza in questione e aspettiamo il Governo alla prova dei fatti per quanto riguarda l'individuazione di quei delinquenti che si sono resi responsabili dei fatti di cui parliamo.

Per quanto riguarda la solidarietà, signor Presidente, dobbiamo valutare con molta attenzione quanto è capitato sabato scorso. La stragrande maggioranza di chi si è macchiato di quei reati è rappresentata da giovani di età compresa tra i 17 e i 25 anni. Si tratta di gruppi organizzati che, utilizzando la Rete, sono rimasti in contatto ed hanno organizzato il tutto. Si tratta di gruppi che, al di là della loro storica associazione nell'ambito della tradizione cosiddetta anarco-insurrezionalista, nascono anche spontaneamente e sono quindi un fenomeno tra virgolette nuovo, che non può essere sottovalutato, e va compreso fino in fondo.

Signor Presidente, non volevo far polemica, ma non posso accettare che un Ministro di questa Repubblica, il Ministro della difesa, mentre era ancora in corso la conta dei feriti, con la polemica su quanto era avvenuto, e le immagini scorrevano in televisione, che credo tutti abbiamo visto, dall'estero si è permesso di dire che quei fatti e fenomeni erano il frutto dell'attività delle opposizioni. Questo è molto grave. Questo è scandaloso. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI e PD). Questo è vergognoso. Signor Presidente, noi apparteniamo ad una tradizione, siamo figli di una storia politica... (Commenti dai banchi del Gruppo LNP) ...stai zitto e ascolta! ...che la violenza, il terrorismo e la mafia le ha subite, sia da destra sia da sinistra. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Non è consentito a nessuno di dare chiavi di lettura opportunistiche, superficiali e vergognose rispetto a fatti che invece ne meritano un'altra.

E se proprio vogliamo parlare di cattivi maestri, signor Presidente, questi li dobbiamo trovare in quelle forme di radicalismo politico che sono più vicine a noi di quanto non si pensi, e che stanno a destra e a sinistra, anche in quest'Aula. Se dobbiamo parlare di cattivi maestri, andiamo a fare un'analisi più diffusa di questo fenomeno.

Comunque, il Ministro ha parlato di nuove misure. Credo che su questo una riflessione pacata vada fatta; però, se le parole hanno un peso, dobbiamo anche prenderle per quelle che sono. Se il Ministro dell'interno dice, come ha fatto nella sua informativa, che siamo di fronte a nuove forme di terrorismo, allora si può discutere di leggi eccezionali. Ma io credo che prima di parlare di nuove forme di terrorismo per singole manifestazioni, dobbiamo avere elementi a questo fine, anche perché le leggi speciali sono materia delicata.

Voglio ricordare una cosa al Ministro. Tre anni fa, nel primo pacchetto sicurezza, con l'articolo 3 è stata introdotta una norma che prevede lo scioglimento, con decreto del Ministro dell'interno, delle associazioni con finalità o scopi di natura eversiva o terroristica. Questa disposizione fu introdotta proprio per gli anarco-insurrezionalisti. Saremmo curiosi di sapere dal signor Ministro - magari quando finisce di telefonare - se questa disposizione sia mai stata utilizzata. Le norme ci sono. Come c'è l'articolo 5 della legge Reale, che non è stato abrogato e che dispone l'arresto facoltativo proprio nel caso che ha citato il signor Ministro. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI e PD). Se una persona si presenta con un casco in prossimità di manifestazioni, come quelle di sabato o sportive, nella migliore delle ipotesi gli viene sequestrato il casco, nella peggiore delle ipotesi viene arrestato. Noi vogliamo sapere perché quelli che sono stati fermati non sono stati arrestati. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI).

Prima diteci tutto ciò e se avete fatto funzionare, e appieno, il Ministero; poi parliamo di nuove norme, che possono migliorare la situazione. Ma fino ad allora non buttate la palla fuori dal campo. Assumetevi le vostre responsabilità e fatelo fino in fondo, senza scaricare responsabilità che, dal punto di vista politico, sono solo ed esclusivamente vostre. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI e PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bodega. Ne ha facoltà.

BODEGA (LNP). Signor Presidente, signor Ministro, abbiamo ascoltato con attenzione e apprezzato la sua informativa, per la quale la ringraziamo.

Per fortuna che abbiamo quelli dell'Italia dei Valori, che dispensano ricette a destra e a sinistra, che ieri evocavano le leggi Reale e oggi invece con il senatore Belisario dicono no a leggi speciali. Sono davvero tutto un programma.

Per fortuna abbiamo interventi come quello precedente del senatore D'Alia, che fino a poco tempo fa ricopriva cariche importanti - Sottosegretario di Stato per l'interno nel Governo Prodi - e abbiamo visto cosa ha combinato.

BIANCO (PD). Hai sbagliato. Era il Governo Berlusconi.

BODEGA (LNP). È vero, era il Governo Berlusconi. Chiedo venia. A maggior ragione, allora.

Due riflessioni introduttive. Mentre a Roma è partita la conta dei danni e la caccia all'uomo incappucciato e alle centinaia di black bloc che hanno acceso la miccia della guerriglia urbana, a Milano le famiglie della borghesia illuminata finanziano il progetto di legalizzazione del Leoncavallo, il centro sociale più famoso della città.

Trent'anni di abusivismo e di lotta alle spalle: all'orizzonte, un percorso di regolarizzazione. Questa la dice tutta di come il nostro sia uno strano Paese. (Applausi dal Gruppo LNP).

La seconda considerazione che vorrei fare riguarda il fatto che cinque procure italiane - Pescara, Roma, Bari, Lecce e Napoli - sono impegnate ad indagare sullo stesso tema. Se invece di intercettare il Presidente del Consiglio i pubblici ministeri spiassero i centri sociali eversivi, farebbero certo miglior servizio a questo Paese. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

Non mi illudo, cari colleghi dell'opposizione, non mi illudo: se non si scardina quella cappa di buonismo ipocrita che soffoca il Paese, quello stesso buonismo che ha permesso l'invasione impunita di migliaia di clandestini, le cose non cambieranno.

Poteva scapparci il morto, ha commentato il ministro Maroni dopo le terribili ore di guerriglia urbana che hanno sconvolto Roma durante la manifestazione degli indignati. Poteva scapparci il morto, e io aggiungo: attenzione, forze politiche dell'opposizione, ma non solo, attenzione a non alimentare, come da mesi qualcuno strumentalmente sta facendo, inutili polemiche contro la parte politica avversa. Seminare odio non porta da nessuna parte: serve solo ad esasperare gli animi. Attenzione a quello che si va a dire in pubblico, cari colleghi dell'opposizione. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

In estrema sintesi, questo concetto del "poteva scapparci il morto" è in apparenza cronistico: riassume quei fatti e tutti i commenti che ne sono seguiti.

È stato un attacco premeditato - il ministro Maroni ce l'ha detto - di giovanissimi che si sono addestrati in Val di Susa con i no TAV. Comunicano attraverso il web: tecnologia avanzata per una violenza bestiale. Volevano terrorizzare, e i black bloc non avevano strategie o passioni alle spalle. Stupisce, tra l'altro, la tipologia dei denunciati. Mi pare di avere capito che ci sono minorenni e anche ragazze: sono stati loro l'anima della devastazione. La scuola e l'università sono i bacini di reclutamento di questi estremisti, circa 2.000 in Italia.

Tra le analisi di questi giorni, spicca il pensiero dell'ex magistrato Ferdinando Imposimato, che per 30 anni si è occupato di terrorismo. Imposimato si è richiamato alle Brigate rosse e ha ricordato come i movimenti di protesta vengano strumentalizzati e contaminati da minoranze disposte a tutto. Si è detto stupito di un fenomeno inusuale, laddove di solito queste degenerazioni sono collegate a summit internazionali, come i vari G8 o G7. A tal proposito, vorrei dire che i fatti di Genova hanno in qualche modo influito sulle vicende romane.

La diffusa e unanime solidarietà alle forze dell'ordine non basta; ricordiamo quale sorte è toccata a chi ha cercato di difendere lo Stato da forze ingenti del corteo - e non erano i black bloc - lanciate contro una jeep dei Carabinieri. Non basta la sola solidarietà alle forze di polizia. A tal proposito, siamo noi della Lega i primi a dire no a leggi speciali, signor Ministro, che possano limitare la libertà di manifestare o la libertà di espressione. D'altro canto, occorre tuttavia dotare le forze dell'ordine di strumenti idonei per intervenire in maniera anche preventiva contro i moti violenti, perché di questo trattasi.

Quindi, occorre sconfiggere il vizio antico di giustificare i violenti, di dire che sono compagni che sbagliano, come si diceva negli anni Settanta, per coloro che avevano abbracciato la lotta armata. Ora è necessario smascherare gli incappucciati e fare magari come a Londra - lo ha ricordato il senatore Rutelli, se non ricordo male - dove le foto ed i filmati dei cittadini sono stati usati per individuare i teppisti che nell'agosto scorso avevano messo a ferro e fuoco la capitale inglese ed altre città britanniche. Non bisogna arretrare di un millimetro, signor Ministro - non c'è bisogno che glielo dica - né avere alcuna indulgenza, ed anche cercare se, al di là dei pronunciamenti pacifici degli indignati, non ci siano legami e zone grigie tra i movimenti di protesta ed il fanatismo aberrante dei black bloc. È questo il momento nel quale, al di là delle opinioni diverse, sarebbe delittuoso dividersi. Non abbiamo bisogno di leggi speciali. Abbiamo leggi che, se applicate correttamente, se applicate e non interpretate dai giudici, possono limitare questo fenomeno delittuoso. Noi non abbiamo bisogno di leggi speciali ma di normative chiare che possano favorire il preventivo fermo dei noti, di quelli conosciuti che possono provocare comunque danni in una manifestazione collettiva.

Lo Stato deve reagire in modo unitario, come fece con le Brigate rosse, perché ogni spiraglio può diventare il pertugio nel quale la violenza può infiltrarsi e diventare difficile da stanare, con il rischio di una terrificante escalation.

Ringrazio il Ministro; il Gruppo della Lega Nord è sempre pronto con lei a valutare quali saranno i provvedimenti migliori da mettere in campo. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Finocchiaro. Ne ha facoltà.

FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro dell'interno, abbiamo ascoltato il suo intervento con grande attenzione. Vorrei cominciare con un'affermazione che credo sia assolutamente condivisa da tutta l'Assemblea: i delinquenti ed i criminali che hanno devastato Roma nella giornata di sabato non sono invincibili. E lo dico subito, perché credo che questa premessa debba essere accompagnata da una riflessione, che non è il frutto di una aggressione da parte di un'opposizione invelenita, ma è l'osservazione da chi viene mosso da responsabilità e - le dico la verità - anche da una responsabilità che viene sottolineata da lei, primo Ministro di questo Governo, quando dice che i provvedimenti che si intende emanare verranno sottoposti alla consultazione di tutte le forze politiche presenti in Parlamento.

Mi auguro che questo esempio non rimanga isolato. Lo trovo un ottimo passo in avanti. E la riflessione deve condurci ad una valutazione oggettiva, cioè che qualcosa non ha funzionato sabato: se una città, già presidiata e già allarmata da giorni circa la gravità dei disordini che avrebbero potuto verificarsi, viene in parte messa a ferro e a fuoco sino a causare i danni ingentissimi di cui lei ha parlato, evidentemente qualcosa non ha funzionato.

Io quindi credo di sottoporle alcuni elementi di riflessione che probabilmente potranno essere utili a comprendere, di qui in avanti, quali altre cautele possono essere adottate. Affronterò poi separatamente il capitolo delle misure legislative da adottare, di cui lei ha parlato.

Dalla sua relazione si comprende che in prossimità della manifestazione di sabato ed in relazione ai rischi che si potevano verificare, due di questi rischi erano stati individuati prioritariamente, e sono i rischi di cui lei ha parlato, ma di cui si è parlato nei giorni precedenti: l'uno era quello che la violenza della giornata potesse condurre ad un evento tragico come la morte di qualcuno, l'altro che obiettivo dei violenti potessero essere i Palazzi istituzionali, i Palazzi del potere.

Capisco quindi che anche la strategia che si è adottata teneva conto grandemente di questi due rischi, che evidentemente l'azione lodevolissima delle forze dell'ordine era orientata ad evitare. Il secondo, quello che riguarda i Palazzi istituzionali, credo avrebbe dovuto essere valutato con riferimento alla natura del movimento violento che era in piazza quel giorno, che ha la necessità di nascondersi dietro pretesi obiettivi politici ed ideologici, che quindi individuano in alcuni luoghi fisici quelli che definiamo obiettivi sensibili (le banche, la grande distribuzione, i palazzi delle forze dell'ordine, le caserme dei Carabinieri e gli immobili della Difesa). A mio avviso, quindi, avremmo la necessità di guardare anche alle deviazioni violente e criminali di queste manifestazioni, con un occhio all'oggetto preteso di mostrare da parte di questi soggetti una vocazione «politica e ideologica»: questo probabilmente potrebbe aiutarci a capire che stavolta non erano i Palazzi delle istituzioni, che altre volte sono stati oggetto di attacco, i bersagli di questo gruppo di violenti, assai numerosi.

Lei ha contestato le critiche e le obiezioni avanzate sul fatto che evidentemente l'attività di prevenzione non era stata adeguata, e nel farlo ha detto due cose che mi hanno colpito: la prima è che non abbiamo strumenti sufficienti, la seconda è che anche un'azione di bonifica - come spesso si fa prima delle manifestazioni, per verificare se siano stati occultati i depositi di armi, anche improprie - in realtà non avrebbe potuto portare a grandi risultati, perché spesso i violenti si riforniscono delle armi sul posto. Questo è vero, ma solo parzialmente, poiché vi è tutta una serie di strumenti tipici di questo genere di esercizio di violenza criminale che hanno bisogno di essere preparati preventivamente.

Anche per tutelare la sicurezza, non soltanto dei manifestanti, ma anche delle forze dell'ordine, e il diritto al lavoro sicuro da parte di chi sta sulla strada e ogni giorno ovviamente rischia, credo che dovremmo fare un capitolo a parte e che comunque, da questo punto di vista, si sarebbe potuto fare di più.

Lei ha annunciato di voler discutere con l'opposizione alcune misure: le dico subito che due potrebbero essere utili, tra le molte che questo Governo ha adottato in questa legislatura, perché numerosi sono i provvedimenti sulla sicurezza che in questa e nella precedente sono stati adottati, al punto che abbiamo una messe di norme già presenti nell'ordinamento che possono essere utilizzate. Una è il cosiddetto DASPO e l'altra è il cosiddetto arresto in flagranza differita, che abbiamo sperimentato per la violenza negli stadi e che francamente mi pare uno strumento opportuno. Da parte nostra, c'è un'ostilità chiara e limpida nei confronti del fermo preventivo, per ragioni che sono di ordine costituzionale, ma anche per ragioni che sono misurate sulla constatazione che lo Stato, davanti a fenomeni criminali di questo genere, ha già tutte le risorse per farvi fronte. Voglio anzi dire: abbiamo tutte le risorse per farvi fronte, perché lo Stato lo rappresentiamo tutti nello stesso modo, e tutti con la stessa responsabilità.

Vedo dunque già due punti di debolezza nella strategia adottata quel giorno e un fatto molto serio, sul quale non dobbiamo mettere il velo.

Le forze di polizia, che con tanta generosità, sacrificio e professionalità si sono spese in quei giorni, di fronte alla fresca potenza criminale di quelle bande, sembravano dotate di strumenti vecchi e inadeguati alla qualità dello scontro e alla strategia adoperata dai criminali. È conseguenza questa anche del fatto che in tre anni abbiamo continuato a tagliare risorse alle forze di polizia, e questo non è più possibile.

Lei, signor Ministro, ci ha oggi riferito di una sua lodevole iniziativa nei confronti del presidente Berlusconi, che mi auguro, ma non ne sono affatto certa, possa essere presa in considerazione dal Presidente del Consiglio; visto che oggi rilascia dichiarazioni del tipo «qualcosa ci inventeremo per il decreto sviluppo» capisco che non siamo in un momento di grande lucidità circa l'allocazione e il reperimento delle risorse. (Applausi dal Gruppo PD). Ma i colleghi della sua maggioranza hanno applaudito a questa sua iniziativa; vorrei dire a quei colleghi: guardate che avete applaudito anche quando sono stati fatti i tagli. (Applausi dal Gruppo PD). Quindi, dosiamo gli applausi rispetto alla qualità delle decisioni che vengono assunte, e ciascuno si assuma la propria responsabilità. (Applausi dal Gruppo PD).

Non è allora ovviamente più tollerabile uno stato di cose di questo genere; non è più assolutamente tollerabile che le forze dell'ordine siano costrette ad operare nelle condizioni di difficoltà assoluta nelle quali si trovano, che sono anche individuali e personali, riguardando il trattamento economico, la sicurezza nello svolgimento del loro lavoro e tutta una serie di capitoli di cui tante volte, e anche oggi, qui dentro abbiamo parlato: vorrei pertanto evitare di tornarci, perché tanto ci siamo certamente e benissimo intesi.

Un' ultima questione, signor Ministro, perché lei comunque non è solo Ministro di questo Governo ma, in qualità di Ministro dell'interno, uno dei più importanti Ministri del Governo Berlusconi. Vorrei affidare anche a lei una nostra osservazione. La manifestazione è avvenuta sabato, e sin dal primo momento, e correttamente, lei ha teso a distinguere tra i manifestanti pacifici e coloro i quali invece cercavano e avevano costruito le ragioni di uno scontro criminale. Non una parola ho però sentito dal suo Governo sulle ragioni che quei manifestanti pacifici hanno portato, in centinaia di migliaia, in piazza a Roma e che sono risuonate in tante altre parti del mondo. (Applausi dal Gruppo PD).In particolare, signor Ministro, una questione prima fra tutte: il destino di libertà e di autonomia delle giovani generazioni italiane, condannate alla precarietà, con uno spreco straordinario, e fuori da ogni lungimiranza, perché fra dieci anni sarà un problema dell'Italia non avere classi dirigenti, operai, professionisti e insegnanti in grado di assumersi la responsabilità del Paese. Ora, tutto vorrei, tranne che la discussione su questo capitolo definitivo, sul quale torneremo a ragionare, quello della situazione dell'ordine pubblico per la manifestazione di sabato e per le altre che possibilmente verranno, oscuri la grande questione politica. Molte parole sono risuonate in quel corteo; alcune le condividiamo altre sicuramente no. Ma certamente una questione è stata posta con grande forza: non si può condannare un'altra generazione alla precarietà perpetua e cioè alla diminuzione della cittadinanza, alla mutilazione della proprie libertà e della propria autonomia. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Giai).