a giudizio dell'interrogante, la crisi sistemica iniziata il 7 luglio 2007 con lo scoppio della bolla dei mutui subprime, che ha distrutto 40 milioni di posti di lavoro nell'economia globalizzata e costretto i Governi a massicce iniezioni di capitali, oltre 10.000 miliardi di dollari per salvare le banche a spese dei contribuenti dopo il fallimento di Lehman Brothers e di altre numerose banche, è stata generata principalmente per l'assenza di una regolamentazione atta a gestire la finanza derivata ed il ricorso all'azzardo dei banchieri ed alla loro smisurata avidità, ma soprattutto per l'omessa vigilanza delle autorità preposte ai controlli, quali Banca d'Italia, Bce, Fed, silenti regolatori, controllori complici delle grandi banche di affari catturati dal grande gioco dell'azzardo morale;
anche il Financial stability board, presieduto dal Governatore della Banca d'Italia ed ex vice presidente per l'Europa di Goldman Sachs, una delle banche di affari, ma non l'unica che ha assoldato strapagati consulenti in tutto il mondo per rendere più fruibile la dottrina della creazione del denaro dal nulla con tecniche sofisticate di veri e propri falsari mediante swap, derivati, Cds ed altri strumenti tarati con algoritmi fraudolenti per alimentare prebende, stock option e retribuzioni da "nababbi", non è riuscito ad imporre alcuna regola per arginare la smisurata crescita della finanza d'azzardo, che ha mangiato l'economia reale nel far west più totale di vertiginosi scambi in piattaforme opache e che mette a repentaglio perfino l'idea dell'Europa ed il futuro dell'euro;
in questo scenario i giovani "indignati" di tutto il mondo, ai quali Governi e distratti regolatori hanno ipotecato il futuro, hanno preso coscienza dei principali artefici di tali malefatte quali banche di affari, banchieri centrali, fondi speculativi ed agenzie di rating, una vera e propria cupola planetaria che decide come governare i destini del mondo ed attentare ogni giorno alla sovranità degli Stati, e hanno manifestato indirizzando le loro proteste non violente, purtroppo funestate sabato 15 settembre 2011 a Roma da infiltrati e black bloc incappucciati che hanno portato sul loro cammino distruzione e vandalismo gratuito, veri e propri parassiti che si sono cibati degli ideali e delle proteste pacifiche per gettare ombre e svilire l'azione di un movimento pacifico di ribellione allo status quo identificato in Banca d'Italia, Bce, Goldman Sachs, agenzie di rating, Wall Street, piazza Affari, eccetera;
questa "cricca" finanziaria, composta da una dozzina di soggetti, si riunisce in gran segreto, facendo della riservatezza e dell'opacità la principale ragione esistenziale;
considerato che:
secondo "Wikipedia", l'enciclopedia libera, i sindacati sono «organi che raccolgono i rappresentanti delle categorie produttive. Esistono così sindacati dei lavoratori e sindacati dei datori di lavoro. La storia dei sindacati è però soprattutto storia dei lavoratori (operai, contadini, impiegati) che si riuniscono allo scopo di difendere gli interessi delle loro categorie. Lo strumento di lotta per eccellenza del sindacato è lo sciopero. Tuttavia, l'attività dei sindacati viene espressa attraverso la contrattazione collettiva che risulta uno dei principali strumenti di autoregolamentazione per i rapporti di lavoro e per le relazioni sindacali». Al contrario si legge sempre su "Wikipedia": «Il sindacato giallo (company union in inglese) è la denominazione con cui si indicano i sindacati creati e controllati dagli imprenditori, presenti negli Stati Uniti negli anni venti e dichiarati illegali con la legge Wagner (National Labor Relations Act, o "Legge sui rapporti nazionali di lavoro") del 1935. In Italia lo statuto dei lavoratori (legge n. 300 del 1970) nell'articolo 17 proibisce ai datori di lavoro e alle loro associazioni di costituire e finanziare associazioni sindacali dei lavoratori. Il termine viene oggi utilizzato in ambito giornalistico per indicare una organizzazione sindacale che si ritiene di fatto asservita al datore di lavoro, o ad altri soggetti i cui interessi sono contrapposti a quelli dei lavoratori. Un "sindacato giallo" viene ritenuto differenziarsi dalle legittime associazioni sindacali, le quali sono organizzate in base a regolare statuto secondo criteri democratici e trasparenti, hanno titolo a sottoscrivere i contratti nazionali, e prevedono il versamento di una quota di iscrizione». Nella storia recente viene ricordato il sindacato giallo fondato da Vittorio Valletta. Nel giugno 1945 infatti il professor Valletta, amministratore delegato della Fiat, insieme a un folto gruppo di grandi industriali tra cui Piero Pirelli, Rocco Armando ed Enrico Piaggio, Angelo Costa e Falck, si riunisce a Torino per decidere i piani per la lotta al comunismo, sia con la propaganda che con l'organizzazione di gruppi armati, questi ultimi affidati a Tito Zaniboni. 120 milioni sono stanziati subito, e vengono depositati in Vaticano. Nel luglio 1953 Valletta affida a Luigi Cavallo rientrato in Italia dagli Stati Uniti la realizzazione di un programma di eliminazione dei comunisti alla Fiat. Cavallo fonda anche un "sindacato giallo", il SIDA, che il 2 aprile 1958 arriverà a vincere le elezioni per le commissioni interne (gli organismi di rappresentanza sindacale degli operai in fabbrica di quel periodo) alla Fiat di Torino. Nell'inverno del 1954 viene fondata da Joseph P. Reginger un'associazione semi-segreta, anticomunista, chiamata Bilderberg in Belgio. Al gruppo aderirà anche Vittorio Valletta;
a quanto risulta all'interrogante, in data 11 ottobre 2011, una storica organizzazione sindacale dei lavoratori bancari, la "Fabi" della Banca d'Italia, che ha perso smalto e credibilità con i lavoratori arrivando a rappresentarne i minimi storici dopo l'egemonia conquistata dal suo ex segretario Gigi Leone, che prima di andare in pensione ha trasferito la maggioranza degli iscritti Fabi ad un altro sindacato, ha diffuso un volantino (trasmesso in allegato alla presente interrogazione), probabilmente ispirato dall'alta dirigenza dell'Istituto che, oltre ad attaccare l'interrogante, reo di prestare troppa attenzione alle malefatte della Banca centrale e di taluni dirigenti come la signora Tarantola, capo della vigilanza a giudizio dell'interrogante per "grazia ricevuta", ha invocato la censura per tappare la bocca ad un altro sindacato autonomo affinché nell'ombra e nella segretezza si possa continuare a sguazzare per gestire affari a malaffari anche nell'amministrazione del patrimonio immobiliare;
testualmente si legge sul volantino: "Un nuovo "aspirante" Direttore di TG ha dato vita nei giorni scorsi ad una sorta di video giornale sindacale, chiamandolo SIBC-TV e collocando il "prezioso" strumento di informazione su youtube. Una iniziativa che fin dall'inizio aveva destato preoccupazioni per la "permeabilità" dello strumento utilizzato ed ora - giunti alla quinta puntata televisiva - ci costringe a lanciare un grido di allarme: Staccate la spina a quella tv!!! Per la serie "non facciamoci mancare nulla", in un contesto come quello attuale, tra quotidiane battaglie politiche ingaggiate da tutti contro tutti, con una opinione pubblica letteralmente "assatanata" nei confronti di caste, anticaste e chi più ne ha più ne metta, ci chiediamo come qualcuno abbia potuto decidere di aprire una finestra nel mondo della rete, attraverso la quale chiunque, nemico, avversario o semplice abituale detrattore della Banca d'Italia, potesse "intrufolarsi" a danno dell'Istituto e di tutti noi dipendenti. Sia chiaro un presupposto: non intendiamo certo mettere il bavaglio a nessuno; ma non possiamo lasciare che qualche incauto aspirante "giornalista televisivo" possa arrecare altri danni ai nostri colleghi oltre a quelli già verificatisi in questa devastante congiuntura economica. Nel caso della penultima puntata "televisiva", intitolata "SIBC-Mani di forbice", l'anchorman-sindacalista aveva fatto sapere su youtube, in tutti gli angoli del mondo civilizzato, che la Banca d'Italia ha deciso di non realizzare più i 144 alloggi promessi nel comune di Frascati, dando così diffusione di una notizia "riservata", ricevuta nel corso di una riunione tra Banca e Sindacati, alla quale il medesimo partecipava non già in veste di "inviato speciale", bensì in qualità di membro della Commissione alloggi che, tra i vari obblighi, deve anche rispettare il segreto d'ufficio. La notizia trasmessa, peraltro, non era esatta, poiché il Funzionario Generale Dr. Proia aveva per la verità comunicato l'intenzione della Banca di "sospendere" e non di abbandonare definitivamente tale progetto. Ma la domanda è una sola: c'era bisogno di annunciare in rete una questione riguardante solamente i colleghi della Banca d'Italia ovvero di fornire ai soliti detrattori eventuale materia per le loro "scorribande"? Un personaggio come il Senatore Lannutti, ad esempio, uno "di casa" al Sindacato SIBC, ospitato anche ai loro congressi in qualità di Presidente dell'ADUSBEF, si nutre abbondantemente di notizie e vicende interne alla Banca d'Italia che egli racconta, spesso distorcendone i particolari, nelle sue incessanti interrogazioni in Senato. Guarda caso, su questo argomento - le case in Banca d'Italia - nell'interrogazione parlamentare 4-05941 presentata da Lannutti martedì 27 settembre 2011, nella seduta n.610, vengono pesantemente attaccati il nostro Istituto, la SIDIEF e il suo Consiglio di Amministrazione, i compensi che alcuni "pensionati d'oro" della Banca incassano per ricoprire la carica di consigliere e, concludendo con una colossale fanfaluca, il relatore annovera tra i pensionati il Funzionario Generale Dr. Franco Passacantando (...). Non vogliamo sapere perché il Senatore Lannutti è così contiguo al SIBC. Quel Sindacato, però, farebbe bene a spiegare le "attenzioni" riservate ai loro comunicati nelle interrogazioni parlamentari del Senatore-Presidente ADUSBEF. Infatti, nella interrogazione 4-05862, pubblicata il 14 settembre 2011 seduta n.603, viene persino indicato come "fonte" il sito del SIBC, ovviamente approfittando dell'occasione per inanellare una serie di improperi nei confronti della Banca d'Italia. Il risultato, purtroppo, è di tutta evidenza: solo negli ultimi quattro mesi, il Senatore Lannutti ha prodotto quattro interrogazioni parlamentari sulla Banca d'Italia. Oltre alle due sopra citate, una terza sulle auto "d'oro" in Via Nazionale (atto n. 3-02210 pubblicato il 1° giugno 2011 - seduta n. 560, (...) che - guarda la strana coincidenza - traeva spunto da un articolo su "Libero" a firma di Bechis, lo stesso giornalista che ad agosto attaccava la Banca d'Italia sulle mense "d'oro"; l'ultima interrogazione, infine, contenente un farneticante attacco alla Dott. Tarantola ritenuta indegna, secondo l'interrogante, di ricevere l'eventuale nomina a Governatore (atto n. 2- 00385 pubblicato il 4 ottobre 2011- seduta n.615). La quinta puntata televisiva, prodotta in data 10 ottobre u.s. su youtube, stimolerà dunque ancora una volta la fantasia del Senatore Lannutti? Sentire l'anchorman sindacalista parlare di aumenti salariali strutturali in Banca d'Italia, alimenterà ancora una volta l'irrefrenabile vena anti-Banca d'Italia nel Presidente dell'ADUSBEF? E tutti e due, ancora una volta "insieme", riusciranno a mettere a repentaglio il tentativo di tutto il fronte sindacale interno di "recuperare" sul blocco stipendiale subìto dai colleghi causa dell'applicazione della L. 122/2010? In una fase così delicata, sia all'interno che all'esterno della Banca d'Italia, dobbiamo impedire che nel "delirio" televisivo della rete, capace di mettere in piazza qualunque notizia, anche quella più delicata e che potrebbe essere risolta solo nella giusta riservatezza, finiscano per infrangersi le nostre lecite aspettative. Qualche giorno fa, lo ripetiamo a beneficio di quei pochi che ce ne hanno chiesto la motivazione, la FABI ha bocciato la proposta di costituire un'alleanza di "primo" tavolo con quel Sindacato. Sintonizzandoci sul canale SIBC-TV abbiamo potuto riscontrare la bontà della nostra scelta. Per evitare pesanti ripercussioni sui lavoratori, è giunto ormai il momento di "staccare la spina" a quella TV, dando immediata disdetta dell'"abbonamento" a quel Sindacato".»;
secondo i dizionari dei sinonimi e dei contrari, omertà corrisponde ad acquiescenza, complicità, tacita intesa. Sempre su Wikipedia si apprende che in Italia la più nota delle possibili etimologie della parola omertà venne fornita negli anni '80 dell'Ottocento dal grande etnologo palermitano Giuseppe Pitré, e a sua volta si modellava su quella indicata già alla metà del decennio precedente dal magistrato Giuseppe Di Menza. Il termine deriverebbe dalla radice "omu" (uomo), da cui l'astratto "omineita-mortà" rifletterebbe una concezione esasperata, tutta popolaresca e mediterranea, della virilità, per la quale ognuno è costretto a vendicare le offese da sé, senza mai far ricorso, pena il disonore, alla forza pubblica. In questo senso per Pitré omertà era il concetto chiave che stava linearmente a chiarire quello di mafia, di per sé ambiguo o oscuro, "quasi impossibile da definire" se non magari in negativo: la mafia, egli scrisse, «non è setta né associazione, non ha regolamenti né statuti, (...) il mafioso non è ladro, né malandrino (...); la mafia è la coscienza del proprio essere, l'esagerato concetto della propria forza individuale, (...) donde le insofferenze della superiorità e, peggio ancora, della prepotenza altrui»;
i comportamenti omertosi rappresentano la difesa di coloro che agiscono nell'ombra come le cosche mafiose, che fanno affari sul silenzio e sulla complicità. Per Roberto Saviano, autore di "Gomorra", l'omertà è il valor massimo della cultura e civiltà mafiosa perché è il migliore mezzo di difesa della sua sopravvivenza. I comportamenti mafiosi sono pregni di omertà per nascondere, occultare e non far comprendere al pubblico dinamiche basate sulla illegalità, per tutelare gli esclusivi interessi degli adepti;
considerato che a giudizio dell'interrogante:
in Banca d'Italia vi sono sindacati contigui con l'alta dirigenza dell'Istituto schierati a tutelarne le malefatte, l'assenza assoluta di trasparenza, l'ideologia dell'omertà ed una storica azione a tutela e supporto esclusivo degli interessi delle banche vigilate, sue azioniste, a danno dei consumatori e dei risparmiatori, come riconosciuto perfino dalla sentenza n. 37370 della Suprema Corte di cassazione pubblicata il 17 ottobre 2011 sul crac della Parmalat, che oltre a confermare la colpevolezza nel crac dei manager Luciano Del Soldato e Gian Paolo Zini e del revisore dei conti Maurizio Bianchi, ha censurato duramente la disattenzione di Consob e Banca d'Italia, ossia quei controlli istituzionali spesso collusi con le banche, che non intervengono mai per prevenire truffe, frodi e raggiri dei banchieri coi quali vanno a braccetto a danno dei risparmiatori, poiché scrivono i supremi giudici c'è stata una "clamorosa disattenzione dei controlli istituzionali", insieme ovviamente alla responsabilità del proprietario del gruppo alimentare, Calisto Tanzi, dei dipendenti che lo hanno spalleggiato e dei consulenti e revisori dei conti;
all'interno della Banca d'Italia albergano alcune organizzazioni sindacali che agiscono in violazione della legge n. 300 del 1970, il cui articolo 17 proibisce ai datori di lavoro e alle loro associazioni di costituire e finanziare associazioni sindacali dei lavoratori,
si chiede di sapere quali iniziative normative urgenti il Governo intenda attivare, nel rispetto dell'autonomia ed indipendenza della Banca d'Italia, per rafforzare trasparenza, efficienza e credibilità di un'istituzione che all'interrogante sembra ripiegata a difendere, con un esercito di oltre 7.000 dipendenti, privilegi di casta come si evince dal richiamato comunicato della Fabi.
(4-06111)