BUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
il Garante della concorrenza e del mercato, Antonio Catricalà, intervenuto il 12 ottobre 2011 in audizione alla 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo) del Senato, ha riferito di rincari delle polizze assicurative che, negli ultimi due anni, hanno toccato punte del 25 per cento per le auto e del 35 per cento per le moto, registrati tra il 2006 e il 2010;
gli aumenti sono considerevoli anche se valutati in un confronto internazionale. In particolare, dice Catricalà, nel periodo 2000-2010, i prezzi sono aumentati in Italia ad una velocità superiore a quella degli altri Paesi europei e della zona euro. Il ritmo è del 4,6 per cento annuo, più che doppio rispetto a quello registrato nella zona euro, oltre sei volte quello della Germania, oltre cinque volte quello della Francia e dell'Olanda e di poco meno di due volte quello spagnolo;
il Presidente dell'Authority ha tracciato un quadro completo, che vede, tra le altre cose, il permanere di pesanti differenze tra Nord e Sud, portando anche esempi pratici: tra il 2009 e il 2010, per un quarantenne del Nord Italia con un'autovettura di media cilindrata il premio è aumentato di oltre il 20 per cento. Per una sessantacinquenne del Sud con un'autovettura medio piccola l'aumento è stato del 15-20 per cento, mentre per un diciottenne che vive nelle isole con un ciclomotore il rincaro è stato del 30 per cento;
la nuova procedura risarcitoria, che ha iniziato a trovare applicazione a partire dal 1° febbraio 2007, prevede che i danni derivati dal sinistro siano risarciti non già dalla compagnia del responsabile, bensì dalla stessa compagnia del danneggiato, ovvero, in caso di danni riportati dal trasportato, dalla compagnia assicuratrice del mezzo utilizzato. In tale veste, la compagnia che liquida il danno, cioè la gestionaria, opera come mandataria della compagnia del responsabile. Ora però è previsto che per ogni danno liquidato dalla gestionaria, questa riceva non l'importo effettivamente liquidato per conto della debitrice, bensì una somma determinata forfettariamente sulla base del costo medio dei sinistri rilevato nell'annualità assicurativa precedente;
tale sistema di "indennizzo diretto" se, da una parte, ha ridotto i tempi della liquidazione del sinistro, dall'altra, ha finito per aumentare il costo medio del sinistro (per un importo pari al 27 per cento nel 2008-2010), costo che poi viene scaricato direttamente sui premi,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei consistenti rincari registrati per le assicurazioni auto e moto e non ritengano necessario intervenire al fine di porre allo studio opportune misure che favoriscano la diminuzione dei premi assicurativi.
(4-06098)
BELISARIO - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
la Servirail, facente parte del gruppo Newrest-Wagons Lits, è la società che, insieme alla Wasteels International Italia Srl, ha in affidamento dalla committente Trenitalia l'accompagnamento a bordo delle carrozze cuccette e dei vagoni letto;
i lavoratori delle società che si occupano per conto di Trenitalia dei treni notte, da tempo denunciano una situazione di profonda crisi in cui si troverebbe il settore, non a causa della mancanza di viaggiatori, ma per precise scelte strategiche di Trenitalia;
con lettera del 14 aprile 2011, Trenitalia SpA ha comunicato all'appaltatrice Wasteels l'intenzione di recedere anticipatamente dal contratto di appalto a decorrere dall'11 dicembre 2011, e di conseguenza la Wasteels, che occupa complessivamente 182 lavoratori, ha aperto una procedura di mobilità collettiva che ha coinvolto la totalità del personale, nell'eventualità in cui l'appalto dovesse essere aggiudicato ad altra società;
la situazione in cui versano i lavoratori della Servirail non è dissimile: a partire dalla fine del mese di settembre 2011 sono arrivate le prime lettere di preavviso di licenziamento e da tempo le organizzazioni sindacali denunciano la perdita di 480 posti di lavoro degli addetti del servizio di accompagnamento notturno, a partire dal mese di dicembre. Stando a quanto dichiarato dagli stessi lavoratori, nei prossimi giorni verranno licenziati almeno altri 100 dipendenti tra gli addetti alla manutenzione;
a gennaio 2011 Trenitalia ha siglato un accordo commerciale con la società francese Veolia Transport. La neonata società gestirà, da dicembre 2011, i treni notturni Roma-Parigi, Venezia-Parigi e i collegamenti diurni AV Torino-Lione, attraverso la linea ferroviaria attuale. Della nuova società per azioni di diritto francese, con capitale superiore a un milione e mezzo di euro, Italia e Francia sono entrambe azioniste al 50 per cento;
il 1° giugno 2011 Trenitalia ha pubblicato il bando di gara per l'affidamento dei servizi di accoglienza, accompagnamento ed assistenza alla clientela, nonché di altre prestazioni accessorie da svolgersi sulle vetture in composizione ai treni notte circolanti sul territorio nazionale e su alcune tratte da e per l'Austria. La breve descrizione dell'appalto mostra elementi notevolmente differenti rispetto ai contenuti dei precedenti bandi, tra i quali si segnalano: la presenza di un solo accompagnatore in servizio ogni due carrozze notte; la presenza di un solo polo logistico principale a Roma; la riduzione del numero di carrozze stimate per il primo anno di attività; l'attribuzione al personale di bordo di ulteriori compiti, quali la pulizia e il ripristino durante il viaggio delle toilette dei treni oggetto di appalto, senza alcuna specificazione in merito alla tipologia contrattuale di riferimento;
è evidente quindi che Trenitalia aveva deciso già da tempo che i servizi oggetto di uno specifico contratto, ossia quello stipulato con l'ATI Servirail-Wasteels, che avrebbe dovuto rimanere valido fino a giugno 2012, sarebbero stati affidati ad altri, rescindendo anticipatamente il contratto vigente. Nel corso del mese di aprile, infatti, Trenitalia ha proceduto alla rescissione del contratto in essere - che aveva già subito modifiche, vista la decurtazione di 1800 corse con i conseguenti 168 esuberi - anticipandone la scadenza, definitiva e non prorogabile, proprio all'11 dicembre 2011;
dopo il mancato accordo registrato in sede ministeriale il 21 settembre 2011, l'amministratore delegato di NewRest - gruppo a cui appartiene Servirail - Jonathan Stent-Torriani, ha confermato che in considerazione dei parametri fissati da Trenitalia, la società Servirail non è tecnicamente in grado di poter partecipare alla gara per la gestione dei "Servizi di accoglienza e di assistenza per i treni notte". Cessata l'attività per conto di Trenitalia, a far data dal 12 dicembre 2011, la società Servirail non svolgerà altre attività in Italia;
per la prima volta, dunque la citata società, che da sempre fornisce il servizio di accompagnamento notte per Trenitalia, non parteciperà alla gara di appalto. Le condizioni offerte sarebbero state troppo gravose per la società. Il 19 ottobre 2011 verranno aperte le buste, sebbene vi sia il timore che la gara vada deserta. Le organizzazioni sindacali riferiscono che, in attesa della conclusione della procedura di gara, è stato già soppresso il servizio letto sulla Lecce-Torino, sulla Lecce-Bolzano e sulla Lecce-Roma;
è evidente l'incertezza che predomina nelle prospettive del settore, aggravata dall'assenza della clausola sociale: i lavoratori chiedono infatti il riassorbimento del personale già in servizio da parte della eventuale nuova ditta appaltatrice. In alternativa, chiedono di essere ricollocati in Trenitalia, così come già accaduto in Germania e in Francia;
rilevato che:
Trenitalia, in data 10 ottobre, ha comunicato che il servizio di accoglienza, accompagnamento e assistenza ai clienti dei treni notte resta attivo. Trenitalia ha lanciato nei mesi scorsi una gara comunitaria per individuare la nuova società a cui affidarne la gestione, oggi effettuata da RTI Servirail - Wastel. Nello stesso comunicato si afferma: «Non è vero neanche, come riportato nel comunicato sindacale, che Trenitalia licenzia i dipendenti di RTI Servirail - Wastel, perché ogni decisione sull'impiego delle maestranze della società, com'è evidente, è competenza esclusiva di quest'ultima. La realtà è che, in tutta Europa, la domanda di Treni Notte ha segnato negli ultimi anni un crollo verticale, soprattutto sulle rotte interne, complice l'avvento dei voli low cost e dell'Alta velocità ferroviaria. In Italia negli ultimi 10 anni la domanda è scesa del 66 per cento con un picco del 20 per cento solo nell'ultimo anno e l'offerta si va adeguando a questo trend»;
al di là del crollo generalizzato della domanda, sinora Trenitalia non ha comunque operato per favorire l'utilizzo dei treni notte, in quanto all'interrogante sono pervenute segnalazioni in merito alla difficoltà persistente di utilizzare, a partire dal mese di aprile, il servizio di prenotazione on line per i treni notte dotati di vagoni letto sulla tratta Asti-Roma. Il disservizio rilevato concerne l'indisponibilità alla prenotazione, senza alcuna precisa spiegazione. Dopo svariati tentativi ed un lungo tempo di attesa, l'operatore del numero verde ha reso noto che la causa del disservizio risiede nella ristrutturazione dei vagoni, senza però accennare minimamente alle tempistiche degli interventi e al ripristino del servizio prenotazioni on line;
numerosi problemi si sono inoltre verificati durante tutto il periodo estivo: sono decine le lettere di reclamo inviate da passeggeri che per tutta l'estate si sono visti cancellare le carrozze letto dai treni notturni. Senza dubbio, tali disservizi non possono che scoraggiare gli utenti,
si chiede si sapere:
quali urgenti misure il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di arginare le drammatiche ricadute sociali che si avranno a seguito della cessata attività della Servirail e della Wasteels a partire da dicembre 2011, considerato che tra servizi di accompagnamento notte nazionale ed internazionale, e connessa manutenzione e attività di supporto, saranno interessati complessivamente 800 lavoratori, e le rispettive famiglie, che perderanno occupazione e reddito;
se non si intenda adoperarsi, attraverso la sollecita convocazione di un tavolo di coordinamento tra il Governo e le parti sociali, al fine di valutare la possibilità di ricorrere alla cosiddetta clausola sociale ed evitare le forti tensioni che si potrebbero verificare nel settore, con possibili ripercussioni per il servizio e l'utenza del trasporto ferroviario;
se non si ritenga che l'operato di Trenitalia, relativamente ai diversi disservizi verificatisi a partire dal mese di aprile 2011 e protrattisi per tutta l'estate, sia da ricomprendere in un quadro più generale di atteggiamenti ingiustificabili e profondamente lesivi del rispetto minimo dovuto all'utente, che caratterizzano ormai da tempo il modo di operare dell'intero gruppo delle Ferrovie dello Stato.
(4-06099)
COSTA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale - Premesso che:
le mareggiate dei giorni scorsi hanno spazzato il litorale adriatico provocando ingenti danni a molti operatori del settore;
il nuovo piano delle coste non individua cave marine utili al ripascimento costiero, né indica fonti di finanziamento per questo tipo di interventi;
non bastano i pochi interventi effettuati da eroici imprenditori che si sono sobbarcati dei costi senza avere avuto benefici;
la situazione è particolarmente grave sui litorali di Lecce, Otranto e Porto Cesareo i cui lidi sono stati quasi del tutto distrutti;
i problemi sono numerosi e richiedono soluzioni immediate,
l'interrogante chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza dichiarando lo stato di calamità naturale al fine di salvaguardare le coste salentine e di sostenere l'impegno degli operatori e degli addetti al settore che svolgono un ruolo certamente non secondario a sostegno di una economia già provata dalla crisi.
(4-06100)
BUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
l'ANAS in quanto società concessionaria gestisce la rete stradale ed autostradale italiana di interesse nazionale e ne sovrintende al funzionamento;
sovente accade che gli utenti delle strade e autostrade in concessione ANAS siano costretti a sopportare rallentamenti eccessivi, rispetto alle caratteristiche dei tratti autostradali percorsi e dovuti alle cause più diverse;
è evidente che gli utenti, che pagano il pedaggio, non possono essere sottoposti a ritardi gravi, in quanto la ragion d'essere stessa delle autostrade è quella di garantire una veloce percorrenza;
tuttavia possono registrarsi dei rallentamenti in ragione di lavori di manutenzione, ordinaria o straordinaria delle sedi stradali;
è proprio questo il caso della autostrada A9, cosiddetta Autolaghi, interessata da imponenti lavori di ampliamento della sede stradale;
infatti per la realizzazione della terza corsia si viaggia a 80 chilometri orari e, in alcuni tratti, il limite scende addirittura a 60 chilometri orari;
proprio a causa dei consistenti ritardi che gli automobilisti registrano costantemente per questi lavori di ampliamento, è stato richiesto in diverse sedi di scontare il pedaggio della Autolaghi, fin quando non cesseranno i disagi collegati ai lavori;
recentemente c'è stato un aumento di 10 centesimi per il pedaggio sull'autostrada A9 da Como sud alla barriera di Milano nord, che ha portato il biglietto ad un importo pari a 2 euro;
autostrade per l'Italia in una risposta ufficiale all'interrogante ha spiegato come l'aumento dei pedaggi applicato alla rete autostradale italiana è conseguente alle misure decise dal Governo nell'ambito della recente manovra finanziaria, introdotta con decreto-legge 13 agosto 2011, n.138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148. In particolare il citato decreto-legge ha disposto l'aumento dell'aliquota IVA dal 20 per cento al 21 per cento, da applicarsi indistintamente a tutte le categorie di prodotti/servizi soggetti a IVA ordinaria, nel cui ambito rientrano i pedaggi autostradali;
si sottolinea come il tratto autostradale della A9, che va da Lainate a Como Grandate e copre una distanza di 23 chilometri, sia già caratterizzato, prima ancora dell'entrata in vigore dell'ultimo aumento dell'aliquota IVA, da un esorbitante pedaggio,
si chiede di sapere quali misure di loro competenza i Ministri in indirizzo intendano adottare affinché la società concessionaria di autostrade applichi una riduzione dei pedaggi dovuti nei tratti autostradali interessati da lavori di manutenzione ordinaria o straordinaria.
(4-06101)
LAURO, MARITATI, SBARBATI, MENARDI, D'ALIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
l'economia italiana continua a trascinarsi nella stagnazione, come il Governo ha ultimamente confermato, rivedendo la crescita, nel prossimo triennio, a meno dell'1 per cento all'anno, e il Paese ha urgente bisogno di accompagnare, al necessario rigore finanziario, un programma di riforme strutturali e di stimoli alle attività produttive per rendere possibile il raggiungimento degli obiettivi di risanamento della finanza pubblica, ma, principalmente, per dare un futuro a quella massa di giovani, di lavoratrici, di forze di lavoro del Sud che non riescono ad inserirsi attivamente nel sistema produttivo;
in questa prospettiva, più che ingegnarsi nella messa a punto di profonde riforme di struttura, atte a rilanciare la competitività e gli investimenti, si è tornati a proporre, a giudizio dell'interrogante sconsideratamente, il ricorso all'ennesimo condono fiscale per fare cassa, con la pretestuosa motivazione dell'abbattimento del debito pubblico;
un condono fiscale, in una fase economica così difficile, si tradurrebbe in un aumento del prelievo di risorse da cittadini ed imprese;
risulta, dall'analisi economica, in modo incontrovertibile, che i cosiddetti benefici del condono fiscale sono di brevissima durata, mentre i costi, in termini di perdita di gettito fiscale, diventano notevoli, nel medio termine;
il ripetersi di condoni, dopo la serie di quelli attuati nel Paese nell'ultimo ventennio, rafforzerebbe nei contribuenti la propensione ad evadere le imposte nell'aspettativa che, presto o tardi, interverrebbe un nuovo condono, con sostanziali riduzioni del carico fiscale;
un condono fiscale avrebbe effetti nettamente contrari alle politiche di lotta all'evasione fiscale, messe in atto con gli ultimi provvedimenti sulla stabilità economico-finanziaria, volte sia a recuperare stabilmente gettito, sia a radicare in tutti i contribuenti la convinzione che tutti debbano pagare le imposte, perché ciascuno ne paghi un po' meno;
un condono fiscale andrebbe anche contro le più volte dichiarate politiche di contrasto del riciclaggio del denaro sporco;
è necessario fare chiarezza, rispetto alle dure decisioni di politica economica che attendono il Paese e di rilancio dello sviluppo,
si chiede di sapere, con ogni urgenza:
quanti condoni fiscali, di diverso tipo, dallo scudo fiscale alle varie sanatorie di imposte e contributi, sono stati attuati in Italia, negli ultimi 20 anni;
se il Governo sia a conoscenza dell'ammontare del gettito, nel breve termine, realmente ottenuto da tali condoni e dello scostamento verificatosi, in positivo o in negativo, rispetto ai risultati attesi e preventivati in bilancio;
quali siano, a giudizio dell'Amministrazione finanziaria, le ragioni degli scostamenti verificatisi;
quanta base imponibile tali condoni abbiano consentito di recuperare negli anni successivi;
quale rapporto intercorra, in termini qualitativi e quantitativi, tra l'andamento dei condoni fiscali e quello, purtroppo sempre crescente, dell'evasione fiscale;
quali benefici, al netto dei costi menzionati, un nuovo condono possa apportare allo sviluppo dell'economia italiana;
quale incidenza potrebbe avere un nuovo condono fiscale sul fenomeno dell'evasione fiscale, la cui dimensione, a seconda del metodo usato, oscilla tra il 16 e il 22 per cento del Prodotto interno lordo;
quale effetto di immagine negativa, relativa alla coerenza delle scelte del Governo, potrebbe avere un nuovo condono fiscale sulle valutazioni delle autorità monetarie europee e dei mercati finanziari.
(4-06102)
POLI BORTONE - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno - Premesso che:
da alcuni articoli apparsi sulla stampa il 17 ottobre 2011 (si veda il "Corriere della Sera" e "la Repubblica") in merito ai disordini e alla devastazione di Roma avvenuti nel corso della manifestazione dei cosiddetti "indignati" del 15 ottobre, emergono dei retroscena sull'organizzazione di circa 500-800 individui ritenuti responsabili delle violenze;
dagli articoli si apprende che questi soggetti sarebbero ottimamente organizzati, al punto da frequentare periodicamente dei "corsi di preparazione" in Grecia;
da alcune dichiarazioni rese da un black bloc a "la Repubblica" del 17 ottobre si evince che le violenze sarebbero state "annunciate pubblicamente" in precedenza;
sempre secondo queste dichiarazioni i violenti avrebbero, la sera prima della manifestazione, "lasciato un Ducato bianco all'altezza degli archi di via Sannio", contenente delle armi poi utilizzate nella guerriglia e su tutto il percorso della manifestazione erano state abbandonate precedentemente delle buste contenenti biglie, mazze ed altro materiale usato negli scontri;
molti di questi ragazzi si sarebbero addestrati e allenati in val di Susa e in altri scenari nei mesi precedenti ai fatti di Roma,
si chiede di sapere:
quali azioni concrete gli apparati di sicurezza intendano mettere in campo per scongiurare il ripetersi di simili episodi;
se non ci sia stata una carenza delle informazioni degli apparati preposti alla prevenzione e al controllo dell'ordine pubblico in merito alla preparazione e alla messa in atto dei comportamenti violenti;
quali iniziative si stiano mettendo in atto per analizzare ed estirpare il fenomeno della rivitalizzazione dell'area anarcoinsurrezionalista o di altre aree dell'estremismo italiano e non solo;
se non si ritenga di interpellare il Governo greco per sapere se fosse a conoscenza dei gravi avvenimenti apertamente rivelati dal black bloc a "la Repubblica" e se e quali interventi siano stati fatti dallo stesso Governo;
se non si ritenga di sollevare presso le istituzioni europee il tema della lotta al terrorismo per definire azioni comuni.
(4-06103)
GIAMBRONE - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
attualmente esistono 112 presidi incaricati in Italia, di cui 26 in Sicilia, 26 in Lombardia e 21 nel Lazio, che svolgono a tempo determinato da ormai 10 anni ininterrottamente la funzione di dirigente scolastico, pagati come dirigenti scolastici;
di anno in anno viene reiterato il contratto di "incaricati di presidenza", senza alcuna possibilità di trasformazione del rapporto a tempo determinato; i presidi incaricati restano regolarmente in servizio, da precari della dirigenza, in applicazione dell'articolo 1-sexies del decreto-legge n. 7 del 2005, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 43 del 2005, che statuisce: «dall'anno scolastico 2006-2007 non sono più conferiti incarichi di presidenza, fatta salva la conferma degli incarichi già conferiti»;
nel 2002 e nel 2006 sono stati banditi due concorsi "riservati" per gli incaricati di presidenza per posti di dirigente scolastico: rispetto a tali concorsi sono stati proposti molti ricorsi giurisdizionali per gravissime irregolarità; alcuni di quei presidi incaricati non sono stati dichiarati "idonei" al superamento dei concorsi, molti non hanno nemmeno superato il concorso ordinario a dirigente scolastico, bandito nel 2004 e attualmente gravato da numerosi problemi di tipo giudiziario (si veda l'annullamento in Sicilia disposto dal Consiglio di giustizia amministrativa);
alla luce del nuovo orientamento giurisprudenziale, potrebbero partire dei ricorsi per la trasformazione del contratto e il risarcimento danni alla pubblica amministrazione, che risulterebbe soccombente in quanto i presidi incaricati svolgono a tempo determinato da 10 anni la funzione, senza che sia mai stata determinata un'esigenza eccezionale, così come invece vorrebbe il decreto legislativo n. 165 del 2001;
infatti le motivazioni alla base delle assunzioni a tempo determinato non sono di natura straordinaria, e non sono state esplicitate le ragioni tecniche, produttive, organizzative o sostitutive che giustifichino un rapporto di lavoro a termine; dunque, sulla base della normativa vigente in materia, il contratto è da ritenersi fin dall'origine concluso a tempo indeterminato;
è evidente che dal perdurare di detta situazione "di stallo", traspare inequivocabilmente la volontà, e non solo da parte dell'amministrazione, di continuare a far sì che i presidi incaricati, esercitino tale mansione anche senza avere alcuna certezza in merito alla propria carriera e, di conseguenza, di un eventuale definitivo inquadramento nel profilo dei dirigenti scolastici;
prima di procedere all'indizione di nuove procedure di reclutamento doveva essere considerata la necessità di una soluzione normativa, anche come autotutela della pubblica amministrazione, che facesse riferimento al decreto del direttore generale 17 dicembre 2002, al decreto del direttore generale 22 novembre 2004, al decreto ministeriale 3 ottobre 2006 e al decreto 16 ottobre 2009, n. 2454, della Provincia autonoma di Trento, proprio al fine di individuare e porre rimedio alle tante situazioni pregresse che oramai necessitano di soluzioni urgenti e non più differibili;
i contratti a tempo determinato sono stati posti in essere, secondo l'interrogante, in violazione della normativa che regola la materia e, in particolare, del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, con il quale l'ordinamento italiano ha inteso dare "attuazione alla direttiva 1999/70/CE relativa all'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato concluso dall'UNICE, dal CEEP e dal CES" (che si applica alla pubblica amministrazione in forza della clausola 2 del medesimo accordo quadro);
i contratti a termine devono quindi ritenersi posti, ad avviso dell'interrogante, in violazione dell'articolo 1 del decreto legislativo n. 368 del 2001, che prevede l'inefficacia del termine anche ai sensi dell'articolo 1419, comma 2, del codice civile, quando la ragione giustificatrice non emerga da atto scritto, con la conseguenza che l'illegittima apposizione del termine travolge l'intero contratto che è da ritenersi sin dall'origine concluso a tempo indeterminato;
è diventata a questo punto urgente e indifferibile una soluzione definitiva finalizzata al riconoscimento del diritto alla conversione del contratto da tempo determinato a tempo indeterminato, visti i numerosi anni di incarico svolto dagli interessati,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda intervenire, ponendo fine a questa problematica ed assumere le iniziative di competenza dirette a riconoscere il diritto dei presidi incaricati alla conversione del contratto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato.
(4-06104)
BELISARIO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
il 12 ottobre 2011 il presidente e l'amministratore delegato di Sogin hanno illustrato il piano industriale 2011-2015, approvato dal consiglio di amministrazione della società, che si propone, tra i suoi obiettivi, la messa in sicurezza di tutti i rifiuti radioattivi prodotti dallo smantellamento degli impianti nucleari e dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca, la localizzazione e realizzazione del parco tecnologico e del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi;
secondo tale piano, per terminare nel 2024 le attività di decommissioning - obiettivo definito, a giudizio dell'interrogante in modo immaginifico, "prato verde" - occorrerebbero ben 4,8 miliardi di euro, comprensivi dei costi di trasferimento dei rifiuti al futuro deposito nazionale, la cui realizzazione viene definita una priorità per l'Italia. Dal piano emerge che nel primo semestre 2010 sarebbero stati assegnati con gara poco più del 40 per cento degli importi contrattualizzati, percentuale salita al 76 per cento nel primo semestre 2011;
stando al piano, il deposito dovrebbe garantire la massima sicurezza per i cittadini mediante una struttura di superficie per la sistemazione definitiva di circa 80.000 metri cubi di rifiuti di bassa e media attività e la custodia temporanea per circa 12.500 metri cubi di rifiuti di alta attività. Degli oltre 90.000 metri cubi di rifiuti il 70 per cento proverrebbe dagli impianti nucleari in dismissione;
nel capitolo relativo alle principali attività del 2011 si menziona la circostanza che nel sito ITREC di Trisaia di Rotondella (Matera) è stata ottenuta la valutazione d'impatto ambientale per l'impianto di cementazione dei rifiuti liquidi radioattivi ed è stato avviato l'iter di gara;
in risposta all'atto di sindacato ispettivo 4-04942 del 5 aprile 2011, presentato dall'interrogante, il Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico ha comunicato alla fine di settembre che l'identificazione delle aree idonee alla localizzazione del parco tecnologico non può essere formalizzata per la perdurante inoperatività dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, a distanza di oltre un anno e mezzo dalla sua istituzione, assicurando il preventivo e continuo coinvolgimento di tutte le istituzioni locali dei territori interessati alla localizzazione del parco;
solo in virtù di tale ritardo e dunque soltanto allo stato odierno dei fatti si può quindi desumere l'assenza di un rapporto tra il sito di Trisaia e il futuro parco tecnologico. Il Ministero, in riferimento alle opere nell'impianto di Trisaia, ha altresì precisato che l'area di stoccaggio dei rifiuti radioattivi è stata dimensionata per accogliere un numero di colli superiore di quasi il doppio rispetto a quello previsto, essendo stato l'ulteriore aumento di volumetria imposto dall'Ispra per le finalità da esso indicate,
si chiede di sapere:
per quali motivi l'Agenzia per la sicurezza nucleare sia stata per così lungo tempo non operativa, e quando se ne preveda eventualmente la piena operatività;
se si ritenga che l'area di Trisaia di Rotondella, che già per moltissimo tempo è stata penalizzata dalla presenza di scorie nucleari, debba essere esclusa definitivamente, e non solo pro tempore, dal novero di quelle interessate alla realizzazione del deposito nazionale di rifiuti radioattivi;
quando si intenda dare diffusione pubblica all'elenco di aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito, con tempi e modalità tali da non porre cittadini, associazioni ed enti locali di fronte al fatto compiuto;
come si intenda garantire il preventivo coinvolgimento di tutte le istituzioni locali dei territori ricompresi nelle aree potenzialmente idonee ed in ogni caso dei territori interessati alla localizzazione del deposito nazionale prima dell'indicazione dell'area prescelta, oltre al coinvolgimento delle competenti commissioni parlamentari;
se e come si intenda garantire il preventivo coinvolgimento e la consultazione anche delle popolazioni interessate;
quali siano, in ogni caso, alla luce dei ritardi accumulati, le scadenze prevedibili per la redazione dei criteri di formazione della Carta nazionale;
quando si ritenga che possa essere ultimata l'attività di ottemperanza alle prescrizioni del decreto di VIA n. 94 del 2011;
se il Ministro in indirizzo sia in condizione di escludere, indipendentemente da qualunque ipotetico profilo di illiceità delle condotte, che spetta alla magistratura valutare, che, prima del 2003 e comunque in epoca antecedente alla costituzione di Sogin, vi sia stato un flusso di materiale nucleare in entrata a Trisaia.
(4-06105)
GRAMAZIO - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale - Premesso che tra i nomi dei 12 arrestati per gli scontri di sabato 15 ottobre 2011, avvenuti durante la manifestazione degli indignati e che hanno portato alla devastazione di alcune strade di Roma, compare quello di Giovanni Venuto, trentenne di Tivoli, indicato come guardiaparco del Parco naturale regionale Monti Simbruini, l'interrogante chiede di conoscere dai Ministri in indirizzo, se, a quanto risulta, l'informazione riportata in premessa corrisponda a verità e, in caso affermativo, come si intenda procedere nei confronti di Giovanni Venuto, in relazione alla sua attività di guardiaparco.
(4-06106)
D'ALIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per le politiche europee, dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
con decreto del Ministero dello sviluppo economico del 17 settembre 2010, la Siremar è stata ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria di cui all'art. 3, comma 3, del decreto-legge n. 347 del 2003, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 39 del 2004;
con avviso pubblicato su vari organi di stampa, il commissario straordinario della procedura invitava chiunque fosse in grado di garantire la continuità del servizio pubblico di trasporto marittimo e a presentare manifestazioni di interesse per l'acquisto del ramo di azienda di Siremar preposto all'erogazione in regime convenzionale del servizio di collegamento con le isole, di cui alla legge 20 dicembre 1974, n. 684;
in tale invito si precisava che l'obiettivo della procedura promossa era la dismissione, mediante trattativa privata, ai sensi dell'art. 4, comma 4-quater, del citato decreto-legge n. 347 del 2003, del complesso aziendale della Siremar preposto all'erogazione del servizio di collegamento con le isole, di cui al suddetto regime convenzionale, al fine di proseguire e concludere il processo di liberalizzazione del settore di cabotaggio marittimo da realizzarsi mediante privatizzazione;
il 23 maggio 2011, termine indicato dalla procedura, presentavano offerta: la società Navigazione siciliana SpA, con sede a Trapani, costituita tra Ustica Lines SpA, con sede a Trapani, e Caronte & Tourist SpA, con sede a Messina, e la Compagnia delle isole SpA, con sede a Palermo, presso l'Assessorato regionale all'economia, costituita da Mediterranea holding di savigazione SpA, anche essa con sede a Palermo presso il medesimo assessorato, Davimar Eolia navigazione Srl, con sede a Milazzo, Navigazione generale italiana SpA, con sede a Messina, Lauro.it SpA, con sede ad Ischia (Napoli), Isolemar Srl, con sede a Napoli; successivamente alla presentazione dell'offerta, entrava a far parte di tale compagnia societaria anche la Sicilia occidentale marittima Srl, con socio unico, con sede a Trapani;
nell'ambito del procedimento, succintamente descritto, la Regione Siciliana ha assunto iniziative che appare opportuno segnalare all'attenzione dei Ministri in indirizzo;
in primo luogo, la Mediterranea holding di navigazione SpA costituita in data 17 febbraio 2010 è oggi dotata di un capitale sociale così ripartito tra i singoli soci: la Regione Siciliana detiene il 53,94 per cento del capitale sociale, la Lauro.it SpA il 27,70 per cento, Isolemar Srl l'11,80 per cento, Acies Srl il 6,56 per cento;
la Mediterranea holding di navigazione SpA detiene, a sua volta, il 66 per cento del capitale sociale della Compagnia delle isole SpA, che, come sopra indicato, ha presentato offerta di acquisizione del ramo di azienda Siremar;
ne deriva che la Regione Siciliana è il socio maggioritario della società (Mediterranea holding di navigazione SpA) che, a sua volta, possiede la maggioranza del capitale sociale della società (Compagnia delle isole SpA) che si è proposta l'acquisto del ramo di azienda;
in aggiunta, come si evince da organi di stampa e da atti di sindacato ispettivo indirizzati alla Presidenza della Regione Siciliana e all'Assessore all'economia da alcuni componenti l'Assemblea regionale siciliana, pare che, nell'ambito dell'offerta di acquisto presentata dalla Compagnia delle isole SpA, UniCredit abbia manifestato disponibilità a garantire i pagamenti dilazionati ivi previsti in ragione di una promessa di controgaranzia in suo favore formulata direttamente dalla Regione Siciliana sotto forma di lettera di patronage;
ne deriva, pertanto, che la Regione ha assunto nella vicenda della privatizzazione della Siremar un ruolo primario ed essenziale, divenendone nei fatti la principale protagonista, e ciò tanto per l'entità dell'apporto economico operato quanto per gli impegni assunti al fine di garantire il pagamento del prezzo di acquisto offerto;
quanto precede suscita una perplessità di fondo: nel caso di specie la privatizzazione di un'impresa pubblica viene realizzata grazie all'apporto economico decisivo di una pubblica amministrazione, in evidente contraddizione rispetto alle manovre di finanza pubblica dirette alla dismissione delle partecipazioni societarie pubbliche;
ciò va valutato anche alla luce della complessiva operazione di dismissione delle società regionali, originariamente ricondotte sotto il controllo della società Tirrenia di navigazione SpA, adibite al trasporto marittimo locale;
in primo luogo, infatti, occorre ricordare che, con decreto-legge n. 135 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 166 del 2009, veniva trasferito il 100 per cento del capitale sociale di tali società alle rispettive Regioni di appartenenza territoriale affinché provvedessero alla successiva privatizzazione attraverso procedure di gara aperte, con la sola esclusione della Siremar, in ragione del diniego espresso dalla Regione Siciliana;
in secondo luogo, suscita perplessità il fatto che per la costituzione della Mediterranea holding SpA l'individuazione dei soci privati risulti essere avvenuta con procedura conclusasi in appena quattro giorni, previa la pubblicazione di un avviso per manifestazione di interesse a prendere parte alla suddetta società pubblicato in data 11 febbraio 2011 nel sito Internet dell'Assessorato regionale all'economia e sui quotidiani "Giornale di Sicilia" e "Il Sole-24 ore", di cui è dato conto nelle deliberazioni della Giunta regionale n. 39 del 9 febbraio 2010 e n. 48 del 15 febbraio 2010;
a tal riguardo, si deve ricordare che la lettera b) del comma 2 dell'articolo 23-bis del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, prevedeva invece espressamente che il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali potesse avvenire a favore di società a partecipazione mista pubblica e privata «a condizione che la selezione del socio avvenga mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi di cui alla lettera a)ovvero economicità, efficacia, imparzialità, trasparenza, adeguata pubblicità, non discriminazione, parità di trattamento, mutuo riconoscimento e proporzionalità, le quali abbiano ad oggetto, allo stesso tempo, la qualità di socio e l'attribuzione di specifici compiti operativi connessi alla gestione del servizio e che al socio sia attribuita una partecipazione non inferiore al 40 per cento»; non sembra che tali principi siano stati rispettati nel caso di specie;
a ciò si aggiunga che l'originaria costituzione della citata società Mediterranea holding di navigazione SpA avvenne con l'espresso intento di acquisire il pacchetto azionario della sola Tirrenia SpA, e che nulla - di contro - fu previsto con riferimento alla partecipazione alla gara per l'acquisizione della Siremar, che pertanto sembrerebbe avvenuta in assenza di qualsivoglia previo atto deliberativo regionale;
in terzo luogo, e non ultimo in ordine di importanza, ad alimentare ulteriormente l'anomalo ruolo esercitato dalla Regione Siciliana nella procedura, con riguardo alla già menzionata promessa di controgaranzia rilasciata in favore di UniCredit, non è dato conoscere gli atti con i quali tale promessa sarebbe stata formalizzata dagli amministratori regionali ed a quali condizioni, né le modalità con le quali si sarebbe provveduto all'assunzione del relativo impegno di spesa nel bilancio regionale;
tale intervento, peraltro, non sarebbe neanche in linea con le deliberazioni della Giunta regionale n. 39 e 48 del 2010, che - come già esposto - avevano ad oggetto l'originario progetto di partecipazione della Regione Siciliana alla sola procedura di privatizzazione della Tirrenia SpA;
ma, pur volendosi prescindere da tali considerazioni procedimentali, e se pur l'iter deliberativo potesse risultare formalmente regolare - non si vede tuttavia come la mancanza di idonea copertura finanziaria possa consentirlo ai sensi della legge regionale n. 47 del 1977 - non si può tacere che con tale promessa di controgaranzia, in primo luogo, la Regione, con impegno di risorse finanziarie, diverrebbe il garante sostanziale dell'acquisizione di un ramo di azienda attuato da un soggetto privato; in secondo luogo, con tale intervento finanziario regionale risulterebbe palesemente alterata la libera concorrenza tra le imprese interessate all'acquisizione del ramo di azienda Siremar;
infine, la citata controgaranzia, prestata in favore di una delle partecipanti alla trattativa privata, risulterebbe comunque illegittima, configurando una palese violazione del divieto di aiuti di Stato sancito dall'articolo 107 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), data la nota equiparabilità tra i finanziamenti direttamente erogati alle imprese dagli enti pubblici ed il rilascio di garanzie a favore di terzi finanziatori;
in altri termini, gli atti amministrativi che sorreggerebbero la prestazione di controgaranzia appaiono ictu oculi invalidi e comprometterebbero, così, non solo la validità ed efficacia della garanzia bancaria, ma anche il regolare svolgimento della procedura di cessione indetta dall'amministrazione straordinaria, in quanto finalizzati a garantire migliori condizioni di partecipazione ai soggetti privati che detengono partecipazioni in Mediterranea holding di navigazione SpA ed in Compagnia delle isole SpA;
a tal riguardo, da un comunicato stampa del 5 ottobre 2011 si apprende dell'apertura di una indagine approfondita da parte della Commissione europea sulle procedure di privatizzazione della Tirrenia e della Siremar, al fine di valutare se le stesse siano state "aperte, trasparenti, non discriminatorie e incondizionate", e ciò anche in termini di concessione di aiuti di Stato non consentiti dalla normativa comunitaria;
quanto premesso potrebbe costituire, pertanto, motivo di ulteriore rallentamento della privatizzazione della Siremar, per il raggiungimento della quale - è bene ricordarlo - lo Stato italiano ha assunto stringenti impegni con l'Unione europea in termini di tempi di conclusione della relativa procedura;
quanto precede, peraltro, deve essere valutato anche alla luce delle determinazioni assunte dallo stesso Assessorato dell'economia della Regione Siciliana in una decreto del 19 agosto 2011, laddove si precisa che la partecipazione nella società Mediterranea holding SpA sarà mantenuta dalla medesima Regione Siciliana fino a quando la presenza pubblica, giustificata in fase di costituzione, potrà venir meno per le gestione di attività prettamente imprenditoriali; tale circostanza, laddove confermata, conforterebbe ancor più il sospetto che la Regione stia impegnando risorse finanziarie pubbliche per garantire l'acquisizione del ramo di azienda Siremar, che resterebbe dopo l'aggiudicazione nelle mani esclusive di soggetti privati;
ma occorre considerare che, pur dove così non fosse, qualora la Regione Siciliana dovesse mantenere le suddette partecipazioni societarie, la posizione di controllo di diritto (ai sensi dell'art. 2359, comma 1, del codice civile) e di influenza dominante esercitata sulle società Mediterranea holding SpA e Compagnia delle isole SpA comporterebbe - tanto più se dovesse risultare esistente la prestazione di una controgaranzia a favore di Compagnia delle isole SpA - una palese violazione degli obiettivi di privatizzazione e liberalizzazione del settore del cabotaggio marittimo perseguiti dalla legislazione in materia (decreto-legge n. 135 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 166 del 2009; decreto-legge n. 125 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 163 del 2010) che regolamenta la durata, le condizioni e le risorse disponibili per la stipula delle convenzioni di servizio pubblico; legislazione nel quadro della quale si espleta ovviamente la dismissione operata dal commissario straordinario;
a tal riguardo, la medesima disciplina assegna alla Regione Siciliana dei compiti istituzionali di programmazione, amministrazione e controllo sullo svolgimento del servizio pubblico di trasporto marittimo (art. 19-ter, comma 7, del citato decreto-legge 135 del 2009), che non potrebbero conciliarsi con il suo ruolo di controllante indiretta della società aggiudicataria dell'azienda ceduta e titolata della stipula della convenzione,
si chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri in indirizzo siano edotti di quanto in premessa e se, per le ragioni esposte, non ritengano di dover intervenire, per i profili di rispettiva competenza, a tutela dell'erario, a salvaguardia della libertà di concorrenza ed a garanzia della parità di trattamento tra le società partecipanti alla trattativa privata indetta per l'acquisizione del ramo di azienda Siremar.
(4-06107)
GRAMAZIO - Ai Ministri della salute e dell'interno - Premesso che:
alcuni operatori sanitari del Dipartimento emergenza e accettazione (DEA) di 2° livello dell'Azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma si sono opposti ad una formale richiesta degli agenti della Polizia di Stato che intendevano identificare alcuni dimostranti della manifestazione svoltasi a Roma il 15 ottobre 2011, accompagnati da mezzi dell'Ares 118 e che dovevano essere medicati nella struttura;
gli agenti della Polizia di Stato, nell'esercizio delle loro funzioni, dopo aver seguito i mezzi del 118 intendevano identificare i dimostranti, in quanto partecipanti agli incidenti accaduti a piazza San Giovanni e nelle aree limitrofe;
non si è trattato di una caccia all'uomo irrispettosa a prescindere della necessità delle cure da prestare, ma, come denunciato da una sigla sindacale minoritaria, di un legittimo espletamento delle funzioni proprie della Polizia di Stato, quindi di un intervento assolutamente non in contrasto con il diritto di ogni cittadino alle cure mediche e all'assistenza anche in condizioni, come in questo caso, d'emergenza,
l'interrogante chiede di conoscere quali iniziative i Ministri in indirizzo, ciascuno per le proprie competenze, intendano prendere per sollecitare le aziende e gli enti ospedalieri al rispetto delle disposizioni di pubblica sicurezza.
(4-06108)
FLERES - Ai Ministri della giustizia, per la pubblica amministrazione e l'innovazione e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
nella Gazzetta Ufficiale, IV serie speciale, n. 30 del 16 aprile 2004, veniva bandito un concorso pubblico per esami a 397 posti nel profilo di educatore, area C, posizione economica C1, indetto con provvedimento del Direttore generale il 21 novembre 2003;
a dicembre 2008 è stata pubblicata, nel Bollettino ufficiale del Ministero della giustizia, la graduatoria del concorso;
l'Amministrazione penitenziaria tra il mese di maggio 2009 e il mese di aprile 2010 ha convocato in servizio quanti decretati vincitori dello stesso;
a seguito delle rinunce pervenute dopo la prima chiamata (maggio 2009) l'Amministrazione penitenziaria, nell'immettere in ruolo i restanti vincitori, ha contestualmente proceduto all'assunzione degli idonei fino al quel momento collocatisi utilmente in graduatoria (aprile 2010) in fatto ed in diritto scorrendo quest'ultima alla posizione n. 413;
a seguito di ulteriori rinunce determinatesi, sono stati assunti in totale solo 353 educatori a fronte dei 397 posti banditi a concorso;
l'Amministrazione penitenziaria, in data 24 maggio 2010, esprimendo la propria volontà di procedere all'assunzione dei 44 idonei collocati in graduatoria, li ha invitati a redigere un elenco contenente, in ordine di preferenza, le sedi rimaste vacanti dalle rinunce, al fine di ricoprire le unità di posti originariamente bandite;
i 44 interessati ad oggi non hanno più saputo nulla circa la loro immissione in servizio, impedita dal coordinato disposto degli articoli 74 del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, e 2, comma 8-bis, del decreto-legge n. 194 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 25 del 2010, recante vincoli di riduzione delle piante organiche e malgrado la legge statale n. 199 del 2010 sull'esecuzione presso il domicilio delle pene, il cui articolo 5 sembra sollevare il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (DAP) dalle predette riduzioni;
il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 gennaio 2010 ha decretato lo stato di emergenza per le carceri, recentemente prorogato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell'11 gennaio 2011, al fine di arginare quella che tuttora si palesa come una vera e propria crisi del sistema penitenziario;
questi dati dimostrano, a piante organiche vigenti ed invariate rispetto al 2003, anno in cui venne indetto il concorso, come il DAP debba necessariamente essere messo nelle condizioni di procedere alle assunzioni del personale che lo ha vinto e, nello specifico, dei 44 educatori;
con la comunicazione inviata in data 24 maggio 2010 dal DAP ai 44 educatori collocatisi utilmente in graduatoria, l'amministrazione ha posto in essere - in ragione di pieno diritto - atti procedurali di particolare rilievo: 1) il cosiddetto "scorrimento della graduatoria" dalla posizione n. 414 alla posizione n. 463; 2) il contestuale avvio delle relative assunzioni con il primo atto logico e necessario a tal fine e, cioè, la scelta della sede da parte dei candidati per il tramite dell'elenco che costoro hanno restituito entro 5 giorni dal ricevimento della missiva, pena, in caso contrario, essere considerati rinunciatari all'assunzione medesima;
i 44 idonei/vincitori del concorso in esame, per tali motivi, vantano un vero e proprio diritto all'assunzione come, peraltro, recentemente confermato in sentenze amministrative che hanno statuito su fattispecie analoghe (Consiglio di Stato, Sez. IV, n. 490/2010);
i presupposti per la loro assunzione sono maturati abbondantemente prima del vigente blocco stabilito dall'art. 2, comma 8-bis, del citato decreto-legge n. 194 del 2009 a partire dal 30 giugno 2010, più precisamente: in data antecedente al 12 aprile 2010 (giorno delle ultime immissioni in servizio - fino alla posizione n. 413 della graduatoria - delle programmate unità di personale a completamento degli originari 397 posti banditi che, di fatto, per le ulteriori successive 44 rinunce sono rimasti in quota parte, scoperti); per quanto riguarda la concessione della deroga al previgente blocco delle assunzioni voluto dall'art. 74 del decreto-legge n. 112 del 2008 e per l'asseverazione degli uffici competenti in riferimento alla parte economica. L'Amministrazione penitenziaria è stata autorizzata a completare la copertura delle 397 unità più volte citate e i 44 educatori, non ancora in servizio, sono numericamente ricompresi nella predetta autorizzazione. Se, difatti, le 44 rinunce non fossero intervenute i relativi vincitori sarebbero già in servizio a far data proprio dal 12 aprile 2010;
l'art. 2, comma 8-bis, del decreto-legge n. 112 del 2009, nel determinare il secondo blocco delle assunzioni a far parte dal 30 giugno 2010, si riferisce alle assunzioni ancora da programmare e, non di certo, a quelle in itinere comprese quelle dei 44 educatori in riferimento, oggi di fatto, sospese,
l'interrogante chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo non intenda intervenire urgentemente affinché sia effettuata l'immissione in ruolo e la conseguente presa di servizio dei 44 educatori penitenziari vincitori del concorso per esame a 397 posti nel profilo professionale di educatore, area C, indetto con PDG il 21 novembre 2003;
quali siano stati gli strumenti ordinamentali utilizzati dal DAP affinché la mancata riduzione delle piante organiche, voluta dal citato decreto-legge n. 112 del 2008, è richiesta alle amministrazioni statali per poter effettuare nuove assunzioni di personale, non inficiasse le assunzioni avvenute il 12 aprile 2010, data in cui (12 aprile 2010) vigeva già il blocco predetto;
perché detti strumenti, che hanno permesso le assunzioni del 12 aprile 2010, non siano stati adoperati per condurre a compimento le assunzioni dei 44 educatori contattati con apposita missiva da parte dell'Amministrazione penitenziaria il 24 maggio 2010, ovvero poco più di trenta giorni dopo le precedenti immissioni in servizio e comunque prima che operasse il secondo blocco delle assunzioni stabilite con il citato decreto-legge n. 194 del 2010;
se sia stato rappresentato, in forma scritta, agli altri organi necessariamente coinvolti nella procedura di assunzione che i 44 educatori in riferimento non appartengono ad un gruppo di assunzioni da effettuarsi ex novo, bensì ad assunzioni già autorizzate e debitamente asseverate per quella che era la copertura economica;
se i fondi già stanziati per la totale copertura dei 397 posti banditi a concorso si trovino ancora nella disponibilità dell'amministrazione che deve procedere al completamento delle assunzioni dei 44 educatori in riferimento e, eventualmente, in quale altro capitolo di bilancio siano transitati;
quali dispositivi dovranno essere utilizzati, qualora tali fondi siano ancora nelle disponibilità del DAP, per favorire la loro permanenza in tale stato affinché questi possano essere immediatamente adoperabili per effettuare le 44 assunzioni;
perché l'amministrazione, pur sapendo di incappare nei blocchi previsti dalle leggi vigenti, non abbia proceduto a completare e definire le assunzioni dei 44 educatori in oggetto prima del 30 giugno 2010, scegliendo, quindi, una tempistica diversa volta a superare il divieto posto dal decreto-legge n. 194 del 2009;
quale tipo di soluzione si prospetterebbe per poter assumere i 44 educatori in caso di mancata concessione della deroga suddetta;
quali siano le motivazioni che hanno spinto il DAP a bandire un interpello nazionale per la scelta di una nuova sede di servizio per il profilo di educatore precludendo la possibilità di assegnazione di nuova destinazione agli ultimi 44 educatori non assunti e ai successivi;
quale sia la motivazione per cui il DAP ha deciso, e potuto, stabilizzare i 50 educatori reclutati tramite concorso a tempo determinato e ha disatteso invece l'assunzione dei 44 educatori in oggetto.
(4-06109)
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
all'interrogante risulta che UniCredit adotta una politica del personale basata sulle umiliazioni e operazioni di mobing nei confronti dei dipendenti;
in particolare, i dipendenti lamentano di essere quotidianamente martoriati da continue richieste di risultati da ottenersi ad ogni costo, con classifiche di rendimento cui seguono convocazioni, umiliazioni, rimbrotti, a tal punto da essere tentati di vendere tutti i prodotti a qualunque cliente pur di essere lasciati in pace;
i dipendenti ritengono che alla banca interessano poco le condizioni di mercato, la concorrenza, la validità del prodotto, la convenienza del cliente, tanto sono loro stessi a pagare le conseguenze di azioni eticamente non corrette solo per riuscire a compiacere i capi;
il foglio di orientamento sindacale "La bussola" del mese di giugno 2011, a cura della Fiba/Cisl di UniCredit SpA, riporta che: «il tasso di vivibilità peggiora di giorno in giorno, sia per la carenza di organici che per la disorganizzazione diffusa, cui si accompagnano le insistenti pressioni commerciali. Inoltre, molti - troppi a nostro avviso - controllano, e pochi - rispetto alle esigenze - lavorano in prima fila: la banca è sempre più "pesante e burocratica", una sorta di piramide rovesciata, laddove il funzionamento organizzativo risulta addirittura appesantito dall'operazione ONE4C, il cui presupposto era, in origine, l'esatto contrario. Senza dimenticare che l'attività principale di molti dirigenti consiste nell'impacchettare e spacchettare dati sulla rilevazione delle vendite, acquisiti tramite pressanti e continue richieste di report sugli obiettivi raggiunti e, addirittura, su quelli non raggiunti. E la distanza percepita da chi lavora in rete, chiamato insistentemente a produrre i risultati, nei confronti di chi sta "sopra", che controlla e pretende, aumenta in misura preoccupante di giorno in giorno, anche perché troppo spesso le responsabilità vengono scaricate verso il basso. La conseguenza è che i colleghi si sentono abbandonati e si trovano esposti a rischi ben superiori a quelli che il loro ruolo comporterebbe. Il risultato di tutto ciò è un diffondersi di sentimenti di scoramento e demotivazione. Anche come Organizzazioni Sindacali, di promesse e rassicurazioni ne abbiamo ricevute tante ("ci stiamo lavorando", "è un periodo di transizione", "stiamo facendo del nostro meglio"…), ma i fatti fin qui sono stati ben pochi. Ecco perché, e spiace dirlo, sembra proprio che, finora, l'azienda abbia sottovalutato la portata delle problematiche ripetutamente poste dal sindacato, quasi che la vita quotidiana dei lavoratori, con tutte le difficoltà che la caratterizzano, non rappresenti più una priorità, per non dire una emergenza, che occorrerebbe risolvere al più presto. È del tutto evidente che il tempo può solo peggiorare la situazione! Non è certamente credibile pensare di recuperare competitività e redditività, basandosi su campagne prodotto e su pressioni commerciali che ormai raggiungono, giornalmente e ripetutamente, tutti i ruoli aziendali, quando poi si compromettono le relazioni con la clientela a causa dell'allungamento dei tempi di risposta e della inefficienza organizzativa. Sul versante sindacale, poi, abbiamo già denunciato la mancata applicazione di di-versi accordi in vigore e prassi consolidate da tempo (trasferte, indennità di sostituzione dei DDA, indennità di rischio…). In periferia, le relazioni sindacali sono quasi inesistenti, constatando troppo spesso come dai responsabili del personale locali non giungano risposte ai problemi che si pongono»;
prosegue il documento citato: «Un recente studio dell'Ufficio ricerche della Fiba Cisl (...) ha analizzato il sistema di remunerazione dei manager di UniCredit, considerando l'intero perimetro internazionale: 382 milioni in 5 anni, di cui 300 mila a 160 top manager + 19 dirigenti, 67 milioni per altri 830 middle manager, 18 milioni a 1100 dipendenti. Ai restanti 160.000 lavoratori sono riservati solo 4 milioni! È, dunque, del tutto evidente come un'azione incisiva e costante sui sistemi incentivanti dei dirigenti sia assolutamente auspicabile, perché in grado di correggere le forti sperequazioni distributive esistenti, assicurando, altresì, un significativo contributo alla riduzione dei costi. Insomma, all'azienda chiediamo innanzitutto chiarezza di obiettivi, traduzione coerente delle dichiarazioni nei fatti di ogni giorno, segnali concreti che dimostrino inequivocabilmente una volontà di affrontare, finalmente, i numerosi problemi che assillano la realtà quotidiana dei lavoratori e comprimono, se irrisolti, la capacità di rilancio delle attività della banca»;
considerato che:
in data 14 ottobre 2007, andava in onda una puntata di "Report", su Rai 3, che metteva in luce il meccanismo, spesso ai limiti della legalità, dei dirigenti e funzionari di banca UniCredit, per collocare i prodotti derivati alle imprese affidate, anche con il ricatto di mancato rinnovo del fido in caso di mancata sottoscrizione dei titoli ad alto rischio, strutturati in modo da far conseguire utili alla banca, perdite ingenti agli utenti, come nel caso della Divania di Bari, florida società che impiegava centinaia di lavoratori, messi in mezzo ad una strada, ed esportava in tutto il mondo;
alla fine della puntata, intitolata "Il Banco vince sempre", Milena Gabanelli, autrice di "Report", chiosava con queste testuali frasi: «Allora solo i clienti Unicredit stanno perdendo con i derivati 1 miliardo di euro. Tanto per fare un po' di storia, il boom dei derivati scoppia nel 2000, quando i tassi cominciano a scendere, e contro la paura, il rischio di un eventuale rialzo le banche propongono saggiamente una tutela assicurativa. Solo che spesso invece di coprirti dal rischio te lo fanno prendere. E loro invece si coprono, si tutelano facendo firmare una dichiarazione con la quale l'imprenditore, il carrozziere o la suora dichiara: "Sono esperto in finanza strutturata". Il testo unico della finanza dice che la banca ha il dovere di verificare se il soggetto che firma un contratto è in grado di comprenderlo, ma la norma è così ambigua che quando gli imprenditori strangolati portano i contratti in tribunale, le sentenze danno ragione a volte all'imprenditore a volte alle banche. E questo fenomeno dei derivati alla politica è noto dal 2004 quando viene fatta un'indagine parlamentare, che però poi è finita nel cassetto. E Il gran ballo va avanti fino a quando ad una Banca non scoppia il petardo in mano. Stiamo parlando di banca Italease quella che regalava le porsche cabrio ai dipendenti che fanno più derivati. Siamo a luglio 2007 e il buco è di 700 milioni di euro»;
in data 15 ottobre 2007, a seguito della puntata di "Report" che aveva documentato la truffaldina prassi di UniCredit di collocare derivati ad alto rischio alla clientela, le associazioni dei consumatori Adusbef e Federconsumatori inoltravano esposti-denunce a 10 Procure della Repubblica, chiedendo di aprire un procedimento giudiziario per accertare se i comportamenti della banca fossero leciti;
UniCredit SpA e i suoi esponenti aziendali sono da tempo indagati da numerosissime Procure della Repubblica per i fallimenti di aziende e deficit colossali in bilancio degli enti locali proprio per il collocamento indiscriminato di prodotti derivati;
considerato inoltre che come si apprende da un articolo de "il Fatto Quotidiano" dell'istituto di credito italiano «si trova ancora nelle sabbie mobili. La riorganizzazione è un cantiere aperto. La bufera finanziaria sta mettendo a dura prova la capacità del gruppo di fare provvista di liquidità. E sul fronte patrimoniale sembra sempre più probabile una nuova richiesta di denaro agli azionisti, la terza in meno di meno di tre anni. Tutto questo mentre i crolli a catena del settore bancario in Borsa hanno coinvolto anche il titolo dell'istituto guidato da Federico Ghizzoni. Il bilancio degli ultimi 12 mesi segna un ribasso del 56 per cento, oltre il 40 per cento dall'inizio di luglio. Viste le premesse, è facile prevedere scintille nel vertice di quest'oggi tra i vertici della banca (Ghizzoni e il presidente Dieter Rampl) e i rappresentanti delle Fondazioni azioniste, prime tra tutte la torinese Crt e la Cariverona. L'incontro, va detto, era in calendario da tempo per un primo esame del nuovo piano industriale dell'istituto. È inevitabile però che la mole di problemi che sovrasta la banca finirà per alimentare tensioni. E non solo ai piani alti della banca. Da settimane ormai c'è grande agitazione anche tra i dipendenti dell'istituto, 60 mila in Italia, 160 mila in totale. Circolano indiscrezioni su prossimi annunci di pesanti tagli di personale. C'è chi parla di esuberi per oltre 10 mila dipendenti da spalmare nei prossimi anni. Conditi, come sempre più spesso accade, da una serie di cosiddette esternalizzazioni. Significa che interi servizi della banca vengono ceduti a società terze create ad hoc in cui spesso l'istituto venditore conserva una partecipazione di minoranza. I sindacati sono già sul piede di guerra. Se ne saprà di più nelle prossime settimane con la presentazione del piano industriale, ma le premesse non sembrano incoraggianti»,
si chiede di sapere:
se risulti al Governo che UniCredit adotti metodi come quelli esposti in premessa per perseguire risultati di cassa e se questi rappresentino una prassi adottata da altri istituti di credito;
se intenda adottare le opportune iniziative di competenza al fine di accertare se UniCredit, che vanta continuamente di applicare il codice etico, faccia pressione sui propri dipendenti con incalzanti richieste di risultato spingendoli indirettamente a far sottoscrivere ai clienti prodotti finanziari senza tener conto della convenienza del cliente;
se risulti che il gruppo UniCredit intenda dare seguito a quanto auspicato e richiesto dal sindacato per il rilancio dell'azienda;
se risulti se i benefici della lamentata "spremitura" dei dipendenti non siano unicamente a vantaggio del grande azionariato speculativo, delle fondazioni e degli implacabili appetiti dei top manager.
(4-06110)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
a giudizio dell'interrogante, la crisi sistemica iniziata il 7 luglio 2007 con lo scoppio della bolla dei mutui subprime, che ha distrutto 40 milioni di posti di lavoro nell'economia globalizzata e costretto i Governi a massicce iniezioni di capitali, oltre 10.000 miliardi di dollari per salvare le banche a spese dei contribuenti dopo il fallimento di Lehman Brothers e di altre numerose banche, è stata generata principalmente per l'assenza di una regolamentazione atta a gestire la finanza derivata ed il ricorso all'azzardo dei banchieri ed alla loro smisurata avidità, ma soprattutto per l'omessa vigilanza delle autorità preposte ai controlli, quali Banca d'Italia, Bce, Fed, silenti regolatori, controllori complici delle grandi banche di affari catturati dal grande gioco dell'azzardo morale;
anche il Financial stability board, presieduto dal Governatore della Banca d'Italia ed ex vice presidente per l'Europa di Goldman Sachs, una delle banche di affari, ma non l'unica che ha assoldato strapagati consulenti in tutto il mondo per rendere più fruibile la dottrina della creazione del denaro dal nulla con tecniche sofisticate di veri e propri falsari mediante swap, derivati, Cds ed altri strumenti tarati con algoritmi fraudolenti per alimentare prebende, stock option e retribuzioni da "nababbi", non è riuscito ad imporre alcuna regola per arginare la smisurata crescita della finanza d'azzardo, che ha mangiato l'economia reale nel far west più totale di vertiginosi scambi in piattaforme opache e che mette a repentaglio perfino l'idea dell'Europa ed il futuro dell'euro;
in questo scenario i giovani "indignati" di tutto il mondo, ai quali Governi e distratti regolatori hanno ipotecato il futuro, hanno preso coscienza dei principali artefici di tali malefatte quali banche di affari, banchieri centrali, fondi speculativi ed agenzie di rating, una vera e propria cupola planetaria che decide come governare i destini del mondo ed attentare ogni giorno alla sovranità degli Stati, e hanno manifestato indirizzando le loro proteste non violente, purtroppo funestate sabato 15 settembre 2011 a Roma da infiltrati e black bloc incappucciati che hanno portato sul loro cammino distruzione e vandalismo gratuito, veri e propri parassiti che si sono cibati degli ideali e delle proteste pacifiche per gettare ombre e svilire l'azione di un movimento pacifico di ribellione allo status quo identificato in Banca d'Italia, Bce, Goldman Sachs, agenzie di rating, Wall Street, piazza Affari, eccetera;
questa "cricca" finanziaria, composta da una dozzina di soggetti, si riunisce in gran segreto, facendo della riservatezza e dell'opacità la principale ragione esistenziale;
considerato che:
secondo "Wikipedia", l'enciclopedia libera, i sindacati sono «organi che raccolgono i rappresentanti delle categorie produttive. Esistono così sindacati dei lavoratori e sindacati dei datori di lavoro. La storia dei sindacati è però soprattutto storia dei lavoratori (operai, contadini, impiegati) che si riuniscono allo scopo di difendere gli interessi delle loro categorie. Lo strumento di lotta per eccellenza del sindacato è lo sciopero. Tuttavia, l'attività dei sindacati viene espressa attraverso la contrattazione collettiva che risulta uno dei principali strumenti di autoregolamentazione per i rapporti di lavoro e per le relazioni sindacali». Al contrario si legge sempre su "Wikipedia": «Il sindacato giallo (company union in inglese) è la denominazione con cui si indicano i sindacati creati e controllati dagli imprenditori, presenti negli Stati Uniti negli anni venti e dichiarati illegali con la legge Wagner (National Labor Relations Act, o "Legge sui rapporti nazionali di lavoro") del 1935. In Italia lo statuto dei lavoratori (legge n. 300 del 1970) nell'articolo 17 proibisce ai datori di lavoro e alle loro associazioni di costituire e finanziare associazioni sindacali dei lavoratori. Il termine viene oggi utilizzato in ambito giornalistico per indicare una organizzazione sindacale che si ritiene di fatto asservita al datore di lavoro, o ad altri soggetti i cui interessi sono contrapposti a quelli dei lavoratori. Un "sindacato giallo" viene ritenuto differenziarsi dalle legittime associazioni sindacali, le quali sono organizzate in base a regolare statuto secondo criteri democratici e trasparenti, hanno titolo a sottoscrivere i contratti nazionali, e prevedono il versamento di una quota di iscrizione». Nella storia recente viene ricordato il sindacato giallo fondato da Vittorio Valletta. Nel giugno 1945 infatti il professor Valletta, amministratore delegato della Fiat, insieme a un folto gruppo di grandi industriali tra cui Piero Pirelli, Rocco Armando ed Enrico Piaggio, Angelo Costa e Falck, si riunisce a Torino per decidere i piani per la lotta al comunismo, sia con la propaganda che con l'organizzazione di gruppi armati, questi ultimi affidati a Tito Zaniboni. 120 milioni sono stanziati subito, e vengono depositati in Vaticano. Nel luglio 1953 Valletta affida a Luigi Cavallo rientrato in Italia dagli Stati Uniti la realizzazione di un programma di eliminazione dei comunisti alla Fiat. Cavallo fonda anche un "sindacato giallo", il SIDA, che il 2 aprile 1958 arriverà a vincere le elezioni per le commissioni interne (gli organismi di rappresentanza sindacale degli operai in fabbrica di quel periodo) alla Fiat di Torino. Nell'inverno del 1954 viene fondata da Joseph P. Reginger un'associazione semi-segreta, anticomunista, chiamata Bilderberg in Belgio. Al gruppo aderirà anche Vittorio Valletta;
a quanto risulta all'interrogante, in data 11 ottobre 2011, una storica organizzazione sindacale dei lavoratori bancari, la "Fabi" della Banca d'Italia, che ha perso smalto e credibilità con i lavoratori arrivando a rappresentarne i minimi storici dopo l'egemonia conquistata dal suo ex segretario Gigi Leone, che prima di andare in pensione ha trasferito la maggioranza degli iscritti Fabi ad un altro sindacato, ha diffuso un volantino (trasmesso in allegato alla presente interrogazione), probabilmente ispirato dall'alta dirigenza dell'Istituto che, oltre ad attaccare l'interrogante, reo di prestare troppa attenzione alle malefatte della Banca centrale e di taluni dirigenti come la signora Tarantola, capo della vigilanza a giudizio dell'interrogante per "grazia ricevuta", ha invocato la censura per tappare la bocca ad un altro sindacato autonomo affinché nell'ombra e nella segretezza si possa continuare a sguazzare per gestire affari a malaffari anche nell'amministrazione del patrimonio immobiliare;
testualmente si legge sul volantino: "Un nuovo "aspirante" Direttore di TG ha dato vita nei giorni scorsi ad una sorta di video giornale sindacale, chiamandolo SIBC-TV e collocando il "prezioso" strumento di informazione su youtube. Una iniziativa che fin dall'inizio aveva destato preoccupazioni per la "permeabilità" dello strumento utilizzato ed ora - giunti alla quinta puntata televisiva - ci costringe a lanciare un grido di allarme: Staccate la spina a quella tv!!! Per la serie "non facciamoci mancare nulla", in un contesto come quello attuale, tra quotidiane battaglie politiche ingaggiate da tutti contro tutti, con una opinione pubblica letteralmente "assatanata" nei confronti di caste, anticaste e chi più ne ha più ne metta, ci chiediamo come qualcuno abbia potuto decidere di aprire una finestra nel mondo della rete, attraverso la quale chiunque, nemico, avversario o semplice abituale detrattore della Banca d'Italia, potesse "intrufolarsi" a danno dell'Istituto e di tutti noi dipendenti. Sia chiaro un presupposto: non intendiamo certo mettere il bavaglio a nessuno; ma non possiamo lasciare che qualche incauto aspirante "giornalista televisivo" possa arrecare altri danni ai nostri colleghi oltre a quelli già verificatisi in questa devastante congiuntura economica. Nel caso della penultima puntata "televisiva", intitolata "SIBC-Mani di forbice", l'anchorman-sindacalista aveva fatto sapere su youtube, in tutti gli angoli del mondo civilizzato, che la Banca d'Italia ha deciso di non realizzare più i 144 alloggi promessi nel comune di Frascati, dando così diffusione di una notizia "riservata", ricevuta nel corso di una riunione tra Banca e Sindacati, alla quale il medesimo partecipava non già in veste di "inviato speciale", bensì in qualità di membro della Commissione alloggi che, tra i vari obblighi, deve anche rispettare il segreto d'ufficio. La notizia trasmessa, peraltro, non era esatta, poiché il Funzionario Generale Dr. Proia aveva per la verità comunicato l'intenzione della Banca di "sospendere" e non di abbandonare definitivamente tale progetto. Ma la domanda è una sola: c'era bisogno di annunciare in rete una questione riguardante solamente i colleghi della Banca d'Italia ovvero di fornire ai soliti detrattori eventuale materia per le loro "scorribande"? Un personaggio come il Senatore Lannutti, ad esempio, uno "di casa" al Sindacato SIBC, ospitato anche ai loro congressi in qualità di Presidente dell'ADUSBEF, si nutre abbondantemente di notizie e vicende interne alla Banca d'Italia che egli racconta, spesso distorcendone i particolari, nelle sue incessanti interrogazioni in Senato. Guarda caso, su questo argomento - le case in Banca d'Italia - nell'interrogazione parlamentare 4-05941 presentata da Lannutti martedì 27 settembre 2011, nella seduta n.610, vengono pesantemente attaccati il nostro Istituto, la SIDIEF e il suo Consiglio di Amministrazione, i compensi che alcuni "pensionati d'oro" della Banca incassano per ricoprire la carica di consigliere e, concludendo con una colossale fanfaluca, il relatore annovera tra i pensionati il Funzionario Generale Dr. Franco Passacantando (...). Non vogliamo sapere perché il Senatore Lannutti è così contiguo al SIBC. Quel Sindacato, però, farebbe bene a spiegare le "attenzioni" riservate ai loro comunicati nelle interrogazioni parlamentari del Senatore-Presidente ADUSBEF. Infatti, nella interrogazione 4-05862, pubblicata il 14 settembre 2011 seduta n.603, viene persino indicato come "fonte" il sito del SIBC, ovviamente approfittando dell'occasione per inanellare una serie di improperi nei confronti della Banca d'Italia. Il risultato, purtroppo, è di tutta evidenza: solo negli ultimi quattro mesi, il Senatore Lannutti ha prodotto quattro interrogazioni parlamentari sulla Banca d'Italia. Oltre alle due sopra citate, una terza sulle auto "d'oro" in Via Nazionale (atto n. 3-02210 pubblicato il 1° giugno 2011 - seduta n. 560, (...) che - guarda la strana coincidenza - traeva spunto da un articolo su "Libero" a firma di Bechis, lo stesso giornalista che ad agosto attaccava la Banca d'Italia sulle mense "d'oro"; l'ultima interrogazione, infine, contenente un farneticante attacco alla Dott. Tarantola ritenuta indegna, secondo l'interrogante, di ricevere l'eventuale nomina a Governatore (atto n. 2- 00385 pubblicato il 4 ottobre 2011- seduta n.615). La quinta puntata televisiva, prodotta in data 10 ottobre u.s. su youtube, stimolerà dunque ancora una volta la fantasia del Senatore Lannutti? Sentire l'anchorman sindacalista parlare di aumenti salariali strutturali in Banca d'Italia, alimenterà ancora una volta l'irrefrenabile vena anti-Banca d'Italia nel Presidente dell'ADUSBEF? E tutti e due, ancora una volta "insieme", riusciranno a mettere a repentaglio il tentativo di tutto il fronte sindacale interno di "recuperare" sul blocco stipendiale subìto dai colleghi causa dell'applicazione della L. 122/2010? In una fase così delicata, sia all'interno che all'esterno della Banca d'Italia, dobbiamo impedire che nel "delirio" televisivo della rete, capace di mettere in piazza qualunque notizia, anche quella più delicata e che potrebbe essere risolta solo nella giusta riservatezza, finiscano per infrangersi le nostre lecite aspettative. Qualche giorno fa, lo ripetiamo a beneficio di quei pochi che ce ne hanno chiesto la motivazione, la FABI ha bocciato la proposta di costituire un'alleanza di "primo" tavolo con quel Sindacato. Sintonizzandoci sul canale SIBC-TV abbiamo potuto riscontrare la bontà della nostra scelta. Per evitare pesanti ripercussioni sui lavoratori, è giunto ormai il momento di "staccare la spina" a quella TV, dando immediata disdetta dell'"abbonamento" a quel Sindacato".»;
secondo i dizionari dei sinonimi e dei contrari, omertà corrisponde ad acquiescenza, complicità, tacita intesa. Sempre su Wikipedia si apprende che in Italia la più nota delle possibili etimologie della parola omertà venne fornita negli anni '80 dell'Ottocento dal grande etnologo palermitano Giuseppe Pitré, e a sua volta si modellava su quella indicata già alla metà del decennio precedente dal magistrato Giuseppe Di Menza. Il termine deriverebbe dalla radice "omu" (uomo), da cui l'astratto "omineita-mortà" rifletterebbe una concezione esasperata, tutta popolaresca e mediterranea, della virilità, per la quale ognuno è costretto a vendicare le offese da sé, senza mai far ricorso, pena il disonore, alla forza pubblica. In questo senso per Pitré omertà era il concetto chiave che stava linearmente a chiarire quello di mafia, di per sé ambiguo o oscuro, "quasi impossibile da definire" se non magari in negativo: la mafia, egli scrisse, «non è setta né associazione, non ha regolamenti né statuti, (...) il mafioso non è ladro, né malandrino (...); la mafia è la coscienza del proprio essere, l'esagerato concetto della propria forza individuale, (...) donde le insofferenze della superiorità e, peggio ancora, della prepotenza altrui»;
i comportamenti omertosi rappresentano la difesa di coloro che agiscono nell'ombra come le cosche mafiose, che fanno affari sul silenzio e sulla complicità. Per Roberto Saviano, autore di "Gomorra", l'omertà è il valor massimo della cultura e civiltà mafiosa perché è il migliore mezzo di difesa della sua sopravvivenza. I comportamenti mafiosi sono pregni di omertà per nascondere, occultare e non far comprendere al pubblico dinamiche basate sulla illegalità, per tutelare gli esclusivi interessi degli adepti;
considerato che a giudizio dell'interrogante:
in Banca d'Italia vi sono sindacati contigui con l'alta dirigenza dell'Istituto schierati a tutelarne le malefatte, l'assenza assoluta di trasparenza, l'ideologia dell'omertà ed una storica azione a tutela e supporto esclusivo degli interessi delle banche vigilate, sue azioniste, a danno dei consumatori e dei risparmiatori, come riconosciuto perfino dalla sentenza n. 37370 della Suprema Corte di cassazione pubblicata il 17 ottobre 2011 sul crac della Parmalat, che oltre a confermare la colpevolezza nel crac dei manager Luciano Del Soldato e Gian Paolo Zini e del revisore dei conti Maurizio Bianchi, ha censurato duramente la disattenzione di Consob e Banca d'Italia, ossia quei controlli istituzionali spesso collusi con le banche, che non intervengono mai per prevenire truffe, frodi e raggiri dei banchieri coi quali vanno a braccetto a danno dei risparmiatori, poiché scrivono i supremi giudici c'è stata una "clamorosa disattenzione dei controlli istituzionali", insieme ovviamente alla responsabilità del proprietario del gruppo alimentare, Calisto Tanzi, dei dipendenti che lo hanno spalleggiato e dei consulenti e revisori dei conti;
all'interno della Banca d'Italia albergano alcune organizzazioni sindacali che agiscono in violazione della legge n. 300 del 1970, il cui articolo 17 proibisce ai datori di lavoro e alle loro associazioni di costituire e finanziare associazioni sindacali dei lavoratori,
si chiede di sapere quali iniziative normative urgenti il Governo intenda attivare, nel rispetto dell'autonomia ed indipendenza della Banca d'Italia, per rafforzare trasparenza, efficienza e credibilità di un'istituzione che all'interrogante sembra ripiegata a difendere, con un esercito di oltre 7.000 dipendenti, privilegi di casta come si evince dal richiamato comunicato della Fabi.
(4-06111)
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
gli sportelli che trattano banconote straniere non hanno limiti di legge ai costi da fare pagare ai clienti. E visto che le banche in cassa hanno solo le monete più comuni, i consumatori rischiano il salasso;
come riporta un articolo de "il Fatto Quotidiano" del 13 ottobre 2011: «Diecimila rubli valgono circa 230 euro. Almeno secondo la Bce. Per i cambiavalute nostrani, invece, sono molto meno. Se il gruzzolo è rimasto in tasca dopo un viaggio a Mosca e, appena atterrati, si va all'ufficio Forexchange di Malpensa, di euro ne danno solo 171, ben 59 in meno. Ma può andare peggio. In piazza del Duomo a Milano c'è un altro Forexchange che di euro ne offre 159. Mentre nella stazione ferroviaria di Cadorna il centro servizi Falzarano ne dà 156. Più del 32 per cento in meno rispetto a quanto ci si aspetterebbe con il cambio ufficiale. Provare in banca? Niente da fare. Intesa San Paolo i rubli non li tratta. E nemmeno Unicredit, Bpm, Monte dei Paschi di Siena, Bnl, Ubi Banca e qualsiasi altro istituto di credito. Alla faccia dell'amicizia tra Berlusconi e Putin. Così cambiare una valuta come il rublo russo diventa un salasso. E lo stesso vale anche per il diramo di Dubai, la lira turca o lo yuan cinese, solo per fare qualche esempio di monete che, per turismo o per lavoro, prima o poi può capitare di avere nel portafoglio. "I cambiavalute non hanno alcun limite da rispettare nelle commissioni applicate - fa sapere la Banca d'Italia -. Sono il mercato e la concorrenza che dovrebbero determinare il prezzo del servizio". Insomma, i costi seguono il principio della domanda e dell'offerta. E meno la valuta è commercializzata, più si alzano le commissioni. Le banche, poi, non vengono in soccorso al consumatore, visto che in cassa ormai hanno solo le valute principali: dollaro Usa, sterlina inglese, franco svizzero, yen giapponese e poche altre. "L'attività di cambio è un servizio liberamente prestato dagli intermediari bancari - aggiungono da via Nazionale - . Se l'istituto di credito non è in possesso della valuta richiesta, non è obbligato a reperirla". Ma Elio Lannutti, presidente dell'associazione dei consumatori Adusbef e senatore dell'Idv, non ci sta: "Le banche - accusa - danneggiano i consumatori, non solo nella gestione arrogante del credito e del risparmio, ma anche non fornendo un servizio che dovrebbe essere pubblico, come il cambio di valute". Per Lannutti non sono nemmeno giustificabili le commissioni elevate applicate dagli uffici che cambiano banconote straniere: "Viene chiamato mercato - afferma - quello che è una rapina". Ogni cambiavalute ha la sua strategia. Il negozio Forexchange in piazza del Duomo, per i rubli, applica un differenziale sul cambio del 13,50 per cento, poi una commissione del 19,70 per cento e infine un costo fisso di servizio di 4,90 euro. Per un totale che si avvicina al 31 per cento della somma da cambiare. "Sulle valute rare incidono i costi di trasporto e di stoccaggio. E poi c'è il costo per essere presenti in un luogo di prestigio, come un aeroporto o una piazza centrale", spiega Sergio Enrione, responsabile antiriciclaggio di Maccorp Italiana, l'azienda che gestisce gli sportelli Forexchange e che è leader del settore in Italia, con un giro d'affari di oltre 225 milioni di euro. Quello della Maccorp Italiana è quasi un monopolio a Milano, con otto sportelli a Malpensa, tre in stazione Centrale, due a Linate e due in centro. Per i concorrenti rimane poco. Oltre al centro servizi Falzarano di Cadorna, c'è uno sportello della Yex Change in piazza del Duomo, che per 10mila rubli dà 177 euro. Un po' nascosti ci sono poi due negozi vicino a Piazza Affari che con le loro insegne al neon hanno un sapore d'altri tempi: Cambival di via Cantù per 10mila rubli dà 200 euro, ma l'affare si fa all'Antico cambio al Cordusio, con 217 euro»,
si chiede di sapere:
se risultino i motivi per cui le banche non esplicano il servizio di cambio valuta, se non per le valute principali;
se risultino le ragioni per le quali gli uffici di cambio applichino delle commissioni esagerate, visto che per alcune valute queste superano il 30 per cento;
se risulti che anche gli uffici di cambio di altre città, oltre a Milano, applichino commissioni così elevate;
se, alla luce dei fatti esposti in premessa, risulti un abuso di posizione dominante da parte degli istituti bancari e degli uffici di cambio anche ai sensi della normativa per al tutela della concorrenza e del mercato (legge n. 287 del 1990) e del testo unico per la tutela bancaria e creditizia (decreto legislativo n. 385 del 1993).
(4-06112)
LANNUTTI - Al Ministro della salute - Premesso che:
è giunta all'interrogante la segnalazione della famiglia Borreca che lamenta un'ipotesi di negligenza medica che avrebbe portato alla morte della signora Angela Borreca;
in particolare in data 21 maggio 2007, la signora Angela Borreca veniva ricoverata presso l'ospedale oncologico di Rionero in Vulture (Potenza) con diagnosi di "sospetta colecistectomia della via biliare principale";
qui, la paziente, notoriamente affetta da "diabete di tipo mellito", "morbo di Addison", "ipertensione arteriosa", oltre che allergica alla penicillina, veniva sottoposta ad alcuni accertamenti diagnostici (RX toracico, ecoendoscopia gastrica, TAC addominale) e ad esami di laboratorio, tutti eseguiti per finalità preparatorie e propedeutiche alla sua sottoposizione ad intervento chirurgico addominale. Si evidenzia come tali accertamenti abbiano di fatto completato quelli già precedentemente eseguiti sulla paziente, in specie a seguito di ricovero avvenuto nell'aprile 2007 presso l'ospedale di Lagonegro (Potenza);
in data 23 maggio 2007, la signora Borreca prestava proprio consenso informato all'atto medico chirurgico per "neoplasia della VBP";
invero, l'esame istologico eseguito su alcuni frammenti prelevati in data 22 maggio entro il duodeno della paziente aveva escluso la presenza di formazioni neoplastiche;
il successivo 24 maggio, la signora Borreca veniva effettivamente sottoposta ad intervento chirurgico laparotomico di coledocotomia, esplorazione della VBP, biopsie linfonodali, colecistectomia, sutura duodenale;
l'analisi patologica dei campioni (linfonodi, parti molli, materiali delle vie biliari, eccetera), oltre che della colecisti e del liquido di lavaggio biliare, che erano stati prelevati nel corso dell'intervento chirurgico (che, si ricordi, venne eseguito per sospetta neoplasia), portava a formulare un giudizio diagnostico che, invece, escludeva qualsiasi ipotesi di esistenza di una formazione neoplastica;
faceva seguito un periodo di degenza post-operatoria, fino a che in data 4 giugno 2007 la signora veniva dimessa dall'ospedale oncologico con diagnosi di "calcolosi della colecisti e della VBP - fistola colecisti-duodenale in pz già sottoposta a papillosfinterotomia endoscopica e posizionamento di protesi biliare - Diabete mellito - Versamento pleurico bilaterale";
in seguito, il giorno 19 giugno la signora Borreca veniva ricoverata presso l'ospedale di Lagonegro per eseguire controlli "di routine" conseguenti all'intervento chirurgico;
nella prima mattinata del 22 giugno, la paziente veniva trasportata presso l'ospedale di Rionero in Vulture, da cui faceva rientro nelle prime ore pomeridiane;
nelle prime ore del mattino, attorno alle ore 2,30, la paziente presentava i sintomi di una grave emiparesi. Gli esami successivamente svolti evidenziavano una sopraggiunta ischemia cerebrale (rottura di un vaso sanguigno a livello endocranico). La paziente permaneva, tuttavia, ricoverata presso il reparto di Medicina generale di quel nosocomio. I familiari venivano avvisati del gravissimo evento solamente nella tarda mattinata;
il giorno seguente le sue condizioni si aggravavano: era, infatti, sopravvenuta sulla paziente una grave insufficienza respiratoria. La signora Borreca, di fatto, non riprendeva più conoscenza. Il giorno 25 giugno veniva, infine, trasferita presso il reparto di Terapia intensiva e rianimazione, dove, alle ore 14,45, se ne constatava purtroppo il decesso;
considerato che:
la diagnosi di "neoplasia della via biliare principale" era risultata errata: nessuna formazione neoplastica era, invero, rilevabile sulla paziente. Di conseguenza, l'intervento chirurgico venne eseguito per finalità che si rivelarono sostanzialmente inutili;
ancora oggi permane inspiegata l'origine-causa dell'episodio ischemico che ha, verosimilmente, condotto, dapprima all'emiparesi, e poi alle gravissime complicazioni respiratorie e cardiache, risultate fatali. L'intervento chirurgico subito dalla paziente può, in effetti, classificarsi quale intervento "routinario", divenuto di ormai semplice esecuzione e comunque tale da non creare, se non nell'immediatezza della sua pratica, eventi di reale pericolo per il paziente;
i familiari della signora Borreca hanno conferito mandato al dottor Angelo Rizzo, specialista in medicina legale e delle assicurazioni, di disaminare gli elementi di criticità del caso, e segnatamente la natura e l'idoneità, o meno, delle cure prestate alla signora;
le conclusioni del perito indicano: grave negligenza, imperizia ed imprudenza dei sanitari dell'ospedale civile di Lagonegro nella mancata somministrazione di cure adeguate per la broncopneumopatia da cui era affetta con evidenza solare la signora Angela Borreca;
grave negligenza, imperizia ed imprudenza dei sanitari della divisione di Medicina dell'ospedale civile di Lagonegro nel trasferimento con veicolo non adeguato per l'esecuzione di un'indagine TC addome, peraltro non indispensabile;
grave negligenza, imperizia ed imprudenza dei sanitari della divisione di Medicina dell'ospedale civile di Lagonegro nel mancato trasferimento in Rianimazione della paziente e nella mancata somministrazione di cure adeguate per l'ipossia tissutale secondaria alla grave broncopneumopatia;
stando alla perizia, sussisterebbe una chiara responsabilità di tipo medico, desumibile principalmente a carico del personale sanitario dell'ospedale civile di Lagonegro. Responsabilità che determina nesso di causalità tra la condotta negligente e/o inadeguata del personale sanitario, che ha trascurato e/o non debitamente assistito la paziente, e l'inopinato decesso della stessa,
si chiede di sapere quali iniziative di competenza intenda porre in essere il Ministro in indirizzo al fine di verificare l'efficienza della struttura sanitaria dell'ospedale civile di Lagonegro.
(4-06113)