Integrazione all'intervento della senatrice Germontani nella discussione generale del disegno di legge n. 2626
Per ricominciare a crescere è necessario un nuovo «Progetto Paese» i cui assi portanti siano l'innovazione, la concorrenza, la qualità, la conoscenza e la legalità.
Abbiamo bisogno di una società che premi il merito.
Per ricominciare a crescere ripartiamo, dunque, dalla PMI e dall'impresa diffusa che garantiscono la tenuta del nostro Paese poiché hanno messo a disposizione del sistema efficienza, competenza, orientamento all'innovazione e alla coesione sociale, necessari per dare stabilità e continuità alla ripresa.
Il tema della semplificazione è oggi più che mai attuale. Nel quadro della crisi globale, portare avanti il processo di semplificazione e di snellimento burocratico è necessario per riattivare la crescita dell'economia, recuperando il forte gap concorrenziale che ci separa dagli altri Paesi.
Infatti, la gestione del lavoro imprenditoriale ed autonomo è ancora particolarmente gravata da complessità burocratiche e procedurali. Liberare le imprese dagli oneri e dalle complicazioni burocratiche significa soprattutto recuperare risorse da destinare a investimenti e sviluppo.
Tra i punti qualificanti dello Statuto delle imprese c'è certamente l'ambizione di porre le PMI al centro dello sviluppo e della crescita, rovesciando - in maniera finalmente aderente alla realtà - la prospettiva tradizionale di privilegio per l'industria di grandi dimensioni, che rappresenta un fenomeno ormai residuale rispetto al mondo dell'impresa diffusa. Lo Statuto, inoltre, rappresenta un'applicazione reale ed evoluta del principio di libertà economica espresso dalla Costituzione, liberando l'impresa nel mercato, ma al tempo stesso creando le condizioni per un'equilibrata concorrenza, nonché per la promozione dell'imprenditorialità, la creazione di occupazione e la crescita inclusiva e sostenibile.
Nel provvedimento sono contenute, inoltre, importanti novità per favorire l'imprenditorialità femminile e rendere più effettivo il principio di pari opportunità. È infatti previsto il potenziamento dei servizi all'infanzia, l'attuazione del piano straordinario per la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro e l'attivazione di iniziative di sostegno alle lavoratrici e imprenditrici madri, garantendo l'effettiva tutela previdenziale e assistenziale per le madri libere professioniste o assunte con contratti atipici. Ciò comporterà indubbiamente rilevanti ripercussioni economiche, infatti sappiamo che le imprese guidate dalle donne vanno meglio rispetto alle altre, incrementano più velocemente i ricavi, generano più profitti, sono meno rischiose: infatti dalle statistiche più recenti si conferma la minore rischiosità delle imprese femminili rispetto a quelle maschili.
Importante è anche l'istituzione del Garante per le micro, piccole e medie imprese, «Mister PMI», che assume la funzione di monitorare l'attuazione della «corsia preferenziale per la piccola impresa», valutare l'impatto della regolazione sulle PMI, elaborare proposte mirate per favorirne lo sviluppo, predisporre un rapporto annuale. Sappiamo che il tessuto socioeconomico italiano si regge principalmente sulle PMI, che rappresentano circa il 90 per cento delle aziende del nostro Paese. Esse sono il motore dell'imprenditorialità, della crescita, dell'innovazione, della competitività e dell'occupazione.
Naturalmente il disegno di legge richiederà l'individuazione di adeguate forme e strumenti applicativi, per definire un quadro positivo e favorevole di regolazione per le micro, piccole e medie imprese.
Tuttavia, nella parte relativa alla «libertà associativa» (articolo 3), il testo approvato alla Camera dei deputati presenta una formulazione di incerta interpretazione, che rischia di escludere dal sistema di rappresentanza soggetti che sono comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale, in quanto firmatari di contratti collettivi nazionali di lavoro con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative. Il testo all'articolo 3, comma 2, individua quali associazioni alle quali viene riconosciuto il ruolo di rappresentanza quelle rappresentate nel sistema camerale ovvero quelle rappresentate nel CNEL. Appare quindi evidente che il criterio di misurazione assunto per l'individuazione della rappresentanza viene circoscritto a dei parametri che non tengono in nessun conto altre e più significative variabili di misurazione della rappresentanza, che peraltro trovano puntuale riscontro nella giurisprudenza di merito e di legittimità. Per questo ho proposto un emendamento che riconoscesse quali associazioni di
rappresentanza anche le associazioni firmatarie di contratti collettivi di lavoro.
In un mercato che richiede sempre più capacità integrate, specialistiche e tecnologicamente avanzate è di fondamentale importanza consentire l'applicazione della contrattualistica di rete, già presente nel nostro ordinamento legislativo attraverso la legge n. 33 del 2009 e successive modifiche e integrazioni. L'operatività di tale normativa nella disciplina dei lavori pubblici (di fatto, oggi, non possibile) consentirebbe, peraltro, di rendere più trasparente la fase di affidamento e di esecuzione dei lavori, responsabilizzando maggiormente i soggetti esecutori, offrendo comunque ampie garanzie alle stazioni appaltanti attraverso la responsabilità solidale e, al contempo, semplificando l'attività di controllo. È prevedibile, infatti, che lo sviluppo della contrattualistica di rete possa produrre una riduzione del ricorso ai subappalti ed ai subcontratti, con conseguenti facilitazioni nella complessiva azione di verifica, anche in tema di sicurezza e controllo della correttezza contributiva. L'introduzione di un emendamento all'impianto normativo proposto, inoltre, consentirebbe di dare un forte impulso ai processi di aggregazione delle PMI edili che
sarebbero incentivate a «fare sistema».
Non solo. La contrattualistica di rete favorirebbe una migliore distribuzione dei lavori, a favore, anzitutto, delle imprese radicate sul territorio interessato, rispondendo efficacemente al coinvolgimento delle imprese locali nel pieno rispetto dei principi generali posti a tutela della libera concorrenza.
In conclusione va detto che siamo la Nazione europea con il più alto numero di piccole e medie imprese ed è fondamentale promuoverne lo sviluppo e aiutarle ad affrontare i problemi che, in particolare in questo periodo storico, ne ostacolano la crescita.
Ed è quindi importante sottolineare che il disegno di legge oggi al nostro esame sia nato da un'iniziativa bipartisan, ciò a riprova che, di fronte a temi che riguardano lo sviluppo del Paese, le forze politiche sono capaci di superare gli antagonismi esistenti e recepire le istanze che provengono dal mondo produttivo.
Anche qui si può concludere con uno dei tanti inviti. Un invito sottolineato più volte anche dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha indicato come la risposta alla drammatica carenza di prospettive di occupazione vada in genere trovata «in una nuova qualità e in un accresciuto dinamismo del nostro sviluppo economico, facendo leva sul ruolo di protagonisti che in ogni fase di costruzione, ricostruzione e crescita dell'economia nazionale hanno assolto e sono oggi egualmente chiamati ad assolvere il mondo dell'impresa e il mondo del lavoro».