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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 620 del 11/10/2011


TANCREDI (PdL). Signora Presidente, la Nota di aggiornamento del DEF oggi all'attenzione di quest'Aula è, come è noto, un documento richiestoci in sede europea nell'ambito dell'armonizzazione della nostra sessione di bilancio con il semestre europeo ed è oggi anche l'adempimento di un obbligo imposto dalle nuove previsioni della legge di contabilità che dà conto del mutato quadro economico rispetto al contesto in cui il Documento di economia e finanza è stato elaborato.

Il Documento di economia e finanza, come è noto, ha sostituito il DPEF; la sua scadenza è prevista in primavera e il Parlamento ha comunque l'obbligo di approvare una Nota di aggiornamento in autunno, all'inizio della sessione di bilancio. È chiaro, ed è stato ampiamente detto, che in questa particolare circostanza la Nota di aggiornamento ha un significato molto forte, perché proprio nei mesi trascorsi sono intervenute delle novità assolute nel quadro economico globale, con la ben nota crisi dell'area euro, l'attacco ai debiti sovrani, in particolare al debito italiano e ai titoli di Stato italiani e, ancor più importanti, le ridimensionate previsioni di crescita nel mondo e, in particolare, nell'area dei Paesi occidentali e, ancor più in particolare, nei Paesi dell'area euro.

Ebbene, in questo contesto la Nota di aggiornamento attesta una conferma degli obiettivi del Governo italiano sui saldi della finanza pubblica italiana, con una conferma in particolare, e questo è un punto cruciale, del raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2013. È su questo punto che si è concentrato il dibattito e la polemica - a volte, ahimè, eccessivamente pretestuosa - di questi mesi, sulla reale efficacia e sulla possibilità delle pur pesanti manovre degli scorsi mesi di luglio e agosto messe in campo dal Governo, dalla maggioranza e dal Parlamento italiano rispetto a un quadro di crescita asfittico come quello italiano (com'è noto si tratta di una previsione di crescita ancor più bassa di quella, seppur bassa, dell'intera area euro) e soprattutto sulla sottovalutazione, come emerso anche in quest'Aula in tale circostanza, degli effetti comunque depressivi del susseguirsi delle due manovre di luglio e agosto 2011.

Non concordo sul fatto che questi due aspetti non vengano messi in rilievo dalla Nota di aggiornamento che oggi siamo qui ad analizzare: infatti, il Governo mette in essa in risalto che l'obiettivo del pareggio di bilancio del 2013 è ancora perfettamente in linea con le misure da esso varate ed è dunque realisticamente raggiungibile.

Per quanto riguarda il presunto effetto depressivo delle misure messe in campo, nessuno può negarlo, vista la loro portata ed entità. Le opposizioni si sono soffermate da diversi mesi sullo sbilanciamento, anche rispetto alle previsioni del DEF di marzo, sulla massa delle entrate piuttosto che sui tagli alla spesa nel reperimento delle risorse, ed è logico che rimane aperta la partita dei 20 miliardi della delega fiscale e assistenziale su cui non è assolutamente detto - la Nota lo dice chiaramente - che ci sia una prevalenza di reperimento delle risorse dal lato dell'aumento delle entrate.

Dal punto di vista del problema della bassa crescita, che è strutturale nell'economia italiana e si esprime nel differenziale di crescita del PIL annuale rispetto a Paesi che hanno economie più dinamiche della nostra, come la Francia e la Germania, ci sono condizioni al contorno che determinano da decenni una dinamica più asfittica del nostro prodotto interno lordo. Comunque, in un quadro di previsione di crescita molto basso per l'intera area euro - parliamo di previsioni intorno all'1 per cento - il nostro differenziale sulle previsioni non è così grande da poter determinare una ripercussione sul perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica ed, in particolare, di quello cruciale del pareggio di bilancio.

Credo che questo Governo e questa maggioranza possano vantarsi di un intervento sui saldi che non è paragonabile a quello di nessun altro Paese dell'area euro. I nostri risultati sulla dinamica del deficit (parametro che da sempre veniva indicato come importante e cruciale ai fini della credibilità della politica economica del nostro Governo) sono risultati assolutamente eccellenti e in prima linea su tutto il quadro europeo, e che quei risultati siano ancora perseguibili lo dicono anche i dati sulle dinamiche del deficit 2011.

È vero che esistono un problema di crescita e un dibattito aperto sulle misure da mettere in campo per incoraggiare lo sviluppo, per recuperare dinamicità e crescita di PIL, ma è anche vero che non possiamo illuderci e pensare che potranno essere messe in campo grandi politiche di sviluppo, perché in questo momento non abbiamo la possibilità di ricorrere a politiche espansive di spesa. Ci metteremmo altrimenti in contraddizione con il percorso di rigore seguito in questi due anni sul versante dei saldi.

È logico ed è evidente che altre due grandi questioni sono sul tavolo del dibattito pubblico italiano per quanto riguarda la finanza pubblica, e sono oggetto di attenzione da tempo del Governo, della maggioranza e di questo Parlamento. Una è quella di mettere in campo norme di riduzione della spesa strutturale (che non possono avere quale ambizione quella sola di intervenire a breve sui saldi delle annualità in corso o delle prossime annualità più vicine). Si tenta di mettere in campo politiche di riduzione della spesa strutturale che ci diano un credito di serietà verso i Paesi partner europei, investitori e mercati ma che sappiamo e prevediamo possono avere effetti sui saldi e sul risparmio vero della spesa negli anni successivi e nei prossimi anni.

Per fare un esempio classico, molto citato, che oggi è sicuramente all'attenzione dell'opinione pubblica e che, per esempio, è stato richiamato poco fa dal senatore Morando, si può parlare di previdenza, una questione molto seguita dalle parti sociali e dall'opinione pubblica, che provoca all'interno della maggioranza un dibattito su posizioni differenziate. Ma io chiedo all'opposizione se non avvenga anche di peggio, con un maggiore frazionamento delle posizioni, al suo interno, non solo tra forze come il PD e, ad esempio, SEL - che non credo abbia mai manifestato grande entusiasmo sugli intendimenti (che tra l'altro condivido) che poco fa il senatore Morando ci illustrava - ma anche all'interno dello stesso PD, nel quale non penso esista una posizione univoca in materia. La questione, quindi, è del tutto aperta nel dibattito pubblico, così come all'interno di entrambi gli schieramenti.

Un'altra questione aperta, signora Presidente, è relativa all'intervento una tantum sulla massa del debito pubblico. Si tratta di un problema del quale forse si discute meno sui giornali ma sicuramente sarebbero auspicabili una serie di misure per l'abbattimento della massa montante del debito pubblico. È chiaro che si discute nel merito di queste misure.

Non è vero, comunque, che la Nota di aggiornamento non enunci alcune possibilità in questo senso. Infatti, in essa si parla di privatizzazioni e di alienazioni del patrimonio pubblico, cioè misure che potrebbero servire a recuperare risorse per l'abbattimento del debito pubblico. È in corso anche una discussione relativa ad una patrimoniale una tantum, un'altra possibilità valutata dal Governo per l'abbattimento del debito pubblico. Inoltre si torna a parlare anche di un condono fiscale, una misura che potrebbe mettere in campo risorse importanti, sempre per abbattere il debito pubblico.

Sostanzialmente, l'abbattimento di almeno una decina di punti del rapporto tra debito pubblico e PIL ci consentirebbe di essere molto credibili e mostrerebbe la volontà del Paese di aggredire il suo problema più grande, forse il più strutturale e più forte, che ci rende deboli sui mercati, nei confronti degli altri partner europei e degli interlocutori mondiali, che in questo momento ci guardano con grandissima attenzione.

Sono completamente d'accordo con chi ha detto che oggi vi è una forte attenzione anche degli Stati Uniti d'America relativamente al coordinamento delle politiche fiscali ed economiche europee e sul rafforzamento del fondo straordinario salva-Stati. Non solo: gli Stati Uniti chiedono a gran voce all'Europa, in maniera ormai esplicita, di buttare il cuore oltre l'ostacolo per affermare con decisione la difesa di alcuni Paesi in crisi e, soprattutto, la difesa dei loro debiti. Tra questi Paesi, purtroppo, rischia di ritrovarsi anche l'Italia, nonostante la politica di rigore seguita in questi anni, proprio a causa del grosso volume del debito pubblico. Lo stesso Fondo monetario internazionale oggi sta spingendo l'Europa ad agire.

Non credo però che, da questo punto di vista, l'atteggiamento del Governo italiano sia stato deficitario nel quadro europeo. Al contrario, bisogna ammettere che l'intera classe dirigente europea ha dimostrato un deficit decisionale e anche di coordinamento che non può essere trascurato. Serve più Europa. Serve maggiore capacità di decisione. Oggi manca una leadership europea. Le decisioni prese sui tavoli bilaterali indeboliscono naturalmente la credibilità dell'intero assetto della governance europea.

Penso che l'Italia abbia giocato e possa giocare, per il rafforzamento della governance europea, un ruolo importante e credo sia proprio quello che il nostro Governo sta molto opportunamente facendo. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Agostini. Ne ha facoltà.