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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 620 del 11/10/2011


BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, onorevole Sottosegretario, onorevoli colleghi, questa Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza è quanto avevamo avuto modo di chiedere al Governo prima della presentazione delle manovre di luglio e di agosto, in quanto era palesemente inadeguato il quadro macroeconomico di riferimento definito dall'Esecutivo ad aprile, cioè nel Documento di economia e finanza. Il Governo non ritenne opportuno anticipare questa Nota di aggiornamento, che finalmente arriva ora in Parlamento.

Esprimo subito sinteticamente il mio giudizio complessivo su questa Nota di aggiornamento, che contiene una piccola verità contabile - atto peraltro dovuto ed inevitabile - che serve a nascondere una grande bugia contabile e, purtroppo, una pericolosa verità palese, come ci si renderà conto quando verrà letta attentamente da chi di dovere, non solo in questa Aula, ma anche fuori di qui.

Ringrazio il Governo di questa Nota di aggiornamento perché quando, soprattutto in occasione della manovra di agosto, si rifiutò di prepararla, mi permisi di farla da solo. Ragionai - e ragionammo - in base ad un'ipotetica Nota di aggiornamento che avrebbe dovuto fare il Governo, ma che chiunque di buon senso avrebbe potuto preparare già allora. E le considerazioni circa la manovra fatta ad agosto e gli andamenti dell'economia e della finanza italiana nei prossimi anni che mi sono permesso di esporre in questa stessa Aula in quell'occasione trovano oggi precisa, puntuale, contabile conferma e riscontro dai dati ufficiali del Governo. Quindi, a differenza del mese di agosto, il mio ragionamento non poggia più su valutazioni personali - peraltro di buonsenso - ma su dati ufficiali del Governo riportati nella Nota di aggiornamento.

Farò riferimento esplicito alla tavola 7a della Nota. Ripeto, signora Presidente, sono i numeri e i dati che il Governo ha presentato al Parlamento e, in un certo senso, all'intera opinione pubblica nazionale ed internazionale. Il titolo di questa tavola è: «Conto della pubblica amministrazione a legislazione vigente». Quindi, incorpora i numeri, le valutazioni e le decisioni della manovra di agosto. Ed è esattamente il modo unico con il quale vengono lette le decisioni di politica economica in giro per l'Europa e per il mondo, cioè non come, in maniera polverosa e ipocrita, la comunicazione italiana esprime le manovre (tagli di spesa sui valori tendenziali correnti, aumenti di tasse, che non dicono nulla). Tali errate espressioni portano all'errore, commesso un po' da tutti, di dire che all'inizio la manovra doveva essere per due terzi di tagli di spesa e per un terzo di aumento di imposte (queste sembrava fossero le indicazioni anche delle autorità europee), e che ex post la manovra è per due terzi fatta di aumento di tasse e per un terzo di tagli di spesa.

Niente di più falso. Neanche questo è corretto, perché nel mondo normale, in sede europea, in sede internazionale, in sede di Fondo monetario internazionale, di OCSE, si analizzano i numeri dell'economia italiana e della finanza pubblica italiana dopo le manovre e si cerca di capire a quanto ammonterà, ad esempio, nel 2013 la spesa che nel 2010 era "X"; a quanto ammonteranno nel 2013 le tasse, che nel 2010 erano "Y". Perché solo quei numeri entrano nella carne viva del sistema economico. Non entrano i tagli tendenziali sulle spese future: entra quella che sarà effettivamente la spesa nel 2011, nel 2012 e nel 2013. Tutto il resto è schiuma, polvere. Sono numeri scritti su pezzi di carta. Non riguardano la realtà del sistema economico e la realtà dei conti della finanza pubblica italiana.

Ebbene, ringrazio ancora il Governo perché la stessa tabella che mi ero permesso di elaborare ad agosto in base alle mie valutazioni oggi è riportata alla tavola 7a. Nella tabella, di cui lascerò una sintesi come allegato al mio intervento, signora Presidente, è scritto che le entrate totali (il totale delle tasse che gli italiani pagheranno) passeranno da 722 miliardi di euro nel 2010 a 814 miliardi di euro nel 2013, con un aumento di 92 miliardi di euro.

Quindi, la manovra è tutta tasse; 100 per cento tasse, non due terzi e un terzo. Stando ai numeri veri dell'economia, le entrate derivanti da maggiori tasse pagate sono pari a 92 miliardi di euro (è il Governo che lo dice, non il sottoscritto). Ma a cosa serviranno questi ulteriori 92 miliardi derivanti dalle tasse? Ebbene, 69 miliardi serviranno a portare ildeficit pubblico, che l'anno scorso è stato pari a 71 miliardi, a 2 miliardi di euro (non proprio zero, ma praticamente zero).

A questo punto faccio notare un piccolo trucchetto, sottolineando che sarebbe ora di smetterla con questi giochetti numerici. Prima che fosse diffusa questa Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, il Governo aveva detto che nel 2013 ci sarebbe stato un avanzo di 4 miliardi di euro. Con questa Nota di aggiornamento - guarda un po' - spariscono 6 miliardi, per cui da 4 miliardi di avanzo si passa a 2 miliardi di deficit. Ma, se dei 92 miliardi derivanti da maggiori tasse pagate dagli italiani da qui al 2013, 69 miliardi serviranno per azzerare il deficit, che fine faranno gli altri miliardi di euro derivanti dalle maggiori tasse pagate? Trentotto miliardi finanzieranno aumenti di spesa corrente (questi sono quelli che entreranno nell'economia, non i tagli sui tendenziali futuri) e - ohibò, ohibò! - 15 miliardi di taglio vero in valore assoluto degli investimenti infrastrutturali. Ad agosto mi era permesso di essere più prudente nelle mie valutazioni ed avevo calcolato 11-12 miliardi di tagli. Il Governo, gettando la stampella oltre l'ostacolo, dichiara che da qui al 2013 taglierà 15 miliardi di euro di investimenti infrastrutturali.

Cari colleghi, chiunque al mondo, direi dal Kindergarten (così chi ama la spending review mi capisce meglio) in su, capisce che immettere in un sistema economico 92 miliardi derivanti da maggiori tasse pagate che servono, in parte, ad azzerare il deficit (e questa è la parte che potrebbe essere condivisibile anche se il deficit come si sa è un saldo), è molto diverso azzerare il deficit aumentando le tasse o tagliando le spese. In termini di effetto sull'economia è radicalmente diverso. In ogni caso, si è deciso di immettere 92 miliardi derivanti da maggiori tasse pagate per azzerare il deficit, di aumentare la spesa corrente e di tagliare gli investimenti infrastrutturali. Vorrei sapere però: quali sono gli effetti sull'economia di questo tipo di manovra? Risposta (sempre del bambino del Kindergarten): sono effetti di freno sulla crescita economica. E qui viene l'arcano.

Fin qui ho descritto la piccola verità contabile che il Governo ha inserito in questa Nota di aggiornamento. Passo ora alla bugia, o comunque al trucchetto perché con questa Nota di aggiornamento il Governo rivede le previsioni di crescita del sistema economico. Ricordo che fino a giovedì della scorsa settimana, quando la Nota è stata diffusa, le previsioni di crescita dell'economia italiana sulle quali il Governo si è basato fino a 10 giorni fa e sulla base delle quali ha proposto le manovre di luglio e di agosto erano dell'1,1 per cento nel 2011, dell'1,3 per cento nel 2012, dell'1,5 per cento nel 2013 e dell1,6 nel 2014.

Oggi il Governo dice che quelle previsioni non sono più attendibili. Vorrei capire cosa è successo da dieci giorni a questa parte (o meglio, più correttamente: già da aprile o maggio si poteva capire che quelle previsioni non erano corrette e forse andavano corrette ben prima della fine di settembre e dei primi di ottobre).

Ad ogni buon conto, oggi il nuovo profilo di crescita del PIL sul quale si basa il Governo è: lo 0,7 per cento quest'anno, lo 0,6 l'anno prossimo, e poi, come si usava fare un tempo dal macellaio del mio paese, dove si metteva il cartello: «Oggi non si fa credito, domani sì», il cartello che il Governo può appendere sulla sua porta o sul suo negozio è: «Oggi non si fa crescita, domani sì». Infatti, nel 2013 la crescita va allo 0,9 per cento e nel 2014 all'1,2.

Ma non è tanto questo il nodo: è che ancora una volta la correzione sulla previsione di crescita economica c'è, ma è parziale. Infatti - è anche la sfortuna che spesso colpisce il Ministero dell'economia, perché una volta ci sono state le Torri gemelle, un'altra volta c'è stata la crisi mondiale: viene quasi il sospetto che porti un po' sfortuna quel tipo di palazzo! - mentre usciva la Nota di aggiornamento del Governo e del Ministero dell'economia, contemporaneamente il Fondo monetario internazionale, che aveva incorporato nelle proprie previsioni gli effetti recessivi della stessa manovra del Governo, ci ha dato le indicazioni. Il Fondo ci assegna una previsione ragionevole di crescita di 0,4 e di 0,3. Il che vuol dire che c'è almeno un punto, un punto e mezzo di minore crescita che il Governo continua a non inserire nelle proprie valutazioni. Ma per una ragione atavica, signor Presidente, e non è colpa di questo Governo: è colpa di trent'anni di Governi di tutti tipi. Perché? Perché in via XX Settembre si effettua la previsione di crescita dell'economia, si predispone la manovra di finanza pubblica e non si valuta l'effetto che la manovra di finanza pubblica provoca sull'economia e sulla crescita, che può essere un effetto positivo, di sostegno alla crescita, o negativo, di freno alla crescita, ma magari di equilibrio finanziario. Il Ministero dell'economia, per gli ultimi trent'anni, si è sempre rifiutato di fare questa parte: è l'unico Ministero al mondo.

Non a caso, non abbiamo il Congressional Budget Office, non abbiamo un'alta autorità sulla spesa pubblica. Non è un caso, perché solo in assenza di queste autorità indipendenti di certificazione dei bilanci pubblici il potere contabile del vertice politico, ma soprattutto della burocrazia all'interno di quel Ministero consente di dire: queste sono le previsioni economiche, questa è la manovra. «Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più» - senatore Baldassarri - «non dimandare»! È una storiella antica, va avanti da anni, qualunque sia il ruolo che ciascuno di noi può personalmente svolgere all'interno della nostra società civile o politica.

Emerge allora, signora Presidente, purtroppo, insieme ad altri trucchetti contabili, una verità molto pericolosa, che prego il Governo di fronteggiare in modo serio e il più rapidamente possibile.

Qual è l'altro trucchetto? Il primo è quello sulla correzione al ribasso della crescita ma non fino in fondo e non incorporando gli effetti recessivi della manovra. Il secondo è ancora più clamoroso, perché soprattutto i mercati finanziari ci fanno maggiore attenzione. Ma si sono resi conto che, nella tavola 7a, hanno scritto che oggi, nel mese di ottobre, la spesa per interessi sul debito pubblico nei prossimi anni è stimata essere minore di circa 6 miliardi della stima che il Governo aveva fatto a maggio-giugno? Ripeto, a maggio-giugno, ossia prima, ben prima che avvenissero le fibrillazioni sui mercati; prima, ben prima che lo spread saltasse oltre i 400 punti base; prima, ben prima, ossia quando la Spagna era messa peggio di noi in termini di spread. Se a maggio‑giugno si era previsto quell'andamento di spesa, come mai, all'improvviso, dopo tali eventi si mettono nella tabella ufficiale 6 miliardi in meno di interessi? Io, per prudenza, avrei fissato le stesse cifre, ma forse una maggiore prudenza avrebbe indotto a mettere qualcosa in più. Dio non voglia che si consolidi l'attuale spread tra titoli italiani e tedeschi, perché con l'attuale spread anche a 360-370, costretto lì dagli acquisti della BCE, l'Italia è tecnicamente in default sulla base del teorema di Solow. Quest'ultimo è un noto teorema di economia, che forse i tributaristi non sono tenuti a conoscere, ma gli economisti sì e la gente di buonsenso pure, secondo il quale se il tasso di interesse supera il tasso di crescita dell'economia, in quello stesso istante il Paese è in default, perché la crescita del debito è superiore alla crescita del PIL anche con deficit zero, e quindi il rapporto debito-PIL va all'infinito. Il mio amico e maestro Robert Solow ha ricevuto il Premio Nobel per l'economia a Stoccolma per tale teorema, che poi non è un gran teorema: un ragioniere di campagna fa quattro conti sul retro di una busta e lo capisce.

Terzo trucchetto. Anche sulla spesa corrente c'è una limatura, una sottostima. Sintetizzo, signora Presidente. Prendiamo per buoni i dati della Nota di aggiornamento. Da essi, con una lettura un po' attenta, emerge che nel 2013, sulla base dei dati ufficiali del Governo, l'Italia non avrà un deficit pari a zero: emerge che, sulla base di ragionamenti di buon senso che chiunque può fare, l'Italia nel 2013 avrà un deficit ancora attorno a 20-22 miliardi di euro. Non è una tragedia, lo dico io per primo, ma non è zero: 10 miliardi vengono dall'ulteriore freno alla crescita; 6 miliardi, come minimo, dalla sottostima degli interessi; 3 o 4 miliardi sono sbocconcellati qua e là. Quindi, basta fare la somma. Si tratta di un punto politico, non di un fatto tecnico.

Con questa Nota di aggiornamento e con quella manovra, l'Italia frena l'economia e non raggiunge il pareggio di bilancio nel 2013. Quando, nei giorni prossimi, ma già lo hanno capito, i mercati valuteranno tali elementi, e quando la BCE dovrà prima o poi decidere se continuare a comprare titoli italiani all'infinito oppure no, verrà il momento della verità.

Concludo con un appello al Governo e alla maggioranza. Sarà presto in discussione la legge di stabilità e andrà in discussione il cosiddetto decreto sviluppo. Prendiamo dunque atto nei dati ufficiali che si è fatta finora una politica economica di freno allo sviluppo e di non rigore finanziario. Noi abbiamo sempre sostenuto la necessità delle due gambe della politica economica: rigore finanziario e sostegno alla crescita economica.

C'è un'occasione immediata: decreto sviluppo, legge di stabilità, quello che vorrete. La proposta di risoluzione che il Terzo Polo sta per presentare è un accorato appello al Governo e alla maggioranza per cambiare passo, per fare una politica economica che tagli sul serio le spese correnti improduttive piene di malversazioni e ruberie che indichiamo da anni, sposti le risorse a sostegno delle famiglie e delle imprese, sostenga la crescita, aumenti e non tagli gli investimenti infrastrutturali. In questo modo si potranno raggiungere insieme l'equilibrio finanziario, il pareggio di bilancio e il sostegno alla crescita economica.

Vorrei fare una piccola considerazione finale. Questa mattina mi sono svegliato; normalmente accendo il televisore su Sky, o su un altro canale, e ho visto un titolo: decreto sviluppo. Gli argomenti dibattuti all'interno del decreto sviluppo erano: condono, tassa sulle baby pensioni e un terzo che non ricordo, ma riguardava un'altra tassa. Francamente, se decreto sviluppo deve essere il titolo di un contenitore di ulteriori aumenti di tasse, di condoni che sono comunque una tantum e diseducativi, non meravigliamoci se fra poche settimane, dopo aver letto la bocciatura della manovre di luglio e agosto, e dopo aver letto la Nota di aggiornamento del Governo che, con tutti i limiti di cui ho parlato, fa un'operazione verità, dovessimo leggere un decreto sviluppo che contiene aumenti di tasse e per di più - forse - condoni e una legge di stabilità che dovrebbe in qualche modo aumentare ulteriormente le tasse.

Il trucchetto della tavola 7a rappresenta, a questo punto, il limite massimo del pudore. Infatti, scrivere che nel 2013 la pressione fiscale (in corsivo) sarà al 43,9 per cento per poi mettere nella riga seguente 20 miliardi dovuti alla delega fiscale sul welfare sotto la linea, dopo che sono stati messi nella legge (perché senza quei 20 miliardi non si raggiunge il deficit zero), significa nascondere, in un modo da Paperino, da Pippo, da Pluto, a chi sa leggere queste informazioni il fatto che la pressione fiscale nel 2013 va, per verità del Governo, al 45,4 per cento, al netto di ciò che gli enti locali forse saranno costretti a fare nei prossimi anni aumentando la tassazione locale per far fronte ai tagli orizzontali dei trasferimenti.

Signora Presidente, come preannunciato, desidero che venga allegata agli atti della presente seduta la tabella da me elaborata e in precedenza illustrata. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Pinzger, Molinari e De Toni. Congratulazioni).