AGOSTINI (PD). Signora Presidente, la Nota di aggiornamento del DEF torna ad essere uno strumento ordinario e obbligatorio a seguito della riforma della legge di contabilità che consente, nel mese di ottobre, di aggiornare le previsioni macroeconomiche e gli andamenti di finanza pubblica.
Credo che mai come quest'anno i cinque mesi trascorsi dallo scorso mese di aprile, quando è stato approvato il DEF, richiedano un aggiornamento per definire in modo migliore non soltanto le previsioni di carattere macro, ma anche gli strumenti che si vogliono mettere in campo per far fronte ai problemi che l'economia italiana evidenzia in maniera, purtroppo, sempre più grave.
Quello che l'aggiornamento del DEF ci consegna è un quadro di sostanziale stagnazione, con evidenti tratti di recessione. Sembra che lo "stellone", a cui per tanto tempo il Governo Berlusconi si era affidato sino a questo momento, si sia definitivamente ritirato nel profondo della galassia. Addirittura, ci troveremo a lavorare, nei prossimi mesi ed anni, in un quadro di contrazione della crescita molto sostanzioso e significativo, il quale parte - vorrei sottolinearlo, perché poi parlerò anche di economia reale e di internazionalizzazione delle imprese italiane - da una drastica riduzione del trend di crescita del commercio mondiale, che si attesterà nel 2011 al 6,5 per cento, nel 2012 al 5,7 per cento e nel 2013 al 6,5 per cento.
Vorrei ricordare, affinché tutti abbiano chiaro il quadro delle difficoltà, che nel 2010, dopo lo shock del 2009, il commercio mondiale è cresciuto del 12,5. Quindi, le previsioni di crescita del commercio mondiale nei prossimi anni sono sostanzialmente dimezzate rispetto al 2010. Contemporaneamente, si allarga il gap di crescita tra l'Italia e gli altri Paesi più avanzati. Al tempo stesso, in questo contesto, però, sono ancora le grandi economie del Far East che fanno da locomotiva all'economia mondiale, e anche in questa sede desidero richiamare qualche dato.
I cosiddetti Paesi emergenti - eviterei di continuare ad usare questa espressione, e mi rivolgo anche ai nostri Uffici che elaborano la Nota di lettura del DEF, perché le loro economie sono ormai ampiamente emerse, come i dati ci dimostrano - che sono Cina, India, Russia, Brasile e una parte dell'Africa, contribuiscono in maniera più significativa alla crescita mondiale e terranno in qualche modo alto, anche a quel 6,5 per cento, l'incremento del commercio mondiale.
Allora, in una situazione come questa, visto che il traino continua ad essere quello delle economie emergenti, dal momento che stiamo parlando anche del futuro provvedimento sullo sviluppo che il Governo si è impegnato ad elaborare e a presentare, mi chiedo che cosa si stia facendo effettivamente a sostegno dell'export italiano, che ancora, anche alla chiusura del 2011, ci consegnerà un dato positivo, con un incremento del 4,4 per cento.
Sottolineo la vicenda imbarazzante, passata abbastanza sotto silenzio, della presenza italiana alla recentissima fiera Anuga svoltasi a Colonia, in Germania, che è una delle più importanti fiere (se non quella più importante) del settore agroalimentare: l'Italia ha fatto una figura davvero imbarazzante e preoccupante. Io non sono mai stato un sostenitore dell'intoccabilità delle strutture pubbliche e, quindi, posso affermare - sono stato Sottosegretario per il commercio estero per due anni - che l'Istituto nazionale per il commercio estero (ICE) era una struttura che andava profondamente riformata, soprattutto nella sua rete estera, ma anche nella sua presenza sul territorio nazionale, in Italia. Mi chiedo se oggi, in questa situazione, possiamo permetterci un'assenza totale del sostegno pubblico all'internazionalizzazione dell'impresa (che non è soltanto l'export). Guardo in particolare lei, signora Presidente, che proviene da una delle aree più dinamiche del Paese, dove la piccola e la media industria, e non la grande impresa, ha effettivamente bisogno di un chiaro, trasparente e visibile sostegno all'esportazione e all'internazionalizzazione. Ebbene, alla fiera Anuga di Colonia, l'Italia, che doveva essere presente con uno stanziamento di 2,5 milioni di euro, si è presentata con zero risorse, a cui hanno dovuto sopperire per 900.000 euro alcune strutture imprenditoriali e per 1,3 milioni di euro direttamente gli organizzatori tedeschi. Ritengo sia un modo di presentarsi all'estero che grida davvero vendetta.
Mi domando, allora, se non sia necessario (mi rivolgo anche al sottosegretario Giorgetti), proprio in sede di elaborazione del cosiddetto decreto sviluppo, riprendere la proposta della costituzione di un'agenzia, che non sia un meccanismo di carattere burocratico o - per così dire - in mano alle burocrazie, ma che veda la partecipazione reale di coloro che fanno internazionalizzazione e non solo ne parlano (che è tutta un'altra questione), vale a dire delle imprese in carne ed ossa.
Allo stesso modo è imbarazzante, sempre su questo terreno, il comportamento dissoluto del Governo nei confronti di alcuni punti delicatissimi che riguardano ancora i nostri interessi nazionali. Mi riferisco alla Libia di cui noi siamo il primo partner commerciale (vorrei ricordassimo sempre che l'Italia è il primo partner commerciale della Libia): a fronte di tutto questo, il Governo italiano non sta avviando alcuna iniziativa nei confronti dei Paesi del Maghreb e, soprattutto, dei Paesi dell'Africa che si sono rimessi decisamente in movimento sul terreno dello sviluppo.
Per tali motivi, sono necessarie freschezza e capacità innovativa; bisogna mettersi alle spalle un vecchio modo di ragionare e di operare; bisogna chiamare ad un grande sforzo di responsabilità nazionale tutte le forze economiche e sociali del Paese; bisogna richiamare - come ha poc'anzi evidenziato il senatore Morando - ad un grande sforzo a livello europeo in direzione di un salto di qualità nel coordinamento delle politiche economiche. Io credo, però, che sia necessario anche un salto di qualità nel coordinamento delle iniziative a livello nazionale e dei soggetti che devono partecipare a tale sforzo.
In secondo luogo, se si esamina il Documento di economia e finanza, si può notare che un altro punto di grande difficoltà riguarda l'andamento dei consumi finali nazionali. Per questi ultimi si cifra per il 2011 un incremento dello 0,7 per cento e poi un'ulteriore contrazione nel biennio 2012-2013 dello 0,4 per cento: quindi, i consumi finali nazionali si attesteranno allo 0,4 per cento nel 2012 e allo 0,4 per cento nel 2013 e poi torneranno ad un leggero incremento dello 0,7 per cento nel 2014. Ricordo, però, che nel precedente Documento di economia e finanza il 2014 era stimato come l'anno in cui i consumi avrebbero avuto una ripresa dell'1,3 per cento. La Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza ci dice quindi che al 2014 l'incremento dei consumi nazionali sarà dimezzato rispetto alla previsione dello stesso DEF dell'aprile scorso.
Questa situazione non fa altro che fotografare quello che noi vediamo girando l'Italia tutti i giorni, vale a dire - e concludo, signora Presidente - una grande sofferenza sociale che ci viene consegnata dai dati che ho appena richiamato sui consumi finali nazionali e dal fatto che la pressione fiscale effettiva dell'Italia è ormai stimata intorno al 44,7-44,8 per cento.
A tutto questo si associa il fatto che, da qui a settembre, dovrà essere applicata la cosiddetta delega fiscale, che viene cifrata - com'è stato ricordato dal relatore - in 4, 16 e 20 miliardi per i prossimi tre anni. Mi chiedo se non sia il caso di aprire anche su questo un tavolo di discussione e di confronto vero - che veda la partecipazione, non solo delle forze sociali, ma anche dell'opposizione - su come s'intende procedere su un terreno come questo, che riguarda carne e sangue della vita dei contribuenti e dei cittadini italiani: 4, 16, 20 miliardi in tre anni è un obiettivo che fa tremare le vene e i polsi! Dove si andranno a reperire queste risorse? Forse tagliando in maniera del tutto indiscriminata le agevolazioni, le detrazioni e le deduzioni fiscali? O forse non sarebbe il caso di fare, invece, un lavoro vero nel merito - lo definirei di spending review, anche se questo metodo non si può applicare in tal senso - per intervenire dove è necessario - e ci sono sacche di parassitismo - e salvare così tutto ciò che diventa un elemento di salvaguardia dei consumi e del livello di vita degli italiani?
Credo che si debba intervenire presto e che lo si debba fare con uno spirito innovativo, così come sono convinto che questa discussione debba essere fatta anche con riferimento alla struttura delle aliquote previste per l'IRPEF. Nel 1994 ci avete raccontato la favola delle due aliquote (23 e 33 per cento): era l'epoca della flat tax, se ricordate, era un altro mondo. Oggi credo però che siano del tutto insufficienti anche queste strutture delle aliquote (20, 30 e 40 per cento), che non possono corrispondere minimamente a quelli che sono gli andamenti della diseguaglianza sociale, che in questi anni è stata fortissima e si è accentuata nel nostro Paese.
Dal momento che abbiamo alle spalle un massiccio intervento di stabilizzazione, mi auguro che si possa raggiungere nel 2013 il pareggio di bilancio - come esponente dell'opposizione lo rivendico come nostro grande obiettivo, anche se non so se se ci riusciremo, considerati gli attuali andamenti macroeconomici - con strumenti e con politiche decisamente diversi da quelli che sono stati messi in campo.
Lasciate stare il dibattito sui condoni e rapportatevi con i problemi veri dell'Italia, che come opposizione vi stiamo rappresentando, e cerchiamo di fare tutti uno scatto in avanti per affrontare temi come questi, che riguardano il futuro del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Molinari).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Baldassarri. Ne ha facoltà.