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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 620 del 11/10/2011


FLERES (CN-Io Sud-FS). Signor Presidente, come Coesione Nazionale-Grande Sud avremmo preferito certamente analizzare un Documento di economia e finanza, come aggiornato dalla Nota in discussione, più politico e meno computistico. Avremmo preferito analizzare un Documento di economia e finanza che, oltre a individuare con precisione scrupolosa i dati riguardanti le crescite reali o virtuali, ipotetiche o no, avesse anche indicato una traccia per le politiche di sviluppo di questo Paese e, in particolare, per alcune zone di questo Paese.

Tuttavia, non c'è dubbio che il Documento di economia e finanza 2011, come aggiornato, costituisca una traccia ben precisa dell'andamento dell'economia globale, dei Paesi dell'Unione europea e del nostro Paese, grazie al quale è possibile individuare elementi utili ai fini dell'elaborazione di politiche di sviluppo per questo Paese. Mi chiedevo, mentre ascoltavo il collega Lenna che svolgeva la sua relazione, se è possibile sperare che le cifre e gli auspici contenuti nel Documento di economia e finanza nel 2011, come aggiornato, siano fondati.

Personalmente mi auguro di sì, ma auspico pure che chi deve leggere, interpretare e porre alla base della propria azione politica e delle proprie politiche queste cifre, che certamente sono chiare e intelligibili, le sappia comprendere fino in fondo, non tanto per gli aspetti aritmetici - per quello è sufficiente un computista ‑ quanto per gli aspetti politici e per quelli legati alla struttura dello Stato, all'organizzazione dello Stato e degli enti locali, agli interventi che lo Stato dispone nell'economia.

Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, personalmente sono convinto che i tagli orizzontali comportino un rallentamento per i processi di sviluppo di questo Paese, perché non fissano delle politiche e trattano un settore alla stessa stregua di un altro, senza tener conto che può esserci un'emergenza o un'esigenza molto più articolata in un campo piuttosto che in un altro. Personalmente, comprendo che, nella prima fase di questa legislatura, la scelta dei tagli orizzontali fosse obbligata perché il Paese certamente veniva fuori da una situazione di disagio finanziario ma anche di allegra gestione delle risorse pubbliche che meritava un taglio orizzontale acritico. Ma per quanto tempo devono continuare i tagli acritici alle politiche di sviluppo del nostro Paese?

Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, i ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione stanno costituendo un grave handicap per le possibilità di ripresa della nostra economia e stanno demoralizzando coloro i quali intendono battersi per continuare a fare gli imprenditori, per continuare ad offrire lavoro, sviluppo e crescita economica a questo Paese, così come la paralisi e la politicizzazione della giustizia costituiscono elementi di forte rallentamento per lo sviluppo. Quale impresa, nazionale o internazionale, è disponibile a rischiare i propri capitali senza la certezza del diritto nel rapporto con la pubblica amministrazione e con la giustizia e senza la certezza dei tempi nell'esecuzione dei diversi provvedimenti e delle diverse fasi?

L'evasione fiscale che si concentra al Nord e il lavoro nero che si concentra al Sud costituiscono due facce di una medesima medaglia fatta di disagio e di difficoltà nel resistere alla crisi economica, difficoltà che determina una forzatura degli obblighi di legge, fiscale in un caso e contrattuale, relativamente al rispetto delle discipline del lavoro dipendente, nell'altro. Ecco, questi due fenomeni devono costituire due grandi campanelli d'allarme, perché devono indicarci due modi diversi, ma sostanzialmente identici, di affrontare la crisi facendo sostanzialmente una giustizia sommaria con le proprie risorse, con i propri mezzi.

Questo Paese non si può più permettere di avere un tasso di evasione fiscale alto come quello che si registra, ma neanche di avere una reazione schizofrenica relativamente al contrasto all'evasione fiscale per cui si perseguita il barista che ha dimenticato di rilasciare lo scontrino e lo si multa per decine di migliaia di euro e poi si tollerano i grandi evasori fiscali che a colpi di transazioni fasulle, di vendite fasulle e approvvigionamenti altrettanto fasulli evadono decine di milioni di euro. Così come, dall'altra parte, è intollerabile che vi sia un'area del Paese in cui non esistono garanzie occupazionali di natura contrattuale, non esiste la previdenza, non esiste l'assistenza, in pratica esiste il lavoro nero. Se questo Paese decide di affrontare questi problemi, deve farlo senza nascondersi dietro un dito: deve decidere se affrontarli nella gravità che essi manifestano o se ignorarli e affrontarli in maniera politicizzata, tenendo conto che in un caso sono rappresentati gli interessi di una determinata area geografica e nell'altro quelli di un'altra area geografica (come se il Paese non fosse unico e come se la crisi non la stessimo subendo tutti).

Onorevoli colleghi, onorevole rappresentante del Governo, onorevole Presidente, è necessario che il Governo venga presto in Aula e, partendo dalle cifre di questo aggiornamento del Documento di economia e finanza, che desidero dare per buone, nonostante le perplessità che ho manifestato, offra al Parlamento la possibilità di valutare una strategia che non può più essere soltanto di tagli orizzontali: deve essere una strategia di crescita e di sviluppo, una strategia di investimento, una strategia di scelta, una strategia perequativa. Non è possibile scrivere nel DEF che esiste un preoccupante rallentamento della produzione, del prodotto interno lordo nel Mezzogiorno d'Italia, senza parallelamente sostenere che si tratta dell'area del Paese meno infrastrutturata rispetto alle altre.

Come volete che si sviluppi il Mezzogiorno d'Italia se non viene immediatamente avviato un percorso perequativo dal punto di vista infrastrutturale? Non può svilupparsi se non vengono colmate le differenze di natura economica, figlie di quella sperequazione infrastrutturale pagata in questo momento dal Mezzogiorno d'Italia e anche da tutte quelle altre aree del Nord e del Centro che vivono condizioni di minore sviluppo a causa di una scarsa infrastrutturazione o più semplicemente di una poco attenta politica di sviluppo mostrata nei loro confronti.

Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, valuteremo il contenuto di questa Nota e decideremo di sostenerla con maggiore veemenza e decisione quando sapremo esattamente quali sono le scelte di crescita che il Governo intende compiere, partendo da questa analisi e soprattutto formulando una terapia credibile e fondata. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Morando. Ne ha facoltà.