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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 620 del 11/10/2011


PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione. Avverte che, secondo quanto stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, le proposte di risoluzione potranno essere presentate entro la fine della discussione.

Saluta, a nome dell'Assemblea, gli studenti dell'istituto comprensivo di Roccafluvione, in provincia di Ascoli Piceno, presenti nelle tribune. (Applausi).

FLERES (CN-Io Sud-FS). I senatori di Coesione nazionale-Io Sud-Forza del Sud avrebbero preferito discutere un documento di taglio più politico e meno ragionieristico: il Governo non ha solo il compito di aggiornare i dati macroeconomici, ma anche quello di fornire indicazioni in tema di sviluppo, di perequazione, di organizzazione centrale e periferica dello Stato. Ammesso che le previsioni della Nota di aggiornamento possano realizzarsi, a partire da queste cifre si dovrebbe proporre una strategia per promuovere la crescita specie al Sud, per garantire equità, per assicurare il rispetto delle regole fiscali e previdenziali che tendono ad essere eluse in periodi di crisi. Economia sommersa nelle regioni settentrionali e lavoro nero nelle regioni meridionali sono due grandi questioni da affrontare: l'Esecutivo dovrebbe perseguire i grandi evasori, garantire il rispetto delle tutele sul lavoro, promuovere investimenti per potenziare le infrastrutture del Mezzogiorno. Una terapia credibile dovrebbe rimuovere alcuni ostacoli fondamentali alla crescita quali i ritardati pagamenti della pubblica amministrazione, che demoralizzano gli imprenditori, e la paralisi della giustizia, che disincentiva gli investimenti esteri. Il contenimento della spesa, inoltre, deve essere selettivo: il metodo dei tagli lineari, che all'inizio della legislatura rappresentava una scelta obbligata, costituisce oggi un freno allo sviluppo. (Applausi dal Gruppo PdL).

MORANDO (PD). La Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, presentata dal Governo sia per ottemperare ad una previsione della nuova legge di contabilità, sia per adeguare la politica economica e di bilancio del Paese ai mutamenti globali intervenuti negli ultimi mesi, è profondamente deludente. Innanzitutto, con un inspiegabile atteggiamento remissivo, il Governo rinuncia a delineare la posizione che intende adottare nelle sedi europee, dove si discute sulle strategie da intraprendere per contrastare la crisi: a fronte dell'attivismo degli Stati Uniti, che si apprestano a varare un cospicuo piano di sostegno all'occupazione, e della Francia e la Germania, che nei periodici incontri bilaterali concordano scelte comuni di politica economica, fiscale e monetaria, risulta ancora più evidente l'immobilismo del Governo, travolto da una crisi politica interna ed incapace di far valere il ruolo dell'Italia, che resta comunque una delle dieci economie più importanti al mondo. In secondo luogo, nella Nota di aggiornamento manca una corretta valutazione degli effetti recessivi prodotti dalle manovre di stabilizzazione della finanza pubblica già adottate, in particolare quella varata in agosto, che - su indicazione del Parlamento - avrebbe dovuto essere orientata principalmente alla riduzione della spesa pubblica e invece ha finito per essere sbilanciata sul lato dell'innalzamento della pressione fiscale, che presto supererà il 45 per cento. È peraltro assente qualsiasi riferimento alle misure per la crescita, benché il Governo si appresti ormai a varare il cosiddetto decreto sviluppo. Se si vuole evitare l'inesorabile declino del Paese, bisogna accelerare l'entrata a regime delle riforme del sistema pensionistico già approvate (con l'applicazione generalizzata del sistema contributivo e l'innalzamento dell'età per accedere alla pensione in base alle migliori aspettative di vita) e varare al più presto misure di sostegno per i giovani - in particolare per le donne - compensandole mediante aumenti della pressione fiscale su consumi e patrimoni. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Astore e Molinari).

PRESIDENTE. Saluta, a nome dell'Assemblea, una rappresentanza di amministratori dei Comuni di Dro, Drena e Lasino della Provincia autonoma di Trento, presente nelle tribune. (Applausi).

LANNUTTI (IdV). Avendo rinunciato a varare un sistema di regole certo per disciplinare il mercato finanziario, gli Stati sovrani sono in parte responsabili di una crisi economica, paragonabile per intensità e durata alla depressione del secolo scorso, che tuttavia è da addebitare principalmente all'oligarchia finanziaria, formata da banche centrali, banche di affari e agenzie di rating. La politica è dunque chiamata a riaffermare il proprio primato sui tecnocrati, i quali impongono ai Governi l'adozione di manovre rigidissime, le cui conseguenze sulle economie e le società di tutti i Paesi, già provate dagli effetti della crisi, sono devastanti. È ormai indispensabile cambiare stile di vita, essendo finita l'abbondanza che ha creato una società fondata sui debiti, e recuperare la sobrietà, la capacità che ha sempre contraddistinto le famiglie italiane di fare sacrifici e risparmiare. Il Governo italiano, dopo aver sottovalutato la crisi, ha varato misure che gravano sui cittadini onesti e sui giovani, mentre avrebbe dovuto andare a colpire - come più volte proposto dall'Italia dei Valori - gli evasori, coloro che hanno usufruito dello scudo fiscale per rimpatriare i loro ingenti capitali o che sono totalmente sconosciuti al fisco. Queste scelte alimentano il malcontento sociale e soprattutto le proteste dei giovani, i quali si vedono privati delle prospettive per il futuro: per solidarietà nei loro confronti l'Italia dei Valori parteciperà alla pacifica manifestazione di protesta che si terrà a Roma, sabato prossimo. (Applausi dal Gruppo IdV. Congratulazioni).

PIGNEDOLI (PD). La Nota di aggiornamento in esame conferma le preoccupazioni da tempo espresse dal Partito Democratico: la crisi non può essere affrontata esclusivamente con politiche basate su tagli e rigore della spesa, ma necessita anche interventi strutturali e innovazioni di sistema per la crescita, una riforma del fisco, investimenti sulla ricerca, il passaggio dalla conservazione, incentrata sulla difesa delle rendite consolidate, alla dinamicità, ad una visione proiettata al futuro. E tutto ciò è assente dal documento e nella politica del Governo. Una svolta appare tanto più necessaria nel settore agroalimentare, bisognoso di interventi decisi atti a preservare il primato e l'alta qualità conseguiti dal made in Italy e testimoniati dai soddisfacenti dati delle esportazioni e dalla leadership nel campo dei prodotti tipici. Il Governo farebbe bene ad investire su tali potenzialità, anche in considerazione della scarsissima attenzione rivolta nel corso degli ultimi anni al settore agricolo, caratterizzato da un preoccupante calo dei redditi reali, dalla chiusura di numerose aziende e dal costante ridimensionamento della superficie coltivata. L'agricoltura merita di assumere un ruolo centrale nella politica economica del Paese, che ne deve stimolare la competitività, l'innovazione, l'ammodernamento del sistema produttivo ed una maggiore efficienza delle strutture pubbliche preposte al sostegno e alla ricerca. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Molinari).

Presidenza della vice presidente MAURO

TANCREDI (PdL). La Nota di aggiornamento attesta una conferma degli obiettivi del Governo sui saldi della finanza pubblica: in particolare, si conferma l'obiettivo del raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2013, pur riconoscendo l'effetto depressivo delle due manovre varate nei mesi passati e tenuto conto della bassa crescita prevista, comune all'area euro ma legata anche a specifici fattori strutturali dell'economia italiana. Il problema della crescita rimane ancora aperto e necessita di politiche espansive di spesa e di sviluppo che non possono però essere adottate in questo momento di difficile congiuntura economica; allo stesso modo, le norme adottate di riduzione della spesa strutturale non sono in grado di intervenire a breve sui saldi delle annualità in corso, potendo produrre i loro effetti solo nei prossimi anni. Quanto ai possibili interventi una tantum sul volume del debito pubblico, il Documento indica le privatizzazioni e misure di alienazione del patrimonio pubblico. Al centro del dibattito sono anche ipotesi di riforma della previdenza, una patrimoniale o un eventuale condono, tutte misure che potrebbero consentire di reperire risorse ai fini dell'abbattimento del debito pubblico e di recuperare credibilità nei mercati, confermando con i fatti agli interlocutori internazionali la volontà di affrontare con fermezza la crisi. È auspicabile la costituzione di una forte e solida governance politica europea, atteso che negli ultimi anni l'intera classe dirigente europea ha evidenziato un deficit decisionale e di coordinamento e che sempre più impellenti appaiono gli interventi a sostegno di alcuni Paesi, tra i quali rischia di annoverarsi anche l'Italia, malgrado la seria e rigorosa politica adottata. (Applausi dal Gruppo PdL).

AGOSTINI (PD). La Nota di aggiornamento consegna il quadro di un Paese che versa in una condizione di sostanziale stagnazione, con evidenti tratti di recessione: la consistente contrazione della crescita si accompagna infatti ad un preoccupante allargamento del gap di sviluppo tra l'Italia e gli altri Paesi più avanzati, in un contesto internazionale, peraltro, in cui la funzione di traino dell'economia viene ad essere sempre più svolta dai Paesi emergenti. Il Governo colpevolmente evita qualsiasi iniziativa tesa a promuovere l'export e l'internazionalizzazione delle imprese, come da ultimo testimoniato dal mancato stanziamento di risorse per la partecipazione all'importantissima fiera Anuga di Colonia, in Germania, cui hanno dovuto sopperire alcuni imprenditori privati ed addirittura gli organizzatori tedeschi: ciò dovrebbe far riflettere sulla necessità di riprendere la proposta di costituzione di un'agenzia per favorire l'internazionalizzazione, della quale faccia parte anche il tessuto imprenditoriale italiano. Allo stesso modo, desta sconcerto il sostanziale immobilismo del Governo di fronte alla ripresa economica dei Paesi dell'Africa settentrionale, che apre prospettive di sviluppo e di nuovi mercati in cui investire, rendendo necessari maggiori sforzi e iniziative da parte delle istituzioni italiane ed europee ed un maggior coordinamento tra di esse. Nel complesso, il Documento fornisce il quadro di una grande sofferenza sociale, testimoniata dal rallentamento del tasso di incremento dei consumi nazionali e da una pressione fiscale stimata intorno a quasi il 45 per cento. Auspica, infine, un'approfondita riflessione sull'adeguatezza della struttura delle aliquote previste per l'IRPEF, nonché sulle modalità di reperimento delle risorse necessarie per procedere all'attuazione della delega fiscale, considerata l'inopportunità di eliminare in modo indiscriminato agevolazioni e detrazioni fiscali. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Molinari).

BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Giunge finalmente in Parlamento la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2011 che almeno in parte corregge l'inadeguatezza del quadro macroeconomico tracciato dal Governo nel DEF presentato in aprile. Nella Tavola relativa al conto della pubblica amministrazione a legislazione vigente, la Nota rivela cifre inequivocabili, che non si riferiscono più a previsioni puramente tendenziali ma incorporano gli effetti delle decisioni assunte con la manovra economica di agosto. L'aumento delle tasse ammonterà a 92 miliardi: in parte servirà a ridurre, con la prospettiva di azzerarlo, il deficit pubblico, ma non è chiaro dove confluirà la restante parte di tali maggiori entrate. Emerge che la manovra è composta interamente da aumento dell'imposizione, aumento della spesa corrente e tagli (in particolare, tagli di 15 miliardi agli investimenti in infrastrutture, una misura con cui il Governo ha superato le più pessimistiche previsioni di quanti criticavano la manovra di agosto): tutto ciò avrà effetti depressivi ben immaginabili sull'economia del Paese, tant'é che nella Nota lo stesso Governo rivede in deciso e drastico ribasso le stime sulla crescita fino al 2014. La Nota finisce quindi per smascherare un atteggiamento omissivo e fuorviante del Governo in merito ai dati relativi alla crescita, alla spesa per interessi e alla spesa corrente, che tutti insieme lasciano presagire che nel 2013 il Paese avrà ancora un deficit di circa 22 miliardi. È auspicabile che l'imminente dibattito sul cosiddetto decreto sviluppo e sulla legge di stabilità costituisca l'occasione di cambiare rotta, occupando il confronto politico su tematiche ben diverse dai condoni e da ulteriori aumenti di tasse, prevedendo un serio taglio delle spese correnti improduttive e di sostegno alla crescita, alle famiglie e alle imprese, per raggiungere l'obiettivo del pareggio di bilancio e di equilibrio finanziario. E' inoltre indispensabile approntare strumenti istituzionali di controllo e certificazione dei bilanci pubblici, un'Alta autorità sulla spesa pubblica, perché anche la Nota oggi in esame contiene numerosi trucchi contabili: una sovrastima della crescita, una sottostima della spesa corrente, una anomala correzione della stima della spesa per interessi. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Pinzger, De Toni e Molinari. Congratulazioni). Allega ai Resoconti della seduta una tabella nella quale ad agosto aveva indicato gli effetti delle due recenti manovre e che di fatto corrisponde a quanto oggi riportato dalla Nota (v. Allegato B).

PRESIDENTE. Rinvia il seguito della discussione ad altra seduta.