TONINI, SCANU, PEGORER - Ai Ministri degli affari esteri e della difesa - Premesso che:
l'articolo 4, comma 19, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130, recante la proroga delle missioni internazionali e degli interventi di cooperazione allo sviluppo per il secondo semestre del 2011, autorizza la spesa di oltre 58 milioni di euro per la missione militare finalizzata alla protezione dei civili e delle aree a popolazione civile, nonché per il rispetto del divieto di sorvolo nello spazio aereo in Libia;
l'autorizzazione di spesa per la missione in Libia è tuttavia circoscritta al periodo 1° luglio-30 settembre 2011, e rappresenta non solo un limite finanziario, ma anche un'autorizzazione politica alla prosecuzione delle operazioni militari nell'area, cui volutamente, a differenza delle molte altre previste nel decreto, è stata data una scansione temporale ridotta;
il comunicato stampa pubblicato a conclusione della riunione, svoltasi il 5 e 6 ottobre 2011, dei Ministri della difesa dei Paesi Nato e dei Paesi partner coinvolti nella missione "Unified protector" in Libia rende noto che tale missione, nonostante si stia avvicinando il termine, non è ancora conclusa;
il Governo, nonostante l'evidente vuoto legislativo a copertura della missione, non ha ritenuto né di assumere le necessarie determinazioni legislative d'urgenza attraverso l'emanazione di un decreto-legge, né di informare il Parlamento circa la decisione di prolungare la missione,
si chiede di sapere:
quale sia stata la posizione assunta dal Governo italiano in sede Nato e quale sia l'attuale impegno delle Forze armate italiane nella missione "Unified protector";
se il Governo non ritenga urgente riferire in Parlamento, anche al fine di provvedere alla necessaria copertura legislativa e politica alla missione in Libia.
(3-02428)
D'ALIA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
le vicende legate ai fenomeni migratori dal Nord-Africa hanno acceso i riflettori sullo scalo portuale di Porto Empedocle. Anche a livello governativo se ne è ribadita l'importanza ricordando come, in virtù dell'articolo 4 della legge 26 gennaio 1994, n. 84, esso sia considerato porto di classe II e categoria II e quindi "di rilevanza economica nazionale";
Porto Empedocle, infatti, costituisce, insieme a Lampedusa, il caposaldo di una calda frontiera sul Mediterraneo su cui i riflettori sono insistentemente accesi da oltre un decennio, causa anche il fenomeno migratorio verso le coste del nostro Paese e, per il suo tramite, verso l'Europa;
eppure lo scalo in questione versava in pessime condizioni sino a quando tre mesi or sono lo stesso Comune di Porto Empedocle, pur non avendone titolo o alcun obbligo a riguardo, si è assunto l'onere di effettuare una massiccia opera di pulizia ai fini di porre rimedio ad una situazione di potenziale degrado, anticipando consistenti somme di denaro in modo da assicurare servizi essenziali all'interno dello scalo marittimo altrimenti a rischio;
la stessa amministrazione comunale interpellava contestualmente il competente Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sollecitandolo ad assolvere al suo dovere e formalizzando la richiesta di recuperare le somme anticipate per la pulizia dello scalo;
di fronte a tali legittime richieste, l'amministrazione comunale riceveva formale risposta dal Ministero di tenore a parere dell'interrogante assolutamente sconcertante. Infatti il Ministero dichiarava con missiva del 3 ottobre 2011 di non poter corrispondere alla richiesta avanzata dal Comune di vedersi corrisposta la somma anticipata per le opere di pulizie delle aree portuali per mancanza di risorse nel relativo capitolo di cassa;
nella missiva si precisava che effettivamente gli oneri per i servizi di manutenzione ordinaria fanno capo ad un capitolo di spesa - il cap. 1380 - assegnato alla gestione della Direzione generale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di cui tuttavia, nel corso degli anni, le dotazioni finanziarie sono state progressivamente ridotte;
nella risposta del Ministero si dichiarava inoltre che per l'esercizio corrente il suddetto capitolo poteva contare su 1 milione di euro, ma che questo era già stato impegnato per far fronte a pregresse situazioni debitorie createsi proprio a causa dell'esiguità delle risorse a fronte, invece, delle consistenti esigenze di manutenzione delle varie aree portuali rimaste nella competenza statale;
la comunicazione ufficiale del Ministero concludeva dichiarando l'impossibilità di far fronte alle richieste di ristoro avanzate dall'amministrazione comunale che sua sponte e senza averne obbligo aveva provveduto a sanare una situazione di incuria dello stesso Dicastero, salva integrazione del capitolo, avanzata alle competenti sedi ma sino ad oggi mai effettuata,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della seria situazione in cui versa il Ministero, dovuta all'impossibilità dello stesso di far fronte a precisi obblighi nei confronti delle esigenze di manutenzione ordinaria delle aree portuali rimaste nella competenza statale;
quali misure urgenti intenda adottare per ovviare alla grave situazione di inadempienza e, nel caso di specie, se e quali iniziative intenda prontamente assumere ai fini di corrispondere al Comune di Porto Empedocle le somme dallo stesso volontariamente anticipate per porre rimedio ad una situazione di degrado e assicurare servizi essenziali all'interno delle aree portuali, pur non rientrando tale impegno nelle competenze o tra gli obblighi della stessa amministrazione locale.
(3-02429)