Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 620 del 11/10/2011


POLI BORTONE - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della salute e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

già da svariati mesi, dal luglio 2011, è iniziato, nell'Azienda sanitaria locale di Taranto, il processo di annullamento della stabilizzazione di 530 dirigenti (medici, farmacisti, psicologi, biologi, eccetera), proseguito nelle ASL di Bari e Brindisi e conclusosi nella ASL di Lecce nell'agosto 2011;

appare evidente la discrepanza tra le delibere adottate dalle differenti ASL della Regione Puglia, in riferimento alla medesima sentenza della Consulta. A Taranto si è provveduto al licenziamento immediato di tutti i dirigenti stabilizzati a tempo indeterminato, salvo successivamente richiamare a tempo determinato fino al 31 ottobre 2011 gli stessi, per l'impossibilità di garantire il funzionamento dei servizi; a Bari si è scelta la strada dell'annullamento del tempo indeterminato con la trasformazione del contratto a tempo determinato sino al 31 dicembre 2011 per tutti i dirigenti stabilizzati senza esclusione alcuna; a Brindisi si è provveduto al licenziamento immediato di tutti i dirigenti, salvo confermare alcuni contratti a tempo determinato con scadenza di mese in mese per garantire i LEA (livelli essenziali di assistenza); a Lecce si è deciso di annullare, per tutti i dirigenti, il contratto a tempo indeterminato e di trasformarlo a tempo determinato con scadenza al 31 dicembre 2011 solo per alcune categorie professionali (medici, veterinari), escludendone altre (come biologi, psicologi, sociologi), per le quali si è proceduto all'immediato licenziamento, contrariamente a quanto dichiarato dalle autorità preposte alla stampa locale ("Nuovo Quotidiano di Puglia" del 6 ottobre 2011, pag. 12);

tali discrepanze incidono gravemente sul principio di equità del diritto al lavoro acquisito e consolidato, in riferimento alla stessa norma di stabilizzazione da cui è derivata l'assunzione a tempo indeterminato per i dirigenti sanitari, considerati tutti necessari ai fini della continuità assistenziale;

si è già configurata l'interruzione di pubblico servizio, l'impossibilità di garantire il diritto alla salute sancito dalla Costituzione (art. 32);

in alcune ASL, sono stati pubblicati bandi di avvisi pubblici per assunzioni a tempo determinato e, in alcuni casi, sono già stati assunti nuovi dirigenti, dimenticando e ignorando la posizione dei dirigenti stabilizzati che da vari anni prestano o hanno prestato servizio nelle aziende sanitarie;

sul "Nuovo Quotidiano di Lecce" del 3 ottobre 2011 viene denunciata la gravità della situazione dei 530 dirigenti "Licenziati e dimenticati" (così come titola l'articolo). Si rileva che c'è troppa indifferenza e un colpevole silenzio delle forze politiche locali e nazionali attorno al licenziamento di 530 dirigenti sanitari stabilizzati con la legge n. 40 del 2007, poi censurata dalla Corte costituzionale; secondo l'articolo, dopo avere garantito per anni, senza soluzione di continuità, i basilari servizi della sanità pubblica in condizioni di carenza organica e strutturale ora si vogliono rispedire a casa 530 persone. Ciò significa che 530 famiglie, che, sulla scorta di un contratto a tempo indeterminato, avevano progettato, investito, messo al mondo figli, acceso mutui, si ritrovano all'improvviso senza neppure lo stipendio per le spese vitali. Si palesa, insomma, un dramma sociale;

nello stesso articolo, viene inoltre evidenziato il differente comportamento assunto dai Governi regionali della Lombardia e del Veneto che hanno comunque garantito l'espletamento del processo di stabilizzazione in ottemperanza alle disposizioni delle proprie leggi regionali del 2007, così come stabilito dalla legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria per il 2007), in recepimento delle indicazioni delle norme europee in tema di stabilizzazione del lavoro precario, per evitare alle pubbliche amministrazioni di incorrere in contenziosi con i lavoratori con contratti a tempo determinato "prorogati" per molti anni;

viceversa, sino ad oggi la Regione Puglia ha dimostrato un atteggiamento di deresponsabilizzazione rispetto agli effetti generati dall'annullamento della procedura di stabilizzazione e dei contratti di lavoro a tempo indeterminato che ne sono derivati, come disposto dalla legge regionale n. 40 del 2007;

in questi mesi i dirigenti hanno, in varie occasioni, preso contatto con la Regione Puglia al fine di essere ascoltati ed aiutati senza avere alcun riscontro;

solo in data 6 ottobre a seguito della autodenuncia di un direttore generale, il Presidente della Regione e le autorità preposte sembrerebbero essersi resi conto degli effetti devastanti derivanti dall'annullamento dei contratti a tempo indeterminato e dal conseguente licenziamento dei 530 dirigenti sanitari, così come riportato dalla stampa locale: «La lettera di Vendola è stata inviata a seguito della comunicazione del Direttore Generale della ASL di Bari, Domenico Colasanto, che ha preannunciato di volersi autodenunciare per interruzione di pubblico servizio non essendo ormai nelle condizioni di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza a causa del blocco del turnover del personale disposto con il piano di rientro e del taglio delle spese. (...) Il Presidente ha ricordato nella lettera ai Ministri "la questione drammatica del sottodimensionamento del sistema sanitario regionale". "Comparando la Puglia ad altre regioni con popolazione analoga come l'Emilia Romagna, continua Vendola, scopriamo che da troppo tempo l'esercito degli operatori sanitari è troppo magro, che mancano molte professionalità ed una completezza quantitativa e qualitativa (...) La Regione ha cercato negli anni successivi di coprire la carenza di organico, ha bandito concorsi e ha coperti 7000 posti disponibili con avvisi pubblici. Questo processo ha subito una battuta di arresto a causa del piano di rientro e della sentenza della Consulta che ha annullato la stabilizzazione di 530 dirigenti"» ("Nuovo Quotidiano di Puglia" del 6 ottobre 2011, pag. 12);

si sta generando una situazione di allarme e caos generale anche tra la popolazione degli utenti dei servizi sanitari, già stanchi e delusi dalla sanità in Puglia fatta di "interminabili liste di attesa" e che si vedono ulteriormente penalizzati,

si chiede di sapere:

quali provvedimenti di loro competenza il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri in indirizzo intendano assumere immediatamente per garantire i servizi essenziali agli utenti pugliesi della sanità e, contestualmente, assicurare il lavoro a tutti indistintamente i professionisti interessati alla vicenda, ai quali nessun addebito può esser fatto per la circostanza che la Regione Puglia ha ancora una volta prodotto una legge a parere dell'interrogante incostituzionale;

quali interventi intendano porre in essere per evitare che la beffa divenga ancora più eclatante a seguito dei differenti comportamenti sulle riassunzioni posti in essere dalle diverse ASL pugliesi.

(4-06051)