Allegato B
Tabella allegata all'intervento del senatore Baldassarri nella discussione del Doc. LVII, n. 4-bis
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Augello, Boldi, Caliendo, Castelli, Chiti, Ciampi, Colombo, Davico, Alberto Filippi, Gentile, Giovanardi, Mantica, Mantovani, Marino Ignazio Roberto Maria, Pera, Stiffoni, Viceconte e Villari.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Belisario, Esposito, Passoni e Rutelli, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Tonini, per partecipare ad un incontro internazionale; Bornacin e Sangalli, per attività del Parlamento europeo; Allegrini, Battaglia, Caforio, Del Vecchio e Randazzo, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE).
Commissioni permanenti, trasmissione di documenti
In data 7 ottobre 2011, è stata trasmessa alla Presidenza una risoluzione - approvata nella seduta del 5 ottobre 2011 dalla 11a Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale), ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulle disposizioni minime di sicurezza e di salute relative all'esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici) (XX direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE) (COM(2011) 348 def) (Doc. XVIII, n. 108).
Ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, il predetto documento è stato trasmesso al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati (Doc. XVIII, n. 108).
Commissione parlamentare per le questioni regionali, variazioni nella composizione
Il Presidente del Senato, in data 7 ottobre 2011, ha nominato componente della Commissione parlamentare per le questioni regionali la senatrice Adriana Poli Bortone, in sostituzione del senatore Valerio Carrara, dimissionario.
Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, variazioni nella composizione
Il Presidente della Camera dei deputati, in data 7 ottobre 2011, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza il deputato Maria Letizia De Torre, in sostituzione del deputato Daniela Cardinale, dimissionaria.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatori Barelli Paolo, Tancredi Paolo, Piccone Filippo
Norme in materia di servizio di portierato (2943)
(presentato in data 05/10/2011);
senatore Carrara Valerio
Modifica all'articolo 513 del codice penale in materia di turbata libertà dell'industria del commercio e delle attività professionali (2944)
(presentato in data 06/10/2011);
senatori Barbolini Giuliano, Roilo Giorgio, Bassoli Fiorenza, Amati Silvana, Biondelli Franca, Cosentino Lionello, Donaggio Cecilia, D'Ubaldo Lucio Alessio, Fontana Cinzia Maria, Mercatali Vidmer, Rossi Paolo
Disposizioni in materia di diffusione dei defibrillatori semiautomatici esterni nei luoghi di lavoro (2945)
(presentato in data 06/10/2011);
senatori Fleres Salvo, Viespoli Pasquale, Ferrara Mario, Carrara Valerio, Piscitelli Salvatore, Poli Bortone Adriana, Saia Maurizio
Disposizioni in materia di ritardati pagamenti della pubblica amministrazione (2946)
(presentato in data 06/10/2011);
senatrice Bonfrisco Anna Cinzia
Disposizioni per la promozione della parità di accesso alle cariche elettive ed agli organi esecutivi dei comuni, delle province e delle regioni, in attuazione dell'articolo 51 della Costituzione (2947)
(presentato in data 06/10/2011);
senatori Ghedini Rita, Passoni Achille, Treu Tiziano
Abrogazione dell'articolo 9 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, in materia di collocamento obbligatorio e regime delle compensazioni (2948)
(presentato in data 07/10/2011);
senatore Galioto Vincenzo
Contributi statali all'Associazione nazionale privi della vista ed ipovedenti (ANPVI) (2949)
(presentato in data 07/10/2011);
senatori Passoni Achille, Ghedini Rita, Treu Tiziano
Abrogazione dell'articolo 8 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, in materia di sostegno alla contrattazione collettiva di prossimità (2950)
(presentato in data 07/10/2011).
Petizioni, annunzio
Sono state presentate le seguenti petizioni:
il signor Giuseppe Catanzaro, di Cammarata (Agrigento), chiede l'abolizione dei vitalizi dei parlamentari (Petizione n. 1353);
il signor Marino Savina, di Roma, chiede:
una nuova regolamentazione in materia di servizi funerari (Petizione n. 1354);
una revisione dell'utilizzazione di taluni edifici militari (Petizione n. 1355);
misure contro i ritardi di pagamento delle pubbliche amministrazioni (Petizione n. 1356);
il signor Francescantonio Cefalì, di Curinga (Catanzaro), chiede una serie di provvedimenti per lo sviluppo economico del territorio di Curinga, in provincia di Catanzaro (Petizione n. 1357);
la signora Giuliana Tofani, di Arezzo, ed altri cittadini chiedono una revisione dell'istituto dei vitalizi dei parlamentari (Petizione n. 1358);
il signor Salvatore Fresta, di Palermo, chiede provvedimenti atti ad assicurare un efficace controllo fiscale sulle società di calcio (Petizione n. 1359);
il signor Andrea Poggi, di Carmignano (Prato), chiede un provvedimento legislativo che stabilisca le retribuzioni massime dei dipendenti pubblici, statali e parastatali, degli eletti a cariche pubbliche e dei magistrati nonché delle pensioni erogate dall'INPS (Petizione n. 1360);
il signor Andrea Signorini, di Porretta Terme (Bologna), chiede:
che le funzioni di talune sopprimende province vengano assegnate alle regioni (Petizione n. 1361);
la cessazione delle missioni internazionali di pace all'estero (Petizione n. 1362);
il signor Enzo Lanini, di Bagni di Lucca (Lucca), ed altri cittadini chiedono che non si proceda all'approvazione della proposta di legge A.C. n. 3442, recante: "Disposizioni concernenti le associazioni di interesse delle Forze armate" (Petizione n. 1363);
il signor Bruno Dante, di Castel del Monte (L'Aquila), chiede misure per il contenimento della spesa pubblica nelle piccole municipalità (Petizione n. 1364).
Tali petizioni, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, sono state trasmesse alle Commissioni competenti.
Mozioni, apposizione di nuove firme
I senatori Lenna, Ramponi, Caselli, De Sena, Izzo, Pardi, Mariapia Garavaglia e D'Ambrosio Lettieri hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00478 dei senatori Lauro ed altri.
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
La senatrice Mazzuconi ha aggiunto la propria firma alle interrogazioni 4-05973 e 4-06013 della senatrice Baio ed altri.
Interrogazioni
VITA, COSENTINO, D'UBALDO, NEROZZI, RANUCCI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
da notizie di stampa si apprende che nel nuovo piano industriale di Alenia aeronautica SpA, società specializzata nella produzione di velivoli e sistemi aeronautici civili e militari, sarebbe stata prevista la fusione per incorporazione con Alenia Aermacchi e la chiusura di alcune importanti sedi come quella di Venezia e Casoria (Napoli) e di quelle capitoline di via Campania e via Bona;
inoltre, risulterebbe confermata la decisione di procedere al trasferimento del personale attualmente impiegato presso le suddette sedi romane nelle sedi produttive di Caselle (Torino), e di Pomigliano d'Arco (Napoli);
considerato che:
le profonde modifiche previste dal nuovo piano aziendale sono, di tutta evidenza, gravi ed inaccettabili e, qualora dovessero realizzarsi, pregiudicherebbero anche in modo irreversibile le condizioni economiche ed occupazionali proprio di quelle aree del nostro Paese che l'attuale crisi economica ha ulteriormente indebolito;
in particolare, desta profondo sconcerto la prevista chiusura delle sedi romane di Alenia, fiore all'occhiello dell'economia laziale, e soprattutto risulta inaccettabile il previsto decentramento di queste e, dunque, del personale che ivi opera, verso sedi produttive del Nord Italia;
è evidente che anche le scelte operate dall'azienda del gruppo Finmeccanica sono perfettamente in linea con l'evidente tentativo del Governo in carica di privilegiare l'economia di una parte del nostro Paese a detrimento di quella del Centro-Sud, cosa non più tollerabile;
la massiccia partecipazione dei lavoratori Alenia alla manifestazione e allo sciopero del 3 ottobre 2011 ha messo in evidenza il profondo disagio e la forte preoccupazione che costoro nutrono per il loro futuro e per quello delle loro famiglie,
si chiede di conoscere:
quali siano le valutazioni del Governo in merito al nuovo piano industriale di Alenia aeronautica SpA e, in particolare, come valuti la decisione di procedere alla chiusura dei due siti capitolini, ovvero di una delle eccellenze dell'apparato industria laziale;
se sia a conoscenza dei reali motivi che abbiano spinto il colosso di Finmeccanica ad adottare tale decisione e se abbia valutato le pesanti ricadute in termini economici ed occupazionali, che questa produrrebbe qualora si verificasse, in termini economico-occupazionali, sull'intero territorio laziale;
se, pertanto, i Ministri in indirizzo non ritengano di attivarsi, ciascuno per quanto di competenza, per adottare ogni misura idonea ad impedire la prevista chiusura delle sedi capitoline di Alenia aeronautica SpA;
quali urgenti iniziative si intenda mettere in campo per salvaguardare i posti di lavoro dei tanti lavoratori che attualmente prestano la loro attività presso le sedi Alenia presenti nella capitale, anche in considerazione della professionalità e qualificazione raggiunta dagli stessi e delle ricadute negative che l'eventuale trasferimento di tali sedi avrebbe sull'economia del Lazio;
se, a fronte di tale grave situazione, non si ravvisi la necessità di attivare urgentemente un tavolo istituzionale tra Governo, Regioni e i vari soggetti interessati al fine di individuare le misure strutturali idonee a limitare gli effetti negativi sul piano occupazionale.
(3-02430)
POLI BORTONE - Ai Ministri dello sviluppo economico e per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale - Premesso che:
in data 12 luglio 2011 è stato pubblicato un bando per la procedura di vendita dei rami aziendali IT ("ramo IT") e call center ("ramo call center") facenti capo ad Agile Srl in AS ed eventualmente, anche in via congiunta, con i rami d'azienda telecomunicazioni ("ramo TLC") e difesa ("ramo difesa") facenti capo ad Eutelia SpA in AS;
in data 23 settembre 2011 i commissari straordinari hanno comunicato di aver ricevuto 5 offerte: 3 per Eutelia e 2 per Agile;
agli inizi del mese di ottobre, presso l'unità di crisi della Regione Puglia si è svolto un incontro con i sindacati regionali ed una delle aziende che presumibilmente ha presentato offerta per Agile;
il 4 ottobre presso l'unità di crisi del Ministero dello sviluppo economico si è svolto un incontro fra le Regioni ed i sindacati per fronteggiare la situazione che dovesse determinarsi in seguito alla vendita qualora ci fossero (come è prevedibile) esuberi;
dal comunicato della Unione italiana lavoratori metalmeccanici (UILM) del 5 ottobre si evince che le Regioni coinvolte hanno dato disponibilità ad intervenire di concerto con il Governo per la soluzione della vertenza,
si chiede di sapere:
quali siano i tempi per l'espletamento della procedura di vendita, posto che il valore dell'azienda Agile diminuisce per effetto della fine delle commesse rimaste e che, stante questa situazione, difficilmente saranno rinnovate;
quali siano le iniziative che il Governo d'intesa con le Regioni intende mettere in campo, soprattutto per i lavoratori delle sedi di Napoli, Palermo, Avellino, Rende (Cosenza), Potenza e Bari che hanno meno commesse e quindi sono più difficilmente collocabili.
(3-02431)
POLI BORTONE - Al Ministro della salute - Premesso che:
il segretario ospedaliero e coordinatore USPPI presso l'unità operativa di Malattie dell'apparato respiratorio universitaria del policlinico di Bari da tempo ha denunciato la mancata attuazione del piano di sicurezza ed evacuazione in pneumatologia;
anche dopo un sopralluogo nessuna azione conseguente si è determinata;
tale situazione mette a serio rischio l'incolumità dei degenti, degli operatori e degli eventuali visitatori con evidenti conseguenze, anche penali;
alla disfunzione segnalata possono aggiungersi il mancato abbattimento delle barriere architettoniche e la mancata organizzazione ed attuazione della raccolta differenziata,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda intervenire nell'ambito delle proprie competenze per rimettere ordine rispetto alle disfunzioni sopra indicate.
(3-02432)
BERSELLI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
il 19 luglio 2011 il Procuratore della Repubblica di Parma, Gerardo Laguardia, intervistato da una troupe di Mediaset sulle vicende di corruzione a livello locale avrebbe dichiarato che il Sostituto Procuratore Paola Dal Monte aveva intenzione di ascoltare nel merito dell'inchiesta anche il Sindaco di Parma Pietro Vignali;
poco dopo che la notizia era uscita sul sito www.parma.repubblica.it, lo stesso Laguardia ha smentito la predetta circostanza ai microfoni dell'emittente televisiva locale "Tv Parma". L'intervista raccolta da Mediaset non è poi stata trasmessa, ma i giornalisti hanno confermato e confermano che Laguardia aveva fatto quelle dichiarazioni;
il 22 settembre 2011 sul sito Internet www.parma.repubblica.it veniva pubblicato un articolo riguardante un retroscena che getta ombre sulla inchiesta delle mazzette sul verde pubblico denominata Green Money che portò a due diverse ondate di arresti, la prima il 10 giugno 2010 e la seconda il 24 giugno 2011, nel contesto della quale sono stati arrestati funzionari e imprenditori molto vicini al sindaco di Parma. Secondo tale articolo il Sostituto Procuratore della Repubblica Paola Dal Monte avrebbe ottenuto, con la copertura del Procuratore della Repubblica Gerardo Laguardia, il trasferimento a Reggio Emilia del maresciallo Giampiero Ferri e del luogotenente Roberto Furnari, due esperti sottufficiali dei Carabinieri nei ruoli della polizia giudiziaria, perché avrebbero intralciato le indagini consentendo ad uno degli indagati di trovare l'appiglio giuridico che l'avrebbe poi portato ad ottenere la scarcerazione dal Tribunale del riesame, provvedimento poi confermato dalla Cassazione. La scarcerazione fu disposta ritenendosi l'indagato Alessandro Forni, imprenditore del verde, non colpevole di corruzione, come invece sosteneva la Procura, bensì vittima di concussione. L'impianto accusatorio della Procura veniva quindi smontato e la Dal Monte, sempre con l'avallo del Procuratore della Repubblica Laguardia, cercò di scaricare le proprie evidenti responsabilità sui due poveri sottufficiali dell'Arma. Lo smacco era sotto gli occhi di tutti e la Dal Monte dichiarò ai giornalisti di voler chiedere una sanzione disciplinare per i due carabinieri. L'apposita Commissione presso la quale fu poi avviato un procedimento disciplinare nei confronti dei due carabinieri, a seguito delle contestazioni della Procura, si legge nel citato articolo che così concluse: «La Commissione - si legge nella sentenza - non aderisce all'asserzione che i comportamenti, consapevolmente irrituali tenuti dagli incolpati, abbiano avuto significativi riflessi sul lamentato 'infortunio cautelare e sull'immagine pubblica esterna, ad opera dei mezzi di comunicazione'. Per la Corte d'appello, dunque, la colpa dei carabinieri non è aver causato la scarcerazione» degli indagati, ma solo di aver tenuto «"comportamenti pervicacemente irriguardosi delle disposizioni in materia di coordinamento e di subordinazione della polizia giudiziaria all'autorità giudiziaria". "I due incolpati, esperti e capaci ispettori, (...) non potevano non capire che, andando oltre, senza attivare il necessario coordinamento investigativo, accettavano il rischio di sovrapposizioni e di ingerenze in altra attività investigativa"»;
il 27 settembre 2011 vengono arrestati l'Assessore ai servizi educativi Bernini (Popolo della libertà), il suo assistente e due imprenditori con l'accusa di corruzione e tentata concussione per aver chiesto e ottenuto tangenti per l'assegnazione di appalti per le mense di alcuni asili e scuole elementari;
il Procuratore Laguardia organizza una conferenza stampa nel corso della quale si lascia andare a giudizi a parere dell'interrogante inopportuni e che esorbitano dalle sue funzioni; le parole del Procuratore sono riportate su un articolo pubblicato su "Il Messaggero" del 26 settembre 2011: "È grave, per non dire indecente, che si lucri anche sui pasti dei bambini delle materne e delle elementari proprio da parte di chi dovrebbe invece assicurare massima equità e controllo (…) Sarebbe opportuno che la politica e gli stessi partiti scegliessero con più attenzione le persone chiamate ad amministrare la cosa pubblica (…) Se è vero che i contatti tra Bernini e i casalesi non portarono ad alcuna conseguenza giudiziaria, è anche vero che questi erano stati accertati da un'inchiesta condotta dall'Antimafia di Napoli";
il 1° ottobre 2011 la stampa dà notizia che la Procura della Repubblica di Parma ha aperto una indagine sulla riqualificazione del locale "Ospedale Vecchio" chiedendone il sequestro preventivo. Le ipotesi di reato contestate sono l'abuso di ufficio e la violazione dell'art. 170 del codice Urbani sugli immobili di interesse storico ed artistico. Secondo l'accusa, tutta da dimostrare, sarebbe stata favorita la Ditta Pizzarotti nell'aggiudicazione dei lavori e sarebbe stata poi prevista la ristrutturazione dell'edificio invece del restauro. Indagati il vicesindaco Paolo Buzzi, gli assessori ai lavori pubblici Giorgio Aiello, al bilancio Gianluca Broglia, alla viabilità Davide Mora, alla sicurezza Fabio Fecci e al commercio Paolo Zoni. Con loro, gli allora delegati al welfare Lorenzo Lasagna, all'ambiente Cristina Sassi, all'urbanistica Francesco Manfredi, alla cultura Luca Sommi e al patrimonio immobiliare Giuseppe Pellacini;
dell'apertura dell'indagine nei confronti dei predetti assessori, in data 1° ottobre 2011, come già detto sopra, davano enorme risalto alla notizia le seguenti testate: "Alice non lo sa", "Av", "Corriere della Sera", "Gazzetta di Modena", "Gazzetta di Parma", "Il resto del Carlino", "Parma Qui", "La Repubblica", "La Sera", "La Stampa", "Polis Quotidiano" (che riportava le foto di tutti gli indagati) "L'Unità", "Parma Oggi";
ad oggi però nessuno degli indagati ha ancora ricevuto la prescritta informazione di garanzia mentre tutti i loro nomi sono stati resi pubblici, non casualmente, dopo una conferenza stampa del Procuratore della Repubblica Gerardo Laguardia;
è gravissima la fuga di notizie di cui è con tutta evidenza responsabile la Procura della Repubblica di Parma;
in Emilia-Romagna, quella di Parma è l'unica Procura attiva nelle inchieste sui reati tipici degli amministratori pubblici (corruzione, concussione, abuso di ufficio). Solo però nei confronti del Comune, unico capoluogo di provincia della regione governato dal centrodestra, la Procura di Parma ha finora profuso impegno e zelo. Non così negli altri casi. Basti pensare che il consigliere regionale e coordinatore provinciale Popolo della libertà Luigi Villani presentò alla Procura della Repubblica di Parma in data 29 marzo un circostanziato esposto con cui, riprendendo il contenuto di una interpellanza presentata l'anno scorso dal consigliere provinciale Simone Orlandini, denunciava un grave danno per la Provincia conseguente alla stipulazione di un contratto di appalto per il servizio di noleggio a lungo termine di autoveicoli per lo stesso Ente, intervenuto con una società di cui l'attuale capo di gabinetto del Presidente della Provincia è stato Presidente e collaboratore. Dell'esito di tale esposto non si sa assolutamente nulla, mentre ci si domanda per quale motivo la Procura di Parma non si fosse già autonomamente attivata lo scorso anno a seguito della interpellanza del consigliere Orlandini,
si chiede di sapere:
quale sia il giudizio del Ministro in indirizzo in merito a quanto sopra e se non ritenga di disporre una indagine ispettiva volta ad accertare eventuali responsabilità disciplinari, anche al fine di verificare se i comportamenti del Procuratore della Repubblica di Parma Gerardo Laguardia e del Sostituto Paola Dal Monte siano compatibili con la loro permanenza nei rispettivi uffici in funzione delle numerose esternazioni a parere dell'interrogante improprie di cui sono stati protagonisti, della clamorosa fuga di notizie riservate da parte della stessa Procura e della totale inerzia a fronte dei gravi fatti denunciati nel 2010 nella interpellanza Orlandini, poi ripresa nell'esposto presentato dal consigliere regionale Luigi Villani nei confronti dell'amministrazione provinciale di Parma;
se risulti che sulla citata vicenda sia pendente un procedimento penale e, in caso affermativo, a quale fase sia giunto, nonché chi siano gli indagati;
quali ulteriori iniziative di competenza intenda intraprendere con urgenza per tutelare l'immagine della magistratura di Parma, ad avviso dell'interrogante gravemente compromessa dai censurabili comportamenti della locale Procura.
(3-02433)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
TONINI, SCANU, PEGORER - Ai Ministri degli affari esteri e della difesa - Premesso che:
l'articolo 4, comma 19, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130, recante la proroga delle missioni internazionali e degli interventi di cooperazione allo sviluppo per il secondo semestre del 2011, autorizza la spesa di oltre 58 milioni di euro per la missione militare finalizzata alla protezione dei civili e delle aree a popolazione civile, nonché per il rispetto del divieto di sorvolo nello spazio aereo in Libia;
l'autorizzazione di spesa per la missione in Libia è tuttavia circoscritta al periodo 1° luglio-30 settembre 2011, e rappresenta non solo un limite finanziario, ma anche un'autorizzazione politica alla prosecuzione delle operazioni militari nell'area, cui volutamente, a differenza delle molte altre previste nel decreto, è stata data una scansione temporale ridotta;
il comunicato stampa pubblicato a conclusione della riunione, svoltasi il 5 e 6 ottobre 2011, dei Ministri della difesa dei Paesi Nato e dei Paesi partner coinvolti nella missione "Unified protector" in Libia rende noto che tale missione, nonostante si stia avvicinando il termine, non è ancora conclusa;
il Governo, nonostante l'evidente vuoto legislativo a copertura della missione, non ha ritenuto né di assumere le necessarie determinazioni legislative d'urgenza attraverso l'emanazione di un decreto-legge, né di informare il Parlamento circa la decisione di prolungare la missione,
si chiede di sapere:
quale sia stata la posizione assunta dal Governo italiano in sede Nato e quale sia l'attuale impegno delle Forze armate italiane nella missione "Unified protector";
se il Governo non ritenga urgente riferire in Parlamento, anche al fine di provvedere alla necessaria copertura legislativa e politica alla missione in Libia.
(3-02428)
D'ALIA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
le vicende legate ai fenomeni migratori dal Nord-Africa hanno acceso i riflettori sullo scalo portuale di Porto Empedocle. Anche a livello governativo se ne è ribadita l'importanza ricordando come, in virtù dell'articolo 4 della legge 26 gennaio 1994, n. 84, esso sia considerato porto di classe II e categoria II e quindi "di rilevanza economica nazionale";
Porto Empedocle, infatti, costituisce, insieme a Lampedusa, il caposaldo di una calda frontiera sul Mediterraneo su cui i riflettori sono insistentemente accesi da oltre un decennio, causa anche il fenomeno migratorio verso le coste del nostro Paese e, per il suo tramite, verso l'Europa;
eppure lo scalo in questione versava in pessime condizioni sino a quando tre mesi or sono lo stesso Comune di Porto Empedocle, pur non avendone titolo o alcun obbligo a riguardo, si è assunto l'onere di effettuare una massiccia opera di pulizia ai fini di porre rimedio ad una situazione di potenziale degrado, anticipando consistenti somme di denaro in modo da assicurare servizi essenziali all'interno dello scalo marittimo altrimenti a rischio;
la stessa amministrazione comunale interpellava contestualmente il competente Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sollecitandolo ad assolvere al suo dovere e formalizzando la richiesta di recuperare le somme anticipate per la pulizia dello scalo;
di fronte a tali legittime richieste, l'amministrazione comunale riceveva formale risposta dal Ministero di tenore a parere dell'interrogante assolutamente sconcertante. Infatti il Ministero dichiarava con missiva del 3 ottobre 2011 di non poter corrispondere alla richiesta avanzata dal Comune di vedersi corrisposta la somma anticipata per le opere di pulizie delle aree portuali per mancanza di risorse nel relativo capitolo di cassa;
nella missiva si precisava che effettivamente gli oneri per i servizi di manutenzione ordinaria fanno capo ad un capitolo di spesa - il cap. 1380 - assegnato alla gestione della Direzione generale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di cui tuttavia, nel corso degli anni, le dotazioni finanziarie sono state progressivamente ridotte;
nella risposta del Ministero si dichiarava inoltre che per l'esercizio corrente il suddetto capitolo poteva contare su 1 milione di euro, ma che questo era già stato impegnato per far fronte a pregresse situazioni debitorie createsi proprio a causa dell'esiguità delle risorse a fronte, invece, delle consistenti esigenze di manutenzione delle varie aree portuali rimaste nella competenza statale;
la comunicazione ufficiale del Ministero concludeva dichiarando l'impossibilità di far fronte alle richieste di ristoro avanzate dall'amministrazione comunale che sua sponte e senza averne obbligo aveva provveduto a sanare una situazione di incuria dello stesso Dicastero, salva integrazione del capitolo, avanzata alle competenti sedi ma sino ad oggi mai effettuata,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della seria situazione in cui versa il Ministero, dovuta all'impossibilità dello stesso di far fronte a precisi obblighi nei confronti delle esigenze di manutenzione ordinaria delle aree portuali rimaste nella competenza statale;
quali misure urgenti intenda adottare per ovviare alla grave situazione di inadempienza e, nel caso di specie, se e quali iniziative intenda prontamente assumere ai fini di corrispondere al Comune di Porto Empedocle le somme dallo stesso volontariamente anticipate per porre rimedio ad una situazione di degrado e assicurare servizi essenziali all'interno delle aree portuali, pur non rientrando tale impegno nelle competenze o tra gli obblighi della stessa amministrazione locale.
(3-02429)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
PEGORER - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
l'Ufficio Scolastico Provinciale di Udine con proprio decreto prot. 11027/P/C5 del 17 agosto 2011 ha pubblicato le graduatorie ad esaurimento definitive degli aspiranti alle assunzioni a tempo indeterminato e/o a tempo determinato in qualità di docenti o personale educativo nelle istituzioni scolastiche della Provincia di Udine;
secondo alcune segnalazioni giunte all'interrogante, nella formazione di tale graduatoria sarebbero state compiute violazioni nella valutazione dei titoli e nell'assegnazione dei punteggi;
è quanto emerge anche dall'istanza di annullamento in via di autotutela del suddetto decreto e della graduatoria provinciale definitiva della scuola primaria con esso approvata presentata da alcuni docenti in possesso di diploma al suddetto Ufficio scolastico provinciale di Udine il 24 agosto 2011;
detti docenti sostengono che dopo aver presentato domanda di permanenza del personale docente di III fascia per le scuole primarie ai sensi del decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca n. 44 del 2011 e dopo aver dichiarato di aver conseguito un diploma di perfezionamento universitario, si sono visti riconoscere un punteggio inferiore rispetto a quello previsto ai fini della valutazione dei titoli dalla normativa vigente in materia, ossia un punto anziché 3;
a tal proposito, infatti, l'articolo 2, comma 2, del citato decreto ministeriale n. 44 del 2011 fa riferimento alla tabella di cui al decreto ministeriale n. 27 del 2007, come integrato e modificato dal decreto ministeriale n. 78 del 2007, che al punto C.7 stabilisce che "per ogni diploma di perfezionamento, master universitario di I e II livello di durata annuale (corrispondenti a 1.500 ore e 60 crediti) con esame finale, coerente con gli insegnamenti ai quali si riferisce la graduatoria" spettano 3 punti;
inoltre, il comma 12 dello stesso articolo 2 precisa che tra i titoli previsti dal punto C.7 rientrano "i corsi di perfezionamento universitari di durata annuale, strutturati su 1.500 ora 60 crediti";
considerato che:
la decisione adottata dall'Ufficio Scolastico Provinciale di Udine rappresenta un caso isolato nella Regione Friuli-Venezia Giulia; infatti, nelle altre province, ai docenti diplomati che hanno partecipato a corsi di perfezionamento dello stesso tipo di quelli frequentati dai docenti diplomati della provincia di Udine, sono stati regolarmente riconosciuti i 3 punti previsti dalla legge;
la medesima decisione adottata dal suddetto Ufficio Scolastico Provinciale di Udine è stata adottata solo in provincia di Foggia;
tale decisione è discriminatoria e pertanto in netto contrasto con il principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti rappresentati in premessa e quali siano le sue valutazioni in merito;
se non ritenga di doversi attivare affinché l'Ufficio Scolastico Regionale per il Friuli-Venezia Giulia provveda con la massima sollecitudine a revocare o ad annullare il decreto prot. n. 11027/P/C5 richiamato in premessa nonché a modificare la graduatoria provinciale definitiva della scuola primaria con esso approvata nel rispetto della normativa vigente in materia e del principio costituzionale di uguaglianza.
(4-06046)
DE LUCA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico - Premesso che:
il 27 settembre 2011 il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha trasmesso il decreto - prot. n. DVA-DEC-2011-0000617 del 16 settembre 2011 - di autorizzazione integrata per la realizzazione della centrale termoelettrica della società Edison SpA a Flumeri (Avellino);
da anni l'amministrazione comunale di Flumeri, guidata dal sindaco Antonio Giacobbe, ha espresso la propria contrarietà alla realizzazione della suddetta centrale termoelettrica in valle Ufita, per motivi documentati con atti ufficiali;
anche l'amministrazione provinciale di Avellino ha espresso parere contrario alla costruzione dell'impianto;
con deliberazione n. 4 del 18 febbraio 2010, il Consiglio comunale ha approvato una relazione in cui vengono elencate le motivazioni della contrarietà alla centrale termoelettrica, richiamando l'attenzione del Governo sul caso e chiedendo al Ministero dello sviluppo economico di tenere conto delle innumerevoli osservazioni prodotte e di evitare di prendere decisioni senza la partecipazione degli enti locali;
come ha fatto notare l'amministrazione comunale, c'è la necessità di salvaguardare la salute dei cittadini, dal momento che l'equilibrio ambientale della valle Ufita è già fortemente a rischio per la presenza di un importante insediamento industriale (la Irisbus) e di un fiume (il fiume Calore) che versa in condizioni non ottimali;
il forte insediamento abitativo e le circa 2.000 persone che si recano ogni giorno al lavoro in valle Ufita vedrebbero le loro condizioni di salute fortemente compromesse;
l'emissione in atmosfera di inquinanti di rilievo, l'immissione nel fiume Ufita di acque calde utilizzate per il raffreddamento dell'impianto, nonché il riscaldamento dell'aria ipotizzato dal progetto relativo alla centrale termoelettrica determineranno sicure interferenze ambientali;
le zone sottoposte all'attraversamento del metanodotto necessario al funzionamento della centrale e quelle attraversate dagli elettrodotti subiranno un forte impatto ambientale ed un preoccupante inquinamento elettromagnetico;
la valle dell'Ufita, situata in prossimità della catena appenninica, è zona sismica;
la presenza, a poca distanza dalla zona individuata come sede dell'impianto, di una discarica attiva e della discarica di Difesa grande, dismessa ma ancora in attesa di bonifica, hanno inciso sugli equilibri ambientali della zona;
considerato che:
il 3 marzo 2011 il Consiglio comunale, con un apposito ordine del giorno, ha ribadito la propria contrarietà alla realizzazione della centrale nel territorio della valle dell'Ufita;
nessuno di tali motivi di preoccupazione è stato preso in considerazione da Governo e Ministeri ai quali l'amministrazione comunale di Flumeri si è rivolta;
l'ipotizzato prelevamento delle acque dalle falde acquifere per il raffreddamento della centrale termoelettrica contrasta con il progetto, già realizzato dal consorzio di bonifica dell'Ufita con un impianto di sollevamento fotovoltaico, per l'irrigazione di una vasta area a vocazione agricola;
gli effetti negativi che un tale impianto, realizzato in un contesto in cui, come detto in precedenza, sorge già un impianto industriale, produrrebbe sull'economia locale e sulla valorizzazione dei prodotti tipici e di qualità sarebbero notevoli;
64 sindaci della zona hanno sottoscritto un protocollo di intesa per presentare un progetto per la creazione di una piattaforma logistica in Valle Ufita, che darebbe alla zona un ruolo importantissimo e strategico nell'ambito di grandi assi di comunicazione Nord-Sud e Est-Ovest;
il territorio della provincia di Avellino presenta già un surplus energetico prodotto da fonti rinnovabili e quindi risulta inopportuno puntare anche su una centrale termoelettrica,
si chiede di sapere:
per quale motivo non siano state tenute nel debito conto le osservazioni formulate dall'amministrazione di Flumeri contro la realizzazione dell'impianto;
se, essendo convinto l'interrogante che sussistano tutti gli elementi per annullare la decisione di realizzare una centrale termoelettrica in valle Ufita, il Governo non ritenga di attivarsi al fine di revocare l'autorizzazione alla Edison SpA.
(4-06047)
FERRANTE, DELLA SETA - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, per i beni e le attività culturali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
negli anni immediatamente successivi all'unità d'Italia, compresi tra il 1885 e il 1892, sia sul versante peloritano che su quello aspromontano dello stretto di Messina, furono edificate, a sua difesa, 24 fortezze o batterie per il posizionamento della cosiddetta "artiglieria da costa". L'area era considerata, infatti, uno degli elementi nodali della nuova difesa nazionale oltre a punto nevralgico della navigazione commerciale nel Mediterraneo. Le 24 batterie da costa, denominate "forti umbertini" in riferimento all'epoca ed al sovrano allora regnante, furono ideate e progettate dal generale Mezzacapo, allora Ministro della guerra, nell'ambito del primo programma nazionale di difesa dei nuovi confini e costituiscono un caso forse unico di sistema fortificato con artiglieria in posizione, anche se in seguito non ebbero un determinante impiego militare, se si esclude l'utilizzazione con l'installazione di artiglierie contraeree durante il secondo conflitto mondiale;
le funzioni militari di tali batterie da costa permasero fino alla fine degli anni '60, anche se dopo il secondo conflitto mondiale la funzione prevalente non fu più quella difensiva bensì di deposito munizioni e siti dove far svolgere parte delle attività al personale militare in servizio obbligatorio di leva. Dai primi anni '70 tali batterie, ormai ex depositi munizioni, furono di fatto totalmente abbandonate e divennero oggetto, negli anni a seguire, di numerosi atti vandalici, furti ed utilizzate impropriamente anche quali discariche abusive;
all'inizio degli anni '80 un gruppo di ambientalisti iniziò una difficile battaglia per difendere falchi e cicogne che venivano illegalmente uccisi a migliaia, ogni primavera, sulle coste calabresi e siciliane dello stretto di Messina. I volontari erano giovani e meno giovani provenienti da molte città d'Italia e da Paesi quali Germania, Inghilterra, Svezia, Francia, Tunisia. I primi anni furono caratterizzati da numerose aggressioni contro i volontari ma ciò, invece di intimorire, contribuì a rafforzare la determinazione di queste persone per cambiare una tradizione locale sbagliata e cruenta, che causava un enorme danno al patrimonio naturale internazionale ed all'immagine dell'Italia;
nel corso delle attività a difesa dei migratori e della natura emerse che una delle batterie da costa ormai abbandonate, presente sul lato calabrese dello stretto, ed esattamente l'ex deposito munizioni di Matiniti inferiore (foglio 04 particella A, comune di Campo Calabro, provincia di Reggio Calabria), si trovava nella collocazione migliore per l'osservazione e la difesa dei migratori e fu subito pensato dai volontari di far nascere proprio lì un centro internazionale a difesa dei migratori;
è importante evidenziare che nel 1989 fu avanzata formale richiesta al Ministero della difesa (allora titolare del bene) dal responsabile di Legambiente dei campi internazionali per lo studio e la difesa dei migratori, per l'utilizzo temporaneo dell'ex deposito munizioni di Matiniti inferiore e, contestualmente, inviata ulteriore lettera al Presidente della Repubblica affinché volesse avviare l'iter per la dismissione del bene (allora patrimonio indisponibile dello Stato) al fine di consentire la realizzazione di tali auspici internazionali a difesa e studio della migrazione tramite l'attivazione di regolare concessione pluriennale per l'utilizzo del compendio in questione;
a seguito di numerosi incontri illustrativi circa il valore e il significato acquisito a livello internazionale dall'ex deposito munizioni di Matiniti inferiore, nel 1994 venne emanato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Presidente della Repubblica che restituì il bene all'Agenzia del demanio;
nello stesso anno, il suddetto responsabile, a nome dei numerosi attivisti di differenti Paesi europei, avanzò la formale richiesta di concessione al Ministero della difesa (che continuò, di fatto, a gestire il bene fino al 1999) e all'Agenzia del demanio per ottenere in regolare concessione l'ex deposito munizioni di Matiniti inferiore. Nel 1996, al fine di dare continuità e regolarità all'impegno nato in Calabria, fu istituita la fondazione Mediterranea Falchi Onlus, ente morale riconosciuto con deliberazione della Giunta regionale n. 6924 pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Calabria n. 22 del 1° marzo 1997, al preciso scopo di migliorare le conoscenze sulla migrazione, incentivare una maggiore attenzione delle istituzioni verso questo importante fenomeno naturale e avviare i lavori per la realizzazione del Centro internazionale per la difesa e lo studio della migrazione;
negli anni dal 1996 al 2000 fu ottenuta dalla fondazione Mediterranea Falchi Onlus la concessione temporanea, relativa al periodo primaverile, per l'utilizzo dell'ex deposito munizioni di Matiniti inferiore al fine della raccolta dati sulla migrazione e per realizzare la "festa della migrazione", attività di informazione e sensibilizzazione rivolta alle scolaresche di ogni ordine e grado della Calabria. Alla fine dell'anno 2001 la fondazione ottenne la concessione pluriennale del bene in questione, stipulando con l'Agenzia del demanio regolare contratto sessennale, rinnovabile, scaduto al 31 dicembre 2007 e non rinnovato dall'Agenzia esclusivamente poiché, nel frattempo, era avvenuto il passaggio del bene alla Patrimonio dello Stato SpA del Ministero dell'economia e delle finanze;
con l'approvazione del decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 giugno 2002, n. 112, venne istituita la società per azioni denominata "Patrimonio dello Stato SpA" per la valorizzazione, gestione ed alienazione del patrimonio dello Stato, nel rispetto dei requisiti e delle finalità propri dei beni pubblici e secondo gli artt. 823 e 829 del codice civile. Con successivi decreti furono trasferiti alla società numerosi beni tra cui l'ex deposito munizioni di Matiniti inferiore;
coerentemente con quanto previsto nel contratto stipulato con l'Agenzia del demanio ed alla storia dell'ex deposito munizioni, la fondazione ha investito gran parte delle energie e delle risorse economiche per consentire la massima valorizzazione e fruizione del bene, sebbene in un arco temporale limitato, accogliendo migliaia di studenti delle scuole calabresi, centinaia di giovani scout, campi di volontariato nazionali ed internazionali, organizzando e realizzando regolarmente il monitoraggio della migrazione pre-nuziale e post-nuziale dei rapaci e delle cicogne sul versante calabrese dello stretto, in sinergia con altre associazioni ambientaliste italiane e straniere, così come con le istituzioni locali, a partire dal Comune di Campo Calabro, dall'ente Parco nazionale dell'Aspromonte e dall'amministrazione provinciale di Reggio Calabria;
la comunità internazionale di cittadini italiani e stranieri coinvolti dalla fondazione ha contribuito e partecipato alla cura e tutela del patrimonio in questione, estendendo il grande impegno per la difesa del patrimonio naturale, quello dei migratori in particolare, anche a sentimenti di adozione e attenzione verso l'ex deposito munizioni di Matiniti inferiore ed impegnandosi per farne il Centro permanente per il monitoraggio e la ricerca sulla migrazione tra i continenti africano ed europeo e luogo d'eccellenza per la sensibilizzazione e l'educazione verso le tematiche ambientali;
la struttura militare costituita da questa batteria da costa, grazie a questo impegno internazionale, è stata quindi trasformata, nella percezione nazionale e locale, da luogo di guerra in luogo a difesa dei valori della vita e di diffusione della cultura, quale imprescindibile elemento per la corretta tutela e valorizzazione del patrimonio naturale, monumentale e culturale, reinserendo nel contesto urbano e sociale di riferimento l'ex deposito munizioni di Matiniti inferiore e utilizzandolo per scopi fortemente sentiti e vicini ai crescenti fabbisogni della collettività nazionale;
dal 2007, anno in cui è terminata la concessione del bene da parte dell'Agenzia del demanio, la fondazione Mediterranea Falchi Onlus ha continuato a pagare annualmente quanto richiesto dalla Patrimonio dello Stato SpA e, contestualmente, avanzato nuova formale richiesta al Ministero dell'economia per poter beneficiare dell'indispensabile continuità per la conservazione, valorizzazione e fruizione del bene in coerenza con gli scopi dichiarati ed evidenziando, nel contempo, l'impegno e gli investimenti privati effettuati dalla fondazione negli anni e che ammontavano a oltre 450.000 euro. Negli anni dal 2008 al 2010, inoltre, è stata organizzata un'iniziativa nazionale presso l'ex deposito munizioni, il festival per la pace e la sostenibilità denominato "Castelli di Pace", costruendo nuovi momenti di crescita e di partecipazione locale;
la fondazione ha quindi lavorato con estremo impegno per far passare questo bene dall'abbandono e dall'incuria alla conservazione, fruizione e valorizzazione "dolce", senza alcun stravolgimento, adoperandosi anche per sottrarlo a numerosi rischi di distruzione, come sarebbe potuto accadere a seguito dell'iniziale scelta operata nell'ambito dei lavori di ammodernamento dell'autostrada A3, tratto Gioia Tauro-Scilla, che aveva previsto di realizzarvi un'enorme discarica di inerti o difendendo attivamente l'area dai numerosi incendi dolosi, puntualmente accesi ogni anno nel periodo estivo. Contestualmente, di fatto, il personale della fondazione ha operato una vera e propria custodia del bene impedendo quanto invece avvenuto negli altri analoghi e limitrofi ex depositi munizioni, ancor oggi in stato di totale abbandono, oggetto di danneggiamenti e utilizzati anche quali discariche abusive;
l'ex deposito munizioni di Matiniti inferiore è oggi situato al centro della zona di protezione speciale codice IT9350300 denominata "Costa viola" ed istituita, sulla base dei dati e degli studi condotti durante i campi internazionali sulla migrazione, dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare nel rispetto della direttiva 2009/147/CEE del Parlamento europeo e del Consiglio proprio la difesa dell'importante fenomeno naturale della migrazione che interessa questo tratto di costa e relativo entroterra;
i beni demaniali trasferiti alla Patrimonio dello Stato SpA, tra cui anche l'ex deposito munizioni di Matiniti inferiore, costituiscono un patrimonio separato oggetto soltanto di gestione e valorizzazione da parte della società medesima, ma mai di alienazione con divieto di utilizzo a titolo di garanzia per operazioni di cartolarizzazione;
attraverso il decreto 29 ottobre 2010 del Ministero dell'economia "Riacquisizione in proprietà dello Stato di immobili trasferiti alla Patrimonio dello Stato S.p.A.", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 305 del 31 dicembre 2010 sono stati già opportunamente riacquisiti diversi beni alla disponibilità dello Stato;
è importante evidenziare che all'art. 33, comma 8, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, si è previsto che, entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del citato decreto, la Patrimonio dello Stato SpA venga sciolta e posta in liquidazione con le modalità previste dal codice civile. Fino all'approvazione della legge 15 luglio 2011, n. 111, atto legislativo che, a distanza di quasi 10 anni dall'istituzione della Patrimonio dello Stato SpA, con la liquidazione ne ha congelato ogni ulteriore iniziativa, non risulta sia stato possibile, ai sensi di legge, conseguire altro tipo di valorizzazione o alienazione del compendio immobiliare in questione ad essa trasferito dallo Stato;
il comma 1 dell'articolo 65 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, prevede, tra l'altro, che all'Agenzia del demanio è attribuita l'amministrazione dei beni immobili dello Stato, con il compito di razionalizzarne e valorizzarne l'impiego;
la riacquisizione dell'ex deposito munizioni di Matiniti inferiore non determinerebbe alcun rilevante effetto in termini economici dato che l'entità dell'effetto derivante dalla retrocessione allo Stato dell'immobile in esame non risulta comunque tale da riflettersi in termini significativi in ordine al livello di patrimonializzazione. È invece altresì internazionalmente nota l'importanza che il compendio su indicato continui ad essere destinato alla fondazione Mediterranea Falchi Onlus, nel quadro giuridico che lo caratterizza, coerentemente con gli obiettivi e le finalità pubbliche di difesa dell'ambiente e della natura,
si chiede di conoscere:
se, a quanto risulta ai Ministri in indirizzo, per il bene in premessa, che assume particolare rilievo nel 150° anniversario dell'Unità d'Italia, iscritto tra quelli trasferiti alla Patrimonio dello Stato SpA, sia stata prevista, a seguito dell'articolo 33, comma 8, del citato decreto-legge n. 98 del 2011, la riacquisizione allo Stato e per esso all'Agenzia del demanio nel caso in cui ciò non fosse già avvenuto;
se i Ministri in indirizzo, nel caso in cui non fossero stati a conoscenza dello speciale e meritorio impegno civico, intendano adoperarsi per consentirne la piena continuità, determinando la concessione alla fondazione Mediterranea Falchi Onlus, in virtù dell'impegno ampiamente e costantemente profuso in tanti anni a difesa, tutela e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale in questione, ed in considerazione della rilevante e positiva vetrina internazionale offerta da tale interazione pubblico-privato, dell'ex deposito munizioni di Matiniti inferiore (foglio 04 particella A, comune di Campo Calabro, provincia di Reggio Calabria);
se sia stato mai realizzato un monitoraggio dei beni demaniali trasferiti alla Patrimonio dello Stato SpA, che svolgono una funzione sociale ma con poca rilevanza economica, e sulla loro attuale posizione, e in caso affermativo se non ritengano opportuno renderlo pubblico.
(4-06048)
SBARBATI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali -
(4-06049)
(Già 3-02073)
ANDRIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, delle infrastrutture e dei trasporti e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
la provincia di Salerno è stata interessata da un violento nubifragio nella giornata del 7 ottobre 2011;
per effetto delle avversità atmosferiche si sono diffusamente verificati sul territorio provinciale allagamenti e smottamenti di terreno che hanno provocato disagio alle popolazioni residenti ed alle attività produttive ed in particolare al comparto agricolo, zootecnico e del commercio;
nel territorio comunale di San Gregorio Magno, nella frazione Teglie, al confine con il Comune di Buccino, vari smottamenti di terreno e, soprattutto, la esondazione dall'alveo del vallone Forcina, i cui argini da anni non esistono più, hanno messo a repentaglio la pubblica incolumità e a rischio una parte degli insediamenti abitativi;
per effetto di ciò e per comprensibili ragioni prudenziali, circa 200 persone si sono viste costrette ad abbandonare le proprie abitazioni, trovando poi accoglienza presso congiunti e concittadini, sebbene il Comune di San Gregorio Magno avesse tempestivamente predisposto provvisorie sistemazioni alloggiative;
un cittadino di San Gregorio Magno è rimasto ferito, fortunatamente in modo non grave, nel tentativo di trarsi in salvo, evitando così la tragedia;
alcune piccole aziende zootecniche sono state gravemente danneggiate e i detriti hanno travolto i capi di bestiame, provocandone la perdita;
tenuto conto che anche nel territorio comunale di Polla nel Vallo di Diano, si è registrata una frana in località Intranita dove una rilevante quantità di fango e di detriti ha invaso il tratto montano della Strada statale 19 che collega Polla con Brienza nel Potentino;
considerato che ancora una volta si evidenzia la necessità di interventi radicali per la prevenzione dal rischio idrogeologico che insidia notevolmente larga parte del territorio provinciale salernitano e di quello regionale campano,
si chiede di sapere:
se il Governo, attraverso la proposta dei competenti Ministri, non ritenga opportuno dichiarare lo stato di emergenza per i citati territori gravemente colpiti dalle avversità atmosferiche del 7 ottobre 2011;
se i Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza, non intendano disporre i dovuti accertamenti, al fine di conoscere l'esatta consistenza dei danni e di assicurare interventi immediati di messa in sicurezza dei territori colpiti, nonché di stanziare tempestivamente risorse finanziare per il ristoro dei danni subiti dagli operatori del comparto zootecnico e agricolo ed infine di attivare i necessari interventi volti al ripristino delle tratte viarie compromesse nella circostanza.
(4-06050)
POLI BORTONE - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della salute e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
già da svariati mesi, dal luglio 2011, è iniziato, nell'Azienda sanitaria locale di Taranto, il processo di annullamento della stabilizzazione di 530 dirigenti (medici, farmacisti, psicologi, biologi, eccetera), proseguito nelle ASL di Bari e Brindisi e conclusosi nella ASL di Lecce nell'agosto 2011;
appare evidente la discrepanza tra le delibere adottate dalle differenti ASL della Regione Puglia, in riferimento alla medesima sentenza della Consulta. A Taranto si è provveduto al licenziamento immediato di tutti i dirigenti stabilizzati a tempo indeterminato, salvo successivamente richiamare a tempo determinato fino al 31 ottobre 2011 gli stessi, per l'impossibilità di garantire il funzionamento dei servizi; a Bari si è scelta la strada dell'annullamento del tempo indeterminato con la trasformazione del contratto a tempo determinato sino al 31 dicembre 2011 per tutti i dirigenti stabilizzati senza esclusione alcuna; a Brindisi si è provveduto al licenziamento immediato di tutti i dirigenti, salvo confermare alcuni contratti a tempo determinato con scadenza di mese in mese per garantire i LEA (livelli essenziali di assistenza); a Lecce si è deciso di annullare, per tutti i dirigenti, il contratto a tempo indeterminato e di trasformarlo a tempo determinato con scadenza al 31 dicembre 2011 solo per alcune categorie professionali (medici, veterinari), escludendone altre (come biologi, psicologi, sociologi), per le quali si è proceduto all'immediato licenziamento, contrariamente a quanto dichiarato dalle autorità preposte alla stampa locale ("Nuovo Quotidiano di Puglia" del 6 ottobre 2011, pag. 12);
tali discrepanze incidono gravemente sul principio di equità del diritto al lavoro acquisito e consolidato, in riferimento alla stessa norma di stabilizzazione da cui è derivata l'assunzione a tempo indeterminato per i dirigenti sanitari, considerati tutti necessari ai fini della continuità assistenziale;
si è già configurata l'interruzione di pubblico servizio, l'impossibilità di garantire il diritto alla salute sancito dalla Costituzione (art. 32);
in alcune ASL, sono stati pubblicati bandi di avvisi pubblici per assunzioni a tempo determinato e, in alcuni casi, sono già stati assunti nuovi dirigenti, dimenticando e ignorando la posizione dei dirigenti stabilizzati che da vari anni prestano o hanno prestato servizio nelle aziende sanitarie;
sul "Nuovo Quotidiano di Lecce" del 3 ottobre 2011 viene denunciata la gravità della situazione dei 530 dirigenti "Licenziati e dimenticati" (così come titola l'articolo). Si rileva che c'è troppa indifferenza e un colpevole silenzio delle forze politiche locali e nazionali attorno al licenziamento di 530 dirigenti sanitari stabilizzati con la legge n. 40 del 2007, poi censurata dalla Corte costituzionale; secondo l'articolo, dopo avere garantito per anni, senza soluzione di continuità, i basilari servizi della sanità pubblica in condizioni di carenza organica e strutturale ora si vogliono rispedire a casa 530 persone. Ciò significa che 530 famiglie, che, sulla scorta di un contratto a tempo indeterminato, avevano progettato, investito, messo al mondo figli, acceso mutui, si ritrovano all'improvviso senza neppure lo stipendio per le spese vitali. Si palesa, insomma, un dramma sociale;
nello stesso articolo, viene inoltre evidenziato il differente comportamento assunto dai Governi regionali della Lombardia e del Veneto che hanno comunque garantito l'espletamento del processo di stabilizzazione in ottemperanza alle disposizioni delle proprie leggi regionali del 2007, così come stabilito dalla legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria per il 2007), in recepimento delle indicazioni delle norme europee in tema di stabilizzazione del lavoro precario, per evitare alle pubbliche amministrazioni di incorrere in contenziosi con i lavoratori con contratti a tempo determinato "prorogati" per molti anni;
viceversa, sino ad oggi la Regione Puglia ha dimostrato un atteggiamento di deresponsabilizzazione rispetto agli effetti generati dall'annullamento della procedura di stabilizzazione e dei contratti di lavoro a tempo indeterminato che ne sono derivati, come disposto dalla legge regionale n. 40 del 2007;
in questi mesi i dirigenti hanno, in varie occasioni, preso contatto con la Regione Puglia al fine di essere ascoltati ed aiutati senza avere alcun riscontro;
solo in data 6 ottobre a seguito della autodenuncia di un direttore generale, il Presidente della Regione e le autorità preposte sembrerebbero essersi resi conto degli effetti devastanti derivanti dall'annullamento dei contratti a tempo indeterminato e dal conseguente licenziamento dei 530 dirigenti sanitari, così come riportato dalla stampa locale: «La lettera di Vendola è stata inviata a seguito della comunicazione del Direttore Generale della ASL di Bari, Domenico Colasanto, che ha preannunciato di volersi autodenunciare per interruzione di pubblico servizio non essendo ormai nelle condizioni di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza a causa del blocco del turnover del personale disposto con il piano di rientro e del taglio delle spese. (...) Il Presidente ha ricordato nella lettera ai Ministri "la questione drammatica del sottodimensionamento del sistema sanitario regionale". "Comparando la Puglia ad altre regioni con popolazione analoga come l'Emilia Romagna, continua Vendola, scopriamo che da troppo tempo l'esercito degli operatori sanitari è troppo magro, che mancano molte professionalità ed una completezza quantitativa e qualitativa (...) La Regione ha cercato negli anni successivi di coprire la carenza di organico, ha bandito concorsi e ha coperti 7000 posti disponibili con avvisi pubblici. Questo processo ha subito una battuta di arresto a causa del piano di rientro e della sentenza della Consulta che ha annullato la stabilizzazione di 530 dirigenti"» ("Nuovo Quotidiano di Puglia" del 6 ottobre 2011, pag. 12);
si sta generando una situazione di allarme e caos generale anche tra la popolazione degli utenti dei servizi sanitari, già stanchi e delusi dalla sanità in Puglia fatta di "interminabili liste di attesa" e che si vedono ulteriormente penalizzati,
si chiede di sapere:
quali provvedimenti di loro competenza il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri in indirizzo intendano assumere immediatamente per garantire i servizi essenziali agli utenti pugliesi della sanità e, contestualmente, assicurare il lavoro a tutti indistintamente i professionisti interessati alla vicenda, ai quali nessun addebito può esser fatto per la circostanza che la Regione Puglia ha ancora una volta prodotto una legge a parere dell'interrogante incostituzionale;
quali interventi intendano porre in essere per evitare che la beffa divenga ancora più eclatante a seguito dei differenti comportamenti sulle riassunzioni posti in essere dalle diverse ASL pugliesi.
(4-06051)
MARINO Ignazio, PORETTI, PERDUCA, DE LUCA, SCANU, TEDESCO, AMATI, CAROFIGLIO, VITA, GRANAIOLA, SANGALLI, FIORONI, SANNA, DI GIOVAN PAOLO, VIMERCATI, SIRCANA, BLAZINA, BERTUZZI, MARCUCCI, TONINI, RANUCCI, CECCANTI, GHEDINI, TREU, MAGISTRELLI, MARINO Mauro Maria, NEGRI, TOMASELLI, D'UBALDO, FONTANA, ROILO, FERRANTE, PIGNEDOLI, DEL VECCHIO, BIONDELLI, CASSON, FILIPPI Marco, D'AMBROSIO, DELLA MONICA, PASSONI - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca, della salute e per la pubblica amministrazione e l'innovazione -
(4-06052)
(Già 2-00348)
RANUCCI - Ai Ministri dell'interno e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
il Comune di Roma, oggi Roma Capitale, nel febbraio 2010 ha pubblicato un bando per un concorso di 1.995 posti, suddiviso in 22 procedure selettive;
successivamente, lo stesso ha emanato un avviso pubblico, in cui le società in possesso dei requisiti richiesti sono invitate a partecipare alla gara per la gestione unica dei 22 concorsi;
all'avviso hanno risposto quattro società, tra cui la Praxi, la quale è risultata aggiudicatrice della gara;
la Praxi è la stessa società che si è occupata delle selezioni per le assunzioni del personale nell'azienda municipalizzata del Comune di Roma, ATAC, finita successivamente nell'inchiesta della Procura, denominata parentopoli, che è ancora in corso;
all'inizio dell'ottobre 2011, da organi di stampa, si apprende che la gara è stata contestata presso l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici ed è stato diffidato il responsabile del procedimento, per sospetta irregolarità, essendo state violate le norme previste dal bando;
in particolare, si evince che la Commissione esaminatrice avrebbe modificato in corso d'opera i criteri previsti dal capitolato d'appalto; in sostanza, anziché utilizzare il punteggio fissato nel bando avrebbe introdotto ex novo, per ciascuna delle cinque voci dell'offerta, classi di punteggio che avrebbero stravolto quanto precedentemente previsto nella gara; inoltre, contrariamente alla prassi, la Commissione non ha dato evidenza pubblica alle buste contenenti le offerte economiche per consentire di prendere visione della loro integrità prima dell'apertura;
se ciò che denunciano gli organi di stampa dovesse risultare vero, potrebbe significare che la gara sarebbe stata "viziata" per favorire la società aggiudicatrice;
considerato che:
desta molta perplessità e preoccupazione la coincidenza che a vincere l'appalto sia stata proprio la Praxi e cioè la stessa società finita nelle cronache di parentopoli per aver selezionato il personale ATAC;
ancora una volta il sindaco Alemanno si trova coinvolto in una vicenda dai risvolti poco chiari, dove i tentacoli della stessa vicenda sembrano estendersi anche sull'operato della giunta;
a giudizio dell'interrogante, durante questa consiliatura molte sono le vicende torbide che hanno visto e vedono coinvolto e chiamato in causa, direttamente o indirettamente, il sindaco di Roma Capitale, Gianni Alemanno, ed il suo esecutivo, quando invece il comportamento di un amministratore pubblico, soprattutto se riveste l'importante carica di sindaco della Capitale d'Italia, dovrebbe essere improntato sempre al rigore e alla trasparenza;
a quanto risulta all'interrogante, solo per fare alcuni esempi, nel corso dell'amministrazione Alemanno, Roma ha dovuto subire l'onta di avere in seno personaggi del calibro di Giorgio Magliocca, sindaco del Popolo della libertà di Pignataro Maggiore (Caserta), arrestato con l'accusa di corruzione, voto di scambio e falso; non da ultimo, l'indagine definita parentopoli grazie alla quale si è accertato che le aziende municipalizzate di AMA e ATAC sono state aperte a personaggi con i trascorsi molto foschi quali Francesco Bianco, ex Nar, un tempo vicino al gruppo dei fratelli Fioravanti e Gianluca Ponzio, ex Terza Posizione, eccetera;
considerato che a giudizio dell'interrogante sarebbe opportuno sospendere il concorso in parola fino al pronunciamento dell'Authorità per la vigilanza sui contratti pubblici,
si chiede di sapere:
quali iniziative di competenza i Ministri in indirizzo intendano assumere al fine di avviare un accertamento per chiarire eventuali irregolarità nell'assegnazione dell'appalto, per la selezione degli aspiranti dipendenti di Roma Capitale, alla società Praxi;
se il Ministro dell'interno intenda nominare una Commissione di accesso all'ente Roma Capitale al fine di verificare in generale la corretta gestione amministrativa dell'ente stesso, nonché la presenza di eventuali condizionamenti nelle procedure di assegnazione degli appalti e nelle procedure di assunzione del personale.
(4-06053)
POLI BORTONE - Ai Ministri della salute e della giustizia - Premesso che:
il segretario territoriale dell'Unione generale del lavoro (UGL) Antonio Verardi nei giorni scorsi ha denunciato, anche attraverso la stampa, le strane modalità con cui si è proceduto all'appalto per la mensa della Azienda sanitaria locale di Lecce;
ad avviso dello stesso Verardi, vi sarebbero pesanti irregolarità sulla scelta della procedura negoziata per un appalto di ben 13.400.000 euro che, peraltro, non garantisce sotto il profilo della qualità (sproporzione enorme fra costi e qualità del servizio) né sotto il profilo della igienicità, dal momento che non si è provveduto alla necessaria ed urgente ristrutturazione dei locali della cucina;
beneficiaria dell'appalto (e delle proroghe) risulta una azienda già nota alle cronache della sanità per altre vicende che riguardano altri appalti milionari di cui è risultata beneficiaria in Puglia e non solo,
si chiede di sapere quali iniziative di competenza intendano assumere i Ministri in indirizzo per ripristinare la legalità almeno in alcuni settori della sanità in Puglia, regione ormai nota per la cattiva e dispendiosa gestione del sistema sanitario.
(4-06054)
BUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
il decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, recante "Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo", convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, prevede, all'art. 2, commi da 36-quinquies a 36-duodecies, alcune disposizioni nuove e molto restrittive relative alle società di comodo;
con l'emendamento al citato decreto-legge, cosiddetta manovra di Ferragosto, si allarga il concetto di società di comodo, già previsto nell'art. 30 della legge n. 724 del 1994. In particolare, i commi 36-decies e 36-undecies dispongono che: «Pur non ricorrendo i presupposti di cui all'articolo 30, comma 1, della legge 23 dicembre 1994, n. 724, le società e gli enti ivi indicati che presentano dichiarazioni in perdita fiscale per tre periodi d'imposta consecutivi sono considerati non operativi a decorrere dal successivo quarto periodo d'imposta ai fini e per gli effetti del citato articolo 30. Restano ferme le cause di non applicazione della disciplina in materia di società non operative di cui al predetto articolo 30 della legge n. 724 del 1994» e che «Il comma 36-decies trova applicazione anche qualora, nell'arco temporale di cui al medesimo comma, le società e gli enti per due periodi d'imposta in perdita fiscale ed in uno abbiano dichiarato un reddito inferiore all'ammontare determinato ai sensi dell'articolo 30, comma 3, della citata legge n. 724 del 1994»;
le società e gli enti indicati nell'articolo 30, comma 1, della legge n. 724 del 1994, pur essendo "soggetti operativi", se presentano dichiarazioni in perdita fiscale per tre periodi d'imposta consecutivi, si considerano "di comodo" a partire dal successivo quarto periodo d'imposta. Restano ferme le cause di inapplicabilità della disciplina già previste dalla vigente normativa;
sono considerate "non operative" le società e gli enti che per due periodi d'imposta siano in perdita fiscale e in uno dichiarino un reddito inferiore a quello che si determina secondo i dettami del citato articolo 30;
concretizzandosi queste fattispecie, le società sono considerate non operative, con la conseguenza che per i soggetti IRES vi è una maggiorazione dell'imposta di 10,5 punti percentuali. Le nuove disposizioni entrano in vigore a partire dal periodo d'imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge n. 138 del 2011. Per i soggetti "solari", dunque, la norma si applica dall'anno 2012;
quindi in base alla cosiddetta manovra-bis le società che si trovano in perdita fiscale per 3 anni sono considerate automaticamente di comodo con il conseguente innalzamento della tassazione IRES dal 27,50 per cento al 38 per cento su un utile fiscale calcolato in base ad alcuni parametri dell'attivo;
la disposizione ha la funzione di colpire giustamente società fittizie, ma colpirebbe duramente anche società fiscalmente in regola e in attività, che tuttavia si trovano in difficoltà economiche;
nella provincia di Como, il comparto tessile costituisce un'importante fetta del settore industriale che si trova già da tempo in crisi insieme al settore del mobile;
tali disposizioni interverrebbero sulle aziende, drenando preziose risorse ad imprese che sono indispensabile patrimonio produttivo del Paese, mettendo altresì seriamente a rischio migliaia di posti di lavoro,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno rivedere le norme in questione, al fine di eliminare l'estensione della tassazione propria delle società di comodo alle società che sono fiscalmente in regola, ma che si trovano in perdita economica.
(4-06055)
TOMASELLI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti -
(4-06056)
(Già 3-02280)
MASCITELLI - Ai Ministri per i beni e le attività culturali, dell'economia e delle finanze e per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale -
(4-06057)
(Già 3-02008)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
2ª Commissione permanente(Giustizia):
3-02433, del senatore Berselli, sull'attività della Procura di Parma nell'ambito di una vicenda giudiziaria;
10ª Commissione permanente(Industria, commercio, turismo):
3-02431, della senatrice Poli Bortone, sulla vendita di rami aziendali facenti capo ad Agile Srl;
12ª Commissione permanente(Igiene e sanità):
3-02432, della senatrice Poli Bortone, su carenze relative al piano di sicurezza ed evacuazione presso il Policlinico di Bari.