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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 620 del 11/10/2011


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------

620a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

MARTEDÌ 11 OTTOBRE 2011

(Antimeridiana)

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Presidenza del vice presidente CHITI,

indi della vice presidente MAURO

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale-Io Sud-Forza del Sud: CN-Io Sud-FS; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Per il Terzo Polo (ApI-FLI): Per il Terzo Polo (ApI-FLI); Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI; Misto: Misto; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem.

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RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza del vice presidente CHITI

La seduta inizia alle ore 11,01.

Il Senato approva il processo verbale della seduta antimeridiana del 6 ottobre.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B ai Resoconti della seduta.

Avverte che dalle ore 11,04 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.

Discussione del documento:

(Doc. LVII, n. 4-bis) Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2011 (Relazione orale)

LENNA, relatore. Il quadro contenuto nel Documento di economia e finanza presentato ad aprile è mutato per effetto sia del rallentamento dell'economia mondiale, sia della manovra di agosto che, al fine di contrastare l'ampliamento dei differenziali di rendimento dei titoli di Stato, ha anticipato al 2013 il conseguimento del pareggio di bilancio ma può determinare nel breve periodo effetti non positivi sull'attività economica e quindi una riduzione del gettito da imposizione diretta. Il peggioramento delle prospettive macroeconomiche ha comportato una revisione delle stime di crescita: nel quadriennio di riferimento è prevista una riduzione di due punti percentuali. La Nota di aggiornamento evidenzia un rallentamento dei consumi delle famiglie, una crescita del PIL sostenuta dalla domanda estera, un miglioramento del dato relativo agli occupati ed una riduzione dell'utilizzo della cassa integrazione, un rialzo dell'inflazione per effetto dei rincari delle materie prime. Per quanto riguarda il quadro di finanza pubblica, la Nota ricostruisce le misure introdotte dalle recenti manovre correttive. Sul versante delle entrate sono previsti un aumento della pressione fiscale di circa un punto percentuale e un aumento delle entrate tributarie dovuto alla crescita delle imposte indirette. La riduzione delle agevolazioni fiscali potrebbe non determinarsi ove i medesimi effetti finanziari siano conseguiti con provvedimenti di riordino delle spese (varo della delega in materia fiscale e assistenziale e attuazione della spending review). Sul versante della spesa, le nuove stime non sono variate in modo significativo, ad eccezione dell'esercizio 2014 in cui si concentrano gli interventi di contenimento delle manovre di luglio e agosto che determinano un innalzamento dell'età media di accesso al pensionamento. La sensibile riduzione del debito prevista nel triennio 2012-2014 è da attribuirsi ai crescenti avanzi primari. A completamento della manovra per il prossimo triennio, saranno adottati provvedimenti in materia di infrastrutture, liberalizzazioni, privatizzazioni e interventi per il Mezzogiorno. Il quadro delle misure correttive, infine, non sconta l'eventuale cessione del patrimonio pubblico: questa operazione, da cui potrebbero ricavarsi dai 25 ai 30 miliardi di euro da destinare interamente alla riduzione del debito, avrebbe l'effetto diretto di ridurre la spesa per interessi e indiretto di diminuire la spesa corrente, rendendo disponibili risorse da destinare agli investimenti pubblici che appaiono necessari per riportare il Paese sul sentiero della crescita.

PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione. Avverte che, secondo quanto stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, le proposte di risoluzione potranno essere presentate entro la fine della discussione.

Saluta, a nome dell'Assemblea, gli studenti dell'istituto comprensivo di Roccafluvione, in provincia di Ascoli Piceno, presenti nelle tribune. (Applausi).

FLERES (CN-Io Sud-FS). I senatori di Coesione nazionale-Io Sud-Forza del Sud avrebbero preferito discutere un documento di taglio più politico e meno ragionieristico: il Governo non ha solo il compito di aggiornare i dati macroeconomici, ma anche quello di fornire indicazioni in tema di sviluppo, di perequazione, di organizzazione centrale e periferica dello Stato. Ammesso che le previsioni della Nota di aggiornamento possano realizzarsi, a partire da queste cifre si dovrebbe proporre una strategia per promuovere la crescita specie al Sud, per garantire equità, per assicurare il rispetto delle regole fiscali e previdenziali che tendono ad essere eluse in periodi di crisi. Economia sommersa nelle regioni settentrionali e lavoro nero nelle regioni meridionali sono due grandi questioni da affrontare: l'Esecutivo dovrebbe perseguire i grandi evasori, garantire il rispetto delle tutele sul lavoro, promuovere investimenti per potenziare le infrastrutture del Mezzogiorno. Una terapia credibile dovrebbe rimuovere alcuni ostacoli fondamentali alla crescita quali i ritardati pagamenti della pubblica amministrazione, che demoralizzano gli imprenditori, e la paralisi della giustizia, che disincentiva gli investimenti esteri. Il contenimento della spesa, inoltre, deve essere selettivo: il metodo dei tagli lineari, che all'inizio della legislatura rappresentava una scelta obbligata, costituisce oggi un freno allo sviluppo. (Applausi dal Gruppo PdL).

MORANDO (PD). La Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, presentata dal Governo sia per ottemperare ad una previsione della nuova legge di contabilità, sia per adeguare la politica economica e di bilancio del Paese ai mutamenti globali intervenuti negli ultimi mesi, è profondamente deludente. Innanzitutto, con un inspiegabile atteggiamento remissivo, il Governo rinuncia a delineare la posizione che intende adottare nelle sedi europee, dove si discute sulle strategie da intraprendere per contrastare la crisi: a fronte dell'attivismo degli Stati Uniti, che si apprestano a varare un cospicuo piano di sostegno all'occupazione, e della Francia e la Germania, che nei periodici incontri bilaterali concordano scelte comuni di politica economica, fiscale e monetaria, risulta ancora più evidente l'immobilismo del Governo, travolto da una crisi politica interna ed incapace di far valere il ruolo dell'Italia, che resta comunque una delle dieci economie più importanti al mondo. In secondo luogo, nella Nota di aggiornamento manca una corretta valutazione degli effetti recessivi prodotti dalle manovre di stabilizzazione della finanza pubblica già adottate, in particolare quella varata in agosto, che - su indicazione del Parlamento - avrebbe dovuto essere orientata principalmente alla riduzione della spesa pubblica e invece ha finito per essere sbilanciata sul lato dell'innalzamento della pressione fiscale, che presto supererà il 45 per cento. È peraltro assente qualsiasi riferimento alle misure per la crescita, benché il Governo si appresti ormai a varare il cosiddetto decreto sviluppo. Se si vuole evitare l'inesorabile declino del Paese, bisogna accelerare l'entrata a regime delle riforme del sistema pensionistico già approvate (con l'applicazione generalizzata del sistema contributivo e l'innalzamento dell'età per accedere alla pensione in base alle migliori aspettative di vita) e varare al più presto misure di sostegno per i giovani - in particolare per le donne - compensandole mediante aumenti della pressione fiscale su consumi e patrimoni. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Astore e Molinari).

PRESIDENTE. Saluta, a nome dell'Assemblea, una rappresentanza di amministratori dei Comuni di Dro, Drena e Lasino della Provincia autonoma di Trento, presente nelle tribune. (Applausi).

LANNUTTI (IdV). Avendo rinunciato a varare un sistema di regole certo per disciplinare il mercato finanziario, gli Stati sovrani sono in parte responsabili di una crisi economica, paragonabile per intensità e durata alla depressione del secolo scorso, che tuttavia è da addebitare principalmente all'oligarchia finanziaria, formata da banche centrali, banche di affari e agenzie di rating. La politica è dunque chiamata a riaffermare il proprio primato sui tecnocrati, i quali impongono ai Governi l'adozione di manovre rigidissime, le cui conseguenze sulle economie e le società di tutti i Paesi, già provate dagli effetti della crisi, sono devastanti. È ormai indispensabile cambiare stile di vita, essendo finita l'abbondanza che ha creato una società fondata sui debiti, e recuperare la sobrietà, la capacità che ha sempre contraddistinto le famiglie italiane di fare sacrifici e risparmiare. Il Governo italiano, dopo aver sottovalutato la crisi, ha varato misure che gravano sui cittadini onesti e sui giovani, mentre avrebbe dovuto andare a colpire - come più volte proposto dall'Italia dei Valori - gli evasori, coloro che hanno usufruito dello scudo fiscale per rimpatriare i loro ingenti capitali o che sono totalmente sconosciuti al fisco. Queste scelte alimentano il malcontento sociale e soprattutto le proteste dei giovani, i quali si vedono privati delle prospettive per il futuro: per solidarietà nei loro confronti l'Italia dei Valori parteciperà alla pacifica manifestazione di protesta che si terrà a Roma, sabato prossimo. (Applausi dal Gruppo IdV. Congratulazioni).

PIGNEDOLI (PD). La Nota di aggiornamento in esame conferma le preoccupazioni da tempo espresse dal Partito Democratico: la crisi non può essere affrontata esclusivamente con politiche basate su tagli e rigore della spesa, ma necessita anche interventi strutturali e innovazioni di sistema per la crescita, una riforma del fisco, investimenti sulla ricerca, il passaggio dalla conservazione, incentrata sulla difesa delle rendite consolidate, alla dinamicità, ad una visione proiettata al futuro. E tutto ciò è assente dal documento e nella politica del Governo. Una svolta appare tanto più necessaria nel settore agroalimentare, bisognoso di interventi decisi atti a preservare il primato e l'alta qualità conseguiti dal made in Italy e testimoniati dai soddisfacenti dati delle esportazioni e dalla leadership nel campo dei prodotti tipici. Il Governo farebbe bene ad investire su tali potenzialità, anche in considerazione della scarsissima attenzione rivolta nel corso degli ultimi anni al settore agricolo, caratterizzato da un preoccupante calo dei redditi reali, dalla chiusura di numerose aziende e dal costante ridimensionamento della superficie coltivata. L'agricoltura merita di assumere un ruolo centrale nella politica economica del Paese, che ne deve stimolare la competitività, l'innovazione, l'ammodernamento del sistema produttivo ed una maggiore efficienza delle strutture pubbliche preposte al sostegno e alla ricerca. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Molinari).

Presidenza della vice presidente MAURO

TANCREDI (PdL). La Nota di aggiornamento attesta una conferma degli obiettivi del Governo sui saldi della finanza pubblica: in particolare, si conferma l'obiettivo del raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2013, pur riconoscendo l'effetto depressivo delle due manovre varate nei mesi passati e tenuto conto della bassa crescita prevista, comune all'area euro ma legata anche a specifici fattori strutturali dell'economia italiana. Il problema della crescita rimane ancora aperto e necessita di politiche espansive di spesa e di sviluppo che non possono però essere adottate in questo momento di difficile congiuntura economica; allo stesso modo, le norme adottate di riduzione della spesa strutturale non sono in grado di intervenire a breve sui saldi delle annualità in corso, potendo produrre i loro effetti solo nei prossimi anni. Quanto ai possibili interventi una tantum sul volume del debito pubblico, il Documento indica le privatizzazioni e misure di alienazione del patrimonio pubblico. Al centro del dibattito sono anche ipotesi di riforma della previdenza, una patrimoniale o un eventuale condono, tutte misure che potrebbero consentire di reperire risorse ai fini dell'abbattimento del debito pubblico e di recuperare credibilità nei mercati, confermando con i fatti agli interlocutori internazionali la volontà di affrontare con fermezza la crisi. È auspicabile la costituzione di una forte e solida governance politica europea, atteso che negli ultimi anni l'intera classe dirigente europea ha evidenziato un deficit decisionale e di coordinamento e che sempre più impellenti appaiono gli interventi a sostegno di alcuni Paesi, tra i quali rischia di annoverarsi anche l'Italia, malgrado la seria e rigorosa politica adottata. (Applausi dal Gruppo PdL).

AGOSTINI (PD). La Nota di aggiornamento consegna il quadro di un Paese che versa in una condizione di sostanziale stagnazione, con evidenti tratti di recessione: la consistente contrazione della crescita si accompagna infatti ad un preoccupante allargamento del gap di sviluppo tra l'Italia e gli altri Paesi più avanzati, in un contesto internazionale, peraltro, in cui la funzione di traino dell'economia viene ad essere sempre più svolta dai Paesi emergenti. Il Governo colpevolmente evita qualsiasi iniziativa tesa a promuovere l'export e l'internazionalizzazione delle imprese, come da ultimo testimoniato dal mancato stanziamento di risorse per la partecipazione all'importantissima fiera Anuga di Colonia, in Germania, cui hanno dovuto sopperire alcuni imprenditori privati ed addirittura gli organizzatori tedeschi: ciò dovrebbe far riflettere sulla necessità di riprendere la proposta di costituzione di un'agenzia per favorire l'internazionalizzazione, della quale faccia parte anche il tessuto imprenditoriale italiano. Allo stesso modo, desta sconcerto il sostanziale immobilismo del Governo di fronte alla ripresa economica dei Paesi dell'Africa settentrionale, che apre prospettive di sviluppo e di nuovi mercati in cui investire, rendendo necessari maggiori sforzi e iniziative da parte delle istituzioni italiane ed europee ed un maggior coordinamento tra di esse. Nel complesso, il Documento fornisce il quadro di una grande sofferenza sociale, testimoniata dal rallentamento del tasso di incremento dei consumi nazionali e da una pressione fiscale stimata intorno a quasi il 45 per cento. Auspica, infine, un'approfondita riflessione sull'adeguatezza della struttura delle aliquote previste per l'IRPEF, nonché sulle modalità di reperimento delle risorse necessarie per procedere all'attuazione della delega fiscale, considerata l'inopportunità di eliminare in modo indiscriminato agevolazioni e detrazioni fiscali. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Molinari).

BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Giunge finalmente in Parlamento la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2011 che almeno in parte corregge l'inadeguatezza del quadro macroeconomico tracciato dal Governo nel DEF presentato in aprile. Nella Tavola relativa al conto della pubblica amministrazione a legislazione vigente, la Nota rivela cifre inequivocabili, che non si riferiscono più a previsioni puramente tendenziali ma incorporano gli effetti delle decisioni assunte con la manovra economica di agosto. L'aumento delle tasse ammonterà a 92 miliardi: in parte servirà a ridurre, con la prospettiva di azzerarlo, il deficit pubblico, ma non è chiaro dove confluirà la restante parte di tali maggiori entrate. Emerge che la manovra è composta interamente da aumento dell'imposizione, aumento della spesa corrente e tagli (in particolare, tagli di 15 miliardi agli investimenti in infrastrutture, una misura con cui il Governo ha superato le più pessimistiche previsioni di quanti criticavano la manovra di agosto): tutto ciò avrà effetti depressivi ben immaginabili sull'economia del Paese, tant'é che nella Nota lo stesso Governo rivede in deciso e drastico ribasso le stime sulla crescita fino al 2014. La Nota finisce quindi per smascherare un atteggiamento omissivo e fuorviante del Governo in merito ai dati relativi alla crescita, alla spesa per interessi e alla spesa corrente, che tutti insieme lasciano presagire che nel 2013 il Paese avrà ancora un deficit di circa 22 miliardi. È auspicabile che l'imminente dibattito sul cosiddetto decreto sviluppo e sulla legge di stabilità costituisca l'occasione di cambiare rotta, occupando il confronto politico su tematiche ben diverse dai condoni e da ulteriori aumenti di tasse, prevedendo un serio taglio delle spese correnti improduttive e di sostegno alla crescita, alle famiglie e alle imprese, per raggiungere l'obiettivo del pareggio di bilancio e di equilibrio finanziario. E' inoltre indispensabile approntare strumenti istituzionali di controllo e certificazione dei bilanci pubblici, un'Alta autorità sulla spesa pubblica, perché anche la Nota oggi in esame contiene numerosi trucchi contabili: una sovrastima della crescita, una sottostima della spesa corrente, una anomala correzione della stima della spesa per interessi. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Pinzger, De Toni e Molinari. Congratulazioni). Allega ai Resoconti della seduta una tabella nella quale ad agosto aveva indicato gli effetti delle due recenti manovre e che di fatto corrisponde a quanto oggi riportato dalla Nota (v. Allegato B).

PRESIDENTE. Rinvia il seguito della discussione ad altra seduta.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Anticipa la presentazione di un'interrogazione sullo spreco di risorse pubbliche per l'affitto di locali per il Centro per l'impiego del Comune di Magenta. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Baldassarri).

PRESIDENTE.Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e toglie la seduta.

La seduta termina alle ore 13,01.

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CHITI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 11,01).

Si dia lettura del processo verbale.

OLIVA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 6 ottobre.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 11,04).

Discussione del documento:

(Doc. LVII, n. 4-bis) Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2011 (Relazione orale)(ore 11,04)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del Documento LVII, n. 4-bis.

Ilrelatore, senatore Lenna, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

LENNA, relatore. Signor Presidente, la Nota in esame costituisce la prima applicazione del nuovo ciclo di programmazione previsto dalla legge n. 39 del 2011. Esso viene infatti riorganizzato in due momenti distinti: il primo, nel mese di aprile, finalizzato alla predisposizione del programma di stabilità e del PNR; il secondo, che prende avvio il 20 settembre, finalizzato in particolare ad aggiornare gli obiettivi programmatici individuati nel Documento di aprile e le previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica, in vista dell'elaborazione della manovra finanziaria di finanza pubblica. In tale nuova configurazione, la Nota non rappresenta più pertanto un documento eventuale, da presentare nel caso di scostamenti rispetto agli obiettivi ed alle previsioni iniziali, ma rappresenta un documento necessario facente parte a pieno titolo degli strumenti di programmazione individuati dalla legge di contabilità.

Per quanto riguarda il contenuto del documento, va ricordato che nel DEF era previsto in particolare l'obiettivo di medio termine del pareggio di bilancio entro il 2014, da raggiungere con una manovra complessiva pari al 2,3 per cento del PIL nel periodo 2013-2014. Per realizzare l'aggiustamento indicato nel DEF è stato quindi adottato il decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, con il quale è stata prevista una correzione fiscale di circa 48 miliardi di euro. Successivamente, con il decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, è stato incrementato l'ammontare della correzione fiscale complessiva fino a 59,8 miliardi di euro.

Il quadro presentato dal DEF di aprile risulta pertanto evidentemente mutato, sia per effetto del rallentamento dell'economia mondiale, sia per i conseguenti riflessi sull'economia del nostro Paese.

A tal fine, la Nota di aggiornamento in esame provvede, in particolare, a modificare le stime di crescita, prevedendo una dinamica del PIL più contenuta rispetto a quanto stabilito nel DEF. Secondo le stesse previsioni internazionali, il PIL mondiale è previsto crescere all'incirca del 4 per cento fino alla fine del 2012, circa mezzo punto in meno di quanto previsto in primavera; fino al 2014 la crescita proseguirà con un ritmo moderato, rispetto al 5,1 per cento raggiunto nel 2010.

Alla luce dei più recenti sviluppi complessivi, sia di natura esterna che interna, il peggioramento delle prospettive macroeconomiche ha pertanto condotto, secondo quanto riportato nella Nota, a rivedere le stime di crescita dell'economia italiana nelle misure sopraesposte. Tale revisione rispetto al DEF comporta un peggioramento delle prospettive di crescita per l'intero periodo 2011-2014 pari a circa due punti percentuali.

Va peraltro considerato che la manovra realizzata con il decreto-legge n. 138 del 2011, avente l'obiettivo di anticipare il pareggio di bilancio nel 2013, se da un lato è apparsa necessaria per contrastare l'ampliamento dei differenziali di rendimento dei titoli di Stato italiani rispetto a quelli di altri Paesi europei, dall'altro potrebbe produrre effetti non positivi sul livello di attività economica nel breve periodo, che potrebbero riflettersi sulla flessione del gettito da imposizione diretta; andrebbe pertanto appurato se la combinazione degli effetti di trascinamento, legati alla revisione al ribasso delle stime di crescita e agli effetti restrittivi della manovra, sia suscettibile di determinare una riduzione del gettito da imposta diretta.

Il quadro macroeconomico presentato nella Nota di aggiornamento recepisce sia l'evoluzione dello scenario economico internazionale sia l'operare di una pluralità di fattori legati alla manovra correttiva. (Brusìo).

PRESIDENTE. Senatore Lenna, mi scusi. Colleghi, siamo pochi, e normalmente quando ciò accade c'è il pregio dell'attenzione, o perlomeno quello di poter far seguire chi è attento.

Il senatore Lenna sta svolgendo la sua relazione sulla Nota d'aggiornamento del Documento di economia e finanza per il 2011: lascio a ognuno di noi la valutazione se questo sia un tema di rilievo che possa essere ascoltato, o se invece si possa svolgere nella distrazione generale, impedendo altresì a chi vuol seguire di poterlo fare.

LENNA, relatore. La ringrazio, signor Presidente.

Come dicevo, il quadro macroeconomico presentato nella Nota di aggiornamento recepisce sia l'evoluzione dello scenario economico internazionale sia l'operare di una pluralità di fattori legati alla manovra correttiva. In estrema sintesi, viene evidenziato, in particolare, un rallentamento dei consumi delle famiglie e di una domanda estera netta che sostiene la crescita del PIL, nonostante il freno alla crescita delle esportazioni.

A questo si aggiunge un'evoluzione più debole dell'offerta di lavoro, che si accompagna tuttavia ad una riduzione dell'utilizzo delle ore di cassa integrazione rispetto al 2010. Quanto alle grandezze economiche, nella Nota di aggiornamento viene inoltre segnalato un miglioramento del dato relativo agli occupati misurati in unità standard di lavoro rispetto alla stima del DEF, nonché sul versante monetario un rialzo dell'inflazione per effetto dei rincari delle materie prime.

Per quanto riguarda il quadro di finanza pubblica, la Nota in esame ricostruisce le principali misure introdotte con le manovre da ultimo approvate. Rispetto alle entrate, in particolare, le variazioni introdotte dipendono in larga parte dalla prevista riduzione dei regimi fiscali e assistenziali di favore, con effetti pari a 4 miliardi di euro nel 2012, 16 miliardi nel 2013 e 20 miliardi nel 2014. Nel 2013 e 2014, in particolare, al netto di tali riduzioni, l'ammontare delle maggiori entrate, pari a circa 20 miliardi l'anno, è pressoché corrispondente alla prevista riduzione netta delle spese. Tale riduzione comporterà un decremento del peso delle spese correnti rispetto al PIL, che passerà dal 42,7 per cento nel 2011 al 40,9 per cento nel 2014, e uno più modesto nelle spese di conto capitale, che passerà dal 3 per cento al 2,6 per cento.

Per quanto riguarda la spesa, il quadro tendenziale della stessa indicato dalla Nota evidenzia, per quanto riguarda i redditi da lavoro dipendente, che, dopo una contrazione in valore assoluto tra il 2011 e il 2012, questi mantengono una sostanziale stabilità nel biennio successivo. L'aggregato riduce pertanto l'incidenza sul prodotto, passando dal 10,8 per cento nel 2011 al 10,5 per cento nel 2012 e al 10 per cento nel 2014: il lieve peggioramento rispetto alle precedenti previsioni contenute nel Documento di economia e finanza è interamente ascrivibile al peggioramento del denominatore del rapporto. Rispetto al DEF, le nuove stime non risultano dunque variate in modo significativo, salvo per l'anno 2014, esercizio in cui si concentrano gli effetti della manovra correttiva: le differenze sono da ascriversi sia alle variazioni del quadro macroeconomico sottostante le stime sia agli interventi di contenimento. L'aggregato risulta quindi significativamente inciso dalle due manovre correttive di luglio e di agosto, che determinano un innalzamento dell'età media di accesso al pensionamento.

Per quanto riguarda infine i consumi intermedi, la Nota evidenzia una dinamica contenuta, su cui pesano le manovre di contenimento attuate negli anni scorsi. Rispetto alle previsioni contenute nel DEF, le nuove stime dei consumi intermedi scontano una riduzione crescente della spesa, che supera gli 8 miliardi di euro a fine periodo.

Nel complesso, le misure adottate con i citati decreti-legge comportano l'azzeramento del deficit tendenziale previsto nel DEF, anticipando il pareggio di bilancio di un anno rispetto a quanto indicato nel DEF: il deficit è infatti stimato nello 0,1 per cento del PIL nel 2013, mentre nel 2014 è addirittura previsto un avanzo di bilancio pari allo 0,2 per cento.

Per quanto riguarda il rapporto debito-PIL, mentre è previsto un incremento per l'anno in corso (120,6 per cento rispetto al 120 per cento indicato nel DEF), esso rimane sostanzialmente inalterato nel 2012, per poi presentare un profilo decrescente negli anni 2013 e 2014 rispetto a quanto stabilito nel DEF. La sensibile riduzione del debito nel triennio 2012-2014 è senz'altro da attribuirsi principalmente agli elevati e crescenti avanzi primari frutto delle due manovre estive.

Ancora più specificamente, sul versante delle entrate, la Nota di aggiornamento prevede un aumento della pressione fiscale di circa un punto percentuale tra il 2010 ed il 2014, al netto della riduzione delle agevolazioni fiscali ed assistenziali: precisamente, si passa nel 2011 dal 42,5 per cento indicato nel DEF al 42,7 per cento, nel 2012 dal 42,7 per cento al 43,8 per cento, nel 2013 dal 42,6 per cento al 43,9 per cento e nel 2014 dal 42,5 per cento al 43,7 per cento.

I dati riportati dalla Nota, aggiornati sulla base della legislazione vigente, circa l'evoluzione del quadro macroeconomico e delle risultanze dell'attività di monitoraggio, prevedono altresì un aumento delle entrate tributarie rispetto a quanto indicato nel DEF: 488 anziché 476 miliardi di euro nel 2012, 503 anziché 492 miliardi di euro nel 2013 e 516 anziché 507 miliardi di euro nel 2014. Tale crescita deriva da un aumento delle imposte dirette di circa 3 miliardi di euro nel 2012 e di circa 2 miliardi nel 2013 e nel 2014. Più consistente è invece la crescita delle imposte indirette rispetto a quanto indicato nel DEF: più 9 miliardi di euro nel 2012 e nel 2013 e più 7 miliardi nel 2014. La correzione con le manovre approvate può apparire sbilanciata sul lato delle entrate, ove peraltro si include, per un importo pari a circa la metà della correzione medesima, la riduzione delle agevolazioni fiscali previste dal decreto-legge n. 138 del 2011.

In proposito, va però rammentato che tale riduzione potrebbe non determinarsi laddove i medesimi effetti finanziari positivi, pari a 20 miliardi nel 2014, vengano conseguiti con provvedimenti di riordino delle spese e, in particolare, attraverso l'attuazione della proposta di legge delegata in materia fiscale e assistenziale e tramite la sollecita attuazione del meccanismo di spending review inserito nell'articolo 01 dell'ultima manovra finanziaria.

Va inoltre evidenziato che con il documento in esame viene specificato che al completamento della manovra 2012‑2014 saranno collegati i provvedimenti in materia di infrastrutture, liberalizzazioni, privatizzazioni e interventi per il Mezzogiorno.

Infine, quale nota conclusiva, va sottolineato che il quadro delle azioni e degli interventi correttivi delineato nella Nota non sconta chiaramente l'eventuale ricorso ad operazioni di finanza straordinaria mediante la cessione e/o valorizzazione dell'ingente patrimonio pubblico. Su tale ultimo punto, da alcune stime recenti, è emerso che sarebbe possibile trarre senza particolari difficoltà e in tempi ragionevolmente brevi (in un orizzonte graduale che va dal 2015 al 2020) l'equivalente pari ad almeno 25-30 miliardi di euro da destinare interamente alla riduzione del debito.

L'opzione va senz'altro considerata nella sua evidente ragionevolezza in termini di politica economica, non solo per il diretto impatto a beneficio della sostenibilità a medio termine del debito, ma anche, se non soprattutto, per gli effetti che avrebbe, direttamente per riduzione della spesa per interessi e indirettamente per riduzioni di spese incongrue o inopportune connesse al patrimonio pubblico sulla gestione e sostenibilità della spesa corrente, recuperandosi in tal modo i necessari margini per la ripresa degli investimenti pubblici che sono, com'è noto, assolutamente indispensabili e cruciali per riportare il Paese su un sentiero di crescita economica.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, rivolgiamo un saluto a nome del Senato agli alunni dell'Istituto comprensivo Roccafluvione, in provincia di Ascoli Piceno, che sono in visita oggi al Senato. Tanti auguri per la vostra attività di studio. (Applausi).

Ripresa della discussione del Documento LVII, n. 4-bis (ore 11,19)

PRESIDENTE. Avverto che, come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, le proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la fine della discussione.

Dichiaro aperta la discussione.

È iscritto a parlare il senatore Fleres. Ne ha facoltà.

FLERES (CN-Io Sud-FS). Signor Presidente, come Coesione Nazionale-Grande Sud avremmo preferito certamente analizzare un Documento di economia e finanza, come aggiornato dalla Nota in discussione, più politico e meno computistico. Avremmo preferito analizzare un Documento di economia e finanza che, oltre a individuare con precisione scrupolosa i dati riguardanti le crescite reali o virtuali, ipotetiche o no, avesse anche indicato una traccia per le politiche di sviluppo di questo Paese e, in particolare, per alcune zone di questo Paese.

Tuttavia, non c'è dubbio che il Documento di economia e finanza 2011, come aggiornato, costituisca una traccia ben precisa dell'andamento dell'economia globale, dei Paesi dell'Unione europea e del nostro Paese, grazie al quale è possibile individuare elementi utili ai fini dell'elaborazione di politiche di sviluppo per questo Paese. Mi chiedevo, mentre ascoltavo il collega Lenna che svolgeva la sua relazione, se è possibile sperare che le cifre e gli auspici contenuti nel Documento di economia e finanza nel 2011, come aggiornato, siano fondati.

Personalmente mi auguro di sì, ma auspico pure che chi deve leggere, interpretare e porre alla base della propria azione politica e delle proprie politiche queste cifre, che certamente sono chiare e intelligibili, le sappia comprendere fino in fondo, non tanto per gli aspetti aritmetici - per quello è sufficiente un computista ‑ quanto per gli aspetti politici e per quelli legati alla struttura dello Stato, all'organizzazione dello Stato e degli enti locali, agli interventi che lo Stato dispone nell'economia.

Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, personalmente sono convinto che i tagli orizzontali comportino un rallentamento per i processi di sviluppo di questo Paese, perché non fissano delle politiche e trattano un settore alla stessa stregua di un altro, senza tener conto che può esserci un'emergenza o un'esigenza molto più articolata in un campo piuttosto che in un altro. Personalmente, comprendo che, nella prima fase di questa legislatura, la scelta dei tagli orizzontali fosse obbligata perché il Paese certamente veniva fuori da una situazione di disagio finanziario ma anche di allegra gestione delle risorse pubbliche che meritava un taglio orizzontale acritico. Ma per quanto tempo devono continuare i tagli acritici alle politiche di sviluppo del nostro Paese?

Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, i ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione stanno costituendo un grave handicap per le possibilità di ripresa della nostra economia e stanno demoralizzando coloro i quali intendono battersi per continuare a fare gli imprenditori, per continuare ad offrire lavoro, sviluppo e crescita economica a questo Paese, così come la paralisi e la politicizzazione della giustizia costituiscono elementi di forte rallentamento per lo sviluppo. Quale impresa, nazionale o internazionale, è disponibile a rischiare i propri capitali senza la certezza del diritto nel rapporto con la pubblica amministrazione e con la giustizia e senza la certezza dei tempi nell'esecuzione dei diversi provvedimenti e delle diverse fasi?

L'evasione fiscale che si concentra al Nord e il lavoro nero che si concentra al Sud costituiscono due facce di una medesima medaglia fatta di disagio e di difficoltà nel resistere alla crisi economica, difficoltà che determina una forzatura degli obblighi di legge, fiscale in un caso e contrattuale, relativamente al rispetto delle discipline del lavoro dipendente, nell'altro. Ecco, questi due fenomeni devono costituire due grandi campanelli d'allarme, perché devono indicarci due modi diversi, ma sostanzialmente identici, di affrontare la crisi facendo sostanzialmente una giustizia sommaria con le proprie risorse, con i propri mezzi.

Questo Paese non si può più permettere di avere un tasso di evasione fiscale alto come quello che si registra, ma neanche di avere una reazione schizofrenica relativamente al contrasto all'evasione fiscale per cui si perseguita il barista che ha dimenticato di rilasciare lo scontrino e lo si multa per decine di migliaia di euro e poi si tollerano i grandi evasori fiscali che a colpi di transazioni fasulle, di vendite fasulle e approvvigionamenti altrettanto fasulli evadono decine di milioni di euro. Così come, dall'altra parte, è intollerabile che vi sia un'area del Paese in cui non esistono garanzie occupazionali di natura contrattuale, non esiste la previdenza, non esiste l'assistenza, in pratica esiste il lavoro nero. Se questo Paese decide di affrontare questi problemi, deve farlo senza nascondersi dietro un dito: deve decidere se affrontarli nella gravità che essi manifestano o se ignorarli e affrontarli in maniera politicizzata, tenendo conto che in un caso sono rappresentati gli interessi di una determinata area geografica e nell'altro quelli di un'altra area geografica (come se il Paese non fosse unico e come se la crisi non la stessimo subendo tutti).

Onorevoli colleghi, onorevole rappresentante del Governo, onorevole Presidente, è necessario che il Governo venga presto in Aula e, partendo dalle cifre di questo aggiornamento del Documento di economia e finanza, che desidero dare per buone, nonostante le perplessità che ho manifestato, offra al Parlamento la possibilità di valutare una strategia che non può più essere soltanto di tagli orizzontali: deve essere una strategia di crescita e di sviluppo, una strategia di investimento, una strategia di scelta, una strategia perequativa. Non è possibile scrivere nel DEF che esiste un preoccupante rallentamento della produzione, del prodotto interno lordo nel Mezzogiorno d'Italia, senza parallelamente sostenere che si tratta dell'area del Paese meno infrastrutturata rispetto alle altre.

Come volete che si sviluppi il Mezzogiorno d'Italia se non viene immediatamente avviato un percorso perequativo dal punto di vista infrastrutturale? Non può svilupparsi se non vengono colmate le differenze di natura economica, figlie di quella sperequazione infrastrutturale pagata in questo momento dal Mezzogiorno d'Italia e anche da tutte quelle altre aree del Nord e del Centro che vivono condizioni di minore sviluppo a causa di una scarsa infrastrutturazione o più semplicemente di una poco attenta politica di sviluppo mostrata nei loro confronti.

Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, valuteremo il contenuto di questa Nota e decideremo di sostenerla con maggiore veemenza e decisione quando sapremo esattamente quali sono le scelte di crescita che il Governo intende compiere, partendo da questa analisi e soprattutto formulando una terapia credibile e fondata. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Morando. Ne ha facoltà.

MORANDO (PD). Signor Presidente, signori del Governo, abbiamo discusso il Documento di economia e finanza al Senato nel maggio scorso, approvando la relativa risoluzione. Rispetto a quella data sono effettivamente intervenute significative novità che, per un verso, potremmo chiamare oggettive. Si tratta di quei mutamenti della realtà e delle tendenze dell'economia globale, dell'economia europea e di quella nazionale, che costituiscono la base per la definizione delle scelte programmatorie nella gestione della finanza pubblica e della politica economica di un Paese. Per altro verso, sono intervenute anche importanti novità soggettive. Mi riferisco ai mutamenti, anche molto rilevanti, nel disegno di politica economica e fiscale del Governo.

Dunque, ben al di là del vincolo che chiameremo normativo - la legge di contabilità ha fatto della Nota di aggiornamento un documento necessario, mentre prima, con la vecchia legge, era soltanto eventuale - si imponeva l'elaborazione e la discussione della Nota stessa in questo momento, sia per mettere a base della programmazione le nuove tendenze dell'economia globale, europea e nazionale, sia per chiarire come il Governo intenda reagire a tali novità, modificando o arricchendo le scelte di politica economica e di bilancio.

Esaminato il documento al nostro esame da questo punto di vista, ossia guardando le due fondamentali esigenze citate, è difficile non formulare un giudizio di profonda delusione rispetto alla Nota di aggiornamento che il Governo ci ha presentato.

Questa delusione è motivata da due ragioni essenziali. Innanzitutto, la correzione al ribasso delle previsioni di crescita per l'anno in corso e per quelli successivi, certamente motivata dalle valutazioni concordi in questo senso degli istituti di analisi (dal Fondo monetario internazionale alla Commissione europea, fino alla Banca d'Italia), è descritta dalla Nota di aggiornamento come un dato assolutamente non influenzabile dalle sedi di cooperazione internazionale, dal G20 fino all'Eurogruppo. Da anni, ormai, nella politica italiana abbiamo iniziato a non parlare di questa dimensione, ma io credo sia un errore fondamentale.

Nella Nota di aggiornamento vi è implicitamente un'assenza di ambizioni a proposito delle scelte di coordinamento delle politiche economiche, fiscali e monetarie e della dimensione globale ed europea. Signor Presidente, ciò è ben descritto da un provvedimento che discuteremo presto qui, in Senato, cioè dalla decisione del Governo italiano, inopinata e non commentata da alcuno, di presentarsi insieme ad altri Governi europei nella sede dell'Unione economica e monetaria per proporre di ridurre il proprio contributo netto all'Europa, proprio nel pieno della crisi dell'euro.

Dunque, il Governo italiano ha talmente cancellato le proprie ambizioni in termini di orientamento della politica economica nelle sedi internazionali, che si presenta in Europa proponendo di ridurre il proprio contributo all'Unione europea, peraltro senza farne oggetto di valutazione. Quale che sia il giudizio sulle scelte che gli altri Paesi stanno compiendo a tale proposito e sull'impegno che gli altri Paesi stanno esprimendo rispetto alla definizione di sedi, contenuti e strumenti del coordinamento delle politiche economiche, monetarie e fiscali alla dimensione globale, gli altri Governi del mondo in Occidente non si stanno orientando nella stessa direzione. Ciò è esplicitato dall'assenza totale di queste valutazioni nella Nota di aggiornamento al nostro esame.

Vi sono Paesi, come gli Stati Uniti d'America, che sono attivissimi sul versante interno per un grande piano di sostegno all'occupazione, analogo per dimensioni a quello messo in atto nel 2008 a sostegno delle banche. Signor Presidente, sul piano internazionale è ancora più attiva l'amministrazione degli Stati Uniti d'America con un fatto senza precedenti nella storia: mi riferisco alla partecipazione del Ministro del tesoro americano alla riunione dell'Eurogruppo al fine di sollecitare (ovviamente nel loro interesse) i Paesi dell'euro ad assumere iniziative efficaci per evitare che il contagio si trasmetta nuovamente.

Ricordo che il contagio è arrivato dagli Stati Uniti verso l'Europa e ha determinato la grande recessione che sta alle nostre spalle. Oggi gli Stati Uniti chiedono ai Paesi dell'euro di coordinare le politiche economiche e fiscali e di avviare interventi per impedire che la crisi dell'euro manifesti il suo contagio, tramite il fallimento del debito pubblico di alcuni Paesi dell'euro, verso l'intera economia globale, trascinandola nuovamente in una recessione, che questa volta potrebbe diventare (come non è accaduto nel 2008-2009) una grande depressione come quella che abbiamo conosciuto soltanto quasi cento anni fa.

Immagino l'obiezione a questo tipo di approccio. Qualcuno penserà che non può contare molto quello che proponiamo e decidiamo noi nelle sedi internazionali e che siamo troppo piccoli per paragonarci a Paesi come gli Stati Uniti d'America.

A parte il fatto che faremmo bene a non dimenticarci che siamo una delle dieci economie più importanti del mondo, che siamo la seconda manifattura d'Europa, che per volume globale abbiamo il quarto debito pubblico nel mondo e che abbiamo un attivo patrimoniale netto delle famiglie tra i più rilevanti nel contesto dell'economia globale; a parte il fatto che non dovremmo dimenticarci di nulla di tutto ciò, dovremmo però avere per noi stessi, in positivo o in negativo, una qualche considerazione del nostro ruolo più elevata di quella che l'osservazione alla quale ho fatto riferimento implicitamente denuncia.

Lasciamo pure stare gli Stati Uniti d'America e prendiamo la Francia e la Germania (credo che in questo caso non si possa negare la confrontabilità degli orientamenti): ebbene, il Governo francese e quello tedesco da molto tempo, praticamente ogni settimana, hanno incontri bilaterali per cercare di concordare orientamenti comuni su questioni assolutamente cruciali, che poi vengono fatti valere nelle sedi comunitarie.

È in quella sede, ad esempio, che si è definita la proposta - che poi è diventata della Commissione europea - per l'istituzione di una tassa sulle transazioni finanziarie a breve. È in quella sede che adesso si sta discutendo di consentire, in rapporto alla BCE, che il cosiddetto Fondo salva-Stati - dotato di 440 miliardi di euro, assolutamente insufficienti per un intervento sulla potenziale crisi di uno dei grandi Paesi dell'area euro, tra cui in particolare l'Italia - possa usare la leva finanziaria e quindi intervenire per 2.500 miliardi di euro per contrastare l'effetto negativo di un'eventuale crisi del debito pubblico di uno dei grandi Paesi europei.

Io non voglio dire se queste scelte - adesso non ho il tempo per impegnarmi in questa discussione - siano da considerare in maniera positiva o negativa. Dico che il Governo tedesco e quello francese stanno lavorando attivissimamente per determinare queste scelte di coordinamento. Dov'è il Governo italiano? Cosa ci dice la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, che è la sede nella quale dovevate scrivere qual è l'orientamento in base al quale voi vi presentate in quelle sedi? Non c'è una riga.

Fino a un mese e mezzo, due mesi fa, si poteva pensare e constatare - perché bisogna dare merito, là dove questo c'è - che almeno il Ministro italiano dell'economia, per autorevolezza e per sue caratteristiche personali, fosse in grado di partecipare da coprotagonista a questa discussione. Oggi la sua crisi, anche personale, e la crisi politica del Governo ci fa essere certi del fatto che purtroppo anche questa presenza è venuta meno. Come sistema Paese noi non siamo più nel dibattito europeo e globale per il coordinamento delle scelte di politica economica, e ciò è dovuto non al caso, ma alla crisi politica del Governo.

La Nota di aggiornamento costituisce, proprio per la totale assenza di questi temi, la prova provata che con questo Governo noi non ce la possiamo fare, perché adesso - a differenza di qualche mese fa - non prova nemmeno più ad essere presente nel contesto della discussione per affrontare la crisi.

La seconda ragione di delusione ha a che fare, invece, con l'incapacità del Governo di presentare al Paese e al Parlamento, attraverso questa Nota di aggiornamento, un discorso di verità sugli effetti prevedibili che possono determinare sul prodotto le pur necessarie misure restrittive di finanza pubblica che ha messo in atto nel corso di questi ultimi mesi.

Signor Presidente, questa Nota non calcola l'inevitabile effetto recessivo della manovra messa in atto nel corso dell'estate, la cui esistenza - mi riferisco all'effetto recessivo - non rende naturalmente meno necessaria la manovra, non suggerisce di non farla: però, per trasparenza e per dare al Paese la consapevolezza necessaria dello sforzo che è indispensabile fare per affrontare i problemi, bisogna che questo effetto venga valutato. Invece nulla, nella Nota di aggiornamento non se ne parla. C'è, ormai, un'incapacità del Governo di motivare anche le scelte che compie.

Signor rappresentante del Governo, nel Documento di economia e finanza di maggio e nella risoluzione parlamentare che lo ha approvato stava scritto che la manovra si doveva comporre, per il 70 per cento, di minore spesa e per il 30 per cento di maggiori entrate. Lei sa, signor Sottosegretario, che la manovra vera, quella che abbiamo approvato, si compone per il 75 per cento di maggiori entrate e per il 25 per cento di minore spesa. C'è stato un completo rovesciamento. Quanto alle ragioni di tale capovolgimento occorre dire che la Nota di aggiornamento obbligava il Governo a chiarire il senso di questo diverso orientamento. Il Parlamento aveva suggerito di varare una manovra con caratteristiche del tutto diverse. Non ve l'aveva detto l'opposizione, ma la maggioranza. Ebbene, volete dare conto al Paese e al Parlamento delle ragioni per cui avete determinato questo diverso orientamento? Può anche darsi che sia necessario, ma lo dovete dire! E, invece, non lo fate, nella Nota di aggiornamento.

Allo stesso, modo scrivete il falso, nella Nota di aggiornamento, a proposito del livello della pressione fiscale. Quest'ultimo non è, in realtà, quello che è scritto nella tavola relativa della Nota: a quello che c'è scritto, infatti, bisogna aggiungere, per quello che riguarda il 2012, 4 miliardi di euro, per il 2013 16 miliardi di euro - più di un punto di prodotto - e per il 2014 20 miliardi di euro. In altri termini, programmate di portare la pressione fiscale al 45,2 per cento del prodotto nel 2014, al netto degli effetti che avranno gli aumenti di pressione fiscale decisi dal sistema degli enti locali e delle Regioni.

Ora il punto è: manovre di queste dimensioni dal lato delle entrate sono certamente più recessive di quelle realizzate dal lato della spesa. La Nota di aggiornamento poteva essere la sede, anche alla luce degli emendamenti dell'opposizione approvati (sia quello nostro sia quello del senatore Rossi a proposito della destinazione delle entrate della lotta all'evasione fiscale), nella quale realizzare questa correzione, o almeno programmarla per il 2013 e il 2014. Non lo avete fatto non perché non sia ragionevole farlo, ma perché non avete la forza politica per farlo: perché per ridurre davvero la spesa come sarebbe necessario bisogna avere una forza politica che non avete più.

Un'ultima considerazione: d'accordo, sarà tutto vero - potrebbe dire qualcuno - ma noi qualcosa stiamo cercando di fare. Stiamo cercando di varare il "decreto sviluppo". E qui, signor Presidente, siamo veramente all'assurdo. La Nota di aggiornamento cos'è, se non la sede nella quale indicare i contenuti di una misura come quella che dite di voler approvare al massimo entro 15 giorni, cioè effetto recessivo della manovra compensato da misure per la crescita?

Nella Nota di aggiornamento non c'è una riga su questo, e non è che non l'avete scritta perché non avete valutato l'opportunità di scriverla, ma semplicemente perché non sapete cosa scrivere. Infatti, siamo all'11 di ottobre, pensate di varare un decreto per la promozione dello sviluppo entro il 30 ottobre ma non sapete cosa scrivere nella Nota di aggiornamento che dovrebbe indicarne le linee di fondo. (Applausi dai Gruppi PD, IdV e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-FLI e dei senatori Astore e Molinari).

Noi vi abbiamo detto alcune cose e ve le ridiremo con una risoluzione. Facciamo solo due esempi.

Primo: ma è mai possibile che non guardiate i numeri? Il "pensionismo" dello Stato sociale italiano non è più sostenibile. Bisogna realizzare un riequilibrio. Non si tratta di fare la riforma delle pensioni (quella l'abbiamo fatta nel 1995): occorre accelerare l'andata a regime della riforma che abbiamo già varato, con il contributivo pro rata temporis per tutti, range per andare in pensione minimo-massimo da 57-65 anni, come sosteneva la riforma Dini, a 61 o 62-69 anni, come la longevità, nel frattempo cresciuta, suggerirebbe.

Secondo esempio. Se guardate la tavola 10 del documento in esame, vedrete che il PIL potenziale in Italia non cresce più da anni: il relativo valore è uguale a 0,0. Ricordo che il PIL potenziale è il riferimento che misura le potenzialità di crescita di un Paese. Ebbene, nel nostro Paese è uguale a 0,0. E qual è la risorsa fondamentale che non utilizziamo? La capacità di lavorare, la voglia di fare di milioni di ragazze giovani che non trovano lavoro e sono così disperate che non lo cercano nemmeno più. Volete prevedere una misura di effettivo sostegno per questa parte della società italiana, che rappresenta l'unico vero elemento di potenzialità per crescere in modo più significativo? Bisogna prevedere detrazioni fiscali forti, immediate, compensate da aumenti della pressione fiscale su consumi e patrimoni verso il reddito da lavoro di tutte le donne, se volete provare a orientarvi verso la modificazione di una realtà che altrimenti segnala il declino, magari dolce, ma pur sempre declino del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Astore e Molinari).

Saluto ad una rappresentanza di amministratori di Comuni
della Provincia autonoma di Trento

PRESIDENTE. È presente in tribuna una rappresentanza di amministratori dei Comuni di Dro, Drena e Lasino della Provincia autonoma di Trento, cui rivolgo il saluto del Senato. (Applausi).

Ripresa della discussione del Documento LVII, n. 4-bis (ore 11,48)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lannutti. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (IdV). Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghi, è difficile parlare di una Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza mentre una crisi sistemica sta mangiando tutte le manovre senza che i Governi (non solo quello italiano, ma anche quelli del G20), che subiscono i ricatti delle oligarchie, facciano qualcosa per promuovere regole. Perché sono i Governi, gli Stati sovrani che fanno le regole, mentre i tecnocrati e li oligarchi le eseguono, queste regole, e non il contrario. Abbiamo appreso, ad esempio, da una lettera pubblicata qualche giorno fa da un giornale amico del Ministro dell'economia e da un giornalista amico, che la BCE, al di fuori dei Trattati, ha commissariato l'Italia ma a noi, che in Commissione abbiamo dovuto decidere sulle manovre lacrime e sangue, non sono state rese note le ragioni di questo commissariamento.

Signor Presidente, questa Nota di aggiornamento del DEF è riassunta in pochissime tabelle. La pressione fiscale, se non ci saranno inversioni di tendenza, supererà il 45 per cento. A questo contribuirà l'aumento dell'IVA, passata dal 20 al 21 per cento, che stiamo vedendo sta provocando arrotondamenti come quelli che si erano prodotti durante il changeover, cioè il passaggio definitivo dalla lira all'euro dal 1° gennaio 2002. Sono stati infatti registrati aumenti di tariffe e di prezzi ad opera dei soliti furbetti che trasformano l'aumento di un punto percentuale in un aumento del 7, dell'8 e persino del 10 per cento. Lo fanno anche i professionisti dei pedaggi.

Il debito pubblico arriverà a 2.000 miliardi di euro, senza inversioni di tendenza, tra aprile e maggio 2012; la spesa per interessi di questo debito pubblico, pari a circa 70 miliardi di euro, è destinata ad aumentare, anche perché le tensioni finanziarie che ci sono ogni giorno producono un aumento degli spread, che oscillano tra il 3,70 e il 4,20-4,30 per cento. Ricordo che quest'anno il costo del debito pubblico si aggira intorno ai 130-140 miliardi di euro e che l'anno prossimo dovremo rifinanziare titoli del debito pubblico per 230-240 miliardi, oltre al costo aggiuntivo degli interessi.

Abbiamo un Governo che ha sottovalutato la crisi e che ha fatto delle manovre che hanno pesato solo sulla povere gente. Noi abbiamo avanzato qualche proposta anche nel corso dell'esame dell'ultima manovra. Abbiamo proposto, ad esempio, di far pagare gli evasori, quelle persone sconosciute al fisco ma conosciutissime dai banchieri. Dentro le banche ci sono i tabulati di coloro che hanno rimpatriato i capitali esportati illecitamente all'estero. Non era un delitto, mentre si chiede alla povera gente, ai lavoratori, ai pensionati, agli enti locali, con i tagli, che a loro volta devono tagliare l'assistenza e lo Stato sociale, chiedere un contributo di solidarietà del 20 per cento, facendo rientrare nelle casse dello Stato - da questi signori, sconosciuti al fisco ma conosciutissimi nei porti di lusso italiani o nel settore delle auto di lusso - qualcosa come 20-21 miliardi.

Signor Presidente, i Governi sovrani, non solo in Italia, sono stati commissariati da oligarchi e tecnocrati che hanno provocato una crisi lunga e difficile, più grave per intensità e durata della Grande Depressione del 1929, che ha devastato l'economia reale, erosa dal virus della finanza virtuale e dagli «schemi Ponzi» (lo ricordiamo quell'italiano che inventò lo «schema Ponzi»? Quelle piramidi finanziarie?), ha falcidiato 40 milioni di posti di lavoro, ha ipotecato il futuro dei giovani per la politica dell'azzardo, per retribuire i propri bonus e le proprie stock option.

Ho visto, ieri sera, una trasmissione su «La7», dove erano ospitati i giovani, gli indignati, quelli che manifesteranno e stanno manifestando in tutto il mondo, da Wall Street a Madrid, da Milano a (domenica) Bruxelles, essendo anche caricati dalla polizia. Manifestazioni pacifiche caricate dalla polizia! I banchieri utilizzano la polizia per reprimere, perché sono loro che dettano le regole.

Ebbene, voglio annunciare ai colleghi che sabato noi parteciperemo alla grande manifestazione pacifica che si svolgerà a Roma, e gli obiettivi non sono solo i Governi, che sono sordi e ciechi di fronte a chi si mangia il futuro dei giovani, ma anche i banchieri, anche le banche centrali che personalmente - mi scuseranno ancora una volta - ho definito «criminali seriali» che dovrebbero essere portati davanti a un tribunale internazionale per crimini economici contro l'umanità.

È la politica che deve riaffermare il proprio primato, non i Draghi o i Trichet che dettano ai Governi le linee e addirittura li ricattano, dicendo: non vi compreremo i titoli pubblici se non attuate queste manovre lacrime e sangue!

Badate al vento forte che soffia fuori da questi Palazzi, il vento dell'antipolitica, che spesso abbiamo alimentato anche noi non reagendo come si conviene e come si doveva. Infatti, se ci sono costi della politica che bisogna tagliare ci sono anche altri costi. Noi li abbiamo tagliati, e soprattutto noi, come Italia dei Valori (ma anche altri), continueremo a farlo, però ci sono altri costi che non vengono toccati: ci sono fior di consulenze che non vengono toccate, arbitrati e collaudi, conflitti di interesse. E poi ci sono anche quelli che il conto lo fanno pagare agli altri.

«L'odierna crisi finanziaria non è il risultato del fallimento delle banche, al contrario è il frutto del tutto prevedibile del loro successo che consiste nell'aver trasformato milioni di persone in debitori cronici». «Il pianeta bancario è a corto di terre vergini avendo già sconsideratamente dedicato allo sfruttamento vaste estensioni di terreno sterile (...). Quello che si dimentica allegramente (e stoltamente) in quest'occasione è che l'uomo soffre a seconda di come vive. Le radici del dolore oggi lamentato, al pari delle radici di ogni male sociale, sono profondamente insite nel nostro modo di vivere: dipendono dalla nostra abitudine accuratamente coltivata e ormai profondamente radicata di ricorrere al credito al consumo ogni volta che si affronta un problema o si deve superare una difficoltà. Vivere a credito dà dipendenza come poche altre droghe, e decenni di abbondante disponibilità di una droga non possono che portare a uno shock e a un trauma quando la disponibilità cessa».

Signor Presidente, Zygmunt Bauman, il sociologo della società liquida, ha scritto queste parole, che bisogna condividere. Noi eravamo un popolo di formiche, un popolo di risparmiatori; molti di noi sono arrivati dalla terra, dall'agricoltura. Siamo emigrati nel Nord, abbiamo preso parte ai grandi flussi migratori, e oggi abbiamo dimenticato i sacrifici.

Io sono figlio del Sessantotto, abbiamo fatto delle battaglie, quelle che adesso stanno facendo i giovani per cambiare i modelli sociali, per un nuovo paradigma, perché una società fondata sui debiti è destinata a non avere futuro, come quello che abbiamo mangiato ai giovani, che si stanno ribellando in tutto il mondo ed ai quali va la solidarietà mia e dell'Italia dei Valori. (Applausi dal Gruppo IdV. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pignedoli. Ne ha facoltà.

PIGNEDOLI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza non fa che confermare le preoccupazioni che il Partito Democratico ha più volte espresso. Non può esserci ripartenza se si incide solo sui tagli, se insieme al rigore della spesa, su cui siamo d'accordo e che - lo ripetiamo - per noi non è taglio orizzontale, taglio generico, ma intervento strutturale forte, fatto su misurazioni e razionalizzazioni, non si accompagna la volontà forte di far ripartire la crescita, ossia liberare le energie, incentivare le innovazioni, stimolare le intelligenze, riformare il fisco, investire sulla ricerca, avere il coraggio del cambiamento forte, passare dalla conservazione, dalle rendite consolidate alla dinamicità, a tutto ciò che parla di futuro, che pensa alle prospettive.

Questo dovrebbe fare un Paese come l'Italia che ha una storia prestigiosa, ha produzioni riconosciute nel mondo, nonostante tutto, nonostante la sua crescente perdita di credibilità. Il nostro Paese potrebbe, e invece ha un Governo che ha rinunciato, che è tutto in difesa, che fa del decreto sviluppo un campo di trattativa in cui le forze politiche di maggioranza stanno raggiungendo lo sfascio. È un Governo che parla di sanatorie, anziché di cambiamenti strutturali per predisporre il nuovo; pensa ad imbavagliare e a nascondere, anziché puntare sulla trasparenza, aprirsi alle idee migliori e lanciare una sfida aperta sui contenuti. Il Governo sceglie invece le prove di forza sulle censure dei mezzi di comunicazione e sulla giustizia.

Un Paese che ha la volontà di reagire deve avere il coraggio della discontinuità del cambiamento, di ripartire dalle proprie potenzialità e vocazioni. Occorre ripartire da due aspetti chiave: le intelligenze e le risorse naturali. Nella loro valorizzazione, e non nel loro scempio, ci sono spazi di crescita che sono a portata di mano, basta volerlo; e invece noi riusciamo a rappresentare il massimo dei paradossi.

Parlo del settore agroalimentare. Abbiamo una domanda di made in Italy agroalimentare in crescita, lo dicono i dati dell'export del settore: più 11 per cento nel 2011, in netta controtendenza con i dati dell'economia; più 1,2 per cento di valore aggiunto; più 6 per cento di dipendenti.

Il prodotto italiano ha conquistato primati nella qualità e nella salubrità delle produzioni. Possediamo un terzo delle imprese biologiche europee, che, nonostante il calo dei consumi interni, vede un mercato in notevole crescita. Abbiamo la leadership dei prodotti tipici, con 228 prodotti a denominazione o indicazione di origine protetta. I vini, la pasta, i formaggi, gli oli, la mozzarella o i prosciutti sono veri e propri ambasciatori italiani nel mondo; parlano dell'Italia più delle loro città e - ahimè! - sono i più copiati nel mondo: ma anche questo è un indicatore di successo, indice di possibili spazi di mercato che qualcuno furbescamente occupa, di nuove professioni che sarebbero possibili per molti giovani, indice altresì di nuove competenze, di nuove tecniche di produzione volte alla sostenibilità ambientale, economica e sociale, di nuove organizzazioni di vendita. Allo stesso modo, l'enormità dell'importazione di latte, cereali e carne dà l'idea dello spazio possibile.

Presidenza della vice presidente MAURO (ore 12,02)

(Segue PIGNEDOLI). La dieta mediterranea, apprezzata nel mondo, è sinonimo di salute, buon vivere, ma è anche uno spazio per nuove economie, nuove produzioni dedicate alle materie prime italiane, da far diventare stile di vita made in Italy anche da esportare. Abbiamo climi, know-how costruiti nei secoli non replicabili, microclimi non replicabili che permettono la riproposizione di una biodiversità sempre più preziosa nel mondo dell'omologazione globale.

Ecco, un Governo nemmeno tanto lungimirante ma normale investirebbe su tanta potenzialità, soprattutto se allertato, in questi ultimi anni di crisi difficile, della presenza di un rischio forte che tutto ciò può andare perso, che questo patrimonio può essere spazzato via. Non lo dice un'opposizione cronicamente pessimista: lo dice la fotografia del censimento agricolo. In dieci anni si è avuta una perdita di superficie agricola di 300.000 ettari; in dieci anni si è riscontrato un milione e mezzo di minor superficie aziendale e il 30 per cento delle aziende in meno. Questo non è il risultato di un destino ineluttabile: è il frutto di una politica incapace di investire nel modo giusto in agricoltura, di fare della crisi una ripartenza; è il frutto di un malconcepito uso del suolo incentrato sulla rapina per uso immediato. Mi riferisco a un suolo senza alcun valore al Sud ed elemento di speculazione edilizia al Nord.

Lo dicono i raffronti con gli altri Paesi sui redditi agricoli: nel 2010 in Europa i redditi reali agricoli per unità di lavoro sono cresciuti mediamente del 12,6 per cento, in Germania del 22,4 per cento, in Francia del 34 per cento, in Spagna dell'8,3 per cento; quest'ultimo è uno dei più bassi, ma in Italia è peggiore, perché segna un calo del 2,8 per cento, che si aggiunge al declino già conosciuto negli ultimi anni. Allo stesso modo, l'Italia agricola è ultima in graduatoria sui fattori della competitività e tra gli ultimi sulla ricerca.

All'opinione pubblica è bastato vedere una recente trasmissione inchiesta sull'agricoltura per cogliere l'enormità della contraddizione. L'immagine della pasta italiana nel mondo è ancora forte, eppure le distese dei terreni che qualche anno fa erano impegnati nella produzione di grano in Sicilia, Basilicata, Campania e Puglia ora sono desertificate e abbandonate, mentre a poche centinaia di chilometri navi cariche di centinaia di tonnellate di grano arrivano dall'Australia; aziende produttrici di latte e carne chiudono anche al Nord e contemporaneamente dei TIR oltrepassano le frontiere per portare carne e latte dal Nord Europa. Questo fenomeno non ha altro nome: è incapacità manifesta, è rinuncia di un Paese che ha un Governo che in tre anni, nella crisi più profonda, non mette al centro un settore così pieno di potenzialità, non introduce alcuna programmazione, ma ha prodotto solo un turnover di Ministri e di boutade mediatiche.

Abbiamo denunciato sin dall'inizio di questa difficile crisi l'assenza di considerazione del settore agricolo nei provvedimenti di programmazione economica che quest'Aula ha discusso: nella Nota di aggiornamento non ve ne è alcun riferimento perché non ve ne era traccia nel Documento di maggio. Si tratta di un'assenza incredibile, se consideriamo la centralità che la questione alimentare ha assunto nelle dinamiche internazionali, a partire dalla speculazione sulle materie prime e dal riflesso sui prezzi all'origine dei prodotti.

Il Partito Democratico ha denunciato questa miopia, questa inadeguatezza e ha fatto proposte concrete, non l'elenco di vertenze. Abbiamo proposto che ci sia uno sforzo univoco sulla competitività del settore, sull'innovazione, su un ammodernamento del sistema agricolo fatto di nuova organizzazione, nuove aggregazioni, nuove risorse investite sulle innovazioni tecnologiche e non solo. Stiamo conducendo una battaglia perché ci sia un ammodernamento del governo pubblico dell'agricoltura: più efficienza, meno costi, meno dispersione, meno autoreferenzialità delle strutture, più raccordo tra ricerca e sviluppo.

Non c'è più tempo per spot e slogan. Adesso è giunto il tempo in cui dimostrare capacità di governo: è questo il tempo di dimostrare se l'Esecutivo tiene davvero a questo Paese e non alla sua sopravvivenza politica. Il nostro Paese non merita questo; non lo meritano i giovani a cui si sta bruciando il futuro. Noi non rinunceremo e non saremo complici di questa vostra linea di declino. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Molinari).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tancredi. Ne ha facoltà.

TANCREDI (PdL). Signora Presidente, la Nota di aggiornamento del DEF oggi all'attenzione di quest'Aula è, come è noto, un documento richiestoci in sede europea nell'ambito dell'armonizzazione della nostra sessione di bilancio con il semestre europeo ed è oggi anche l'adempimento di un obbligo imposto dalle nuove previsioni della legge di contabilità che dà conto del mutato quadro economico rispetto al contesto in cui il Documento di economia e finanza è stato elaborato.

Il Documento di economia e finanza, come è noto, ha sostituito il DPEF; la sua scadenza è prevista in primavera e il Parlamento ha comunque l'obbligo di approvare una Nota di aggiornamento in autunno, all'inizio della sessione di bilancio. È chiaro, ed è stato ampiamente detto, che in questa particolare circostanza la Nota di aggiornamento ha un significato molto forte, perché proprio nei mesi trascorsi sono intervenute delle novità assolute nel quadro economico globale, con la ben nota crisi dell'area euro, l'attacco ai debiti sovrani, in particolare al debito italiano e ai titoli di Stato italiani e, ancor più importanti, le ridimensionate previsioni di crescita nel mondo e, in particolare, nell'area dei Paesi occidentali e, ancor più in particolare, nei Paesi dell'area euro.

Ebbene, in questo contesto la Nota di aggiornamento attesta una conferma degli obiettivi del Governo italiano sui saldi della finanza pubblica italiana, con una conferma in particolare, e questo è un punto cruciale, del raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2013. È su questo punto che si è concentrato il dibattito e la polemica - a volte, ahimè, eccessivamente pretestuosa - di questi mesi, sulla reale efficacia e sulla possibilità delle pur pesanti manovre degli scorsi mesi di luglio e agosto messe in campo dal Governo, dalla maggioranza e dal Parlamento italiano rispetto a un quadro di crescita asfittico come quello italiano (com'è noto si tratta di una previsione di crescita ancor più bassa di quella, seppur bassa, dell'intera area euro) e soprattutto sulla sottovalutazione, come emerso anche in quest'Aula in tale circostanza, degli effetti comunque depressivi del susseguirsi delle due manovre di luglio e agosto 2011.

Non concordo sul fatto che questi due aspetti non vengano messi in rilievo dalla Nota di aggiornamento che oggi siamo qui ad analizzare: infatti, il Governo mette in essa in risalto che l'obiettivo del pareggio di bilancio del 2013 è ancora perfettamente in linea con le misure da esso varate ed è dunque realisticamente raggiungibile.

Per quanto riguarda il presunto effetto depressivo delle misure messe in campo, nessuno può negarlo, vista la loro portata ed entità. Le opposizioni si sono soffermate da diversi mesi sullo sbilanciamento, anche rispetto alle previsioni del DEF di marzo, sulla massa delle entrate piuttosto che sui tagli alla spesa nel reperimento delle risorse, ed è logico che rimane aperta la partita dei 20 miliardi della delega fiscale e assistenziale su cui non è assolutamente detto - la Nota lo dice chiaramente - che ci sia una prevalenza di reperimento delle risorse dal lato dell'aumento delle entrate.

Dal punto di vista del problema della bassa crescita, che è strutturale nell'economia italiana e si esprime nel differenziale di crescita del PIL annuale rispetto a Paesi che hanno economie più dinamiche della nostra, come la Francia e la Germania, ci sono condizioni al contorno che determinano da decenni una dinamica più asfittica del nostro prodotto interno lordo. Comunque, in un quadro di previsione di crescita molto basso per l'intera area euro - parliamo di previsioni intorno all'1 per cento - il nostro differenziale sulle previsioni non è così grande da poter determinare una ripercussione sul perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica ed, in particolare, di quello cruciale del pareggio di bilancio.

Credo che questo Governo e questa maggioranza possano vantarsi di un intervento sui saldi che non è paragonabile a quello di nessun altro Paese dell'area euro. I nostri risultati sulla dinamica del deficit (parametro che da sempre veniva indicato come importante e cruciale ai fini della credibilità della politica economica del nostro Governo) sono risultati assolutamente eccellenti e in prima linea su tutto il quadro europeo, e che quei risultati siano ancora perseguibili lo dicono anche i dati sulle dinamiche del deficit 2011.

È vero che esistono un problema di crescita e un dibattito aperto sulle misure da mettere in campo per incoraggiare lo sviluppo, per recuperare dinamicità e crescita di PIL, ma è anche vero che non possiamo illuderci e pensare che potranno essere messe in campo grandi politiche di sviluppo, perché in questo momento non abbiamo la possibilità di ricorrere a politiche espansive di spesa. Ci metteremmo altrimenti in contraddizione con il percorso di rigore seguito in questi due anni sul versante dei saldi.

È logico ed è evidente che altre due grandi questioni sono sul tavolo del dibattito pubblico italiano per quanto riguarda la finanza pubblica, e sono oggetto di attenzione da tempo del Governo, della maggioranza e di questo Parlamento. Una è quella di mettere in campo norme di riduzione della spesa strutturale (che non possono avere quale ambizione quella sola di intervenire a breve sui saldi delle annualità in corso o delle prossime annualità più vicine). Si tenta di mettere in campo politiche di riduzione della spesa strutturale che ci diano un credito di serietà verso i Paesi partner europei, investitori e mercati ma che sappiamo e prevediamo possono avere effetti sui saldi e sul risparmio vero della spesa negli anni successivi e nei prossimi anni.

Per fare un esempio classico, molto citato, che oggi è sicuramente all'attenzione dell'opinione pubblica e che, per esempio, è stato richiamato poco fa dal senatore Morando, si può parlare di previdenza, una questione molto seguita dalle parti sociali e dall'opinione pubblica, che provoca all'interno della maggioranza un dibattito su posizioni differenziate. Ma io chiedo all'opposizione se non avvenga anche di peggio, con un maggiore frazionamento delle posizioni, al suo interno, non solo tra forze come il PD e, ad esempio, SEL - che non credo abbia mai manifestato grande entusiasmo sugli intendimenti (che tra l'altro condivido) che poco fa il senatore Morando ci illustrava - ma anche all'interno dello stesso PD, nel quale non penso esista una posizione univoca in materia. La questione, quindi, è del tutto aperta nel dibattito pubblico, così come all'interno di entrambi gli schieramenti.

Un'altra questione aperta, signora Presidente, è relativa all'intervento una tantum sulla massa del debito pubblico. Si tratta di un problema del quale forse si discute meno sui giornali ma sicuramente sarebbero auspicabili una serie di misure per l'abbattimento della massa montante del debito pubblico. È chiaro che si discute nel merito di queste misure.

Non è vero, comunque, che la Nota di aggiornamento non enunci alcune possibilità in questo senso. Infatti, in essa si parla di privatizzazioni e di alienazioni del patrimonio pubblico, cioè misure che potrebbero servire a recuperare risorse per l'abbattimento del debito pubblico. È in corso anche una discussione relativa ad una patrimoniale una tantum, un'altra possibilità valutata dal Governo per l'abbattimento del debito pubblico. Inoltre si torna a parlare anche di un condono fiscale, una misura che potrebbe mettere in campo risorse importanti, sempre per abbattere il debito pubblico.

Sostanzialmente, l'abbattimento di almeno una decina di punti del rapporto tra debito pubblico e PIL ci consentirebbe di essere molto credibili e mostrerebbe la volontà del Paese di aggredire il suo problema più grande, forse il più strutturale e più forte, che ci rende deboli sui mercati, nei confronti degli altri partner europei e degli interlocutori mondiali, che in questo momento ci guardano con grandissima attenzione.

Sono completamente d'accordo con chi ha detto che oggi vi è una forte attenzione anche degli Stati Uniti d'America relativamente al coordinamento delle politiche fiscali ed economiche europee e sul rafforzamento del fondo straordinario salva-Stati. Non solo: gli Stati Uniti chiedono a gran voce all'Europa, in maniera ormai esplicita, di buttare il cuore oltre l'ostacolo per affermare con decisione la difesa di alcuni Paesi in crisi e, soprattutto, la difesa dei loro debiti. Tra questi Paesi, purtroppo, rischia di ritrovarsi anche l'Italia, nonostante la politica di rigore seguita in questi anni, proprio a causa del grosso volume del debito pubblico. Lo stesso Fondo monetario internazionale oggi sta spingendo l'Europa ad agire.

Non credo però che, da questo punto di vista, l'atteggiamento del Governo italiano sia stato deficitario nel quadro europeo. Al contrario, bisogna ammettere che l'intera classe dirigente europea ha dimostrato un deficit decisionale e anche di coordinamento che non può essere trascurato. Serve più Europa. Serve maggiore capacità di decisione. Oggi manca una leadership europea. Le decisioni prese sui tavoli bilaterali indeboliscono naturalmente la credibilità dell'intero assetto della governance europea.

Penso che l'Italia abbia giocato e possa giocare, per il rafforzamento della governance europea, un ruolo importante e credo sia proprio quello che il nostro Governo sta molto opportunamente facendo. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Agostini. Ne ha facoltà.

AGOSTINI (PD). Signora Presidente, la Nota di aggiornamento del DEF torna ad essere uno strumento ordinario e obbligatorio a seguito della riforma della legge di contabilità che consente, nel mese di ottobre, di aggiornare le previsioni macroeconomiche e gli andamenti di finanza pubblica.

Credo che mai come quest'anno i cinque mesi trascorsi dallo scorso mese di aprile, quando è stato approvato il DEF, richiedano un aggiornamento per definire in modo migliore non soltanto le previsioni di carattere macro, ma anche gli strumenti che si vogliono mettere in campo per far fronte ai problemi che l'economia italiana evidenzia in maniera, purtroppo, sempre più grave.

Quello che l'aggiornamento del DEF ci consegna è un quadro di sostanziale stagnazione, con evidenti tratti di recessione. Sembra che lo "stellone", a cui per tanto tempo il Governo Berlusconi si era affidato sino a questo momento, si sia definitivamente ritirato nel profondo della galassia. Addirittura, ci troveremo a lavorare, nei prossimi mesi ed anni, in un quadro di contrazione della crescita molto sostanzioso e significativo, il quale parte - vorrei sottolinearlo, perché poi parlerò anche di economia reale e di internazionalizzazione delle imprese italiane - da una drastica riduzione del trend di crescita del commercio mondiale, che si attesterà nel 2011 al 6,5 per cento, nel 2012 al 5,7 per cento e nel 2013 al 6,5 per cento.

Vorrei ricordare, affinché tutti abbiano chiaro il quadro delle difficoltà, che nel 2010, dopo lo shock del 2009, il commercio mondiale è cresciuto del 12,5. Quindi, le previsioni di crescita del commercio mondiale nei prossimi anni sono sostanzialmente dimezzate rispetto al 2010. Contemporaneamente, si allarga il gap di crescita tra l'Italia e gli altri Paesi più avanzati. Al tempo stesso, in questo contesto, però, sono ancora le grandi economie del Far East che fanno da locomotiva all'economia mondiale, e anche in questa sede desidero richiamare qualche dato.

I cosiddetti Paesi emergenti - eviterei di continuare ad usare questa espressione, e mi rivolgo anche ai nostri Uffici che elaborano la Nota di lettura del DEF, perché le loro economie sono ormai ampiamente emerse, come i dati ci dimostrano - che sono Cina, India, Russia, Brasile e una parte dell'Africa, contribuiscono in maniera più significativa alla crescita mondiale e terranno in qualche modo alto, anche a quel 6,5 per cento, l'incremento del commercio mondiale.

Allora, in una situazione come questa, visto che il traino continua ad essere quello delle economie emergenti, dal momento che stiamo parlando anche del futuro provvedimento sullo sviluppo che il Governo si è impegnato ad elaborare e a presentare, mi chiedo che cosa si stia facendo effettivamente a sostegno dell'export italiano, che ancora, anche alla chiusura del 2011, ci consegnerà un dato positivo, con un incremento del 4,4 per cento.

Sottolineo la vicenda imbarazzante, passata abbastanza sotto silenzio, della presenza italiana alla recentissima fiera Anuga svoltasi a Colonia, in Germania, che è una delle più importanti fiere (se non quella più importante) del settore agroalimentare: l'Italia ha fatto una figura davvero imbarazzante e preoccupante. Io non sono mai stato un sostenitore dell'intoccabilità delle strutture pubbliche e, quindi, posso affermare - sono stato Sottosegretario per il commercio estero per due anni - che l'Istituto nazionale per il commercio estero (ICE) era una struttura che andava profondamente riformata, soprattutto nella sua rete estera, ma anche nella sua presenza sul territorio nazionale, in Italia. Mi chiedo se oggi, in questa situazione, possiamo permetterci un'assenza totale del sostegno pubblico all'internazionalizzazione dell'impresa (che non è soltanto l'export). Guardo in particolare lei, signora Presidente, che proviene da una delle aree più dinamiche del Paese, dove la piccola e la media industria, e non la grande impresa, ha effettivamente bisogno di un chiaro, trasparente e visibile sostegno all'esportazione e all'internazionalizzazione. Ebbene, alla fiera Anuga di Colonia, l'Italia, che doveva essere presente con uno stanziamento di 2,5 milioni di euro, si è presentata con zero risorse, a cui hanno dovuto sopperire per 900.000 euro alcune strutture imprenditoriali e per 1,3 milioni di euro direttamente gli organizzatori tedeschi. Ritengo sia un modo di presentarsi all'estero che grida davvero vendetta.

Mi domando, allora, se non sia necessario (mi rivolgo anche al sottosegretario Giorgetti), proprio in sede di elaborazione del cosiddetto decreto sviluppo, riprendere la proposta della costituzione di un'agenzia, che non sia un meccanismo di carattere burocratico o - per così dire - in mano alle burocrazie, ma che veda la partecipazione reale di coloro che fanno internazionalizzazione e non solo ne parlano (che è tutta un'altra questione), vale a dire delle imprese in carne ed ossa.

Allo stesso modo è imbarazzante, sempre su questo terreno, il comportamento dissoluto del Governo nei confronti di alcuni punti delicatissimi che riguardano ancora i nostri interessi nazionali. Mi riferisco alla Libia di cui noi siamo il primo partner commerciale (vorrei ricordassimo sempre che l'Italia è il primo partner commerciale della Libia): a fronte di tutto questo, il Governo italiano non sta avviando alcuna iniziativa nei confronti dei Paesi del Maghreb e, soprattutto, dei Paesi dell'Africa che si sono rimessi decisamente in movimento sul terreno dello sviluppo.

Per tali motivi, sono necessarie freschezza e capacità innovativa; bisogna mettersi alle spalle un vecchio modo di ragionare e di operare; bisogna chiamare ad un grande sforzo di responsabilità nazionale tutte le forze economiche e sociali del Paese; bisogna richiamare - come ha poc'anzi evidenziato il senatore Morando - ad un grande sforzo a livello europeo in direzione di un salto di qualità nel coordinamento delle politiche economiche. Io credo, però, che sia necessario anche un salto di qualità nel coordinamento delle iniziative a livello nazionale e dei soggetti che devono partecipare a tale sforzo.

In secondo luogo, se si esamina il Documento di economia e finanza, si può notare che un altro punto di grande difficoltà riguarda l'andamento dei consumi finali nazionali. Per questi ultimi si cifra per il 2011 un incremento dello 0,7 per cento e poi un'ulteriore contrazione nel biennio 2012-2013 dello 0,4 per cento: quindi, i consumi finali nazionali si attesteranno allo 0,4 per cento nel 2012 e allo 0,4 per cento nel 2013 e poi torneranno ad un leggero incremento dello 0,7 per cento nel 2014. Ricordo, però, che nel precedente Documento di economia e finanza il 2014 era stimato come l'anno in cui i consumi avrebbero avuto una ripresa dell'1,3 per cento. La Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza ci dice quindi che al 2014 l'incremento dei consumi nazionali sarà dimezzato rispetto alla previsione dello stesso DEF dell'aprile scorso.

Questa situazione non fa altro che fotografare quello che noi vediamo girando l'Italia tutti i giorni, vale a dire - e concludo, signora Presidente - una grande sofferenza sociale che ci viene consegnata dai dati che ho appena richiamato sui consumi finali nazionali e dal fatto che la pressione fiscale effettiva dell'Italia è ormai stimata intorno al 44,7-44,8 per cento.

A tutto questo si associa il fatto che, da qui a settembre, dovrà essere applicata la cosiddetta delega fiscale, che viene cifrata - com'è stato ricordato dal relatore - in 4, 16 e 20 miliardi per i prossimi tre anni. Mi chiedo se non sia il caso di aprire anche su questo un tavolo di discussione e di confronto vero - che veda la partecipazione, non solo delle forze sociali, ma anche dell'opposizione - su come s'intende procedere su un terreno come questo, che riguarda carne e sangue della vita dei contribuenti e dei cittadini italiani: 4, 16, 20 miliardi in tre anni è un obiettivo che fa tremare le vene e i polsi! Dove si andranno a reperire queste risorse? Forse tagliando in maniera del tutto indiscriminata le agevolazioni, le detrazioni e le deduzioni fiscali? O forse non sarebbe il caso di fare, invece, un lavoro vero nel merito - lo definirei di spending review, anche se questo metodo non si può applicare in tal senso - per intervenire dove è necessario - e ci sono sacche di parassitismo - e salvare così tutto ciò che diventa un elemento di salvaguardia dei consumi e del livello di vita degli italiani?

Credo che si debba intervenire presto e che lo si debba fare con uno spirito innovativo, così come sono convinto che questa discussione debba essere fatta anche con riferimento alla struttura delle aliquote previste per l'IRPEF. Nel 1994 ci avete raccontato la favola delle due aliquote (23 e 33 per cento): era l'epoca della flat tax, se ricordate, era un altro mondo. Oggi credo però che siano del tutto insufficienti anche queste strutture delle aliquote (20, 30 e 40 per cento), che non possono corrispondere minimamente a quelli che sono gli andamenti della diseguaglianza sociale, che in questi anni è stata fortissima e si è accentuata nel nostro Paese.

Dal momento che abbiamo alle spalle un massiccio intervento di stabilizzazione, mi auguro che si possa raggiungere nel 2013 il pareggio di bilancio - come esponente dell'opposizione lo rivendico come nostro grande obiettivo, anche se non so se se ci riusciremo, considerati gli attuali andamenti macroeconomici - con strumenti e con politiche decisamente diversi da quelli che sono stati messi in campo.

Lasciate stare il dibattito sui condoni e rapportatevi con i problemi veri dell'Italia, che come opposizione vi stiamo rappresentando, e cerchiamo di fare tutti uno scatto in avanti per affrontare temi come questi, che riguardano il futuro del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Molinari).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Baldassarri. Ne ha facoltà.

BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, onorevole Sottosegretario, onorevoli colleghi, questa Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza è quanto avevamo avuto modo di chiedere al Governo prima della presentazione delle manovre di luglio e di agosto, in quanto era palesemente inadeguato il quadro macroeconomico di riferimento definito dall'Esecutivo ad aprile, cioè nel Documento di economia e finanza. Il Governo non ritenne opportuno anticipare questa Nota di aggiornamento, che finalmente arriva ora in Parlamento.

Esprimo subito sinteticamente il mio giudizio complessivo su questa Nota di aggiornamento, che contiene una piccola verità contabile - atto peraltro dovuto ed inevitabile - che serve a nascondere una grande bugia contabile e, purtroppo, una pericolosa verità palese, come ci si renderà conto quando verrà letta attentamente da chi di dovere, non solo in questa Aula, ma anche fuori di qui.

Ringrazio il Governo di questa Nota di aggiornamento perché quando, soprattutto in occasione della manovra di agosto, si rifiutò di prepararla, mi permisi di farla da solo. Ragionai - e ragionammo - in base ad un'ipotetica Nota di aggiornamento che avrebbe dovuto fare il Governo, ma che chiunque di buon senso avrebbe potuto preparare già allora. E le considerazioni circa la manovra fatta ad agosto e gli andamenti dell'economia e della finanza italiana nei prossimi anni che mi sono permesso di esporre in questa stessa Aula in quell'occasione trovano oggi precisa, puntuale, contabile conferma e riscontro dai dati ufficiali del Governo. Quindi, a differenza del mese di agosto, il mio ragionamento non poggia più su valutazioni personali - peraltro di buonsenso - ma su dati ufficiali del Governo riportati nella Nota di aggiornamento.

Farò riferimento esplicito alla tavola 7a della Nota. Ripeto, signora Presidente, sono i numeri e i dati che il Governo ha presentato al Parlamento e, in un certo senso, all'intera opinione pubblica nazionale ed internazionale. Il titolo di questa tavola è: «Conto della pubblica amministrazione a legislazione vigente». Quindi, incorpora i numeri, le valutazioni e le decisioni della manovra di agosto. Ed è esattamente il modo unico con il quale vengono lette le decisioni di politica economica in giro per l'Europa e per il mondo, cioè non come, in maniera polverosa e ipocrita, la comunicazione italiana esprime le manovre (tagli di spesa sui valori tendenziali correnti, aumenti di tasse, che non dicono nulla). Tali errate espressioni portano all'errore, commesso un po' da tutti, di dire che all'inizio la manovra doveva essere per due terzi di tagli di spesa e per un terzo di aumento di imposte (queste sembrava fossero le indicazioni anche delle autorità europee), e che ex post la manovra è per due terzi fatta di aumento di tasse e per un terzo di tagli di spesa.

Niente di più falso. Neanche questo è corretto, perché nel mondo normale, in sede europea, in sede internazionale, in sede di Fondo monetario internazionale, di OCSE, si analizzano i numeri dell'economia italiana e della finanza pubblica italiana dopo le manovre e si cerca di capire a quanto ammonterà, ad esempio, nel 2013 la spesa che nel 2010 era "X"; a quanto ammonteranno nel 2013 le tasse, che nel 2010 erano "Y". Perché solo quei numeri entrano nella carne viva del sistema economico. Non entrano i tagli tendenziali sulle spese future: entra quella che sarà effettivamente la spesa nel 2011, nel 2012 e nel 2013. Tutto il resto è schiuma, polvere. Sono numeri scritti su pezzi di carta. Non riguardano la realtà del sistema economico e la realtà dei conti della finanza pubblica italiana.

Ebbene, ringrazio ancora il Governo perché la stessa tabella che mi ero permesso di elaborare ad agosto in base alle mie valutazioni oggi è riportata alla tavola 7a. Nella tabella, di cui lascerò una sintesi come allegato al mio intervento, signora Presidente, è scritto che le entrate totali (il totale delle tasse che gli italiani pagheranno) passeranno da 722 miliardi di euro nel 2010 a 814 miliardi di euro nel 2013, con un aumento di 92 miliardi di euro.

Quindi, la manovra è tutta tasse; 100 per cento tasse, non due terzi e un terzo. Stando ai numeri veri dell'economia, le entrate derivanti da maggiori tasse pagate sono pari a 92 miliardi di euro (è il Governo che lo dice, non il sottoscritto). Ma a cosa serviranno questi ulteriori 92 miliardi derivanti dalle tasse? Ebbene, 69 miliardi serviranno a portare ildeficit pubblico, che l'anno scorso è stato pari a 71 miliardi, a 2 miliardi di euro (non proprio zero, ma praticamente zero).

A questo punto faccio notare un piccolo trucchetto, sottolineando che sarebbe ora di smetterla con questi giochetti numerici. Prima che fosse diffusa questa Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, il Governo aveva detto che nel 2013 ci sarebbe stato un avanzo di 4 miliardi di euro. Con questa Nota di aggiornamento - guarda un po' - spariscono 6 miliardi, per cui da 4 miliardi di avanzo si passa a 2 miliardi di deficit. Ma, se dei 92 miliardi derivanti da maggiori tasse pagate dagli italiani da qui al 2013, 69 miliardi serviranno per azzerare il deficit, che fine faranno gli altri miliardi di euro derivanti dalle maggiori tasse pagate? Trentotto miliardi finanzieranno aumenti di spesa corrente (questi sono quelli che entreranno nell'economia, non i tagli sui tendenziali futuri) e - ohibò, ohibò! - 15 miliardi di taglio vero in valore assoluto degli investimenti infrastrutturali. Ad agosto mi era permesso di essere più prudente nelle mie valutazioni ed avevo calcolato 11-12 miliardi di tagli. Il Governo, gettando la stampella oltre l'ostacolo, dichiara che da qui al 2013 taglierà 15 miliardi di euro di investimenti infrastrutturali.

Cari colleghi, chiunque al mondo, direi dal Kindergarten (così chi ama la spending review mi capisce meglio) in su, capisce che immettere in un sistema economico 92 miliardi derivanti da maggiori tasse pagate che servono, in parte, ad azzerare il deficit (e questa è la parte che potrebbe essere condivisibile anche se il deficit come si sa è un saldo), è molto diverso azzerare il deficit aumentando le tasse o tagliando le spese. In termini di effetto sull'economia è radicalmente diverso. In ogni caso, si è deciso di immettere 92 miliardi derivanti da maggiori tasse pagate per azzerare il deficit, di aumentare la spesa corrente e di tagliare gli investimenti infrastrutturali. Vorrei sapere però: quali sono gli effetti sull'economia di questo tipo di manovra? Risposta (sempre del bambino del Kindergarten): sono effetti di freno sulla crescita economica. E qui viene l'arcano.

Fin qui ho descritto la piccola verità contabile che il Governo ha inserito in questa Nota di aggiornamento. Passo ora alla bugia, o comunque al trucchetto perché con questa Nota di aggiornamento il Governo rivede le previsioni di crescita del sistema economico. Ricordo che fino a giovedì della scorsa settimana, quando la Nota è stata diffusa, le previsioni di crescita dell'economia italiana sulle quali il Governo si è basato fino a 10 giorni fa e sulla base delle quali ha proposto le manovre di luglio e di agosto erano dell'1,1 per cento nel 2011, dell'1,3 per cento nel 2012, dell'1,5 per cento nel 2013 e dell1,6 nel 2014.

Oggi il Governo dice che quelle previsioni non sono più attendibili. Vorrei capire cosa è successo da dieci giorni a questa parte (o meglio, più correttamente: già da aprile o maggio si poteva capire che quelle previsioni non erano corrette e forse andavano corrette ben prima della fine di settembre e dei primi di ottobre).

Ad ogni buon conto, oggi il nuovo profilo di crescita del PIL sul quale si basa il Governo è: lo 0,7 per cento quest'anno, lo 0,6 l'anno prossimo, e poi, come si usava fare un tempo dal macellaio del mio paese, dove si metteva il cartello: «Oggi non si fa credito, domani sì», il cartello che il Governo può appendere sulla sua porta o sul suo negozio è: «Oggi non si fa crescita, domani sì». Infatti, nel 2013 la crescita va allo 0,9 per cento e nel 2014 all'1,2.

Ma non è tanto questo il nodo: è che ancora una volta la correzione sulla previsione di crescita economica c'è, ma è parziale. Infatti - è anche la sfortuna che spesso colpisce il Ministero dell'economia, perché una volta ci sono state le Torri gemelle, un'altra volta c'è stata la crisi mondiale: viene quasi il sospetto che porti un po' sfortuna quel tipo di palazzo! - mentre usciva la Nota di aggiornamento del Governo e del Ministero dell'economia, contemporaneamente il Fondo monetario internazionale, che aveva incorporato nelle proprie previsioni gli effetti recessivi della stessa manovra del Governo, ci ha dato le indicazioni. Il Fondo ci assegna una previsione ragionevole di crescita di 0,4 e di 0,3. Il che vuol dire che c'è almeno un punto, un punto e mezzo di minore crescita che il Governo continua a non inserire nelle proprie valutazioni. Ma per una ragione atavica, signor Presidente, e non è colpa di questo Governo: è colpa di trent'anni di Governi di tutti tipi. Perché? Perché in via XX Settembre si effettua la previsione di crescita dell'economia, si predispone la manovra di finanza pubblica e non si valuta l'effetto che la manovra di finanza pubblica provoca sull'economia e sulla crescita, che può essere un effetto positivo, di sostegno alla crescita, o negativo, di freno alla crescita, ma magari di equilibrio finanziario. Il Ministero dell'economia, per gli ultimi trent'anni, si è sempre rifiutato di fare questa parte: è l'unico Ministero al mondo.

Non a caso, non abbiamo il Congressional Budget Office, non abbiamo un'alta autorità sulla spesa pubblica. Non è un caso, perché solo in assenza di queste autorità indipendenti di certificazione dei bilanci pubblici il potere contabile del vertice politico, ma soprattutto della burocrazia all'interno di quel Ministero consente di dire: queste sono le previsioni economiche, questa è la manovra. «Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più» - senatore Baldassarri - «non dimandare»! È una storiella antica, va avanti da anni, qualunque sia il ruolo che ciascuno di noi può personalmente svolgere all'interno della nostra società civile o politica.

Emerge allora, signora Presidente, purtroppo, insieme ad altri trucchetti contabili, una verità molto pericolosa, che prego il Governo di fronteggiare in modo serio e il più rapidamente possibile.

Qual è l'altro trucchetto? Il primo è quello sulla correzione al ribasso della crescita ma non fino in fondo e non incorporando gli effetti recessivi della manovra. Il secondo è ancora più clamoroso, perché soprattutto i mercati finanziari ci fanno maggiore attenzione. Ma si sono resi conto che, nella tavola 7a, hanno scritto che oggi, nel mese di ottobre, la spesa per interessi sul debito pubblico nei prossimi anni è stimata essere minore di circa 6 miliardi della stima che il Governo aveva fatto a maggio-giugno? Ripeto, a maggio-giugno, ossia prima, ben prima che avvenissero le fibrillazioni sui mercati; prima, ben prima che lo spread saltasse oltre i 400 punti base; prima, ben prima, ossia quando la Spagna era messa peggio di noi in termini di spread. Se a maggio‑giugno si era previsto quell'andamento di spesa, come mai, all'improvviso, dopo tali eventi si mettono nella tabella ufficiale 6 miliardi in meno di interessi? Io, per prudenza, avrei fissato le stesse cifre, ma forse una maggiore prudenza avrebbe indotto a mettere qualcosa in più. Dio non voglia che si consolidi l'attuale spread tra titoli italiani e tedeschi, perché con l'attuale spread anche a 360-370, costretto lì dagli acquisti della BCE, l'Italia è tecnicamente in default sulla base del teorema di Solow. Quest'ultimo è un noto teorema di economia, che forse i tributaristi non sono tenuti a conoscere, ma gli economisti sì e la gente di buonsenso pure, secondo il quale se il tasso di interesse supera il tasso di crescita dell'economia, in quello stesso istante il Paese è in default, perché la crescita del debito è superiore alla crescita del PIL anche con deficit zero, e quindi il rapporto debito-PIL va all'infinito. Il mio amico e maestro Robert Solow ha ricevuto il Premio Nobel per l'economia a Stoccolma per tale teorema, che poi non è un gran teorema: un ragioniere di campagna fa quattro conti sul retro di una busta e lo capisce.

Terzo trucchetto. Anche sulla spesa corrente c'è una limatura, una sottostima. Sintetizzo, signora Presidente. Prendiamo per buoni i dati della Nota di aggiornamento. Da essi, con una lettura un po' attenta, emerge che nel 2013, sulla base dei dati ufficiali del Governo, l'Italia non avrà un deficit pari a zero: emerge che, sulla base di ragionamenti di buon senso che chiunque può fare, l'Italia nel 2013 avrà un deficit ancora attorno a 20-22 miliardi di euro. Non è una tragedia, lo dico io per primo, ma non è zero: 10 miliardi vengono dall'ulteriore freno alla crescita; 6 miliardi, come minimo, dalla sottostima degli interessi; 3 o 4 miliardi sono sbocconcellati qua e là. Quindi, basta fare la somma. Si tratta di un punto politico, non di un fatto tecnico.

Con questa Nota di aggiornamento e con quella manovra, l'Italia frena l'economia e non raggiunge il pareggio di bilancio nel 2013. Quando, nei giorni prossimi, ma già lo hanno capito, i mercati valuteranno tali elementi, e quando la BCE dovrà prima o poi decidere se continuare a comprare titoli italiani all'infinito oppure no, verrà il momento della verità.

Concludo con un appello al Governo e alla maggioranza. Sarà presto in discussione la legge di stabilità e andrà in discussione il cosiddetto decreto sviluppo. Prendiamo dunque atto nei dati ufficiali che si è fatta finora una politica economica di freno allo sviluppo e di non rigore finanziario. Noi abbiamo sempre sostenuto la necessità delle due gambe della politica economica: rigore finanziario e sostegno alla crescita economica.

C'è un'occasione immediata: decreto sviluppo, legge di stabilità, quello che vorrete. La proposta di risoluzione che il Terzo Polo sta per presentare è un accorato appello al Governo e alla maggioranza per cambiare passo, per fare una politica economica che tagli sul serio le spese correnti improduttive piene di malversazioni e ruberie che indichiamo da anni, sposti le risorse a sostegno delle famiglie e delle imprese, sostenga la crescita, aumenti e non tagli gli investimenti infrastrutturali. In questo modo si potranno raggiungere insieme l'equilibrio finanziario, il pareggio di bilancio e il sostegno alla crescita economica.

Vorrei fare una piccola considerazione finale. Questa mattina mi sono svegliato; normalmente accendo il televisore su Sky, o su un altro canale, e ho visto un titolo: decreto sviluppo. Gli argomenti dibattuti all'interno del decreto sviluppo erano: condono, tassa sulle baby pensioni e un terzo che non ricordo, ma riguardava un'altra tassa. Francamente, se decreto sviluppo deve essere il titolo di un contenitore di ulteriori aumenti di tasse, di condoni che sono comunque una tantum e diseducativi, non meravigliamoci se fra poche settimane, dopo aver letto la bocciatura della manovre di luglio e agosto, e dopo aver letto la Nota di aggiornamento del Governo che, con tutti i limiti di cui ho parlato, fa un'operazione verità, dovessimo leggere un decreto sviluppo che contiene aumenti di tasse e per di più - forse - condoni e una legge di stabilità che dovrebbe in qualche modo aumentare ulteriormente le tasse.

Il trucchetto della tavola 7a rappresenta, a questo punto, il limite massimo del pudore. Infatti, scrivere che nel 2013 la pressione fiscale (in corsivo) sarà al 43,9 per cento per poi mettere nella riga seguente 20 miliardi dovuti alla delega fiscale sul welfare sotto la linea, dopo che sono stati messi nella legge (perché senza quei 20 miliardi non si raggiunge il deficit zero), significa nascondere, in un modo da Paperino, da Pippo, da Pluto, a chi sa leggere queste informazioni il fatto che la pressione fiscale nel 2013 va, per verità del Governo, al 45,4 per cento, al netto di ciò che gli enti locali forse saranno costretti a fare nei prossimi anni aumentando la tassazione locale per far fronte ai tagli orizzontali dei trasferimenti.

Signora Presidente, come preannunciato, desidero che venga allegata agli atti della presente seduta la tabella da me elaborata e in precedenza illustrata. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Pinzger, Molinari e De Toni. Congratulazioni).

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

Rinvio il seguito della discussione del documento in titolo ad altra seduta.

Sulle modalità di impiego delle risorse del Comune di Magenta

durante un periodo di gestione commissariale

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Signora Presidente, vorrei annunciare un'interrogazione che verrà depositata nella giornata di oggi e che si riallaccia molto al dibattito odierno.

Anni fa, nel Comune di Magenta l'allora commissario prefettizio (perché l'amministrazione era sotto commissariamento) aveva stipulato un contratto d'affitto per circa 80.000 euro per dei locali successivamente dati in comodato alla Provincia per il centro per l'impiego. È evidente a tutti che con 80.000 euro in qualche anno quei locali si sarebbero potuti comprare. Dico questo perché forse è il caso di mettere davvero mano alla citata spending review, perché non possiamo più permetterci sprechi simili. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Baldassarri).

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16, con lo stesso ordine del giorno.

La seduta è tolta (ore 13,01).

Allegato B

Tabella allegata all'intervento del senatore Baldassarri nella discussione del Doc. LVII, n. 4-bis

Tabella

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Augello, Boldi, Caliendo, Castelli, Chiti, Ciampi, Colombo, Davico, Alberto Filippi, Gentile, Giovanardi, Mantica, Mantovani, Marino Ignazio Roberto Maria, Pera, Stiffoni, Viceconte e Villari.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Belisario, Esposito, Passoni e Rutelli, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Tonini, per partecipare ad un incontro internazionale; Bornacin e Sangalli, per attività del Parlamento europeo; Allegrini, Battaglia, Caforio, Del Vecchio e Randazzo, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE).

Commissioni permanenti, trasmissione di documenti

In data 7 ottobre 2011, è stata trasmessa alla Presidenza una risoluzione - approvata nella seduta del 5 ottobre 2011 dalla 11a Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale), ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulle disposizioni minime di sicurezza e di salute relative all'esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici) (XX direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE) (COM(2011) 348 def) (Doc. XVIII, n. 108).

Ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, il predetto documento è stato trasmesso al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati (Doc. XVIII, n. 108).

Commissione parlamentare per le questioni regionali, variazioni nella composizione

Il Presidente del Senato, in data 7 ottobre 2011, ha nominato componente della Commissione parlamentare per le questioni regionali la senatrice Adriana Poli Bortone, in sostituzione del senatore Valerio Carrara, dimissionario.

Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, variazioni nella composizione

Il Presidente della Camera dei deputati, in data 7 ottobre 2011, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza il deputato Maria Letizia De Torre, in sostituzione del deputato Daniela Cardinale, dimissionaria.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Barelli Paolo, Tancredi Paolo, Piccone Filippo

Norme in materia di servizio di portierato (2943)

(presentato in data 05/10/2011);

senatore Carrara Valerio

Modifica all'articolo 513 del codice penale in materia di turbata libertà dell'industria del commercio e delle attività professionali (2944)

(presentato in data 06/10/2011);

senatori Barbolini Giuliano, Roilo Giorgio, Bassoli Fiorenza, Amati Silvana, Biondelli Franca, Cosentino Lionello, Donaggio Cecilia, D'Ubaldo Lucio Alessio, Fontana Cinzia Maria, Mercatali Vidmer, Rossi Paolo

Disposizioni in materia di diffusione dei defibrillatori semiautomatici esterni nei luoghi di lavoro (2945)

(presentato in data 06/10/2011);

senatori Fleres Salvo, Viespoli Pasquale, Ferrara Mario, Carrara Valerio, Piscitelli Salvatore, Poli Bortone Adriana, Saia Maurizio

Disposizioni in materia di ritardati pagamenti della pubblica amministrazione (2946)

(presentato in data 06/10/2011);

senatrice Bonfrisco Anna Cinzia

Disposizioni per la promozione della parità di accesso alle cariche elettive ed agli organi esecutivi dei comuni, delle province e delle regioni, in attuazione dell'articolo 51 della Costituzione (2947)

(presentato in data 06/10/2011);

senatori Ghedini Rita, Passoni Achille, Treu Tiziano

Abrogazione dell'articolo 9 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, in materia di collocamento obbligatorio e regime delle compensazioni (2948)

(presentato in data 07/10/2011);

senatore Galioto Vincenzo

Contributi statali all'Associazione nazionale privi della vista ed ipovedenti (ANPVI) (2949)

(presentato in data 07/10/2011);

senatori Passoni Achille, Ghedini Rita, Treu Tiziano

Abrogazione dell'articolo 8 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, in materia di sostegno alla contrattazione collettiva di prossimità (2950)

(presentato in data 07/10/2011).

Petizioni, annunzio

Sono state presentate le seguenti petizioni:

il signor Giuseppe Catanzaro, di Cammarata (Agrigento), chiede l'abolizione dei vitalizi dei parlamentari (Petizione n. 1353);

il signor Marino Savina, di Roma, chiede:

una nuova regolamentazione in materia di servizi funerari (Petizione n. 1354);

una revisione dell'utilizzazione di taluni edifici militari (Petizione n. 1355);

misure contro i ritardi di pagamento delle pubbliche amministrazioni (Petizione n. 1356);

il signor Francescantonio Cefalì, di Curinga (Catanzaro), chiede una serie di provvedimenti per lo sviluppo economico del territorio di Curinga, in provincia di Catanzaro (Petizione n. 1357);

la signora Giuliana Tofani, di Arezzo, ed altri cittadini chiedono una revisione dell'istituto dei vitalizi dei parlamentari (Petizione n. 1358);

il signor Salvatore Fresta, di Palermo, chiede provvedimenti atti ad assicurare un efficace controllo fiscale sulle società di calcio (Petizione n. 1359);

il signor Andrea Poggi, di Carmignano (Prato), chiede un provvedimento legislativo che stabilisca le retribuzioni massime dei dipendenti pubblici, statali e parastatali, degli eletti a cariche pubbliche e dei magistrati nonché delle pensioni erogate dall'INPS (Petizione n. 1360);

il signor Andrea Signorini, di Porretta Terme (Bologna), chiede:

che le funzioni di talune sopprimende province vengano assegnate alle regioni (Petizione n. 1361);

la cessazione delle missioni internazionali di pace all'estero (Petizione n. 1362);

il signor Enzo Lanini, di Bagni di Lucca (Lucca), ed altri cittadini chiedono che non si proceda all'approvazione della proposta di legge A.C. n. 3442, recante: "Disposizioni concernenti le associazioni di interesse delle Forze armate" (Petizione n. 1363);

il signor Bruno Dante, di Castel del Monte (L'Aquila), chiede misure per il contenimento della spesa pubblica nelle piccole municipalità (Petizione n. 1364).

Tali petizioni, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, sono state trasmesse alle Commissioni competenti.

Mozioni, apposizione di nuove firme

I senatori Lenna, Ramponi, Caselli, De Sena, Izzo, Pardi, Mariapia Garavaglia e D'Ambrosio Lettieri hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00478 dei senatori Lauro ed altri.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

La senatrice Mazzuconi ha aggiunto la propria firma alle interrogazioni 4-05973 e 4-06013 della senatrice Baio ed altri.

Interrogazioni

VITA, COSENTINO, D'UBALDO, NEROZZI, RANUCCI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

da notizie di stampa si apprende che nel nuovo piano industriale di Alenia aeronautica SpA, società specializzata nella produzione di velivoli e sistemi aeronautici civili e militari, sarebbe stata prevista la fusione per incorporazione con Alenia Aermacchi e la chiusura di alcune importanti sedi come quella di Venezia e Casoria (Napoli) e di quelle capitoline di via Campania e via Bona;

inoltre, risulterebbe confermata la decisione di procedere al trasferimento del personale attualmente impiegato presso le suddette sedi romane nelle sedi produttive di Caselle (Torino), e di Pomigliano d'Arco (Napoli);

considerato che:

le profonde modifiche previste dal nuovo piano aziendale sono, di tutta evidenza, gravi ed inaccettabili e, qualora dovessero realizzarsi, pregiudicherebbero anche in modo irreversibile le condizioni economiche ed occupazionali proprio di quelle aree del nostro Paese che l'attuale crisi economica ha ulteriormente indebolito;

in particolare, desta profondo sconcerto la prevista chiusura delle sedi romane di Alenia, fiore all'occhiello dell'economia laziale, e soprattutto risulta inaccettabile il previsto decentramento di queste e, dunque, del personale che ivi opera, verso sedi produttive del Nord Italia;

è evidente che anche le scelte operate dall'azienda del gruppo Finmeccanica sono perfettamente in linea con l'evidente tentativo del Governo in carica di privilegiare l'economia di una parte del nostro Paese a detrimento di quella del Centro-Sud, cosa non più tollerabile;

la massiccia partecipazione dei lavoratori Alenia alla manifestazione e allo sciopero del 3 ottobre 2011 ha messo in evidenza il profondo disagio e la forte preoccupazione che costoro nutrono per il loro futuro e per quello delle loro famiglie,

si chiede di conoscere:

quali siano le valutazioni del Governo in merito al nuovo piano industriale di Alenia aeronautica SpA e, in particolare, come valuti la decisione di procedere alla chiusura dei due siti capitolini, ovvero di una delle eccellenze dell'apparato industria laziale;

se sia a conoscenza dei reali motivi che abbiano spinto il colosso di Finmeccanica ad adottare tale decisione e se abbia valutato le pesanti ricadute in termini economici ed occupazionali, che questa produrrebbe qualora si verificasse, in termini economico-occupazionali, sull'intero territorio laziale;

se, pertanto, i Ministri in indirizzo non ritengano di attivarsi, ciascuno per quanto di competenza, per adottare ogni misura idonea ad impedire la prevista chiusura delle sedi capitoline di Alenia aeronautica SpA;

quali urgenti iniziative si intenda mettere in campo per salvaguardare i posti di lavoro dei tanti lavoratori che attualmente prestano la loro attività presso le sedi Alenia presenti nella capitale, anche in considerazione della professionalità e qualificazione raggiunta dagli stessi e delle ricadute negative che l'eventuale trasferimento di tali sedi avrebbe sull'economia del Lazio;

se, a fronte di tale grave situazione, non si ravvisi la necessità di attivare urgentemente un tavolo istituzionale tra Governo, Regioni e i vari soggetti interessati al fine di individuare le misure strutturali idonee a limitare gli effetti negativi sul piano occupazionale.

(3-02430)

POLI BORTONE - Ai Ministri dello sviluppo economico e per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale - Premesso che:

in data 12 luglio 2011 è stato pubblicato un bando per la procedura di vendita dei rami aziendali IT ("ramo IT") e call center ("ramo call center") facenti capo ad Agile Srl in AS ed eventualmente, anche in via congiunta, con i rami d'azienda telecomunicazioni ("ramo TLC") e difesa ("ramo difesa") facenti capo ad Eutelia SpA in AS;

in data 23 settembre 2011 i commissari straordinari hanno comunicato di aver ricevuto 5 offerte: 3 per Eutelia e 2 per Agile;

agli inizi del mese di ottobre, presso l'unità di crisi della Regione Puglia si è svolto un incontro con i sindacati regionali ed una delle aziende che presumibilmente ha presentato offerta per Agile;

il 4 ottobre presso l'unità di crisi del Ministero dello sviluppo economico si è svolto un incontro fra le Regioni ed i sindacati per fronteggiare la situazione che dovesse determinarsi in seguito alla vendita qualora ci fossero (come è prevedibile) esuberi;

dal comunicato della Unione italiana lavoratori metalmeccanici (UILM) del 5 ottobre si evince che le Regioni coinvolte hanno dato disponibilità ad intervenire di concerto con il Governo per la soluzione della vertenza,

si chiede di sapere:

quali siano i tempi per l'espletamento della procedura di vendita, posto che il valore dell'azienda Agile diminuisce per effetto della fine delle commesse rimaste e che, stante questa situazione, difficilmente saranno rinnovate;

quali siano le iniziative che il Governo d'intesa con le Regioni intende mettere in campo, soprattutto per i lavoratori delle sedi di Napoli, Palermo, Avellino, Rende (Cosenza), Potenza e Bari che hanno meno commesse e quindi sono più difficilmente collocabili.

(3-02431)

POLI BORTONE - Al Ministro della salute - Premesso che:

il segretario ospedaliero e coordinatore USPPI presso l'unità operativa di Malattie dell'apparato respiratorio universitaria del policlinico di Bari da tempo ha denunciato la mancata attuazione del piano di sicurezza ed evacuazione in pneumatologia;

anche dopo un sopralluogo nessuna azione conseguente si è determinata;

tale situazione mette a serio rischio l'incolumità dei degenti, degli operatori e degli eventuali visitatori con evidenti conseguenze, anche penali;

alla disfunzione segnalata possono aggiungersi il mancato abbattimento delle barriere architettoniche e la mancata organizzazione ed attuazione della raccolta differenziata,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda intervenire nell'ambito delle proprie competenze per rimettere ordine rispetto alle disfunzioni sopra indicate.

(3-02432)

BERSELLI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

il 19 luglio 2011 il Procuratore della Repubblica di Parma, Gerardo Laguardia, intervistato da una troupe di Mediaset sulle vicende di corruzione a livello locale avrebbe dichiarato che il Sostituto Procuratore Paola Dal Monte aveva intenzione di ascoltare nel merito dell'inchiesta anche il Sindaco di Parma Pietro Vignali;

poco dopo che la notizia era uscita sul sito www.parma.repubblica.it, lo stesso Laguardia ha smentito la predetta circostanza ai microfoni dell'emittente televisiva locale "Tv Parma". L'intervista raccolta da Mediaset non è poi stata trasmessa, ma i giornalisti hanno confermato e confermano che Laguardia aveva fatto quelle dichiarazioni;

il 22 settembre 2011 sul sito Internet www.parma.repubblica.it veniva pubblicato un articolo riguardante un retroscena che getta ombre sulla inchiesta delle mazzette sul verde pubblico denominata Green Money che portò a due diverse ondate di arresti, la prima il 10 giugno 2010 e la seconda il 24 giugno 2011, nel contesto della quale sono stati arrestati funzionari e imprenditori molto vicini al sindaco di Parma. Secondo tale articolo il Sostituto Procuratore della Repubblica Paola Dal Monte avrebbe ottenuto, con la copertura del Procuratore della Repubblica Gerardo Laguardia, il trasferimento a Reggio Emilia del maresciallo Giampiero Ferri e del luogotenente Roberto Furnari, due esperti sottufficiali dei Carabinieri nei ruoli della polizia giudiziaria, perché avrebbero intralciato le indagini consentendo ad uno degli indagati di trovare l'appiglio giuridico che l'avrebbe poi portato ad ottenere la scarcerazione dal Tribunale del riesame, provvedimento poi confermato dalla Cassazione. La scarcerazione fu disposta ritenendosi l'indagato Alessandro Forni, imprenditore del verde, non colpevole di corruzione, come invece sosteneva la Procura, bensì vittima di concussione. L'impianto accusatorio della Procura veniva quindi smontato e la Dal Monte, sempre con l'avallo del Procuratore della Repubblica Laguardia, cercò di scaricare le proprie evidenti responsabilità sui due poveri sottufficiali dell'Arma. Lo smacco era sotto gli occhi di tutti e la Dal Monte dichiarò ai giornalisti di voler chiedere una sanzione disciplinare per i due carabinieri. L'apposita Commissione presso la quale fu poi avviato un procedimento disciplinare nei confronti dei due carabinieri, a seguito delle contestazioni della Procura, si legge nel citato articolo che così concluse: «La Commissione - si legge nella sentenza - non aderisce all'asserzione che i comportamenti, consapevolmente irrituali tenuti dagli incolpati, abbiano avuto significativi riflessi sul lamentato 'infortunio cautelare e sull'immagine pubblica esterna, ad opera dei mezzi di comunicazione'. Per la Corte d'appello, dunque, la colpa dei carabinieri non è aver causato la scarcerazione» degli indagati, ma solo di aver tenuto «"comportamenti pervicacemente irriguardosi delle disposizioni in materia di coordinamento e di subordinazione della polizia giudiziaria all'autorità giudiziaria". "I due incolpati, esperti e capaci ispettori, (...) non potevano non capire che, andando oltre, senza attivare il necessario coordinamento investigativo, accettavano il rischio di sovrapposizioni e di ingerenze in altra attività investigativa"»;

il 27 settembre 2011 vengono arrestati l'Assessore ai servizi educativi Bernini (Popolo della libertà), il suo assistente e due imprenditori con l'accusa di corruzione e tentata concussione per aver chiesto e ottenuto tangenti per l'assegnazione di appalti per le mense di alcuni asili e scuole elementari;

il Procuratore Laguardia organizza una conferenza stampa nel corso della quale si lascia andare a giudizi a parere dell'interrogante inopportuni e che esorbitano dalle sue funzioni; le parole del Procuratore sono riportate su un articolo pubblicato su "Il Messaggero" del 26 settembre 2011: "È grave, per non dire indecente, che si lucri anche sui pasti dei bambini delle materne e delle elementari proprio da parte di chi dovrebbe invece assicurare massima equità e controllo (…) Sarebbe opportuno che la politica e gli stessi partiti scegliessero con più attenzione le persone chiamate ad amministrare la cosa pubblica (…) Se è vero che i contatti tra Bernini e i casalesi non portarono ad alcuna conseguenza giudiziaria, è anche vero che questi erano stati accertati da un'inchiesta condotta dall'Antimafia di Napoli";

il 1° ottobre 2011 la stampa dà notizia che la Procura della Repubblica di Parma ha aperto una indagine sulla riqualificazione del locale "Ospedale Vecchio" chiedendone il sequestro preventivo. Le ipotesi di reato contestate sono l'abuso di ufficio e la violazione dell'art. 170 del codice Urbani sugli immobili di interesse storico ed artistico. Secondo l'accusa, tutta da dimostrare, sarebbe stata favorita la Ditta Pizzarotti nell'aggiudicazione dei lavori e sarebbe stata poi prevista la ristrutturazione dell'edificio invece del restauro. Indagati il vicesindaco Paolo Buzzi, gli assessori ai lavori pubblici Giorgio Aiello, al bilancio Gianluca Broglia, alla viabilità Davide Mora, alla sicurezza Fabio Fecci e al commercio Paolo Zoni. Con loro, gli allora delegati al welfare Lorenzo Lasagna, all'ambiente Cristina Sassi, all'urbanistica Francesco Manfredi, alla cultura Luca Sommi e al patrimonio immobiliare Giuseppe Pellacini;

dell'apertura dell'indagine nei confronti dei predetti assessori, in data 1° ottobre 2011, come già detto sopra, davano enorme risalto alla notizia le seguenti testate: "Alice non lo sa", "Av", "Corriere della Sera", "Gazzetta di Modena", "Gazzetta di Parma", "Il resto del Carlino", "Parma Qui", "La Repubblica", "La Sera", "La Stampa", "Polis Quotidiano" (che riportava le foto di tutti gli indagati) "L'Unità", "Parma Oggi";

ad oggi però nessuno degli indagati ha ancora ricevuto la prescritta informazione di garanzia mentre tutti i loro nomi sono stati resi pubblici, non casualmente, dopo una conferenza stampa del Procuratore della Repubblica Gerardo Laguardia;

è gravissima la fuga di notizie di cui è con tutta evidenza responsabile la Procura della Repubblica di Parma;

in Emilia-Romagna, quella di Parma è l'unica Procura attiva nelle inchieste sui reati tipici degli amministratori pubblici (corruzione, concussione, abuso di ufficio). Solo però nei confronti del Comune, unico capoluogo di provincia della regione governato dal centrodestra, la Procura di Parma ha finora profuso impegno e zelo. Non così negli altri casi. Basti pensare che il consigliere regionale e coordinatore provinciale Popolo della libertà Luigi Villani presentò alla Procura della Repubblica di Parma in data 29 marzo un circostanziato esposto con cui, riprendendo il contenuto di una interpellanza presentata l'anno scorso dal consigliere provinciale Simone Orlandini, denunciava un grave danno per la Provincia conseguente alla stipulazione di un contratto di appalto per il servizio di noleggio a lungo termine di autoveicoli per lo stesso Ente, intervenuto con una società di cui l'attuale capo di gabinetto del Presidente della Provincia è stato Presidente e collaboratore. Dell'esito di tale esposto non si sa assolutamente nulla, mentre ci si domanda per quale motivo la Procura di Parma non si fosse già autonomamente attivata lo scorso anno a seguito della interpellanza del consigliere Orlandini,

si chiede di sapere:

quale sia il giudizio del Ministro in indirizzo in merito a quanto sopra e se non ritenga di disporre una indagine ispettiva volta ad accertare eventuali responsabilità disciplinari, anche al fine di verificare se i comportamenti del Procuratore della Repubblica di Parma Gerardo Laguardia e del Sostituto Paola Dal Monte siano compatibili con la loro permanenza nei rispettivi uffici in funzione delle numerose esternazioni a parere dell'interrogante improprie di cui sono stati protagonisti, della clamorosa fuga di notizie riservate da parte della stessa Procura e della totale inerzia a fronte dei gravi fatti denunciati nel 2010 nella interpellanza Orlandini, poi ripresa nell'esposto presentato dal consigliere regionale Luigi Villani nei confronti dell'amministrazione provinciale di Parma;

se risulti che sulla citata vicenda sia pendente un procedimento penale e, in caso affermativo, a quale fase sia giunto, nonché chi siano gli indagati;

quali ulteriori iniziative di competenza intenda intraprendere con urgenza per tutelare l'immagine della magistratura di Parma, ad avviso dell'interrogante gravemente compromessa dai censurabili comportamenti della locale Procura.

(3-02433)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

TONINI, SCANU, PEGORER - Ai Ministri degli affari esteri e della difesa - Premesso che:

l'articolo 4, comma 19, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130, recante la proroga delle missioni internazionali e degli interventi di cooperazione allo sviluppo per il secondo semestre del 2011, autorizza la spesa di oltre 58 milioni di euro per la missione militare finalizzata alla protezione dei civili e delle aree a popolazione civile, nonché per il rispetto del divieto di sorvolo nello spazio aereo in Libia;

l'autorizzazione di spesa per la missione in Libia è tuttavia circoscritta al periodo 1° luglio-30 settembre 2011, e rappresenta non solo un limite finanziario, ma anche un'autorizzazione politica alla prosecuzione delle operazioni militari nell'area, cui volutamente, a differenza delle molte altre previste nel decreto, è stata data una scansione temporale ridotta;

il comunicato stampa pubblicato a conclusione della riunione, svoltasi il 5 e 6 ottobre 2011, dei Ministri della difesa dei Paesi Nato e dei Paesi partner coinvolti nella missione "Unified protector" in Libia rende noto che tale missione, nonostante si stia avvicinando il termine, non è ancora conclusa;

il Governo, nonostante l'evidente vuoto legislativo a copertura della missione, non ha ritenuto né di assumere le necessarie determinazioni legislative d'urgenza attraverso l'emanazione di un decreto-legge, né di informare il Parlamento circa la decisione di prolungare la missione,

si chiede di sapere:

quale sia stata la posizione assunta dal Governo italiano in sede Nato e quale sia l'attuale impegno delle Forze armate italiane nella missione "Unified protector";

se il Governo non ritenga urgente riferire in Parlamento, anche al fine di provvedere alla necessaria copertura legislativa e politica alla missione in Libia.

(3-02428)

D'ALIA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

le vicende legate ai fenomeni migratori dal Nord-Africa hanno acceso i riflettori sullo scalo portuale di Porto Empedocle. Anche a livello governativo se ne è ribadita l'importanza ricordando come, in virtù dell'articolo 4 della legge 26 gennaio 1994, n. 84, esso sia considerato porto di classe II e categoria II e quindi "di rilevanza economica nazionale";

Porto Empedocle, infatti, costituisce, insieme a Lampedusa, il caposaldo di una calda frontiera sul Mediterraneo su cui i riflettori sono insistentemente accesi da oltre un decennio, causa anche il fenomeno migratorio verso le coste del nostro Paese e, per il suo tramite, verso l'Europa;

eppure lo scalo in questione versava in pessime condizioni sino a quando tre mesi or sono lo stesso Comune di Porto Empedocle, pur non avendone titolo o alcun obbligo a riguardo, si è assunto l'onere di effettuare una massiccia opera di pulizia ai fini di porre rimedio ad una situazione di potenziale degrado, anticipando consistenti somme di denaro in modo da assicurare servizi essenziali all'interno dello scalo marittimo altrimenti a rischio;

la stessa amministrazione comunale interpellava contestualmente il competente Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sollecitandolo ad assolvere al suo dovere e formalizzando la richiesta di recuperare le somme anticipate per la pulizia dello scalo;

di fronte a tali legittime richieste, l'amministrazione comunale riceveva formale risposta dal Ministero di tenore a parere dell'interrogante assolutamente sconcertante. Infatti il Ministero dichiarava con missiva del 3 ottobre 2011 di non poter corrispondere alla richiesta avanzata dal Comune di vedersi corrisposta la somma anticipata per le opere di pulizie delle aree portuali per mancanza di risorse nel relativo capitolo di cassa;

nella missiva si precisava che effettivamente gli oneri per i servizi di manutenzione ordinaria fanno capo ad un capitolo di spesa - il cap. 1380 - assegnato alla gestione della Direzione generale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di cui tuttavia, nel corso degli anni, le dotazioni finanziarie sono state progressivamente ridotte;

nella risposta del Ministero si dichiarava inoltre che per l'esercizio corrente il suddetto capitolo poteva contare su 1 milione di euro, ma che questo era già stato impegnato per far fronte a pregresse situazioni debitorie createsi proprio a causa dell'esiguità delle risorse a fronte, invece, delle consistenti esigenze di manutenzione delle varie aree portuali rimaste nella competenza statale;

la comunicazione ufficiale del Ministero concludeva dichiarando l'impossibilità di far fronte alle richieste di ristoro avanzate dall'amministrazione comunale che sua sponte e senza averne obbligo aveva provveduto a sanare una situazione di incuria dello stesso Dicastero, salva integrazione del capitolo, avanzata alle competenti sedi ma sino ad oggi mai effettuata,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della seria situazione in cui versa il Ministero, dovuta all'impossibilità dello stesso di far fronte a precisi obblighi nei confronti delle esigenze di manutenzione ordinaria delle aree portuali rimaste nella competenza statale;

quali misure urgenti intenda adottare per ovviare alla grave situazione di inadempienza e, nel caso di specie, se e quali iniziative intenda prontamente assumere ai fini di corrispondere al Comune di Porto Empedocle le somme dallo stesso volontariamente anticipate per porre rimedio ad una situazione di degrado e assicurare servizi essenziali all'interno delle aree portuali, pur non rientrando tale impegno nelle competenze o tra gli obblighi della stessa amministrazione locale.

(3-02429)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

PEGORER - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

l'Ufficio Scolastico Provinciale di Udine con proprio decreto prot. 11027/P/C5 del 17 agosto 2011 ha pubblicato le graduatorie ad esaurimento definitive degli aspiranti alle assunzioni a tempo indeterminato e/o a tempo determinato in qualità di docenti o personale educativo nelle istituzioni scolastiche della Provincia di Udine;

secondo alcune segnalazioni giunte all'interrogante, nella formazione di tale graduatoria sarebbero state compiute violazioni nella valutazione dei titoli e nell'assegnazione dei punteggi;

è quanto emerge anche dall'istanza di annullamento in via di autotutela del suddetto decreto e della graduatoria provinciale definitiva della scuola primaria con esso approvata presentata da alcuni docenti in possesso di diploma al suddetto Ufficio scolastico provinciale di Udine il 24 agosto 2011;

detti docenti sostengono che dopo aver presentato domanda di permanenza del personale docente di III fascia per le scuole primarie ai sensi del decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca n. 44 del 2011 e dopo aver dichiarato di aver conseguito un diploma di perfezionamento universitario, si sono visti riconoscere un punteggio inferiore rispetto a quello previsto ai fini della valutazione dei titoli dalla normativa vigente in materia, ossia un punto anziché 3;

a tal proposito, infatti, l'articolo 2, comma 2, del citato decreto ministeriale n. 44 del 2011 fa riferimento alla tabella di cui al decreto ministeriale n. 27 del 2007, come integrato e modificato dal decreto ministeriale n. 78 del 2007, che al punto C.7 stabilisce che "per ogni diploma di perfezionamento, master universitario di I e II livello di durata annuale (corrispondenti a 1.500 ore e 60 crediti) con esame finale, coerente con gli insegnamenti ai quali si riferisce la graduatoria" spettano 3 punti;

inoltre, il comma 12 dello stesso articolo 2 precisa che tra i titoli previsti dal punto C.7 rientrano "i corsi di perfezionamento universitari di durata annuale, strutturati su 1.500 ora 60 crediti";

considerato che:

la decisione adottata dall'Ufficio Scolastico Provinciale di Udine rappresenta un caso isolato nella Regione Friuli-Venezia Giulia; infatti, nelle altre province, ai docenti diplomati che hanno partecipato a corsi di perfezionamento dello stesso tipo di quelli frequentati dai docenti diplomati della provincia di Udine, sono stati regolarmente riconosciuti i 3 punti previsti dalla legge;

la medesima decisione adottata dal suddetto Ufficio Scolastico Provinciale di Udine è stata adottata solo in provincia di Foggia;

tale decisione è discriminatoria e pertanto in netto contrasto con il principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti rappresentati in premessa e quali siano le sue valutazioni in merito;

se non ritenga di doversi attivare affinché l'Ufficio Scolastico Regionale per il Friuli-Venezia Giulia provveda con la massima sollecitudine a revocare o ad annullare il decreto prot. n. 11027/P/C5 richiamato in premessa nonché a modificare la graduatoria provinciale definitiva della scuola primaria con esso approvata nel rispetto della normativa vigente in materia e del principio costituzionale di uguaglianza.

(4-06046)

DE LUCA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico - Premesso che:

il 27 settembre 2011 il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha trasmesso il decreto - prot. n. DVA-DEC-2011-0000617 del 16 settembre 2011 - di autorizzazione integrata per la realizzazione della centrale termoelettrica della società Edison SpA a Flumeri (Avellino);

da anni l'amministrazione comunale di Flumeri, guidata dal sindaco Antonio Giacobbe, ha espresso la propria contrarietà alla realizzazione della suddetta centrale termoelettrica in valle Ufita, per motivi documentati con atti ufficiali;

anche l'amministrazione provinciale di Avellino ha espresso parere contrario alla costruzione dell'impianto;

con deliberazione n. 4 del 18 febbraio 2010, il Consiglio comunale ha approvato una relazione in cui vengono elencate le motivazioni della contrarietà alla centrale termoelettrica, richiamando l'attenzione del Governo sul caso e chiedendo al Ministero dello sviluppo economico di tenere conto delle innumerevoli osservazioni prodotte e di evitare di prendere decisioni senza la partecipazione degli enti locali;

come ha fatto notare l'amministrazione comunale, c'è la necessità di salvaguardare la salute dei cittadini, dal momento che l'equilibrio ambientale della valle Ufita è già fortemente a rischio per la presenza di un importante insediamento industriale (la Irisbus) e di un fiume (il fiume Calore) che versa in condizioni non ottimali;

il forte insediamento abitativo e le circa 2.000 persone che si recano ogni giorno al lavoro in valle Ufita vedrebbero le loro condizioni di salute fortemente compromesse;

l'emissione in atmosfera di inquinanti di rilievo, l'immissione nel fiume Ufita di acque calde utilizzate per il raffreddamento dell'impianto, nonché il riscaldamento dell'aria ipotizzato dal progetto relativo alla centrale termoelettrica determineranno sicure interferenze ambientali;

le zone sottoposte all'attraversamento del metanodotto necessario al funzionamento della centrale e quelle attraversate dagli elettrodotti subiranno un forte impatto ambientale ed un preoccupante inquinamento elettromagnetico;

la valle dell'Ufita, situata in prossimità della catena appenninica, è zona sismica;

la presenza, a poca distanza dalla zona individuata come sede dell'impianto, di una discarica attiva e della discarica di Difesa grande, dismessa ma ancora in attesa di bonifica, hanno inciso sugli equilibri ambientali della zona;

considerato che:

il 3 marzo 2011 il Consiglio comunale, con un apposito ordine del giorno, ha ribadito la propria contrarietà alla realizzazione della centrale nel territorio della valle dell'Ufita;

nessuno di tali motivi di preoccupazione è stato preso in considerazione da Governo e Ministeri ai quali l'amministrazione comunale di Flumeri si è rivolta;

l'ipotizzato prelevamento delle acque dalle falde acquifere per il raffreddamento della centrale termoelettrica contrasta con il progetto, già realizzato dal consorzio di bonifica dell'Ufita con un impianto di sollevamento fotovoltaico, per l'irrigazione di una vasta area a vocazione agricola;

gli effetti negativi che un tale impianto, realizzato in un contesto in cui, come detto in precedenza, sorge già un impianto industriale, produrrebbe sull'economia locale e sulla valorizzazione dei prodotti tipici e di qualità sarebbero notevoli;

64 sindaci della zona hanno sottoscritto un protocollo di intesa per presentare un progetto per la creazione di una piattaforma logistica in Valle Ufita, che darebbe alla zona un ruolo importantissimo e strategico nell'ambito di grandi assi di comunicazione Nord-Sud e Est-Ovest;

il territorio della provincia di Avellino presenta già un surplus energetico prodotto da fonti rinnovabili e quindi risulta inopportuno puntare anche su una centrale termoelettrica,

si chiede di sapere:

per quale motivo non siano state tenute nel debito conto le osservazioni formulate dall'amministrazione di Flumeri contro la realizzazione dell'impianto;

se, essendo convinto l'interrogante che sussistano tutti gli elementi per annullare la decisione di realizzare una centrale termoelettrica in valle Ufita, il Governo non ritenga di attivarsi al fine di revocare l'autorizzazione alla Edison SpA.

(4-06047)

FERRANTE, DELLA SETA - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, per i beni e le attività culturali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

negli anni immediatamente successivi all'unità d'Italia, compresi tra il 1885 e il 1892, sia sul versante peloritano che su quello aspromontano dello stretto di Messina, furono edificate, a sua difesa, 24 fortezze o batterie per il posizionamento della cosiddetta "artiglieria da costa". L'area era considerata, infatti, uno degli elementi nodali della nuova difesa nazionale oltre a punto nevralgico della navigazione commerciale nel Mediterraneo. Le 24 batterie da costa, denominate "forti umbertini" in riferimento all'epoca ed al sovrano allora regnante, furono ideate e progettate dal generale Mezzacapo, allora Ministro della guerra, nell'ambito del primo programma nazionale di difesa dei nuovi confini e costituiscono un caso forse unico di sistema fortificato con artiglieria in posizione, anche se in seguito non ebbero un determinante impiego militare, se si esclude l'utilizzazione con l'installazione di artiglierie contraeree durante il secondo conflitto mondiale;

le funzioni militari di tali batterie da costa permasero fino alla fine degli anni '60, anche se dopo il secondo conflitto mondiale la funzione prevalente non fu più quella difensiva bensì di deposito munizioni e siti dove far svolgere parte delle attività al personale militare in servizio obbligatorio di leva. Dai primi anni '70 tali batterie, ormai ex depositi munizioni, furono di fatto totalmente abbandonate e divennero oggetto, negli anni a seguire, di numerosi atti vandalici, furti ed utilizzate impropriamente anche quali discariche abusive;

all'inizio degli anni '80 un gruppo di ambientalisti iniziò una difficile battaglia per difendere falchi e cicogne che venivano illegalmente uccisi a migliaia, ogni primavera, sulle coste calabresi e siciliane dello stretto di Messina. I volontari erano giovani e meno giovani provenienti da molte città d'Italia e da Paesi quali Germania, Inghilterra, Svezia, Francia, Tunisia. I primi anni furono caratterizzati da numerose aggressioni contro i volontari ma ciò, invece di intimorire, contribuì a rafforzare la determinazione di queste persone per cambiare una tradizione locale sbagliata e cruenta, che causava un enorme danno al patrimonio naturale internazionale ed all'immagine dell'Italia;

nel corso delle attività a difesa dei migratori e della natura emerse che una delle batterie da costa ormai abbandonate, presente sul lato calabrese dello stretto, ed esattamente l'ex deposito munizioni di Matiniti inferiore (foglio 04 particella A, comune di Campo Calabro, provincia di Reggio Calabria), si trovava nella collocazione migliore per l'osservazione e la difesa dei migratori e fu subito pensato dai volontari di far nascere proprio lì un centro internazionale a difesa dei migratori;

è importante evidenziare che nel 1989 fu avanzata formale richiesta al Ministero della difesa (allora titolare del bene) dal responsabile di Legambiente dei campi internazionali per lo studio e la difesa dei migratori, per l'utilizzo temporaneo dell'ex deposito munizioni di Matiniti inferiore e, contestualmente, inviata ulteriore lettera al Presidente della Repubblica affinché volesse avviare l'iter per la dismissione del bene (allora patrimonio indisponibile dello Stato) al fine di consentire la realizzazione di tali auspici internazionali a difesa e studio della migrazione tramite l'attivazione di regolare concessione pluriennale per l'utilizzo del compendio in questione;

a seguito di numerosi incontri illustrativi circa il valore e il significato acquisito a livello internazionale dall'ex deposito munizioni di Matiniti inferiore, nel 1994 venne emanato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Presidente della Repubblica che restituì il bene all'Agenzia del demanio;

nello stesso anno, il suddetto responsabile, a nome dei numerosi attivisti di differenti Paesi europei, avanzò la formale richiesta di concessione al Ministero della difesa (che continuò, di fatto, a gestire il bene fino al 1999) e all'Agenzia del demanio per ottenere in regolare concessione l'ex deposito munizioni di Matiniti inferiore. Nel 1996, al fine di dare continuità e regolarità all'impegno nato in Calabria, fu istituita la fondazione Mediterranea Falchi Onlus, ente morale riconosciuto con deliberazione della Giunta regionale n. 6924 pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Calabria n. 22 del 1° marzo 1997, al preciso scopo di migliorare le conoscenze sulla migrazione, incentivare una maggiore attenzione delle istituzioni verso questo importante fenomeno naturale e avviare i lavori per la realizzazione del Centro internazionale per la difesa e lo studio della migrazione;

negli anni dal 1996 al 2000 fu ottenuta dalla fondazione Mediterranea Falchi Onlus la concessione temporanea, relativa al periodo primaverile, per l'utilizzo dell'ex deposito munizioni di Matiniti inferiore al fine della raccolta dati sulla migrazione e per realizzare la "festa della migrazione", attività di informazione e sensibilizzazione rivolta alle scolaresche di ogni ordine e grado della Calabria. Alla fine dell'anno 2001 la fondazione ottenne la concessione pluriennale del bene in questione, stipulando con l'Agenzia del demanio regolare contratto sessennale, rinnovabile, scaduto al 31 dicembre 2007 e non rinnovato dall'Agenzia esclusivamente poiché, nel frattempo, era avvenuto il passaggio del bene alla Patrimonio dello Stato SpA del Ministero dell'economia e delle finanze;

con l'approvazione del decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 giugno 2002, n. 112, venne istituita la società per azioni denominata "Patrimonio dello Stato SpA" per la valorizzazione, gestione ed alienazione del patrimonio dello Stato, nel rispetto dei requisiti e delle finalità propri dei beni pubblici e secondo gli artt. 823 e 829 del codice civile. Con successivi decreti furono trasferiti alla società numerosi beni tra cui l'ex deposito munizioni di Matiniti inferiore;

coerentemente con quanto previsto nel contratto stipulato con l'Agenzia del demanio ed alla storia dell'ex deposito munizioni, la fondazione ha investito gran parte delle energie e delle risorse economiche per consentire la massima valorizzazione e fruizione del bene, sebbene in un arco temporale limitato, accogliendo migliaia di studenti delle scuole calabresi, centinaia di giovani scout, campi di volontariato nazionali ed internazionali, organizzando e realizzando regolarmente il monitoraggio della migrazione pre-nuziale e post-nuziale dei rapaci e delle cicogne sul versante calabrese dello stretto, in sinergia con altre associazioni ambientaliste italiane e straniere, così come con le istituzioni locali, a partire dal Comune di Campo Calabro, dall'ente Parco nazionale dell'Aspromonte e dall'amministrazione provinciale di Reggio Calabria;

la comunità internazionale di cittadini italiani e stranieri coinvolti dalla fondazione ha contribuito e partecipato alla cura e tutela del patrimonio in questione, estendendo il grande impegno per la difesa del patrimonio naturale, quello dei migratori in particolare, anche a sentimenti di adozione e attenzione verso l'ex deposito munizioni di Matiniti inferiore ed impegnandosi per farne il Centro permanente per il monitoraggio e la ricerca sulla migrazione tra i continenti africano ed europeo e luogo d'eccellenza per la sensibilizzazione e l'educazione verso le tematiche ambientali;

la struttura militare costituita da questa batteria da costa, grazie a questo impegno internazionale, è stata quindi trasformata, nella percezione nazionale e locale, da luogo di guerra in luogo a difesa dei valori della vita e di diffusione della cultura, quale imprescindibile elemento per la corretta tutela e valorizzazione del patrimonio naturale, monumentale e culturale, reinserendo nel contesto urbano e sociale di riferimento l'ex deposito munizioni di Matiniti inferiore e utilizzandolo per scopi fortemente sentiti e vicini ai crescenti fabbisogni della collettività nazionale;

dal 2007, anno in cui è terminata la concessione del bene da parte dell'Agenzia del demanio, la fondazione Mediterranea Falchi Onlus ha continuato a pagare annualmente quanto richiesto dalla Patrimonio dello Stato SpA e, contestualmente, avanzato nuova formale richiesta al Ministero dell'economia per poter beneficiare dell'indispensabile continuità per la conservazione, valorizzazione e fruizione del bene in coerenza con gli scopi dichiarati ed evidenziando, nel contempo, l'impegno e gli investimenti privati effettuati dalla fondazione negli anni e che ammontavano a oltre 450.000 euro. Negli anni dal 2008 al 2010, inoltre, è stata organizzata un'iniziativa nazionale presso l'ex deposito munizioni, il festival per la pace e la sostenibilità denominato "Castelli di Pace", costruendo nuovi momenti di crescita e di partecipazione locale;

la fondazione ha quindi lavorato con estremo impegno per far passare questo bene dall'abbandono e dall'incuria alla conservazione, fruizione e valorizzazione "dolce", senza alcun stravolgimento, adoperandosi anche per sottrarlo a numerosi rischi di distruzione, come sarebbe potuto accadere a seguito dell'iniziale scelta operata nell'ambito dei lavori di ammodernamento dell'autostrada A3, tratto Gioia Tauro-Scilla, che aveva previsto di realizzarvi un'enorme discarica di inerti o difendendo attivamente l'area dai numerosi incendi dolosi, puntualmente accesi ogni anno nel periodo estivo. Contestualmente, di fatto, il personale della fondazione ha operato una vera e propria custodia del bene impedendo quanto invece avvenuto negli altri analoghi e limitrofi ex depositi munizioni, ancor oggi in stato di totale abbandono, oggetto di danneggiamenti e utilizzati anche quali discariche abusive;

l'ex deposito munizioni di Matiniti inferiore è oggi situato al centro della zona di protezione speciale codice IT9350300 denominata "Costa viola" ed istituita, sulla base dei dati e degli studi condotti durante i campi internazionali sulla migrazione, dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare nel rispetto della direttiva 2009/147/CEE del Parlamento europeo e del Consiglio proprio la difesa dell'importante fenomeno naturale della migrazione che interessa questo tratto di costa e relativo entroterra;

i beni demaniali trasferiti alla Patrimonio dello Stato SpA, tra cui anche l'ex deposito munizioni di Matiniti inferiore, costituiscono un patrimonio separato oggetto soltanto di gestione e valorizzazione da parte della società medesima, ma mai di alienazione con divieto di utilizzo a titolo di garanzia per operazioni di cartolarizzazione;

attraverso il decreto 29 ottobre 2010 del Ministero dell'economia "Riacquisizione in proprietà dello Stato di immobili trasferiti alla Patrimonio dello Stato S.p.A.", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 305 del 31 dicembre 2010 sono stati già opportunamente riacquisiti diversi beni alla disponibilità dello Stato;

è importante evidenziare che all'art. 33, comma 8, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, si è previsto che, entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del citato decreto, la Patrimonio dello Stato SpA venga sciolta e posta in liquidazione con le modalità previste dal codice civile. Fino all'approvazione della legge 15 luglio 2011, n. 111, atto legislativo che, a distanza di quasi 10 anni dall'istituzione della Patrimonio dello Stato SpA, con la liquidazione ne ha congelato ogni ulteriore iniziativa, non risulta sia stato possibile, ai sensi di legge, conseguire altro tipo di valorizzazione o alienazione del compendio immobiliare in questione ad essa trasferito dallo Stato;

il comma 1 dell'articolo 65 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, prevede, tra l'altro, che all'Agenzia del demanio è attribuita l'amministrazione dei beni immobili dello Stato, con il compito di razionalizzarne e valorizzarne l'impiego;

la riacquisizione dell'ex deposito munizioni di Matiniti inferiore non determinerebbe alcun rilevante effetto in termini economici dato che l'entità dell'effetto derivante dalla retrocessione allo Stato dell'immobile in esame non risulta comunque tale da riflettersi in termini significativi in ordine al livello di patrimonializzazione. È invece altresì internazionalmente nota l'importanza che il compendio su indicato continui ad essere destinato alla fondazione Mediterranea Falchi Onlus, nel quadro giuridico che lo caratterizza, coerentemente con gli obiettivi e le finalità pubbliche di difesa dell'ambiente e della natura,

si chiede di conoscere:

se, a quanto risulta ai Ministri in indirizzo, per il bene in premessa, che assume particolare rilievo nel 150° anniversario dell'Unità d'Italia, iscritto tra quelli trasferiti alla Patrimonio dello Stato SpA, sia stata prevista, a seguito dell'articolo 33, comma 8, del citato decreto-legge n. 98 del 2011, la riacquisizione allo Stato e per esso all'Agenzia del demanio nel caso in cui ciò non fosse già avvenuto;

se i Ministri in indirizzo, nel caso in cui non fossero stati a conoscenza dello speciale e meritorio impegno civico, intendano adoperarsi per consentirne la piena continuità, determinando la concessione alla fondazione Mediterranea Falchi Onlus, in virtù dell'impegno ampiamente e costantemente profuso in tanti anni a difesa, tutela e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale in questione, ed in considerazione della rilevante e positiva vetrina internazionale offerta da tale interazione pubblico-privato, dell'ex deposito munizioni di Matiniti inferiore (foglio 04 particella A, comune di Campo Calabro, provincia di Reggio Calabria);

se sia stato mai realizzato un monitoraggio dei beni demaniali trasferiti alla Patrimonio dello Stato SpA, che svolgono una funzione sociale ma con poca rilevanza economica, e sulla loro attuale posizione, e in caso affermativo se non ritengano opportuno renderlo pubblico.

(4-06048)

SBARBATI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali -

(4-06049)

(Già 3-02073)

ANDRIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, delle infrastrutture e dei trasporti e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

la provincia di Salerno è stata interessata da un violento nubifragio nella giornata del 7 ottobre 2011;

per effetto delle avversità atmosferiche si sono diffusamente verificati sul territorio provinciale allagamenti e smottamenti di terreno che hanno provocato disagio alle popolazioni residenti ed alle attività produttive ed in particolare al comparto agricolo, zootecnico e del commercio;

nel territorio comunale di San Gregorio Magno, nella frazione Teglie, al confine con il Comune di Buccino, vari smottamenti di terreno e, soprattutto, la esondazione dall'alveo del vallone Forcina, i cui argini da anni non esistono più, hanno messo a repentaglio la pubblica incolumità e a rischio una parte degli insediamenti abitativi;

per effetto di ciò e per comprensibili ragioni prudenziali, circa 200 persone si sono viste costrette ad abbandonare le proprie abitazioni, trovando poi accoglienza presso congiunti e concittadini, sebbene il Comune di San Gregorio Magno avesse tempestivamente predisposto provvisorie sistemazioni alloggiative;

un cittadino di San Gregorio Magno è rimasto ferito, fortunatamente in modo non grave, nel tentativo di trarsi in salvo, evitando così la tragedia;

alcune piccole aziende zootecniche sono state gravemente danneggiate e i detriti hanno travolto i capi di bestiame, provocandone la perdita;

tenuto conto che anche nel territorio comunale di Polla nel Vallo di Diano, si è registrata una frana in località Intranita dove una rilevante quantità di fango e di detriti ha invaso il tratto montano della Strada statale 19 che collega Polla con Brienza nel Potentino;

considerato che ancora una volta si evidenzia la necessità di interventi radicali per la prevenzione dal rischio idrogeologico che insidia notevolmente larga parte del territorio provinciale salernitano e di quello regionale campano,

si chiede di sapere:

se il Governo, attraverso la proposta dei competenti Ministri, non ritenga opportuno dichiarare lo stato di emergenza per i citati territori gravemente colpiti dalle avversità atmosferiche del 7 ottobre 2011;

se i Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza, non intendano disporre i dovuti accertamenti, al fine di conoscere l'esatta consistenza dei danni e di assicurare interventi immediati di messa in sicurezza dei territori colpiti, nonché di stanziare tempestivamente risorse finanziare per il ristoro dei danni subiti dagli operatori del comparto zootecnico e agricolo ed infine di attivare i necessari interventi volti al ripristino delle tratte viarie compromesse nella circostanza.

(4-06050)

POLI BORTONE - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della salute e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

già da svariati mesi, dal luglio 2011, è iniziato, nell'Azienda sanitaria locale di Taranto, il processo di annullamento della stabilizzazione di 530 dirigenti (medici, farmacisti, psicologi, biologi, eccetera), proseguito nelle ASL di Bari e Brindisi e conclusosi nella ASL di Lecce nell'agosto 2011;

appare evidente la discrepanza tra le delibere adottate dalle differenti ASL della Regione Puglia, in riferimento alla medesima sentenza della Consulta. A Taranto si è provveduto al licenziamento immediato di tutti i dirigenti stabilizzati a tempo indeterminato, salvo successivamente richiamare a tempo determinato fino al 31 ottobre 2011 gli stessi, per l'impossibilità di garantire il funzionamento dei servizi; a Bari si è scelta la strada dell'annullamento del tempo indeterminato con la trasformazione del contratto a tempo determinato sino al 31 dicembre 2011 per tutti i dirigenti stabilizzati senza esclusione alcuna; a Brindisi si è provveduto al licenziamento immediato di tutti i dirigenti, salvo confermare alcuni contratti a tempo determinato con scadenza di mese in mese per garantire i LEA (livelli essenziali di assistenza); a Lecce si è deciso di annullare, per tutti i dirigenti, il contratto a tempo indeterminato e di trasformarlo a tempo determinato con scadenza al 31 dicembre 2011 solo per alcune categorie professionali (medici, veterinari), escludendone altre (come biologi, psicologi, sociologi), per le quali si è proceduto all'immediato licenziamento, contrariamente a quanto dichiarato dalle autorità preposte alla stampa locale ("Nuovo Quotidiano di Puglia" del 6 ottobre 2011, pag. 12);

tali discrepanze incidono gravemente sul principio di equità del diritto al lavoro acquisito e consolidato, in riferimento alla stessa norma di stabilizzazione da cui è derivata l'assunzione a tempo indeterminato per i dirigenti sanitari, considerati tutti necessari ai fini della continuità assistenziale;

si è già configurata l'interruzione di pubblico servizio, l'impossibilità di garantire il diritto alla salute sancito dalla Costituzione (art. 32);

in alcune ASL, sono stati pubblicati bandi di avvisi pubblici per assunzioni a tempo determinato e, in alcuni casi, sono già stati assunti nuovi dirigenti, dimenticando e ignorando la posizione dei dirigenti stabilizzati che da vari anni prestano o hanno prestato servizio nelle aziende sanitarie;

sul "Nuovo Quotidiano di Lecce" del 3 ottobre 2011 viene denunciata la gravità della situazione dei 530 dirigenti "Licenziati e dimenticati" (così come titola l'articolo). Si rileva che c'è troppa indifferenza e un colpevole silenzio delle forze politiche locali e nazionali attorno al licenziamento di 530 dirigenti sanitari stabilizzati con la legge n. 40 del 2007, poi censurata dalla Corte costituzionale; secondo l'articolo, dopo avere garantito per anni, senza soluzione di continuità, i basilari servizi della sanità pubblica in condizioni di carenza organica e strutturale ora si vogliono rispedire a casa 530 persone. Ciò significa che 530 famiglie, che, sulla scorta di un contratto a tempo indeterminato, avevano progettato, investito, messo al mondo figli, acceso mutui, si ritrovano all'improvviso senza neppure lo stipendio per le spese vitali. Si palesa, insomma, un dramma sociale;

nello stesso articolo, viene inoltre evidenziato il differente comportamento assunto dai Governi regionali della Lombardia e del Veneto che hanno comunque garantito l'espletamento del processo di stabilizzazione in ottemperanza alle disposizioni delle proprie leggi regionali del 2007, così come stabilito dalla legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria per il 2007), in recepimento delle indicazioni delle norme europee in tema di stabilizzazione del lavoro precario, per evitare alle pubbliche amministrazioni di incorrere in contenziosi con i lavoratori con contratti a tempo determinato "prorogati" per molti anni;

viceversa, sino ad oggi la Regione Puglia ha dimostrato un atteggiamento di deresponsabilizzazione rispetto agli effetti generati dall'annullamento della procedura di stabilizzazione e dei contratti di lavoro a tempo indeterminato che ne sono derivati, come disposto dalla legge regionale n. 40 del 2007;

in questi mesi i dirigenti hanno, in varie occasioni, preso contatto con la Regione Puglia al fine di essere ascoltati ed aiutati senza avere alcun riscontro;

solo in data 6 ottobre a seguito della autodenuncia di un direttore generale, il Presidente della Regione e le autorità preposte sembrerebbero essersi resi conto degli effetti devastanti derivanti dall'annullamento dei contratti a tempo indeterminato e dal conseguente licenziamento dei 530 dirigenti sanitari, così come riportato dalla stampa locale: «La lettera di Vendola è stata inviata a seguito della comunicazione del Direttore Generale della ASL di Bari, Domenico Colasanto, che ha preannunciato di volersi autodenunciare per interruzione di pubblico servizio non essendo ormai nelle condizioni di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza a causa del blocco del turnover del personale disposto con il piano di rientro e del taglio delle spese. (...) Il Presidente ha ricordato nella lettera ai Ministri "la questione drammatica del sottodimensionamento del sistema sanitario regionale". "Comparando la Puglia ad altre regioni con popolazione analoga come l'Emilia Romagna, continua Vendola, scopriamo che da troppo tempo l'esercito degli operatori sanitari è troppo magro, che mancano molte professionalità ed una completezza quantitativa e qualitativa (...) La Regione ha cercato negli anni successivi di coprire la carenza di organico, ha bandito concorsi e ha coperti 7000 posti disponibili con avvisi pubblici. Questo processo ha subito una battuta di arresto a causa del piano di rientro e della sentenza della Consulta che ha annullato la stabilizzazione di 530 dirigenti"» ("Nuovo Quotidiano di Puglia" del 6 ottobre 2011, pag. 12);

si sta generando una situazione di allarme e caos generale anche tra la popolazione degli utenti dei servizi sanitari, già stanchi e delusi dalla sanità in Puglia fatta di "interminabili liste di attesa" e che si vedono ulteriormente penalizzati,

si chiede di sapere:

quali provvedimenti di loro competenza il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri in indirizzo intendano assumere immediatamente per garantire i servizi essenziali agli utenti pugliesi della sanità e, contestualmente, assicurare il lavoro a tutti indistintamente i professionisti interessati alla vicenda, ai quali nessun addebito può esser fatto per la circostanza che la Regione Puglia ha ancora una volta prodotto una legge a parere dell'interrogante incostituzionale;

quali interventi intendano porre in essere per evitare che la beffa divenga ancora più eclatante a seguito dei differenti comportamenti sulle riassunzioni posti in essere dalle diverse ASL pugliesi.

(4-06051)

MARINO Ignazio, PORETTI, PERDUCA, DE LUCA, SCANU, TEDESCO, AMATI, CAROFIGLIO, VITA, GRANAIOLA, SANGALLI, FIORONI, SANNA, DI GIOVAN PAOLO, VIMERCATI, SIRCANA, BLAZINA, BERTUZZI, MARCUCCI, TONINI, RANUCCI, CECCANTI, GHEDINI, TREU, MAGISTRELLI, MARINO Mauro Maria, NEGRI, TOMASELLI, D'UBALDO, FONTANA, ROILO, FERRANTE, PIGNEDOLI, DEL VECCHIO, BIONDELLI, CASSON, FILIPPI Marco, D'AMBROSIO, DELLA MONICA, PASSONI - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca, della salute e per la pubblica amministrazione e l'innovazione -

(4-06052)

(Già 2-00348)

RANUCCI - Ai Ministri dell'interno e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

il Comune di Roma, oggi Roma Capitale, nel febbraio 2010 ha pubblicato un bando per un concorso di 1.995 posti, suddiviso in 22 procedure selettive;

successivamente, lo stesso ha emanato un avviso pubblico, in cui le società in possesso dei requisiti richiesti sono invitate a partecipare alla gara per la gestione unica dei 22 concorsi;

all'avviso hanno risposto quattro società, tra cui la Praxi, la quale è risultata aggiudicatrice della gara;

la Praxi è la stessa società che si è occupata delle selezioni per le assunzioni del personale nell'azienda municipalizzata del Comune di Roma, ATAC, finita successivamente nell'inchiesta della Procura, denominata parentopoli, che è ancora in corso;

all'inizio dell'ottobre 2011, da organi di stampa, si apprende che la gara è stata contestata presso l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici ed è stato diffidato il responsabile del procedimento, per sospetta irregolarità, essendo state violate le norme previste dal bando;

in particolare, si evince che la Commissione esaminatrice avrebbe modificato in corso d'opera i criteri previsti dal capitolato d'appalto; in sostanza, anziché utilizzare il punteggio fissato nel bando avrebbe introdotto ex novo, per ciascuna delle cinque voci dell'offerta, classi di punteggio che avrebbero stravolto quanto precedentemente previsto nella gara; inoltre, contrariamente alla prassi, la Commissione non ha dato evidenza pubblica alle buste contenenti le offerte economiche per consentire di prendere visione della loro integrità prima dell'apertura;

se ciò che denunciano gli organi di stampa dovesse risultare vero, potrebbe significare che la gara sarebbe stata "viziata" per favorire la società aggiudicatrice;

considerato che:

desta molta perplessità e preoccupazione la coincidenza che a vincere l'appalto sia stata proprio la Praxi e cioè la stessa società finita nelle cronache di parentopoli per aver selezionato il personale ATAC;

ancora una volta il sindaco Alemanno si trova coinvolto in una vicenda dai risvolti poco chiari, dove i tentacoli della stessa vicenda sembrano estendersi anche sull'operato della giunta;

a giudizio dell'interrogante, durante questa consiliatura molte sono le vicende torbide che hanno visto e vedono coinvolto e chiamato in causa, direttamente o indirettamente, il sindaco di Roma Capitale, Gianni Alemanno, ed il suo esecutivo, quando invece il comportamento di un amministratore pubblico, soprattutto se riveste l'importante carica di sindaco della Capitale d'Italia, dovrebbe essere improntato sempre al rigore e alla trasparenza;

a quanto risulta all'interrogante, solo per fare alcuni esempi, nel corso dell'amministrazione Alemanno, Roma ha dovuto subire l'onta di avere in seno personaggi del calibro di Giorgio Magliocca, sindaco del Popolo della libertà di Pignataro Maggiore (Caserta), arrestato con l'accusa di corruzione, voto di scambio e falso; non da ultimo, l'indagine definita parentopoli grazie alla quale si è accertato che le aziende municipalizzate di AMA e ATAC sono state aperte a personaggi con i trascorsi molto foschi quali Francesco Bianco, ex Nar, un tempo vicino al gruppo dei fratelli Fioravanti e Gianluca Ponzio, ex Terza Posizione, eccetera;

considerato che a giudizio dell'interrogante sarebbe opportuno sospendere il concorso in parola fino al pronunciamento dell'Authorità per la vigilanza sui contratti pubblici,

si chiede di sapere:

quali iniziative di competenza i Ministri in indirizzo intendano assumere al fine di avviare un accertamento per chiarire eventuali irregolarità nell'assegnazione dell'appalto, per la selezione degli aspiranti dipendenti di Roma Capitale, alla società Praxi;

se il Ministro dell'interno intenda nominare una Commissione di accesso all'ente Roma Capitale al fine di verificare in generale la corretta gestione amministrativa dell'ente stesso, nonché la presenza di eventuali condizionamenti nelle procedure di assegnazione degli appalti e nelle procedure di assunzione del personale.

(4-06053)

POLI BORTONE - Ai Ministri della salute e della giustizia - Premesso che:

il segretario territoriale dell'Unione generale del lavoro (UGL) Antonio Verardi nei giorni scorsi ha denunciato, anche attraverso la stampa, le strane modalità con cui si è proceduto all'appalto per la mensa della Azienda sanitaria locale di Lecce;

ad avviso dello stesso Verardi, vi sarebbero pesanti irregolarità sulla scelta della procedura negoziata per un appalto di ben 13.400.000 euro che, peraltro, non garantisce sotto il profilo della qualità (sproporzione enorme fra costi e qualità del servizio) né sotto il profilo della igienicità, dal momento che non si è provveduto alla necessaria ed urgente ristrutturazione dei locali della cucina;

beneficiaria dell'appalto (e delle proroghe) risulta una azienda già nota alle cronache della sanità per altre vicende che riguardano altri appalti milionari di cui è risultata beneficiaria in Puglia e non solo,

si chiede di sapere quali iniziative di competenza intendano assumere i Ministri in indirizzo per ripristinare la legalità almeno in alcuni settori della sanità in Puglia, regione ormai nota per la cattiva e dispendiosa gestione del sistema sanitario.

(4-06054)

BUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, recante "Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo", convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, prevede, all'art. 2, commi da 36-quinquies a 36-duodecies, alcune disposizioni nuove e molto restrittive relative alle società di comodo;

con l'emendamento al citato decreto-legge, cosiddetta manovra di Ferragosto, si allarga il concetto di società di comodo, già previsto nell'art. 30 della legge n. 724 del 1994. In particolare, i commi 36-decies e 36-undecies dispongono che: «Pur non ricorrendo i presupposti di cui all'articolo 30, comma 1, della legge 23 dicembre 1994, n. 724, le società e gli enti ivi indicati che presentano dichiarazioni in perdita fiscale per tre periodi d'imposta consecutivi sono considerati non operativi a decorrere dal successivo quarto periodo d'imposta ai fini e per gli effetti del citato articolo 30. Restano ferme le cause di non applicazione della disciplina in materia di società non operative di cui al predetto articolo 30 della legge n. 724 del 1994» e che «Il comma 36-decies trova applicazione anche qualora, nell'arco temporale di cui al medesimo comma, le società e gli enti per due periodi d'imposta in perdita fiscale ed in uno abbiano dichiarato un reddito inferiore all'ammontare determinato ai sensi dell'articolo 30, comma 3, della citata legge n. 724 del 1994»;

le società e gli enti indicati nell'articolo 30, comma 1, della legge n. 724 del 1994, pur essendo "soggetti operativi", se presentano dichiarazioni in perdita fiscale per tre periodi d'imposta consecutivi, si considerano "di comodo" a partire dal successivo quarto periodo d'imposta. Restano ferme le cause di inapplicabilità della disciplina già previste dalla vigente normativa;

sono considerate "non operative" le società e gli enti che per due periodi d'imposta siano in perdita fiscale e in uno dichiarino un reddito inferiore a quello che si determina secondo i dettami del citato articolo 30;

concretizzandosi queste fattispecie, le società sono considerate non operative, con la conseguenza che per i soggetti IRES vi è una maggiorazione dell'imposta di 10,5 punti percentuali. Le nuove disposizioni entrano in vigore a partire dal periodo d'imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge n. 138 del 2011. Per i soggetti "solari", dunque, la norma si applica dall'anno 2012;

quindi in base alla cosiddetta manovra-bis le società che si trovano in perdita fiscale per 3 anni sono considerate automaticamente di comodo con il conseguente innalzamento della tassazione IRES dal 27,50 per cento al 38 per cento su un utile fiscale calcolato in base ad alcuni parametri dell'attivo;

la disposizione ha la funzione di colpire giustamente società fittizie, ma colpirebbe duramente anche società fiscalmente in regola e in attività, che tuttavia si trovano in difficoltà economiche;

nella provincia di Como, il comparto tessile costituisce un'importante fetta del settore industriale che si trova già da tempo in crisi insieme al settore del mobile;

tali disposizioni interverrebbero sulle aziende, drenando preziose risorse ad imprese che sono indispensabile patrimonio produttivo del Paese, mettendo altresì seriamente a rischio migliaia di posti di lavoro,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno rivedere le norme in questione, al fine di eliminare l'estensione della tassazione propria delle società di comodo alle società che sono fiscalmente in regola, ma che si trovano in perdita economica.

(4-06055)

TOMASELLI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti -

(4-06056)

(Già 3-02280)

MASCITELLI - Ai Ministri per i beni e le attività culturali, dell'economia e delle finanze e per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale -

(4-06057)

(Già 3-02008)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

2ª Commissione permanente(Giustizia):

3-02433, del senatore Berselli, sull'attività della Procura di Parma nell'ambito di una vicenda giudiziaria;

10ª Commissione permanente(Industria, commercio, turismo):

3-02431, della senatrice Poli Bortone, sulla vendita di rami aziendali facenti capo ad Agile Srl;

12ª Commissione permanente(Igiene e sanità):

3-02432, della senatrice Poli Bortone, su carenze relative al piano di sicurezza ed evacuazione presso il Policlinico di Bari.

Avviso di rettifica

Nei Resoconti sommari e stenografici delle sedute pubbliche dal 17 al 19 maggio 2011, il vice presidente Vannino Chiti è da considerarsi in missione a Seul per partecipare in rappresentanza del Senato alla Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti del G20, conseguentemente:

Nel Resoconto sommario e stenografico della 552a seduta pubblica del 17 maggio 2011, a pagina 67 sotto il titolo: "Congedi e missioni", dopo il primo capoverso aggiungere il seguente: "E' assente per incarico avuto dal Senato il senatore Chiti, per attività di rappresentanza del Senato".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 553a seduta pubblica del 18 maggio 2011, a pagina 53, sotto il titolo: "Congedi e missioni", al secondo capoverso, dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere: "Chiti, per attività di rappresentanza del Senato;".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 554a seduta pubblica del 18 maggio 2011, a pagina 83, sotto il titolo: "Congedi e missioni", al secondo capoverso, dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere: "Chiti, per attività di rappresentanza del Senato;".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 555a seduta pubblica del 19 maggio 2011, a pagina 35, sotto il titolo: "Congedi e missioni", al secondo capoverso, dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere: "Chiti, per attività di rappresentanza del Senato;".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 556a seduta pubblica del 19 maggio 2011, a pagina 39, sotto il titolo: "Congedi e missioni", al secondo capoverso, dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere: "Chiti, per attività di rappresentanza del Senato;".

*********

Nel Resoconto sommario e stenografico della 327a seduta pubblica del 3 febbraio 2010, a pagina 127, sotto il titolo: "Congedi e missioni", al secondo capoverso, dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere: "Chiti, dalle ore 19.30, per attività di rappresentanza del Senato;".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 328a seduta pubblica del 4 febbraio 2010, a pagina 164, sotto il titolo: "Congedi e missioni", al secondo capoverso, dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere: "Chiti, dalle ore 11.45, per attività di rappresentanza del Senato;".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 337a seduta pubblica del 17 febbraio 2010, a pagina 142, sotto il titolo: "Congedi e missioni", al secondo capoverso, dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere: "Chiti, dalle ore 19, per attività di rappresentanza del Senato;".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 339a seduta pubblica del 23 febbraio 2010, a pagina 99, sotto il titolo: "Congedi e missioni", al secondo capoverso, dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere: "Chiti, fino alle 17.30, per attività di rappresentanza del Senato;".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 340a seduta pubblica del 24 febbraio 2010, a pagina 75, sotto il titolo: "Congedi e missioni", dopo il primo capoverso aggiungere il seguente: "E' assente per incarico avuto dal Senato il senatore Chiti, fino alle ore 11.30, per attività di rappresentanza del Senato.".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 342a seduta pubblica del 25 febbraio 2010, a pagina 229, sotto il titolo: "Congedi e missioni", al secondo capoverso, dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere: "Chiti, dalle ore 11.45, per attività di rappresentanza del Senato;".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 350a seduta pubblica del 10 marzo 2010, a pagina 54, sotto il titolo: "Congedi e missioni", al secondo capoverso, dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere: "Chiti, per attività di rappresentanza del Senato;".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 352a seduta pubblica del 16 marzo 2010, a pagina 98, sotto il titolo: "Congedi e missioni", al secondo capoverso, dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere: "Chiti, dalle ore 18.30, per attività di rappresentanza del Senato;".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 353a seduta pubblica, del 23 marzo 2010, a pagina 312, sotto il titolo: "Congedi e missioni", al secondo capoverso, dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere: "Chiti, dalle ore 12.15, per attività di rappresentanza del Senato;".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 359a seduta pubblica del 14 aprile 2010, a pagina 135, sotto il titolo: "Congedi e missioni", al secondo capoverso, dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere: "Chiti, per attività di rappresentanza del Senato;".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 378a seduta pubblica del 12 maggio 2010, a pagina 58, sotto il titolo: "Congedi e missioni", al secondo capoverso, dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere: "Chiti, dalle ore 18.15, per attività di rappresentanza del Senato;".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 406a seduta pubblica del 15 luglio 2010, a pagina 73, sotto il titolo: "Congedi e missioni", al secondo capoverso, dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere: "Chiti, per attività di rappresentanza del Senato;".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 418a seduta pubblica del 3 agosto 2010, a pagina 297, sotto il titolo: "Congedi e missioni", dopo il primo capoverso aggiungere il seguente: "E' assente per incarico avuto dal Senato il senatore Chiti, dalle ore 11.45, per attività di rappresentanza del Senato.".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 430a seduta pubblica del 29 settembre 2010, a pagina 133, sotto il titolo: "Congedi e missioni", al secondo capoverso, dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere: "Chiti, dalle ore 11.15, per attività di rappresentanza del Senato;".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 441a seduta pubblica del 20 ottobre 2010, a pagina 110, sotto il titolo: "Congedi e missioni", al secondo capoverso, dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere: "Chiti, dalle ore 11.15, per attività di rappresentanza del Senato;".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 452a seduta pubblica del 3 novembre 2010, a pagina 128, sotto il titolo: "Congedi e missioni", al secondo capoverso, dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere: "Chiti, dalle ore 18.30, per attività di rappresentanza del Senato;".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 454a seduta pubblica del 9 novembre 2010, a pagina 154, sotto il titolo: "Congedi e missioni", al secondo capoverso, dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere: "Chiti, dalle ore 18.30, per attività di rappresentanza del Senato;".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 456a seduta pubblica del 10 novembre 2010, a pagina 113, sotto il titolo: "Congedi e missioni", al secondo capoverso, dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere: "Chiti, dalle ore 17.45, per attività di rappresentanza del Senato;".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 479a seduta pubblica del 21 dicembre 2010, a pagina 130, sotto il titolo: "Congedi e missioni", dopo il primo capoverso aggiungere il seguente: "E' assente per incarico avuto dal Senato il senatore Chiti, fino alle ore 18.30, per attività di rappresentanza del Senato.".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 510a seduta pubblica del 26 febbraio 2011, a pagina 193, sotto il titolo: "Congedi e missioni", al secondo capoverso, dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere: "Chiti, dalle ore 13, per attività di rappresentanza del Senato;".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 511a seduta pubblica del 1° marzo 2011, a pagina 48, sotto il titolo: "Congedi e missioni", al secondo capoverso, dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere: "Chiti, dalle ore 17, per attività di rappresentanza del Senato;".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 526a seduta pubblica del 24 marzo 2011, a pagina 121, sotto il titolo: "Congedi e missioni", al secondo capoverso, dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere: "Chiti, dalle ore 11.45, per attività di rappresentanza del Senato;".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 528a seduta pubblica del 29 marzo 2011, a pagina 142, sotto il titolo: "Congedi e missioni", al secondo capoverso, dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere: "Chiti, dalle ore 18.30, per attività di rappresentanza del Senato;".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 534a seduta pubblica del 6 aprile 2011, a pagina 56, sotto il titolo: "Congedi e missioni", al secondo capoverso, dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere: "Chiti, fino alle ore 11.15, per attività di rappresentanza del Senato;".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 538a seduta pubblica del 12 aprile 2011, a pagina 82, sotto il titolo: "Congedi e missioni", al secondo capoverso, dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere: "Chiti, fino alle ore 18.15, per attività di rappresentanza del Senato;".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 557a seduta pubblica del 24 maggio 2011, a pagina 190, sotto il titolo: "Congedi e missioni", al secondo capoverso, dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere: "Chiti, dalle ore 18.15, per attività di rappresentanza del Senato;".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 574a seduta pubblica del 28 giugno 2011, a pagina 69, sotto il titolo: "Congedi e missioni", dopo il primo capoverso aggiungere il seguente: "E' assente per incarico avuto dal Senato il senatore Chiti, dalle ore 17, per attività di rappresentanza del Senato.".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 596a seduta pubblica del 3 agosto 2011, a pagina 228, sotto il titolo: "Congedi e missioni", dopo il primo capoverso aggiungere il seguente: "E' assente per incarico avuto dal Senato il senatore Chiti, dalle ore 12 alle ore 13, per attività di rappresentanza del Senato.".

*****

Conseguentemente nei Resoconti sommari e stenografici della 552a, 554a, 327a, 328a, 337a, 339a, 340a, 342a, 352a, 353a, 359a, 378a, 406a, 418a, 441a, 452a, 454a, 456a, 479a, 510a, 511a, 526a, 528a, 534a, 538a, 557a e 574a seduta pubblica, dopo il prospetto recante: "Votazioni qualificate effettuate nel corso della seduta", inserire la seguente precisazione:

"(*) Il senatore Chiti è in missione per attività di rappresentanza del Senato, e non dunque assente come figura dal prospetto della votazione.".