CENTARO (CN-Io Sud-FS). Come dicevo, il nostro Gruppo approverà le comunicazioni del Ministro: le ha apprezzate perché comunque si tratta di comunicazioni oneste, senza veli, che consentono un approccio alla realtà del sistema carcerario anche a coloro che non sono addetti ai lavori, cioè anche a coloro che sanno leggere tra le righe e sanno interpretare il valzer di cifre e le indicazioni programmatiche, che spesso non hanno avuto poi alcun esito concreto.
La situazione rappresentata dal ministro Palma è certamente difficile, complicata da diversi fattori, che non involge soltanto la responsabilità politica del suo Dicastero. Comprendo perfettamente il motivo per cui egli non ha voluto calcare la mano su notevoli difficoltà: vi è un piano carceri che sostanzialmente non è partito, o comunque stenta a partire perché circa 400 nuovi posti letto e circa 1.100 posti letto ristrutturati sono ben poca cosa rispetto a quello che si pensava di realizzare; vi è un budget complessivo del funzionamento del sistema che è deficitario, così come vi sono problemi di organico. Si tratta certamente di tematiche collegate tra loro; noi riteniamo, però, che non si possa esaurire a queste tematiche la considerazione del sistema e del complesso delle sue difficoltà.
Noi pensiamo al sistema carcerario come ad una parte essenziale ed indefettibile del sistema giustizia italiano. Il sistema carcerario non è solo il terminale del sistema giustizia. Il penitenziario non è il luogo in cui si sconta la custodia cautelare o dove si sconta la pena divenuta definitiva; può essere anche origine di ulteriori processi, nel momento in cui si pensa al sistema carcerario solo come ad un sistema che ha una ragione retributiva e quindi di risposta alla violazione della legge e non anche ad un sistema che deve avere - e forse principalmente - una funzione emendativa, cioè di reinserimento. Se così non è, si crea un circolo vizioso: il carcere genera altre illegittimità, perché il cittadino ristretto per un certo periodo di tempo non si rende conto dell'errore compiuto, ma anzi esce ancora più incattivito nei confronti del sistema che lo ha ristretto in carcere. A volte il carcere diventa una vera e propria università del crimine.
Allora, noi immaginiamo qualcosa che possa prefigurare una riforma strutturale, evitando quelle che sono a tutti gli effetti soluzioni tampone, scacciapensieri, come quelle adottate nella scorsa legislatura dal centrosinistra, che ha votato l'amnistia e l'indulto, cosa che - a quanto pare - non ha sortito alcun effetto ed ha riempito nuovamente le carceri nel giro di sei mesi-un anno, come d'altra parte è sempre stato. Peraltro, amnistia ed indulto danno conto del fatto che, alla fine, in Italia si può delinquere, tanto, periodicamente, arriva un'amnistia che butta fuori dal carcere e libera i tavoli dei magistrati (in realtà, fino ad un certo punto), anche se riempie nuovamente le strade di delinquenti pronti a delinquere, perché non hanno scontato integralmente la pena e perché non sono stati reinseriti nel contesto sociale.
Noi pensiamo alla soluzione del problema non solo con nuovi posti letto e con il completamento dell'organico della Polizia penitenziaria, ma anche con riferimento ad una riforma del sistema penale sostanziale e di quello processuale. È per questo che abbiamo approntato, insieme ai colleghi del PdL e della Lega, la proposta di risoluzione n. 1, che guarda in primo luogo a una depenalizzazione: è inutile un deterrente penale per reati bagattellari che non comportano assolutamente allarme o sociale pericolosità sociale.
Pensiamo alla riforma della custodia cautelare che tranne per reati gravi e di grave allarme sociale, deve essere una extrema ratio, non un modo per far scontare preventivamente la pena, né tanto meno, come spesso avviene, un modo coercitivo per conoscere la verità, salvo poi arrivare a processi che si concludono con assoluzioni con formula piena o addirittura con la sospensione condizionale della pena.
Pensiamo a una riforma del rito direttissimo, per far sì che vi sia la presentazione in udienza vera e non il transito anche solo per pochi giorni nell'istituto penitenziario, che mobilita una serie di risorse umane e materiali che poi non avranno ulteriore seguito giacché l'interessato stazionerà nel carcere massimo per tre giorni e poi sarà di nuovo fuori. Allora, perché non ripensare al sistema precedente, a quelle celle di sicurezza in cui l'imputato, che sarà presentato con il rito direttissimo al giudice, staziona per 24 ore al massimo e poi si vedrà se entrerà nel sistema penitenziario o meno?
Pensiamo all'estensione del sistema delle videoconferenze. L'onere relativo alle risorse umane e ai mezzi per le traduzioni è diventato insostenibile. C'è un vero e proprio turismo giudiziario, che non può essere evitato solo per coloro che sono colpiti dalla misura restrittiva del 41‑bis o per i mafiosi, ma può essere ampliato tranquillamente a tutti.
Pensiamo all'attuazione degli accordi bilaterali con gli altri Paesi, per assicurare che i detenuti extracomunitari, ma anche quelli dei Paesi dell'Unione, possano scontare la pena nelle carceri dei Paesi di provenienza. Signor Ministro, lei ha indicato una percentuale di detenuti extracomunitari e comunitari elevatissima. Allora dobbiamo far sì che costoro vadano via dalle nostre carceri e scontino la pena altrove. In tutto ciò, gli accordi bilaterali non possono avere come presupposto il consenso dell'interessato, perché tale consenso sostanzialmente ne sancisce il fallimento.
Pensiamo inoltre all'organico della Polizia penitenziaria, a nuovi istituti, ai posti letto ed alla vigilanza sul sistema sanitario, che è importantissima perché la pena è un momento di detenzione restrittivo, ma deve tutelare la dignità e i diritti del cittadino, tra i quali un'assistenza sanitaria adeguata. Sotto questo profilo, è intollerabile il mancato recepimento da parte della Regione Sicilia ma dell'attribuzione al Servizio sanitario del sistema sanitario delle carceri. Non è un caso probabilmente che proprio in queste ore l'assessore alla sanità della Regione siciliana è stato giustamente censurato non solo dall'opposizione, ma anche dalla propria maggioranza.
Oltre alla vigilanza sul sistema sanitario, pensiamo a misure alternative alla detenzione che funzionino e non siano un modo per evitare la detenzione, in modo da consentire il reinserimento sociale e lavorativo, ma soprattutto la possibilità di lavori socialmente utili: mandiamoli a pulire i giardinetti, le pareti imbrattate e a fare altri lavori che possano essere di pubblica utilità e possano far comprendere anche un'appartenenza a un contesto sociale che si è persa e che ha generato la violazione della legge. Naturalmente, è importante la rieducazione culturale con materiali e risorse umane necessarie e indispensabili.
Si tratta di un insieme di soluzioni che nel loro complesso, non una staccata dall'altra e non una priva dell'altra, possono avviare a soluzione definitiva il problema.
Signor Ministro, lei ha il giusto background umano ed anche culturale, essendo stato un magistrato, ed ha una forte sensibilità per la situazione carceraria. Ancora, lei ha dato dimostrazione, considerato il pochissimo tempo dal quale ha assunto la carica di Ministro, di una capacità straordinaria di incidere sul sistema. Lei è l'autore dell'unica vera riforma epocale che sia stata emanata in questa legislatura, cioè la revisione delle circoscrizioni giudiziarie.
Se ne parlava dal secondo dopoguerra e non era mai successo. L'unica vera riforma epocale è probabilmente quella della XIII legislatura, la riforma costituzionale dell'articolo 111 della Costituzione. Sicuramente lei sarà in condizione, ancorché non dipenda solo da lei ma da altre responsabilità politiche, di convincere con le argomentazioni appropriate che l'investimento nel sistema penitenziario non è a fondo perduto, ma è di forte impatto in termini di sviluppo economico e culturale. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS ePdL).