GARAVAGLIA Mariapia (PD). Signor Presidente, signor Ministro, signori rappresentanti del Governo, in materia non ci mancano le norme e nemmeno i dati statistici, soprattutto riguardo al numero di carcerati presenti negli istituti di pena. Non sono mancati nemmeno i ringraziamenti, sia al Presidente, che ha consentito questo lungo dibattito, sia al Ministro che, proprio all'inizio del suo mandato, è venuto a riferire in Senato, e mi associo a questi ringraziamenti.
Intervengo su due punti per i quali ho esperienza: il volontariato e la tutela della salute nelle nostre carceri.
Mi piace far risuonare in quest'Aula i nomi di padre Bachelet e di suor Teresilla Barillà che mi sono stati guida nel mio volontariato. Lo consideravo difficile, e scoprii che era difficile. Ho perciò conosciuto il carico di responsabilità, anche morale, che si assumono i volontari, e i cittadini volontari nelle carceri scelgono uno specialissimo ambito d'azione: non è da tutti, e sono consapevole della necessità della selezione. Aggiungo che è indispensabile una formazione competente, ma dopo tutto ciò i percorsi burocratici autorizzativi non siano disincentivanti. I volontari realizzano funzioni importanti anche per 1'amministrazione, con la loro capacità di socializzare i problemi, sia dei detenuti che degli addetti. I corsi di formazione devono coinvolgere sia i volontari che gli operatori per creare l'armonizzazione fra gli interventi, considerando che ogni detenuto non cessa mai di essere cittadino e, qualora fosse straniero, non cessa mai di essere uomo dotato di dignità inviolabile. Siamo consapevoli della insufficienza degli organici, e a maggior ragione devono essere messe in rete tutte le risorse che convergono verso la migliore umanizzazione di strutture e procedure.
I colleghi più esperti di me hanno ricordato i molti motivi che concorrono al sovraffollamento delle carceri, dalla eccessivamente lunga carcerazione in attesa di giudizio alle detenzioni improprie per reati di immigrazione senza altre aggravanti, alla restrizione di persone per le quali più appropriate sarebbero misure alternative. Ma questo dibattito non ha lo scopo, o il solo scopo, anche se indifferibile, di alleggerire la popolazione carceraria (anche l'amnistia sarebbe utile, considerato che di fatto è già applicata alle centinaia di migliaia di processi penali che cadono in prescrizione). In questo dibattito importa piuttosto che si metta mano al complesso di misure, molte vigenti ed altre da attivare, per rendere civile la nostra organizzazione carceraria. Il detenuto non cessa di essere titolare di diritti personali e, tra questi, ha diritto all'assistenza sanitaria.
Ancora dagli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto si evince che, tra gli altri, un nervo scoperto riguarda l'assistenza sanitaria e, ancor più nello specifico, quella psichiatrica. Se la prevalenza delle malattie mentali è stimata nel 16 per cento, per la maggior parte i disturbi psichici sopravvengono durante la detenzione.
La medicina penitenziaria si fonda su un principio irrinunciabile: il diritto dei detenuti all'erogazione di prestazioni sanitarie di pari dignità e consistenza rispetto a quelle erogate nella società libera.
Gli obiettivi di salute e i livelli essenziali sono ben descritti nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1° aprile 2008. Vorrei al riguardo solo ricordare il fatto che in carcere è possibile la prevenzione primaria, secondaria e terziaria: a causa del fatto che la popolazione presente è così eterogenea, sono necessari progetti specifici per patologie e target differenziati in rapporto all'età, al genere e alle caratteristiche socio-culturali, con riferimento anche alla popolazione degli immigrati.
È importante tenere in considerazione gli elementi essenziali, signor Ministro, e ho visto che ha ricordato, con sentimento da condividere, che ci sono stati troppi suicidi e tanti tentativi di suicidio: solo un'attenta vigilanza di un gruppo esperto e continuativo di monitoraggio in carcere può evitare questa ulteriore tragedia, che rappresenta una pena che, in quel caso, si aggiunge ai familiari e non al detenuto.
Il DPCM del 2008, che ho ricordato, presenta delle aree critiche. Penso alle prestazioni di base e specialistiche, soprattutto in cardiologia, pneumologia, gastroenterologia, odontoiatria e ortopedia. L'atteggiamento di attenzione sia psicofisica che di prevenzione e di cura è carente soprattutto per le detenute e per la loro prole. I disturbi mentali, il disagio psicologico, le dipendenze patologiche e le malattie infettive sono elementi su cui accendere una particolare luce. Il carcere è un luogo delle cure come tutti gli altri, Ministro, e sono convinta che condividerà questa affermazione, perché il passaggio della medicina penitenziaria al Servizio sanitario nazionale ha comportato una fase complessa di adeguamento strutturale e funzionale, che credo non si sia ancora perfezionata del tutto.
Il modello attuale, che deve essere aggiornato, prevede presso i provveditorati l'uUnità operativa di sanità penitenziaria che collabora con il provveditore regionale al coordinamento, alla pianificazione, all'attuazione dei programmi d'intervento e alla loro verifica. Tuttavia, purtroppo, i presidi sanitari - è inutile dirlo, ma lo ribadisco - sono insufficienti e non adeguati. Come è noto, gli istituti con un numero di detenuti inferiore a 225, hanno una struttura sanitaria di primo livello, con un servizio medico giornaliero non continuativo, con un servizio di guardia medica e, salvo eccezioni, sono anche garantite le prestazioni specialistiche più richieste. Si ha invece una struttura sanitaria di secondo livello quando i detenuti sono superiori a 225 unità.
Ma quella che mi sta a cuore è la struttura di terzo livello. Sono centri clinici dell'amministrazione penitenziaria in grado di affrontare necessità medico-chirurgiche di elevato livello: signor Ministro, le valorizzi! Si alleggerirebbero gli ospedali (anche perché a tutta la restante popolazione ospedaliera non giova avere il disturbo - si fa per dire - di avere dei pazienti detenuti). Giova invece risparmiare il personale, che è già carente e che deve attivarsi sia per il trasporto, che per l'assistenza. Signor Ministro, lei conoscerà il Policlinico di Opera; possono essercene di più in Italia: arriviamo solo fino a Viterbo. Mi sembra che il Sud lo meriterebbe, perché non devono accadere vicende come quella di Locri dove, attraverso una degenza ospedaliera, si attua una fuga.
Le possibili strategie prevedono la necessità di una valutazione clinica e prognostica dell'attuale popolazione degli autori di reato residenti in ciascuna Regione affidati specificamente a dei dipartimenti, in particolare quelli legati alla salute mentale. Abbiamo bisogni particolari per quanto riguarda gli OPG, che in quest'Aula sono stati richiamati, e so di un grande lavoro fatto dai nostri colleghi della Commissione di inchiesta sul Servizio sanitario nazionale. Credo, Ministro, che se potessimo, alla fine di questo dibattito, dare il via libera in questa Aula al relativo disegno di legge faremmo un dono di civiltà al Parlamento, che ha saputo operare, e ai detenuti malati di mente, che hanno la necessità di essere trattati come tutti gli altri malati di mente.
Serve l'attivazione di un coordinamento con la magistratura inquirente di sorveglianza, per un tentativo di programmazione concordata con i periti di loro fiducia rispetto ai percorsi alternativi, con l'affidamento ai dipartimenti di salute mentale, tenendo conto che vi è un numero crescente di senza dimora, soprattutto nelle aree metropolitane, sia stranieri che italiani, che mediante la psichiatrizzazione giudiziaria e la conseguente collocazione in OPG trovano una risposta residenziale e contenitiva. Occorre evitare di pensare agli OPG come a dei nuovi contenitori di quella follia che nell'immaginario collettivo si accompagna al timore della violenza imprevedibile, non solo dell'italiano ma anche dello straniero.
In conclusione, signor Ministro, l'amministrazione dispone di un set di strumenti di cui avvalersi; nell'attesa del meglio, accontentiamoci di ciò che è già a disposizione ed è già utile: le misure vigenti per le mamme fuori dal carcere quando non devono essere sottoposte a misure di sicurezza; gli asili nido in carcere; il lavoro interno ed esterno. I volontari, in questo caso, sono essenziali, anche per il collegamento con gli enti locali.
Pensi, Ministro, al carcere di Padova - credo che lo conosca, altrimenti lo visiti - ed all'elevata professionalizzazione che si è ottenuta, per esempio, nel campo della pasticceria e del panificazione. Occorre fare in modo che ci sia un'interruzione del circuito di emarginazione per mantenere una vera speranza di rieducazione e riabilitazione. Una circolare della vostra amministrazione stabilisce che non si può rieducare senza la fattiva partecipazione della comunità esterna. La voce del Parlamento è la voce di tutta la comunità esterna: speriamo con questo dibattito di essere stati capaci di farci sentire. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Benedetti Valentini. Ne ha facoltà.