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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 610 del 27/09/2011


CASSON (PD). Signor Presidente, onorevoli senatori, signor Ministro della giustizia, la comunicazione in quest'Aula, mercoledì scorso, del Ministro della giustizia costituisce di certo, almeno formalmente, una novità rispetto al recente passato e ai propositi nefasti del precedente Ministro della giustizia. Anche se, indubbiamente, accanto alle luci, permangono pesanti ombre.

Il Ministro ha svolto la settimana scorsa un'analisi approfondita della situazione carceraria in Italia, quasi una fotografia, accompagnando le sue osservazioni con valutazioni e giudizi che sono, almeno in parte, da condividere. Mi riferisco all'affermazione: «nulla è stato fatto per operare sul sistema», o all'altra: «nulla è stato progettato negli specifici settori». Sono esattamente le stesse critiche che il Partito Democratico ha sempre rivolto al suo predecessore: carenza di idee e, soprattutto, assenza di fatti. Il Ministro è poi venuto a raccontare, sempre in quest'Aula, che «certo siamo in presenza di una emergenza», peraltro in una sorta di contraddizione singolare con quanto detto poco prima, e cioè che le nostre carceri potrebbero accogliere ancora circa 2.000 detenuti prima di arrivare ai limite della tollerabilità.

Ma come, signor Ministro? A parte l'ambiguo e pericoloso concetto di tollerabilità, siamo in presenza di quasi 50 suicidi in carcere all'anno. È salita al 10 per cento la percentuale di detenuti sottoposti a violenze in carcere. Le condizioni di vita scendono sempre di più sotto il livello della dignità umana.

Da tutta Italia, e anche dal Veneto, ci segnalano tagli profondi e indiscriminati (anche agli sgravi fiscali alle cooperative), che pongono seriamente a rischio le attività di lavoro dei detenuti, il loro recupero, il loro reinserimento sociale.

E ora viene qui, nell'Aula del Senato, a chiedere, letteralmente, «che fare?» e a parlare della necessità di «aprire una stagione di sereno confronto tra le varie forze politiche»?

Certo, quando, nell'ormai politicamente lontano 2008, come parlamentari del Partito Democratico, ci eravamo incontrati per ben due volte con il Ministro della giustizia pro tempore e gli avevamo materialmente consegnato copia dei nostri disegni di legge, specifici e concreti in materia di giustizia e di sistema carcerario, lei, signor Ministro, faceva parte di un altro Dicastero di questo Governo. E quindi non possiamo addebitare a lei le mancate risposte, nonostante le promesse di un rapido esame e di un'urgente risposta. Da allora, però, il nulla!

A chi dobbiamo chiedere conto di questo vuoto politico, di questa assenza di progettazione, di questo nulla, confermato peraltro anche da lei nella sua relazione di mercoledì scorso? Anzi, peggio ancora: più che di vuoto di proposte politiche, ci avete costretti, avete costretto il Parlamento e il Paese intero ad assistere ad un balletto inverecondo di proposte indecenti e vergognose: dal cosiddetto lodo Schifani al lodo Alfano, dal processo lungo al processo breve alla prescrizione sempre più breve, dalla legge "ammazza processi" a quella sul legittimo impedimento. E ora state ricominciando a parlare di interventi limitativi del fondamentale strumento delle intercettazioni telefoniche, solo per impedire investigazioni e indagini per voi molto pericolose e notizie-informazioni sul vostro modo illecito e amorale di concepire la politica. Tutte proposte caratterizzate, per di più, da una parte, da evidenti profili di illegittimità costituzionale e, dall'altra, da altrettanto lampanti esigenze di tutela processuale, e immediata, del Presidente del Consiglio dei ministri e dei suoi accoliti.

E quindi, come nulla fosse, continuate a deviare l'attenzione dell'opinione pubblica altrove, sfruttando i casi di malagestione del sistema giustizia e carcerario, che certamente esistono e che sono peraltro anche più profondi di quanto da voi lamentato, dimenticandovi sempre però - guarda caso - che voi della maggioranza, Popolo della Libertà e Lega Nord, negli ultimi undici anni avete gestito voi, per otto-nove anni, la macchina della giustizia e del sistema carcerario, riducendola allo stato asfittico e comatoso che purtroppo è ben noto a tutti.

E ora ci chiedete «che fare?» e un sereno confronto. Noi, da parte nostra, siamo sempre stati sereni e sempre disponibili a proporre e a lavorare sul concreto. Il problema è tutto vostro, perché dovreste finalmente decidere di uscire dalle secche delle norme di privilegio e personalistiche, affrontando ed esaminando tutte le nostre proposte, che - guarda caso - risponderebbero a tutte le domande che lei, signor Ministro, ha posto in quest'Aula, tenendo conto del fatto che il sistema carcerario non costituisce, non può costituire un mondo totalmente autonomo rispetto al resto del pianeta giustizia; ne è anzi strettamente e necessariamente collegato.

Per questo riteniamo assolutamente insufficiente e inappropriato discutere soltanto di amnistia e/o indulto. Per questo riteniamo che anche il vostro fantomatico piano carceri continui ad occultare gli aspetti e gli effetti peggiori sul sistema penitenziario delle incoerenti, e alle volte sballate, vostre politiche degli anni scorsi in materia di sicurezza, di tossicodipendenza, di giustizia e di immigrazione.

Gli interventi, legislativi, ordinamentali e amministrativi, da adottare sono molti e diversificati. Noi del Partito Democratico parliamo e scriviamo in proposte di legge di interventi sul codice sia sostanziale che di rito penale, sugli organici del personale di magistratura, di cancelleria, di segreteria, della polizia penitenziaria, degli educatori, assistenti sociali e psicologi del circuito carcerario, sui fondi per la giustizia (che fine ha fatto il fantomatico e famigerato fondo unico giustizia?), sulla logistica carceraria (che fine ha fatto il fantomatico e tanto segreto piano carceri?), sul superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari, mai abbastanza deprecati, sul Garante nazionale per i detenuti.

In particolare, da tempo, vi chiediamo di intervenire depenalizzando i fatti privi di offensività sociale; modificando le norme sulla custodia cautelare, in particolare quelle sui provvedimenti d'iniziativa della polizia giudiziaria, che sono in gran numero anche per questioni bagatellari, a causa di sollecitazioni politiche o esigenze statistiche; prevedendo sanzioni differenziate e misure alternative al carcere; introducendo l'istituto della irrilevanza del fatto; provvedendo per davvero alla informatizzazione di tutti i processi, modificando le criminogene leggi Bossi-Fini e Fini-Giovanardi; prevedendo percorsi riabilitativi alternativi al carcere per i tossico dipendenti.

E mi fermo qui, perchè le nostre proposte sono altre ancora, sono a voi note, depositate in Parlamento. Costituiscono certamente un sistema di norme e di proposte alternativo al vostro, anche se non comprendiamo bene quale sia il vostro progetto per il servizio giustizia nel suo insieme, visto che non ci pare di aver ascoltato in quest'Aula proposte chiare, coerenti ed omogenee da parte delle forze politiche, così variegate in questa materia, che dovrebbero comporre la maggioranza.

Bastava ascoltare quanto detto poco fa dal senatore Mazzatorta. C'è sicuramente bisogno di un distacco rispetto al recente passato, di un comportamento nuovo e diverso da parte vostra. E allora, tanto per cominciare, incidenter tantum, colgo l'occasione della presenza del Ministro in Aula per chiedere allo stesso Ministro della giustizia se abbia l'intenzione o meno di autorizzare la magistratura italiana a procedere contro il criminale, ex dittatore del Panama, Manuel Antonio Noriega, accusato di assassinio nei confronti di un cittadino italiano. Come deve certamente continuare l'impegno italiano relativamente all'opposizione dell'omicida Cesare Battisti, a maggior ragione non si dovrebbe bloccare il procedimento a carico del dittatore assassino Noriega.

Tornando al tema di oggi, voi ci avete chiesto che fare. E noi invece continuiamo a rispondere, anche se fino ad ora ci siamo scontrati con il vostro muro di gomma, con le vostre orecchie da mercante. La vostra perdurante e pervicace carenza di proposte (avete persino riposto nel dimenticatoio, e fortunatamente, la tanto sbandierata grande, grande, sei volte grande riforma della giustizia) costituisce davvero, forse, il segno di questi tempi.

Che proposte potete fare, se il vostro Governo ha l'acqua alla gola, se la vostra maggioranza è traballante, se la terra vi sta mancando sempre più sotto i piedi? Aspettavamo le vostre proposte, signor Ministro, non solo le vostre analisi. Lei non può limitarsi a fare solo il certificatore del fallimento della politica del Governo in materia di giustizia e di carceri. Mi verrebbe da dire: ripassate un'altra volta, con i compiti svolti. Ma un'altra volta, una prossima volta forse non ci sarà, perché avete ancora poco tempo a disposizione, e ve ne rendete ben conto.

Allora, più che attendere vostre idee, non ci rimane che aspettare che passiate la mano, a una nuova maggioranza, a un nuovo Governo. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Berselli. Ne ha facoltà.