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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 610 del 27/09/2011


Mozioni

ARMATO, FINOCCHIARO, ZANDA, LATORRE, MARINI, BUBBICO, LEGNINI, INCOSTANTE, ANDRIA, CARLONI, CHIAROMONTE, DE LUCA, MUSI, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, SANGALLI, TOMASELLI, ADAMO, DE SENA, DI GIOVAN PAOLO, FRANCO Vittoria, GHEDINI, GIARETTA, MARITATI, MAZZUCONI, MONGIELLO, SANNA, VITA - Il Senato,

Premesso che:

la grave recessione che ha colpito l'economia mondiale nel triennio 2008-2010 si è abbattuta pesantemente sull'intera economia nazionale, e ha mostrato i suoi effetti più pesanti, in termini di impatto sociale sui redditi delle famiglie e sull'occupazione, soprattutto nel Mezzogiorno;

in Campania la crisi ha raggiunto un'eccezionale gravità, interi settori strategici sono al tracollo, oltre 18.000 posti di lavoro sono a rischio;

allarmanti sono i dati diffusi dall'ultimo rapporto Svimez, in base al quale il Mezzogiorno ha subito più del Centro-Nord le conseguenze della crisi, una caduta maggiore del prodotto, una riduzione ancora più pesante dell'occupazione;

la flessione cumulata nel triennio 2008-2010 è risultata in quest'area più importante che nelle restanti regioni del Paese: una flessione rispettivamente del 6,1 per cento nel Sud e del 4,9 per cento nel Centro-Nord. Secondo il rapporto Svimez questo processo di declino potrà essere interrotto solo in presenza di un'adeguata domanda privata e pubblica che attenui gli effetti di breve periodo della crisi indotti dai processi di ristrutturazione e che, nel medio periodo, favorisca una ripresa duratura della produzione e nella creazione di posizioni lavorative stabili e efficienti. Il pericolo è che, mancando tale stimolo, la perdita di tessuto produttivo diventi permanente, aggravando i divari territoriali già gravi nel Paese. La crisi e la ripresa hanno portato ad un ulteriore allargamento del divario di sviluppo dell'economia del Mezzogiorno con il Centro-Nord: nel 2010 il PIL del Sud a prezzi correnti è stato pari al 30,9 per cento di quello del resto del Paese, rispetto al 31,3 per cento del 2007;

il rapporto ha evidenziato che nel 2010 il prodotto del comparto industriale del Mezzogiorno è ulteriormente diminuito, sebbene in modo modesto (con un calo pari allo 0,3 per cento), a fronte di un aumento del 3,5 per cento nel resto del Paese. Il calo è attribuibile in particolare al settore delle costruzioni: nel 2010 la flessione dell'attività edile al Sud (con un calo del 5 per cento) è quasi doppia di quella registrata nel Centro- Nord (pari al 2,9 per cento). Nel triennio 2008-2010 l'attività produttiva è diminuita in questo settore cumulativamente del 17,3 per cento al Sud e del 12 per cento nel resto del Paese. Le indagini della Banca d'Italia rilevano come il valore della produzione in opere pubbliche a prezzi costanti sia diminuito dell'8,1 per cento nel Mezzogiorno e del 4 per cento nel Centro-Nord. Su tale risultato ha pesato sia la contrazione degli investimenti privati, conseguenza della crisi, sia soprattutto la forte contrazione degli investimenti pubblici, conseguenza delle manovre di finanza pubblica e della forte riduzione delle risorse in conto capitale dei fondi aggiuntivi per il Mezzogiorno (Fondo per le aree sottoutilizzate);

l'entità della crisi e il prolungarsi della stessa senza alcuna ripresa al Sud stanno determinando pesanti conseguenze in termini occupazionali, occupazione che già prima della crisi presentava livelli fortemente inferiori rispetto a quelli medi nazionali e abissale una differenza rispetto alle medie europee. Il Mezzogiorno, tra il 2008 e il 2010, ha registrato, secondo il rapporto Svimez, una caduta dell'occupazione del 4,3 per cento, a fronte dell'1,5 per cento del Centro-Nord. Delle 533.000 unità perse in Italia, ben 281.000 sono nel Mezzogiorno. Nel Sud, dunque, pur essendo presenti meno del 30 per cento degli occupati italiani, si concentra il 60 per cento delle perdite di lavoro determinate dalla crisi;

a Napoli e in Campania i numeri della crisi sono altissimi. Le stime della Cisl, riguardano le crisi di dimensioni maggiori, quelle relative all'industria e i servizi: a giugno 2011 solo a Napoli sono state autorizzate 1.720.000.000 ore di ammortizzatori sociali, pari a circa 15.000 lavoratori; per molti di questi non ci sono più le aziende e da quest'anno circa 1500 lavoratori in mobilità in deroga non hanno più sostegno al reddito;

drammatico il quadro dei principali focolai di crisi: la provincia di Caserta ha un numero elevato di vertenze, circa 150, 86 quelle in corso in provincia di Napoli, dove preoccupa particolarmente la vicenda Fincantieri che vede a rischio il futuro di 670 dipendenti diretti e 1.200 dell'indotto. Segue la provincia di Avellino con circa 83 vertenze in corso, e infine Salerno e Benevento, dove le vertenze sono rispettivamente 43 e 13;

per quanto riguarda il numero di addetti che rischiano il posto nella provincia di Avellino i numeri sono altissimi, circa 14.000 gli addetti a rischio, in particolare è allarmante la vicenda di Irisbus, costola del gruppo Fiat industrial, di cui la Fiat ha dichiarato la chiusura e che vedrà a breve l'apertura di un tavolo di confronto presso il Ministero dello sviluppo economico, con 685 lavoratori diretti e circa 2.000 dell'indotto che attendono di conoscere il proprio destino. Grave anche la situazione di Napoli (10.278 dipendenti a rischio) e Caserta (oltre 8.000 unità), mentre meno grave, ma non meno preoccupante, la condizione di Salerno e Benevento, entrambe con poco più di 1.400 posti a rischio;

in Campania la filiera produttiva aeronautica riveste un ruolo di primo piano nel sistema economico della regione;

la Campania ospita grandi aziende, leader nazionali, presenti a livello internazionale, come Alenia aeronautica, Avio, Europea microfusioni aerospaziali (EMA), Magnaghi aeronautica, Selex-Sistemi integrati, Ilmas, Geven e Dema;

l'Alenia aeronautica del gruppo Finmeccanica è un'azienda leader mondiale in quanto a progettazione, realizzazione, certificazione e supporto di veivoli di tipo sia civile che militare;

il gruppo industriale Alenia, allo stato attuale, occupa quasi 12.000 lavoratori, 5.000 circa dei quali concentrati in Campania, negli stabilimenti di Pomigliano d'Arco, Casoria, Nola e Capodichino, mentre l'indotto ne occupa circa il doppio;

l'andamento sfavorevole dei mercati e la crisi industriale che potrebbe coinvolgere Alenia Aeronautica preoccupa anche e soprattutto per l'impatto occupazionale che avrebbe nel Mezzogiorno;

le criticità emergono sotto un duplice profilo. Per quanto riguarda l'aeronautica civile le criticità sono connesse a problemi di mercato, in particolare ad un calo delle commesse che avrebbe gravi risvolti occupazionali. Sul fronte militare, appare invece allarmante la riduzione delle risorse disponibili per il rinnovo e la manutenzione dei veivoli;

a ciò si aggiunge l'allarmante annuncio del trasferimento della sede legale di Alenia aeronautica da Pomigliano d'Arco (Napoli) a Venegono già anticipato ai sindacati e reso noto in una recente intervista a "Il Sole-24ore" dall'Amministratore delegato Giuseppe Orsi;

egli ha affermato che Alenia Aermacchi, società controllata da Alenia aeronautica, incorporerà quest'ultima con conseguente spostamento della sede legale a partire da gennaio 2012 e che sarà ridefinita la classe dirigente, sostituendo le professionalità meridionali con altre provenienti da società del gruppo Finmeccanica, tutte site in Lombardia;

questo spostamento potrebbe avere come unica conseguenza l'indebolimento dell'apparato produttivo ed ingegneristico dei siti campani a vantaggio di altre realtà a minore vocazione industriale di tipo aeronautico;

tale strategia metterebbe a rischio la stabilità di un sito produttivo che, indotto compreso, oggi garantisce in Campania più di 10.000 posti di lavoro;

ad aggravare la condizione dei lavoratori di Alenia aereonautica Spa l'intenzione dell'azienda, anticipata ai sindacati, di chiudere lo stabilimento di Casoria e spostare i lavoratori in quello di Nola, con conseguente contrazione occupazionale;

restando sempre nel comparto aeronautico, altra azienda in difficoltà è Atitech, la società di manutenzione aerea pesante di Capodichino. Lo stabilimento partenopeo ex Alitalia ha subito negli ultimi tempi un inesorabile declino a causa del calo progressivo delle commesse. Tale situazione ha determinato un ricorso sempre più massiccio alla cassa integrazione straordinaria per i circa 700 lavoratori impiegati;

cambiando settore, va segnalata la situazione dell'azienda partenopea Ansaldo?Breda, azienda anch'essa del gruppo Finmeccanica, che si occupa della produzione di convogli ferroviari. Il recente accordo tra Bombardier e Ansaldo Breda SpA ha dato l'opportunità di acquisire importanti commesse nel settore dell'alta velocità ferroviaria, mentre per i veicoli ad alta capacità che interessano il settore del trasporto pubblico locale emergono gravi criticità. Infatti i quasi 1.000 addetti che vi lavorano sono in cassa integrazione straordinaria a rotazione a causa della mancanza di investimenti nel settore del trasporto pubblico locale che ha determinato un calo di commesse per i treni ad alta capacità, compromettendo ulteriormente un settore come quello del trasporto pubblico locale già gravemente in crisi;

l'attuale crisi economica ha coinvolto anche la filiera dell'automotive determinando un calo considerevole del mercato che ha interessato uno dei principali gruppi automobilistici italiani, il gruppo Fiat;

nel 2010 il gruppo Fiat ha segnato un ribasso fortissimo (pari al 17 per cento), dovuto in maniera considerevole al calo del mercato, ma anche al fatto che nel 2009 la sua gamma di vetture a basso impatto ambientale aveva beneficiato in maniera molto forte degli ecoincentivi attuati da numerose nazioni europee. Con la fine degli incentivi c'è stato un calo della domanda determinando per il gruppo una perdita pari a circa 120.000 veicoli nella sola Italia, arrivando, nel 2010, ad un totale pari quasi a 600.000 unità. La Campania ha risentito in grave misura della crisi che ha coinvolto il settore dell'automotive, con la conseguenza del rischio chiusura di importanti stabilimenti;

attualmente preoccupa particolarmente la situazione dello stabilimento Fiat Irisbus di Flumeri/Grottaminarda nella valle Ufita (Avellino). La Fiat Iveco ha annunciato la chiusura dello stabilimento Irisbus mettendo a rischio il futuro dei 700 lavoratori del sito senza contare quelli dell'indotto. La decisione della Fiat di chiudere lo stabilimento Irisbus della valle Ufita è un atto gravissimo che, oltre ad indebolire il comparto automotive in Campania e ad accrescere i preoccupanti numeri della disoccupazione, costituirebbe un ulteriore duro colpo per il già compromesso settore del trasporto pubblico locale;

sempre nel comparto dell'automotive, in Campania spicca un altro stabilimento Fiat, quello di Pomigliano d'Arco, ove si producono le Alfa 147, 159 Sportwagon e GT. Nel 2008 sono state prodotte 780.000 vetture mentre nel 2009 solo 36.000. Nel 2009 gli addetti alla produzione erano 5.200. Ora sono scesi a 4.800.

a seguito del nuovo progetto «Fabbrica Italia», già nel 2011 avrebbe dovuto cominciare, nel sito campano, la produzione della nuova Panda, ma l'avvio è slittato all'inizio del 2012 per raggiungere a regime 250.000 auto all'anno;

con la produzione della nuova Panda, Pomigliano d'Arco anche nel settore dell'automotive è diventato un punto di riferimento per una riorganizzazione degli impianti produttivi italiani;

peraltro questo ennesimo rinvio proietta alcune ombre sull'intero progetto italiano, dovute sia alla persistente stagnazione del mercato, sia ai risultati del referendum di non adesione plebiscitaria alla proposta;

non sono noti i dettagli sulle modalità di attuazione dell'investimento produttivo ci sono preoccupazione per un'ulteriore riduzione occupazionale anche con i volumi produttivi esposti dal piano «Fabbrica Italia»;

inoltre gli ulteriori ritardi di avvio della produzione impattano sui tempi di ripresa produttiva dello stabilimento campano, dove i lavoratori hanno già affrontato mesi di cassa integrazione mentre se ne preannunziano altrettanti e per di più in cassa in deroga;

la Fiat ha chiesto, infatti, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali la cassa integrazione in deroga per lo stabilimento di Pomigliano d'Arco che, essendo totalmente finanziata da fondi pubblici, è meno onerosa per l'azienda. La Cassa integrazione guadagni straordinaria è scaduta il 15 novembre 2010. Nel 2008 è stato fatto un anno di Cassa integrazione guadagni ordinaria per passare alla straordinaria nel 2009. La Fiat avrebbe potuto chiedere una nuova cassa integrazione per ristrutturazione, visti gli ingenti investimenti (750 milioni di euro) messi in campo per realizzare nuovi impianti produttivi. La cassa in deroga è uno strumento eccezionale, si usa quando non si hanno altre alternative. Così facendo, però, non si sarebbe creato quello stacco normativo tra la vecchia società e la nuova che servirà anche a modificare profondamente le relazioni tra azienda e sindacati. Con questa mossa Fiat potrà scegliere chi assumere e con quali condizioni nella specifica newco. In Campania grandi sono le preoccupazioni sulla tenuta dell'indotto, tutto calibrato sui modelli di fascia medio-alta del marchio Alfa. Inoltre, risulterebbe che l'assemblaggio della Panda a Pomigliano d'Arco avverrà con componentistica prodotta prevalentemente fuori regime e in buona parte anche fuori dell'Italia;

sempre nel settore automotive, in Campania va segnalato lo stabilimento FMA (Fabbrica motori automobilistici), di Pratola Serra (Avellino) la cui missione produttiva è, fin dalla sua progettazione, la realizzazione di motori di gamma medio-alta per una capacità massima di circa 600.000 motori per anno;

lo stabilimento è stato progettato per essere in grado di assicurare un mix di prodotto estremamente elevato, fino a 8 tipi di motori. I lavoratori di questo stabilimento sono occupati in 18 turni settimanali (tre turni per sei giorni). La media di motori prodotti tra il 1997 e il 2007 è stata di circa 450.000 unità.

nell'autunno del 2008 si è aperta per la FMA la prima grave crisi dal suo avvio nel 1996. Le cause della situazione di difficoltà vanno ricondotte principalmente alla fine dell'accordo di fornitura con General Motors che assicurava circa 200.000 motori fino al 2007 e al calo della domanda per i modelli Fiat;

i principali clienti della FMA sono lo stabilimento Fiat di Cassino (Frosinone) che assorbe circa il 46 per cento del prodotto, quello Tofas in Turchia con il 23 per cento e Pomigliano d'Arco con il 12 per cento, mentre si assottigliano tutte le altre forniture. FMA secondo il piano industriale «Fabbrica Italia» dovrebbe conservare l'attuale missione produttiva anche per il prossimo quinquennio;

diversamente, il «piano prodotti» presentato per il periodo 2010-2014 indica però che l'avvicendamento dei modelli e il lancio dei nuovi prodotti continuerà a privilegiare i segmenti mini e small in cui i motori prodotti dalla FMA non sono presenti. L'assemblaggio della Panda a Pomigliano d'Arco richiede motori di piccola cilindrata (bicilindro 900 cc da 80 cv) che si stanno sviluppando altrove e la cui produzione è prevista in Polonia dove si continuerà a produrre la "500". La crescita del segmento small, in cui la Fiat detiene una posizione privilegiata, avvantaggia sicuramente il gruppo, ma non le produzioni dello stabilimento FMA;

la situazione di crisi della FMA si è ribaltata pesantemente sugli addetti, sulle imprese terze che operano nel sito e sull'indotto locale;

gli addetti in FMA sono 1.647 (luglio 2010) a cui vanno sommati altri 594 lavoratori che dipendono dalle 16 imprese di servizio che operano nel sito di Pratola Serra, per un totale di 2.241 addetti. Dal 2003 al 2010 i dipendenti FMA del sito industriale di Pratola Serra hanno subito gravi ripercussioni occupazionali, avendo trascorso in Cassa integrazione guadagni il 70 per cento delle giornate lavorative, hanno registrato una riduzione del reddito annuo in media di circa il 40 per cento. Tra gennaio 2008 e giugno 2010, rilevano un totale di 350 giorni di Cassa integrazione guadagni con una media mensile pari a 6,9 giorni per mese nel 2008, salita a 15,2 giorni per mese nel 2009 e assestata a 14,2 giorni per mese nel primo trimestre del 2010;

le cause del mancato sviluppo di un significativo indotto regionale campano prima e di una drastica riduzione poi sono dovute essenzialmente all'assenza di una strategia attiva delle istituzioni diretta a stimolare la Fiat e i global players della componentistica automobilistica a forzare le economie di apprendimento da parte dell'impresa locale e indurre fattivamente nuove iniziative locali nell'ambito della subfornitura;

tale condizione è stata aggravata dalla preferenza della Fiat per i suoi fornitori tradizionali localizzati nelle regioni del Centro-Nord. Inoltre, la logica di razionalizzazione della catena di fornitura indirizzata ad accrescere il rapporto qualità/costi ha ostacolato di fatto la formazione di un indotto ad imprenditoria locale;

la recente crisi economica internazionale ha colpito duramente anche l'industria cantieristica mondiale, un settore che negli anni dal 2003 al 2007 è stato caratterizzato da un ciclo molto favorevole e da una crescita esponenziale degli ordinativi;

già nella prima metà del 2008 il comparto ha risentito del rallentamento della domanda, per poi iniziare un'inesorabile discesa così prolungata da esaurire i carichi di lavoro delle imprese di costruzione mercantile;

nel settore della cantieristica navale, in Campania spicca il sito Fincantieri di Castellammare di Stabia (Napoli), messo a dura prova nei mesi scorsi e scampato alla chiusura dopo la decisione da parte della Fincantieri di ritirare il piano industriale, che prevedeva 2.551 esuberi, la chiusura di due cantieri, Sestri Ponente (Genova) e Castellammare di Stabia, e il ridimensionamento di un terzo quello di Riva Trigoso (Genova);

la situazione di crisi in cui versa il colosso cantieristico nazionale resta ad ogni modo grave e preoccupante e legata all'adozione di un serio piano industriale;

attualmente si prevede per il sito stabiese un periodo di ripresa delle attività per i prossimi due anni, in quanto sono stati avviati i lavori relativi alle commesse per due pattugliatori che, in base agli impegni presi dal Governo il 18 dicembre 2009, sarebbero dovuti iniziare già a partire da gennaio 2010;

il sito stabiese dovrà realizzare un pattugliatore all'anno, ciò consentirà ai soli lavoratori diretti un picco massimo di occupazione di sole 200 unità, in quanto ogni lavoratore potrà lavorare tre mesi e mezzo per ogni pattugliatore e quindi nell'arco di un anno;

più grave la situazione dei lavoratori dell'indotto che sono 1.200, dei quali solo un centinaio potrà essere utilizzato per lavori di nuova tecnologia, molatura, pitturazione e apparato motori, nonché per la costruzione dei due scafi dei pattugliatori che, essendo piccoli, permetteranno una saturazione solo in minima parte dell'organico delle aziende dell'indotto;

queste commesse presumibilmente consentiranno una ripresa del sito stabiese, ma comunque limitata nel tempo, in quanto si tratta di una misura insufficiente a risolvere la crisi, che paradossalmente potrebbe aggravarla in quanto l'imprenditoria locale in previsione dell'esaurimento delle due commesse (in 2 anni) potrebbe non essere disposta a soddisfare le esigenze di Cassa integrazione guadagni per mancanza di prospettive future;

considerato che:

per quanto riguarda il settore dell'aerospazio la Campania rappresenta in Italia un polo produttivo di primo livello. Il sistema industriale è composto sia da importanti imprese di costruzione nel campo aeronautico e aerospaziale sia da aziende attive nel campo della manutenzione. L'aerospazio si caratterizza per la presenza di numerose realtà imprenditoriali considerate punte di eccellenza del sistema produttivo italiano come Alenia aeronautica;

il sito Alenia di Pomigliano d'Arco è un sito di elevate competenze e professionalità, pronto a raccogliere sfide per investimenti, per la salvaguardia dei lavoratori e delle loro famiglie;

l'aerospazio può rappresentare il reale volano di sviluppo dell'economia meridionale e trasformare il Mezzogiorno in un punto di riferimento nazionale per l'intero settore produttivo e per la ricerca;

il comparto aerospaziale campano rappresenta una delle principali risorse del nostro Paese in tema di ricerca e innovazione, fattori da cui ormai non si può più prescindere in un'ottica di rilancio del sistema economico produttivo e industriale. Una delle più valide e importanti realtà scientifiche sul territorio campano e italiano è rappresentata, infatti, dal Cira, Centro italiano di ricerche aerospaziali, che ha fatto registrare, negli anni di attività, importanti risultati in ambito scientifico e rappresenta una delle poche realtà capaci di presentare costi in attivo nonostante la crisi;

la crescita del comparto aerospaziale può rappresentare una risposta concreta alla fuga dei cervelli che affligge il Mezzogiorno, privandolo di risorse umane di elevata qualità. Gli occupati nel settore sono per lo più giovani, laureati, talentuosi che hanno trovato nelle piccole medie imprese aerospaziali la possibilità di esprimere le proprie competenze senza necessariamente abbandonare la regione di provenienza;

Alenia aeronautica SpA fa parte del gruppo Finmeccanica;

Finmeccanica è l'ottavo produttore mondiale di materiale militare, responsabile del 72 per cento delle esportazioni militari italiane (2009). È anche la nona potenza economica a livello nazionale, e la 399° a livello globale (2008). Oltre che a fini militari, Finmeccanica produce beni a uso civile quali veicoli, velivoli, tecnologie di comunicazione, apparati elettronici ed ottici, tecnologie per la produzione di energia;

il controllo della capogruppo Finmeccanica SpA è del Ministero dell'economia e delle finanze che detiene il 32,45 per cento del capitale societario ed è il principale azionista della società;

al pari di Alenia Aeronautica SpA, anche la società Ansaldo Breda SpA fa parte del gruppo Finmeccanica;

Ansaldo Breda è la principale società italiana di costruzioni di rotabili per il trasporto su ferro. Si occupa di progettazione e costruzione di treni completi ad alta velocità, di elettrotreni metropolitani/suburbani (TAF e TSR) e di tram (Sirio), di progettazione e costruzione di equipaggiamenti elettrici di trazione e ausiliari (convertitori e circuiti di controllo) e di apparecchiature di sicurezza e segnalamento ferroviario. Secondo i dati economici dell'esercizio 2009, il fatturato della società Ansaldo Breda è stato pari a 502 milioni di euro;

nel settore dell'automotive, la programmazione di una politica industriale da parte della Regione, anche attraverso l'utilizzazione di fondi comunitari nella definizione di investimenti innovativi negli stabilimenti campani, potrebbe rappresentare una spinta considerevole per il comparto;

la situazione di estrema difficoltà di tutta l'industria locale dell'auto è dovuta molto all'assenza di una seria politica industriale, su scala nazionale e locale, capace di provvedere ad elaborare e mettere in campo una strategia di sviluppo del settore dell'auto coerentemente alle dinamiche di mercato e alle strategie dei big players del settore che operano nel territorio, a cominciare dalla Fiat;

con riguardo all'indotto Irisbus, sulla base delle fonti Fiat, esso è formato da 1.854 unità di cui almeno 1.100, con l'annunciata chiusura dello stabilimento di valle Ufita, sono fortemente a rischio. Di queste, 600 unità, operanti in aziende che lavorano esclusivamente su Irisbus, rischiano la disoccupazione, mentre 500 unità, afferenti ad aziende che parzialmente operano per Irisbus, sono a rischio di forte ridimesionamento. L'annunciata chiusura dello stabilimento comprometterebbe gravemente il know- how specifico maturato dall'indotto, nonché le competenze della propria forza lavoro, le tecnologie avanzate di cui dispone ed il suo entusiasmo;

per garantire prospettive future all'unità produttiva di Pratola Serra andrebbero sviluppate, nell'ambito di trasformazione del ciclo produttivo, misure alternative di propulsioni (elettrico e ibrido), possibili solo con investimenti in ricerca e progettazione con ordini di grandezza ben superiori da quelli consuntivati finora;

per quanto riguarda il comparto cantieristico, la cantieristica navale è un settore strategico dell'economia italiana, caratterizzato da alta intensità di lavoro ed elevati indici di innovazione tecnologica, senza peraltro comportare ripercussioni ambientali di segno negativo;

Fincantieri - Cantieri navali italiani SpA è uno dei maggiori gruppi industriali, per fatturato e numero di addetti, esistenti in Europa e nel mondo, attivo nel settore della cantieristica crocieristica, militare e mercantile e rappresenta, pertanto, una delle più importanti realtà produttive del Paese;

Fincantieri non è un'industria privata ma una società per azioni totalmente posseduta dallo Stato, ed è quindi a quest'ultimo che spetta la responsabilità sia degli indirizzi industriali sia delle indicazioni di gestione al management della società. È lo Stato, attraverso il Governo nazionale, che ha la responsabilità di questi elementi;

considerato ulteriormente che:

i problemi legati alla crescita, all'occupazione, alla produttività e allo sviluppo del nostro Paese e la condizione delle decine di situazioni di crisi industriali ancora aperte si sono aggravate nel corso degli ultimi tre anni;

le politiche per il Mezzogiorno hanno subito un forte arretramento con la riduzione degli investimenti, anche strategici, come quelli infrastrutturali e della ricerca, con la privatizzazione dei servizi pubblici, con i ripetuti attacchi alla Costituzione e in particolare con la lesione dei diritti dei lavoratori, dell'autonomia delle parti sociali e dei contratti nazionali;

appare indifferibile ed urgente l'adozione di una seria politica industriale in tutti i settori citati e, soprattutto, doveroso per questo Esecutivo assumere una posizione di trasparenza e responsabilità nei confronti di un territorio, come il Mezzogiorno, che finora invece di essere supportato ha visto mettere in atto solo condotte lesive nei suoi confronti;

la questione industriale in Campania deve diventare una priorità assoluta nell'azione del Governo che dovrebbe essere indirizzata alla valorizzazione, alla salvaguardia e al rilancio di un territorio che vanta grosse potenzialità e centri di eccellenza in molti settori industriali, evitando che venga depauperato non per serie strategie industriali ma per logiche politiche controproducenti che rischiano di ledere, anziché rilanciare il sistema economico-produttivo italiano;

è necessario liberare le risorse, nelle regioni del Mezzogiorno, e in particolare in Campania, sulla base del riconoscimento dei comportamenti virtuosi già in essere (risanamento dei conti e loro stabilità, piano di rientro della sanità) e non per mero assistenzialismo come fatto in passato,

impegna il Governo:

a convocare, al più presto, un tavolo tecnico-istituzionale in cui siano presenti Governo, Regione, parti sociali e aziende al fine di individuare un efficace programma strategico capace di fronteggiare gli effetti della crisi e le gravi ricadute economico-sociali che hanno profondamente compromesso il sistema economico produttivo del Mezzogiorno e in particolare della Campania, assicurandone il risanamento ed il rilancio anche attraverso l'elaborazione di un serio piano industriale;

ad adottare, al più presto, nelle regioni del Mezzogiorno e in particolare in Campania, una serie di interventi diretti a favorire una politica di sviluppo, ricerca e innovazione in grado non solo di rilanciare il sistema economico produttivo, ma anche di mantenere gli attuali livelli occupazionali e di creare nuove posizioni lavorative;

a sostenere la filiera aeronautica in Campania garantendo la continuità operativa del sito Alenia aeronautica SpA di Pomigliano d'Arco e il mantenimento della sede legale in loco e delle eccellenti professionalità in esso impiegate;

ad adottare le misure necessarie ed urgenti ad evitare la chiusura dello stabilimento Alenia aeronautica SpA di Casoria, anche al fine di salvaguardare gli attuali livelli occupazionali;

a sostenere investimenti nel settore del trasporto pubblico in modo da assicurare alla Ansaldo Breda SpA una ripresa delle commesse per i treni ad alta capacità e a garantire la salvaguardia della posizione lavorativa dei quasi 1.000 addetti impiegati nell'azienda partenopea del gruppo Finmeccanica;

ad adottare apposite misure finalizzate ad assicurare il sostegno e il rilancio del comparto automotive in Campania, con riguardo agli stabilimenti Fiat: in particolare, per lo stabilimento di Pomigliano d'Arco, assicurando il celere avvio della produzione della Nuova Panda e, con riguardo allo stabilimento Irisbus di Flumeri, garantendo il pieno utilizzo degli impianti e l'attuale livello occupazionale, ponendo in essere le misure necessarie a garantire, laddove necessario, una politica di riconversione produttiva verso sistemi di propulsione alternativi;

ad istituire un tavolo di concertazione con il Governo, la Regione, le imprese e le parti sociali finalizzato ad individuare un adeguamento della missione produttiva dello stabilimento FMA di Pratola Serra, coerente con l'innovazione dei propulsori e del diverso mix di prodotti Fiat, in modo da garantire anche una ripresa delle commesse;

a garantire la continuità operativa di tutti i siti Fincantieri e il mantenimento degli attuali livelli occupazionali, anche e soprattutto attraverso la predisposizione di un serio piano industriale capace di far fronte ai periodi di caduta produttiva nei cantieri, sulla scorta delle esperienze maturate in Europa e, in particolare, in Germania e in Francia;

ad assicurare, con riguardo allo stabilimento Fincantieri di Castellammare di Stabia, l'immediata cantierabilità del bacino di costruzione che potrebbe assicurare una significativa competitività del sito stabiese, nonché una politica di rinnovo del parco traghetti che abbia i requisiti dell'ecosostenibilità, finalizzata anche a favorire lo sviluppo delle autostrade del mare.

(1-00470)

RAMPONI, CANTONI, TORRI, AMATO, BURGARETTA APARO, DE GREGORIO, DIVINA, ESPOSITO, LICASTRO SCARDINO, TOTARO - Il Senato,

premesso che:

l'articolo 2, comma 627, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (abrogato dall'articolo 2268, comma 1, del codice dell'ordinamento militare di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, con la decorrenza prevista dall'articolo 2272, comma 1, del citato codice e la cui materia è ora disciplinata dall'articolo 297 del medesimo codice), ha previsto, in relazione alle esigenze derivanti dalla riforma strutturale connessa al nuovo modello delle Forze armate, la predisposizione, da parte del Ministero della difesa, di un apposito Programma pluriennale per la costruzione, l'acquisto e la ristrutturazione di alloggi di servizio, secondo i criteri di semplificazione, razionalizzazione e contenimento della spesa;

è stato conseguentemente predisposto il "Programma pluriennale per la realizzazione, la costruzione, l'acquisto e la ristrutturazione di alloggi di servizio per il personale delle Forze armate", approvato dal Ministro della difesa in data 1° dicembre 2008, per rispondere alla necessità di realizzare in breve tempo gli alloggi necessari, a regime, all'Esercito, alla Marina e all'Aeronautica, individuati in complessivi oltre 51.000, un numero molto superiore al patrimonio immobiliare disponibile;

con decreto del Ministro della difesa 18 maggio 2010, n. 112, ora confluito nel testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 90, è stato adottato il regolamento che reca le disposizioni di attuazione del Programma pluriennale, con il quale è stata data piena attuazione, formale e sostanziale, alle disposizioni legislative richiamate, sono stati previsti gli strumenti da utilizzare per incrementare il numero degli alloggi di servizio, individuati, attualmente, agli articoli 401 e 402 del citato testo unico, e sono stati individuate le procedure di vendita e i meccanismi per la determinazione delle riduzioni da applicare al prezzo di vendita degli alloggi da alienare, in relazione ai livelli di reddito, particolarmente attenti alle situazioni del personale interessato e ispirati alla piena tutela del personale rientrante nelle categorie previste dal decreto ministeriale annuale di gestione del patrimonio abitativo della Difesa;

con il decreto direttoriale n. 14/2 maggio 2010 del 22 novembre 2010 del Direttore generale dei lavori e del demanio del Ministero della difesa (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 70 del 26 marzo 2011) sono stati individuati gli alloggi in uso al Dicastero, non più utili, da alienare, per un totale di 3.020 unità;

l'articolo 6, comma 21-quater, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, ha previsto la rideterminazione del canone degli alloggi di servizio occupati da utenti senza titolo sulla base del prezzo di mercato, del reddito dell'occupante e della durata dell'occupazione;

con il decreto del Ministro della difesa del 16 marzo 2011 è stata data attuazione a quanto disposto dal citato articolo 6, in particolare mediante l'individuazione di un meccanismo per la determinazione di un coefficiente correttivo parametrato che giunge, per i livelli reddituali meno elevati, alla riduzione percentuale del 70 per cento del canone di mercato;

è stata data altresì piena attuazione alla mozione n. 1-00559, approvata pressoché all'unanimità dall'Assemblea della Camera dei deputati nella seduta n. 431 dell'8 febbraio 2011, prevedendo la non applicabilità della rideterminazione agli utenti non aventi titolo con reddito non superiore a euro 40.167,54 per l'anno 2010, incrementato di euro 1.259,59 per ogni familiare a carico oltre il terzo, ovvero rientranti, alla data del 31 dicembre 2010, nelle categorie cosiddette protette;

considerato che:

a fronte della necessità, pianificata, di alloggi per la Difesa pari a circa 51.000 unità, attualmente la disponibilità è pari a 17.575 alloggi di cui 5.384 detenuti da utenti con il titolo concessorio scaduto, di cui 3.284 da utenti non ricadenti nelle fasce di tutela stabilita dal decreto di gestione annuale del patrimonio abitativo (vedove e famiglie con reddito non superiore a 40.167,54 euro o con familiare portatore di handicap);

l'Amministrazione della difesa, in relazione alle esigenze derivanti dal riordino e dalla ricollocazione sul territorio dello strumento militare, ha la necessità di proseguire, senza soluzioni di continuità, nell'attuazione del Programma pluriennale;

per la realizzazione del Programma il Dicastero ha la necessità di utilizzare tutti gli strumenti previsti dalla normativa, come individuati dagli articoli 401 e 402 del citato testo unico;

la Difesa ha l'esigenza di concludere, con sollecitudine, le procedure di vendita degli alloggi già individuati con il citato decreto direttoriale del 22 novembre 2010, al fine di utilizzarne i conseguenti proventi per la realizzazione di nuove unità abitative, nonché in relazione ai possibili riflessi delle procedure di rideterminazione del canone nei confronti dei conduttori;

l'Amministrazione della Difesa avrà, altresì, la necessità di alienare gli ulteriori alloggi che in futuro risulteranno non più funzionali alle esigenze istituzionali;

è opportuno che il piano di recupero degli alloggi occupati dal personale senza titolo che non rientra nelle categorie protette, conseguente all'entrata in vigore del regolamento recante le disposizioni di attuazione del programma pluriennale, continui a essere condotto tenendo conto della prioritaria esigenza istituzionale di rendere disponibili gli alloggi di servizio a favore del personale in titolo, nonché delle situazioni oggettive dell'utenza interessata dal recupero,

impegna il Governo:

a portare rapidamente a conclusione le procedure di alienazione degli alloggi non più utili già individuati, anche al fine di poter disporre tempestivamente dei proventi finanziari derivanti dalle vendite conseguenti all'attuazione del Programma pluriennale;

a dare impulso, con ogni strumento previsto dagli articoli 401 e 402 del testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare, all'attuazione del richiamato Programma nei tempi previsti dallo stesso;

a valutare la possibilità di individuare, nell'ambito di tali strumenti, ulteriori alloggi, non più utili all'Amministrazione, da porre in vendita;

a proseguire con gradualità al recupero degli alloggi occupati dagli utenti senza titolo, tenendo conto delle prioritarie esigenze istituzionali e delle situazioni oggettive, in termini reddituali e familiari, dell'utenza di fatto interessata da tale procedura;

a estendere la concessione dell'usufrutto, di cui all'articolo 404, comma 4, lettera a), del citato testo unico, anche al coniuge superstite, ove beneficiante dell'usufrutto con diritto di accrescimento, qualora il decesso dell'usufruttuario avvenga in data posteriore all'atto di acquisto dell'usufrutto, mantenendo inalterato il tetto massimo del canone da corrispondere nella misura non superiore al 20 per cento del reddito.

(1-00471)

CAFORIO, BELISARIO, GIAMBRONE, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LI GOTTI, PEDICA - Premesso che:

l'articolo 297, comma 1, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (come già previsto dalla legge 24 dicembre 2007, n. 244, all'articolo 2, comma 627), stabilisce: «In relazione alle esigenze derivanti dalla riforma strutturale connessa al nuovo modello delle Forze armate, conseguito alla sospensione del servizio obbligatorio di leva, il Ministero della difesa predispone, con criteri di semplificazione, di razionalizzazione e di contenimento della spesa, un programma pluriennale per la costruzione, l'acquisto e la ristrutturazione di alloggi di servizio di cui all'articolo 231, comma 4»;

con l'articolo 306, comma 3, del medesimo decreto legislativo n. 66 del 2010 viene previsto il diritto alla continuità nella conduzione dell'alloggio, pur rimanendo in affitto, per quanti non siano in grado di acquistarlo, qualora messo in vendita, sancendo «la permanenza negli alloggi dei conduttori delle unità immobiliari e del coniuge superstite, alle condizioni di cui al comma 2, con basso reddito familiare, non superiore a quello determinato con il decreto ministeriale di cui al comma 2, ovvero con componenti familiari portatori di handicap, dietro corresponsione del canone in vigore all'atto della vendita, aggiornato in base agli indici Istat»;

considerato che:

in attuazione dell'articolo 2, commi 627 e seguenti, della legge n. 244 del 24 dicembre 2007, è stato emanato il decreto ministeriale 18 maggio 2010, n. 112, recante "Regolamento per l'attuazione del programma pluriennale per la costruzione, l'acquisto e la ristrutturazione di alloggi di servizio per il personale militare";

il decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, all'articolo 6, comma 21-quater, prevede: «Con decreto del Ministero della difesa, adottato d'intesa con l'Agenzia del demanio, sentito il Consiglio centrale della rappresentanza militare, si provvede alla rideterminazione, a decorrere dal 1o gennaio 2011, del canone di occupazione dovuto dagli utenti non aventi titolo alla concessione di alloggi di servizio del Ministero della difesa, fermo restando per l'occupante l'obbligo di rilascio entro il termine fissato dall'Amministrazione, anche se in regime di proroga, sulla base dei prezzi di mercato, ovvero, in mancanza di essi, delle quotazioni rese disponibili dall'Agenzia del territorio, del reddito dell'occupante e della durata dell'occupazione. Le maggiorazioni del canone derivanti dalla rideterminazione prevista dal presente comma affluiscono ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato, per essere riassegnate per le esigenze del Ministero della difesa»;

con decreto ministeriale del 16 marzo 2011 è stato emanato il regolamento relativo ai canoni di mercato di cui agli art. 6, comma 21-quater, del decreto-legge n. 78 del 2010,

considerato che:

le modalità di calcolo del nuovo canone, introdotte nell'ultimo decreto del Ministro della difesa citato, poiché basate sui mesi precedenti di occupazione da parte dell' utente «senza concessione», rischiano di gravare sul reddito familiare per 27.000, 36.000 o 54.000 euro per 15 anni d'uso dell'abitazione, o persino per 72.000 euro per 20 anni di utilizzo;

dall'analisi effettuata su quanto contenuto nel regolamento n. 112 del 18 maggio 2010, emergono delle mancanze nella tutela dei conduttori degli alloggi, soprattutto per quanto concerne i nuclei familiari rientranti nelle fasce di tutela stabilite dal decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, articolo 306, comma 3, dove è previsto il diritto alla continuità della conduzione dell'alloggio per coloro i quali non sono in grado di provvedere all'acquisto dello stesso nel caso in cui l'amministrazione della difesa decida la vendita. "La permanenza negli alloggi dei conduttori delle unità immobiliari e del coniuge superstite, alle condizioni di cui al comma 2, con basso reddito familiare, non superiore a quello determinato con il decreto ministeriale di cui al comma 2, ovvero con componenti familiari portatori di handicap, dietro corresponsione del canone in vigore all'atto della vendita, aggiornato in base agli indici Istat", nonché le norme concernenti l'usufrutto, non sembrano essere state rispettate;

il sistema degli sconti, previsto nella legge n. 244 del 2007, viene annullato dai meccanismi reddituali previsti nello stesso regolamento di cui al decreto ministeriale 18 maggio 2010, n. 112, art. 7, comma 4, lettere a) e b);

i coefficienti di calcolo dei canoni vengono applicati in maniera meno conveniente a causa degli aumenti di reddito introdotti nel regolamento di cui al decreto ministeriale 16 marzo 2011 sui canoni di mercato, art. 2, comma 3;

sempre allo stesso art. 2, comma 6, del medesimo decreto ministeriale, viene stabilito che per l'aggiornamento annuale dei canoni venga applicata al 100 per cento, per intero, quindi, la misura dell'aggiornamento annuale Istat, anziché quello unanimemente applicato per ogni canone, anche privato, del 75 per cento,

impegna il Governo:

ad eliminare le iniquità introdotte dai regolamenti sopracitati in tema di concessioni di usufrutto, canoni di mercato, attraverso l'abrogazione dei parametri di cui all'articolo 2, del comma 3, lettera b), del decreto ministeriale del 16 marzo 2011;

a procedere, in considerazione della particolare situazione congiunturale in Italia, ad un'attenta valutazione dei singoli casi al fine di evitare che soggetti, che hanno avuto, o hanno ancora, rapporti con l'amministrazione della Difesa, si vedano irrimediabilmente sfrattati perché impossibilitati a far fronte ai nuovi canoni locatizi individuati con riferimento ai valori di mercato, piuttosto che proporzionalmente al reddito prodotto;

ad abrogare le disposizioni dell'articolo 7, comma 11, del decreto ministeriale n. 112 del 2010 di fatto in contrasto con le vigenti norme in materia di diritto di opzione nell'acquisto di alloggi pubblici oggetto di dismissione;

ad assicurare che le variazioni di canone abbiano efficacia solamente a partire dalla data di notifica al conduttore del nuovo canone determinato e non efficacia quindi retroattiva;

a pubblicare l'elenco degli alloggi alienabili;

ad adottare ogni altra possibile iniziativa di sostegno agli utenti degli alloggi del Ministero della difesa e a recepire le richieste delle associazioni rappresentative degli utenti degli alloggi stessi, in relazione alle quali il Governo si è espresso in maniera positiva solo verbalmente.

(1-00472)