notizie di stampa riferiscono in questi giorni del gesto estremo di alcuni lavoratori della casa di cura San Raffaele Velletri che hanno deciso di incatenarsi al cancello di ingresso della struttura, minacciando persino lo sciopero della fame, contro la chiusura della casa di cura medesima e la conseguente perdita del posto di lavoro;
a tale grave situazione si è giunti a seguito della determinazione del direttore del Dipartimento della programmazione economica e sociale n. 84931 del 22 giugno 2011, che ha stabilito la revoca dell'autorizzazione all'esercizio di attività sanitaria per il San Raffaele Velletri;
tale decisione, opinabile a giudizio dell'interrogante e comunque attualmente al vaglio della competente autorità giudiziaria, ha comportato una gravissima situazione di incertezza economica per i circa 400 operatori che vi lavorano, per non parlare del deficit di assistenza sanitaria che la popolazione di Velletri (Roma) e dintorni si troverà a dover patire;
con il decreto commissariale n. 62 del 27 luglio 2011, il Presidente della Regione Lazio Renata Polverini, in qualità di commissario ad acta per la sanità, ha ratificato un accordo raggiunto con il gruppo San Raffaele sulla riorganizzazione complessiva del Gruppo stesso alla luce dei nuovi requisiti di autorizzazione e accreditamento stabiliti dalla Regione, nonché del nuovo fabbisogno di posti letto;
in particolare, l'accordo prevede l'espletamento delle procedure necessarie alla concessione dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività sanitaria per la casa di cura San Raffaele Montecompatri;
a tal fine, si legge nell'accordo allegato al decreto, "le ASL territorialmente competenti si impegnano ad effettuare i controlli di rito nel termine di 20 giorni dall'adozione del decreto commissariale di ratifica del presente accordo, e la Regione a rilasciare i conseguenti provvedimenti nei 10 giorni successivi";
ferma restando la netta opposizione del gruppo San Raffaele (che ha per questo intrapreso tutte le vie legali disponibili) alla chiusura della struttura di Velletri, il decreto commissariale prevede che la configurazione finale del gruppo comporti l'assegnazione alla casa di cura di Montecompatri (Roma) di un numero di posti letto equivalente a quello attualmente previsto per la stessa struttura di Velletri;
appare del tutto evidente, quindi, l'intenzione da parte delle autorità regionali di concedere l'autorizzazione alla struttura di Montecompatri, previo espletamento delle necessarie verifiche sul possesso dei requisiti autorizzativi, a fronte dell'impegno, finora garantito, di San Raffaele SpA al mantenimento dei livelli occupazionali;
ad oggi, tuttavia, risulta all'interrogante che la Asl RMH non abbia ottemperato, nei 20 giorni previsti dal decreto n. 62, a verificare la sussistenza dei requisiti ai fini della concessione dell'autorizzazione, nonostante la società San Raffaele abbia pienamente adempiuto a tutti i vincoli imposti dal decreto e abbia a più riprese formalmente sollecitato sia la dirigenza della Asl , sia la Regione stessa all'effettuazione dei prescritti controlli;
inoltre, il Consiglio di Stato ha rigettato la richiesta di sospensiva della revoca dell'autorizzazione per la struttura di Velletri, rilevando la mancanza del requisito dell'urgenza, proprio in considerazione del fatto che sia i livelli occupazionali che la continuità assistenziale sono stati garantiti dallo spostamento di pazienti ed operatori di Velletri a Montecompatri, come previsto nel decreto n. 62;
ne consegue che, in assenza di dette verifiche e del conseguente provvedimento autorizzatorio, non potendo procedersi all'attivazione dei posti letto assegnati nel decreto al San Raffaele Montecompatri, sarà impossibile per la San Raffaele SpA garantire il mantenimento dei livelli occupazionali, stimandosi, così, un esubero di circa 400 operatori, senza considerare i numerosi lavoratori dell'indotto;
a ciò si aggiunga che anche l'ipotesi di riassegnazione di una minima parte del personale di Velletri tra le altre strutture del gruppo risulterebbe comunque anti-economica per gli stessi lavoratori, che si troverebbero a dover affrontare viaggi lunghissimi e dispendiosi per recarsi al lavoro,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione descritta in premessa e quali iniziative urgenti intendano porre in essere, per quanto di propria competenza, al fine di garantire il pieno rispetto da parte delle autorità regionali e sanitarie dell'accordo tra la società San Raffaele e la Regione Lazio, così come ratificato dal decreto commissariale n. 62 del 27 luglio 2011, e dare così una soluzione definitiva e soddisfacente al duplice problema del mantenimento dei livelli occupazionali e della garanzia della continuità assistenziale.
(4-05932)