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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 610 del 27/09/2011


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------

610a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

MARTEDÌ 27 SETTEMBRE 2011

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Presidenza del vice presidente NANIA,

indi della vice presidente MAURO

e della vice presidente BONINO

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale-Io Sud-Forza del Sud: CN-Io Sud-FS; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Per il Terzo Polo (ApI-FLI): Per il Terzo Polo (ApI-FLI); Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI; Misto: Misto; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem.

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RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza del vice presidente NANIA

La seduta inizia alle ore 16,33.

Il Senato approva il processo verbale della seduta pomeridiana del 22 settembre .

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B ai Resoconti della seduta.

Avverte che dalle ore 16,34 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.

Richiesta di dichiarazione d'urgenza, ai sensi dell'articolo 77, comma 1, del Regolamento, per il disegno di legge n. 2891

BELISARIO (IdV). Ai sensi dell'articolo 77, comma 1 del Regolamento, chiede che sia dichiarata l'urgenza del disegno di legge costituzionale n. 2891 sulla riduzione del numero dei parlamentari. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. Ai sensi del Regolamento, la richiesta sarà discussa e votata nella seduta antimeridiana di domani.

Calendario dei lavori dell'Assemblea

Parlamento in seduta comune, convocazione

PRESIDENTE. Comunica le determinazioni assunte dalla Conferenza dei Capigruppo ad integrazione del programma dei lavori ed in ordine al calendario dei lavori dell'Assemblea per il periodo fino al 7 ottobre. (v. Resoconto stenografico). Il Parlamento in seduta comune è convocato martedì 4 ottobre, alle ore 15, per 1'elezione di un giudice della Corte costituzionale e di un componente del Consiglio superiore della magistratura.

Seguito della discussione sulle comunicazioni del Ministro della giustizia sul sistema carcerario e sui problemi della giustizia (Richiesta avanzata ai sensi dell'articolo 62, secondo comma, della Costituzione)

Approvazione delle proposte di risoluzione nn. 1 (testo 2) e 6 (testo 3), nonché del primo, terzo, quarto, settimo, decimo e undicesimo capoverso del dispositivo della proposta di risoluzione n. 2 (testo 2) e del dispositivo della proposta di risoluzione n. 4 (testo 3). Reiezione delle proposte di risoluzione nn. 3 (testo corretto) e 5, nonché della parte motiva e del secondo, quinto, sesto, ottavo, nono, dodicesimo, tredicesimo, quattordicesimo e quindicesimo capoverso della proposta di risoluzione n. 2 (testo 2) e della parte motiva della proposta di risoluzione n. 4 (testo 3)

PRESIDENTE. Riprende la discussione, interrotta nella seduta pomeridiana del 21 settembre.

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Il ricorso eccessivo alla carcerazione preventiva, la detenzione impropria per reati di immigrazione, le restrizioni previste per le misure alternative sono le cause principali del sovraffollamento delle carceri. Per rendere più civile l'organizzazione carceraria, per umanizzare le strutture e le procedure occorre anzitutto valorizzare il ruolo dei volontari, i quali assicurano quel legame con la comunità che è precondizione della rieducazione del condannato, e garantire una migliore assistenza sanitaria in modo particolare in campo psichiatrico. Sebbene la legge disciplini espressamente il diritto dei detenuti all'erogazione di prestazioni sanitarie, fissando obiettivi di salute e prevenzione e livelli essenziali di assistenza, il passaggio dalla medicina penitenziaria al Servizio sanitario nazionale ha evidenziato diverse aree critiche, tra cui le prestazioni di base e specialistiche, la cura dei disturbi mentali e delle malattie infettive. I presidi sanitari sono insufficienti e inadeguati e i centri clinici penitenziari dovrebbero essere valorizzati. Le strategie per migliorare la situazione presuppongono una valutazione clinica e prognostica dei reclusi che siano affidati ai distretti di salute mentale o internati in ospedali psichiatrici giudiziari. Occorre inoltre attivare un coordinamento con la magistratura inquirente e di sorveglianza per la programmazione concordata di percorsi alternativi, tenendo conto del fatto che un numero crescente di senza dimora trova una risposta residenziale e contenitiva tramite la psichiatrizzazione giudiziaria e la collocazione negli ospedali psichiatrici giudiziari. (Applausi dal Gruppo PD).

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Con lucidità e realismo il ministro Palma ha descritto le difficoltà del sistema carcerario; ha indicato un ambizioso progetto di riduzione delle traduzioni, che presuppone il potenziamento degli strumenti telematici; ha espresso valutazioni equilibrate in tema di riorganizzazione degli uffici, tutela della privacy e circoscrizioni giudiziarie. La finalità rieducativa della pena è inconcepibile in assenza di spazi, strutture, condizioni igienico-sanitarie adeguati. Se si concorda con l'analisi del Ministro della giustizia, bisogna adoperarsi coerentemente affinché i tagli all'Amministrazione centrale dello Stato non colpiscano il suo Dicastero. Le riforme legislative, il potenziamento degli organici, gli interventi amministrativi per decongestionare le carceri, tra cui la valorizzazione di strutture di ricovero intermedio da collocare presso piccoli ospedali, richiedono infatti adeguati stanziamenti. Gli uffici di sorveglianza, ad esempio, non devono subire ridimensionamenti, svolgendo un ruolo essenziale nella valutazione della pericolosità sociale del detenuto, condizione basilare per differenziare il regime di restrizione della libertà personale. Il problema del sovraffollamento non può essere affrontato con provvedimenti di amnistia e indulto, che non tengono in adeguata considerazione le vittime dei reati e sono privi di carattere strutturale. Il principio di umanità del trattamento penitenziario va coniugato con quello dell'effettività della pena: l'estensione delle misure alternative e la depenalizzazione non possono entrare in conflitto con principi di giustizia che sono a fondamento del patto di convivenza civile. (Applausi dal Gruppo PdL).

POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Il sovraffollamento delle carceri, come evidenziato anche dall'alto monito del cardinale Bagnasco, rende impossibile un'efficace azione di formazione e di rieducazione dei detenuti. Ricordando la propria esperienza di amministratrice, evidenzia dunque l'importanza di favorire il reinserimento degli ex carcerati, stimolando il lavoro delle cooperative sociali e creando apposite convenzioni e borse di lavoro. Va dunque criticata la riduzione dei fondi per la formazione negli istituti di pena italiani: si dovrebbero invece costituire dei cantieri da affidare ai detenuti, per recuperare le vecchie caserme o i tanti immobili pubblici in condizioni di degrado. La necessità di costruire nuove carceri testimonia dunque il fallimento dell'attuale politica in materia di sicurezza e di giustizia: occorrono invece maggiore sensibilità e senso di umanità e un'azione tesa ad incrementare la formazione e il reinserimento degli ex detenuti. E' lodevole la costante azione del Partito radicale, volta a tenere sempre desta l'attenzione sulla grave emergenza carceraria. (Applausi dai Gruppo CN-Io Sud-FS, PdL e PD).

MAZZATORTA (LNP). Occorre discutere in modo franco sull'opportunità di riformare l'ordinamento penitenziario, fondato sul mito ideologico della risocializzazione del detenuto, ribadendo la necessaria funzione afflittiva della pena, utile alla rieducazione del condannato. Vanno pertanto rigettate le ipotesi di nuovi provvedimenti generalizzati di clemenza, che si sono rivelati controproducenti, e va ribadita la temporaneità della norma che prevede la detenzione domiciliare per i residui di pena inferiori ad un anno, emanata in attesa della piena attuazione del piano carceri. Va invece considerata positivamente l'introduzione della detenzione in carcere anche per brevi periodi, sul modello statunitense, e dello svolgimento dei lavori di pubblica utilità durante l'esecuzione della pena detentiva e non in sostituzione della stessa. Occorre inoltre restaurare la corrispondenza tra la durata della pena edittale e la pena carceraria che viene effettivamente scontata dal reo. L'affollamento delle carceri è diretta conseguenza dell'incremento dei detenuti stranieri: occorre pertanto rendere più efficaci le procedure di espulsione e disincentivare l'arrivo di criminali stranieri, evitando atteggiamenti troppo indulgenti. È apprezzabile la proposta di creare istituti a custodia attenuata per lo svolgimento delle misure cautelari, mentre è opportuno che venga applicata anche in Sicilia la riforma della sanità penitenziaria e che siano recuperate le risorse perse dall'erario a causa della sua mancata applicazione. (Applausi dal Gruppo LNP.Congratulazioni).

CASSON (PD). Il Partito Democratico ha da tempo avanzato proposte concrete per migliorare l'amministrazione della giustizia ed affrontare efficacemente l'emergenza carceraria, ma la maggioranza ha rifiutato di confrontarsi nel merito e ha continuato a proporre pessime norme in materia di giustizia, di dubbia costituzionalità e finalizzate alla salvaguardia delle esigenze processuali del Presidente del Consiglio. Per combattere l'emergenza carceraria occorre infatti depenalizzare i fatti privi di offensività sociale, modificare le norme sulla custodia cautelare, prevedere sanzioni differenziate e misure alternative al carcere, introdurre l'istituto dell'irrilevanza del fatto e modificare le normative in materia di tossicodipendenza e immigrazione. È inoltre necessario incrementare le risorse e gli organici del personale addetto alla giustizia e alle carceri ed intervenire sulla logistica carceraria. Se l'opposizione ha proposto con coerenza una serie di interventi concreti da mettere in atto, la maggioranza appare profondamente disomogenea al suo interno e incapace di una visione chiara ed efficace su come risolvere l'emergenza carceraria. Chiede infine se il Ministro ha intenzione di autorizzare la magistratura italiana a procedere contro l'ex dittatore panamense Noriega, accusato dell'omicidio di un cittadino italiano. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

BERSELLI (PdL). La giustizia italiana è afflitta dalla totale assenza della certezza della pena che, grazie a prescrizioni, ad assoluzioni del tutto discutibili e a benefici giudiziari, sui quali neanche la stessa maggioranza è voluta intervenire, consente a chi commette i reati di non scontare alcuna condanna. Allo stesso tempo, la situazione carceraria è diventata ormai insostenibile, non degna di uno Stato di diritto come quello italiano. È pertanto necessario adottare misure urgenti ma anche strutturali. Gli istituti penitenziari, ormai vecchi ed obsoleti, necessitano di interventi di ampliamento e ristrutturazione a cui devono però affiancarsi contestuali azioni di aumento degli organici e di riduzione del numero dei detenuti, in particolare di quelli in attesa di giudizio o di condanna definitiva. In tal senso, misure quali l'amnistia o l'indulto avrebbero un carattere momentaneo e rappresenterebbero solamente un'offesa per le vittime dei reati. Più organici sarebbero invece interventi di riforma del processo penale e della magistratura onoraria, oltre che di depenalizzazione dei reati minori, che darebbero maggiore stabilità al sistema e consentirebbero processi più veloci. Per attuare un simile disegno sono però necessarie maggiori risorse finanziarie. È pertanto opportuno non solo evitare tagli orizzontali e indiscriminati ma anche razionalizzare le spese interne al sistema, riducendo in particolare le risorse destinate all'abnorme mole di intercettazioni che peraltro risultano spesso inutili. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Avverte che sono state presentate sei proposte di risoluzione (v. Allegato A).

PALMA, ministro della giustizia. Nella comunicazione al Senato, il Ministro della giustizia ha inteso indicare le uniche misure responsabili ed immediatamente applicabili per attenuare l'emergenza carceraria. In particolare, sono state formulate proposte concrete per garantire il più efficace utilizzo del personale di Polizia penitenziaria, diminuendo soprattutto l'onere delle traduzioni e dei piantonamenti; per contenere la reclusione negli ospedali psichiatrici giudiziari ai soli casi di soggetti di cui sia stata valutata la reale pericolosità sociale e comunque per un tempo collegato alla gravità del reato; per rendere cogente, salvo casi eccezionali, l'arresto domiciliare per i reati di minore gravità per i quali è previsto l'arresto facoltativo; per estendere il periodo di fine pena per il quale la legge n. 199 del 2010 prevede gli arresti domiciliari. Con riguardo al piano carceri, che deve comunque procedere contestualmente ad una riforma di lungo periodo del sistema carcerario, saranno pubblicati a breve (in ossequio al principio di trasparenza da più parti invocato) i bandi di gara per la costruzione di 19 nuovi padiglioni che saranno ultimati entro l'agosto 2013. A tale intervento di edilizia carceraria deve necessariamente accompagnarsi la costruzione di moderne carceri a bassa sicurezza in grado di impiegare meno personale di sorveglianza. Proprio con riguardo all'organico di Polizia penitenziaria, si è in attesa del placet del Ministero del tesoro per procedere all'assunzione di 1611 agenti. I dati testimoniano che il 25 per cento dei carcerati ha un lavoro, anche se si evidenziano scarse possibilità di impiego all'esterno dell'amministrazione carceraria. Il Ministro è comunque molto attento al problema, come testimoniano le verifiche di persona alle strutture carcerarie e l'ascolto diretto dei problemi dei detenuti e degli operatori carcerari. Alcune proposte emerse dal dibattito, come quella della estensione dell'istituto della messa in prova anche agli adulti incensurati, sono meritevoli di approfondimento. La causa fondamentale del sovraffollamento delle carceri resta però l'eccessivo utilizzo della custodia cautelare alla quale è necessario ricorrere secondo principi di rigore e rigidità e non in base a comportamenti repressivi di tipo etico che spesso i pubblici ministeri assumono per soddisfare le esigenze dell'opinione pubblica o per un non del tutto corretto esercizio dei loro poteri. Espresso un giudizio negativo sull'utilità e l'opportunità di strumenti di clemenza generalizzata, in ordine all'amnistia non regolamentata, di cui ha parlato la senatrice Bonino a proposito dell'elevatissimo numero di prescrizioni, ricorda la proposta di legge che intendeva affidare al legislatore ordinario l'individuazione di criteri di priorità nell'esercizio dell'azione penale aveva proprio lo scopo di rendere omogenei comportamenti che già sono codificati, per necessità, in atti organizzatori assunti dalla magistratura e che è ormai in nuce un disegno di legge di depenalizzazione dei reati minori su cui il Parlamento sarà chiamato a dare il proprio contributo, in un clima di collaborazione e proposizione da assicurare per il bene della giustizia e del mondo carcerario. Importante in tale contesto è stata l'approvazione, con il contributo dell'opposizione, della legge delega per la riforma delle circoscrizioni giudiziarie che avrà come esito ultimo una velocizzazione dei processi. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP e CN-Io Sud-FS e dei senatori De Sena, Magistrelli, Leddi e Negri. Commenti del senatore Maritati).

Presidenza della vice presidente MAURO

PRESIDENTE. Per consentire al Ministro una più approfondita valutazione delle modifiche apportate alle proposte di risoluzione presentate sospende brevemente la seduta.

La seduta, sospesa alle ore 18,44, è ripresa alle ore 18,52.

PALMA, ministro della giustizia. Esprime parere favorevole sulla proposta di risoluzione n. 1 (testo 2); esprime altresì parere favorevole sulla proposta di risoluzione n. 6 (testo 2), a condizione che venga apportata una modifica (v. Resoconto stenografico). Esprime inoltre parere favorevole sulle proposte di risoluzione n. 2 (testo 2), n. 3 (testo corretto) e n. 4 (testo 2), a condizione che dai rispettivi testi vengano espunte le premesse e vengano modificati i dispositivi (v. Resoconto stenografico). Esprime infine parere contrario sulla proposta di risoluzione n. 5.

PRESIDENTE. Passa alle votazioni.

CENTARO (CN-Io Sud-FS). Attraverso la proposta di risoluzione n. 1 (testo 2), il Gruppo CN-Io Sud-FS approverà le comunicazioni del Ministro della giustizia, ritenendole obiettive, puntuali ed oneste; esse hanno descritto una situazione ardua, complicata da diversi fattori, tra cui il difficile avvio del piano carceri e una complessiva scarsità di risorse. Il sistema carcerario è una parte essenziale del sistema della giustizia italiano; esso non deve avere solo una funzione punitiva, ma anche rieducativa e di reinserimento, altrimenti rischia di generare ulteriore criminalità. È necessaria pertanto una riforma strutturale del sistema, evitando soluzioni tampone quali l'amnistia e l'indulto, che mandano un messaggio negativo all'opinione pubblica e consentono ai criminali di tornare a delinquere. È opportuno invece procedere ad una depenalizzazione dei reati minori che non destano particolare allarme sociale, ad una riforma del rito direttissimo e della custodia cautelare, che deve rappresentare solo l'extrema ratio, ad un'estensione dell'impiego della videoconferenza nei processi, alleggerendo i pesanti oneri per le traduzioni dei detenuti, e alla stipula di accordi bilaterali al fine di consentire ai detenuti stranieri di scontare la pena nei loro Paesi. È necessario inoltre rafforzare gli organici della Polizia penitenziaria, promuovere la realizzazione di nuovi istituti e di nuovi posti, garantire ai detenuti il diritto ad un'assistenza sanitaria adeguata ed incentivare il ricorso a forme di pena alternative, quali lo svolgimento di lavori di utilità sociale. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS e PdL).

BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). L'attuale difficile situazione economica pone un limite evidente all'impegno del Ministro della giustizia di stanziare risorse certe in tempi definiti per il sistema penitenziario, considerando quanto poco è riuscito a fare il precedente Ministro in un contesto ben più favorevole; si tratterà probabilmente delle ennesime promesse non mantenute da parte del Governo. Non si comprendono inoltre i motivi per i quali il Ministro non è favorevole all'adozione di tecniche quali il leasing o il project financing nella costruzione di nuove carceri. Per quanto riguarda invece la permuta di edifici, andranno attentamente valutate insieme ai Comuni le delicate questioni relative ai modelli di urbanistica penitenziaria. Accoglie le richieste del Ministro della giustizia relative alla riformulazione della proposta di risoluzione n. 4 (v. testo 3 nell'Allegato A), mentre annuncia il voto contrario del Gruppo sulla proposta di risoluzione n. 1 (testo 2), ritenendo in particolare che debbano essere meglio esaminate le questioni relative all'impiego delle videoconferenze nei processi. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo: ApI-FLI).

SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). L'intervento in replica del Ministro della giustizia è stato apprezzabile sotto diversi aspetti, in quanto ha sottolineato la gravità della situazione delle carceri ed ha inserito il problema nell'ambito di una riforma globale della giustizia. Tuttavia le ottime idee del Ministro, meritevoli di una collaborazione costruttiva da parte del Parlamento, difficilmente riusciranno ad essere realizzate, soprattutto a causa dei problemi economici. La proposta di risoluzione n. 1 (testo 2) è nel complesso condivisibile, anche se andrebbe specificato che il ricorso alle videoconferenze nei processi deve essere facoltativo, mentre l'amnistia e l'indulto non appaiono in questo momento una soluzione convincente, considerando che l'ultima legge di indulto non ha prodotto i risultati attesi. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI).

LI GOTTI (IdV). Sebbene siano condivisibili alcune delle proposte avanzate dal ministro Palma, come quella di ridurre le traduzioni tenendo in carcere le udienze di convalida, il fallimento del centrodestra nel settore della giustizia non può essere taciuto: negli ultimi tre anni le risorse sono state progressivamente ridotte e i problemi del sistema penale e del sistema carcerario si sono aggravati. Mentre i disegni di legge che contengono misure ragionevoli ed efficaci pendono da lungo tempo all'esame delle Commissioni competenti, il Parlamento è stato impegnato nell'approvazione di provvedimenti volti a tutelare gli interessi personali del Presidente del Consiglio. L'estensione della misura cautelare in carcere, causa prima del sovraffollamento delle carceri, non è imputabile alle opposizioni: si tratta di una scelta politica della maggioranza che pretende di rispondere al bisogno di sicurezza dei cittadini con la detenzione preventiva anziché con la celebrazione dei processi e la definizione di sentenze di condanna. Quanto, infine, alla spesa elevata per le intercettazioni, la vicenda nasconde aspetti non chiari, se è vero che il costo del noleggio delle apparecchiature risulta sei volte superiore a quello dell'acquisto ed i prezzi delle intercettazioni differiscono enormemente da tribunale a tribunale. (Applausi dal Gruppo IdV. Congratulazioni. Commenti dai Gruppi PdL e LNP).

DIVINA (LNP). L'ordinamento italiano non fa sistema: ogni organo invoca autonomia nell'interpretazione delle norme e può accadere che la magistratura ordini la scarcerazione di persone arrestate dalle Forze dell'ordine. Nonostante l'approvazione del giusto processo, la magistratura continua a non rispondere del proprio operato e, in alcune circostanze, si mostra interessata ai riflettori dei media più che ai fascicoli processuali. La relazione del Ministro della giustizia conferma che l'immigrazione ha conseguenze sulla sicurezza: il settanta per cento della popolazione carceraria è costituita da stranieri irregolari. Per arginare il fenomeno del sovraffollamento occorre dunque bloccare i flussi di immigrazione clandestina. La Lega Nord, che ha approvato la delega per la semplificazione dei riti e l'arresto domiciliare nell'ultimo anno di pena, è contraria a provvedimenti di amnistia e indulto che trasmettono segnali negativi all'opinione pubblica e non risolvono alcun problema: è più utile costruire nuovi padiglioni carcerari. Infine, l'obbligo del lavoro per i detenuti potrebbe costituire una garanzia di rieducazione e di reinserimento del condannato. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

FINOCCHIARO (PD). Il tema del carcere ha un forte impatto emotivo e simbolico sull'opinione pubblica: una classe dirigente autorevole e responsabile non dovrebbe strumentalizzarlo a fini propagandistici, ma dovrebbe mantenere un atteggiamento razionale e riformista. Il Gruppo è contrario a ipotesi di amnistia e indulto non per ragioni di principio ma perché non sussistono le condizioni politiche per discutere misure di clemenza e perché ritiene necessario invece cambiare l'indirizzo di politica criminale scelto dalla maggioranza, che utilizza la sanzione in chiave ideologica. Il tema della condizione carceraria non può essere affrontato, infatti, prescindendo dal diritto processuale e penale: all'origine del sovraffollamento degli istituti penitenziari vi è una politica securitaria che decide di sanzionare penalmente comportamenti sociali ritenuti devianti, come il soggiorno irregolare nello Stato, o di estendere l'uso della carcerazione preventiva, senza peraltro stanziare risorse per la giustizia, quando alcune delle proposte che sembrano trovare particolare favore in una componente della maggioranza, come il lavoro obbligatorio per i carcerati, sono molto costose. In conclusione, chiede al ministro Palma di riferire al Parlamento in ordine al piano carceri, chiarendo quali procedure di gara abbiano derogato alle norme sugli appalti pubblici, quali imprese operino nel settore e di quantificare il costo giornaliero di ciascun detenuto. Sollecita, infine, la previsione di una sessione di lavoro da dedicare alle scelte di politica criminale capaci di incidere sulla condizione carceraria. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).

BONINO (PD). Il dibattito che si è svoltosi, non è stato all'altezza dell'accorato appello del Capo dello Stato sulla gravità dell'emergenza carceraria italiana. È inoltre criticabile la decisione del Ministro di esprimere parere contrario sull'intera proposta di risoluzione n. 5, anche sulle premesse che contengono considerazioni avanzate dallo stesso Ministro e dati oggettivi e inconfutabili. Evidenziando la disattenzione dei media nei confronti delle iniziative parlamentari in materia di carceri, chiede dunque all'Assemblea di votare a favore della proposta di risoluzione n. 5, che impegna il Governo ad attivarsi affinché venga assicurata ai cittadini un'informazione adeguata sullo stato della giustizia e delle carceri, organizzando dibattiti e approfondimenti televisivi. A proposito del tema dell'afflittività della pena, che è stato più volte sollevato nel corso del dibattito, va infine ricordato che tale afflizione consiste nel privare il reo della propria libertà, senza arrivare a conculcarne la dignità. (Applausi dai Gruppi PD e CN-Io Sud-FS e del senatore Pardi).

Presidenza della vice presidente BONINO

MUGNAI (PdL). Invita a votare a favore della proposta di risoluzione n. 1 (testo 2), che approvando le comunicazioni del Ministro ne sottolinea e ne rafforza gli impegni e il percorso riformatore. Occorre infatti ribadire la necessità che gli istituti penitenziari garantiscano la certezza dell'espiazione della pena, assicurando al loro interno ordine, efficienza e tutela della salute dei detenuti e degli operatori carcerari. Va quindi apprezzata l'intenzione del Ministro di rendere più efficiente l'utilizzo delle risorse umane all'interno della Polizia penitenziaria e sono positive le notizie relative alla creazione di nuovi padiglioni carcerari entro il 2012, in attuazione del piano carceri, la realizzazione di nuovi istituti a custodia attenuata e il programma di nuove assunzioni, sul quale è in corso un confronto con il Ministero dell'economia. Concorda inoltre con la necessità di una revisione della normativa sulla custodia cautelare, che deve essere utilizzata solo in casi estremi e non può costituire in alcun modo un'anticipazione della pena o uno strumento correttivo. Va inoltre escluso il ricorso a nuove misure di amnistia e indulto, che non sarebbero supportate dal consenso sociale e che in passato non hanno prodotto gli effetti auspicati, mentre vanno rivisti e ampliati i meccanismi di detenzione domiciliare. Alla luce della significativa presenza in carceri di immigrati irregolari, occorre infine rendere più efficaci le relative procedure di rimpatrio. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).

PALMA, ministro della giustizia. Conferma il parere contrario sul sedicesimo capoverso della parte dispositiva della proposta di risoluzione n. 3 (testo corretto) ed evidenzia che il parere contrario sulla proposta di risoluzione n. 5 deriva dal fatto che l'impegno richiesto non rientra tra le prerogative del Governo. (Commenti dal Gruppo PD e del senatore Pardi).

Il Senato approva la proposta di risoluzione n. 1 (testo 2).

INCOSTANTE(PD). Chiede chiarimenti in merito al parere del Governo sulla proposta di risoluzione n. 2 (testo 2).

PALMA, ministro della giustizia. È disposto ad esprimere parere positivo sul quinto e sull'undicesimo capoverso del dispositivo della proposta di risoluzione n. 2 (testo 2), purché vengano accettate delle riformulazioni (v. Resoconto stenografico).

LEGNINI (PD). Non accetta le riformulazioni proposte. (Applausi dal Gruppo PdL. Commenti del senatore Asciutti).

Con votazione per parti separate, chiesta dalla senatrice INCOSTANTE (PD), il Senato approva i capoversi primo, terzo, quarto, settimo, decimo e undicesimo del dispositivo della proposta di risoluzione n. 2 (testo 2). Risultano respinte le restanti parti della stessa proposta di risoluzione.

BELISARIO (IdV). Non accetta le proposte di modifica avanzate dal Ministro della giustizia e chiede che venga posta ai voti la proposta di risoluzione n. 3 (testo corretto) nella sua interezza. (Commenti ironici dai banchi della maggioranza).

Risultano respinte la proposta di risoluzione n. 3 (testo corretto) e le premesse della proposta di risoluzione n. 4 (testo 3).

Il Senato approva il dispositivo della proposta di risoluzione n. 4 (testo 3).

Risulta respinta la proposta di risoluzione n. 5.

SACCOMANNO (PdL). Accoglie la modifica proposta da ministro al testo della risoluzione n. 6 (testo 2) (v. testo 3 nell'Allegato A).

Il Senato approva la proposta di risoluzione n. 6 (testo 3).

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

FLERES (CN-Io Sud-FS). È estremamente grave ed allarmante la decisione della Regione siciliana di non rifinanziare una legge che prevede l'assegnazione ogni anno di 20 borse lavoro ad altrettanti detenuti per consentire loro di avviare un'attività lavorativa; tra tutti i detenuti che finora avevano aderito al progetto non vi è mai stato un solo caso di recidiva. Con questa decisione si rischia di aiutare la mafia, in quanto si interrompe un percorso virtuoso volto a sottrarre i detenuti alla criminalità organizzata. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS e PdL).

CAGNIN (LNP). Chiede al Governo di attivarsi onde evitare che Salvo Riina, figlio del noto boss mafioso, si stabilisca a Padova una volta terminato di scontare la propria pena, così come ha annunciato di voler fare. (Applausi dal Gruppo LNP).

PERDUCA (PD). Ricorda che ieri è morto il magistrato Giovanni D'Urso, rapito negli anni Ottanta dalle Brigate rosse e liberato grazie alle iniziative di Marco Pannella e dei Radicali. (Applausi).

PRESIDENTE.Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno delle sedute del 28 settembre.

La seduta termina alle ore 20,46.

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente NANIA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,33).

Si dia lettura del processo verbale.

BONFRISCO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 22 settembre.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,34).

Richiesta di deliberazione d'urgenza, ai sensi dell'articolo 77,
comma 1, del Regolamento, per il disegno di legge n. 2891

BELISARIO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BELISARIO (IdV). Signor Presidente, l'articolo 72 della Costituzione, secondo comma, dispone: «Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l'urgenza». Questa previsione costituzionale dell'urgenza legislativa evidentemente va valutata a seconda delle fasi della vita politica che il Paese attraversa.

La previsione dell'articolo 72, secondo comma, della Costituzione viene ripreso dall'articolo 77, comma 1, del Regolamento del Senato, il quale testualmente dispone: «Quando per un disegno di legge o in generale per un affare che deve essere discusso dall'Assemblea sia stata chiesta dal proponente, dal Presidente della Commissione competente o da otto senatori la dichiarazione d'urgenza, il Senato delibera per alzata di mano. La discussione sulla domanda, alla quale può partecipare non più di un oratore per ciascun Gruppo parlamentare, e la votazione hanno luogo nella prima seduta successiva alla presentazione della richiesta stessa. L'approvazione della dichiarazione d'urgenza comporta la riduzione di tutti i termini alla metà».

Chiedo quindi che venga dichiarata l'urgenza dell'Atto Senato n. 2891, a mia prima firma, che riguarda la modifica degli articoli 56 e 57 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei deputati e dei senatori, perché di questo argomento stiamo discutendo, leggiamo disegni di legge, abbiamo avviato un ragionamento nella Commissione. Noi chiediamo espressamente che l'Assemblea voti su questa corsia preferenziale.

Anche i precedenti danno ragione a tale richiesta e, nel caso, siamo nelle condizioni di fornirli agli Uffici d'Assemblea, ma negli Uffici ci sono maestri in questo. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. Collega, ci sono otto senatori che sostengano la sua richiesta?

BELISARIO (IdV). Ci sono io, sono io il proponente del disegno di legge, Presidente.

LEGNINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. La discussione avrà luogo nella prima seduta successiva alla presentazione della richiesta stessa, in base al nostro Regolamento. Quindi, senatore Legnini, interverrà domani.

LEGNINI (PD). Ma è sull'ordine dei lavori, Presidente!

PRESIDENTE. Non c'è dubbio, ma non è prevista questa possibilità. Sarebbe da chiarire meglio la norma regolamentare, ma questo è un ragionamento diverso.

In sintesi, colleghi, è stata chiesta dal presidente Belisario la dichiarazione d'urgenza in ordine al disegno di legge n. 2891, concernente la riduzione del numero dei parlamentari. Ai sensi dell'articolo 77, comma 1, del nostro Regolamento, la discussione su tale domanda sarà iscritta all'ordine del giorno della seduta di domani; seguirà la votazione per alzata di mano.

Sui lavori del Senato
Parlamento in seduta comune, convocazione

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Conferenza dei Capigruppo, riunitasi questa mattina, ha approvato integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 6 ottobre.

Rimane confermato per la seduta pomeridiana di oggi il seguito del dibattito sulle comunicazioni del Ministro della giustizia sul sistema carcerario e sui problemi della giustizia, che proseguirà fino alla sua conclusione, anche oltre il consueto orario di chiusura della seduta.

Il calendario di questa settimana prevede, a partire dalla seduta antimeridiana di domani, la discussione della mozione Finocchiaro ed altre connesse sulla istituzione di una Commissione speciale per 1'esame di proposte di riforma costituzionale, il seguito della discussione della Relazione della Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nella Regione Lazio, la mozione Germontani sugli alloggi di servizio per i militari, la mozione Soliani sul morbo di Alzheimer, ratifiche di accordi internazionali e documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.

La prossima settimana saranno esaminati il disegno di legge in materia di attività venatoria in ambiti territoriali diversi da quello di appartenenza, la ratifica della Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei minori, nonché le relazioni della Commissione antimafia sul riciclaggio e le infiltrazioni mafiose nel gioco lecito e illecito.

Il calendario dei lavori potrà essere integrato con informative del Governo relative ai flussi migratori a Lampedusa; alla vicenda Irisbus e ad altri settori industriali in crisi, con particolare riferimento alle aree del Mezzogiorno; nonché alle problematiche concernenti l'avvio dell'anno scolastico.

Ricordo infine che il Parlamento in seduta comune è convocato martedì 4 ottobre, alle ore 15, per 1'elezione di un giudice della Corte costituzionale e di un componente del Consiglio superiore della magistratura. La chiama avrà inizio dagli onorevoli senatori.

Programma dei lavori dell'Assemblea, integrazioni

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi questa mattina con la presenza dei Vice presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - le seguenti integrazioni al programma dei lavori del Senato fino al mese di dicembre 2011:

- Disegno di legge n. 1969-B - Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale, fatta a Lanzarote il 25 ottobre 2007, nonché norme di adeguamento dell'ordinamento interno (Approvato dalla Camera dei deputati, modificato dal Senato e nuovamente modificato dalla Camera dei deputati)

- Documenti XXIII nn. 3 e 8 - Relazioni della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, sul riciclaggio e le infiltrazioni mafiose nel gioco lecito e illecito.

Calendario dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 6 ottobre 2011:

Martedì

27

settembre

pom.

h. 16,30

- Seguito del dibattito sulle comunicazioni del Ministro della giustizia sul sistema carcerario e sui problemi della giustizia

Mercoledì

28

settembre

ant.

h. 9,30-13

- Mozione n. 464, Finocchiaro, ed altre connesse, sull'istituzione di una Commissione speciale per l'esame di proposte di riforma costituzionale

- Seguito discussione Relazione della Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nella regione Lazio (Doc. XXIII, n. 6)

- Mozione n. 463, Germontani, ed altre connesse, sulla normativa relativa agli alloggi di servizio per i militari

- Mozione n. 320, Soliani, sul morbo di Alzheimer

- Ratifiche di accordi internazionali

- Documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari

"

"

"

pom.

h. 16,30-20

Giovedì

29

"

ant.

h. 9,30-14

Giovedì

29

settembre

pom.

h. 16

- Interpellanze e interrogazioni

Gli emendamenti ai disegni di legge nn. 2422 (Attività venatoria in ambiti territoriali diversi da quello di appartenenza) e 1969-B (Convenzione Consiglio d'Europa per la protezione dei minori) dovranno essere presentati entro le ore 17 di giovedì 29 settembre.

Il calendario potrà essere integrato con informative del Governo relative ai flussi migratori a Lampedusa; alla vicenda Irisbus e ad altri settori industriali in crisi, con particolare riferimento alle aree del Mezzogiorno; alle problematiche concernenti l'avvio dell'anno scolastico.

Martedì

4

ottobre

pom.

h. 16,30-20

- Disegno di legge n. 2422 - Attività venatoria in ambiti territoriali diversi da quello di appartenenza

- Disegno di legge n. 1969-B - Convenzione Consiglio d'Europa per la protezione dei minori (Approvato dalla Camera dei deputati, modificato dal Senato e nuovamente modificato dalla Camera dei deputati)

- Relazioni della Commissione antimafia sul riciclaggio e le infiltrazioni mafiose nel gioco lecito e illecito (Doc. XXIII, nn. 3 e 8)

Mercoledì

5

"

ant.

h. 9,30-13

"

"

"

pom.

h. 16,30-20

Giovedì

6

"

ant.

h. 9,30-14

Giovedì

6

ottobre

pom.

h. 16

- Interpellanze e interrogazioni

Il Parlamento in seduta comune è convocato martedì 4 ottobre, alle ore 15, per l'elezione di un giudice della Corte costituzionale e di un componente del Consiglio superiore della magistratura. La chiama avrà inizio dagli onorevoli Senatori.

Seguito della discussione sulle comunicazioni del Ministro della giustizia sul sistema carcerario e sui problemi della giustizia (Richiesta avanzata ai sensi dell'articolo 62, secondo comma, della Costituzione) (ore 16,41)

Approvazione delle proposte di risoluzione nn. 1 (testo 2) e 6 (testo 3), nonché del primo, terzo, quarto, settimo, decimo e undicesimo capoverso del dispositivo della proposta di risoluzione n. 2 (testo 2) e del dispositivo della proposta di risoluzione n. 4 (testo 3). Reiezione delle proposte di risoluzione nn. 3 (testo corretto) e 5, nonché della parte motiva e del secondo, quinto, sesto, ottavo, nono, dodicesimo, tredicesimo, quattordicesimo e quindicesimo capoverso della proposta di risoluzione n. 2 (testo 2) e della parte motiva della proposta di risoluzione n. 4 (testo 3)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione sulle comunicazioni del Ministro della giustizia sul sistema carcerario e sui problemi della giustizia.

Ricordo che nella seduta pomeridiana del 21 settembre è proseguita la discussione.

È iscritta a parlare la senatrice Garavaglia Mariapia. Ne ha facoltà.

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Signor Presidente, signor Ministro, signori rappresentanti del Governo, in materia non ci mancano le norme e nemmeno i dati statistici, soprattutto riguardo al numero di carcerati presenti negli istituti di pena. Non sono mancati nemmeno i ringraziamenti, sia al Presidente, che ha consentito questo lungo dibattito, sia al Ministro che, proprio all'inizio del suo mandato, è venuto a riferire in Senato, e mi associo a questi ringraziamenti.

Intervengo su due punti per i quali ho esperienza: il volontariato e la tutela della salute nelle nostre carceri.

Mi piace far risuonare in quest'Aula i nomi di padre Bachelet e di suor Teresilla Barillà che mi sono stati guida nel mio volontariato. Lo consideravo difficile, e scoprii che era difficile. Ho perciò conosciuto il carico di responsabilità, anche morale, che si assumono i volontari, e i cittadini volontari nelle carceri scelgono uno specialissimo ambito d'azione: non è da tutti, e sono consapevole della necessità della selezione. Aggiungo che è indispensabile una formazione competente, ma dopo tutto ciò i percorsi burocratici autorizzativi non siano disincentivanti. I volontari realizzano funzioni importanti anche per 1'amministrazione, con la loro capacità di socializzare i problemi, sia dei detenuti che degli addetti. I corsi di formazione devono coinvolgere sia i volontari che gli operatori per creare l'armonizzazione fra gli interventi, considerando che ogni detenuto non cessa mai di essere cittadino e, qualora fosse straniero, non cessa mai di essere uomo dotato di dignità inviolabile. Siamo consapevoli della insufficienza degli organici, e a maggior ragione devono essere messe in rete tutte le risorse che convergono verso la migliore umanizzazione di strutture e procedure.

I colleghi più esperti di me hanno ricordato i molti motivi che concorrono al sovraffollamento delle carceri, dalla eccessivamente lunga carcerazione in attesa di giudizio alle detenzioni improprie per reati di immigrazione senza altre aggravanti, alla restrizione di persone per le quali più appropriate sarebbero misure alternative. Ma questo dibattito non ha lo scopo, o il solo scopo, anche se indifferibile, di alleggerire la popolazione carceraria (anche l'amnistia sarebbe utile, considerato che di fatto è già applicata alle centinaia di migliaia di processi penali che cadono in prescrizione). In questo dibattito importa piuttosto che si metta mano al complesso di misure, molte vigenti ed altre da attivare, per rendere civile la nostra organizzazione carceraria. Il detenuto non cessa di essere titolare di diritti personali e, tra questi, ha diritto all'assistenza sanitaria.

Ancora dagli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto si evince che, tra gli altri, un nervo scoperto riguarda l'assistenza sanitaria e, ancor più nello specifico, quella psichiatrica. Se la prevalenza delle malattie mentali è stimata nel 16 per cento, per la maggior parte i disturbi psichici sopravvengono durante la detenzione.

La medicina penitenziaria si fonda su un principio irrinunciabile: il diritto dei detenuti all'erogazione di prestazioni sanitarie di pari dignità e consistenza rispetto a quelle erogate nella società libera.

Gli obiettivi di salute e i livelli essenziali sono ben descritti nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1° aprile 2008. Vorrei al riguardo solo ricordare il fatto che in carcere è possibile la prevenzione primaria, secondaria e terziaria: a causa del fatto che la popolazione presente è così eterogenea, sono necessari progetti specifici per patologie e target differenziati in rapporto all'età, al genere e alle caratteristiche socio-culturali, con riferimento anche alla popolazione degli immigrati.

È importante tenere in considerazione gli elementi essenziali, signor Ministro, e ho visto che ha ricordato, con sentimento da condividere, che ci sono stati troppi suicidi e tanti tentativi di suicidio: solo un'attenta vigilanza di un gruppo esperto e continuativo di monitoraggio in carcere può evitare questa ulteriore tragedia, che rappresenta una pena che, in quel caso, si aggiunge ai familiari e non al detenuto.

Il DPCM del 2008, che ho ricordato, presenta delle aree critiche. Penso alle prestazioni di base e specialistiche, soprattutto in cardiologia, pneumologia, gastroenterologia, odontoiatria e ortopedia. L'atteggiamento di attenzione sia psicofisica che di prevenzione e di cura è carente soprattutto per le detenute e per la loro prole. I disturbi mentali, il disagio psicologico, le dipendenze patologiche e le malattie infettive sono elementi su cui accendere una particolare luce. Il carcere è un luogo delle cure come tutti gli altri, Ministro, e sono convinta che condividerà questa affermazione, perché il passaggio della medicina penitenziaria al Servizio sanitario nazionale ha comportato una fase complessa di adeguamento strutturale e funzionale, che credo non si sia ancora perfezionata del tutto.

Il modello attuale, che deve essere aggiornato, prevede presso i provveditorati l'uUnità operativa di sanità penitenziaria che collabora con il provveditore regionale al coordinamento, alla pianificazione, all'attuazione dei programmi d'intervento e alla loro verifica. Tuttavia, purtroppo, i presidi sanitari - è inutile dirlo, ma lo ribadisco - sono insufficienti e non adeguati. Come è noto, gli istituti con un numero di detenuti inferiore a 225, hanno una struttura sanitaria di primo livello, con un servizio medico giornaliero non continuativo, con un servizio di guardia medica e, salvo eccezioni, sono anche garantite le prestazioni specialistiche più richieste. Si ha invece una struttura sanitaria di secondo livello quando i detenuti sono superiori a 225 unità.

Ma quella che mi sta a cuore è la struttura di terzo livello. Sono centri clinici dell'amministrazione penitenziaria in grado di affrontare necessità medico-chirurgiche di elevato livello: signor Ministro, le valorizzi! Si alleggerirebbero gli ospedali (anche perché a tutta la restante popolazione ospedaliera non giova avere il disturbo - si fa per dire - di avere dei pazienti detenuti). Giova invece risparmiare il personale, che è già carente e che deve attivarsi sia per il trasporto, che per l'assistenza. Signor Ministro, lei conoscerà il Policlinico di Opera; possono essercene di più in Italia: arriviamo solo fino a Viterbo. Mi sembra che il Sud lo meriterebbe, perché non devono accadere vicende come quella di Locri dove, attraverso una degenza ospedaliera, si attua una fuga.

Le possibili strategie prevedono la necessità di una valutazione clinica e prognostica dell'attuale popolazione degli autori di reato residenti in ciascuna Regione affidati specificamente a dei dipartimenti, in particolare quelli legati alla salute mentale. Abbiamo bisogni particolari per quanto riguarda gli OPG, che in quest'Aula sono stati richiamati, e so di un grande lavoro fatto dai nostri colleghi della Commissione di inchiesta sul Servizio sanitario nazionale. Credo, Ministro, che se potessimo, alla fine di questo dibattito, dare il via libera in questa Aula al relativo disegno di legge faremmo un dono di civiltà al Parlamento, che ha saputo operare, e ai detenuti malati di mente, che hanno la necessità di essere trattati come tutti gli altri malati di mente.

Serve l'attivazione di un coordinamento con la magistratura inquirente di sorveglianza, per un tentativo di programmazione concordata con i periti di loro fiducia rispetto ai percorsi alternativi, con l'affidamento ai dipartimenti di salute mentale, tenendo conto che vi è un numero crescente di senza dimora, soprattutto nelle aree metropolitane, sia stranieri che italiani, che mediante la psichiatrizzazione giudiziaria e la conseguente collocazione in OPG trovano una risposta residenziale e contenitiva. Occorre evitare di pensare agli OPG come a dei nuovi contenitori di quella follia che nell'immaginario collettivo si accompagna al timore della violenza imprevedibile, non solo dell'italiano ma anche dello straniero.

In conclusione, signor Ministro, l'amministrazione dispone di un set di strumenti di cui avvalersi; nell'attesa del meglio, accontentiamoci di ciò che è già a disposizione ed è già utile: le misure vigenti per le mamme fuori dal carcere quando non devono essere sottoposte a misure di sicurezza; gli asili nido in carcere; il lavoro interno ed esterno. I volontari, in questo caso, sono essenziali, anche per il collegamento con gli enti locali.

Pensi, Ministro, al carcere di Padova - credo che lo conosca, altrimenti lo visiti - ed all'elevata professionalizzazione che si è ottenuta, per esempio, nel campo della pasticceria e del panificazione. Occorre fare in modo che ci sia un'interruzione del circuito di emarginazione per mantenere una vera speranza di rieducazione e riabilitazione. Una circolare della vostra amministrazione stabilisce che non si può rieducare senza la fattiva partecipazione della comunità esterna. La voce del Parlamento è la voce di tutta la comunità esterna: speriamo con questo dibattito di essere stati capaci di farci sentire. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Benedetti Valentini. Ne ha facoltà.

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Onorevole Presidente, onorevole Ministro, onorevoli colleghi, avevo preso molti appunti perché ho diligentemente seguito il dibattito e ho avuto il piacere e la possibilità di ascoltare tutti gli interventi, nessuno escluso. Sono state dette un sacco di cose, molte delle quali, per la verità, mi trovano d'accordo, ma, per andare alla sintesi, vorrei rivolgere al signor Ministro innanzi tutto una parola di apprezzamento, perché nella sua relazione non si è abbandonato a velleitarismi di sorta ma ha affrontato i problemi con assoluto realismo, e con una determinazione che probabilmente è proprio quella che ci vuole, in questo come in altri settori, peraltro con degli obiettivi assai concreti e positivi.

Ci ha parlato dei posti che si è riusciti a conquistare nel personale della polizia penitenziaria, degli obiettivi quantitativi che nelle prossime scadenze ci si propone di ottenere, della situazione logistica e della possibilità di accogliere popolazione detenuta, nonché di un ambizioso programma di riduzione drastica delle traduzioni, che impegnano il personale in maniera assolutamente intollerabile. Vero è che, da questo punto di vista, o potenziamo gli strumenti di comunicazione telematica e informatica per trattare i procedimenti a distanza oppure si deve dare per presupposta la massima prossimalità dei poli giudicanti e decidenti rispetto ai luoghi di detenzione.

A questo punto, direi che ci siamo occupati essenzialmente - è inutile precisarlo - del pianeta carceri, anche se il dibattito era dedicato anche ai problemi della giustizia in generale. Tuttavia, per toccare velocemente, a volo d'uccello, i temi principali sul tappeto, devo dire che mi trovo piuttosto in sintonia con il Ministro che, sul piano dell'organizzazione degli uffici, anche in questi giorni si è pronunciato in una maniera realistica e virtuosa, con cui sono d'accordo; inoltre, persino per quanto riguarda i temi più pruriginosi e caldi, quale quello della privacy e della normativa sulle intercettazioni, ha fatto affermazioni equilibratissime, come emerge anche dai quotidiani di questa mattina, che quindi mi sento di condividere, perché stabiliscono un corretto punto di equilibrio tra le esigenze della investigazione, della prevenzione e repressione del crimine, rispetto alla tutela della privatezza e ai diritti della persona.

Allo stesso modo, anche recentemente - ne sono stato diretto testimone - egli ha proposto una mediazione coraggiosa e concreta sul tema della riorganizzazione delle circoscrizioni giudiziarie in cui, tra i fautori (come io sono) della prossimalità e del reticolo diffuso dei poli giudiziari sul territorio rispetto agli accentrazionisti che sostengono il gigantismo dei poli giudiziari, con la normativa di delega, si stabilisce un coraggioso punto di equilibrio che permetterà, se correttamente attuata con gli appositi decreti, un rispetto delle esigenze dei territori in merito alla buona organizzazione, all'efficienza e al potenziale risparmio.

In questo quadro di fiducia e di apprezzamento, vorrei comunque dire che se sono state sincere anche le diverse affermazioni positive nei confronti dell'esposizione del Ministro (non certo solo la mia), è pur vero che, onorevoli colleghi, dobbiamo aiutarlo, e i terreni concreti per farlo non mancano. Atteso che si preannunciano tagli ai vari Ministeri, se crediamo veramente nella priorità e centralità di questo settore e se lo riteniamo essenziale per la qualità della vita civile del Paese, occorre dare un aiuto per far sì che i tagli non incidano su questo Ministero. Ciò significa, tuttavia, onorevoli colleghi, che le suddette decurtazioni devono incidere maggiormente su altri settori e Ministeri; pertanto, anche la capacità di governo - o di concorrere anche dall'opposizione alla capacità di governo - si deve tradurre in una capacità di articolare a questo riguardo proposte che non ostentino demagogicamente sostegno al Ministro in maniera meramente declamatoria.

Egli ci ha parlato di un tema che sento familiare, ovvero dell'utilizzazione delle strutture di recupero anche più piccole per decongestionare i grandi poli detentivi, di utilizzare i piccoli insediamenti carcerari e di recuperare quelli dismessi per la popolazione detenuta a basso rischio e quindi a bassa esigenza di custodia. Queste prospettive, tuttavia, richiedono stanziamenti, perché per mettere a norma e rendere agibili tali strutture servono dei mezzi.

Quando si auspica con forza il superamento dell'ospedale psichiatrico giudiziario si fa un discorso che certamente incontra emotivamente il consenso di tutti noi, ma se vogliamo uscire dalla demagogia bisogna che qualcuno si dia cura di queste persone, che non si possono rigettare nell'avventura o nella disavventura di una società non organizzata o di famiglie che non sono in grado di fungere da ammortizzatori per certe situazioni di obiettivo pericolo, rispetto alle quali nel Paese si verificano molti drammi.

Il punto centrale è che servono un sacco di cose, ed è ideologico, o inutilmente dialettico, privilegiarne alcune, o escludere le esigenze di alcune per enfatizzarne altre.

Quando si parla dell'umanizzazione della pena, questo dovrebbe essere un dibattito ormai largamente dato per acquisito, perché in una società evoluta e civile quale la nostra, si dovrebbe dare per presupposto che la privazione della libertà dovrebbe rappresentare il massimo della pena. In una società, però, che sia intrisa di una concezione spirituale della vita, e dove sono definitivamente archiviate le grandi stagioni delle afflizioni di carattere corporale e comunque contrarie alla dignità della persona, tuttavia, bisogna che la pena abbia una sua effettività.

Per quanto riguarda l'umanizzazione, tutte le misure che sono state richiamate sono necessarie. È molto demagogico sostenere che nulla si risolve con l'ampliamento del numero delle carceri, delle cubature e delle superfici perché non possiamo inseguire le esigenze realizzando nuove carceri, e che il carcere non è la risposta giusta. Questa è una risposta velleitaria, nella migliore delle ipotesi emotiva, talvolta addirittura ideologica e da me non condivisa, sotto questo profilo. Se non si realizzano nuove strutture, se non si creano ambienti più ampi, più sani e superfici più agibili, ma come si fa a perseguire il processo di emenda, di rieducazione, di lavoro, per quanto possibile, da offrire alla popolazione detenuta? Se non ci sono le superfici e le strutture, come si fa ad assicurare un tasso accettabile degli standard accettabili di igiene e di vita, sopportabili e rapportabili a quelle che sono le esigenze sopravvivenziali? Come si fa, se non ci sono strutture adeguate, e se non ci sono superfici e cubature?

Quindi, se il Ministro si ripromette di portare avanti questo tipo di programma, fa qualcosa non solo di indispensabile e necessario, ma di preliminare rispetto a ogni altro tentativo. Non solo: le buone strutture ci mettono anche nella condizione di necessitare di meno personale, perché voi mi insegnate, sul piano tecnico, che quanto più sono agibili le strutture, tanto meno la vigilanza deve essere invasiva, penetrante e onnipresente e, quindi, possiamo risparmiare personale.

Bisogna poi dire che abbiamo l'esigenza, che pure a parole tutti sottolineiamo, l'aspirazione ad un regime differenziato di restrizione della libertà personale fra chi è in custodia cautelare e a chi è, invece, in espiazione della pena. E non solo: anche riguardo al tasso di pericolosità dei soggetti e alla qualità della popolazione detenuta, è demagogico ed astratto sostenere che la recidiva non deve influire da nessun punto di vista, perché non è così. Al contrario, chi dimostra una recidività, fino a spingersi all'abitualità ed alla professionalità del delinquere, evidentemente dovrebbe essere trattato, custodito, vigilato in una maniera diversa da chi non rientri in questo tipo di casistica.

Ma il discorso generale, che mi sembra altri colleghi abbiano toccato, con parola simbolica ed evocativa, nel dire dell'equilibrio tra le aspettative di Caino e quelle di Abele, non è fuori di tema. Anche qui, uscire fuori dalla demagogia è assolutamente corretto. Un regime detentivo di un Paese civile, ma anche di fronte ai gravi problemi di convivenza civile che vive il nostro Paese come altri Paesi europei, peraltro, richiede proprio di poter raggiungere un equilibrio più avanzato rispetto a queste aspettative.

E anche nel processo di emenda e di recupero del condannato, oggigiorno abbiamo di fronte il nuovo tema (non nuovissimo ma nuovo, perché poco esplorato in passato) della partecipazione delle parti offese a questo percorso. Non è più soltanto, infatti, una questione che intercorre tra lo Stato con la sua pretesa punitiva (come si chiamava un tempo) e il condannato, ma ci sono delle parti offese che - grazie a Dio! - non possono dare luogo a vendette di carattere privato e barbarico ma che si aspettano dallo Stato civile, umano, ma fermo e rigoroso, la tutela, come anche la ricostituzione di quell'equilibrio morale e civile della convivenza che è stato turbato dal delitto.

Da qui, quindi, la valutazione della pericolosità e la valutazione delle responsabilità che ciò comporta: altro che prevedere, come ho visto in alcuni emendamenti, anche in occasione della manovra-bis, il taglio degli uffici di sorveglianza. Al contrario, bisogna che gli uffici di sorveglianza siano messi in condizione di essere vicini e presenti quotidianamente al processo di espiazione e di emenda, proprio per potere parlare di pericolosità o meno con cognizione di causa.

Certamente quello delle pene alternative rappresenta un campo veramente suggestivo; anch'esso, però, non può prescindere dall'effettività delle sanzioni perché, se tutto si risolverà nel comminare pene pecuniarie che nessuno pagherà mai e per le quali non vi sarà alcuna esigibilità, oppure sanzioni che poi non si riveleranno tali, l'equilibrio cui poc'anzi mi riferivo (che è stato turbato dalla commissione dei reati e dei delitti) evidentemente non sarà mai ricostituito.

Anche i discorsi sui lavori di utilità sociale sono molto suggestivi ed interessanti, ma non sono applicabili dappertutto e per tutte le categorie di popolazione in espiazione. Allo stesso modo, considero inconcepibile l'intervento svolto dal collega Maritati (che ho udito con raccapriccio), là dove ha affermato che in definitiva, in questo clima di forte sconquasso, la carcerazione preventiva è rimasta l'unica risposta alla domanda di giustizia che le parti offese dai reati ottengono dallo Stato: spero che il senso della sua affermazione non sia stato di adesione, ma di allarme, perché altrimenti ricadremmo ancora di più nell'inciviltà.

Avviandomi alla conclusione, sottolineo che tutto è necessario - riforme nella legislazione, riforme nell'organizzazione, investimenti nelle strutture, ampliamento delle medesime, potenziamento degli organici - ma sicuramente non lo sono altrettanto i provvedimenti di amnistia e di indulto, che non solo sono ingiusti di per sé, ma che tutto sono fuorché strutturali. Onorevoli colleghi, chi invoca provvedimenti strutturali e non emergenziali e poi parla di amnistia e di indulto fa un allungo di carattere ideologico o, nella migliore delle ipotesi, di carattere sociologico che non c'entra niente con le misure strutturali.

Infine, rispetto alla possibilità di decidere una depenalizzazione più o meno estesa, di cui si sente parlare, ovviamente non si può che essere disponibili ad un confronto nel merito; tuttavia ciò deve essere fatto, ancora una volta, senza demagogie, senza lassismi assolutamente incomprensibili dalla stragrande maggioranza della popolazione di ogni ceto, cultura e collocazione.

In conclusione, una società che si rispetti - abbiamo fatto bene ad intessere questo dibattito, tutt'altro che tempo perduto - tutela il patto sociale di convivenza che non deve essere rotto, umanizza le pene, ma chiede riscontro a questa umanizzazione in una verifica concreta del processo di emenda e parametra la giustizia al tasso di patologia sociale che purtroppo deve constatare. Altre discipline sono necessarie per la prevenzione e per rimediare ai guasti dei delitti commessi. Ripeto, però, che si tratta di altre discipline, che sono a monte, sono assolutamente doverose, ma non possono esimere noi dal fare interventi sulla giustizia ed anche sulle sue materiali strutture, che costituiscono un problema assolutamente ineludibile. Grazie per l'ascolto. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Poli Bortone. Ne ha facoltà.

POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Signor Presidente, mi soffermerò soltanto su alcuni aspetti del problema. Io parlo da donna, da cittadino e non soltanto da politico; parlo da persona che qualche volta, raramente, è andata in carcere per verificare la situazione di alcuni detenuti. La sofferenza personale provata per ciò che si vede e per ciò che purtroppo non si riesce a governare in alcun modo è particolarmente forte.

Desidero ringraziare - lo dico con sincerità - i colleghi radicali, i quali da anni battono sul tema della situazione carceraria in Italia, qualche volta anche nell'indifferenza delle istituzioni, dei privati, non soltanto del Parlamento: più in generale, infatti, la società si fa prendere dagli egoismi piuttosto che dalla disponibilità a comprendere situazioni che talora sono di vera e propria emergenza.

Stiamo parlando soprattutto di un aspetto della condizione carceraria, ossia del sovraffollamento delle carceri problema che è stato sottolineato anche oggi dal cardinale Bagnasco, il quale ci ha richiamato a doveri, neanche di solidarietà, ma di umanità reale nei riguardi di persone che indubbiamente hanno sbagliato (altrimenti non si troverebbero in quella condizione), ma che certamente non devono per i loro errori essere trattate ad un livello diverso da tutte le altre persone: hanno diritto ad essere rispettate in quanto tali (Applausi del senatore Perduca).

L'altro giorno mi sono recata con una collega a Regina Coeli, istituto penitenziario che rappresenta una situazione molto diversa da altre carceri italiane che ho visitato. Già l'ingresso in una sorta di museo, quindi di testimonianza della civiltà italiana, é una sorta di sottolineatura di come si possa essere civili anche nel pretendere - come pretendiamo in quanto cittadini italiani - la certezza della pena, così come pretendiamo la sicurezza nelle nostre città, nonché che siano coniugati sicurezza, certezza della pena e rispetto dei diritti umani.

Ma anche il carcere di Regina Coeli ha diverse centinaia di persone detenute in più rispetto a quella che dovrebbe essere la soglia massima di accoglienza. Abbiamo chiesto ad una delle cortesissime accompagnatrici quale fosse la situazione reale e ci è stato spiegato che, in alcune celle molto piccole, vi sono sei o sette persone. Ciò ci fa riflettere sul fatto che in questa condizione non si può assolvere al dettato dell'articolo 27 della nostra Costituzione, che ci esorta a pensare a forme di rieducazione.

Ecco, è il tema della rieducazione che mi interessa molto, il tema dell'individuare - tutti quanti, mi auguro, con buon senso e buon volontà - quell'anello di congiungimento che, secondo me, manca in maniera rilevante tra il momento in cui il detenuto esce dal carcere e il suo reinserimento reale in una società che vive ancora di pregiudizi e diffidenze, che non è particolarmente disponibile nei riguardi del detenuto che pure si vuole redimere attraverso il lavoro. È una società profondamente egoista in questo senso, diventata ancora più egoista perché viviamo in un momento di crisi finanziaria ed economica veramente molto difficile. (Brusìo. Richiami del Presidente).

Capisco che si è interessati soltanto a un aspetto della condizione carceraria, come dimostra il gruppo di senatori che si è formato attorno al Ministro, ma non firmerò quel documento, e non lo firmerò per alcuni motivi.

PRESIDENTE. Colleghi, la senatrice Poli Bortone è interessata a farsi ascoltare dal Ministro.

POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Grazie, signor Presidente, ma non penso che i miei suggerimenti vengano ascoltati.

PRESIDENTE. Non è detto, senatrice.

POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Continuerò comunque a darli, perché mi derivano - tra l'altro - dalla mia esperienza di amministratrice comunale che ha rischiato di finire in procura per il solo fatto di avere avuto semplicemente - così penso - il buon senso di dare lavoro alle cooperative sociali di ex detenuti: cosa della quale non mi pento assolutamente, anzi, lo rifarei cento altre volte. Come sindaco, infatti, ero attesa ogni giorno da alcuni ex detenuti che mi chiedevano 10 o 20 euro: quello sì che mi sembrava un rapporto decisamente scorretto tra l'amministratore e l'ex detenuto. Non mi è sembrato assolutamente scorretto incentivare il lavoro di una cooperativa sociale, perché ritengo che il nostro impegno precipuo dovrebbe essere proprio quello di cercare di indicare una strada reale per il reinserimento, al di là delle parole, dei convegni e dell'impossibilità di operare con le scarse risorse finanziarie che purtroppo sono state destinate anche al sistema carcerario.

Quando l'altro ieri a Rebibbia ci siamo sentite dire che sono stati tagliati i fondi sulla formazione e sulla possibilità di lavoro, con la conseguenza che il detenuto trascorre forse tutto il giorno ad apprendere dagli altri detenuti cose che varrebbe la pena non apprendere, io e la collega Castiglione siamo cadute nello sconforto, perché pensavamo e pensiamo che il tema del possibile lavoro sia fondamentale.

Quante sono, infatti, le caserme vuote che abbiamo nelle nostre città? Quanti sono gli immobili delle nostre città completamente abbandonati al degrado che, Ministro, potrebbero essere recuperati con dei cantieri di lavoro affidati agli ex detenuti, diventando un polmone attivo e vivo di un'attività, qualunque, che dovrebbe essere supportata dalle Regioni? Guardiamo le Regioni: come spendono i denari per la formazione professionale? Dove li spendono? Li spendono per sé o per qualche cliente, che normalmente c'è? E allora, non sarebbe molto più utile fare delle convenzioni per destinare delle borse lavoro a ex detenuti? Mettiamoci per un solo attimo nei panni di chi esce da un carcere e si ritrova ad essere il più delle volte senza affetti, senza famiglia, senza lavoro: un diseredato condannato a essere tale a vita. Questa non è una umanità; questo non è rispetto dell'articolo 27 della Costituzione, ma disattenzione totale, anche in termini di sicurezza. (Applausi del senatore Perduca).

Pretendiamo sicurezza nelle città e la affidiamo semplicemente qualche volta alle ronde e qualche altra volta a un poliziotto in più, ammesso che ce lo possiamo permettere: non è sicurezza, questa, ed è un fallimento il dover pensare che si debbano costruire ulteriori carceri. L'Italia diventerà realmente democratica - mi auguro - quando potrà costruire meno carceri e dare finalmente più lavoro alla gente.

Queste sono le questioni che volevo porre: l'avrò fatto in maniera rozza o semplicistica; non importa. Penso che nelle Aule parlamentari, al di là della forma e della conoscenza approfondita di certe tematiche, forse un pizzico di sensibilità e umanità qualche volta non faccia male. (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud-FS, PdL e PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mazzatorta. Ne ha facoltà.

MAZZATORTA (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, cogliamo questa occasione per rivolgere al Ministro i nostri auguri di buon lavoro per il prosieguo della legislatura.

Il contenuto delle sue comunicazioni sul sistema carcerario ci impone non solo una valutazione dell'attuale situazione dell'edilizia penitenziaria e dell'organico del personale, ma soprattutto una riflessione sull'attuale ordinamento penitenziario, basato ancora oggi sulle riforme del 1975 e del 1986, tutte centrate sull'ideologia del trattamento rieducativo e sulle misure alternative alla detenzione e, da ultimo, sulle finalità della pena detentiva espiata in carcere.

Occorre essere molto chiari: da un lato, esiste una linea d'azione - i radicali la rappresentano in maniera esemplare - espressione di quella tendenza politico-criminale che mira a creare delle forme alternative di esecuzione della pena detentiva, sostanzialmente all'obiettivo della cosiddetta decarcerizzazione, a scapito delle esigenze di tutela sociale proprie dell'esecuzione penitenziaria. Dall'altro lato, vi è chi come noi propone di mantenere ben fermo l'istituto del carcere, intervenendo sugli aspetti logistici e organizzativi al fine di migliorare la condizione precaria dello stato di conservazione di questi luoghi di detenzione e, conseguentemente, le condizioni di vita dei detenuti all'interno del carcere. Questa divisione, che è anche di carattere culturale oltre che politica, a mio avviso, arricchisce la democrazia, non la rende più povera, e fa capire esattamente quali sono le diverse impostazioni di ragionamento.

Occorre ribadire ancora una volta - e noi lo vogliamo fare anche questa volta - la natura inevitabilmente afflittiva di ogni trattamento carcerario. La pena detentiva, il carcere, è inevitabilmente uno strumento di afflizione. E che la pena detentiva - il carcere - consista, per sua natura, in uno strumento di afflizione è una affermazione così ovvia che nessuno oserebbe contestarla, ma, al tempo stesso, è un'affermazione che nessuno ha il coraggio di ribadire in quest'Aula, tranne noi della Lega Nord.

Il contenuto afflittivo della pena detentiva non va eliminato, ma utilizzato proprio per il raggiungimento del fine della risocializzazione del reo, per l'obiettivo della rieducazione del condannato nella fase esecutiva. È proprio durante l'esecuzione della pena in carcere, infatti, che si può procedere a rieducare il condannato. Come sappiamo, la pena assolve a finalità retributive, di prevenzione generale e di prevenzione speciale. Attorno a queste tre idee guida (retribuzione, prevenzione generale e prevenzione speciale) occorre muoversi per chiarire quale trattamento carcerario vogliamo.

È proprio attraverso il sistema penitenziario che si deve garantire un adeguato bilanciamento tra queste tre funzioni essenziali della pena detentiva. Ma ribadiamo che l'interesse nei confronti della funzione rieducativa della pena, costituzionalmente garantita, non può comunque incidere o annullare la funzione essenziale della detenzione, che è, essenzialmente, quella afflittiva, e che altri ordinamenti, a partire da quello statunitense, hanno, invece, efficacemente utilizzato, ad esempio attraverso le pene detentive di breve durata. Sappiamo che sulle pene detentive brevi si è aperto un dibattito se esse producano effetti rieducativi oppure desocializzanti. Per noi, l'impatto breve con la realtà carceraria serve anche per evitare che il reo compia in futuro altri reati. Le pene detentive di breve durata hanno una reale efficacia deterrente. Occorrerebbe, quindi, anziché pensare di eliminare il carcere per le pene di breve durata, rivalutare quelle che negli Stati Uniti chiamano «pene choc», il carcere breve. La Costituzione ci chiede un trattamento carcerario ispirato a criteri di umanità; ci chiede che le pene tendano alla rieducazione del condannato. La rieducazione del condannato non è dunque la finalità essenziale della pena, ma uno scopo eventuale della pena. Lo scopo necessario della pena è la retribuzione, mentre la funzione rieducativa opera nella fase esecutiva.

Occorre poi prendere atto della crisi dell'ideologia rieducativa. Alcuni giuristi parlano apertamente oggi del mito della risocializzazione, prendendo atto del fallimento degli sforzi compiuti sul piano della concreta realizzazione del finalismo rieducativo.

Come lei ha ricordato, signor Ministro, ben 23 tentativi di risolvere il grave problema del sovraffollamento delle strutture carcerarie attraverso provvedimenti generalizzati di clemenza alla prova dei fatti si sono rivelati del tutto inutili, anzi controproducenti, considerato che la popolazione carceraria è costantemente aumentata dal 2006 ad oggi. E lei, signor Ministro, oggi, nell'accertare lo stato di emergenza legato al sovraffollamento delle carceri, si è dichiarato nettamente contrario ad affrontare il problema con ulteriori amnistie o indulti, cercando invece una soluzione strutturale e duratura nel tempo.

Questa soluzione prevede innanzitutto la realizzazione compiuta del piano carceri: in futuro, basta con le misure clemenziali, basta amnistie e indulti come rimedio per il problema del sovraffollamento carcerario. La cosiddetta legge svuota-carceri, precisamente la n. 199 del 2010, deve avere una durata temporanea, e serve per consentire la piena operatività del piano carceri nel 2013. Questi 3.000 condannati che stanno espiando la pena nella propria abitazione, signor Ministro, forse sarebbe opportuno che svolgessero anche forme di lavoro di pubblica utilità, cosicché gli enti locali in questo momento potrebbero disporre di personale utile per le piccole manutenzioni. Si tratta di esperienze che si sono sviluppate già in alcune realtà; si pensi a Savona e a tante altre realtà in cui sono stati utilizzati questi detenuti, anche in detenzione domiciliare, per lavori di pubblica utilità.

Sulle misure alternative alla detenzione occorre massima chiarezza. La concessione dei benefici extracarcerari - come ha detto anche il signor Ministro, citando dati precisi - avviene oggi in maniera automatica e indulgenzialista o per mero sfoltimento della popolazione carceraria. Siamo favorevoli ai contatti fra le carceri e la società, al coinvolgimento dei detenuti nei lavori a favore della comunità. Siamo favorevoli alle misure extracarcerarie per lavori di pubblica utilità durante l'esecuzione della pena detentiva. Non siamo però favorevoli a rimpiazzare la pena carceraria con le misure alternative alla detenzione. La fuga dalla pena detentiva è frutto di un eccesso di clemenzialismo e, così facendo, il giudice dell'esecuzione modifica la pena stabilita dal giudice della cognizione. In questo Paese, signor Ministro, abbiamo una pena edittale, che è fissata dal codice penale, una pena giudiziaria, che viene applicata all'esito di un processo penale, e poi una pena carceraria scontata in concreto.

Francamente, i nostri cittadini fanno fatica a capire come mai nel codice ci sia la condanna all'ergastolo per chi ammazza una persona e poi, alla fine del processo penale, questa persona riceve una condanna sempre inferiore a 26 anni di carcere e come mai la pena scontata in concreto nel carcere sia di pochi anni, di una decina di anni, seguiti dal ritorno in libertà nelle comunità. È questo un aspetto sul quale occorrerebbe riflettere: restaurare la corrispondenza tra la pena edittale e la pena carceraria, e dare davvero concretezza di significato al principio della certezza della pena.

Certo, deflazionare il carcere è importante. Lo si può fare anche con le intelligenti riforme al codice di rito suggerite dal Ministro nelle sue comunicazioni. Ma sappiamo che il fenomeno del sovraffollamento delle carceri è legato anche al progressivo aumento dei detenuti stranieri che, nei penitenziari del Nord del Paese, raggiungono percentuali ben superiori a quelle dei detenuti italiani, confermando una correlazione tra il fenomeno dell'immigrazione clandestina e i tassi di delittuosità. Stiamo parlando del 36 per cento dei 67.000 detenuti nelle strutture penitenziarie, con una crescente incidenza dei fenomeni di devianza minorile straniera.

Il 70 per cento degli stranieri in carcere è costituito da marocchini, rumeni, tunisini e albanesi. Già la relazione del DAP, ossia del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, nel maggio 2008 ci diceva testualmente: «Il fenomeno del sovraffollamento è in larga misura connesso al progressivo aumento dei detenuti stranieri. La crescita assoluta della popolazione detenuta corrisponde in massima parte all'incremento della presenza di stranieri nelle carceri e non vanno ignorate le relazioni causali esistenti tra l'incremento della criminalità straniera e la sperequazione in termini di severità e certezza della pena, rilevabile nel rapporto comparativo tra le situazioni esistenti nel nostro Paese e negli altri Paesi della comunità internazionale». Il DAP, cioè, ci diceva già nel 2008 che ci sono criminali stranieri che vengono a delinquere nel nostro Paese perché comparativamente è troppo lassista nell'applicazione delle pene e nell'esecuzione penitenziaria. Questo ci dice il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.

Per questo noi chiediamo che vengano espulsi gli stranieri che commettono qualsiasi reato, e non solo quelli particolarmente gravi. Ciò che è accaduto recentemente a Lampedusa, con episodi di vera e propria guerriglia, ci impone di cacciare i clandestini delinquenti «senza se e senza ma», per avere commesso reati gravissimi, per aver preso in ostaggio una intera isola. Occorre impedire l'ingresso in questo Paese dello straniero condannato per qualsiasi reato, impedire il rinnovo dei permessi di soggiorno e revocarli a chi si è macchiato di un reato.

Signor Ministro, nella relazione sull'amministrazione della giustizia del 2010, il ministro Alfano, suo predecessore, dichiarava: «Il mio obiettivo è quello di ottenere il trasferimento dei detenuti nei loro Paesi d'origine». Abbiamo apprezzato che lei abbia rimarcato la volontà politica di procedere in questa direzione, rendendo effettivi quegli accordi di riammissione stipulati con diversi Paesi extracomunitari - penso all'accordo con l'Albania - che non richiedono per il rimpatrio del detenuto il consenso del detenuto stesso.

L'articolo 16 della legge Bossi-Fini prevede già oggi che la pena detentiva sino a due anni possa essere sostituita dalla misura dell'espulsione. Questa espulsione, come misura alternativa alla detenzione, viene eseguita dal questore anche se la sentenza non è irrevocabile. Lei ci ha detto, signor Ministro, che detta misura è scarsamente applicata e scarsamente applicabile.

Sulla prima parte siamo d'accordo: questa misura è scarsamente applicata, purtroppo, ed abbiamo visto le conseguenze. Sul fatto che sia scarsamente applicabile non siamo d'accordo, signor Ministro. Se ci sono difficoltà di identificazione dei detenuti extracomunitari, difficoltà di acquisizione dei documenti abilitativi al rimpatrio cerchiamo di superarle, come ha fatto la Spagna che ha creato, addirittura, una brigata della Polizia (Bedex) che ha come obiettivo esclusivo l'espulsione degli stranieri delinquenti. Nel 2009, la Spagna ha concretamente espulso 7.591 delinquenti stranieri reclusi in carcere, in gran parte, per delitti contro il patrimonio.

Condividiamo la sua proposta, signor Ministro, di realizzare istituti a custodia attenuata per le persone sottoposte alla misura della custodia cautelare in carcere, che non è e non deve essere un anticipo di pena. Attualmente esiste una esecuzione penitenziaria omogenea indifferenziata con modalità di esecuzione uguali per tutti i detenuti, senza distinzione alcuna fra detenuti condannati per reati gravissimi e reati a bassa pericolosità sociale, senza distinzione fra condannati con sentenza definitiva e semplici indiziati sottoposti a misura cautelare coercitiva.

Infine, con riferimento alla sanità penitenziaria occorre chiarezza: ricordo che dal giugno 2008 sono state trasferite al Servizio sanitario nazionale tutte le funzioni sanitarie svolte dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. A favore della sanità penitenziaria sono state erogate risorse importanti alle Regioni, alle quali spetta di disciplinare gli interventi da attuare attraverso le aziende sanitarie locali. Questo sta accadendo in tutte le Regioni ad eccezione di una, come lei signor Ministro ha giustamente e doverosamente ricordato: la Regione Siciliana.

Occorre che la Regione Siciliana si faccia carico dei 12 milioni di euro che le sono imputati per le spese di assistenza medica penitenziaria, superando la situazione esistente che vede tali risorse coperte con oneri a carico del Ministero della giustizia. Noi chiediamo che i 12 milioni di euro che lo Stato ha dovuto recuperare dal suo bilancio in maniera anomala negli ultimi anni vengano trattenuti a conguaglio dalle risorse trasferite dallo Stato nell'ambito del riparto del fondo sanitario nazionale a favore della Regione Siciliana (Applausi dal Gruppo LNP), ricordando che il contributo statale alla sanità siciliana è un contributo eccezionale, è anomalo in quanto la Sicilia è l'unica Regione a statuto speciale che non è in grado di finanziare autonomamente, con risorse proprie, i livelli essenziali di assistenza.

Occorre quindi evitare questa stortura, che non è solo di bilancio: in questo momento di particolare difficoltà, anche di carattere economico e finanziario, si impone di recuperare questo stanziamento da una Regione che si è dimenticata di stanziare nei suoi capitoli di bilancio questa importante somma, attraverso una compensazione con il fondo sanitario nazionale.

Noi, signor Ministro, le rivolgiamo gli auguri di buon lavoro. Sappiamo che il tema del sistema penitenziario non è facile da affrontare: va affrontato in maniera non demagogica, non tentando soluzioni di compromesso. È anche un segno di democrazia se in questa Aula ci si parla chiaramente e si evita di dire che siamo tutti a favore della liberazione dei detenuti e della decarcerizzazione. Così non è: soprattutto, non lo è per la Lega Nord. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Casson. Ne ha facoltà.

CASSON (PD). Signor Presidente, onorevoli senatori, signor Ministro della giustizia, la comunicazione in quest'Aula, mercoledì scorso, del Ministro della giustizia costituisce di certo, almeno formalmente, una novità rispetto al recente passato e ai propositi nefasti del precedente Ministro della giustizia. Anche se, indubbiamente, accanto alle luci, permangono pesanti ombre.

Il Ministro ha svolto la settimana scorsa un'analisi approfondita della situazione carceraria in Italia, quasi una fotografia, accompagnando le sue osservazioni con valutazioni e giudizi che sono, almeno in parte, da condividere. Mi riferisco all'affermazione: «nulla è stato fatto per operare sul sistema», o all'altra: «nulla è stato progettato negli specifici settori». Sono esattamente le stesse critiche che il Partito Democratico ha sempre rivolto al suo predecessore: carenza di idee e, soprattutto, assenza di fatti. Il Ministro è poi venuto a raccontare, sempre in quest'Aula, che «certo siamo in presenza di una emergenza», peraltro in una sorta di contraddizione singolare con quanto detto poco prima, e cioè che le nostre carceri potrebbero accogliere ancora circa 2.000 detenuti prima di arrivare ai limite della tollerabilità.

Ma come, signor Ministro? A parte l'ambiguo e pericoloso concetto di tollerabilità, siamo in presenza di quasi 50 suicidi in carcere all'anno. È salita al 10 per cento la percentuale di detenuti sottoposti a violenze in carcere. Le condizioni di vita scendono sempre di più sotto il livello della dignità umana.

Da tutta Italia, e anche dal Veneto, ci segnalano tagli profondi e indiscriminati (anche agli sgravi fiscali alle cooperative), che pongono seriamente a rischio le attività di lavoro dei detenuti, il loro recupero, il loro reinserimento sociale.

E ora viene qui, nell'Aula del Senato, a chiedere, letteralmente, «che fare?» e a parlare della necessità di «aprire una stagione di sereno confronto tra le varie forze politiche»?

Certo, quando, nell'ormai politicamente lontano 2008, come parlamentari del Partito Democratico, ci eravamo incontrati per ben due volte con il Ministro della giustizia pro tempore e gli avevamo materialmente consegnato copia dei nostri disegni di legge, specifici e concreti in materia di giustizia e di sistema carcerario, lei, signor Ministro, faceva parte di un altro Dicastero di questo Governo. E quindi non possiamo addebitare a lei le mancate risposte, nonostante le promesse di un rapido esame e di un'urgente risposta. Da allora, però, il nulla!

A chi dobbiamo chiedere conto di questo vuoto politico, di questa assenza di progettazione, di questo nulla, confermato peraltro anche da lei nella sua relazione di mercoledì scorso? Anzi, peggio ancora: più che di vuoto di proposte politiche, ci avete costretti, avete costretto il Parlamento e il Paese intero ad assistere ad un balletto inverecondo di proposte indecenti e vergognose: dal cosiddetto lodo Schifani al lodo Alfano, dal processo lungo al processo breve alla prescrizione sempre più breve, dalla legge "ammazza processi" a quella sul legittimo impedimento. E ora state ricominciando a parlare di interventi limitativi del fondamentale strumento delle intercettazioni telefoniche, solo per impedire investigazioni e indagini per voi molto pericolose e notizie-informazioni sul vostro modo illecito e amorale di concepire la politica. Tutte proposte caratterizzate, per di più, da una parte, da evidenti profili di illegittimità costituzionale e, dall'altra, da altrettanto lampanti esigenze di tutela processuale, e immediata, del Presidente del Consiglio dei ministri e dei suoi accoliti.

E quindi, come nulla fosse, continuate a deviare l'attenzione dell'opinione pubblica altrove, sfruttando i casi di malagestione del sistema giustizia e carcerario, che certamente esistono e che sono peraltro anche più profondi di quanto da voi lamentato, dimenticandovi sempre però - guarda caso - che voi della maggioranza, Popolo della Libertà e Lega Nord, negli ultimi undici anni avete gestito voi, per otto-nove anni, la macchina della giustizia e del sistema carcerario, riducendola allo stato asfittico e comatoso che purtroppo è ben noto a tutti.

E ora ci chiedete «che fare?» e un sereno confronto. Noi, da parte nostra, siamo sempre stati sereni e sempre disponibili a proporre e a lavorare sul concreto. Il problema è tutto vostro, perché dovreste finalmente decidere di uscire dalle secche delle norme di privilegio e personalistiche, affrontando ed esaminando tutte le nostre proposte, che - guarda caso - risponderebbero a tutte le domande che lei, signor Ministro, ha posto in quest'Aula, tenendo conto del fatto che il sistema carcerario non costituisce, non può costituire un mondo totalmente autonomo rispetto al resto del pianeta giustizia; ne è anzi strettamente e necessariamente collegato.

Per questo riteniamo assolutamente insufficiente e inappropriato discutere soltanto di amnistia e/o indulto. Per questo riteniamo che anche il vostro fantomatico piano carceri continui ad occultare gli aspetti e gli effetti peggiori sul sistema penitenziario delle incoerenti, e alle volte sballate, vostre politiche degli anni scorsi in materia di sicurezza, di tossicodipendenza, di giustizia e di immigrazione.

Gli interventi, legislativi, ordinamentali e amministrativi, da adottare sono molti e diversificati. Noi del Partito Democratico parliamo e scriviamo in proposte di legge di interventi sul codice sia sostanziale che di rito penale, sugli organici del personale di magistratura, di cancelleria, di segreteria, della polizia penitenziaria, degli educatori, assistenti sociali e psicologi del circuito carcerario, sui fondi per la giustizia (che fine ha fatto il fantomatico e famigerato fondo unico giustizia?), sulla logistica carceraria (che fine ha fatto il fantomatico e tanto segreto piano carceri?), sul superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari, mai abbastanza deprecati, sul Garante nazionale per i detenuti.

In particolare, da tempo, vi chiediamo di intervenire depenalizzando i fatti privi di offensività sociale; modificando le norme sulla custodia cautelare, in particolare quelle sui provvedimenti d'iniziativa della polizia giudiziaria, che sono in gran numero anche per questioni bagatellari, a causa di sollecitazioni politiche o esigenze statistiche; prevedendo sanzioni differenziate e misure alternative al carcere; introducendo l'istituto della irrilevanza del fatto; provvedendo per davvero alla informatizzazione di tutti i processi, modificando le criminogene leggi Bossi-Fini e Fini-Giovanardi; prevedendo percorsi riabilitativi alternativi al carcere per i tossico dipendenti.

E mi fermo qui, perchè le nostre proposte sono altre ancora, sono a voi note, depositate in Parlamento. Costituiscono certamente un sistema di norme e di proposte alternativo al vostro, anche se non comprendiamo bene quale sia il vostro progetto per il servizio giustizia nel suo insieme, visto che non ci pare di aver ascoltato in quest'Aula proposte chiare, coerenti ed omogenee da parte delle forze politiche, così variegate in questa materia, che dovrebbero comporre la maggioranza.

Bastava ascoltare quanto detto poco fa dal senatore Mazzatorta. C'è sicuramente bisogno di un distacco rispetto al recente passato, di un comportamento nuovo e diverso da parte vostra. E allora, tanto per cominciare, incidenter tantum, colgo l'occasione della presenza del Ministro in Aula per chiedere allo stesso Ministro della giustizia se abbia l'intenzione o meno di autorizzare la magistratura italiana a procedere contro il criminale, ex dittatore del Panama, Manuel Antonio Noriega, accusato di assassinio nei confronti di un cittadino italiano. Come deve certamente continuare l'impegno italiano relativamente all'opposizione dell'omicida Cesare Battisti, a maggior ragione non si dovrebbe bloccare il procedimento a carico del dittatore assassino Noriega.

Tornando al tema di oggi, voi ci avete chiesto che fare. E noi invece continuiamo a rispondere, anche se fino ad ora ci siamo scontrati con il vostro muro di gomma, con le vostre orecchie da mercante. La vostra perdurante e pervicace carenza di proposte (avete persino riposto nel dimenticatoio, e fortunatamente, la tanto sbandierata grande, grande, sei volte grande riforma della giustizia) costituisce davvero, forse, il segno di questi tempi.

Che proposte potete fare, se il vostro Governo ha l'acqua alla gola, se la vostra maggioranza è traballante, se la terra vi sta mancando sempre più sotto i piedi? Aspettavamo le vostre proposte, signor Ministro, non solo le vostre analisi. Lei non può limitarsi a fare solo il certificatore del fallimento della politica del Governo in materia di giustizia e di carceri. Mi verrebbe da dire: ripassate un'altra volta, con i compiti svolti. Ma un'altra volta, una prossima volta forse non ci sarà, perché avete ancora poco tempo a disposizione, e ve ne rendete ben conto.

Allora, più che attendere vostre idee, non ci rimane che aspettare che passiate la mano, a una nuova maggioranza, a un nuovo Governo. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Berselli. Ne ha facoltà.

BERSELLI (PdL). Signor Presidente, onorevole Ministro, come presidente della Commissione giustizia, e a nome di tutti i suoi componenti, le esprimo gratitudine per essere venuto nell'Aula del Senato a rappresentarci tutte le problematiche concernenti lo stato delle carceri italiane.

Vorrei cominciare il mio intervento ricordando una frase di Cesare Beccaria che appare nel suo notissimo libro «Dei delitti e delle pene», stampato nel 1764. Beccaria sosteneva che per la deterrenza delle pene serve certezza e non crudeltà, perché non si commette un reato per la crudeltà della pena, ma per la certezza di essere punito.

Questo è l'inizio del mio intervento: che certezza c'è, in Italia, di essere puniti? Noi abbiamo una percentuale minima, in base alle statistiche fornite dal Ministero della giustizia, di reati per i quali viene accertato il responsabile. Ci sono quindi enormi possibilità per chi delinque di non incorrere nella giustizia, perché non viene individuato; una volta che viene individuato, quando non beneficia di prescrizioni o assoluzioni abbastanza strane, se colpito da una sentenza definitiva, usufruisce il più delle volte dei benefici del nostro ordinamento penitenziario, che vengono elargiti dai tribunali di sorveglianza senza alcun controllo: senza, senatore D'Ambrosio, alcun serio controllo.

Vogliamo, ad esempio, parlare della liberazione anticipata? Per me, per il senatore Balboni e per tutti voi, l'anno è formato da 12 mesi; per chi è in galera l'anno non è formato da dodici mesi, ma da nove. Questo potrebbe essere anche giusto per la rieducazione del reo e il suo reinserimento nella società, ma se il beneficio della liberazione anticipata viene concesso senza alcuna verifica e senza alcun controllo, si tratta di un beneficio premiale che non ha alcuna ragione d'essere.

All'inizio della legislatura, con il senatore Balboni avevamo presentato un disegno di legge per ridurre i benefici penitenziari: si è scatenato tutto il mondo politico, tutte le opposizioni ci hanno "sparato" contro e, purtroppo, gran parte della nostra maggioranza non ci ha sostenuto. Le varie associazioni, più o meno ufficiali, dei detenuti, cioè dei delinquenti, hanno criticato questa nostra iniziativa, per non parlare poi dei penalisti.

A tal proposito, voglio ricordare che, quando fui invitato dalle Camere penali nell'aula magna dell'università di Torino, mi trovai di fatto di fronte ad un plotone di esecuzione. L'unico applauso che ricevetti sapete quando fu? Quando dissi che questo disegno di legge aveva contro quasi tutto il Parlamento, compresa la mia maggioranza e, dal momento che non ho tempo da perdere, spiegai di averlo messo in un cassetto e di avere poi buttato via la chiave: applauso generale. Questo per dimostrare che noi siamo uno Stato di cosiddetto diritto in cui manca totalmente la certezza della pena sia per coloro che commettono i reati e non vengono individuati, sia per coloro che, una volta individuati e condannati, in realtà, non sono messi nella condizione di scontare la pena che è stata loro inflitta.

La situazione carceraria in Italia è una vera e propria vergogna nazionale. A proposito della crudeltà, noi abbiamo - come ben ricordato - un numero crescente di suicidi nelle carceri italiane. Abbiamo detenuti ammassati come animali, e non sistemati come essere umani. Ricordo che vi è stata una sentenza pronunciata in sede europea contro l'Italia: pensate, se tutti i detenuti che si trovano nelle nostre carceri, ammassati quattro, cinque o sei per cella, facessero analoghi ricorsi alla Corte europea, lo Stato italiano anche su questo versante verrebbe condannato a pagare ingentissime somme.

Le carceri italiane, senatrice Bonino, sono state costruite nel '700, nell'800 e nella prima metà del '900: dopo, non si è costruito quasi nulla. Il Ministro ha voluto ricordare - e di ciò lo ringrazio - lo scandalo di Arghillà, un carcere non finito nel comune di Reggio Calabria che con la Commissione giustizia andammo a visitare all'inizio della legislatura: un carcere che, per motivi di carattere finanziario - come la senatrice Della Monica ricorderà - ha visto rimpalli da Ministro ad altro Ministro, da amministrazione ad altra amministrazione; un carcere che poteva già da tempo essere aperto ed è invece ancora lì in totale abbandono. Il Ministro ha affrontato il tema del carcere di Arghillà: e mi auguro che questo problema arrivi ad una soluzione.

Quindi, carceri obsolete, vecchie, non idonee ad ospitare i detenuti. I detenuti in Italia sono troppi e gli agenti di custodia sono pochi: coloro cioè che dovrebbero controllare e vigilare sui detenuti sono in numero assolutamente insufficiente.

MORANDO (PD). Ma chi deve governare?

VOCE DAI BANCHI DELL'OPPOSIZIONE. Chi è al Governo?

BERSELLI (PdL). Colleghi, mi lasciate continuare?

Troppi detenuti con pochissimo personale, che affollano le nostre carceri e che si trovano a vivere la realtà carceraria in condizioni obiettivamente disumane. Cosa bisogna fare? Intanto cercare di ridurre il numero dei detenuti. Si parla sempre dell'articolo 27 della nostra Carta costituzionale, la quale prevede che le pene devono essere rispettose della dignità umana, e abbiamo visto che non lo sono.

Si sancisce il principio della presunzione di non colpevolezza e scopriamo, dalle carte fornite dallo stesso Ministro della giustizia, che su 67.377 detenuti, al 16 settembre scorso, 28.300 sono giudicabili. Chi sono? I detenuti in attesa del giudizio di primo grado (come nel famoso film di Alberto sordi), quelli colpiti da una sentenza di condanna in primo grado che debbono affrontare il giudizio di appello e coloro che sono stati condannati in appello ma per i quali la sentenza non è ancora definitiva perché non è intervenuto il giudizio della Corte di cassazione. Sono 28.300, mentre i condannati in via definitiva sono 37.421; cioè, i giudicabili sono esattamente il 43 per cento.

È una situazione indegna per un Paese civile, perché con la presunzione di non colpevolezza si dovrebbe rimanere fuori dalle carceri fino alla sentenza definitiva e poi andare in carcere, senatore Balboni, e scontare la pena fino all'ultimo giorno. Invece qui si ribalta tutto il discorso: la pena non viene scontata e viene anticipata. In sostanza, abbiamo il fenomeno dell'anticipazione della pena: siccome una parte dei magistrati sa che comunque questa pena alla fine non verrà scontata, la fa scontare in anticipo, così almeno una parte verrà scontata. Senza considerare che poi si verificano anche gli errori giudiziari, che riguardano coloro che vengono messi in galera ingiustamente - ne abbiamo a iosa di casi di questo genere - e che, alla fine, otterranno un simbolico risarcimento da parte dello Stato.

Quindi, questo è il primo problema: troppi detenuti giudicabili. Pensate, sono il 43 per cento; se riducessimo questa percentuale, senatrice Bonino, non avremmo questa situazione indecente nelle carceri italiane. Ma perché si è prodotta questa situazione? Cinquant'anni fa, le carceri italiane erano sufficienti. Cosa è intervenuto? Il fenomeno degli stranieri che hanno affollato le nostre carceri. Perché è bene dire le cose come stanno. (Commenti dal Gruppo PD). Gli stranieri che arrivano in modo irregolare e clandestino nel nostro Paese, pensate veramente che si facciano morire agli angoli delle strade? Senza assistenza sociale, senza lavoro e senza casa vanno a ingrossare inevitabilmente le file della criminalità più o meno organizzata.

Cinquant'anni fa questo fenomeno non c'era. Se andiamo a vedere il dato degli stranieri ci rendiamo addirittura conto che su 24.368 stranieri (in pratica, circa il 38-39 per cento dei detenuti), 12.035 sono giudicabili e 12.147 sono stati condannati in via definitiva: la metà sono giudicabili (probabilmente perché non sanno dove poter andare una volta rimessi in libertà). Quindi, la metà dei detenuti stranieri non è stata colpita da sentenza definitiva. Anche questa è un vergogna, una cosa indegna di un Paese che si dice civile.

Che cosa fare? Indubbiamente bisogna aumentare il personale, perché non è sufficiente esprimere periodicamente la solidarietà del Parlamento a coloro che vivono in modo disumano la stessa vita del detenuto, che hanno dei riconoscimenti economici miserabili, che sono in pochi e che non riescono a garantire neanche la propria sicurezza all'interno delle carceri italiane.

La senatrice Bonino si batte per l'amnistia: qualche parola la devo dire in proposito. Credo che quando parliamo dobbiamo tener conto del fatto che ci sono i delinquenti che commettono i reati ma ci sono anche le vittime dei reati. Allora, provvedimenti di indulto o di amnistia che non risolvono, se non momentaneamente, il problema del numero dei detenuti, come è accaduto per l'ultimo indulto, finiscono per essere un'offesa per coloro che hanno subito il reato, per le persone vittime del reato, per la totalità dei cittadini, che non riescono a comprendere come sia possibile che dei delinquenti che commettono reati anche gravi non scontino la pena non solo per i benefici propri dell'ordinamento penitenziario, ma addirittura per via di indulti o amnistie che - lo ripeto - sono provvedimenti emergenziali e non di carattere strutturale.

Tra le misure di carattere strutturale che si possono adottare, come è stato detto da qualcuno, si potrebbe affrontare il tema della riforma del processo penale, che nella 2a Commissione è sempre superato da altre esigenze di carattere eccezionale, oppure, signor Ministro, il problema della magistratura onoraria. Su questo tema, in Commissione giustizia abbiamo già completato quasi tutte le audizioni, siamo pronti per fissare il termine per la presentazione degli emendamenti, ma non conosciamo ancora l'orientamento del Ministro.

Abbiamo dei vice procuratori onorari, dei giudici onorari in tribunale e dei giudici di pace: credo quindi sia giunto il momento di riformare tutto questo comparto per garantirgli un minimo di stabilità. Molte volte, infatti, si critica la magistratura onoraria, anche a ragione, ma se nel nostro Paese non ci fosse tale magistratura avremmo già portato in tribunale i libri della giustizia italiana per la dichiarazione di fallimento. È dunque essenziale affrontare questo problema e riformare la magistratura onoraria per garantire un maggior tasso di qualità a quella magistratura della quale non possiamo assolutamente fare a meno.

Si è parlato di costruire nuove carceri ovvero dell'ampliamento di quelle esistenti, però, signor Ministro, ciò comporta risorse che purtroppo non sono sufficienti. Ritengo infatti che dobbiamo finirla con i tagli orizzontali nel nostro comparto, perché un settore che soffre, come quello della giustizia in generale e il sistema carcerario in particolare, non dovrebbe subire tagli orizzontali. Io non ho dubbi su questo, perché abbiamo la necessità non di tagliare le poche risorse che abbiamo, ma di aumentarle, per garantire un minimo di dignità a coloro che si trovano nelle carceri, ma soprattutto per accelerare i tempi, oggi biblici, della giustizia italiana.

Inoltre, possiamo certamente affrontare il delicato tema della depenalizzazione dei reati minori, cioè quelli per i quali non si va in galera se per non pochissimi giorni, creando un turnover pazzesco e un ulteriore carico di lavoro per il personale che sovrintende alla sicurezza nel carcere, e la cui attuale configurazione non ha alcuna deterrenza. Reputo quindi opportuno sostituire la detenzione per i reati minori, che non destano particolare allarme sociale, con sanzioni amministrative serie dal punto di vista pecuniario nonché accessorio, come la sospensione o il ritiro della patente, perché tali misure sono certamente dotate di maggior deterrenza rispetto a quelle previste dall'attuale codice penale e da leggi speciali.

A questo proposito ritengo non ci siano dubbi. Ricordate quando era prevista la sanzione penale per la guida senza patente? Quella norma non aveva alcuna deterrenza, ma sarebbe diverso se invece di una sanzione di carattere penale se ne prevedesse una di tipo amministrativo con la sospensione della patente. Pertanto, poiché a mio avviso per gli italiani la cosa che più conta è la patente di guida, se si prevede una norma per cui, in caso di violazione, la patente viene sospesa e in caso di recidiva viene ritirata, credo che avremmo risolto gran parte dei nostri problemi circa il sovraffollamento delle carceri e il carico della giustizia italiana.

Parlavo, signor Ministro, e mi avvio a conclusione, di maggiori risorse per la giustizia. Abbiamo avuto notizia che la procura della Repubblica di Bari ha disposto 100.000 intercettazioni. Io non voglio entrare nel merito di quella vicenda. C'è chi afferma che le intercettazioni non sarebbero 100.000 ma 80.000 o 90.000, ma mi sembra che si diano un po' i numeri. Io dico soltanto che 100.000 intercettazioni rappresentano una mole di provvedimenti che dovrebbero servire al raggiungimento della prova.

Le intercettazioni, infatti, servono per acquisire elementi ai fini dell'accertamento di una prova. Invece, sono diventate prove esse stesse. Ma se invece queste 100.000 intercettazioni le avessimo utilizzate per contrastare la malavita organizzata? E questo Governo l'ha contrastata, e la contrasta, efficacemente, perché mai è accaduto in passato - bisogna dirlo - che tanti mafiosi, tanti camorristi e tanti aderenti alla 'ndrangheta siano finiti nelle patrie galere come sotto questo Governo. Mai era accaduto che fosse ridotto quasi a zero il numero dei grandi latitanti.

Però, se noi avessimo potuto impiegare le risorse legate a queste 100.000 intercettazioni, sicuramente avremmo potuto mettere in moto quelle iniziative necessarie per debellare, forse, la malapianta della malavita organizzata, e certamente per assicurare alla giustizia gli sfruttatori della prostituzione, per mettere in galera gli stupratori e gli assassini. E invece si sono destinate tutte queste risorse per un unico procedimento, di cui non si sa quale potrà essere l'esito. Quindi, signor Ministro, è vero che mancano le risorse, ma è altrettanto vero che, a volte, come nel caso di Bari, le risorse sono sperperate. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Ministro della giustizia.

Comunico all'Assemblea che sono state presentate le seguenti proposte di risoluzione: n. 1 (testo 2), del senatore Centaro e di altri senatori, n. 2 (testo 2), della senatrice Finocchiaro e di altri senatori, n. 3 (testo corretto), del senatore Li Gotti e di altri senatori, n. 4 (testo 2), del senatore Bruno e di altri senatori , n. 5, della senatrice Bonino e di altri senatori, e n. 6 (testo 2), del senatore Saccomanno e di altri senatori.

Ha facoltà di intervenire il Ministro della giustizia, senatore Palma, al quale chiedo anche di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate.

PALMA, ministro della giustizia. Signor Presidente, prima di tutto desidero ringraziare tutti i senatori che sono intervenuti nel presente dibattito per il contributo di argomentazione che hanno voluto arrecare al confronto, e anche per le manifestazioni di stima personale che hanno voluto rivolgermi.

Avevo detto all'inizio del mio precedente intervento che intendevo evitare ogni contrapposizione, ogni tentazione di analisi comparativa e, in una parola, ogni polemica. Questa è la ragione per la quale non intendo rispondere ad alcun punto della requisitoria pronunciata dal senatore Casson. (Applausi dal Gruppo PdL).

Può darsi, come è un suo auspicio, che non vi sarà un'altra occasione per poter parlare qui di giustizia quale Ministro della giustizia. Sicuramente, però, senatore Casson, lei ha perso questa volta questa occasione per percorrere quella strada della condivisione, che pure era stata auspicata, nella irrimediabile divisione della politica, dal Presidente della Repubblica. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Centaro).

Si è detto che nel mio precedente intervento mancavano delle proposte. A ben vedere, se il mio intervento fosse stato ascoltato con maggiore attenzione, quell'intervento conteneva le proposte - le uniche possibili nell'immediatezza - per affrontare il problema del sovraffollamento carcerario e delle connesse problematiche che attengono ai servizi di istituto della Polizia penitenziaria.

Molto rapidamente, ricordo che nel mio intervento si era parlato della modifica dell'articolo 123 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale, sì da obbligare, salvo casi eccezionali, il magistrato ad accedere al carcere, pena sanzione disciplinare, per la convalida e per l'interrogatorio del soggetto detenuto.

Si era parlato della modifica dell'articolo 558 del codice di procedura penale o, meglio, di una sua ulteriore precisazione, specificando che quando si deve procedere al rito direttissimo non è previsto (come non è previsto tuttora, essendo esclusa l'applicazione dell'articolo 386, comma 4) il passaggio in carcere dell'arrestato o del fermato in flagranza di reato.

Si era parlato di un potenziamento delle videoconferenze e si era altresì detto che bisognava intervenire rapidamente sulla questione della sanità: sono tutti interventi specifici, tesi a diminuire l'enorme carico di traduzioni che incombe sulla Polizia penitenziaria.

Al riguardo, è doveroso per me riferire che la prossima settimana incontrerò il ministro Fazio per risolvere le problematiche tuttora pendenti, sia con riguardo alla sanità penitenziaria, sia con riferimento agli ospedali psichiatrici giudiziari. Anche su questo erano state formulate alcune proposte, la più importante delle quali era quella di collegare la durata della misura di sicurezza quanto meno alla gravità del reato, sì da impedire che ad esempio - come accertato dalla Commissione parlamentare d'inchiesta nel Servizio sanitario nazionale - soggetti resisi responsabili del reato di resistenza potessero stare in ospedale psichiatrico giudiziario per oltre 18 anni; allo stesso modo, si è evidenziato che probabilmente vi era ragione di intervenire per ottenere un maggior rigore nella valutazione della pericolosità sociale.

Il presidente Ignazio Marino, nel suo intervento, ha ricordato che un magistrato di sorveglianza ha tranquillamente affermato di aver ritenuto la pericolosità sociale di un soggetto non più pericoloso perché non sapeva dove posizionare il soggetto stesso.

In altri termini, si dovrebbero porre in essere quegli interventi che dicessero a chiare note che l'ospedale psichiatrico giudiziario non è lo strumento di risoluzione di problemi propri del sistema sanitario e principalmente che, se non si è pericolosi, la misura di sicurezza cessa. Erano state avanzate proposte anche con riferimento ad un'eventuale modifica dell'articolo 386, comma 5, del codice di procedura penale, quanto meno con riferimento ai reati di minore gravità oggetto di arresto facoltativo, forse pensando di rendere cogente l'arresto domiciliare e di considerare il possibile allocamento in carcere solo in presenza di eccezionali esigenze, cioè sostanzialmente - per chi si intende di diritto - capovolgere la formula attualmente prevista nell'articolo 386, comma 5, che consente al pubblico ministero in caso di arresto di disporre gli arresti domiciliari: si andrebbe agli arresti domiciliari per i reati di minore importanza per cui si è proceduto all'arresto facoltativo, ferma restando la possibilità per il pubblico ministero di stabilire in casi di eccezionale rilevanza la restrizione in carcere.

Ancora, si era accennato alla possibilità di modificare la legge 26 novembre 2010, n. 199 (la cosiddetta legge under one), prevedendo una estensione del periodo di fine pena (non più un anno, ma qualcosa di più) per incidere seriamente sul sovraffollamento.

Dal tenore del discorso, si evinceva che tali misure avrebbero comportato nell'immediatezza la riduzione di almeno 2.000 persone del numero dei detenuti.

A proposito di 2.000 persone, ho avuto modo di ascoltare nel corso del dibattito, ma anche di leggere in qualche articolo di giornale che sarebbe stata paradossale la mia affermazione secondo la quale mancano 2.000 detenuti alla soglia di tollerabilità, quasi che ciò mi inducesse a dire: «Tranquilli, abbiamo ancora 2.000 posti per allocare». Avendo rispetto dell'intelligenza di tutti, credo di essermi spiegato male; pertanto, desidero chiarire che quelle 2.000 unità significavano la mia grande preoccupazione, specie se rapportata ad altro dato - che io ho fornito nel mio intervento - che prevedeva 3.500 detenuti in aumento nel 2010 e 3.000 detenuti in aumento nel 2011. Quindi, il mio è un invito a intervenire con grande responsabilità, ma rapidamente.

Diversi interventi si sono soffermati sull'edilizia carceraria. Ho già detto nel corso del mio intervento che non considero l'edilizia carceraria la soluzione di un problema: considero l'edilizia carceraria esclusivamente come lo strumento per raggiungere l'obiettivo che è posto al termine di un sistema generale che vede il mondo del carcere come tassello del mondo della giustizia. In altri termini, mi chiedo che tipo di progetto di edilizia carceraria si può fare sul breve, sul medio e sul lungo periodo, se non si ha chiaro il progetto di riferimento del sistema giustizia e, all'interno di esso, del sistema carcerario.

Si è detto che sul piano carceri non avete avuto notizie, e si è altresì sostenuto che ci si augurava che nella costruzione delle carceri non si seguisse la logica emergenziale della secretazione. Allora, mi è gradito comunicarvi che la scelta seguita dal commissario delegato è quella dell'assoluta trasparenza, anche se la scelta di tale trasparenza impone dei tempi procedurali, tra la pubblicazione del bando, la presentazione delle offerte, e tutto ciò che successivamente ne consegue.

In ogni caso, in termini di estrema sintesi vi posso comunicare che, secondo quanto comunicato a me dal commissario delegato, entro il 2 novembre 2011 verranno pubblicati tutti i bandi di gara relativi ai 19 padiglioni dell'intero piano. Il padiglione del carcere di Piacenza dovrebbe essere stato consegnato nell'agosto di quest'anno. Entro il 2 dicembre 2011 vi sarà la presentazione delle offerte; entro il 4 gennaio 2012 vi sarà l'inizio dei lavori. Ciò equivale a dire, stante la differenza del tipo di intervento, a seconda che si tratti di un padiglione per 200 persone o di un padiglione per 400 persone, come per le carceri di Opera e di Rebibbia, che entro il gennaio 2013 saranno ultimati 16 padiglioni, per un ammontare di 2.800 posti; entro l'aprile 2013, due padiglioni, per un'ammontare di 400 posti; entro l'agosto 2.013, altri due padiglioni, quelli di Opera e Rebibbia, per un ammontare di 800 posti.

Nel frattempo, si avvierà la seconda parte del piano, che consiste nella costruzione di nuove carceri. Come ho già detto, è intenzione del Governo sostituire la costruzione di 11 istituti penitenziari classici con carceri a bassa sicurezza: carceri moderne che consentono un impiego di personale minore per la sorveglianza e il controllo, dove allocare i detenuti che, indipendentemente dalla loro storia personale, vengono considerati a bassa sicurezza.

Ancora. Vi siete soffermati sulla Polizia penitenziaria e, in particolare, sulla carenza di organico che era stata da me stesso denunciata nel corso del mio intervento. Siamo in attesa di assumere 1.611 agenti di Polizia penitenziaria. Al riguardo, questa mattina ho inviato una lettera al ministro Tremonti, e correttamente ne ho portato a conoscenza il Presidente del Consiglio e la Sottosegretario di Stato, con la quale ho invitato il ministro Tremonti a superare le perplessità che erano state avanzate dalla Ragioneria generale dello Stato e a consentire, nel pieno adempimento della legge, ad assumere i 1.611 agenti di Polizia penitenziaria.

Sono sufficienti gli organici con riferimento alla pianta organica? È una domanda a cui è difficile dare risposta se non si ha chiarezza in ordine a che cosa dovrà essere il carcere e, cioè, sostanzialmente se non si ha chiarezza intorno al sistema carcere e alla previsione che in ragione di quel sistema carcere si può fare relativamente ai soggetti che saranno in futuro costretti ad entrarvi. In ogni caso, nella riunione che ho avuto ieri con tutte le organizzazioni sindacali, in pieno e assoluto accordo, si è decisa la costituzione di un tavolo di lavoro tecnico che studi il problema della pianta organica con riferimento a tutte le implicazioni che essa comporta, sì da poter consentire al Governo un intervento meditato e condiviso con le organizzazioni sindacali sul punto. Fin da subito si procederà, come già ho accennato, al recupero di tutti gli agenti di Polizia penitenziaria che si trovano in distacco e in comando presso altre amministrazioni dello Stato ovvero che sono impegnati in servizi di scorta.

Mi è particolarmente gradito riferire qua a voi il grande elogio che ieri i detenuti del carcere di Reggio Calabria hanno inteso rivolgere alla Polizia penitenziaria e agli operatori tutti del carcere per il modo con cui svolgono il loro lavoro. Al riguardo, consentitemi di dire che non con stupore ma con amarezza registro un intervento dell'onorevole Napoli ieri e, oggi, dell'onorevole Alfano, i quali hanno parlato di una inutile passerella o di un inutile turismo a Reggio Calabria. Se si vuole considerare passerella o turismo visitare le carceri, vedere quali sono le condizioni logistiche delle varie strutture carcerarie, fermarsi a colloquio, come ho fatto io, con oltre 100 detenuti nell'ora d'aria (Applausi dei senatori Perduca e Valentino) senza personale di scorta che garantisca protezione, fatelo pure, ma questa è una passerella che sono disposto a compiere ogni settimana. (Applausi dai Gruppi PdL, CN-Io Sud-FS e del senatore Perduca). Se parlare con i detenuti che sono i destinatari e protagonisti negativi di un mondo, che è il mondo della giustizia e del carcere, viene considerato una passerella, io considero di continuare a fare quelle passerelle perché trovo che sia assolutamente giusto e corretto per un Ministro della giustizia ascoltare le lamentele e le critiche che ci possono venire dal mondo della sofferenza carceraria. (Applausi dai Gruppi PdL e Sud-FS CN-Io ). Dico questo al di là di ogni propaganda politica che può essere attivata in ordine a queste circostanze.

Avete parlato correttamente del lavoro in carcere come un momento fondamentale dell'opera di rieducazione dei detenuti. Mediamente vi sono 75 milioni di euro finalizzati a questo scopo: non mi va di fare delle analisi comparative, anche perché queste, osservando il 2007 e il 2010, denoterebbero un vantaggio di una parte politica, la mia, rispetto all'altra parte politica che governava fra il 2006 e il 2008. Se volete, i dati sono a vostra disposizione.

Certo è che un notevole numero di soggetti sono impegnati nel lavoro (all'incirca il 25 per cento della popolazione carceraria, un terzo dei quali sono lavoranti stranieri) e che l'analisi dei dati induce a ritenere che le rosee aspettative della cosiddetta legge Smuraglia non hanno trovato purtroppo soddisfazione in quanto il numero dei lavoranti non alle dipendenze dell'amministrazione è davvero esiguo rispetto ai lavoranti alle dipendenze dell'amministrazione.

Ho ascoltato con grande attenzione tutti gli interventi. Condivido molte argomentazioni che sono state svolte. È sempre poco gentile citare un senatore rispetto ad un altro, ed è evidente che non lo farò.

Senatore Li Gotti, condivido quello che lei ha detto sulla sospensione del processo per irreperibilità e sulla modifica del processo contumaciale, ma le ricordo che si tratta di un qualcosa su cui già stiamo lavorando. Gli schemi normativi sono pronti e avevamo immaginato, quanto meno con riferimento al processo agli irreperibili, di poterlo inserire nella manovra. Però, senatore Li Gotti, entrambe le ipotesi - mi consenta di ricordarlo - possono giovare al mondo della giustizia, ma non certo risolvere il problema del sovraffollamento carcerario.

Trovo, invece, di interesse, nel senso che deve essere valutata ed approfondita, l'ipotesi di un allargamento anche agli adulti incensurati della cosiddetta messa in prova. Credo che tale argomento vada studiato.

Presidente Bonino, condivido tutto il suo intervento pronunciato in Aula, salvo cinque parole della conclusione - lei sa quali sono - che riguardano l'amnistia e l'indulto.

Prendo atto del fatto che lei non abbia voluto parlare della giustizia civile. Conosco la sua assoluta buona fede e lealtà, e so perfettamente che l'ha fatto perché soffermarsi sul tema della giustizia civile avrebbe sottratto tempo a un approfondimento sul mondo della giustizia penale e su quello carcerario. Però, mi consenta di accennare che sul piano della giustizia civile tanto è stato fatto da questo Governo. Si pensi alle modifiche del codice di procedura civile in termini di riduzione di termini, di introduzione del rito sommario, di mediazione; e ancora, in materia di semplificazione dei riti, che da 33 sono diventati 3. Inoltre, non va dimenticato il disegno di legge che stiamo per presentare per lo smaltimento dei procedimenti civili datati tre anni.

Si è parlato a lungo del problema della presenza dei tossicomani in carcere. Si tratta di un problema reale e fortemente esistente; ma sono presenti in carcere per violazione dell'articolo 73 della normativa sugli stupefacenti (o di altre discipline similari) 27.294 persone, di cui 12.523 stranieri. I detenuti tossicomani presenti in carcere sono 16.245, di cui 5.083 sono stranieri, e presumibilmente non tutti questi oltre 16.000 soggetti sono ristretti in carcere per imputazioni attinenti alla legge sugli stupefacenti.

Il problema di fondo che avete affrontato riguarda la possibilità di espiare fuori dal carcere, in comunità, la pena che eventualmente viene irrogata ai soggetti tossicomani. Sul punto, però, vi devo dire che questo tipo di espiazione in comunità è affidata al Servizio sanitario nazionale, e i dati sono i seguenti. Il DAP, per una spesa di 750.000 euro annui, provvede all'espiazione in comunità - se così si può dire - di circa 68 persone, essendo limitata la sua competenza solo alle Regioni a statuto speciale. Per il resto vi sono 2.900 detenuti tossicodipendenti che espiano la pena in comunità a carico del Servizio sanitario nazionale.

Mi permetto di dire come momento di riflessione per tutti che, per andare in comunità, occorre il consenso del detenuto e che non tutte le comunità hanno posti per poter accogliere i soggetti che si trovano in carcere.

Presidente Bonino, nel suo discorso ha trattato un punto che io trovo estremamente corretto. Quando lei parla di 170.000 prescrizioni, sostanzialmente parla di un'amnistia strisciante; parla di un qualcosa che avviene al di fuori delle omogeneità che possono essere garantite dalla legge. Le aggiungo che quelle 170.000 prescrizioni all'anno, costituendo comunque un processo che spesso si muove nelle sue varie fasi, comportano una spesa di circa 80 milioni di euro l'anno per la giustizia.

Sul punto, però, mi pare che vi sia un tentativo di intervento da parte dei procuratori della Repubblica. Penso per un verso alla ben nota circolare Maddalena del gennaio 2007 la quale, in termini molto chiari, stabiliva che non era realistico trattare con priorità i processi antecedenti al 2 maggio 2006, in quanto il loro effetto finale, ove mai raggiunto, sarebbe stato vanificato dall'indulto. Addirittura, nell'indicare le priorità, aveva stabilito che non avessero alcuna priorità una serie di reati quali la resistenza, l'esercizio abusivo, il favoreggiamento personale e reati di lieve entità, l'ingiuria e la diffamazione.

Ma vi è di più. Un analogo provvedimento organizzatorio è stato emesso da tanti altri procuratori. Cito uno fra tutti, il procuratore di Nola, il quale ha affermato che vi sono fasce diverse di priorità e che tra quelle a bassa priorità devono essere inseriti tutti i processi in fase di indagine che si trovano a due anni dallo spirare del termine finale della prescrizione massima. Ciò ha una sua logica. Se un processo è destinato a morire, farlo rappresenta certamente una forma di accanimento terapeutico o ricerca di una sentenza destinata a non avere effetti giuridici, quindi di una sentenza eticistica, che non ha ingresso nel nostro ordinamento giuridico.

Non solo. Trovo assai interessante il fatto che molti si scagliano contro quella riforma costituzionale che individuava la necessità di criteri per l'esercizio dell'azione penale da lasciare al legislatore ordinario, proprio al fine di creare una omogeneità di comportamento sull'intero territorio nazionale. I critici di quella riforma, almeno per questa parte, nulla hanno avuto a che dire in ordine alla diversità di detti provvedimenti organizzatori.

Non c'è dubbio - lo abbiamo detto tutti, lo avete detto tutti - che il problema fondamentale del sovraffollamento è un eccesso di custodia cautelare. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, lo ha detto il primo presidente della Corte di cassazione, l'avete detto quasi tutti voi. Senatore D'Ambrosio, lei è stata una rara avis. Lei si è di gran lunga distanziato da questo coro unanime e ha - la ringrazio per l'elegante lezione di diritto - voluto ricordarmi che non si poteva parlare di abuso di custodia cautelare con riferimento a quelle detenzioni di tre giorni, evidentemente rapportate al processo di convalida, o a quelle detenzioni di dieci giorni, evidentemente rapportate al giudizio direttissimo.

Senatore D'Ambrosio, quello che lei afferma è vero, ma è omissivo su una circostanza importante, che è esattamente quella che era oggetto di una mia proposta. Se tutto questo avviene, come lei ha affermato, per un eccesso della Polizia giudiziaria, mi vuole spiegare in che modi e in che termini i pubblici ministeri hanno esercitato il potere loro consentito dall'articolo 386, comma 5, del codice di procedura penale? Quante volte i pubblici ministeri avvisati dell'arresto, come d'uopo per ogni sostituto di turno, e resisi conto della situazione hanno disposto che il soggetto andasse agli arresti domiciliari nei luoghi di dimora previsti, e quante, invece, forse in maniera pigra o forse in maniera convinta, si sono ben guardati dall'esercitare questo potere e hanno consentito l'allocazione dell'arrestato in carcere, carcere da cui il fermato è uscito tre giorni dopo o dieci giorni dopo per una decisione del giudice? E lei pensa che questo sia eccesso da parte della Polizia giudiziaria, o difetto nell'azione propria del pubblico ministero?

E ancora, senatore D'Ambrosio. Lei sostanzialmente dice che la colpa del sovraffollamento carcerario è dovuta alla presenza di diversi stranieri, oltre che di tossicomani di cui prima ho parlato, che sono in carcere per la violazione delle norme sul permesso di soggiorno (nel 2011 sono entrati in carcere per questa violazione 26 detenuti, senatore D'Ambrosio), ovvero per la violazione dell'obbligo di allontanamento. Le ricordo, senatore D'Ambrosio, che questo obbligo di allontanamento è stato modificato con la legge n. 89 del 2011 e che è stata prevista la multa al posto della reclusione, aggiungendosi che il soggetto era comunque scriminato ove vi fosse stato un giustificato motivo.

Allora, abbandonando questo discorso, il problema di fondo è quello che mi ero permesso di sottoporre all'attenzione del Senato: cosa deve essere la custodia cautelare in carcere? Tutti quanti noi sappiamo che i criteri per la custodia cautelare in carcere sanciti dall'articolo 274 del codice di procedura penale sono l'inquinamento istruttorio, il pericolo di fuga, ovvero la possibilità di reiterazione di reati gravi o di reati di criminalità organizzata, o della stessa specie di quello per cui si procede.

Presidenza della vice presidente MAURO (ore 18,32)

(Segue PALMA, ministro della giustizia). Non solo. Tutti quanti noi sappiamo quello che prevede l'articolo 275, e cioè che nell'irrogare una misura cautelare bisogna fare attenzione alla proporzionalità tra l'entità del fatto e la sanzione che possa essere irrogata, valutare se è presumibile o meno che la pena possa essere oggetto di sospensione condizionale e prescrivere il carcere solo se ogni altra misura risulti inadeguata e, addirittura, solo in presenza di eccezionali esigenze cautelari per gli ultrasettantenni o i malati. Tanto ciò è vero, con riferimento a questi due ultimi elementi, che ho già chiesto notizie in ordine a due detenuti incontrati ieri nel carcere di Reggio Calabria, ultrasettantacinquenni e malati, che evidentemente incombono nelle loro continue traduzioni verso le strutture carcerarie sul lavoro della Polizia penitenziaria, ma principalmente, con la loro presenza in carcere, non riescono a dare il senso della comprensione di questo articolo ovvero, ahimè, danno in maniera molto grave il senso della comprensione di quello che ha affermato il Presidente della Repubblica.

Per quale motivo tutto questo succede? Il senatore Benedetti Valentini è stato molto garbato: gli ricordo però che quanto affermato dal senatore Maritati nel suo intervento è l'esatta riproposizione di quanto, circa vent'anni fa, veniva affermato in un'intervista da un noto procuratore della Repubblica della Resistenza. Il senatore Maritati ha affermato: finché avremo un'amministrazione della giustizia che decide se un cittadino è responsabile o meno dopo 6-12 anni e più, la custodia cautelare resterà l'unico strumento che dice al Paese, anche a quella forte e diffusa aspettativa di giustizia, che c'è ancora una repressiva risposta giudiziaria. (Commenti del senatore Maritati). Lo so, senatore Maritati, che è così; lo so che è così, ma proprio così non deve essere, senatore Maritati. (Applausi dal Gruppo PdL.Commenti del senatore Maritati).

Quello che io vi chiedo è di porre in essere una normativa che impedisca ai giudici etici, ai pubblici ministeri etici di violare così fortemente la nostra Costituzione! (Applausi dal Gruppo PdL.Commenti del senatore Maritati). Una Costituzione che prevede, caro senatore Maritati, all'articolo 27 una presunzione di non colpevolezza e che nella Parte I, con riferimento ai diritti fondamentali, prevede in che modi e in che termini eccezionali debba essere privato il cittadino della sua libertà personale. Cosa c'entra la custodia cautelare come risposta repressiva di giustizia da propinare all'opinione pubblica con quelle esigenze cautelari che sono sancite dal nostro legislatore all'articolo 274? (Applausi dal Gruppo PdL).

MARITATI (PD). Ho chiesto una spiegazione, non ho dato un giudizio.

PALMA, ministro della giustizia. Riusciamo o non riusciamo a comprendere che le esigenze cautelari devono guidare il giudice e il giudice non deve essere guidato dalle effimere risposte di soddisfazione dell'opinione pubblica del momento? O dobbiamo fare l'elenco di quante risposte sono state date all'opinione pubblica del momento e si sono risolte nella sofferenza carceraria di molti soggetti indagati, e si sono concluse con quei trafiletti in cui molto distrattamente si dava conto dell'assoluzione (Applausi dai Gruppi PdL e CN-Io Sud-FS), rispetto ai titoli a prima pagina che invece segnavano il momento dell'arresto? Basta!

MARITATI (PD). Quello è un altro problema.

PALMA, ministro della giustizia. Quindi, vi è la necessità di norme più rigide per la custodia cautelare, norme che impongano ai giudici di rispettare l'attuale dettato dell'articolo 275 del codice di procedura penale. Non vogliamo risposte repressive all'opinione pubblica; vogliamo che la gente sia privata della libertà personale secondo le regole stabilite dal nostro ordinamento, secondo le regole di uno Stato di diritto.

MARITATI (PD). Vogliamo anche i processi!

PALMA, ministro della giustizia. Sì, li facciamo i processi.

MARITATI (PD). E quando, in dieci anni?

PALMA, ministro della giustizia. Caro senatore Maritati, lei credo abbia perso un passaggio in ordine alla prescrizione. Se ci si dedicasse ai processi che possono arrivare alla sentenza passata in giudicato, invece che a quelli che sono destinati a finire inevitabilmente nella prescrizione, forse non sarebbero 170.000 i processi prescritti! (Applausi dai Gruppi PdL, LNP e CN-Io Sud-FS).

E ancora, tanto, tanto, tanto, caro senatore Maritati, ci dedichiamo (e così finisce questo simpatico confronto - com'è giusto che sia, essendo, secondo Regolamento, per me obbligo rivolgermi alla Presidenza del Senato e al Senato) e tanto ci interessiamo dell'efficienza della giustizia chesiamo riusciti, anche con un certo accordo anche delle forze dell'opposizione - non lo nascondo - ad avere la legge delega per la revisione delle circoscrizioni giudiziarie. Erano decenni che si voleva questa riforma! Ebbene, adesso la legge-delega c'è. E questa riforma verrà compiuta. Che cosa è la revisione delle circoscrizioni giudiziarie se non un recupero di personale amministrativo e di magistrati, un accorpamento, sì da consentire la specializzazione dei magistrati e conseguentemente, per l'effetto, velocizzare i processi? E come, perdonatemi, avete potuto affermare che non si stia operando in ordine alla depenalizzazione, che inevitabilmente è il passaggio successivo della revisione delle circoscrizioni?

Ho ripetutamente detto - i giornali ne sono pieni - di avere già costituito un tavolo tecnico sulla depenalizzazione presso il Ministero e che mi auguro, entro la metà del mese di ottobre, di portare in Consiglio dei ministri un disegno di legge sulla depenalizzazione che verrà in Parlamento. E quella sarà la sede per stabilire i termini, le modalità di quella depenalizzazione: se quella depenalizzazione dovrà riguardare, come è già accaduto nel passato, reati bagattellari, e cioè in gran parte rientranti nel cosiddetto diritto penale minimo, ovvero possa, ferme restando le esigenze di sicurezza della nostra società, trovare dei possibili allargamenti. Lì probabilmente ci confronteremo; lì ciascuno di noi rappresenterà al Paese, al di là delle parole, quello che realmente pensa in ordine al sistema giustizia ed in ordine a quello che deve essere il carcere. Ma tutto questo sarà possibile in relazione all'atteggiamento che vorrete prendere nell'affrontare queste tematiche, che non sono - scusatemi, ma non mi farò coinvolgere in questo - il processo breve e il processo lungo, ma queste riforme di sistema, quelle che avete sempre voluto, agognato, quelle su cui oggi voi sarete chiamati a discutere, quelle che sicuramente possono portare un vantaggio in termini di deflazione giudiziaria - penso all'ingolfamento dei processi a fronte della obbligatorietà dell'azione penale - ed anche, a seconda di come voi modulerete questa depenalizzazione, al mondo del carcere.

E penso, presidente Bonino, come già le è stato detto da molti senatori, che quando questa riforma verrà fatta si potranno fare altri ragionamenti. Davvero non credo - e lo dico con grande sincerità - che un'amnistia ed un indulto oggi, con la previsione futura di una riforma generale del mondo della giustizia, possano avere un esito diverso da quello delle altre amnistie. Resterà tutto com'è, i grandi temi che nel confronto abbiamo agitato non verranno trattati. Troppe sono le riserve nell'affrontare con serenità il variegato e grande mondo della giustizia. E quindi, se volete cercare quella strada della coerenza, del coraggio e della condivisione che vi è stata indicata dal Presidente della Repubblica, la strada è quella delle riforme. Alcune delle quali, indipendentemente dallo scorcio che ci separa dalla fine della legislatura, se vi è questo coraggio, se vi è questa coerenza e se vi è questa condivisione, possiamo farle insieme, tranquillamente; non per il bene vostro, non per il bene nostro, ma per il bene generale della giustizia. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP, CN-Io Sud-FS e dei senatori De Sena, Magistrelli, Leddi e Negri).

PRESIDENTE. Ministro, le chiedo di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate.

PALMA, ministro della giustizia. Signora Presidente, siccome sono state apportate molte modifiche, vorrei controllare con gli Uffici il testo finale delle risoluzioni per poter poi esprimere il parere.

PRESIDENTE. Cominciamo allora con le dichiarazioni di voto.

MORANDO (PD). Come possiamo fare le dichiarazioni di voto senza conoscere il parere del Governo?

PRESIDENTE. Signor Ministro, bastano cinque minuti di sospensione?

PALMA, ministro della giustizia. Sì, Presidente.

PRESIDENTE. Sospendo pertanto la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 18,44, è ripresa alle ore 18,52).

Riprendiamo i nostri lavori.

Ha facoltà di intervenire il Ministro della giustizia, senatore Palma, per esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate.

PALMA, ministro della giustizia. Signora Presidente, esprimo parere favorevole alla proposta di risoluzione n. 1 (testo 2).

La proposta di risoluzione n. 2 (testo 2) ha un parere evidentemente contrario per quanto riguarda la parte motiva e, con riferimento invece alla parte dispositiva, ha un parere favorevole al terzo e al quarto impegno, anche se le spese concernenti le case famiglie protette sono di spettanza degli enti locali. Esprimo parere favorevole al settimo impegno, laddove si parla di comunicare al Parlamento quali risorse sono destinate al mantenimento quotidiano dei detenuti; il parere è altresì favorevole all'impegno ad intraprendere la strada di una riforma coerente; favorevole anche a promuovere la revisione delle norme sulla custodia cautelare. In ordine all'ultimo impegno, il parere è contrario, perché credo che sia superato dalla proposta di risoluzione a firma del senatore Marino. Al di là dei punti su cui ho espresso parere favorevole, su tutto il resto il parere è contrario.

Per quanto riguarda la proposta di risoluzione n. 3 (testo corretto) dell'Italia dei Valori, oltre evidentemente a uno scontato parere contrario in ordine alla parte motiva (perché sarebbe davvero singolare che il Ministro condividesse le argomentazioni in virtù delle quali non si approvano le sue comunicazioni), il parere è favorevole in ordine al punto che inizia con le parole: «a valutare la necessità, anche al fine di sopperire al permanere della scopertura», con esclusione dell'inciso: «presso il Ministero della giustizia e». Ove i firmatari della proposta di risoluzione intendessero mantenere questo inciso, il parere è contrario. Mi permetto di rappresentare ai firmatari che la presenza di magistrati presso il Ministero della giustizia è uno dei corollari dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura; conseguentemente, proprio per il sacro rispetto che ciascuno di noi deve all'autonomia e indipendenza della magistratura, troverei singolare escludere o limitare la presenza dei magistrati per le indubbie ricadute su questi due princìpi costituzionali.

Il parere è poi favorevole rispetto all'impegno a informare il Parlamento sui lavori e i risultati del gruppo istituito con il precipuo compito di elaborare proposte; favorevole a fornire al Parlamento un elenco completo delle strutture penitenziarie giù edificate; favorevole a valutare il prioritario adattamento delle strutture esistenti; favorevole a incoraggiare un significativo miglioramento della qualità della preparazione del personale penitenziario. Si può sempre fare meglio, ma la formazione del personale penitenziario, come si riscontra dall'attività che normalmente viene da esso posta in essere, è già di per sé eccellente.

Il parere è altresì favorevole ad assumere iniziative per lo stanziamento di fondi necessari per completare l'organico. Favorevole all'impegno che inizia con le parole: «in relazione al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1° aprile 2008...». Favorevole a promuovere una costruttiva sinergia; favorevole a sostenere iniziative al fine di promuovere con adeguati provvedimenti organizzativi; favorevole a informare il Parlamento sull'attuale ed effettivo stato di utilizzo degli strumenti tecnici.

Passo ad esprimere il parere sulla proposta di risoluzione n. 4 del senatore Bruno ed altri. Il parere è contrario alla parte motiva. Per quanto riguarda gli impegni al Governo, il parere è favorevole su tutti, con la seguente precisazione: eliminare, dal capoverso: «a valutare lo studio di misure innovative per la costruzione di nuove carceri», le parole da «costruzione di nuove carceri» fino a «del leasing e della». Quindi, sostanzialmente, rimane l'impegno a valutare lo studio di misure innovative per la permuta anche valorizzando le strutture esistenti e non utilizzate. Credo che questa sia una strada che debba essere assolutamente percorsa, perché dalla dismissione di antichi e vetusti istituti penitenziari, che si trovano spesso al centro delle città, può derivare un vantaggio per il reperimento delle risorse finanziarie da spendere nel complesso mondo del carcere.

La seconda modifica riguarda l'ultimo punto e comporta l'impegno del Governo «a valutare» invece che «a promuovere» l'istituzione di un Garante nazionale per i diritti delle persone detenute, quale organo di vigilanza; la parte finale del capoverso è da escludere. Ove si intendesse mantenere l'originaria formulazione, il parere è contrario.

La proposta di risoluzione n. 5, della senatrice Bonino e altri, nell'attuale formulazione non può trovare parere favorevole. L'impegno ad immaginare una sorta di compensazione con due mesi di informazione sullo stato della giustizia non rientra nelle intenzioni del Governo. Per tale motivo, il parere è contrario. (Brusìo).

PRESIDENTE. Colleghi, invece di restare in Aula a parlottare tra di voi, vi invito a uscire e recarvi nelle sale adiacenti.

PALMA, ministro della giustizia. Infine, per quanto concerne la proposta di risoluzione n. 6 (testo 2), del senatore Saccomanno ed altri, vorrei capire se nel terzo capoverso del dispositivo il riferimento all'attivazione di sezioni organizzate o reparti si intenda all'interno degli istituti di pena.

PRESIDENTE. Sì, signor Ministro.

PALMA, ministro della giustizia. Allora, signora Presidente, per quanto riguarda questa proposta di risoluzione, vi è parere favorevole, con esclusione, al penultimo capoverso del dispositivo, delle parole «quale la libertà vigilata».

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione delle mozioni.

CENTARO (CN-Io Sud-FS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CENTARO (CN-Io Sud-FS). Signora Presidente, signor Ministro della giustizia, onorevoli colleghi, il Gruppo di Coesione Nazionale -Io Sud-Forza del Sud approverà le sue comunicazioni perché le ha apprezzate, ritenendole comunicazioni obiettive e puntuali, in grado cioè di rappresentare la realtà, e, soprattutto, delle comunicazioni oneste. (Brusìo).

PRESIDENTE. Senatore Centaro, più che richiamare i colleghi che stanno parlando, invitandoli ad uscire dall'Aula, non posso fare. Se volete, onorevoli colleghi, possiamo sospendere i nostri lavori. Non ci sono problemi!

Senatore Centaro, la prego di aspettare qualche secondo, perché altrimenti devo continuamente interromperla e non mi sembra il caso. Per cortesia, onorevoli colleghi, chi non è interessato alle dichiarazioni di voto è pregato di lasciare l'Aula.

Prego, senatore Centaro, riprenda pure il suo intervento.

CENTARO (CN-Io Sud-FS). Come dicevo, il nostro Gruppo approverà le comunicazioni del Ministro: le ha apprezzate perché comunque si tratta di comunicazioni oneste, senza veli, che consentono un approccio alla realtà del sistema carcerario anche a coloro che non sono addetti ai lavori, cioè anche a coloro che sanno leggere tra le righe e sanno interpretare il valzer di cifre e le indicazioni programmatiche, che spesso non hanno avuto poi alcun esito concreto.

La situazione rappresentata dal ministro Palma è certamente difficile, complicata da diversi fattori, che non involge soltanto la responsabilità politica del suo Dicastero. Comprendo perfettamente il motivo per cui egli non ha voluto calcare la mano su notevoli difficoltà: vi è un piano carceri che sostanzialmente non è partito, o comunque stenta a partire perché circa 400 nuovi posti letto e circa 1.100 posti letto ristrutturati sono ben poca cosa rispetto a quello che si pensava di realizzare; vi è un budget complessivo del funzionamento del sistema che è deficitario, così come vi sono problemi di organico. Si tratta certamente di tematiche collegate tra loro; noi riteniamo, però, che non si possa esaurire a queste tematiche la considerazione del sistema e del complesso delle sue difficoltà.

Noi pensiamo al sistema carcerario come ad una parte essenziale ed indefettibile del sistema giustizia italiano. Il sistema carcerario non è solo il terminale del sistema giustizia. Il penitenziario non è il luogo in cui si sconta la custodia cautelare o dove si sconta la pena divenuta definitiva; può essere anche origine di ulteriori processi, nel momento in cui si pensa al sistema carcerario solo come ad un sistema che ha una ragione retributiva e quindi di risposta alla violazione della legge e non anche ad un sistema che deve avere - e forse principalmente - una funzione emendativa, cioè di reinserimento. Se così non è, si crea un circolo vizioso: il carcere genera altre illegittimità, perché il cittadino ristretto per un certo periodo di tempo non si rende conto dell'errore compiuto, ma anzi esce ancora più incattivito nei confronti del sistema che lo ha ristretto in carcere. A volte il carcere diventa una vera e propria università del crimine.

Allora, noi immaginiamo qualcosa che possa prefigurare una riforma strutturale, evitando quelle che sono a tutti gli effetti soluzioni tampone, scacciapensieri, come quelle adottate nella scorsa legislatura dal centrosinistra, che ha votato l'amnistia e l'indulto, cosa che - a quanto pare - non ha sortito alcun effetto ed ha riempito nuovamente le carceri nel giro di sei mesi-un anno, come d'altra parte è sempre stato. Peraltro, amnistia ed indulto danno conto del fatto che, alla fine, in Italia si può delinquere, tanto, periodicamente, arriva un'amnistia che butta fuori dal carcere e libera i tavoli dei magistrati (in realtà, fino ad un certo punto), anche se riempie nuovamente le strade di delinquenti pronti a delinquere, perché non hanno scontato integralmente la pena e perché non sono stati reinseriti nel contesto sociale.

Noi pensiamo alla soluzione del problema non solo con nuovi posti letto e con il completamento dell'organico della Polizia penitenziaria, ma anche con riferimento ad una riforma del sistema penale sostanziale e di quello processuale. È per questo che abbiamo approntato, insieme ai colleghi del PdL e della Lega, la proposta di risoluzione n. 1, che guarda in primo luogo a una depenalizzazione: è inutile un deterrente penale per reati bagattellari che non comportano assolutamente allarme o sociale pericolosità sociale.

Pensiamo alla riforma della custodia cautelare che tranne per reati gravi e di grave allarme sociale, deve essere una extrema ratio, non un modo per far scontare preventivamente la pena, né tanto meno, come spesso avviene, un modo coercitivo per conoscere la verità, salvo poi arrivare a processi che si concludono con assoluzioni con formula piena o addirittura con la sospensione condizionale della pena.

Pensiamo a una riforma del rito direttissimo, per far sì che vi sia la presentazione in udienza vera e non il transito anche solo per pochi giorni nell'istituto penitenziario, che mobilita una serie di risorse umane e materiali che poi non avranno ulteriore seguito giacché l'interessato stazionerà nel carcere massimo per tre giorni e poi sarà di nuovo fuori. Allora, perché non ripensare al sistema precedente, a quelle celle di sicurezza in cui l'imputato, che sarà presentato con il rito direttissimo al giudice, staziona per 24 ore al massimo e poi si vedrà se entrerà nel sistema penitenziario o meno?

Pensiamo all'estensione del sistema delle videoconferenze. L'onere relativo alle risorse umane e ai mezzi per le traduzioni è diventato insostenibile. C'è un vero e proprio turismo giudiziario, che non può essere evitato solo per coloro che sono colpiti dalla misura restrittiva del 41‑bis o per i mafiosi, ma può essere ampliato tranquillamente a tutti.

Pensiamo all'attuazione degli accordi bilaterali con gli altri Paesi, per assicurare che i detenuti extracomunitari, ma anche quelli dei Paesi dell'Unione, possano scontare la pena nelle carceri dei Paesi di provenienza. Signor Ministro, lei ha indicato una percentuale di detenuti extracomunitari e comunitari elevatissima. Allora dobbiamo far sì che costoro vadano via dalle nostre carceri e scontino la pena altrove. In tutto ciò, gli accordi bilaterali non possono avere come presupposto il consenso dell'interessato, perché tale consenso sostanzialmente ne sancisce il fallimento.

Pensiamo inoltre all'organico della Polizia penitenziaria, a nuovi istituti, ai posti letto ed alla vigilanza sul sistema sanitario, che è importantissima perché la pena è un momento di detenzione restrittivo, ma deve tutelare la dignità e i diritti del cittadino, tra i quali un'assistenza sanitaria adeguata. Sotto questo profilo, è intollerabile il mancato recepimento da parte della Regione Sicilia ma dell'attribuzione al Servizio sanitario del sistema sanitario delle carceri. Non è un caso probabilmente che proprio in queste ore l'assessore alla sanità della Regione siciliana è stato giustamente censurato non solo dall'opposizione, ma anche dalla propria maggioranza.

Oltre alla vigilanza sul sistema sanitario, pensiamo a misure alternative alla detenzione che funzionino e non siano un modo per evitare la detenzione, in modo da consentire il reinserimento sociale e lavorativo, ma soprattutto la possibilità di lavori socialmente utili: mandiamoli a pulire i giardinetti, le pareti imbrattate e a fare altri lavori che possano essere di pubblica utilità e possano far comprendere anche un'appartenenza a un contesto sociale che si è persa e che ha generato la violazione della legge. Naturalmente, è importante la rieducazione culturale con materiali e risorse umane necessarie e indispensabili.

Si tratta di un insieme di soluzioni che nel loro complesso, non una staccata dall'altra e non una priva dell'altra, possono avviare a soluzione definitiva il problema.

Signor Ministro, lei ha il giusto background umano ed anche culturale, essendo stato un magistrato, ed ha una forte sensibilità per la situazione carceraria. Ancora, lei ha dato dimostrazione, considerato il pochissimo tempo dal quale ha assunto la carica di Ministro, di una capacità straordinaria di incidere sul sistema. Lei è l'autore dell'unica vera riforma epocale che sia stata emanata in questa legislatura, cioè la revisione delle circoscrizioni giudiziarie.

Se ne parlava dal secondo dopoguerra e non era mai successo. L'unica vera riforma epocale è probabilmente quella della XIII legislatura, la riforma costituzionale dell'articolo 111 della Costituzione. Sicuramente lei sarà in condizione, ancorché non dipenda solo da lei ma da altre responsabilità politiche, di convincere con le argomentazioni appropriate che l'investimento nel sistema penitenziario non è a fondo perduto, ma è di forte impatto in termini di sviluppo economico e culturale. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS ePdL).

BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, ovviamente intervengo sulla proposta di risoluzione n. 4 da noi presentata rispetto alle proposte di modifica che il Ministro ha avanzato sulla risoluzione stessa; dopodiché potrei intervenire sulla proposta di risoluzione n. 1 (testo 2), presentata dal senatore Centaro e da altri, perché sulle restanti non so ancora se ci sarà accoglimento o meno da parte dei colleghi.

Per quanto riguarda la nostra proposta di risoluzione, credo di poter accogliere le richieste di riformulazione che il Ministro ci ha fatto, facendo però due veloci considerazioni. Abbiamo partecipato convintamente a un dibattito politico su una questione di grande civiltà che riguarda il nostro Paese; tuttavia, continuo a pensare che, anche nella replica del Ministro, si evidenzi un limite enorme. Parlo del limite delle cifre, dei tempi e delle risorse che vengono forniti al Parlamento e, quindi, a tutto il Paese con una certa sicumera.

Si affermano con certezza i tempi, le risorse e le cifre che saranno impegnati. Ministro, le ricordo che è in atto una crisi economica di una portata straordinaria nel nostro Paese e che il suo predecessore, con ben altre risorse a disposizione, con ben altra credibilità e maggioranza che lo sosteneva nelle Aule parlamentari e nel Paese, è riuscito a realizzare appena qualche centinaio di posti. Una cosa l'ha realizzata: ha modificato complessivamente il sistema di aggiudicazione dei lavori pubblici per quanto riguarda l'edilizia penitenziaria. In questo senso ci sono risoluzioni che somigliano più a vere e proprie interrogazioni, che però ci fanno oggettivamente riflettere. Io sono convinto che siamo di fronte, di nuovo ad ennesime promesse che non si riusciranno a mantenere.

Provando a correggere anche qualche imprecisione, faccio presente al senatore Centaro che l'indulto non l'ha votato il Governo del centrosinistra, ma il Parlamento.

CENTARO (CN-Io Sud-FS). Io no.

BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Non si parla di maggioranza o di opposizione: è stato un altro tipo di provvedimento. È un tentativo di scaricarsi dalle responsabilità che ognuno di noi si deve assumere, così come abbiamo fatto noi durante la discussione. (Applausi della senatrice Poretti). Le pongo due questioni, Ministro. Perché non vuole valutare le misure innovative finanziarie che può utilizzare? Perché non vuole valutare tecniche quali il leasing e il project financing? Successivamente potrà presentare al Parlamento e all'opinione pubblica le considerazioni di natura economica in virtù delle quali risulta che questi strumenti non si possono applicare.

Anche sulla permuta, mi permetto di sottoporle una riflessione: stia attento, la questione dell'urbanistica penitenziaria è un fatto anche culturale. Penso che vada modificata la costruzione delle carceri per evitare i problemi di sicurezza e vigilanza. Per ridurre gli agenti di Polizia penitenziaria rispetto ai detenuti è assolutamente necessario rimettere mano all'urbanistica delle carceri. C'è poi un'altra questione culturale più profonda.

Carceri e ospedali sono sempre stati costruiti al centro delle città perché ci ricordano il limite delle città dell'uomo. Quindi, anche sulla permuta la invito, per la titolarità che lei ha, a valutare anche le questioni urbanistiche, dei municipi e via dicendo, per agire di conseguenza.

Quanto al resto, riformuleremo la nostra proposta di risoluzione tenendo conto delle indicazioni da lei fornite. Quanto all'altra proposta di risoluzione illustrata dal collega Centaro, ci troviamo in difficoltà, innanzitutto là dove prevede l'estensione a tutti i reati dell'uso della videoconferenza. Ritengo che tale previsione debba essere facoltativa, a tutela anche del detenuto, quando diventa imputato. Nessuno gli può togliere il diritto a presenziare ma, soprattutto, a provare le sue comunicazioni. Ci asteniamo dall'esprimere un giudizio. Ci consenta però di ritenere che il grado di credibilità della compagine governativa di cui lei fa parte, signor Ministro, ci porta a sospettare che il programma da lei esposto non sarà realizzabile. Pertanto, dichiariamo il voto contrario rispetto alla proposta di risoluzione presentata dalla maggioranza. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI).

SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signora Presidente, signor Ministro, già in un'altra occasione ho avuto modo di dirle che ho apprezzato molte sue considerazioni, ed oggi ho apprezzato ancora di più il suo intervento, in molti punti. D'altra parte lei, da magistrato, ha sicuramente le idee più chiare di un parlamentare che non è tanto addentro alla materia.

Lei ha parlato delle traduzioni, un problema realmente paralizzante per la polizia penitenziaria, dell'aumento del personale e di un tavolo di studio: tutte questioni importanti. Soprattutto, ha fotografato, sottolineandone la gravità, la situazione delle carceri, prendendo atto degli innumerevoli tossicodipendenti stranieri arrestati ed ha anche avanzato alcune proposte.

Teniamo presente quanto affermato dal Capo dello Stato e siamo favorevoli ad una collaborazione costruttiva, purché lei non rimanga impantanato nei vari processi brevi, lunghi, e nel discorso delle intercettazioni che si profila all'orizzonte, privando le investigazioni di uno strumento indispensabile, e lei lo dovrebbe sapere bene.

Ho sentito parlare stasera di 100.000 intercettazioni. È un messaggio perverso che viene dato alla gente, perché si parla semmai di 100.000 telefonate, e non di 100.000 telefoni messi sotto controllo. Dobbiamo essere chiari su questo aspetto. Diverso è il discorso della privacy.

Ma ho apprezzato soprattutto il fatto che per lei il problema delle carceri debba essere inquadrato nell'ambito di una riforma globale della giustizia, con la riduzione del numero dei tribunali, delle circoscrizioni e quant'altro. D'altra parte, la risoluzione da noi presentata è stata da lei condivisa. Ciò significa che si può lavorare per una soluzione migliore del problema.

Ciò detto, signor Ministro, penso che lei abbia ottime idee, ma che difficilmente saranno realizzate, proprio per le difficoltà di cui ha parlato il collega Bruno. Lei incontrerà un muro dal punto di vista economico, come del resto è accaduto al suo predecessore, che peraltro non aveva il suo slancio a realizzare qualcosa di costruttivo.

Per quanto riguarda le risoluzioni, quella a prima firma del senatore Centaro è condivisibile. Tuttavia, là dove estende a tutti i reati l'uso della videoconferenza, credo che vada fornito un chiarimento, in quanto penso che tale uso debba essere facoltativo.

Quanto all'amnistia e all'indulto, non siamo contrari in assoluto o per via di principio. Riteniamo, però, che quella precedente sia stata un fallimento perché, dopo poco tempo, le carceri si sono nuovamente riempite.

Di conseguenza aspettiamo prima che si mettano a punto gli strumenti necessari perché non si commetta più l'errore del passato. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI).

LI GOTTI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, la ragione per cui la risoluzione presentata dall'Italia dei Valori si manifesta, anche graficamente, come particolarmente estesa ha una spiegazione ben specifica. Si tratta di una nostra scelta.

Con la nostra risoluzione volevamo affrontare non le sue comunicazioni, Ministro, ma la politica della giustizia nei tre anni di questo Governo. A lei non possiamo certamente fare carico di nulla, se non del fatto che si è messo al lavoro da tecnico proponendo alcune soluzioni con grande realismo.

Quando lei propone che le udienze di convalida vengano fatte in carcere senza la traduzione dei detenuti nei palazzi di giustizia, propone qualcosa di ragionevole. Anche altre proposte modificative e migliorative sono da noi condivise. Tuttavia, non possiamo ignorare che da tre anni a questa parte i problemi della giustizia - parliamo ovviamente in questa sede della giustizia penale - e quindi delle carceri si sono aggravati perché le soluzioni si sono da essi allontanate.

Oggi ha affermato che anche questo scorcio di legislatura consentirebbe di porre in essere molte o alcune azioni con buona volontà. Molte di esse sono state già proposte in passato e sono state all'esame della Commissione giustizia sin dal giugno 2008. Si tratta di proposte che non stiamo avanzando oggi, ma che sono state già depositate e delle quali è già iniziata la discussione, che poi si è fermata. Abbiamo perso tre anni su azioni che potremmo porre in essere oggi in quanto sono già pendenti le relative proposte. Avremmo già risolto quei problemi e oggi quindi ne avremmo potuto affrontare altri.

Perché non è stato fatto? Questo è il fallimento della politica della giustizia. Lei è stato onestissimo nella sua analisi della situazione, ma così come lei è stato onestissimo dobbiamo però anche prendere atto che negli scorsi anni si è enfatizzato sui risultati della giustizia. «Venti miliardi di euro confiscati!». Ma caspita: confiscati grazie al lavoro della giustizia e delle forze dell'ordine! Ma quanti di essi sono arrivati alla giustizia? Risponde a verità o no il fatto che il Fondo unico giustizia serve a far fare cassa allo Stato e che, dei miliardi di euro in esso affluiti, alla giustizia sono andati - o meglio, sono stati promessi - solo 79 milioni? È vero o non è vero?

È la politica che ha imposto questa decisione. Il famoso tesoretto della giustizia, rappresentato dai 682.000 libretti di deposito postale, oltre ai depositi bancari, per un valore di oltre 2 miliardi di euro, rintracciati a gennaio del 2008 dalla commissione Greco costituita presso il Ministero, che fine ha fatto? Dove sono andati a finire quei soldi? Ci erano stati promessi prima, nella misura del 50 per cento (i colleghi della Commissione giustizia lo ricorderanno), poi - si disse - del 30 per cento. Dopo che si è approvata la quota del 30 per cento, dopo soli due mesi, il Governo ha detto che non sarebbe più stato il 30 per cento, ma il 10 per cento del 30 per cento, vale a dire che su cento alla giustizia, dei soldi recuperati dalla stessa giustizia, doveva arrivare un 10 per cento. E alla fine, quanti ne sono arrivati? Non si sa. La Corte dei conti pare abbia autorizzato il pagamento straordinario - attenzione: straordinario - di 79 milioni di euro. Gli altri se li prende lo Stato, l'Erario.

Questa è stata una beffa per la giustizia, perché indubbiamente, con quei soldi, che erano, si diceva, destinati alla giustizia, di problemi se ne sarebbero risolti, eccome.

È vero, noi spendiamo per le intercettazioni telefoniche oltre 300 milioni di euro l'anno. Signor Ministro, questa è una vecchissima storia, ma ci metta il naso, perché in questa storia c'è l'imbroglio. L'80 per cento della spesa è rappresentato dal noleggio delle apparecchiature. Studi condotti dal Ministero e tradotti in un disegno di legge che noi abbiamo reiterato in questa legislatura comporterebbero, per l'acquisto delle apparecchiature, il cui costo di noleggio è superiore a 200 milioni di euro l'anno, la spesa di 50 milioni di euro.

Voi ditemi come è possibile che si continuino a spendere queste somme e non si proceda ad acquistare le apparecchiature, che costano circa un sesto del costo di noleggio annuale. Vuol dire che dietro c'è qualcosa di non chiaro. L'approdo rispetto a questo grumo del business delle intercettazioni telefoniche è tagliare le intercettazioni. Ma tagliamo i costi! (Applausi dal Gruppo IdV).

E tagliare i costi significa andare a smuovere interessi forti. Perché un'intercettazione telefonica in un certo tribunale costa 30 euro e la stessa intercettazione telefonica in un altro tribunale costa 4 euro? Ci deve essere un motivo. Per quale motivo i prezzi a livello locale hanno questo ventaglio così drammaticamente offensivo?

Ed arrivo al grande paradosso che si è creato. La domanda è la seguente: il carcere è il punto terminale, usando l'espressione del senatore Centaro, o la stazione di partenza del processo? Siamo sotto la pressione dell'opinione pubblica che pretende risposte immediate ad un fatto. Noi sappiamo che le risposte si danno con le sentenze. L'opinione pubblica vuole risposte al fatto e si scandalizza due volte: quando non c'è la risposta immediata al fatto e quando rispetto a quel fatto, dopo che si è proceduto all'arresto per 15-20 giorni e poi si deve liberare l'indagato, questi viene liberato. Il problema è che non doveva essere arrestato.

Noi cerchiamo di dare risposte emotive ad una sollecitazione emotiva della gente. Ma per quale motivo c'è la pressione emotiva? Perché non funziona il sistema; perché, rispetto ad un sistema che non funziona, ovviamente la risposta si cerca anticipatamente rispetto alla celebrazione e poi ad una sentenza. Pertanto, si chiede l'arresto come se fosse l'approdo e non l'inizio eventuale.

Non faccia critiche all'opposizione sulla materia della carcerazione preventiva. È in questa legislatura che è stato modificato l'articolo 275 del codice di procedura penale prevedendo un'estensione. La misura cautelare in carcere, istituto residuale, è stata estesa come misura principale ed è stata ampliata in questa legislatura la platea dei reati. Quindi, non ci venite a dire che non sapete che la custodia cautelare è regolata dall'articolo 274; ne chiediamo la corretta e rigorosa applicazione, nel rispetto del codice e della nostra Costituzione.

Il problema è che voi volete rispondere al bisogno di giustizia ampliando la custodia cautelare perché non si riescono a fare le sentenze. Allora il problema è così massicciamente pesante da richiedere interventi che potevano farsi. Per tre anni abbiamo pensato a fare altro e non ci siamo preoccupati dei problemi veri della giustizia. Si sono persi tre anni; anzi, si sono persi dieci anni da quando voi governate. (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Zanda). Dieci anni persi per la giustizia; nessuna riforma. Voi portate la bandierina degli immigrati... (Commenti dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Senatore Li Gotti, per cortesia.

LI GOTTI (IdV). Il fallimento è vostro! (Applausi dal Gruppo IdV). Dovete avere il coraggio di dirlo agli italiani. Il fallimento è vostro! Dieci anni persi per la vostra ipocrisia (Commenti dal Gruppo LNP), inseguendo i diversi modi per proteggere il Presidente del Consiglio. (Applausi dal Gruppo IdV). Questa è la vostra giustizia!

PRESIDENTE. Senatore Li Gotti, la invito a concludere.

LI GOTTI (IdV). Ditelo ai cittadini! Vergognatevi! (Applausi dal Gruppo IdV. Congratulazioni. Commenti dai Gruppi PdL e LNP).

DIVINA (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DIVINA (LNP). Signora Presidente, signor Ministro, signor Sottosegretario, a me spiace che una discussione che si dovrebbe concentrare su argomenti così delicati finisca per tradursi poi in campagne elettorali fuori luogo. Gli arruffapopoli possono servire alle piazze, ma non servono alle Aule parlamentari. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL). Non producono null'altro che qualche facile applauso e modificano o avvelenano il clima di quest'Aula, che forse è già arrivato a livelli fin troppo elevati di tensione.

Al Ministro della giustizia volevamo dire che abbiamo apprezzato la sua nomina al momento del suo incarico e condividiamo anche la relazione fatta, in tutti i suoi contenuti. Volevamo fare solo qualche osservazione e dare - se possiamo permetterci - qualche suggerimento aggiuntivo.

Il nostro è un bel Paese, però sconta il fatto che l'ordinamento italiano non fa sistema, cioè non esiste un filo conduttore, dato ovviamente dalla legge, al quale poi tutti i soggetti chiamati in causa si attengono, almeno per quanto di competenza. Ci spieghiamo: ognuno - ente, soggetto o organismo che sia - invoca indipendenza ed autonomia nell'interpretare la stessa identica legge. Così accade che l'organo Polizia si fa in quattro per arrestare ed assicurare alla giustizia una persona colpevole e poi l'organo Magistratura, qualificando il fatto diversamente, rimette lo stesso soggetto in libertà.

Parliamo di fatti importanti. Vorrei ricordare quei terroristi arrestati mentre preparavano un attentato contro il nostro esercito: qualificati dalla magistratura come resistenti, il tribunale di Milano ha rimesso tutti in libertà. Parlo della famigerata - lo ripeto - sentenza Forleo. In nessun Paese del mondo sarebbe potuta succedere una cosa del genere. (Applausi dal Gruppo PdL). Avevamo visto giusto a questo punto noi della Lega quando si diceva che le politiche dell'immigrazione avrebbero riverberato poi su tanti altri ambiti, a partire dallo Stato sociale (non siamo in grado di offrire risposte a tutti i bisogni nostri interni), per finire al problema della sicurezza. Infatti lei, Ministro, nella relazione ci porta questi dati preoccupanti: il 70 per cento della popolazione carceraria è data da presenza straniera.

Domanda retorica: ma lo straniero ha un tasso criminogeno più alto dell'italiano medio? La risposta ovvia è no. Qui si parla di bisogni primari. Fintanto che una persona non è in grado di combinare colazione, pranzo e cena, il delinquere finisce per essere un atto per sopravvivere. E sappiamo che gli irregolari - ahimé! - non possono lavorare e pertanto procurarsi da vivere. È inutile che il senatore Li Gotti o tanti altri si arruffino. Se non si bloccano i flussi di clandestini, la situazione che abbiamo sotto gli occhi non potrà che peggiorare. Consideriamo poi anche l'italico pudore nell'affrontare la responsabilità di un particolare comparto pubblico: la magistratura. Sulla base della legge Pinto del 2001 si pensò di trovare una giusta risposta: giusto processo e giusta contrapposizione di responsabilità dei magistrati.

Risultato: si è rilevata un'autentica presa in giro, perché, mentre tutti i dipendenti pubblici rispondono del loro operato, per i danni da colpa dei magistrati, chi paga? Paga lo Stato, cioè paghiamo, sostanzialmente, soltanto noi.

Gli interventi legislativi del 2010 all'epoca li vedemmo con estremo favore: dalla conciliazione, che avrebbe consentito di decongestionare la giustizia civile, alla delega sulle semplificazioni dei riti, che sappiamo essere sostanzialmente prossima a vedere la luce, per finire con l'ultimo anno di pena da scontare agli arresti domiciliari.

Come ripeto, li avevamo visti con favore, e quando lei, Ministro, oggi ci dice che questo istituto praticamente sul banco di prova ha funzionato, non possiamo dirci che soddisfatti, anche perché, se non altro, avevamo visto bene anche in questa occasione.

Signor Ministro, condividiamo le sue posizioni: no all'indulto, no all'amnistia. Non solo perché sono segnali estremamente negativi quelli che si danno con l'alzare le mani di fronte all'incapacità di dare risposte; non solo perché mancherebbero i numeri e servirebbero maggioranze qualificate che forse in questi momenti in quest'Aula non riusciremmo neanche ad ottenere, ma perché sono provvedimenti che non servono assolutamente a risolvere il problema. Provati nel recente passato, hanno dimostrato che sono soltanto un palliativo temporaneo. È un po' come il gioco, che conosciamo tutti, del Monopoli: dalla prigione si può uscire. Si passa dal via, ma dopo poco tempo la situazione torna ad essere esattamente quella di prima. Siamo convinti che la via giusta sia quella della realizzazione dei nuovi padiglioni, siamo felici di sapere che 20 sono in procinto di essere sostanzialmente aperti. Abbiamo apprezzato - mi richiamo alla relazione del suo predecessore, Ministro, l'onorevole Alfano, - la scelta di riuscire a realizzare progetti in house, valorizzando le risorse tecniche interne, le capacità tecniche dell'amministrazione penitenziaria. Dio sa quanto è opportuno oggi riuscire a fare in casa, eliminando incarichi, consulenze d'oro e così via, che conoscevamo nei tempi passati.

Signor Ministro, ritorno al discorso del fare sistema. Oggi, norme di diversi settori impongono - ahimè - di oziare in carcere. Vorrei suggerire, perché l'ho trovato estremamente interessante, il modello tedesco, non solo economico, ma anche di giustizia. Tale modello obbliga i carcerati al lavoro, esentando solo poche categorie: gli ultrasessantacinquenni, le donne incinte e le donne durante il periodo dell'allattamento. Non vi leggo la legge per intero (è del 1976 ) ma vorrei sottolineare che essa afferma che l'obbligo di lavorare in carcere risponde perfettamente alla «terapia occupazionale». Le ripeto: terapia occupazionale.

Il collega Mazzatorta ha fatto una dotta illustrazione della funzione della pena, della sua genesi nel nostro ordinamento: una funzione retributivo-afflittiva, poi affiancata dalla funzione rieducativa della pena; bene, un sistema del genere darebbe non solo una garanzia rieducativa, ma addirittura una garanzia del reinserimento dei detenuti. Un'occupazione, una formazione in carcere, una previdenza pagata: chi esce troverà qualcosa per il futuro, un po' di denaro. Infatti, anche se la retribuzione oraria non è molto alta, oscillando tra 0,90 e 1,50 euro, i detenuti possono però devolverne una parte alle proprie famiglie ed una parte allo Stato per i costi della propria detenzione. Devono inoltre lavorare in carcere almeno tre mesi per l'istituto, con opere semplici per le pulizie, la cucina o la lavanderia.

Noi sappiamo oggi come è difficile in carcere fare le cose più banali perché il minimo incidente verrebbe a condizionare la responsabilità di chi la mette in pratica. Non ci siamo. Torniamo al discorso del fare sistema.

Ministro, lei ha parlato di prescrizione dei reati: quanto condivido questo passaggio! È un fallimento della giustizia, che ci deve però portare a parlare seriamente. Cosa significano le prescrizioni? Esse riguardano l'impegno dei magistrati. Ministro, a noi oggi sembra che la magistratura sia più impegnata sui casi dai risvolti politici o su quelli che danno orientamento alle scelte politiche, che non a perseguire i reati, quelli sentiti per lo più dai cittadini come ad alta pericolosità sociale.

Facciamo un esempio su tutti. il caso dell'Olgiata, tornato alla ribalta in questi giorni. Si tratta di un omicidio del 1991, le cui prove erano agli atti da 20 anni su dei nastri, e nessuno ha sentito la necessità di ascoltarli. Si ascoltano più volentieri frivolezze su prestazioni sessuali che nulla hanno a che vedere con le inchieste cui si riferiscono e che poi vengono sbattute su tutti i giornali, commettendo un'altra illegalità che nessuno vuol mai vedere! (Applausi dal Gruppo LNP).

Concludo, Ministro, affermando che - anche se ciò non varrà per tutti - il magistrato dovrebbe stare molto meno sotto i riflettori delle telecamere e molto più sopra i fascicoli che gli vengono affidati: glielo ricordi tutti i giorni, Ministro, (e del resto è anche il suo compito).

Ministro, con lei non c'è soltanto la maggioranza di quest'Assemblea, ma la stragrande maggioranza dei cittadini di questo Paese. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, mi lasci fare una premessa. È ovvio che non siamo qui per una dotta e commossa conferenza sul carcere o per un simpatico confronto - come lei scherzosamente ha detto - e neanche per fare di questa discussione la sede per un ulteriore attacco alla magistratura italiana.

Siamo qui per cominciare a provvedere, Parlamento e Governo, ciascuno con i poteri propri e ciascuno nell'esercizio delle proprie funzioni, visto che la situazione è davvero grave, come lei stesso ha detto all'inizio del suo intervento e ha più volte ripreso nel corso dei suoi interventi.

Io penso che pochi argomenti come il carcere hanno un effetto simbolico così forte da imprimere scossoni emotivi all'opinione pubblica e, di conseguenza, anche alle forze politiche, determinandone gli atteggiamenti. Questo effetto consequenziale, in realtà, non dovrebbe manifestarsi, in un sistema a sesto, con classi dirigenti politiche autonome e autorevoli, e di fronte a questioni sensibili dovremmo trovare le stesse classi dirigenti capaci di dimostrare di essere svincolate da quella che viene definita l'aria che tira. Ma, tant'è, io mi attesto all'oggi, e oggi non credo di poter cavare altro sangue dalle rape.

Ma gli scossoni emotivi di cui parlavo, in realtà, coprono un arco di opinione - talvolta, devo dire, quasi trasversale - molto vasto, e quasi sempre si tratta di opinioni esasperate quando si tratta di carcere: si va dal «mettiamoli dentro e buttiamo la chiave» ad una visione esclusivamente compassionevole, che porta i neofiti del tema, o quelli che, per esempio, entrano in carcere per la prima volta a pensare, come è umanamente comprensibile, che le porte dovrebbero aprirsi definitivamente e che in carcere stanno quasi esclusivamente le vittime di errori giudiziari o, come si usa dire (lo dico tra virgolette perché c'è del buono in questa affermazione), le «vittime della società». Né l'una né l'altra delle posizioni ovviamente è assolutamente vera, ma questo significa innanzi tutto che fuori da un approccio razionale e riformista non si va da nessuna parte.

Per avere un'idea di quello che voglio dire, desidero citare un caso scabroso, che tra l'altro è attinente alla discussione di oggi. Mi riferisco all'ultimo indulto, quello che poi votò interamente anche Forza Italia, lo voglio ricordare, e che venne ritenuto, e probabilmente fu, una delle cause delle sconfitte del centrosinistra alle ultime elezioni. Uno studio recente dimostra che coloro i quali beneficiarono dell'indulto ebbero una percentuale di recidiva pari alla metà dei soggetti che dell'indulto non hanno mai beneficiato. Peraltro, lo stesso studio dimostra che coloro i quali non vanno in carcere ma vengono sottoposti a misure diverse dalla carcerazione, le cosiddette misure alternative, hanno una propensione alla recidiva infinitamente più bassa di coloro i quali vanno in carcere. Questo per dire che quando si maneggiano tali questioni sarebbe bene affrontarle con il metro della razionalità e dell'esame dei dati oggettivi piuttosto che farne un argomento scandalistico da usare nella propaganda politica.

Per rivolgermi anche al senatore Divina, voglio dire con grande chiarezza che il mio Gruppo è interamente contrario ad un'ipotesi di amnistia e di indulto, per una ragione probabilmente opposta a quella da lui sostenuta. Siamo del parere che parlare di amnistia e di indulto in un momento in cui non esistono le condizioni politiche per poter anche pronunciare questa parola sia assolutamente ingiusto e crudele nei confronti di coloro i quali in carcere costruiscono sogni di libertà intorno a tale ipotesi, e anche per la ragione che vengo ora a dimostrare. Parlare di amnistia e di indulto in una situazione nella quale non vengono meno le scelte di politica criminale, che riguardano peraltro il codice penale e il codice di procedura penale e l'uso della sanzione penale intesa in chiave ideologica e politica prima che di carcerazione in senso stretto rischia di portare solo alla riproduzione delle cause di sovraffollamento delle carceri e di invivibilità della condizione carceraria.

Il punto è questo. I dati che riguardano il sovraffollamento carcerario dipendono in maniera strettissima dalle politiche che riguardano il diritto penale e il diritto processuale penale. Tanto più si ricorre al codice penale per punire comportamenti considerati devianti (e ovviamente la scelta di considerarli tali è in sé politica; pensiamo, per esempio al reato di clandestinità, che è una scelta squisitamente politica), tanto più c'è da attendersi un aumento della popolazione carceraria, tanto più ancora se si considera il carcere l'unica soluzione possibile.

Signor Ministro, lei ha sottolineato nel suo intervento d'apertura che le politiche criminali adottate dal Governo negli ultimi anni non hanno avuto conseguenze sull'aumento della popolazione carceraria. È un'affermazione che prendo molto sul serio, signor Ministro, e dalla quale però non posso che dedurre una conclusione. Delle due l'una: o queste modifiche che hanno portato all'introduzione di quelli che io chiamo reati ideologici e politici (cioè da usare nella propaganda politica) erano inutili o erano mal fatte e dannose. Nel caso del reato di clandestinità, dopo la sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee dovremmo dire che in realtà era una norma assolutamente mal fatta, oltre che da noi non condivisa.

Inoltre, se il processo penale non funziona, il risultato è quello che vediamo nelle percentuali di internati per esigenze di custodia cautelare. A questo riguardo, vorrei qui richiamare le recenti sentenze della Corte costituzionale, che non vivono su un altro piano, ma dovrebbero obbligarci ad affrontare le questioni che riguardano, per esempio, l'obbligatorietà della custodia cautelare per i reati monosoggettivi. Peraltro, tanto più si estende l'ambito della custodia cautelare obbligatoria, tanto più si produce un sovraffollamento del carcere.

Lei dice che spesso tale permanenza in carcere è fugace e oggi lei ha spiegato il predetto fenomeno dicendo che i magistrati non fanno bene il loro mestiere, o per pigrizia non dispongono che la custodia in carcere non venga eseguita e che invece si ricorra ad altri strumenti. Io invece vorrei insinuarle il pensiero che probabilmente quest'abbondanza di norme-manifesto, questa sovrabbondanza di carico sull'esigenza di tutela della collettività e questa direttiva politica, se non scritta, sicuramente avvertita da corpi come quelli delle forze dell'ordine, necessariamente conducono ad un uso della carcerazione diffuso e che talvolta si rivela, dopo l'interrogatorio di garanzia, non utile e soprattutto non necessario.

Parlare di carcere senza affrontare la questione del sistema penale e del sistema processuale penale è d'altronde, come ripetevo prima, assolutamente inutile. Noi cioè ci stiamo scontrando con una questione di politica criminale, che mi pare in questi ultimi anni il Governo in carica abbia perseguito con un messaggio preciso e puntuale, cioè esattamente quello securitario, volto a punire dei comportamenti devianti con la sanzione penale, (non è così? Contestate che sia questa la ricostruzione?). Ciò, ovviamente, solo nei confronti di alcuni reati, perché nei confronti di altri vi abbiamo visto un po' indulgenti, ad esempio verso le violazioni fiscali e finanziarie. Mi chiedo se ci sia davvero la convinzione che la situazione della sicurezza nel Paese conduca e debba obbligare a fare un ricorso sempre più massivo alla sanzione penale e al carcere.

Noi non condividiamo questa politica, ma governate voi, e quindi metteteci i soldi, metteteci le risorse! Infatti, la crudezza dei dati (meno 41,8 milioni nel 2012, meno 66,7 milioni nel 2013 e meno 124,4 milioni sul 2014 solo sul carcere) francamente, signor Ministro, fa arretrare. Inoltre, il senatore Divina non può pretendere di avere altro che i fichi secchi per le nozze, perché il lavoro in carcere costa molto denaro: costa per i laboratori e per coloro i quali offrono la formazione professionale. Ad esempio, la scelta fatta della Germania del rendere obbligatorio il lavoro in carcere salvo eccezioni pesa sulle finanze; ovviamente, si fa e viene considerata essenziale se si sposa il principio del processo di rieducazione e risocializzazione della pena scontata in carcere, ma anche questa si paga. Diciamo che le cose serie normalmente costano.

Signor Ministro, tra le tante questioni che la nostra proposta di risoluzione elenca, vorrei inchiodarla (ovviamente lo dico scherzosamente anch'io) soltanto su due. Siccome questo dibattito deve avere un'utilità, perché non è stato uno scambio di idee tra posizioni anche diverse sul carcere, le facciamo due richieste. In particolare, chiediamo che lei venga a riferire a quest'Assemblea sul cosiddetto piano carceri. Lei ne ha parlato, nel senso che lo ha citato, e ovviamente ha citato gli esempi virtuosi e le buone prassi. Ma noi abbiamo alcune domande da fare, e sono tutte molto impegnative. Ve ne è una che rappresenta quasi una curiosità: è vero che ci sono molti stabilimenti carcerari già ultimati, pronti e non usati? E perché ciò accade?

In secondo luogo, quali procedure si stanno usando? Davvero si sta usando questo stato di emergenza che consente di derogare ad ogni normativa, per esempio sugli appalti pubblici? E sulla base di quali criteri vengono selezionati i collaboratori che vengono assunti per la implementazione del piano carceri? Quanto costano? Quanti cantieri sono aperti? Quando finiranno i lavori? Quanti soldi sono stati spesi e quanti ancora ne restano disponibili?

Domanda basilare è la seguente: c'è una concentrazione di imprese che lavora solo sul carcere? È bene che queste informazioni siano date, anche perché abbiamo esperienze recenti non edificanti per quanto riguarda l'agire di quelle amministrazioni che vengono sollevate dalla costante e puntuale osservanza della regola comune e normale, avvalendosi, appunto, dello stato di emergenza.

Voglio poi porle anche alcune domande, e mi risponderà in quella sede. Quanto costa un detenuto al giorno? È vero che oggi il vitto quotidiano di un detenuto costa quattro euro e, probabilmente, scenderà quasi di un euro? Che cosa la Repubblica italiana usa, e quanto usa, per sfamare i detenuti in carcere?

Concludo con il secondo punto della nostra risoluzione. Noi abbiamo condotto una lunga discussione, articolata in due giornate. Noi concludiamo chiedendo una sessione dell'Assemblea sulle proposte che riguardano il sistema carcerario. Molte sono state citate, e alcune vorrei aggiungerne. Prima fra tutte - e me lo lasci dire, perché è una storia troppo lunga - è quella che riguarda l'introduzione del reato di tortura nel nostro ordinamento. Ce ne sono ancora molte altre, e lei ne ha citate alcune. Noi chiediamo una sessione che discuta e approvi provvedimenti che riguardano quelle scelte di politica criminale che incidono direttamente sul carcere.

A lei mi rivolgerò ancora nel corso di questi mesi, signor Ministro, perché lei risolva con un suo decreto la famosa vicenda degli ICAM, per dare una sistemazione ai figli minori delle detenute, e perché lo faccia in fretta. Il tempo, infatti, sta per scadere. C'è un aspetto, infatti, sul quale non riflettiamo mai, nel tempo della scoperta dei neutrini e della loro velocità, e forse di un'altra dimensione temporale. In realtà, un'altra dimensione temporale esiste, ed è qui vicina alle nostre case. È la dimensione del tempo del carcere, così lento a trascorrere come nessuno di noi, neppure in un letto di ospedale, riuscirà mai a valutare. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).

BONINO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

BONINO (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, signor Ministro, io le devo dire, con grande franchezza, che solo la lunga militanza e la scuola radicale di cocciutaggine, di consistenza, di pervicacia mi impedisce stasera di lasciarmi prendere dallo sconforto. Sono certa di trovare nelle prossime ore dentro di me la forza di continuare questa battaglia, che è una battaglia non solo di civiltà, ma è una battaglia di legalità per il nostro Paese.

Quello che noi le chiedevamo era di interrompere la flagranza di reato in cui si trova ad agire lei e si trovano ad agire le istituzioni del nostro Paese. Il mio non è tanto un dissenso rispetto a questa o a quella proposta contenuta in varie mozioni, anche del PD, che peraltro sono tutte comprese nella mozione Bernardini e altri, approvata della Camera e rimasta lettera morta. È un dissenso più profondo, sul modo in cui si conclude questo dibattito, che a me davvero non pare all'altezza delle parole pronunciate dal Presidente della Repubblica, che ci ricordava che la giustizia è una questione di prepotente urgenza sul piano costituzionale e civile e che la realtà carceraria rappresenta un'emergenza assillante, fuori dal trattato costituzionale, che ci umilia in Europa e nel mondo. A me non pare che complessivamente la risposta sia all'altezza di questo monito.

Signor Ministro, con sincero dispiacere, sottolineo che lei ha espresso parere contrario a tutta la proposta di risoluzione a mia prima firma, persino - onorevoli colleghi, lo evidenzio per essere chiari - alle premesse, che citano solo cifre e numeri da lei stesso confermati, e ad altri dati inconfutabili.

Onorevoli colleghi, con molti di voi sono stata insieme nelle carceri, a raccogliere firme, a portare avanti iniziative, nella Commissione parlamentare che ha svolto l'inchiesta sugli ospedali psichiatrici giudiziari. Ebbene, di tutto questo, negli ultimi tre mesi, il TG1 non ha dato alcuna notizia, su 933 notizie del periodo, così come il TG4 e il TG La7 non hanno dato alcuna notizia, mentre il TG2 ha dato due notizie e il TG3 cinque notizie. Vorrei capire che rapporto abbiamo con i cittadini del Paese, che rapporto c'è tra le istituzioni ed i cittadini, tra voi eletti e l'opinione pubblica.

Tanto per essere chiari, sottolineo che nel contempo i due fatti di cronaca Rea e Scazzi - cito a caso - hanno avuto un numero di notizie otto volte superiori, quindici volte nel secondo mese e cinque volte ultimamente. Vorrei capire se è questo il rapporto che voi eletti avete con gli elettori (Commenti del senatore Asciutti), rispetto alle vostre iniziative (non importa se quelle che abbiamo fatto insieme o altre). Il problema è che, alla fine, siete trattati come un qualunque radicale, espulso e censurato, semplicemente perché non si adegua ad un dato di conformismo dei vari talk show, diretti da una oligarchia sempre più ristretta che stabilisce i temi e chi vi partecipa, che peraltro sono sempre gli stessi. Tutto il resto dell'attività legislativa e parlamentare viene espulso.

Signor Ministro, nel dispositivo della proposta di risoluzione a nostra firma - lo sottolineo per mostrarle quanto siamo umili - chiedevamo soltanto a lei e al Governo in generale, e continuiamo a chiederlo a tutti i colleghi, che vi attivaste affinché un dibattito decente su un grande problema del nostro Paese, che rischia non solo un'emergenza economica, ma anche un default giudiziario, fosse portato all'attenzione dei cittadini: il problema della giustizia, infatti, riguarda tutti, milioni di cittadini italiani. Lei ha detto di no anche a questo, con una superficialità che mi ha sorpreso, perché credo che democrazia, Stato di diritto, legalità e dibattito democratico siano l'essenza del nostro essere in questa sede.

Per tale motivo, onorevoli colleghi di destra o di sinistra che siate, vi chiedo di approvare quel dispositivo che mira soltanto ad attivare nel sistema radiotelevisivo un grande dibattito sul tema che ci ha visto qui riuniti per due giorni tra chi ritiene che l'amnistia non sia solo un atto di clemenza, ma un atto per rimettere in piedi le riforme, e chi ritiene invece che le riforme debbano venire prima. Il carcere ha certamente un aspetto afflittivo, ma l'afflizione attiene alla privazione della libertà e non attiene alla privazione della dignità in qualunque Paese democratico degno di questo nome. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Tedesco e Pardi).

Signora Presidente, concludo sottolineando che questo grande dibattito deve coinvolgere tutti i cittadini del Paese, qualunque opinione abbiano. Non è pensabile che venga espulso e sostituito da cicalecci di vari tipi su questioni magari meno rilevanti (di cronaca nera, tanto per cominciare), sottraendo al dibattito democratico quello che rappresenta un pilastro in ogni Paese che voglia rifarsi allo Stato di diritto.

Spero, signor Ministro, che lei cambi opinione; spero soprattutto, onorevoli colleghi, che voi vogliate onorare il vostro lavoro, voi stessi, il vostro rapporto con i cittadini, e che questo dibattito finalmente possa avere luogo. (Applausi dai Gruppi PD, CN-Io Sud-FS e del senatorePardi).

MUGNAI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MUGNAI (PdL). Signora Presidente, udito l'intervento iniziale e la replica del signor Ministro, noi non possiamo che ringraziarlo.

Presidenza della vice presidente BONINO (ore 20,08)

(Segue MUGNAI). Signor Ministro, dico questo senza alcuna sottolineatura encomiastica, ma con piena e sobria consapevolezza per l'onestà intellettuale, per la chiarezza espositiva, soprattutto per la concretezza con la quale lei ha affrontato in modo scarno, ma estremamente efficace, il delicato e controverso tema del nostro complesso sistema giudiziario e carcerario, per come esso oggi si pone ai nostri occhi.

Lei ci ha indicato - e questo forse è l'aspetto che più di ogni altro non possiamo che apprezzare, senza fronzoli e voli pindarici - un percorso alternativo a quella che ella ha ritenuto opportunamente di definire come un'inaccettabile logica dell'emergenza. Ci ha indicato soluzioni praticabili ed attuabili, entrando nel dettaglio di tali soluzioni, mai dimentico nelle sue parole che il sistema carcerario deve veder garantita, prima di tutto, l'espiazione della pena. Affinché ciò avvenga, è necessario che all'interno del carcere si coniughino ordine, efficienza, salubrità e tutela della salute dei detenuti e di coloro che all'interno delle carceri lavorano.

A tal fine, la sua prima indicazione, in un percorso che è di estrema concretezza, è stata quella di un miglior utilizzo delle risorse umane della Polizia penitenziaria, rivedendo in particolare meccanismi di carattere procedimentale e processuale che assorbono oggi inutilmente uomini e mezzi, distogliendoli quindi da quel compito di vigilanza e di istituto che, viceversa, meglio potrebbe garantire quella che è prima di tutto la funzione precipua della Polizia penitenziaria, cioè la vigilanza all'interno del carcere. Nelle sue dichiarazioni è stata altresì posta attenzione al sistema della sanità penitenziaria e a quei meccanismi di valutazione della pericolosità sociale che dobbiamo necessariamente rivedere. È forse questo l'uovo di Colombo? Può darsi, ma è sicuramente un primo preciso percorso sul quale muoversi, una prima concreta indicazione che, se seguita, potrà recuperare parte di quelle risorse, se è vero che oggi sicuramente alcune migliaia di unità mancano all'appello.

Signor Ministro, lei non si è limitato a questo, perché alcune buone notizie ce le ha portate: i 20 padiglioni che saranno realizzati entro il 2012, con le procedure già avviate nel corrente anno; i 5.000 posti nelle carceri a bassa sicurezza, che saranno realizzati entro il 2013; le circa 1.000 assunzioni alle quali ella ha fatto riferimento e per le quali si sta confrontando, nel rispetto profondo del suo ruolo, con il titolare del Ministero dell'economia.

Giustamente, ci ha anche ricordato che, per non svilire i positivi effetti del percorso da ella avviato (come ho suggerito su alcune delle indicazioni che ha ritenuto di fornirci), è necessaria una revisione normativa, soprattutto dell'istituto della custodia cautelare, che non può che essere l'extrema ratio e che deve essere restituita necessariamente alla sua dimensione fisiologica, e non può né costituire anticipazione di pena né improprio strumento correttivo.

Con fermezza, anche se potrebbe essere forse la via più semplice, ella ha ritenuto di ricordare come mai più si possa parlare di amnistie e indulti, non solo perché di fatto il corpo sociale li percepirebbe in un modo giustamente negativo, ma perché non hanno prodotto quegli effetti che si sperava potessero produrre; viceversa, fortificati dalle positive esperienze, si doveva andare verso un'intelligente rilettura ed ampliamento del meccanismo della legge n. 199 del 2010, e quindi dell'istituto della detenzione domiciliare.

Ci ha ricordato parimenti, sempre in questo percorso di concretezza, onestà intellettuale e chiarezza, come oggi il 70 per cento dei detenuti sia straniero, in larga misura irregolare e senza stabile domicilio, con quello che ne consegue e l'assoluta indispensabilità, per ritornare a condizioni di minor sovraffollamento e un domani non svilire questo percorso che è concretamente avviato, di implementare i meccanismi di rimpatrio.

E allora, nella consapevolezza del fatto che abbiamo sentito parole sobrie, concrete e convincenti che individuano soluzioni praticabili e attuabili già oggi e non sono semplicemente auspici, per quanto legittimi, o promesse, noi abbiamo ritenuto di suffragarle con la proposta di risoluzione cui hanno fatto riferimento prima i senatori Centaro e Mazzatorta che, come la proposta di risoluzione n. 6 (testo 2) nella parte relativa alla sanità penitenziaria, è sostanzialmente una chiosa delle sue dichiarazioni: ne sottolinea e ne rafforza, anche nella parte in cui si chiede al Governo un particolare impegno, questo percorso propositivo e attuativo del quale ella ci ha parlato.

Dico con assoluta consapevolezza e senso della libertà che la pena, la privazione della libertà assolve primariamente - questo dobbiamo avere il coraggio di dirlo - a un fine di carattere retributivo, anche sotto il profilo della tutela della sicurezza collettiva, anche in termini di prevenzione futura, e parimenti assolve anche a un fine di carattere riabilitativo. Sono fini entrambi perseguibili attraverso quello che ella sta cercando di realizzare: carceri sicure, capienti e salubri nelle quali entrambi questi fini potranno essere assicurati. Da un lato, che quel fine retributivo sia assolto; dall'altro, che un percorso riabilitativo si possa avviare. E allora, un sistema che punisca severamente e sanzioni chi in qualche modo persevera e non si redime e assicuri il recupero a chi concretamente questo percorso di redenzione in carcere ha inteso avviare. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Prima di procedere alle votazioni, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le proposte di risoluzione saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione e per le parti non precluse né assorbite da precedenti votazioni.

PALMA, ministro della giustizia. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PALMA, ministro della giustizia. Signora Presidente, faccio due precisazioni. La prima nasce dal confronto che ho avuto con i funzionari del Senato. Vorrei specificare, con riferimento alla proposta di risoluzione n. 3, presentata dall'Italia dei Valori, che il parere espresso sul capoverso del dispositivo che inizia con le parole «a valutare il prioritario adattamento delle strutture esistenti» è contrario, ove mai fosse stato mal interpretato.

PRESIDENTE. Signor Ministro, era già stato registrato il suo parere contrario.

PALMA, ministro della giustizia. La seconda precisazione, se mi è consentito, riguarda il parere contrario che ho dato con riferimento alla proposta di risoluzione n. 5, che porta anche la sua firma, e che è dovuto al fatto che non credo che il Governo possa attivarsi affinché il servizio pubblico radiotelevisivo possa consentire i confronti. Credo che questo sia un compito del Parlamento e dei Gruppi parlamentari. Nel pieno rispetto dell'autonomia dei conduttori non vi è da parte...

MORANDO (PD). Non c'è il diritto di replica del Ministro: lei non può intervenire nel merito.

PRESIDENTE. Signor Ministro, come lei sa, un suo nuovo intervento può riaprire il dibattito.

PALMA, ministro della giustizia. Dal momento che non ho alcuna intenzione di aprire un'altra polemica o di attivare un'inutile coda di questo dibattito, la precisazione riguardava il parere sulla proposta di risoluzione all'Italia dei Valori. Il resto lo dirò in separata sede.

PRESIDENTE. La ringrazio, signor Ministro. In effetti, le avrei poi chiesto una precisazione sul parere espresso sulla proposta di risoluzione n. 3 (testo corretto).

Metto ai voti la proposta di risoluzione n. 1 (testo 2), presentata dal senatore Centaro e da altri senatori.

È approvata.

Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 2 (testo 2).

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

INCOSTANTE (PD). Signora Presidente, chiedo la votazione per parti separate della proposta di risoluzione n. 2 (testo 2) e la controprova sulla votazione precedente.

PRESIDENTE. La controprova non è più possibile. (Commenti dal Gruppo PD).

Per quanto riguarda la richiesta di votazione per parti separate, se non vi sono osservazioni procediamo in tal senso.

Per procedere con un maggiore ordine, riepilogo il parere del Governo, che era contrario sulle premesse e sul dispositivo salvo che sui capoversi che iniziano con le parole: «a promuovere la calendarizzazione», «ad adottare al più presto», «a comunicare al Parlamento quali risorse sono destinate», «ad intraprendere la strada di una riforma coerente e positiva di sistema», «a promuovere la revisione delle norme sulla custodia precautelare e sulla custodia cautelare in carcere».

Sull'ultima parte del dispositivo il Ministro ha espresso parere contrario perché assorbita dalla proposta di risoluzione n. 6 (testo 2).

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

INCOSTANTE (PD). Signora Presidente, per rendere più chiara la votazione, avendo visto insieme al sottosegretario Caliendo l'appunto del Ministro, mi risulta che il parere è favorevole là dove il dispositivo recita: «a promuovere la calendarizzazione», «ad adottare al più presto...il decreto previsto...per l'individuazione delle case famiglie», «ad adeguare le piante organiche...».

PRESIDENTE. No.

INCOSTANTE (PD). Ma sull'appunto del Ministro che mi ha fatto vedere il Sottosegretario c'è scritto «ok». Vorrei un chiarimento in proposito.

PALMA, ministro della giustizia. Il parere è favorevole se si scrive: «a valutare l'adeguamento delle piante organiche», anziché «ad adeguare».

INCOSTANTE (PD). E ancora, mi risulta positivo là dove si dice: «a comunicare al Parlamento», «ad intraprendere la strada di una riforma coerente e positiva di sistema», «a promuovere la revisione delle norme sulla custodia precautelare», «a prevedere, per garantire il rispetto della dignità dei detenuti, l'istituzione a livello nazionale del Garante dei diritti dei detenuti».

PRESIDENTE. A noi non risulta il parere favorevole su questo capoverso del dispositivo.

INCOSTANTE (PD). Allora mi è stato dato dal Sottosegretario un foglio diverso. Mi dica lei, signora Presidente.

PRESIDENTE. Ovviamente la Presidenza può solo prendere atto di quello che ha detto in Aula il Ministro. Se il Ministro lo desidera, può ovviamente fare una precisazione.

PALMA, ministro della giustizia. Per quanto riguarda il capoverso che inizia con le parole: «ad intraprendere la strada di una riforma coerente e positiva di sistema», nel testo ufficiale a mia disposizione, che termina con le parole «sussidiarietà, offensività, colpevolezza», il parere è favorevole.

Per quanto riguarda l'altro capoverso, che inizia con le parole: «a prevedere ... l'istituzione a livello nazionale del Garante dei diritti dei detenuti», il parere è favorevole, se si sostituisce la parola: «prevedere» con la seguente: «valutare».

PRESIDENTE. Mi scusi, Ministro, se la interrompo, ma mi sembra di aver capito che sulla parte che recita «a promuovere la revisione delle norme sulla custodia precautelare» il parere è favorevole. Non ho però capito il suo parere in merito al capoverso successivo, quello che recita come segue: «a prevedere, per garantire il rispetto della dignità dei detenuti, l'istituzione a livello nazionale del Garante dei diritti dei detenuti» e ancora, in precedenza, dove è scritto: «ad adeguare le piante organiche del personale di Polizia penitenziaria».

PALMA, ministro della giustizia. «A valutare l'adeguamento».

Inoltre, Presidente, su un'altra parte della proposta di risoluzione, quella che impegna il Governo a riferire in merito ai criteri di selezione, di localizzazione e di realizzazione degli interventi oggetto del Piano carceri, esprimo parere favorevole.

PRESIDENTE. In conclusione, Ministro, lei ha espresso un parere contrario in merito alle premesse, e favorevole sul primo capoverso del dispositivo che recita: «impegna il Governo a riferire, nella persona del Ministro della giustizia, nell'ambito di una apposita seduta dell'Assemblea, in merito a». A questo punto, però, le chiedo se il parere è favorevole su tutti i punti riportati di seguito.

PALMA, ministro della giustizia. Penso sia un punto di impegno, perché successivamente nella risoluzione leggo «impegna inoltre il Governo».

PRESIDENTE. È un impegno e quindi lei accetta l'impegno di riferire nell'ambito di una apposita seduta dell'Assemblea in merito a tutti i punti che vanno dalla lettera a) alla l).

LEGNINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LEGNINI (PD). Signora Presidente, intervengo solo per tentare di aiutarla nel suo lavoro.

Non accettiamo riformulazioni di alcun genere (Commenti del senatore Asciutti). Per i punti sui quali il Ministro si è espresso in senso favorevole, votiamo per parti separate. La restante parte verrà votata da chi vuole votare la nostra risoluzione. Evitiamo però questa confusione, certamente involontaria, che non intendiamo certamente accettare.

Quindi, si dovrà procedere con due votazioni: una votazione per la parte sulla quale il Ministro si è espresso in senso favorevole; un'altra su quella parte su cui il parere è contrario. (Applausi dal Gruppo PdL. Commenti del senatore Asciutti).

PRESIDENTE. Senatore Legnini, la ringrazio dell'aiuto.

Passiamo quindi alla votazione delle premesse della proposta di risoluzione n. 2 (testo 2).

INCOSTANTE (PD). Chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito la senatrice Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, delle premesse della proposta di risoluzione n. 2 (testo 2), presentata dalla senatrice Finocchiaro e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Ministro della giustizia

PRESIDENTE. Metto ai voti la prima parte del dispositivo della proposta della risoluzione n. 2 (testo 2), presentata dalla senatrice Finocchiaro e da altri senatori, dalle parole «impegna il Governo» fino alla altre «adeguata trasparenza», su cui il Governo ha espresso parere favorevole.

È approvata.

Passiamo alla votazione delle parti del dispositivo della proposta di risoluzione n. 2 (testo 2), su cui il Governo ha espresso parere contrario.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dei capoversi della seconda parte del dispositivo della proposta di risoluzione n. 2 (testo 2), presentata dalla senatrice Finocchiaro e da altri senatori, quella cioè introdotta dalla formula «impegna inoltre il Governo», su cui il Governo ha espresso parere contrario.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Ministro della giustizia

PRESIDENTE. Metto ai voti i capoversi della seconda parte del dispositivo della proposta di risoluzione n. 2 (testo 2), presentata dalla senatrice Finocchiaro e da altri senatori, quella cioè introdotta dalla formula «impegna inoltre il Governo», su cui il Governo ha espresso parere favorevole.

Sono approvati.

Passiamo alla votazione della risoluzione n. 3 (testo corretto).

Ricordo che il Governo ha espresso parere contrario sulle premesse e su gran parte del dispositivo.

BELISARIO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BELISARIO (IdV). Signora Presidente, chiediamo di votare la risoluzione nel suo complesso e chiedo, altresì, la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico. (Commenti ironici dai banchi della maggioranza).

PRESIDENTE. A questo punto, evidentemente, il parere del Governo è contrario.

Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Belisario, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della proposta di risoluzione n. 3 (testo corretto), presentata dal senatore Li Gotti e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Ministro della giustizia

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della risoluzione n. 4 (testo 3).

Ricordo che, sul testo della proposta di risoluzione n. 4 (testo 3), il Governo ha espresso parere contrario sulle premesse e favorevole sulla parte dispositiva.

Passiamo dunque alla votazione delle premesse della proposta di risoluzione n. 4 (testo 3).

SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Serra, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, delle premesse della proposta di risoluzione n. 4 (testo 3), presentata dal senatore Bruno e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Ministro della giustizia

PRESIDENTE. Metto ai voti il dispositivo della proposta di risoluzione n. 4 (testo 3), presentata dal senatore Bruno e da altri senatori.

È approvato.

Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 5, sulla quale il Governo aveva espresso parere contrario.

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

INCOSTANTE (PD). La collega Poretti voleva richiedere una particolare votazione. (Commenti dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE.Colleghi, per cortesia. Siamo quasi alla fine di questo dibattito che non merita di terminare in questo modo.

INCOSTANTE (PD). Presidente, se i colleghi si contengono un poco, forse è meglio.

La collega Poretti voleva chiedere una particolare votazione. (Commenti dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Colleghi, siamo quasi alla fine di un dibattito che è stato serio e decoroso. Non merita di terminare in questo modo. Per cortesia, mancano due votazioni.

INCOSTANTE (PD). Lo ripeto, Presidente, e naturalmente lo ripeterò finché non sarà compreso: la collega Poretti voleva chiedere una particolare votazione, essendo peraltro questa una proposta di risoluzione sottoscritta dai senatori radicali.

PRESIDENTE. Se lo chiede, io le do la parola. (Commenti dal Gruppo PdL).

Comunico che è stata richiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della proposta di risoluzione n. 5, presentata dalla senatrice Bonino e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Ministro della giustizia

PRESIDENTE. Senatore Saccomanno, accoglie la modifica proposta dal Ministro alla proposta di risoluzione n. 6 (testo 2)?

SACCOMANNO (PdL). Sì, signora Presidente.

PRESIDENTE. Metto pertanto ai voti la proposta di risoluzione n. 6 (testo 3), presentata dal senatore Saccomanno e da altri senatori.

È approvata.

Sul mancato rifinanziamento della legge della Regione siciliana n. 16 del 1999

FLERES (CN-Io Sud-FS). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FLERES (CN-Io Sud-FS). Signora Presidente, abbiamo discusso per due giorni di situazione carceraria. In molti interventi si è fatto presente che uno degli strumenti attraverso cui dare piena attuazione all'articolo 27 della Costituzione è il lavoro in carcere. Nel mio intervento, ho sottolineato un aspetto estremamente allarmante, immaginando che potesse pure diventare notitia criminis, ma forse ho una considerazione più alta di quanto non lo meriti di chi conduce indagini nel nostro Paese. Ho detto che rischiamo, se non si interviene tempestivamente, di consegnare l'unica alternativa al carcere, dal punto di vista lavorativo, alle aziende colluse, le poche che offrono opportunità lavorative ai detenuti.

Vi era un'eccezione nel nostro Paese, onorevole Presidente. L'eccezione era rappresentata dalla Regione Siciliana, la cui legge n. 16 del 1999 finanziava ogni anno 20 borse lavoro che permettevano ai detenuti in espiazione di pena di poter avviare un'attività lavorativa autonoma che, a fine pena, si poteva protrarre all'esterno del carcere.

Ebbene, grazie a questa legge, Presidente, sono stati aiutati, sostenuti, reintrodotti nella società, reinseriti nello svolgimento di un lavoro ben 120 detenuti: nessuno di questi 120 è tornato a delinquere. Si è realizzata una percentuale di recupero pari al 100 per cento.

Questa legge non è più finanziata: nella proposta di bilancio elaborata dalla Regione Siciliana, le somme destinate a questa legge, che - ripeto - ha recuperato per intero 120 detenuti, non sono state rifinanziate.

Signora Presidente, ci sono tanti modi per aiutare la mafia. C'è chi scambia con la mafia consensi elettorali, c'è chi scambia favori, c'è chi scambia danaro, c'è chi invece impedisce, interrompe percorsi virtuosi che sottraggono i detenuti al circuito mafioso e che rappresentano per loro l'unica alternativa quando tornano in libertà.

Questo messaggio grave dato dalla Regione Siciliana costituisce un grande aiuto alle organizzazioni criminali, che oggi, in assenza di quella legge, determinano l'unica opportunità lavorativa, o fra le pochissime, che vengono offerte ai detenuti una volta usciti dal carcere. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS e PdL).

Sull'ipotizzata scelta di Giuseppe Salvatore Riina della città di Padova quale luogo di residenza

CAGNIN (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CAGNIN (LNP). Signor Ministro, tutti i giornali ne danno notizia. Salvuccio, il terzo figlio dell'ex numero uno di Cosa nostra, Totò Riina, il 2 ottobre prossimo finirà di scontare la pena di 8 anni e 10 mesi di carcere, inflittagli per associazione mafiosa, e, ancorché gravato dalla misura di sicurezza e libertà vigilata, intende stabilirsi in Veneto, precisamente a Padova.

La notizia sta mettendo in apprensione tutti noi padovani, tutti noi veneti. (Commenti del senatore Fleres). Tranquillo! Noi siamo memori di tutti i mafiosi che abbiamo ricevuto in passato con il tanto triste provvedimento del soggiorno obbligato: quei mafiosi che hanno poi fatto scuola ai nostri criminali (pensiamo a Felice Maniero).

Occorre ricordare che questo signore non si è mai pentito né tanto meno ha mai rinnegato le sue origini, la sua attività mafiosa all'interno dell'organizzazione del padre, incontrastato numero uno. Il suo passato aleggia pesante attorno a lui, e pensiamo che Padova non possa essere, per le sue dimensioni, le sue caratteristiche e i suoi problemi, il posto giusto per l'inserimento nella società del signor Riina.

Signor Ministro, confidiamo in un suo intervento. Noi senatori della Lega Nord siamo sempre stati impegnati in prima linea nella lotta contro la mafia e i malfattori. Signor Ministro, se Riina arriverà, ci saremo anche noi, con le nostre fiaccolate, a difendere il nostro territorio, il nostro Paese, la nostra gente, come già accaduto in passato, perché noi con la mafia non abbiamo mai avuto a che fare e abbiamo già dato troppo. Riina e la mafia in genere non fanno parte della nostra cultura.

Per questo confidiamo in un suo intervento volto a convincere il signor Riina che da noi non si può stare e a non attuare il suo intento. (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. La Presidenza prende nota e trasmetterà al Ministro.

Sulla scomparsa di Giovanni D'Urso

PERDUCA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signora Presidente, volevo solo informare l'Aula che ieri è morto il giudice Giovanni D'Urso che era stato rapito della Brigate rosse. È una vicenda che dovrebbe forse essere studiata nei suoi dettagli: si tratta infatti di qualcuno rapito dalle Brigate rosse, ma liberato grazie al dialogo con la politica, in particolare con i parlamentari radicali, che contro la cosiddetta linea della fermezza decisero di trattare dialogicamente con quelli che Marco Pannella chiamò i «compagni assassini», riuscendo, dopo settimane di drammatico confronto, a liberare qualcuno che ci ha lasciato ieri, in là con gli anni.

Visto e considerato che oggi sono state pronunciate parole ultimative nei confronti della possibilità di togliere la nostra Repubblica da questa flagranza di reato quotidiano di violazione dei diritti umani, forse la speranza di poter riuscire con il dialogo a far diventare quelle parole granitiche qualcosa di diverso nelle prossime settimane e, quindi, di tornare ad affrontare la questione di come fronteggiare la violazione quotidiana dei diritti umani degli italiani, ovunque essi si trovino, potrebbe essere di buon auspicio.

Ricordiamo, quindi, il giudice Giovanni D'Urso, comunicando alla famiglia il nostro ricordo di qualcuno che ci ha lasciato, che sicuramente ha vissuto personalmente momenti drammatici, che sono stati altresì momenti drammatici per tutto il Paese. (Applausi).

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per le sedute di mercoledì 28 settembre 2011

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, mercoledì 28 settembre, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 20,46).

Allegato A

COMUNICAZIONI DEL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA SUL SISTEMA CARCERARIO E SUI PROBLEMI DELLA GIUSTIZIA

PROPOSTE DI RISOLUZIONE

(6-00082) (27 settembre 2011) n. 1 (testo 2)

CENTARO, MUGNAI, MAZZATORTA.

Approvata

Il Senato,

            ascoltate le comunicazioni del Ministro della giustizia, senatore Francesco Nitto Palma, sullo stato del sistema penitenziario, le approva, impegnando il Governo ad attuare i seguenti punti:

                1) riforma della normativa in tema di custodia cautelare, affinché, in attuazione dello spirito del codice di rito, tale misura rappresenti, salvi i casi di maggiore allarme sociale, veramente l'extrema ratio e non una anticipazione di pena o, peggio, una metodologia coercitiva nei confronti dell'indagato, operando una distinzione nel relativo trattamento penitenziario;

                2) riforma del rito direttissimo, evitando che l'imputato transiti, ancorché per pochi giorni, nell'istituto di pena, con il conseguente e spesso inutile aggravio del sistema carcerario;

                3) estensione a tutti i reati dell'uso della videoconferenza, con il conseguente risparmio nell'uso di uomini e mezzi per la traduzione dei detenuti;

                4) prosecuzione ed ulteriore sviluppo della politica di sottoscrizione di accordi bilaterali con i Paesi di provenienza dei flussi migratori, al fine di consentire che i detenuti stranieri condannati per un reato commesso in Italia scontino la pena nel loro Paese di origine e contemporaneamente attuazione del monitoraggio per garantire effettività degli impegni assunti in tema di esecuzione della pena;

                5) completamento dell'organico della polizia penitenziaria, oggi fortemente ridotto e causa dell'impossibilità di utilizzazione dei padiglioni e degli istituti già ristrutturati o realizzati, nonché di quelli da realizzare;

                6) predisposizione di un sistema permanente di controllo sui servizi di assistenza sanitaria erogati ai detenuti, al fine di monitorarne l'andamento e di verificarne l'impatto in termini assistenziali e finanziari sulle strutture sanitarie territoriali di riferimento, ivi inclusi gli ospedali psichiatrici giudiziari, nonché adeguamento, mediante una conseguente iniziativa d'intesa con le Regioni, degli standard della sanità carceraria a quella ordinaria, adottando le misure previste dall'ordinamento nei confronti della Regione siciliana per il mancato recepimento della normativa in materia;

                7) razionalizzazione delle misure alternative alla detenzione, non solo sotto il profilo normativo ma anche mediante la riattivazione dell'apposita Commissione insediata presso il Ministero della giustizia;

                8) monitoraggio dell'attuazione delle misure alternative alla detenzione e delle attività volte, in fase detentiva, alla rieducazione culturale ed al reinserimento lavorativo e sociale del detenuto, assicurando le risorse materiali ed umane necessarie

                9) valutazione dell'ipotesi di revisione della legge n. 199 del 2010, ampliando le ipotesi di applicazione dell'istituto della detenzione domiciliare, in coordinamento con la concorrente legislazione in materia di misure alternative alla detenzione, prevedendosi altresì forme di lavoro di pubblica utilità per quanti ne dovessero usufruire;

                10) accelerazione dei lavori del tavolo tecnico già costituito per lo studio di un processo di depenalizzazione che, privando di rilevanza penale questioni «bagatellari» a bassissima pericolosità sociale, consenta di meglio reprimere i reati caratterizzati, viceversa, da elevato grado di offensività della condotta.

(6-00083) (27 settembre 2011) n. 2 (testo 2)

FINOCCHIARO, ZANDA, LATORRE, CASSON, DELLA MONICA, CAROFIGLIO, CHIURAZZI, D'AMBROSIO, GALPERTI, MARITATI, DI GIOVAN PAOLO, LEGNINI, LUSI, MAGISTRELLI, MARINO Ignazio, GHEDINI.

Votata per parti separate. Approvata la parte evidenziata in neretto. Respinta la restante parte

Il Senato,

        udite le comunicazioni del Ministro della giustizia,

        premesso che:

            l'inefficienza, la lentezza, l'inefficacia e le gravi carenze strutturali che caratterizzano, a tutt'oggi, il sistema giudiziario italiano rappresentano un serio ostacolo allo sviluppo del Paese ed un pesante costo per i cittadini che finora il Governo, dopo tre anni di annunci e di promesse, non ha affrontato in alcun modo, dimostrando la palese mancanza di una strategia di riforma strutturale del settore;

            ne è prova la continua e drammatica serie di tagli apportati al settore giustizia dalle manovre finanziarie degli ultimi tre anni e, da ultimo, dalla cosiddetta manovra economica del luglio 2011 (- 41,8 milioni di euro per il 2012, - 66,7 milioni di euro per il 2013 e - 124,4 milioni di euro per il 2014) e dal disegno di legge per l'assestamento del bilancio dello Stato che ha ulteriormente ridotto - rispetto a quanto stabilito dalla legge di bilancio - i programmi relativi all'amministrazione penitenziaria, alla giustizia civile e penale ed alla giustizia minorile;

            la drammatica sequenza di tagli imposti dal Governo al settore giustizia avrebbe dovuto essere compensata - secondo gli impegni presi, ma puntualmente disattesi, dal Ministero della giustizia - dalla destinazione di fondi al Fondo unico per la giustizia;

            l'unico impegno mantenuto dal Governo in tema di efficienza del sistema giudiziario e di una razionale distribuzione sul territorio nazionale degli uffici giudiziari è stata l'approvazione, nell'ambito dell'ultima manovra economica, della delega per la riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari, proposta, peraltro, dal Partito Democratico;

        considerato che:

            la relazione resa oggi dal Ministro della giustizia sul sistema carcerario del nostro Paese si è risolta in un sostanziale riconoscimento della gravità della situazione carceraria, limitato alla mera enunciazione di dati, privo di qualsiasi seria prospettiva di intervento;

            su stessa ammissione del Ministro, resa nel corso della relazione, le misure previste dai cosiddetti pacchetti sicurezza adottati dall'attuale Governo con finalità vanamente repressive hanno inciso in modo limitato sulla presenza carceraria;

            nel gennaio 2010, il Ministro della giustizia aveva comunicato all'Assemblea del Senato che per affrontare la drammatica situazione del sistema carcerario del Paese, il Consiglio dei ministri aveva disposto la dichiarazione dello stato di emergenza per tutto il 2010 (prorogato anche a tutto il 2011): uno strumento fondamentale, a parere del Ministro, per provvedere alla realizzazione di quegli interventi che avrebbero consentito di rispettare il precetto dell'articolo 27 della Costituzione, secondo il quale «le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato»;

            nonostante la dichiarazione dello stato di emergenza, il Governo, in un'ottica assolutamente miope, ha ulteriormente ridotto lo stanziamento previsto per il programma «Amministrazione penitenziaria»;

            il 17 febbraio 2010 fu approvata, a grande maggioranza dei componenti del Senato, la mozione 1-00227 (Di Giovan Paolo ed altri) che conteneva 12 punti di impegno al Governo ai quali il Ministro della giustizia, per il tramite del sottosegretario Caliendo, si impegnava a dare attuazione. Dopo un anno e mezzo, solo uno dei dodici punti della mozione - la detenzione delle detenute madri - è stato, in parte, attuato;

            a tutt'oggi, a triste conferma del discredito e della diffidenza che gli altri Paesi nutrono verso il nostro sistema carcerario non è stata ancora data attuazione alla sentenza n. 26 del 1999 della Corte costituzionale sulla necessaria tutela giurisdizionale nei confronti degli atti della amministrazione penitenziaria lesivi dei diritti di coloro che sono sottoposti a restrizione della libertà personale, così come non è stato ancora introdotto nel nostro ordinamento il reato di tortura nonostante quanto richiesto agli Stati aderenti dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, né sono stati istituiti organismi indipendenti di controllo e monitoraggio di tutti i luoghi di privazione della libertà;

            la condizione di vita delle persone detenute, costrette a subire gli effetti di un tragico sovraffollamento, in ragione del quale l'Italia - è bene ricordarlo - è stata condannata dalla Corte europea dei diritti umani per violazione dell'articolo 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, non solo non è migliorata, ma è sempre più intollerabile;

            dette condizioni, unite all'estremo degrado di molte strutture carcerarie ed alla assoluta carenza di percorsi rieducativi e di reinserimento sociale, sono sicuramente causa dei molto suicidi che si verificano in carcere, il cui numero è in preoccupante aumento;

            la condizione generale di buona salute - prevista dalla riforma della sanità penitenziaria - è al di là da venire a causa delle condizioni anzidette, degli scarsi fondi a disposizione, dei ritardi di recepimento (totale in Sicilia, ma parziale in moltissime regioni) che colpiscono la qualità del servizio e la condizione del personale medico e sanitario in genere;

        premesso inoltre che:

            con l'ordinanza n. 3861 del 2010 del Presidente del Consiglio dei ministri («Disposizioni urgenti di protezione civile dirette a fronteggiare la situazione di emergenza conseguente all'eccessivo affollamento degli istituti penitenziari presenti sul territorio nazionale») il Capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia, Franco Ionta, è stato nominato commissario delegato per il Piano carceri per «la realizzazione di nuove infrastrutture carcerarie e la riorganizzazione, l'adeguamento ed il potenziamento delle infrastrutture già esistenti»;

            secondo quanto risulta dal sito web www.pianocarceri.it, il Piano carceri prevede la realizzazione di 11 nuovi istituti penitenziari e di 20 padiglioni che dovrebbero garantire 9.150 nuovi posti detentivi, per un costo complessivo stimato di ben 675 milioni di euro, nonché l'introduzione di misure giuridiche deflattive e l'implementazione dell'organico di polizia penitenziaria;

            a questo proposito, occorre ricordare come non si sia ancora proceduto alla assunzione di 2.000 agenti di polizia penitenziaria che dovrebbe rappresentare parte fondamentale del Piano e che sarebbe comunque solo una scelta intermedia rispetto alla conclamata necessità di 5.877 agenti di polizia penitenziaria, necessità sottolineata, peraltro, dallo stesso Ministro nella sua relazione;

            in realtà, ad oggi, quasi niente è stato fatto: come si può ben vedere sul sito citato, l'attività del commissario delegato per il Piano carceri, Franco Ionta, si è limitata: a) alla stipulazione di intese con le regioni aventi ad oggetto la localizzazione delle aree destinate alla realizzazione delle nuove infrastrutture carcerarie; b) alla nomina di cinque soggetti attuatori per essere coadiuvato nell'attuazione delle disposizioni di cui alla citata ordinanza, per i quali ha determinato, con proprio provvedimento, il compenso loro spettante, pari a 40.000 euro lordi per ciascuno di quattro soggetti attuatori (uno di loro non percepisce alcun compenso); c) alla stipula di contratti a tempo determinato ovvero a collaborazione a progetto sulla base di non ben precisati criteri di scelta di carattere fiduciario, ai sensi dell'articolo 1, comma 7, della citata ordinanza, «per la valutazione ed approvazione dei progetti e per il necessario supporto nelle attività da porre in essere», ed alla determinazione dell'ammontare dei compensi ai titolari dei suddetti contratti pari a 295.000 euro lordi (15.000 euro lordi per ciascuno dei nove contrattisti che hanno ricevuto incarichi per il 2010);

            ai sensi dell'articolo 2, comma 1, della citata ordinanza, il commissario delegato, «ove non sia possibile l'utilizzazione delle strutture pubbliche, può affidare la progettazione anche a liberi professionisti, avvalendosi, ove occorrenti, delle deroghe» previste dall'ordinanza;

            l'ordinanza che istituisce il commissario delegato per il Piano carceri riprende lo schema delle ordinanze adottate più volte dall'attuale Governo per consentire l'intervento d'urgenza del Dipartimento della protezione civile, prevedendo la possibilità di deroga alle disposizioni della legge nazionale in materia di appalti pubblici di lavori, servizi e forniture di rilievo comunitario;

            il ricorso sistematico a presunte logiche dell'emergenza ha portato all'introduzione di un sistema sostitutivo di «governo della cosa pubblica» rispetto alla ordinarietà, eludendo i requisiti di trasparenza nelle procedure, il rispetto dei vincoli e favorendo, di conseguenza, l'introduzione di un meccanismo lesivo delle regole di libera concorrenza e di trasparenza su temi, peraltro, per i quali è difficile riconoscere le condizioni di imprevedibilità che dovrebbero caratterizzare la logica dell'ordinanza di protezione civile;

        considerato altresì che:

            le donne in carcere con bambini sono da anni in media sessanta, per la maggior parte rom, e, in minor misura, tossicodipendenti. La legge 21 aprile 2011, n. 62, sulle detenute madri, prevede che, qualora sussistano «esigenze cautelari di eccezionale rilevanza», il giudice può comunque disporre la custodia della detenuta madre di prole di età non superiore a sei anni presso un istituto a custodia attenuata per detenute madri (ICAM). In Italia è operativo solo un ICAM a Milano, mentre non esiste alcuna casa famiglia protetta, prevista dall'articolo 4 della citata legge n. 62, a causa della mancanza del decreto del Ministro della giustizia - che avrebbe dovuto essere adottato entro sei mesi (ormai prossimi alla scadenza) dall'entrata in vigore della legge - per l'individuazione delle suddette case;

            la scelta di adottare una risposta penale per contrastare alcuni fenomeni di marginalità sociale ha concorso ad incrementare la popolazione detenuta. In questo modo il carcere è divenuto sempre più una «discarica sociale», nella quale finiscono molti soggetti portatori di un disagio che meriterebbe un diverso intervento di recupero o inserimento. I dati degli ultimi tre anni indicano un aumento costante dei detenuti presenti in carcere con imputazioni derivate dalla legge sulla droga: dai 23.505 del 2008 (pari al 40,43 per cento del totale) ai 28.395 del 2010 (pari al 41,78 per cento). Quasi la metà dei detenuti è, quindi, in carcere per aver violato la legge sulla droga. I tossicodipendenti in alternativa alla detenzione sono in rapporto di 1 a 10 con quelli che entrano in carcere nel corso di un anno;

            la tendenza a trasformare il carcere in uno strumento di controllo e di esclusione sociale è stata confermata dalla recente politica di contrasto dell'immigrazione irregolare. I dati sulla situazione detentiva al 31 luglio 2011 indicano una presenza di stranieri pari al 37,39 per cento della popolazione complessiva. La tipologia di reati ascritti agli stranieri fa presagire un aumento delle presenze ove si confermasse una politica dell'immigrazione di stampo repressivo. L'alta percentuale di coloro che sono in attesa di giudizio (il 38,71 per cento) ed il numero irrisorio di chi riesce ad accedere ai benefici di legge e alle misure alternative dimostrano quanto siano più iniqui sugli stranieri gli effetti del cattivo funzionamento del sistema penale italiano;

            l'indagine svolta dalla Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale del Senato sulla drammatica situazione in cui versano gli ospedali psichiatrici giudiziari in merito alle condizioni igienico-sanitarie, organizzative e clinico-psichiatriche delle strutture, ha evidenziato pratiche cliniche assolutamente inadeguate e, in alcuni casi, fortemente lesive della dignità della persona, nonché gravi e inaccettabili carenze strutturali e igienico-sanitarie;

        rilevato infine che:

            le comunicazioni del Ministro non solo non forniscono alcuna soluzione idonea a risolvere i gravi problemi della giustizia italiana, né indicano una corretta e credibile copertura finanziaria dei pochi interventi annunciati, ma descrivono una situazione causata in gran parte da leggi adottate dal Governo in carica,

            non le approva ed impegna il Governo a riferire, nella persona del Ministro della giustizia, nell'ambito di una apposita seduta dell'Assemblea, in merito a:

                a) i criteri di selezione, di localizzazione e di realizzazione degli interventi oggetto del Piano carceri;

                b) i criteri di assegnazione degli incarichi e degli appalti di servizi conferiti fino a questo momento per la realizzazione dei suddetti interventi, l'elenco dei soggetti assegnatari degli incarichi e degli appalti, nonché l'indicazione delle risorse stanziate a tali fini ed effettivamente utilizzate;

                c) l'elenco delle opere iniziate alla data odierna, con l'indicazione del luogo esatto di realizzazione dell'intervento, della data di inizio dei lavori e della presunta data di consegna dell'opera stessa, delle imprese assegnatarie, nonché l'indicazione delle risorse stanziate a tali fini ed effettivamente utilizzate;

                d) le strutture penitenziarie costruite, ma a tutt'oggi non ancora utilizzate, ed i motivi per i quali dette strutture siano non operative e, di fatto, «abbandonate», nonostante le condizioni di sovraffollamento in cui versano gli altri istituti penitenziari;

                e) i criteri in base ai quali il commissario delegato per il Piano carceri ha nominato i cinque soggetti attuatori e ha selezionato i contrattisti sulla base di una «scelta di carattere fiduciario»;

                f) i criteri in base ai quali il commissario delegato per il Piano carceri può affidare a liberi professionisti, ove non sia possibile l'utilizzazione delle strutture pubbliche, la progettazione degli interventi previsti dalla citata ordinanza, anche in deroga alla normativa vigente;

                g) le modalità di utilizzo e la destinazione delle risorse previste dall'ordinanza, considerato che l'analisi dei costi effettuata dal Governo porta a ritenere, in modo approssimativo, che per ciascun nuovo istituto siano necessari 40,5 milioni di euro e per ciascun ampliamento delle strutture esistenti 11 milioni di euro;

                h) quali siano le procedure adottate fino a questo momento in deroga alle disposizioni della legge nazionale nella materia di appalti pubblici di lavori, servizi e forniture di rilievo comunitario;

                i) se il commissario delegato per il Piano carceri sia ricorso ad affidamenti diretti nella materia di appalti pubblici di lavori, servizi e forniture di rilievo comunitario, così come previsto dalla direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 22 ottobre 2004 richiamata nella ordinanza sul Piano carceri;

                l) la necessità di garantire, nella realizzazione del Piano carceri, il rispetto della regole della libera concorrenza e delle ordinarie regole di mercato, assicurando adeguata trasparenza;

        impegna inoltre il Governo:

            a promuovere nel più breve tempo possibile una legge che introduca nell'ordinamento il reato di tortura, previsto come obbligo dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura;

            a promuovere la calendarizzazione, per quanto di competenza, dell'esame parlamentare delle numerose proposte sul sistema carcerario;

            ad adottare al più presto (prima della scadenza del termine di sei mesi) il decreto previsto dall'articolo 4 della legge 21 aprile 2011, n. 62, per l'individuazione delle case famiglie protette e misure adeguate all'attivazione degli ICAM di Venezia e di Firenze al fine di consentire ai 53 bambini che ancora oggi si trovano in carcere con le madri di vivere in un ambiente più adeguato alla loro età;

            a promuovere le modifiche alla legge n. 251 del 2005, cosiddetta ex-Cirielli, che comporta aggravi di pena e la restrizione all'accesso alle misure alternative per i detenuti recidivi;

            ad adeguare le piante organiche del personale di Polizia penitenziaria e delle figure degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi, avviando un nuovo ed effettivo piano di assunzioni che garantisca le risorse umane e professionali necessarie al buon funzionamento delle strutture penitenziarie ed all'attuazione di percorsi di rieducazione e di reinserimento sociale dei detenuti;

            a comunicare al Parlamento quali risorse sono destinate al mantenimento quotidiano dei detenuti i cui bisogni elementari sono gravemente mortificati (la quota pro capite per il vitto giornaliero di ogni detenuto rischia di diminuire da 4,15 euro, cifra irrisoria, a 3,18 euro a causa del sovraffolamento cui non corrisponde un adeguato aumento di finanziamenti), nonché quali risorse sono finalizzate alla realizzazione di percorsi rieducativi che prevedano programmi di istruzione, di formazione professionale e di inserimento lavorativo e quanti educatori siano preposti a tali attività;

            a garantire il miglioramento del servizio sanitario penitenziario;

            a promuovere il rafforzamento e l'ampliamento delle misure alternative alla pena detentiva;

            ad intraprendere la strada di una riforma coerente e positiva di sistema, intervenendo sul diritto penale sostanziale, individuando alcune priorità per non caricare il sistema con scelte repressive inattuali o eccessive o, addirittura, meramente ideologiche prevedendo la depenalizzazione di reati privi di offensività a terzi, l'introduzione dell'istituto del non luogo a procedere per irrilevanza penale del fatto, sanzioni differenziate in ragione della gravità del reato, secondo i principi di sussidiarietà, offensività, colpevolezza;

            a promuovere la revisione delle norme sulla custodia precautelare e sulla custodia cautelare in carcere, anche al fine di eliminare quei meccanismi che concorrono al sovraffollamento con detenzioni in attesa di giudizio e che determinano l'elevata presenza di detenuti per periodi brevi;

            a prevedere, per garantire il rispetto della dignità dei detenuti, l'istituzione a livello nazionale del Garante dei diritti dei detenuti, un soggetto che possa coordinarsi con i garanti regionali e comunali e con la magistratura di sorveglianza;

            ad assumere iniziative volte a prevedere percorsi riabilitativi alternativi alla detenzione per i tossicodipendenti, nonché ad introdurre modifiche alla legge n. 49 del 2006, cosiddetta legge Fini-Giovanardi, causa, non ultima, del sovraffollamento delle carceri;

            a prevedere l'estensione dell'istituto della messa alla prova, già previsto per i minori, agli adulti, soprattutto ai giovani alle prime manifestazioni di devianza;

            a prevedere il superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari, le cui condizioni offendono la coscienza civile del Paese, attraverso programmi di dimissioni assistite e progetti autenticamente terapeutici per le malattie psichiatriche, l'introduzione di una nuova organizzazione dell'assistenza sanitaria, che sia conforme ai Piani sanitari regionali della salute mentale delle regioni sede di OPG, un più stretto raccordo tra magistratura e Servizi psichiatrici territoriali, nonché l'elaborazione di linee guida funzionali ad agevolare un più frequente ed omogeneo ricorso alle misure alternative all'internamento.

(6-00084) (27 settembre 2011) n. 3 (testo corretto)

LI GOTTI, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, MASCITELLI, PARDI, PEDICA.

Respinta

Il Senato,

        udite le comunicazioni del Ministro della giustizia;

        preso atto che:

            dopo tre anni di Legislatura il bilancio dell'amministrazione della giustizia e dell'amministrazione carceraria si presenta drammaticamente carente e tale da richiedere un esame particolarmente attento da parte del Parlamento, in considerazione della vitale importanza del servizio giustizia per i cittadini, per il sistema socio-economico nazionale e per le istituzioni. La criticità dello stato dei meccanismi e delle strutture giudiziarie e penitenziarie nel nostro Paese appare strettamente connesso e collegato ad una drammatica assenza di interventi riformatori strutturali adeguati da parte del Governo. In tale connessione il duplice problema, della giustizia e del sistema carcerario, deve essere complessivamente adottato, non potendosi limitare l'analisi - come fatto invece dal Ministro nelle comunicazioni rese al Senato - al solo rapporto tra la capienza delle strutture e le modalità di applicazione delle misure cautelari personali;

            in particolare, il Gruppo Italia dei Valori ha costantemente ma vanamente rilevato in sede di esame delle relazioni annuali presentate dal precedente Ministro della giustizia, che - anche alla luce del fatto che circa il 42 per cento dei detenuti si trova in custodia cautelare - proprio l'efficienza del sistema giudiziario e l'accelerazione dei processi, la rapidità dell'accertamento delle responsabilità penali, nonché la predisposizione di norme e strutture tali da garantire la certezza del diritto e la certezza della pena dovrebbero oggi (ed avrebbero dovuto in passato) costituire le principali preoccupazioni del Ministro e del Governo nella sua collegialità. Si è invece dovuto assistere, nella Legislatura in corso, alla continua riproposizione di scelte che, dal punto di vista delle politiche finanziarie, delle dotazioni infrastrutturali, delle politiche del personale e del quadro normativo, sono andate in direzione diametralmente opposta a quella auspicata dagli operatori del settore e suggerite dai più elementari principi di buona amministrazione ordinaria;

            non si può non ribadire, in questa occasione, che il settore giustizia negli ultimi dieci anni, otto dei quali governati dal centro-destra, non ha visto alcuna riforma strutturale dell'impianto complessivo del sistema, alcun intervento coordinato e strategico di rilancio, scaricando le conseguenze di tale inerzia sui cittadini e sulle persone detenute. Al contrario, le poche riforme avviate in passato hanno incontrato ostacoli applicativi, non da ultimo a causa delle reiterate e significative decurtazioni di risorse poste a disposizione dell'amministrazione. Gran parte delle riforme predisposte nella scorsa Legislatura, interrotte per la conclusione anticipata della medesima, non sono state riprese in modo coerente e sistematico. Numerose e significative innovazioni legislative, richieste anche dall'adesione del nostro Paese ad importanti convenzioni internazionali, restano non ratificate, come quella sulla corruzione penale del 1999. Quand'anche risultino formalmente recepite, non trovano ancora alcuna attuazione concreta, come nel caso della legge 30 giugno 2009, n. 85, di adesione al Trattato di Prum, originata da un disegno di legge del Gruppo Italia dei Valori del Senato, con cui è stata istituita la banca dati nazionale del DNA e il relativo laboratorio centrale per la banca dati nazionale del DNA. Come si è già più volte rilevato in passato, tale strumento, atteso dagli operatori e utilissimo al fine di assicurare maggiore efficacia ed incisività alle indagini, risulta ancora non attivo, in attesa delle modeste risorse necessarie per garantire la funzionalità dei laboratori. A dispetto, dunque, della strumentale enfatizzazione più volte posta dal Governo su singoli provvedimenti urgenti in materia di sicurezza, non solo si è perseverato nella mancanza di un disegno riformatore efficace e coerente, ma si sono paralizzate riforme che avevano registrato ampio e condiviso consenso;

            in tale contesto, non si può non richiamare integralmente il contenuto letterale degli atti di indirizzo 6-00030 del 20 gennaio 2010, 1-00238 dell'11 febbraio 2010 e 6-00057 del 18 gennaio 2011, con cui il Gruppo Italia dei Valori del Senato elencava analiticamente una serie di problematiche in materia carceraria e di amministrazione della giustizia ed offriva specifiche indicazioni atte a risolverle, le quali restano per gran parte valide e tuttora imprescindibili;

            appare quindi sempre più chiaro, alla luce dei tagli apportati con le varie leggi di stabilità e manovre finanziarie più o meno urgenti, come il Governo si sia dimostrato, nei tre anni trascorsi, del tutto inadeguato, se non disinteressato, rispetto all'efficacia degli strumenti di tutela giurisdizionale e sostanziale dei diritti dei cittadini, avendo preferito invece spendere tempo prezioso nel logorante tentativo di sottrarre alla giustizia il Presidente del Consiglio dei ministri - prima attraverso la fulminea approvazione del disegno di legge recante il cosiddetto «lodo Alfano» (dichiarato incostituzionale con la sentenza della Corte costituzionale n. 262 del 2009) poi con il cosiddetto «legittimo impedimento» (dichiarato parzialmente incostituzionale il 13 gennaio 2011, per violazione degli artt. 3 e 138 della Costituzione), oltre che con il cosiddetto «processo breve», disegno di legge - originariamente volto a sommare i devastanti effetti di una prescrizione processuale a quelli già noti prodotti dal più consolidato istituto della prescrizione del reato - che la Camera dei deputati ha sostituito con un altrettanto irragionevole ed asistematico meccanismo di «prescrizione breve» a beneficio del medesimo imputato Presidente del Consiglio dei ministri. Mentre dunque si invoca, a parole, il rafforzamento dei riti alternativi e delle procedure deflattive del processo, si predispongono senza sosta interventi legislativi che li farebbero entrare definitivamente in crisi, determinando l'inevitabile allungamento dei tempi della macchina della giustizia, a scapito sia dei diritti dell'imputato che delle parti civili. Tutto ciò evidenzia ancor di più come, lungi dal voler attuare una riforma che restituisca certezza ai tempi e alla effettività della tutela giurisdizionale dei diritti, la finalità della proclamata azione riformatrice sia solo quella di ridurre progressivamente, fino ad estinguerle, le concrete possibilità di arrivare ad una decisione di merito, rinunciando in tal modo all'obiettivo fondamentale di una giusta ed equa decisione di merito. Fine ultimo del combinato disposto delle proposte di legge citate e della sottrazione costante di fondi all'amministrazione della giustizia appare la rimozione del processo, non la rimozione delle cause che rendono mediamente troppo lungo ed eccessivamente costoso un processo, senza alcuna attenzione al sacrificare i diritti delle parti civili e persino l'interesse dell'imputato ad avere un accertamento non frettoloso dei propri diritti. Come ciò si concili con la proclamazione reiterata della volontà di tutelare la «sicurezza» dei cittadini, enfatizzata con l'adozione di numerosi decreti legge in materia - nessuno dei quali sembra aver prodotto risultati effettivi, come lo stesso incessante succedersi dei cosiddetti «pacchetti sicurezza» di per sé dimostra - resta un mistero ancora irrisolto, a meno di non voler considerare quale obiettivo ultimo e reale dell'azione sin qui intrapresa la sostanziale rinuncia dello Stato all'esercizio della giurisdizione;

            parallelamente a tale abbandono di una funzione fondamentale dello Stato, sono stati introdotti processi di «privatizzazione» della giustizia attraverso la distorsione di istituti, come quello della mediazione, che nel nostro ordinamento sono recepiti con modalità tali da farli apparire non in linea con le direttive comunitarie di riferimento, in particolare senza adeguata attenzione e garanzia verso l'assistenza tecnica e la qualificazione dei soggetti conciliatori, elementi essenziali data la natura obbligatoria dell'istituto. A fronte di alcune promesse del precedente Ministro di reintervenire sulla materia, non risulta al momento che siano state adottate e nemmeno programmate misure risolutive in tal senso;

            in luogo della minacciata introduzione nel codice di rito di irragionevoli meccanismi prescrizionali, sarebbe stato invece necessario un razionale snellimento e una coerente semplificazione delle procedure, oltre all'apprestamento di congrue dotazioni di personale e mezzi per gli uffici giudiziari e per le Forze dell'ordine. Occorrerebbe, altresì, una più analitica disciplina per governare i tempi del processo, anche sotto il profilo organizzativo, dando concretezza al principio sancito dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 255 del 1992, secondo il quale: «Fine primario ed ineludibile del processo penale non può che rimanere quello della ricerca della verità». Fine primario di talune riforme sostenute dal Governo, e certamente effetto dell'azione di progressiva e costante riduzione dei fondi e degli investimenti, appare invece quello di ostacolare in tutti i modi, se non impedire, la funzione giudiziaria in generale e quella processuale in particolare, con l'esito dunque di impedire l'accertamento della verità;

            in questo contesto si inserisce anche la perdurante «pendenza», presso la Camera dei deputati, di un minaccioso disegno di legge sulle intercettazioni, palesemente volto a limitare l'attività investigativa oltre che il diritto-dovere di informazione degli organi di stampa. Tale presunta «riforma» è indubbiamente improntata ad un singolare e paradossale disfavore verso lo strumento investigativo tout court, sebbene esso, nel diritto processuale penale vigente, costituisca un mezzo di ricerca della prova tipico, previsto e regolato dal codice di procedura penale, il quale detta a tal fine, nell'ambito del Titolo III del Libro III, particolareggiate disposizioni volte a garantire la legittimità formale e sostanziale dell'attività d'indagine che dell'intercettazione si avvale. Il testo appare ictu oculi volto a restringere gravemente i presupposti stessi nonché le concrete modalità di esperimento di un utile strumento procedurale danneggiando, in tal modo, l'individuazione delle fonti di prova e perseguendo con ciò un fine obiettivamente contrario all'agevole accertamento della verità, obiettivo finale del processo penale, anche attraverso strumenti moderni ed utili a ridurre i processi contro ignoti, sulla linea di molte esperienze estere, e ad agevolare le indagini, con notevole risparmio di risorse, uomini e mezzi rispetto ai sistemi tradizionali. Nel testo in questione resta prevista l'abrogazione dell'articolo 13 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, in materia di lotta alla criminalità organizzata, norma voluta da Giovanni Falcone per autorizzare, con procedure più snelle, le intercettazioni per tutti i reati di criminalità organizzata. In tale materia, il Gruppo Italia dei Valori del Senato ha presentato già nel luglio 2008 un articolato atto di sindacato ispettivo (2-00019) il cui contenuto è stato più recentemente ribadito in una risoluzione in Assemblea nel gennaio 2010 (6-00030) nonché un disegno di legge (A.S. 2501), aventi ad oggetto i meccanismi tecnici ed i costi di tali attività;

            più volte il Governo ha annunciato interventi finalizzati ad incidere, anche con invasivi interventi costituzionali, sull'ordinamento giudiziario, sulla responsabilità dei magistrati e sulla separazione delle carriere, cui dovrebbe far seguito la divisione del Consiglio superiore della magistratura. Premesse, queste, per l'attenuazione o l'eliminazione dell'obbligatorietà dell'esercizio dell'azione penale e l'introduzione di forme di «dipendenza» del pubblico ministero dal Governo; il tutto funzionale a sottoporre la magistratura e la giustizia al controllo politico, a danno della indipendenza e autonomia riconosciuta dalla Costituzione e dalle originarie teorie sulla separazione dei poteri. In tal senso risulta presentato alla Camera, in data 7 aprile 2011, il disegno di legge del Governo n. 4275 che stravolgerebbe il Titolo IV della Parte II della Costituzione;

            particolarmente grave, in tale contesto, risulta anche lo stravolgimento operato in Senato sul disegno di legge, approvato dalla Camera e recante modifiche agli articoli 438, 442 e 516 e introduzione dell'articolo 442-bis del codice di procedura penale. In luogo della originaria previsione volta a sancire la inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con la pena dell'ergastolo, è stato introdotto nel provvedimento un meccanismo, meglio conosciuto come «processo lungo», che, se definitivamente approvato, sancirebbe, a giudizio del primo Presidente della Corte di cassazione, la «morte del processo penale». Come rilevato dalla risoluzione del CSM 7 settembre 2011, su un testo avente come unico obiettivo l'attuazione di un maggior rigore punitivo nei processi per reati puniti con l'ergastolo, escludendo che per tali casi fossero applicabili i benefici previsti per il rito abbreviato si è innestata una sostanziale riscrittura del regime processuale sulla prova che nulla ha in comune con l'originario intento e si caratterizza per l'evidente capacità di rallentare a dismisura la durata di tutti processi penali attualmente in corso. Le modifiche introdotte incidono pesantemente sull'esercizio del diritto alla prova nell'ambito del processo e sull'acquisizione probatoria, in modo tale da provocare dirette e gravissime ricadute sul cuore dell'attività giudiziaria, privando il giudice della possibilità di gestire l'andamento del processo in funzione di un accertamento processuale che si svolga secondo i canoni costituzionali della ragionevole durata, travolgendo anzi con la sanzione della nullità l'intera attività processuale. Il CSM ha rilevato che innumerevoli sarebbero gli esempi volti a dimostrare che la mancanza di un preventivo vaglio sulla rilevanza e superfluità delle prove richieste delle parti, potrebbe determinare effetti paradossali, le conseguenze si rileverebbero assai negativamente sui gia dilatati tempi dell'accertamento processuale nei vari gradi di giudizio. La norma appare inoltre agevolare l'abuso del processo e legittimare le più varie tattiche dilatorie e si presenta intrinsecamente contraddittoria ed irrazionale, in quanto da un lato consente l'acquisizione delle sentenze irrevocabili ai fini della prova dei fatti accertati e dall'altro impone di svolgere nuovamente un'istruttoria sugli stessi fatti, se l'imputato lo chiede. In proposito va sottolineata ancora la portata preoccupante della norma transitoria prevista, che dispone l'applicazione di tutte le innovazioni indicate ai processi in corso in primo grado per i quali non sia chiuso il dibattimento. Ciò - secondo il CSM - potrà determinare la necessità di far ricominciare daccapo tutti i processi in corso in primo grado al fine di consentire alle parti di avvalersi della nuova disciplina sul diritto alla prova. Sono evidenti i rischi che il combinato disposto delle modifiche introdotte nel disegno di legge suddetto, approvato dal Senato in un testo sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia, possono comportare con riferimento ai processi per gravi fatti di criminalità, potendo contribuire ulteriormente alla paralisi del funzionamento della giustizia penale ove la Camera dovesse definitivamente licenziarlo;

        valutato in particolare che:

            uno dei problemi più rilevanti che affliggono il settore concerne notoriamente il mancato rilancio del comparto giustizia sia in termini di investimenti che di personale. Il perdurare e l'aggravarsi di tale situazione, non solo per l'inerzia nell'affrontare i nodi strutturali ma per la manifesta volontà di perdurare in tale inerzia, ha determinato ormai riflessi negativi universalmente riconosciuti sulla funzionalità ed efficacia del servizio stesso. L'assenza di risposte risolutive ed anche solo di proposte governative su una ragionevole deflazione della giustizia penale o la mancanza di incisivi interventi su snodi cruciali come la riforma del giudizio contumaciale, oltre a denunciare una preoccupante carenza di idee in grado di riorganizzare risorse e strumenti in un quadro di sistema, tradiscono piuttosto una strategia volta a far languire progressivamente il sistema fino alla sua asfissia per impossibilità di funzionamento, salvo poi ipotizzare interventi miracolistici che sono però contraddetti dalla precedente mancanza di ordinaria buona amministrazione;

            complessivamente, rispetto ai 7.409,6 milioni di euro previsti dalla legge di bilancio 2010 (legge 23 dicembre 2009, n. 192), le risorse previste dalla legge n. 220 del 2010 - legge di stabilità per il 2011 (7.203,9 milioni) hanno evidenziato una ulteriore diminuzione del 2,8 per cento (pari a 205,7 milioni di euro). Segnatamente, le riduzioni di spesa hanno inciso sulle già magre dotazioni dell'amministrazione penitenziaria, della giustizia minorile e della giustizia civile e penale. Dall'analisi della serie storica dei bilanci statali negli anni 2000-2011 è risultato che la percentuale delle spese del Ministero della giustizia in rapporto alle spese finali dello Stato è progressivamente aumentata fino al 2004, passando dall'1,4 per cento del bilancio 2000, all'1,5 per cento del bilancio 2003, all'1,7 per cento del bilancio 2004. Negli anni 2005-2007 la percentuale si è assestata intorno all'1,6-1,7 per cento, per poi scendere a partire dal 2008 all'1,4 per cento, previsione confermata anche per il 2011. Nel solo anno 2010 le risorse per la giustizia hanno dunque subito un taglio di 600 milioni di euro, cui si sono aggiunti ulteriori interventi nel 2011 che di per sé impediscono qualsiasi effettivo miglioramento della situazione attuale. Da ultimo, i commi 1 e 2 dell'articolo 1 del decreto-legge n. 138 del 2011 recano disposizioni finalizzate alla riduzione delle spese delle amministrazioni centrali dello Stato per gli anni 2012 e 2013, che si aggiungono a quelle già apportate con il decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. Si provvede quindi ad incrementare di 6 miliardi di euro per l'anno 2012 e di 2,5 miliardi di euro per l'anno 2013 gli importi in termini di indebitamento netto delle riduzioni - indicate nell'allegato C del decreto-legge n. 98 del 2011 - che le amministrazioni centrali dello Stato sono tenute ad assicurare a decorrere dall'anno 2012. Si ricorda che gli importi delle riduzioni individuati nella citata Tabella di cui all'allegato C del decreto-legge n. 98 del 2011 erano, per quanto concerne il Ministero della giustizia, i seguenti: con riferimento al saldo netto da finanziare 54,5 milioni nel 2012, 66,7 nel 2013 e 124,4 nel 2014; con riferimento all'indebitamento netto 41,8 milioni nel 2012, 66,7 nel 2013 e 124,4 negli anni 2014 e seguenti. Per effetto della modifica apportata dal decreto n. 138, la riduzione della spesa complessiva dei Ministeri in termini di indebitamento netto diventa di 7 miliardi nel 2012 e 6 miliardi nel 2013, rimettendosi all'emanazione, entro il 25 settembre 2011, di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze la ripartizione delle ulteriori riduzioni di spesa tra i Ministeri ed i corrispondenti importi relativi alla voce «saldo netto da finanziare». La riduzione in termini di saldo netto potrà pertanto risultare più elevata rispetto a quella in termini di indebitamento netto, dati i coefficienti di spendibilità degli stanziamenti di competenza. L'articolo 10 del decreto-legge n. 98 del 2011, nel prevedere che le amministrazioni centrali dello Stato devono assicurare una riduzione della spesa (in termini di saldo netto da finanziare e in termini di indebitamento netto) corrispondente agli importi individuati nell'allegato C, stabilisce altresì, al comma 3, che nelle more della definizione degli interventi correttivi volti al conseguimento degli obiettivi di riduzione indicati, il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad accantonare e rendere indisponibile una quota delle risorse iscritta nel bilancio pluriennale dello Stato, per un ammontare pari agli importi indicati nello stesso allegato. L'accantonamento è effettuato nell'ambito delle spese rimodulabili delle missioni di spesa di ciascun Ministero interessato. Lo stesso articolo 10, al comma 4, stabilisce che spetta ai Ministri competenti proporre - in sede di predisposizione del disegno di legge di stabilità per il triennio 2012-2014 - gli interventi correttivi necessari per la realizzazione degli obiettivi di riduzione di spesa indicati nell'allegato C. Il comparto giustizia non è stato incluso tra le aree di spesa esentate dalle proposte di riduzione finalizzate al raggiungimento degli obiettivi programmati indicati nel citato allegato C, che sono avanzate dai Ministri competenti in sede di predisposizione del disegno di legge di stabilità 2012-2014;

            la politica dei tagli ha avuto, ed avrà ulteriormente, pesanti ricadute anche sul personale, con particolare riferimento alle retribuzioni straordinarie, con effetti negativi anche sulla funzionalità degli uffici giudiziari, con l'esito finale di ostacolare la celebrazione di udienze pomeridiane. A tale proposito si rileva che anche la recente manovra economica non ha riequilibrato le carenze strutturali e di risorse umane del settore giustizia, dovendosi giudicare non sufficiente l'esclusione del personale amministrativo operante presso gli uffici giudiziari, del Corpo di polizia penitenziaria e dei magistrati, dalla previsione di una ulteriore riduzione degli uffici dirigenziali di livello non generale e delle relative dotazioni organiche, nonché di riduzione delle dotazioni organiche del personale non dirigenziale. Resta dunque assente un piano di copertura degli organici del personale dei ruoli delle cancellerie e segreterie giudiziarie;

        considerato, inoltre, che:

            dal Fondo unico per la giustizia risultano pervenuti al Ministero della giustizia appena 79 milioni di euro e ciò soltanto grazie alla rinuncia del Ministero dell'economia e delle finanze alla propria quota per l'anno 2009. Va infatti ricordato che, con l'obiettivo di razionalizzazione della gestione delle somme amministrate dal sistema giustizia, con il decreto-legge n. 143 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 181 del 2008, recante «Interventi urgenti in materia di funzionalità del sistema giudiziario», era stato istituito il Fondo unico giustizia. La gestione del Fondo è stata affidata ad Equitalia Giustizia SpA. Essa avrebbe dovuto consentire il recupero di quote da devolvere al Ministero dell'interno e al Ministero della giustizia, che avrebbero dovuto utilizzarle, rispettivamente, per la tutela della sicurezza e del soccorso pubblico e per il potenziamento dei propri servizi istituzionali. Con una modifica introdotta all'articolo 2 dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14 il Governo ha previsto che con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri siano stabilite - fino a una percentuale non superiore al 30 per cento delle sole risorse oggetto di sequestro penale o amministrativo - le quote delle risorse rese disponibili per massa e in base a criteri statistici, intestate «Fondo unico giustizia», anche frutto di utili della loro gestione finanziaria, da destinare: in misura non inferiore ad un terzo al Ministero dell'interno per la tutela della sicurezza pubblica e del soccorso pubblico, fatta salva l'alimentazione del Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e del Fondo di rotazione per la solidarietà delle vittime dei reati di tipo mafioso; in misura non inferiore ad un terzo, al Ministero della giustizia per assicurare il funzionamento e il potenziamento degli uffici giudiziari e degli altri servizi istituzionali; per la restante parte all'entrata del bilancio dello Stato. In tal modo, la dotazione delle risorse volte ad assicurare il funzionamento ed il potenziamento degli uffici giudiziari e degli altri servizi del Ministero della giustizia è stata ridotta ad appena un terzo del 30 per cento del «paniere» iniziale. Ne deriva che, in virtù di tale meccanismo, al Ministero della giustizia vengono destinate somme infinitesimali a fronte di un costo del sistema giustizia valutato dal medesimo Ministro in 8 miliardi di euro all'anno;

            un tale volume di riduzioni degli investimenti e delle spese correnti non solo non consentirà di accrescere l'efficienza del servizio giustizia, ma non permetterà neppure di garantire l'attuale, pur insufficiente, livello di funzionamento degli uffici giudiziari. A tale riguardo si evidenzia anche la mancanza di un serio progetto di geografia giudiziaria che, seppur in maniera non rigida, avvii una positiva revisione delle sedi. Le modifiche apportate in tale ambito al decreto-legge n. 138 del 2001, pur prevedendo una delega al Governo per la riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari, prevedono, oltre ad una riduzione degli uffici di primo grado, anche un accorpamento degli uffici requirenti senza indicazione di criteri oggettivi e scoordinato rispetto a quello dei tribunali, laddove sarebbe stato più opportuno seguire le indicazioni analitiche offerte dall'apposita risoluzione sul tema approvata nel 2010 dal Consiglio superiore della magistratura. Vi è dunque il rischio che gli accorpamenti producano procure per più tribunali, ossia una diminuzione del controllo di legalità sul territorio e della possibilità di acquisire notizie di reato da parte del procuratore della Repubblica, degli uffici di procura a livello circondariale, influendo negativamente sullo stesso rapporto con la polizia giudiziaria. Il testo della delega, infatti, fa riferimento agli uffici requirenti senza adeguata considerazione della fase inquirente e conseguente possibile incertezza tra nell'assetto dell'ufficio accorpante con riferimento alla possibilità di svolgere le funzioni di indagine nell'ambito dei circondari di tribunali;

            continua a non registrarsi alcun effettivo ed importante alleggerimento degli uffici pubblici, con particolare riferimento ai Ministeri, in cui operano attualmente magistrati posti fuori ruolo, che secondo talune stime arriverebbero a sfiorare il 3 per cento dell'organico a fronte di una scopertura ancora assai rilevante (1.115 posti su 9.036 togati in servizio). Tale situazione incide in maniera preoccupante soprattutto nelle regioni meridionali e nelle aree maggiormente esposte a fenomeni di criminalità diffusa e criminalità organizzata. In tal senso deve essere data concreta attuazione all'ordine del giorno G106 accolto dal Governo il 15 dicembre 2010 in Senato con riferimento alla opportunità di provvedere, celermente, ad una significativa rimodulazione del numero di magistrati in distacco presso il Ministero della giustizia e presso le altre amministrazioni centrali e periferiche dello Stato, in favore di uffici giudiziari operanti in aree caratterizzate da alta densità criminale;

        considerato che:

            è carente una politica di potenziamento, formazione e valorizzazione della professionalità del personale degli uffici giudiziari. In particolare, si è seriamente rischiata l'interruzione del servizio di assistenza informatica applicativa agli uffici giudiziari per l'anno 2011, in dipendenza dalla mancata copertura dei contratti pluriennali sottoscritti negli anni 2009 e 2010. Come già dichiarato dal Governo all'Assemblea della Camera dei deputati il 22 dicembre 2010 «l'esiguità delle risorse previste dal Ministero dell'economia e finanze per il 2011 ha imposto l'inserimento nei suddetti contratti (peraltro, su diretta sollecitazione della Corte dei conti, oltre che dell'Ufficio Centrale del Bilancio di questo Dicastero) di una clausola determinante l'arresto delle attività di supporto agli uffici giudiziari, a decorrere dal 1º gennaio 2011, in assenza di adeguata copertura finanziaria. Peraltro, la spesa corrente destinata al mantenimento dei sistemi informatici degli uffici giudiziari, allo stato attuale, non è ulteriormente comprimibile senza rischiare di compromettere il mantenimento di tutti i sistemi. Negli ultimi anni la spesa collegata al settore si è notevolmente ridimensionata, passando da una spesa registrata di circa 79 milioni di euro nel 2008 ad una previsione di spesa di circa 56 milioni di euro per il 2011. È evidente, quindi, che la situazione descritta non soltanto è nota, ma è anche oggetto di costante e puntuale verifica». Sebbene il precedente Ministro della giustizia abbia dichiarato di aver sottoscritto le variazioni di bilancio necessarie per ottenere il ripristino del servizio, il problema risulta perdurare, almeno sotto il profilo degli investimenti settoriali oltre che in termini di sottrazione ad altri capitoli di spesa dell'amministrazione giudiziaria già ridotti allo stremo di risorse finanziarie. Nella Relazione sullo stato dell'amministrazione della giustizia presentata il 18 gennaio 2011 il Ministro ha elencato una serie di provvedimenti per l'informatizzazione e l'adozione di nuove tecnologie, riconoscendo tuttavia che la voce di spesa sull'informatica giudiziaria, nel corso degli ultimi tre anni è scesa sensibilmente, in netta controtendenza rispetto agli anni precedenti. Non ha tuttavia spiegato come, in tale roseo contesto, si sia potuti pervenire allo «stop provvisorio ai servizi di assistenza informatica» per mancanza dei soli 5 milioni di euro necessari per assicurare l'immediata ripresa del servizio per il primo semestre 2011, reperiti all'ultimo minuto. Peraltro il Ministro, nell'informare l'Assemblea di aver reperito i 6 milioni di euro necessari per la prosecuzione del servizio nell'anno in corso, ha rafforzato i timori circa una situazione di instabilità dei fondi su base pluriennale;

            con riferimento al processo civile telematico la Relazione 2010 ne conferma una ancor parziale e non uniforme diffusione presso i Tribunali chiarendo che alla data odierna sono ancora da emanare le necessarie regole tecniche, mentre l'unico elemento innovativo della manovra, seppure in una formulazione carente, appare la recente modifica al codice di procedura civile volta a prevedere che giudice dovrà programmare e specificare le attività che saranno compiute in ogni udienza, vincolando tutti i soggetti processuali (giudice, avvocato o consulente tecnico) al rispetto del calendario;

            una delle questioni cruciali per il nostro Paese è rappresentata dalla risposta che il sistema giustizia è in grado di offrire al fenomeno della corruzione, che, oltre a determinare sacche di illegalità in ambiti pubblici e privati, costituisce una vera e propria «zavorra» per lo sviluppo e per il progresso economico e sociale. È evidente che una risposta a tale problema non può essere circoscritta al piano giudiziario, tuttavia occorre rilevare che il Consiglio d'Europa ha più volte sottolineato criticamente come la prescrizione del reati incida pesantemente, nel nostro Paese, sui processi per corruzione, invocando riforme che consentano di addivenire alle sentenze. Le riforme che sono state prospettate rendono più difficile, a giudizio della magistratura e dell'avvocatura associata, l'impegno dell'Italia nella lotta alla criminalità e alla corruzione in particolare, reato per il quale la legge 5 dicembre 2005, n. 251, sulla prescrizione breve ha purtroppo già potuto dispiegare i suoi effetti. Il gruppo di Stati contro la corruzione del Consiglio d'Europa ha, peraltro, inviato all'Italia 22 raccomandazioni amministrative, procedurali (per evitare l'interruzione dei processi) e normative. Si ricorda che nel corso del G8 de L'Aquila del 2009 è stato sottoscritto il documento dell'Ocse per un global legal standard. Il predetto rapporto del Consiglio d'Europa si conclude con una raccomandazione all'Italia, ove si auspica l'individuazione di soluzioni che consentano di addivenire ad una pronuncia di merito. Il disegno di legge sulla corruzione, già di per sé poco incisivo sui meccanismi penali, resta, al momento in attesa di esame da parte della Camera;

            appare ancor più grave la persistente mancata realizzazione della riqualificazione del personale amministrativo della giustizia, come proposto invece dal disegno di legge n. 579 del Gruppo Italia dei Valori del Senato. Tale importante procedimento di riorganizzazione deve necessariamente prevedere un corretto riconoscimento delle professionalità del personale dell'amministrazione giudiziaria, il cui sviluppo di carriera è rimasto da lungo tempo bloccato, nonché un adeguato accesso di personale qualificato dall'esterno. Per il conseguimento di tali risultati è quindi necessario un programma di assunzioni, mediante concorso pubblico, di un cospicuo contingente di personale ed un percorso di valorizzazione delle professionalità esistenti, concertato con le organizzazioni sindacali rappresentative dei lavoratori, nel rispetto delle indicazioni della Corte costituzionale in materia. In particolare, è necessario procedere ad una complessiva revisione delle dotazioni organiche alla luce dei compiti svolti e dell'elevata professionalità richiesta dalla modernizzazione dell'organizzazione del lavoro. Peraltro, l'istituzione dell'ufficio per il processo richiede, per il suo corretto funzionamento, un maggior numero di professionalità elevate. Il progressivo depauperamento delle professionalità interne, dovuto al pensionamento di circa 900 unità di personale annue e al mancato turnover con personale più giovane, tradizionalmente formato dai colleghi più anziani, incide negativamente soprattutto sulle cancellerie e sulle segreterie dei tribunali, con ricadute altrettanto pesanti sulla possibilità di celebrare le stesse udienze, data la non surrogabilità di talune peculiari funzioni dei cancellieri. Di interventi su tali delicati aspetti, solo apparentemente tecnici ma tali in realtà da influire grandemente sulla vita quotidiana della complessa macchina di amministrazione della giustizia, non si rileva la benché minima traccia nell'azione di Governo ed in senso del tutto contrario vanno le disposizioni finanziarie contenute nella manovra di bilancio recentemente approvata. Tuttavia i benefici derivanti al complesso socio-economico nazionale sarebbero, anche nel breve-medio termine, di gran lunga più rilevanti delle risorse necessarie per gli investimenti in questione;

            il Gruppo Italia dei Valori del Senato, per dare risposte concrete ai mali effettivi della giustizia in Italia, ha depositato molti disegni di legge, tutti finalizzati ad una maggiore efficienza ed incisività del sistema processuale, sia civile che penale. Basti citare l'A.S. 583 sulla certezza della pena e sui reati di maggior allarme sociale, l'A.S. 584 recante disposizioni per l'accelerazione e la razionalizzazione del processo penale, nonché in materia di prescrizione, l'A.S. 1004 per la riforma del processo civile e tanti altri ancora. Questi testi, articolati e puntuali, contengono proposte capaci di incidere efficacemente sul sistema processuale e di voler offrire contributi migliorativi di assoluto rilievo. Se fossero state valutate obiettivamente tali proposte, volte a risolvere i problemi dei «tanti» e non dell'«uno», avrebbero offerto un contributo valido per il miglioramento di una situazione che vede pendenti nel nostro Paese oltre 8.900.000 processi. Il Gruppo Italia dei Valori del Senato ha altresì presentato, in riferimento a disegni di legge in corso, numerosi ordini del giorno volti ad indicare e risolvere le problematiche suddette. Sebbene diversi tra tali atti di indirizzo siano stati approvati, ovvero accolti dal Governo, si deve constatare come agli stessi non risulti essere stata data sovente alcuna concreta attuazione. Per converso il Governo si è più volte, e segnatamente con riguardo a provvedimenti antimafia, intestato la paternità esclusiva di modifiche normative introdotte con ampia convergenza dal Parlamento quando non tratte da disegni di legge dell'opposizione;

        considerato, inoltre, che:

            gli indirizzi di politica dell'amministrazione della giustizia finora seguiti in questa Legislatura dal Governo hanno determinato una elevata e dannosa conflittualità con tutte le componenti del sistema giustizia (magistrati, avvocati, personale amministrativo, cultura giuridica). Le leggi approvate dalla maggioranza - avversate e criticate, non solo dall'opposizione ma anche da parte preponderante della dottrina più autorevole, con argomentazioni solide ed avanzando, in ogni occasione, puntuali proposte alternative - recano gravi squilibri nell'ordinamento e nel sistema giudiziario. La stessa riforma dell'ordinamento giudiziario, non adeguatamente supportata nella fase applicativa, ha registrato in sede di attuazione problemi sia con riferimento alla formazione continua che rispetto alla funzionalità delle scuole di magistratura. Nel complesso, le iniziative del Governo, con riferimento all'organizzazione giudiziaria, ed alle strutture essenziali per il servizio giustizia, si confermano reiteratamente insufficienti. Il giudizio globalmente negativo emerge anche dalle numerose manifestazioni di protesta organizzate, sul merito delle scelte organizzative e legislative del Governo e sull'inefficacia dell'azione riformatrice, tanto dagli avvocati quanto dai magistrati. Gli interventi normativi fino ad ora adottati e i tagli finanziari apportati con sistematicità al settore giustizia determineranno la vanificazione di ogni progetto di riorganizzazione del sistema, con particolare riferimento alla informatizzazione degli uffici, alla definitiva introduzione del processo telematico e alla auspicata introduzione dell'ufficio per il processo, impedendo di provvedere alla spese primarie e quotidiane. Va in particolare rilevato che, indipendentemente dalla passiva accettazione da parte del Ministro dei numerosi e pesanti tagli in termini di risorse economiche e umane, il Ministero ha praticamente abbandonato il progetto di istituzione dell'«ufficio per il processo» pur condiviso nella relazione presentata dal Ministro nel giugno 2008 presso la 2ª Commissione permanente (Giustizia) del Senato;

            nessun riscontro concreto hanno finora avuto le proposte legislative di iniziativa parlamentare volte a rafforzare la normativa per il contrasto alla circolazione e all'impiego di capitali illeciti, dando autonoma rilevanza penale alle cosiddette condotte di «autoriciclaggio», come proposto dall'A.S. 1445 presentato dal Gruppo Italia dei Valori, in modo da punire adeguatamente l'utilizzo e l'occultamento dei proventi criminosi, da parte di coloro che hanno commesso il reato che ha generato detti proventi. Si è invece preferito introdurre misure volte ad agevolare la regolarizzazione di capitali illecitamente esportati o detenuti all'estero, con ciò premiando in misura rilevante quanti avevano violato la normativa fiscale vigente, prevedendo addirittura, oltre all'anonimato e ad aliquote singolarmente vantaggiose, la deroga all'obbligo di segnalazione delle operazioni sospette di riciclaggio;

        considerato, ancora, che:

            la situazione delle carceri italiane permane, a dispetto di ogni proclama e annuncio, in una gravissima situazione emergenziale (l'ultima relazione del Ministro parla del «tragico record di presenze nelle carceri senza che si sia fatto ricorso ad indulti o provvedimenti generalizzati di clemenza», non computando, quindi, gli effetti del recente provvedimento cosiddetta «svuota carceri»). In tale emergenza, risulta un'allarmante deficienza organica del Corpo di polizia penitenziaria di quasi 6.000 unità, con la buona parte delle strutture penitenziarie fatiscenti oppure obsolete, con strutture pressoché pronte eppure mai entrate in funzione, con gravi carenze del personale, del trattamento e della rieducazione dei detenuti;

            il numero di detenuti risulta pari a 67.377, suddivisi in 206 istituti penitenziari, mentre la capienza massima prevista per tali strutture è di 45.732 unità. L'alta percentuale di detenuti in attesa di giudizio imporrebbe di per sé misure di potenziamento dell'Amministrazione giudiziaria, onde consentire una celere celebrazione dei processi. Paradossalmente, esistono circa 40 strutture in cui non è possibile, per diversi motivi, ospitare i detenuti, spesso costruite e lasciate vuote da molti. Gli esempi più emblematici sono il penitenziario di Arghillà (Reggio Calabria), irraggiungibile perché privo di una via di accesso, e quello di Gela, completato dopo ben 50 anni di lavori ma ancora inutilizzato;

            l'annoso ed ormai drammatico problema del sovraffollamento carcerario rappresenta una questione di legalità perché nulla è più disastroso che far vivere chi non ha recepito il senso di legalità e, quindi, ha commesso reati, in una situazione di palese non corrispondenza tra quanto normativamente definito e quanto attuato e vissuto. Sono aumentati i suicidi in carcere nell'ultimo anno (circa 50 nel 2011), così come sono in costante aumento le aggressioni nei confronti della polizia penitenziaria e gli atti autolesivi. Proliferano altresì le malattie infettive, vero pericolo per tutti coloro che vivono e lavorano in carcere. A questo quadro preoccupante, il Governo non fornisce adeguate e concrete risposte né normative, né di tipo strutturale sotto il profilo degli investimenti di adeguamento delle strutture esistenti, oltre che in riferimento alla creazione di nuovi istituti penitenziari;

            dopo tre anni di annunci sul cosiddetto «piano carceri» non si conosce l'esito della miracolistica politica di edilizia penitenziaria vantata dall'Esecutivo (l'ultima Relazione ministeriale relativa al 2010 si limita ad elencare le previsioni - 11 nuovi istituti, 675 milioni di euro gli investimenti in 3 anni per 9.150 posti - ammettendo che finora sono state concluse solo 4 intese istituzionali e si spera di progettare a breve alcuni nuovi padiglioni, affidandoli nell'anno in corso). È certo, comunque, che esso non potrà avere effetti in tempi ragionevoli, né il piano in questione si accompagna ad interventi di deflazione carceraria basati sull'alternatività delle sanzioni. Le norme in questione, oltre che foriere di possibili infrazioni comunitarie, sembrano introdurre un meccanismo che, consolidando il moltiplicarsi di decreti presidenziali ed ordinanze di protezione civile in materie che nulla hanno a che vedere con le calamità naturali, a scapito del rispetto delle ordinarie regole di mercato, incentiverebbero il contenzioso senza assicurare adeguata trasparenza e capacità risolutiva agli interventi annunciati. Improvvisamente, infatti, il Governo ha tramutato l'iter ordinario del piano carceri - per cui aveva chiesto la collaborazione di Confindustria e dell'Associazione nazionale costruttori edili e, addirittura, finanziamenti di privati - in un percorso a tappe forzate, mediante l'inserimento di poteri emergenziali e derogatori. A dispetto di tanta discrezionalità non si è visto alcun progresso effettivo della situazione strutturale globale. Gli stessi circuiti differenziati - annunciati già nel 2008 - non sembrano aver avuto alcuna concreta e positiva attuazione;

            in tale contesto, l'inadeguatezza dell'azione governativa appare evidente dalla palese mancanza di strategie e risultati operativi, sia di tipo complessivo, che con riferimento a particolarissimi casi. A titolo esemplificativo, occorre ricordare che il Ministro della giustizia, nell'ambito della audizione sulla situazione degli istituti penitenziari del 14 ottobre 2008, alla Commissione giustizia della Camera dei deputati, ebbe ad affermare quanto segue: «è proprio dei giorni scorsi la costituzione, ad opera del nostro capo del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, di un gruppo di lavoro con il precipuo compito di elaborare proposte di riorganizzazione dei circuiti detentivi e di possibili interventi normativi finalizzati a ridurre il sovraffollamento carcerario». A distanza di notevole lasso di tempo intercorso non sono tuttavia chiari gli esiti e le ricadute pratiche di tale lavoro;

            altrettanto insufficiente si conferma l'azione del Governo in materia di personale di polizia penitenziaria, settore nel quale la crescente carenza di personale non appare risolta con i deboli provvedimenti tampone sin qui adottati. Perdura, infatti, la gravissima scopertura di uomini della polizia penitenziaria: la pianta organica ministeriale prevede infatti 42.268 unità dislocate in 206 istituti. Al momento risultano in servizio poco più di 34.000 agenti. Il sistema penitenziario rimarrebbe, pertanto, privo di 5.877 operatori di polizia penitenziaria. La gravissima carenza organica riguarda anche il personale addetto al trattamento e alla rieducazione dei detenuti. Il Governo si è limitato a prevedere l'assunzione di un numero di unità di polizia penitenziaria largamente inferiore alle carenze di organico, i cui tempi scontano inoltre l'andamento dello stato delle costruzioni dei nuovi edifici o padiglioni penitenziari, motivo per il quale se ne prevede lo scaglionamento in più annualità. La legge finanziaria per il 2010 ha inoltre abolito il blocco del turnover per le Forze di polizia consentendo, nei prossimi anni, l'assunzione di meno di 1.800 agenti (820 nell'immediato, meno di 1200 dal 2012). Non si appaleseranno, come sottolineato dallo stesso Ministro senza però prevedere correttivi a tale situazione, rilevanti effetti positivi per l'incremento dell'organico, tenuto conto del fatto che nello stesso periodo si stima che andranno in pensione almeno 2.400 unità di polizia penitenziaria;

            secondo tutte le statistiche disponibili, i detenuti stranieri avrebbero raggiunto il numero più alto mai registrato in Italia. Quest'ultimo dato, in parte non certo trascurabile, è dovuto ad un effetto noto come «porta girevole», dal momento che migliaia di cittadini extracomunitari vengono sistematicamente arrestati perché privi di documenti e, altrettanto rapidamente, rilasciati, con un meccanismo, imposto dalle leggi (da ultimo il cosiddetto «pacchetto sicurezza», con particolare riferimento all'introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato), meccanismo tanto oneroso quanto inutile. A tal proposito, restano pochi i Paesi con cui l'Italia ha una convenzione bilaterale che consenta le estradizioni per scontare la pena nel Paese d'origine;

            sono decine gli istituti penitenziari italiani che ospitano più del doppio delle persone previste, mentre la gran parte accolgono comunque più persone di quante la capienza regolamentare consenta. Il sovraffollamento delle strutture - in presenza di un saldo attivo, fra detenuti in entrata ed in uscita, pari a quasi 700 unità al mese - è dunque giunto ai limiti della stessa cosiddetta «capienza tollerabile» (stimata in circa 69.000 unità, che mai dovrebbe essere raggiunta a pena di vedere il collasso totale del sistema) con la gran parte delle strutture penitenziarie fatiscenti, obsolete o non più adatte, e tali comunque da determinare situazioni di non vivibilità né per i detenuti né per il personale dell'amministrazione penitenziaria;

            in un contesto dominato dalla contrazione delle risorse, resta incomprensibile la notizia secondo cui, nell'ottobre 2010, sarebbe stato presentato alla stampa un sondaggio sulle carceri, commissionato ad una società specializzata, dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap), avente ad oggetto «la conoscenza ed il gradimento della realtà carceraria e dell'attività del Dap» di cui non si spiega né l'utilità, né il costo, né l'esito. In luogo di intervenire efficacemente per assicurare doverosi standard civili e di buona amministrazione, ovvero di intervenire su norme come quelle relative alle tossicodipendenze e all'immigrazione che hanno avuto sinora l'effetto di aggravare enormemente il sovraffollamento carcerario (la sola applicazione del reato di ingresso e soggiorno irregolare, ove mai avvenisse, costerebbe circa 650 milioni di euro), si preferisce ipotizzare interventi quali l'indulto e l'amnistia che non risolvono strutturalmente alcuno dei problemi sin qui esposti, contribuendo invece ad abbattere ulteriormente la già debole percezione, da parte dei cittadini, della effettività della giustizia in Italia;

            inoltre, a dispetto delle gravi insufficienze economico-finanziarie, non risulterebbe cessato il cospicuo impiego di risorse connesso all'utilizzo degli strumenti tecnici di controllo a distanza dei soggetti condannati agli arresti domiciliari ovvero all'obbligo di dimora (cosiddetti «braccialetti elettronici»). In particolare, come emerso dall'atto di sindacato ispettivo 3-00987, sarebbe stato stipulato un contratto da 11 milioni di euro annui (di cui 6 solo di spese di gestione) nel 2001 tra il Ministero dell'interno e Telecom Italia per l'utilizzo, sino al 2011, di 400 braccialetti elettronici: soltanto uno su 400 sarebbe attualmente in uso, senza che, prima dell'acquisto, sia stata effettuata opportuna verifica della effettiva efficacia di tali strumenti;

            tale situazione non può ritenersi compatibile con l'articolo 27 della Costituzione, con cui si sancisce che «L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva» e «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». L'Unione europea si fonda sul rispetto dei diritti dell'uomo, delle istituzioni democratiche e dello Stato di diritto. La Carta dei diritti fondamentali sancisce tutti i diritti - personali, civili, politici, economici e sociali - dei cittadini dell'Unione europea. Il Parlamento europeo, in tal senso, ha adottato una risoluzione con la quale indica la sua posizione riguardo al cosiddetto programma di Stoccolma che stabilisce le priorità europee nel campo della giustizia e degli affari interni per i prossimi cinque anni. Il Parlamento europeo chiede norme minime relative alle condizioni delle carceri e dei detenuti e una serie di diritti comuni per i detenuti nell'Unione europea, «incluse norme adeguate in materia di risarcimento dei danni per le persone ingiustamente arrestate o condannate». Auspica inoltre la messa a disposizione da parte dell'Unione europea di sufficienti risorse finanziarie per la costruzione «di nuove strutture detentive negli Stati membri che accusano un sovraffollamento delle carceri e per l'attuazione di programmi di reinsediamento sociale». Sollecita anche la conclusione di accordi fra l'Unione europea e i Paesi terzi sul rimpatrio dei cittadini che hanno subito condanne e la piena applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sentenze penali ai fini della loro esecuzione nell'Unione europea. L'attuale legge sull'ordinamento penitenziario stabilisce «le misure alternative alla detenzione»; esse danno la possibilità di scontare le pene non in carcere, vengono concesse solo a determinate condizioni e si applicano esclusivamente ai detenuti condannati in via definitiva. Tali misure, però, non possono rappresentare la soluzione concreta e definitiva all'emergenza carceri ed al sovraffollamento, poiché il carcere deve essere un luogo di sicurezza collettiva, di rieducazione, nel rispetto della dignità dei detenuti. È pertanto essenziale che il personale che lavora in ambito penitenziario possa operare con mezzi idonei e adeguate risorse;

            come già ribadito, l'articolo 27, comma terzo, della Costituzione sancisce solennemente che «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». Tale indiscutibile principio di carattere finalistico ed educativo non può identificarsi, sotto il profilo statuale, solo con il pentimento interiore, con qualsiasi pena ed in qualsiasi condizione carceraria. Deve, pertanto, intendersi come concetto di relazione, rapportabile alla vita sociale e che presuppone un ritorno del soggetto nella comunità esterna. Rieducare il condannato significa riattivare il rispetto dei valori fondamentali del giusto rapporto con gli altri; deve intendersi come sinonimo di «recupero sociale» e di «reinserimento sociale». Ciò può avvenire solo in un quadro in cui siano evitate tutte le forme mascherate di amnistia e siano assicurate la certezza del diritto e della pena;

            tra le altre, la sentenza della Corte costituzionale n. 313 del 1990 ha individuato nel fine rieducativo della pena il principio che deve informare di sé i diversi momenti che siglano il processo ontologico di previsione, applicazione, esecuzione della sanzione penale. La Corte ha affermato che «in uno Stato evoluto, la finalità rieducativa non può essere ritenuta estranea alla legittimazione e alla funzione stessa della pena». Ed ancora che «la necessità costituzionale che la pena debba »tendere« a rieducare, lungi dal rappresentare una mera generica tendenza riferita al solo trattamento, indica invece proprio una delle qualità essenziali e generali che caratterizzano la pena nel suo contenuto ontologico e l'accompagnano da quando nasce, nell'astratta previsione normativa, fino a quando in concreto si estingue». Inoltre, nella sentenza n. 343 del 1987 la Corte ha osservato come «sul legislatore incombe l'obbligo »di tenere non solo presenti le finalità rieducative della pena, ma anche di predisporre tutti i mezzi idonei a realizzarle e le forme atte a garantirle«»;

            la giustizia minorile sta vivendo il periodo più buio della sua esistenza perché si stanno facendo mancare le risorse necessarie (persino per il trattamento dei minori) e, sotto il pretesto di una riorganizzazione, si sta consentendo il depotenziamento delle professionalità attraverso lo svuotamento delle competenze con il loro trasferimento alle strutture organizzative del Ministero della giustizia che si occupano di tutto. Ciò costituisce la premessa per lo svilimento di un settore e di una cultura dei diritti dei minori che vede l'Italia all'avanguardia nel panorama internazionale, in contrasto con l'affermata opinione del Ministro della giustizia per cui la giustizia minorile rappresenta un «fiore all'occhiello» che va salvaguardato e difeso. Dall'ultima Relazione di Governo, relativa all'anno 2010, si evidenzia anche l'incremento dei comportamenti devianti con particolare riferimento ai reati contro il patrimonio e connessi agli stupefacenti, a fronte di un decremento degli ingressi dei minori negli istituti di correzione dovuto in gran parte al calo di ingressi dei minori stranieri;

            si è rilevata scarsamente produttiva la via della conclsuione di trattati internazionali per la consegna, ai Paesi d'origine, dei detenuti in esecuzione, mentre misure deflattive opportune (quali la revisione del processo contumaciale, l'eliminazione del processo per gli irreperibili, la depenalizzazione dei reati di minor offensività e l'anticipazione prima del giudizio dell'affidamento in prova pattizia per i reati di fascia bassa) restano inesplorate, in un sistema carcerario che è invece interessato da un flusso enorme, in entrata ed in uscita, di persone interessate all'applicazione di leggi come la Bossi-Fini sull'immigrazione o la legge Giovanardi sulle tossicodipendenze (si parla di molte migliaia di detenuti all'anno con una permanenza di 4 o 5 giorni appena);

            la popolazione delle carceri continua dunque a crescere, con tutte le relative conseguenze, mentre gli agenti penitenziari sono costretti a lavorare in condizioni sempre peggiori, così come gli educatori, gli psicologi ed i medici. Il numero degli educatori è insufficiente. Risultano peraltro in aumento gli attacchi violenti al personale, che ormai in molti casi è demotivato, stanco per l'eccessivo carico di lavoro e comunque non adeguatamente retribuito. Esiste una problematica specifica connessa agli ospedali psichiatrici giudiziari italiani, che si caratterizzano per una grave situazione di sovraffollamento e fatiscenza delle strutture; tali istituti sono destinati ai soggetti che, avendo commesso un reato ed essendo ritenuti infermi di mente, vengono condannati ad una misura di sicurezza all'interno degli stessi, misura che, non essendo direttamente conseguente alla pena giudiziaria comminata, ma costituendo invece un provvedimento di pubblica sicurezza, può essere prorogata più volte. Secondo dati forniti da diverse associazioni nazionali che si occupano di detenzione carceraria, gli internati di questi centri sono circa 1.600 e le medesime associazioni riportano dati allarmanti riguardanti episodi di coercizione;

            non approva le comunicazioni rese dal Ministro della giustizia,

        e impegna, invece, il Governo, in materia di problemi della giustizia:

            a voler ostacolare l'approvazione definitiva dell'A.C. 668-B (cosiddetto «processo lungo») e dell'A.S. 1415-B (intercettazioni telefoniche) per i danni nefasti che entrambi i disegni di legge arrecherebbero al sistema giudiziario nel suo complesso;

            ad indicare chiaramente le riforme possibili, le priorità ed i tempi di realizzazione con riferimento alle problematiche di cui in premessa;

            ad intraprendere la strada di una riforma coerente e positiva di sistema, intervenendo sulla struttura del procedimento penale per eliminare non il processo, bensì gli ostacoli alla sua celere celebrazione, in modo da risolvere definitivamente i problemi della giustizia legati alla ragionevole durata del processo, anche in ragione dei pressanti inviti rivolti al nostro Stato ad esibire risultati concreti o piani d'azione realistici per porre rimedio alle gravi carenze strutturali. Ulteriori ritardi nell'assumere le opportune misure contribuirebbero significativamente alle accuse di violazione dei diritti umani e costituirebbero in ogni caso una seria minaccia al principio dello Stato di diritto;

            a sostenere l'approvazione dell'A.S. 581 in materia di diritto societario, dell'A.S. 1004 concernenti la riforma del processo civile e dell'A.S. 838 recante revisione della disciplina processuale del lavoro;

            a sostenere l'approvazione dell'A.S. 583 in materia di reati di grave allarme sociale e di certezza della pena;

            a sostenere l'approvazione dell'A.S. 584 per l'accelerazione e razionalizzazione del processo penale ed in materia di prescrizione dei reati;

            a sostenere l'approvazione dell'A.S. 579 per l'efficienza della giustizia per l'istituzione dell'«ufficio per il processo» e la riorganizzazione dell'amministrazione giudiziaria, nonché in materia di magistratura onoraria;

            a sostenere l'approvazione - dando in tal modo seguito all'impegno assunto con l'ordine del giorno G1 accolto dal Governo nella seduta del Senato del 3 agosto 2010 - dei seguenti disegni di legge: l'A.S. 1445 in materia di «autoriciclaggio» e meccanismi di prevenzione applicabili agli strumenti finanziari, l'A.S. 2301 in materia di collaboratori di giustizia; l'A.S. 2199 in materia di scambio elettorale politico-mafioso; l'A.S. 582 in materia di assunzione nella pubblica amministrazione dei testimoni di giustizia;

            a sostenere l'approvazione dell'A.S. 2502 in materia di Fondo unico giustizia al fine di assegnare il 49 per cento della totalità delle somme, e non solo di una quota parte delle stesse, al Ministero della giustizia ed al Ministero dell'interno ed il rimanente 2 per cento al bilancio dello Stato, dando concreta attuazione all'impegno, assunto con l'accoglimento di un apposito ordine del giorno (G104 del 15 dicembre 2010), a superare il regime di ripartizione delle risorse introdotto dal febbraio 2009 aumentando le dotazioni riservate alla giustizia;

            a provvedere urgentemente al reperimento delle risorse adeguate per assicurare un'efficiente e celere amministrazione della giustizia ed anche una riforma organica del processo sia civile che penale, con particolare riferimento al sistema delle comunicazioni e delle notificazioni per via telematica, in modo da consentire agli uffici giudiziari di gestire il carico degli adempimenti e di superare i ritardi nella trattazione dei processi determinati da meri problemi procedurali o formali;

            a prevedere - dando in tal modo seguito anche all'impegno assunto con l'ordine del giorno G102 accolto dal Governo nella seduta del Senato del 15 dicembre 2010 - un significativo incremento di personale nel comparto della giustizia, sia giudicante che amministrativo, con particolare riferimento ai servizi di cancelleria, assicurando inoltre un intervento urgente per garantire la verbalizzazione e la trascrizione degli atti presso tutti i singoli uffici giudiziari quale passaggio fondamentale per lo svolgimento dei processi penali;

            a valutare la necessità, anche al fine di sopperire al permanere della scopertura degli uffici giudiziari, con particolare riferimento alle sedi che si trovano in aree più esposte alla criminalità organizzata, di provvedere ad una conseguente rimodulazione del numero di magistrati in distacco presso il Ministero della giustizia e presso le altre amministrazioni centrali e periferiche dello Stato;

            a riavviare il confronto con le rappresentanze sindacali del personale amministrativo e dirigenziale al fine di un confronto concreto e costruttivo sulle problematiche del settore e degli operatori; a convocare, parimenti, i sindacati di polizia penitenziaria e le rappresentanze di tutto il personale penitenziario ed a reperire adeguate risorse per consentire di colmare la grave e perdurante scopertura di organico del personale;

            a voler mettere in atto ogni iniziativa volta alla predisposizione di strategie di investimenti di lungo periodo volte alla informatizzazione e digitalizzazione del comparto giustizia;

        con riferimento al sistema carcerario, impegna il Governo:

            a fornire al Parlamento un elenco completo delle strutture penitenziarie già edificate e pronte all'utilizzo che tuttavia non sono state ancora rese operative, evidenziando le motivazioni che sottostanno al mancato utilizzo delle stesse e le misure che si intende assumere per rimuovere immediatamente gli ostacoli;

            a valutare il prioritario adattamento delle strutture esistenti, ove possibile, in luogo della moltiplicazione di procedure speciali e derogatorie alla vigente normativa edilizia e delle opere pubbliche con un piano carceri costoso ed inconcludente, che ha prodotto finora poche intese regionali per la realizzazione di alcune strutture, peraltro non risolutive, ed in grave ritardo rispetto all'annunciata ultimazione nel dicembre 2012;

            a valutare in tale contesto anche l'opportunità di una diversa utilizzazione di immobili ad uso penitenziario siti nei centri storici che si rivelino non adattabili procedendo, ove necessario, alla costruzione di nuovi e moderni istituti penitenziari in altri siti, assicurando il pieno rispetto della normativa nazionale e comunitaria vigente;

            a disporre le opportune verifiche all'interno degli istituti penitenziari al fine di accertare che le condizioni strutturali e le risorse economiche e strumentali disponibili assicurino che non sia posta in essere alcuna violazione del diritto a non subire trattamenti degradanti o vessatori di natura fisica o psicologica;

            ad informare il Parlamento sugli esiti dell'annunciato progetto di recupero e di razionalizzazione delle risorse umane esistenti, con particolare riferimento ai processi di rafforzamento delle motivazioni professionali e lavorative e all'adozione di nuovi modelli di sorveglianza, capaci di valorizzare la flessibilità e la dinamicità del servizio istituzionale;

            a reperire le necessarie risorse finanziarie per salvaguardare i livelli retribuitivi degli operatori della giustizia e del settore carcerario, nonché per l'edilizia penitenziaria prevedendo, nel rispetto della normativa vigente, la realizzazione di nuove strutture solo ove necessario e, con priorità, l'ampliamento e l'ammodernamento di quelle esistenti che siano adattabili, assicurando anche l'attuazione dei piani e dei programmi a tal fine previsti da precedenti leggi finanziarie, in luogo del ricorso a procedure straordinarie in deroga alla normativa sugli appalti di lavori pubblici;

            ad informare il Parlamento sui lavori e i risultati del gruppo istituito con il precipuo compito di elaborare proposte di riorganizzazione dei circuiti detentivi e di possibili interventi normativi finalizzati a ridurre il sovraffollamento carcerario;

            ad incoraggiare un significativo miglioramento della qualità di preparazione del personale penitenziario adibito alla custodia a qualsiasi livello gerarchico, attraverso processi di formazione che non si fermino alla fase iniziale di impiego ma accompagnino l'operatore lungo l'intera sua attività lavorativa, e che abbiano tra i propri obiettivi quello di istruire in merito ai diritti umani e ai meccanismi di prevenzione delle loro violazioni, nonché ai percorsi di reinserimento sociale delle persone detenute. Una cultura della polizia penitenziaria improntata in questo senso, oltre ad apportare un beneficio all'intero sistema e a dargli un indirizzo più attento al trattamento in generale, eviterebbe inutili conflittualità spesso all'origine di rapporti disciplinari ostativi di benefici penitenziari e modalità alternative di espiazione della pena;

            a convocare i sindacati di polizia penitenziaria e le rappresentanze di tutto il personale penitenziario al fine di un confronto concreto e costruttivo sulle problematiche delle carceri in Italia e degli operatori;

            ad assumere iniziative per lo stanziamento di fondi necessari per completare l'organico degli operatori, compresi psicologi ed educatori, previsti dalla pianta organica attualmente vigente presso il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, considerato che lo sforzo economico da sostenere è esiguo ma necessario per far funzionare meglio ed in modo più umano una branca importantissima del nostro sistema giustizia, che non può più attendere;

            in relazione al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1º aprile 2008 recante «Modalità e criteri per il trasferimento al Servizio sanitario nazionale delle funzioni sanitarie, dei rapporti di lavoro, delle risorse finanziarie e delle attrezzature e beni strumentali in materia di sanità penitenziaria», a dare conto della sua applicazione e dei risultati e ad illustrare e definire, nel passaggio delle competenze, funzioni e risorse;

            a promuovere una costruttiva sinergia fra amministrazione penitenziaria ed enti territoriali, in sintonia con quanto previsto dalle «Linee guida in materia di inclusione sociale a favore delle persone sottoposte a provvedimenti dell'Autorità giudiziaria»;

            a sostenere iniziative al fine di promuovere, con adeguati provvedimenti organizzativi e di finanziamento, l'attuazione del diritto al lavoro in carcere, sotto il profilo educativo e, più in generale, sotto quello economico, anche attraverso l'utilizzo di cooperative esterne, sulla base di positive esperienze già registrate in altri Paesi dell'Unione europea;

            ad informare il Parlamento sull'attuale ed effettivo stato di utilizzo degli strumenti tecnici di controllo a distanza dei soggetti condannati agli arresti domiciliari ovvero all'obbligo di dimora (cosiddetti braccialetti elettronici) sulle verifiche dell'efficacia di tali strumenti, sui costi unitari dei braccialetti in questione e sulle condizioni contrattuali per il loro utilizzo.

(6-00085) (27 settembre 2011) n. 4 (testo 2)

BRUNO, GERMONTANI, SERRA, BAIO, BALDASSARRI, CONTINI, DE ANGELIS, DIGILIO, MILANA, MOLINARI, RUSSO, RUTELLI, VALDITARA, D'ALIA, GUSTAVINO.

V. testo 3

Il Senato della Repubblica,

            considerato che secondo i dati resi il 21 settembre 2011 dal Ministero della giustizia all'Assemblea del Senato della Repubblica il numero totale dei detenuti ristretti negli istituti di detenzione italiani è pari a 67.377 soggetti a fronte di una capienza regolamentare pari a 45.732;

            preso atto che dalla composizione della popolazione carceraria emerge un quadro estremamente articolato; il 42 per cento è in custodia cautelare; il 36,10 per cento è straniera, il 10 per cento è affetta da disagi psichici;

            posto che all'elevato numero della popolazione carceraria non corrisponde un adeguato assetto del personale addetto agli istituti, con una carenza di 5.877 agenti di polizia penitenziaria, secondo i dati forniti al Senato dal Ministro della giustizia; per non parlare della carenza degli educatori o degli psicologi;

            rilevato che il problema degli spazi a disposizione nelle carceri ha raggiunto livelli emergenziali, ove si consideri che un detenuto è costretto a vivere mediamente con altre tre persone in meno di 4 metri quadri pro capite, rispetto ai 7 fissati dal Comitato per la prevenzione della tortura, istituito dal Consiglio d'Europa;

            rilevato che è significativa la relazione tra il tasso di sovraffollamento e il numero di persone che hanno deciso di togliersi la vita in carcere: nel 2009 ben 72 persone si sono suicidate su un totale di 177 morti; nel 2010, invece, i casi di suicidio sono stati 66 su 173 decessi. Secondo i sindacati di polizia penitenziaria dal 1º gennaio al 20 marzo 2011 sono stati tentati 194 suicidi e si sono verificati 1.025 episodi di autolesionismo in 134 istituti, 75 manifestazioni di protesta collettive; 1.153 scioperi della fame;

            rilevato che tale condizione è stata già oggetto di censura da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo (sentenza del 16 luglio 2009) che ha condannato l'Italia per la violazione dell'articolo 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, relativo al divieto di trattamenti inumani e degradanti;

            considerato che il problema degli spazi di vita è intimamente connesso al fine rieducativo della pena, previsto all'articolo 27 della nostra Costituzione, ove si sancisce che: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.»;

            posto che la rieducazione del condannato costituisce un percorso complesso che deve maturare nelle strutture carcerarie grazie al contributo di tutti gli operatori - dal personale di polizia penitenziaria a coloro che sono incaricati del sostegno medico, psicologico e socio-comportamentale, ai formatori/educatori - e che il personale deve essere motivato, formato e, perciò, adeguatamente gratificato;

            considerato che la promozione del lavoro nelle carceri, attualmente limitata a poche esperienze, costituisce un valido strumento di affermazione sociale del detenuto ed una significativa tappa di responsabilizzazione del condannato in vista della vita che verrà dopo l'espiazione della pena;

            rilevata la necessità di inquadrare il tema dell'emergenza carceraria all'interno del più ampio quadro di riforme strutturali del sistema giudiziario; in particolare occorrerebbe porre adeguata attenzione al complesso delle misure alternative alla detenzione e delle procedure per l'applicazione delle misure restrittive cautelari;

            rilevata, infine, la necessità di procedere alla razionalizzazione del sistema carcerario italiano mediante un ventaglio di misure, organiche e non emergenziali, in grado di assicurare umanità e dignità ai detenuti nel rispetto del dettato costituzionale,

        impegna il Governo:

            a promuovere, anche in collaborazione con le Regioni e gli enti locali, programmi di lavoro all'interno di tutte le carceri italiane, quali percorsi di responsabilizzazione, rieducazione e risocializzazione della persona del detenuto;

            ad individuare le risorse finanziarie necessarie per fronteggiare le carenze di organico del sistema carcerario - a partire dagli agenti di polizia penitenziaria, agli educatori, al personale addetto al sostegno psicologico e sociologico dei detenuti - avendo cura, altresì, di prevedere per essi programmi di formazione ed addestramento continui;

            a favorire le necessarie innovazioni alla disciplina delle traduzioni, per ridurre il carico di lavoro degli agenti di polizia penitanziaria, e del rito direttissimo per diminuire la popolazione carceraria relativa alle detenzioni di breve durata;

            a valutare lo studio di misure innovative per la costruzione di nuove carceri coinvolgendo l'intervento di capitali privati sul modello del project financing - promuovendo, in base alla tipologia della struttura, meccanismi in grado di collegare il ritorno atteso del finanziamento con i redditi derivanti dalle attività lavorative esercitate all'interno degli istituti - del leasing e della permuta anche valorizzando le strutture esistenti e non utilizzate;

            a trattare il tema della situazione carceraria nell'ambito del più ampio capitolo di riforme strutturali del sistema giudiziario italiano, di cui gli aspetti di restrizione delle libertà personali costituiscono una parte non irrilevante; avendo cura, in particolare, di rafforzare l'impianto delle sanzioni alternative alla detenzione, avvalendosi anche delle moderne tecnologie al fine di attuare il necessario controllo sulle modalità di espiazione della pena, e di prevedere la depenalizzazione dei reati che non destano allarme sociale;

            a promuovere l'istituzione di un Garante nazionale per i diritti delle persone detenute, quale organo di vigilanza sul rispetto, uniforme sull'intero territorio, dei principi di umanità e di rieducazione della pena sanciti dalla Costituzione italiana, che coordini una rete operativa di garanti regionali e locali.

(6-00085) (27 settembre 2011) n. 4 (testo 3)

BRUNO, GERMONTANI, SERRA, BAIO, BALDASSARRI, CONTINI, DE ANGELIS, DIGILIO, MILANA, MOLINARI, RUSSO, RUTELLI, VALDITARA, D'ALIA, GUSTAVINO.

Votata per parti separate. Approvata la parte evidenziata in neretto. Respinta la restante parte

Il Senato della Repubblica,

            considerato che secondo i dati resi il 21 settembre 2011 dal Ministero della giustizia all'Assemblea del Senato della Repubblica il numero totale dei detenuti ristretti negli istituti di detenzione italiani è pari a 67.377 soggetti a fronte di una capienza regolamentare pari a 45.732;

            preso atto che dalla composizione della popolazione carceraria emerge un quadro estremamente articolato; il 42 per cento è in custodia cautelare; il 36,10 per cento è straniera, il 10 per cento è affetta da disagi psichici;

            posto che all'elevato numero della popolazione carceraria non corrisponde un adeguato assetto del personale addetto agli istituti, con una carenza di 5.877 agenti di polizia penitenziaria, secondo i dati forniti al Senato dal Ministro della giustizia; per non parlare della carenza degli educatori o degli psicologi;

            rilevato che il problema degli spazi a disposizione nelle carceri ha raggiunto livelli emergenziali, ove si consideri che un detenuto è costretto a vivere mediamente con altre tre persone in meno di 4 metri quadri pro capite, rispetto ai 7 fissati dal Comitato per la prevenzione della tortura, istituito dal Consiglio d'Europa;

            rilevato che è significativa la relazione tra il tasso di sovraffollamento e il numero di persone che hanno deciso di togliersi la vita in carcere: nel 2009 ben 72 persone si sono suicidate su un totale di 177 morti; nel 2010, invece, i casi di suicidio sono stati 66 su 173 decessi. Secondo i sindacati di polizia penitenziaria dal 1º gennaio al 20 marzo 2011 sono stati tentati 194 suicidi e si sono verificati 1.025 episodi di autolesionismo in 134 istituti, 75 manifestazioni di protesta collettive; 1.153 scioperi della fame;

            rilevato che tale condizione è stata già oggetto di censura da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo (sentenza del 16 luglio 2009) che ha condannato l'Italia per la violazione dell'articolo 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, relativo al divieto di trattamenti inumani e degradanti;

            considerato che il problema degli spazi di vita è intimamente connesso al fine rieducativo della pena, previsto all'articolo 27 della nostra Costituzione, ove si sancisce che: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.»;

            posto che la rieducazione del condannato costituisce un percorso complesso che deve maturare nelle strutture carcerarie grazie al contributo di tutti gli operatori - dal personale di polizia penitenziaria a coloro che sono incaricati del sostegno medico, psicologico e socio-comportamentale, ai formatori/educatori - e che il personale deve essere motivato, formato e, perciò, adeguatamente gratificato;

            considerato che la promozione del lavoro nelle carceri, attualmente limitata a poche esperienze, costituisce un valido strumento di affermazione sociale del detenuto ed una significativa tappa di responsabilizzazione del condannato in vista della vita che verrà dopo l'espiazione della pena;

            rilevata la necessità di inquadrare il tema dell'emergenza carceraria all'interno del più ampio quadro di riforme strutturali del sistema giudiziario; in particolare occorrerebbe porre adeguata attenzione al complesso delle misure alternative alla detenzione e delle procedure per l'applicazione delle misure restrittive cautelari;

            rilevata, infine, la necessità di procedere alla razionalizzazione del sistema carcerario italiano mediante un ventaglio di misure, organiche e non emergenziali, in grado di assicurare umanità e dignità ai detenuti nel rispetto del dettato costituzionale,

        impegna il Governo:

            a promuovere, anche in collaborazione con le Regioni e gli enti locali, programmi di lavoro all'interno di tutte le carceri italiane, quali percorsi di responsabilizzazione, rieducazione e risocializzazione della persona del detenuto;

            ad individuare le risorse finanziarie necessarie per fronteggiare le carenze di organico del sistema carcerario - a partire dagli agenti di polizia penitenziaria, agli educatori, al personale addetto al sostegno psicologico e sociologico dei detenuti - avendo cura, altresì, di prevedere per essi programmi di formazione ed addestramento continui;

            a favorire le necessarie innovazioni alla disciplina delle traduzioni, per ridurre il carico di lavoro degli agenti di polizia penitanziaria, e del rito direttissimo per diminuire la popolazione carceraria relativa alle detenzioni di breve durata;

            a valutare lo studio di misure innovative per la permuta anche valorizzando le strutture esistenti e non utilizzate;

            a trattare il tema della situazione carceraria nell'ambito del più ampio capitolo di riforme strutturali del sistema giudiziario italiano, di cui gli aspetti di restrizione delle libertà personali costituiscono una parte non irrilevante; avendo cura, in particolare, di rafforzare l'impianto delle sanzioni alternative alla detenzione, avvalendosi anche delle moderne tecnologie al fine di attuare il necessario controllo sulle modalità di espiazione della pena, e di prevedere la depenalizzazione dei reati che non destano allarme sociale;

            a valutare l'istituzione di un Garante nazionale per i diritti delle persone detenute.(6-00086) (27 settembre 2011) n. 5

BONINO, PERDUCA, PORETTI.

Respinta

Il Senato,

        premesso che:

            la crisi della giustizia e delle carceri, a causa dei numerosi e complessi problemi cui non si è data in tanti anni adeguata risposta da parte del legislatore e del Governo, rappresenta la più grave questione sociale del Paese perché colpisce direttamente milioni di persone vittime della lentezza dei processi, di condizioni di detenzione intollerabili e di reati che restano impuniti, con ciò minando alle fondamenta il principio stesso di legalità e certezza del diritto;

        considerato che:

            è un dato oggettivo e non più un'opinione di alcuni che lo stato della giustizia nel Paese abbia raggiunto livelli di inefficienza assolutamente intollerabili, sconosciuti in altri Paesi democratici, per i quali l'Italia versa, da anni ed in modo permanente, in una situazione di sostanziale illegalità, tale da aver generato numerosissime condanne da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo;

            il diritto ad ottenere giustizia è garantito a tutti dalla Costituzione repubblicana, ma è oggi posto seriamente in discussione: le attuali condizioni degli uffici giudiziari italiani e del sistema giustizia nel complesso, unitamente ad una mancata riforma organica della normativa sostanziale e processuale, impediscono di fatto di assicurarlo in tempi brevi e in modo efficace;

            il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa, nella risoluzione del 2 dicembre 2010, ha posto sotto osservazione speciale lo stato della giustizia nel nostro Paese e ha ribadito che i tempi eccessivi nell'amministrazione della giustizia italiana pongono in discussione la stessa riconoscibilità in Italia di un vero e proprio Stato di diritto, tutto ciò prospettando il rischio di gravi sanzioni a carico dell'Italia, con disdoro internazionale dell'immagine del Paese e vanificazione dei sacrifici sopportati dai cittadini per costruire un Paese degno di far parte del gruppo di testa della Comunità europea;

            nel settore della giustizia penale i procedimenti pendenti ammontano a circa 3.300.000. In media, ogni anno, si hanno 3 milioni di notizie di reato e se a ciò si aggiunge la cifra oscura del crimine si è portati inevitabilmente a delineare uno scenario dirompente. La durata media dei procedimenti presso le Procure della Repubblica è di circa 400 giorni; quella dei processi penali davanti ai tribunali si attesta intorno ai 350 giorni, mentre i procedimenti davanti alle Corti d'appello durano in termini assoluti più di 730 giorni. Ma la situazione della giustizia penale è addirittura ben peggiore di quella che emerge da tali dati: questi, infatti, si riferiscono a medie che comprendono anche i processi che si esauriscono in pochi giorni, se non in poche ore e comunque non tengono conto del lasso temporale che intercorre, ad esempio, per la redazione del provvedimento definitorio e per la trasmissione degli atti al giudice della fase successiva;

            dall'analisi che la Corte europea dei diritti dell'uomo ha compiuto sulle proprie decisioni nel cinquantennio 1959-2009 risulta che per l'eccessiva durata dei procedimenti civili e penali l'Italia ha riportato 1.095 condanne, la Francia 278, la Germania 54 e la Spagna 11;

            rispetto a tale situazione la stessa introduzione della legge n. 89 del 2001, cosiddetta legge Pinto, strumentalmente approvata al solo fine di evitare continue condanne da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo, ha ulteriormente sovraccaricato i ruoli delle Corti di appello e, d'altra parte, per quanto è stato autorevolmente affermato, se tutti gli aventi diritto dovessero agire nei confronti dello Stato sulla base della cosiddetta legge Pinto, lo Stato stesso sarebbe costretto a dichiarare bancarotta;

            ed invero dall'entrata in vigore della cosiddetta legge Pinto, sono stati promossi dinanzi alle corti d'appello quasi 40.000 procedimenti camerali per l'equa riparazione dei danni derivanti dall'irragionevole durata del processo, con costi enormi per le finanze dello Stato, il quale, inoltre, ritarda nel pagamento degli indennizzi già liquidati in via giudiziale, al punto che la stessa Corte di Strasburgo, nel comunicato stampa n. 991 del 21 dicembre 2010, ha reso noto di aver pronunziato, in un solo mese, 475 sentenze di condanna dell'Italia per ritardati pagamenti di indennizzi e che presso di essa sono già pendenti oltre 3.900 ricorsi aventi il medesimo fondamento;

            l'oggettiva impossibilità di evadere nel settore penale un numero così elevato di carichi pendenti ha indotto in passato alcune Procure della Repubblica ad emanare circolari nelle quali viene stabilita una scala di priorità nella trattazione dei procedimenti, ciò in aperta violazione della legalità giudiziaria stabilita dal precetto costituzionale e codicistico dell'obbligatorietà dell'azione penale;

            negli ultimi dieci anni, a causa dell'eccessivo ed esorbitante numero dei procedimenti pendenti, sono stati dichiarati estinti per intervenuta prescrizione poco meno di due milioni di reati (in media, ogni anno, si registrano in Italia circa 180.000 prescrizioni), il che ha dato vita ad una vera e propria amnistia strisciante, crescente, nascosta, di classe e non governata;

            il sistema giudiziario italiano si contraddistingue inoltre per non essere in grado di far fronte alla massa crescente dell'illegalità che pervade il Paese. La giustizia relativa ai reati minori sta addirittura scomparendo, schiacciata dalle esigenze di quella maggiore. Sicché la giustizia italiana, avendo smarrito la sua funzione di forza stabilizzante e riparatrice, non può più dare né speranza né conforto, e genera invece sofferenza. Anche da questo punto di vista i numeri confermano largamente la crisi in atto. Infatti, su circa tre milioni di delitti denunziati, quasi due terzi riguardano i furti, di cui rimangono ignoti gli autori nella misura del 97,4 per cento. Del resto anche per gli altri reati non è che vada molto meglio, giacché su omicidi, rapine, estorsioni e sequestri di persona a scopo di estorsione, la percentuale media degli autori che rimane impunita supera l'80 per cento;

            l'elevato numero dei reati che ogni anno rimangono sostanzialmente impuniti, accompagnato all'enorme numero di processi pendenti e all'impossibilità che questi siano definiti in tempi ragionevoli, ha ormai determinato una sfiducia generalizzata dei cittadini nel sistema giustizia tale da rendere sempre più concreto il pericolo che si ricorra a forme di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Del resto, se si pensa che ogni processo penale coinvolge un numero di persone, come imputati o come parti lese, certamente superiore alle cifre sopra indicate, si ha subito la sensazione concreta dell'entità dell'interesse e del malcontento che per la giustizia hanno i cittadini. Non senza considerare le spese, i costi materiali e le ansie che i processi comportano per ciascuna delle persone coinvolte e dei loro familiari;

            le numerose condanne che ancora vengono pronunciate nei confronti dell'Italia dalla Corte europea dei diritti dell'uomo per la lesione del diritto alla ragionevole durata del processo testimoniano come le misure adottate dal Paese in questi ultimi due decenni non siano risultate idonee ad assicurare il ripristino di condizioni di funzionamento dell'apparato giudiziario ritenute normalmente accettabili a livello internazionale;

            la garanzia del diritto dei cittadini alla sicurezza presuppone necessariamente un sistema giudiziario efficiente, per il cui miglioramento è necessario realizzare riforme normative organiche e stanziare risorse adeguate e idonee a realizzare un effettivo miglioramento della qualità dell'amministrazione della giustizia;

            per realizzare una seria riforma della giustizia occorre un progetto organico di interventi diretti a restituire credibilità ed efficienza all'intero sistema giudiziario, allo scopo di farlo funzionare, fornendo risposte rapide ed efficienti alle attese dei cittadini e assicurando loro una ragionevole durata dei processi civili e penali, nel rispetto dell'articolo 111 della Costituzione e senza rinunziare alle altre garanzie costituzionali;

            il sistema giudiziario, oltre che efficiente, va reso anche giusto e garantito, sicché occorre realizzare una riforma complessiva del diritto e del processo penale, il cui obiettivo sia quello di assicurare non solo l'efficacia del sistema giudiziario, ma anche l'affermazione di principi quali, tra gli altri, la terzietà del giudice, la responsabilità civile dei magistrati e il superamento del principio dell'obbligatorietà dell'azione penale;

            in particolare, per il sistema penale, è di massima importanza introdurre strumenti di deflazione del carico di lavoro degli uffici inquirenti e giudicanti quali: la depenalizzazione dei reati minori, l'introduzione dell'istituto dell'archiviazione dell'irrilevanza penale del fatto e la mediazione dei conflitti interpersonali. In questa stessa chiave assume un ruolo strategico la previsione di una clausola di necessaria offensività del fatto penale. Già da sole, queste innovazioni assicurerebbero maggiore razionalità, coerenza ed efficienza al sistema penale;

        ritenuto inoltre che:

            la situazione di grave crisi e sfascio in cui versa il nostro apparato giudiziario incide pesantemente sulla sua appendice ultima, quella carceraria, sicché nel contesto dato i concetti stessi di «pena certa» e di esecuzione «reale» della stessa rischiano di risultare fortemente limitativi se non del tutto fuorvianti;

            il numero elevato ed in costante crescita della popolazione detenuta, che al 31 agosto 2011 ammontava a 67.104 unità - a fronte di una capienza regolamentare di 45.647 posti -, produce un sovraffollamento insostenibile delle strutture penitenziarie;

            di istituti di pena stanno affrontando una fase di profonda regressione perché «affogati» e privi di funzionalità a causa dell'aumento di misure contraddittorie ed incontrollabili nell'ambito dell'esecuzione pena e del sistema penitenziario;

            i detenuti ristretti in custodia cautelare sono 27.808, di questi ben 14.075 sono in attesa della sentenza di primo grado. In pratica poco più del 40 per cento dei reclusi - ossia una percentuale doppia rispetto a quella della media europea - è in attesa di giudizio e quasi la metà di loro verrà assolta all'esito del processo; il che significa che il ricorso sempre più frequente alla misura cautelare in carcere e la lunga durata dei processi - dato abnorme e anomalia tipicamente italiana - costringe centinaia di migliaia di presunti innocenti a scontare lunghe pene in condizioni spesso disumane;

            nel corso del convegno: «Giustizia! In nome del popolo sovrano», svoltosi il 28 e 29 luglio 2011 presso il Senato, il dottor Ernesto Lupo, primo presidente della Corte di Cassazione, ha dichiarato: «Tenere sempre presente la concreta realtà carceraria può e deve costituire un efficace antidoto all'uso non necessitato della custodia cautelare e contribuire a far diminuire il dato percentuale dei detenuti imputati, oggi ancora elevato, per quanto inferiore a quello degli anni passati. (...) Il carcere, in queste condizioni, rischia di essere un fattore generatore di illegalità, in contrasto palese e inaccettabile con la sua fisionomia normativa»;

            tra quanti in Italia stanno scontando una condanna definitiva, il 34,4 per cento ha un residuo di pena inferiore ad un anno, addirittura il 62,9 per cento inferiore a tre anni, soglia che rappresenta il limite di pena per l'accesso alle misure alternative della semilibertà e dell'affidamento in prova, il che dimostra come in Italia il sistema delle misure alternative si sia sostanzialmente inceppato; ciò sebbene le statistiche abbiano dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che il detenuto che sconta la pena con una misura alternativa ha un tasso di recidiva bassissimo, mentre chi sconta la pena in carcere torna a delinquere con una percentuale del 70 per cento; le misure alternative quindi abbattono i costi della detenzione, riducono la possibilità che la persona reclusa commetta nuovi reati aumentando la sicurezza sociale e sconfiggono il deleterio «ozio del detenuto» avviandolo a lavori socialmente utili con diretto vantaggio per l'intera comunità;

            il 30 per cento dei detenuti è tossicodipendente, il 20 per cento invece è affetto da patologie psichiatriche. Negli ultimi 11 anni nelle carceri italiane sono morti 1.800 detenuti, di cui 600 per suicidio. Quest'anno all'interno degli istituti di pena si contano già 146 decessi, di cui 51 suicidi. In Italia la percentuale delle morti violente in carcere su 10.000 detenuti è pari al 10,24 per cento, negli Stati Uniti è del 2,55 per cento: in pratica nelle carceri italiane le morti violente accadono con una frequenza addirittura 4 volte maggiore rispetto a quanto avviene nei famigerati penitenziari americani;

            in tale contesto si registra, inoltre, una gravissima carenza organica del Corpo di Polizia penitenziaria per circa 7.500 unità; situazione che riguarda anche il personale addetto al trattamento e alla rieducazione dei detenuti;

            il sovraffollamento, la mancanza di spazi, l'inadeguatezza delle strutture carcerarie, la carenza degli organici e del personale civile, lo stato di sofferenza in cui versa la sanità all'interno delle carceri, tutto ciò provoca una situazione contraria ai principi costituzionali ed alle norme del regolamento penitenziario impedendo il trattamento rieducativo e minando l'equilibrio psico-fisico dei detenuti, con incremento, negli ultimi due anni, dei suicidi e di gravi malattie; ed invero il sovraffollamento ha effetti dirompenti, tra l'altro, proprio sulle condizioni di salute dei reclusi, ai quali non vengono garantite le più elementari norme igieniche e sanitarie, atteso che gli stessi sono costretti a vivere in uno spazio che non corrisponde a quello minimo vitale, con una riduzione della mobilità che è causa di patologie specifiche;

            il sovraffollamento rischia di assumere dimensioni tali da creare addirittura problemi di ordine pubblico; in questa situazione di emergenza la funzione rieducativa e riabilitativa della pena è venuta meno; il rapporto numerico tra detenuti ed educatori e assistenti sociali ha frustrato ogni possibile serio tentativo di intraprendere e seguire, per la maggior parte dei reclusi, percorsi individualizzati così come previsto dall'ordinamento penitenziario. Tutto ciò rappresenta innanzitutto una questione di legalità perché nulla è più disastroso che far vivere chi non ha recepito il senso di legalità - avendo commesso reati - in una situazione di palese non corrispondenza tra quanto normativamente definito e quanto viene attuato in pratica ed è quotidianamente vissuto dagli operatori del settore e dai detenuti stessi;

            l'enorme tasso di sovraffollamento comporta automaticamente la fuoriuscita dalle regole minime, costituzionalmente previste, della funzione rieducativa della pena, per scadere in quei trattamenti contrari al senso di umanità sanzionati non solo dal nostro ordinamento giuridico, ma anche dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, se è vero, come è vero, che recentemente lo Stato italiano è stato condannato - sulla base dell'art. 3 della Convenzione (divieto di pene o trattamenti inumani o degradanti) - a 1.000 euro di risarcimento per aver costretto un detenuto a vivere due mesi e mezzo all'interno di una cella in uno spazio di appena 2,7 metri quadrati (Sulejmanovic c. Italia - ricorso n. 22635/03);

            nel gennaio 2010 il Ministro della giustizia aveva comunicato all'Assemblea del Senato che per affrontare la drammatica situazione del sistema carcerario il Consiglio dei ministri aveva disposto la dichiarazione dello stato di emergenza per tutto il 2010: uno «strumento fondamentale», a parere del Ministro, per provvedere alla realizzazione di quegli interventi che avrebbero consentito di rispettare il precetto dell'articolo 27 della Costituzione, secondo il quale «le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato»;

            il cosiddetto Piano carceri per il 2010, tanto propagandato dal Ministro, rimane in gran parte inattuato: il primo pilastro del piano, relativo agli interventi di edilizia penitenziaria per la costruzione di nuovi padiglioni e di istituti necessari ad aggiungere oltre 20.000 posti alla dotazione disponibile, è molto lontano dall'essere realizzato: come ammesso dalla stessa amministrazione penitenziaria solamente per la creazione di 10.806 nuovi posti ci sarebbe una adeguata copertura finanziaria, senza però considerare i costi per il personale da assumere per le nuove strutture, la gestione quotidiana delle carceri, per non parlare dell'eventuale costo del lavoro dei detenuti. Si punta tutto sulla realizzazione di nuovi padiglioni da costruirsi all'interno delle mura di cinta di istituti penitenziari già esistenti occupando, quindi, spazi oggi a disposizione del personale penitenziario o della popolazione detenuta per attività sportive o ricreative che si tengono all'aperto, attività essenziali ad assicurare quel minimo di vivibilità delle attuali strutture;

            non si è ancora proceduto alle 2.000 assunzioni di nuovi agenti di polizia penitenziaria che avrebbero dovuto costituire il terzo pilastro del piano: l'articolo 4 della legge 26 novembre 2010, n. 199, che avrebbe dovuto permetterle, non ha ancora una copertura finanziaria e l'amministrazione non può dunque procedere. Infine, riguardo agli interventi normativi annunciati - il secondo pilastro del piano del Ministro - la legge sull'esecuzione presso il domicilio delle pene detentive non superiori ad un anno sta avendo effetti trascurabili sulla popolazione penitenziaria, mentre ancora non è stato proposto dal Governo alcun provvedimento sulla messa alla prova delle persone imputabili per reati fino a tre anni;

            di fronte alle drammatiche condizioni di vita dei detenuti, il «piano carceri» fornisce risposte di tutta evidenza inadeguate. È indispensabile l'elaborazione e l'attuazione di un progetto che punti insieme alla riduzione della pena carceraria e, soprattutto, dell'area della penalità; occorre inoltre riavviare il sistema delle misure alternative, ripensando quel meccanismo di preclusioni automatiche che - soprattutto con riferimento ai condannati a pene brevi - ha finito per imprimere il colpo mortale alla capacità di assorbimento del sistema penitenziario; su tale versante è anche necessario rafforzare e rendere più estesa l'applicazione della detenzione domiciliare quale strumento centrale nell'esecuzione penale relativa a condanne di minore gravità anche attraverso l'attivazione di serie ed efficaci misure di controllo a distanza dei detenuti;

            intervenendo in occasione del convegno: «Giustizia! In nome del popolo sovrano», svoltosi il 28 e 29 luglio presso il Senato, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha dichiarato che la giustizia «è una questione di prepotente urgenza sul piano costituzionale e civile» e che la realtà carceraria rappresenta «un'emergenza assillante, fuori del trattato costituzionale, che ci umilia in Europa e nel mondo», sollecitando quindi dalla politica «uno scatto e delle risposte»;

            nel libro «Diritti e Castighi», Lucia Castellano e Donatella Stasio, rispettivamente direttrice di carcere e giornalista, hanno definito la condizione carceraria presente all'interno dei nostri istituti di pena con l'espressione «tortura legalizzata»;

            in un recente saggio il dottor Alberto Gargani, professore di diritto penale, studiando il rapporto tra sovraffollamento e violazione dei diritti umani, ha scritto che nei confronti dei detenuti vengono consumate quotidianamente forme di maltrattamento massive e seriali a causa dell'eccessivo numero delle persone ristrette all'interno degli istituti di pena;

            con riferimento alla situazione esistente all'interno degli istituti di pena, nel 2006 il dottor Sebastiano Ardita - allora responsabile della Direzione generale dei detenuti e trattamento del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap) - ha dichiarato: «siamo consapevoli di versare in una situazione di grave, perdurante, quanto involontaria ed inevitabile divergenza dalle regole, per il fatto di non essere nella materiale possibilità di garantire, a causa del sovraffollamento, quanto previsto dalle normative vigenti e dal recente regolamento penitenziario» (fonte Ansa 1º marzo 2006);

            il dottor Francesco Cascini, magistrato, responsabile del servizio ispettivo del DAP, in occasione del workshop realizzato all'interno del seminario per giornalisti «Redattore Sociale» tenutosi nel novembre 2009 ha reso noto che «in tutti i Paesi europei ci sono circa 500.000 detenuti, di cui 130mila in attesa di giudizio. L'Italia contribuisce con oltre 31.000 detenuti. È di gran lunga il Paese con il numero più alto di detenuti in attesa di giudizio»;

            nel corso del convegno «Sovraffollamento: che fare?» svoltosi a Sarzana il 13 luglio 2011, il dottor Piergiorgio Morosini, Giudice dell'udienza preliminare presso il Tribunale di Palermo nonché segretario di magistratura democratica, ha dichiarato: «L'ordine di mandare in carcere un individuo può avere alla base solo delle giustificazioni forti; non basta l'esigenza di neutralizzare una persona pericolosa e non basta neppure rispondere ad un male illegale con un male legale. La vera ragione che giustifica quell'atto di carcerazione è il fatto che noi in quel momento cerchiamo di creare le condizioni perché quel soggetto inizi un percorso diverso nella sua vita, con qualche possibilità di reinserimento nella società nel momento in cui egli sarà fuori dal carcere. Se così non fosse il nostro atto sarebbe un atto di mera forza, ma se addirittura costringessimo quello stesso individuo ad andare in un luogo degradato, il nostro atto diventerebbe violento e moralmente inaccettabile»;

            nella relazione presentata alla Camera dei deputati il 27 gennaio 2009, l'allora Ministro della giustizia, Angelino Alfano, ha testualmente riferito alle Camere quanto segue: «Quello che di impressionante vi è da sottolineare immediatamente all'attenzione di tutti voi è la mole dei procedimenti pendenti, cioè, detto in termini più diretti, dell'arretrato o meglio ancora del debito giudiziario che lo Stato ha nei confronti dei cittadini: 5 milioni 425.000 i procedimenti civili, 3 milioni 262.000 quelli penali. Ma il vero dramma è che il sistema non solo non riesce a smaltire questo spaventoso arretrato, ma arranca faticosamente, senza riuscire neppure ad eliminare un numero almeno pari ai sopravvenuti, così alimentando ulteriormente il deficit di efficienza del sistema»;

            in questo contesto, le condizioni disumane in cui si espia la pena in carcere sono diventate più una forma di perpetuazione dell'ingiustizia che uno strumento di affermazione della certezza del diritto anche nel suo aspetto punitivo; negli istituti di pena vengono recluse, infatti, soprattutto le persone meno in grado di utilizzare la pressoché paralisi del sistema giudiziario a proprio vantaggio, per esempio attraverso l'istituto della prescrizione, o gli autori dei reati collegati a fenomeni sociali come l'immigrazione e la tossicodipendenza, che lo Stato aggrava con leggi inadeguate a risolverli;

            di fronte ad un sistema giudiziario e ad una realtà carceraria così ingiusti e così lontani dai loro veri scopi e alla luce delle gravi condizione igieniche e di vivibilità che hanno ormai trasformato la pena in una tortura legalizzata e il carcere in un sistema chiuso, sempre più patogeno e criminogeno, occorrono soluzioni immediate e radicali in grado di assicurare l'improcrastinabile rientro da parte del Paese nel perimetro della legge e dello Stato di diritto;

            in un contesto di tale sfascio e assenza di legalità, su iniziativa dei deputati e senatori radicali eletti nelle liste del Partito Democratico, sono già state presentate e approvate risoluzioni e mozioni che hanno impegnato il Governo a varare alcune importanti riforme sia in ambito giudiziario che penitenziario, ma a tutt'oggi i dispositivi contenuti in quei documenti parlamentari non hanno avuto alcun tipo di seguito, il che dimostra la totale assenza di strategia da parte del Governo nell'affrontare la crisi che stanno attraversando gli istituti di pena e le aule giudiziarie;

            l'attuale situazione di profonda e devastante illegalità in cui versano il sistema giudiziario e penitenziario non possono essere affrontate con misure tanto effimere quanto intempestive sul fronte dell'edilizia penitenziaria o della depenalizzazione dei reati minori, ma solo con provvedimenti quali l'amnistia e l'indulto i quali avrebbero il pregio di riattivare immediatamente i meccanismi giudiziari ormai prossimi al collasso, evitando una dissennata lotta contro la prescrizione incombente, consentendo così al nostro Stato di rientrare nella legalità e di ricondurre il sistema carcerario a forme più umane, il che faciliterebbe l'avvio di quelle riforme strutturali e funzionali della giustizia capaci di impedire il rapido ritorno alla situazione attuale;

            l'amnistia e l'indulto, quindi, non rappresentano soltanto una risposta d'eccezione ed umanitaria al dramma della condizione carceraria, ma costituiscono la premessa indispensabile per l'avvio e l'approvazione di riforme strutturali relative al sistema delle pene, alla loro esecuzione e più in generale all'amministrazione della giustizia. Inoltre la loro approvazione è necessaria per ricondurre entro numeri sostenibili il carico dei procedimenti penali nonché per sgravare il carico umano che soffre in tutte le sue componenti (detenuti, personale amministrativo e di custodia) la condizione disastrosa delle prigioni, perché nessuna giustizia e nessuna certezza della pena possono essere assicurate se uno Stato per primo non rispetta la propria legalità ed è impossibilitato a garantire la certezza del diritto;

        considerato altresì che:

            nonostante la profonda e strutturale crisi del nostro sistema giudiziario e penitenziario, il tema giustizia e carceri è praticamente scomparso sia nei telegiornali che nelle trasmissioni di approfondimento del nostro sistema televisivo, il che è dimostrato dai recenti dati elaborati dal Centro d'ascolto dell'informazione radiotelevisiva con riferimento alle edizioni principali - meridiane e serali - dei telegiornali delle reti Rai, Mediaset e La7 andate in onda nel periodo 1º luglio-21 settembre 2011;

            in particolare le analisi di cui sopra sono suddivise in tre periodi distinti, relativi alle seguenti iniziative politiche e istituzionali: a) «periodo 1»: sciopero della fame e della sete di Marco Pannella e convegno «Giustizia! In nome del popolo sovrano» promosso dal Partito Radicalenonviolento transnazionale e transpartito, sotto l'Alto patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio del Senato della Repubblica (1º-29 luglio 2011); b) «periodo 2»: Giustizia e carcere. I radicali promuovono uno sciopero generale della fame e della sete per chiedere la convocazione straordinaria del Parlamento su giustizia e carceri (30 luglio-31 agosto 2011); c) «periodo 3»: il Senato si riunisce in seduta straordinaria per comunicazioni del Ministro della giustizia sul sistema carcerario e sui problemi della giustizia (1º-21 settembre 2011);

            per quanto riguarda i dati che emergono dall'analisi del «periodo 1» (1º-29 luglio 2011) si evince che nel mese di luglio 2011 il tema «carceri» è presente in 17 notizie su circa 8.000 notizie totali tra le edizioni principali dei telegiornali delle reti Rai, Mediaset e La7. Le notizie sono concentrate nei giorni del convegno «Giustizia! In nome del popolo sovrano» e focalizzate sull'intervento del Presidente della Repubblica. Sono stati circa 49 milioni (pari allo 0,3 per cento) gli ascolti consentiti su un totale del periodo di 15,5 miliardi. In particolare: Tg1: 16 milioni di ascolti su 4,5 miliardi totali (0,3 per cento), in 5 notizie su 1.409; Tg2: 12 milioni di ascolti su 2,7 miliardi totali (0,4 per cento), in 5 notizie su circa 1.500; Tg3: 3,5 milioni di ascolti su 1,4 miliardi totali (0,2 per cento), in 2 notizie su circa 900; Tg4: 0,7 milioni di ascolti su 586 milioni totali (0,1 per cento), in una notizia su circa 1.000; Tg5: 15,3 milioni di ascolti su 1,7 miliardi totali (0,9 per cento), in 4 notizie su circa 1.100; Studio Aperto: nessuna notizia su 894; Tg La7: 1,7 milioni di ascolti su quasi un miliardo di ascolti totali (0,2 per cento), in una notizia su 900; il Tg Parlamento, infine, ha trattato il tema del convegno «Giustizia! In nome del popolo sovrano» in 3 puntate consentendo circa 2 milioni di ascolti, mentre il Tg3 Linea notte in una puntata consentendo circa 800.000 ascolti;

            per quanto riguarda i dati che emergono dall'analisi del «periodo 2» (30 luglio-31 agosto 2011) si evince che - nonostante i radicali abbiano visitato gli istituti penitenziari annunciando il 14 agosto lo sciopero totale della fame e della sete per la convocazione straordinaria del Parlamento su giustizia e carceri (iniziativa alla quale hanno aderito più di 1.800 persone) - il tema carceri è presentato ai cittadini in 19 notizie su quasi 8.000 notizie trattate nel periodo. In pratica gli ascolti consentiti su questo argomento sono stati 35 milioni (0,2 per cento), su un totale di 15,6 miliardi di ascolti. In particolare: Tg1: 3,8 milioni di ascolti su circa 4 miliardi totali (0,09 per cento) in una notizia su 1.000; Tg2: 9 milioni di ascolti su 2,6 miliardi totali (0,3 per cento), in 4 notizie su 1.350; Tg3: 3 milioni di ascolti su un miliardo (0,3 per cento) totale, in 2 notizie su 958; Tg4: 2,5 milioni di ascolti su 0,6 miliardi totali (0,4 per cento), in 4 notizie su circa 1.000; Tg5: 14 milioni di ascolti su 3,8 miliardi totali (0,36 per cento), in 5 notizie su 1.200; Studio Aperto: nessuna notizia su 1.235 totali; Tg La7: 2,7 milioni di ascolti su 880 milioni totali (0,3 per cento), in 3 notizie su 912;

            per quanto riguarda i dati che emergono dall'analisi del «periodo 3» (1º-21 settembre 2011) si evince che - a fronte del fatto che nel mese di settembre 2011, su iniziativa dei radicali, è stato convocato il Senato in seduta straordinaria per comunicazioni del Ministro della giustizia sul sistema carcerario e sui problemi della giustizia - sono stati circa 31 milioni gli ascolti consentiti su questa iniziativa su un totale di 12,6 miliardi (0,2 per cento), ossia in 11 notizie su 5.600. In particolare: Tg1: nessuna notizia su 933 notizie del periodo; Tg2: 8,2 milioni di ascolti su 3,6 miliardi totali (0,2 per cento), in 3 notizie su 933; Tg3: 7,6 milioni di ascolti su 2 miliardi totali (0,4 per cento), in 4 notizie su circa 700; Tg4: nessuna notizia; Tg5: 15 milioni di ascolti su 3,2 miliardi totali (0,5 per cento), in 4 notizie su 850; Studio Aperto: nessuna notizia su 770; Tg La7: nessuna notizia su 605; Tg Parlamento ha trattato l'iniziativa in 3 puntate consentendo circa 3 milioni di ascolti ai cittadini;

            nei tre periodi analizzati, i dati aggregati dimostrano che gli ascolti consentiti sui temi della giustizia e delle carceri sono rispettivamente dello 0,3 per cento per il primo periodo, e dello 0,2 per cento per il secondo e il terzo: mentre sugli omicidi Rea e Scazzi in confronto, gli ascolti consentiti sono stati del 2,4 per cento per il primo periodo (8 volte superiori), del 3 per cento nel secondo (15 volte superiori) e dell'1,1 per cento nel terzo (5 volte e mezzo superiori);

            si conferma, quindi, anche in questo caso, il carattere strutturalmente fuorilegge di un sistema radiotelevisivo che costringe il popolo italiano a ignorare le ragioni alla base della compiuta distruzione dello Stato di diritto e della democrazia, al tempo stesso sottraendogli la possibilità di conoscere e giudicare le diverse proposte politiche anche in materia di giustizia e carceri,

        impegna il Governo ad attivarsi affinché tutte le forze istituzionali, garanti della legalità della Repubblica italiana e della legalità e difesa dei diritti umani, promuovano ed assicurino almeno due mesi di riparazione della negata conoscenza e informazione dei cittadini italiani sul drammatico stato della giustizia attraverso dibattiti e approfondimenti televisivi che vedano lo specifico confronto tra coloro che sostengono la necessità di un provvedimento urgente di amnistia e indulto per interrompere l'illegalità e la flagranza di reato in cui si trovano ad operare le istituzioni del nostro Paese e coloro che ritengono invece di poter affrontare adeguatamente il problema con i più consueti e tradizionali strumenti.

(6-00087) (27 settembre 2011) n. 6

SACCOMANNO, BOSONE, MARINO Ignazio, MASCITELLI (*).

V. testo 2

Il Senato,

        udite le comunicazioni del Ministro della giustizia,

            premesso che le condizioni di vita e di cura all'interno degli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG) sono attualmente incompatibili con le disposizioni costituzionali in materia di diritto alla salute, libertà personale e umanità del trattamento, nonché con la disciplina di livello primario e secondario relativa alla sanità penitenziaria;

            considerato che nell'ambito della relazione unanimemente approvata dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, nel mese di luglio 2011, sono enucleate diverse misure per conformare a Costituzione la disciplina e la prassi delle misure di sicurezza per gli infermi di mente autori di reato;

            preso atto della giurisprudenza della Corte costituzionale, a mente della quale le esigenze di tutela della collettività non potrebbero mai giustificare misure tali da recare danno, anziché vantaggio, alla salute del paziente: e pertanto, ove in concreto la misura coercitiva del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario si rivelasse tale da arrecare presumibilmente un danno alla salute psichica dell'infermo, non la si potrebbe considerare giustificata nemmeno in nome di tali esigenze;

            rilevato che la disciplina delle misure di sicurezza per gli infermi di mente autori di reato è tuttora dettata da un testo normativo di epoca pre-costituzionale «caratterizzato da scelte assai risalenti nel tempo e mai riviste alla luce dei principi costituzionali e delle acquisizioni scientifiche» (Corte costituzionale, sentenza n. 253/2003);

            visto il contenuto dell'ordine del giorno G1.100, accolto dal Governo nel corso della 461ª seduta del Senato del 17 novembre 2010 e recante, tra l'altro, indicazioni impegnative: per la compiuta attuazione del decreto del presidente del Consiglio dei ministri 1º aprile 2008; per l'adozione di misure legislative alternative alla detenzione dei malati psichiatrici negli ospedali psichiatrici giudiziari nel rispetto della legge n. 180 del 13 maggio 1978; per l'applicazione, nell'intento di giungere al superamento di strutture che ritenute sanitarie hanno ancora caratteristiche carcerarie e marginalmente terapeutico-riabilitative, della legge n. 180 del 13 maggio 1978 ai malati psichiatrici autori di reato;

            ritenuto che le comunicazioni del Ministro riguardanti specificamente gli OPG, nella parte in cui recepiscono sostanzialmente le indicazioni rassegnate dalla Commissione di inchiesta succitata in sede di relazione all'Assemblea del Senato, possono fornire soluzioni idonee alla risoluzione delle problematiche del settore,

        le approva in parte qua,

        e impegna conseguentemente il Governo:

            ad adottare, nel rispetto delle procedure di leale collaborazione con le autonomie territoriali, atti di indirizzo e coordinamento, ai sensi dell'art. 3, comma 1, del decreto legislativo n. 230 del 1999, volti a garantire, all'interno degli OPG, interventi urgenti e immediati di revisione ed adeguamento delle dotazioni di personale, dei locali, delle attrezzature, delle apparecchiature e degli arredi sanitari agli standard ospedalieri in vigore a livello nazionale e regionale;

            a porre in essere urgentemente ogni necessaria attività istituzionale prodromica al recepimento della riforma della sanità penitenziaria da parte della Regione Siciliana;

            a dare compiuta attuazione al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1º aprile 2008, nella parte in cui prevede la necessaria realizzazione di tutte le misure e azioni indicate per la tutela della salute mentale negli Istituti di pena, con particolare riferimento all'attivazione di sezioni organizzate, o reparti, per gli imputati e condannati con infermità psichica sopravvenuta nel corso della misura detentiva che non comporti l'applicazione provvisoria della misura di sicurezza del ricovero in OPG o l'ordine di ricovero in OPG o in case di cura e custodia;

            a monitorare in ordine all'attuazione del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri da parte di tutti gli attori istituzionali coinvolti, con eventuale attivazione dei poteri sostitutivi previsti dall'art. 120 della Costituzione nei casi di evidente e persistente inattuazione;

            nelle more del completo superamento dell'istituto dell'OPG, che resta l'obiettivo da perseguire quale scelta definitiva a regime, a stipulare convenzioni con le Regioni sede di OPG, al fine di individuare strutture idonee ove realizzare una gestione interamente sanitaria dei ricoverati, secondo le esperienze rappresentate da Castiglione delle Stiviere e dalle strutture e dalle comunità assistenziali esterne agli OPG, così da consentire anche una razionalizzazione nell'utilizzo del personale penitenziario, da adibire esclusivamente alle funzioni proprie e di Istituto;

            a porre mano, anche con provvedimento d'urgenza, alla legislazione di settore, valutando l'introduzione dei correttivi di seguito indicati: necessità che la sussistenza di infermità mentale e connessa pericolosità sociale sia accertata con l'ausilio di un collegio medico-psichiatrico, composto da almeno tre specialisti; necessità che con la pronuncia di proscioglimento penale per infermità psichica sia nominato un amministratore di sostegno con lo specifico incarico di provvedere alle necessità di cura del paziente; abolizione dell'istituto della misura di sicurezza provvisoria e sua sostituzione con la custodia cautelare in luogo di cura protetto; introduzione di un principio di proporzionalità tra durata massima della misura di sicurezza e durata della pena prevista per il fatto di reato; introduzione di un onere di specifica motivazione circa l'impossibilità assoluta del Giudice di disporre, in ossequio al favor libertatis, una misura di sicurezza non custodiale, quale la libertà vigilata; specificazione dell'obbligo giuridico dei Dipartimenti di salute mentale di prendere in carico gli internati per i quali risulti cessata la condizione di pericolosità sociale;

            a considerare, nella prospettiva ormai non più procrastinabile di una complessiva revisione del codice penale, la possibilità di abolire l'istituto della non imputabilità per infermità mentale e dei suoi corollari giuridici, quale è la misura del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario, che verrebbe sostituita dall'applicazione della pena prevista dalla legge; e di affermare contestualmente, quanto agli aspetti sanitari, la piena applicazione della legge 13 maggio 1978, n. 180, ai malati psichiatrici autori di reato.

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(*) I senatori Bianconi, Biondelli, Calabrò, Mazzaracchio, Gustavino e Galioto aggiungono la firma in corso di seduta

(6-00087) (27 settembre 2011) n. 6 (testo 2)

SACCOMANNO, BOSONE, MARINO Ignazio, MASCITELLI, BIANCONI, BIONDELLI, CALABRO', MAZZARACCHIO, GUSTAVINO, GALIOTO, ANTEZZA (*).

V. testo 3

Il Senato,

        udite le comunicazioni del Ministro della giustizia,

            premesso che le condizioni di vita e di cura all'interno degli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG) sono attualmente incompatibili con le disposizioni costituzionali in materia di diritto alla salute, libertà personale e umanità del trattamento, nonché con la disciplina di livello primario e secondario relativa alla sanità penitenziaria;

            considerato che nell'ambito della relazione unanimemente approvata dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, nel mese di luglio 2011, sono enucleate diverse misure per conformare a Costituzione la disciplina e la prassi delle misure di sicurezza per gli infermi di mente autori di reato;

            preso atto della giurisprudenza della Corte costituzionale, a mente della quale le esigenze di tutela della collettività non potrebbero mai giustificare misure tali da recare danno, anziché vantaggio, alla salute del paziente: e pertanto, ove in concreto la misura coercitiva del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario si rivelasse tale da arrecare presumibilmente un danno alla salute psichica dell'infermo, non la si potrebbe considerare giustificata nemmeno in nome di tali esigenze;

            rilevato che la disciplina delle misure di sicurezza per gli infermi di mente autori di reato è tuttora dettata da un testo normativo di epoca pre-costituzionale «caratterizzato da scelte assai risalenti nel tempo e mai riviste alla luce dei principi costituzionali e delle acquisizioni scientifiche» (Corte costituzionale, sentenza n. 253/2003);

            visto il contenuto dell'ordine del giorno G1.100, accolto dal Governo nel corso della 461ª seduta del Senato del 17 novembre 2010 e recante, tra l'altro, indicazioni impegnative: per la compiuta attuazione del decreto del presidente del Consiglio dei ministri 1º aprile 2008; per l'adozione di misure legislative alternative alla detenzione dei malati psichiatrici negli ospedali psichiatrici giudiziari nel rispetto della legge n. 180 del 13 maggio 1978; per l'applicazione, nell'intento di giungere al superamento di strutture che ritenute sanitarie hanno ancora caratteristiche carcerarie e marginalmente terapeutico-riabilitative, della legge n. 180 del 13 maggio 1978 ai malati psichiatrici autori di reato;

            ritenuto che le comunicazioni del Ministro riguardanti specificamente gli OPG, nella parte in cui recepiscono sostanzialmente le indicazioni rassegnate dalla Commissione di inchiesta succitata in sede di relazione all'Assemblea del Senato, possono fornire soluzioni idonee alla risoluzione delle problematiche del settore,

        le approva in parte qua,

        e impegna conseguentemente il Governo:

            ad adottare, nel rispetto delle procedure di leale collaborazione con le autonomie territoriali, atti di indirizzo e coordinamento, ai sensi dell'articolo 3, comma 1, del decreto legislativo n. 230 del 1999, volti a garantire, all'interno degli OPG, interventi urgenti e immediati di revisione ed adeguamento delle dotazioni di personale, dei locali, delle attrezzature, delle apparecchiature e degli arredi sanitari agli standard ospedalieri in vigore a livello nazionale e regionale;

            a porre in essere urgentemente ogni necessaria attività istituzionale prodromica al recepimento della riforma della sanità penitenziaria da parte della Regione siciliana;

            a dare compiuta attuazione al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1º aprile 2008, nella parte in cui prevede la necessaria realizzazione di tutte le misure e azioni indicate per la tutela della salute mentale negli Istituti di pena, con particolare riferimento all'attivazione di sezioni organizzate, o reparti, per gli imputati e condannati con infermità psichica sopravvenuta nel corso della misura detentiva che non comporti l'applicazione provvisoria della misura di sicurezza del ricovero in OPG o l'ordine di ricovero in OPG o in case di cura e custodia;

            a monitorare in ordine all'attuazione del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri da parte di tutti gli attori istituzionali coinvolti, con eventuale attivazione dei poteri sostitutivi previsti dall'articolo 120 della Costituzione nei casi di evidente e persistente inattuazione;

            nelle more del completo superamento dell'istituto dell'OPG, che resta l'obiettivo da perseguire quale scelta definitiva a regime, a stipulare convenzioni con le Regioni sede di OPG, al fine di individuare strutture idonee ove realizzare una gestione interamente sanitaria dei ricoverati, secondo le esperienze rappresentate da Castiglione delle Stiviere e dalle strutture e dalle comunità assistenziali esterne agli OPG, così da consentire anche una razionalizzazione nell'utilizzo del personale penitenziario, da adibire esclusivamente alle funzioni proprie e di Istituto;

            a porre mano, anche con provvedimento d'urgenza, alla legislazione di settore, valutando l'introduzione dei correttivi di seguito indicati: necessità che la sussistenza di infermità mentale e connessa pericolosità sociale sia accertata con l'ausilio di un collegio medico-psichiatrico, composto da almeno tre specialisti; necessità che con la pronuncia di proscioglimento penale per infermità psichica sia nominato un amministratore di sostegno con lo specifico incarico di provvedere alle necessità di cura del paziente; abolizione dell'istituto della misura di sicurezza provvisoria e sua sostituzione con la custodia cautelare in luogo di cura protetto; introduzione di un principio di proporzionalità tra durata massima della misura di sicurezza e durata della pena prevista per il fatto di reato; introduzione di un onere di specifica motivazione circa l'impossibilità assoluta del Giudice di disporre, in ossequio al favor libertatis, una misura di sicurezza non custodiale, quale la libertà vigilata; specificazione dell'obbligo giuridico dei Dipartimenti di salute mentale di prendere in carico gli internati per i quali risulti cessata la condizione di pericolosità sociale;

            a considerare, nella prospettiva ormai non più procrastinabile di una complessiva revisione del codice penale, la possibilità di abolire l'istituto della non imputabilità per infermità mentale e dei suoi corollari giuridici, quale è la misura del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario, che verrebbe sostituita dall'applicazione della pena, anche detentiva, prevista dalla legge.

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(*) Firma aggiunta in corso di seduta

(6-00087) (27 settembre 2011) n. 6 (testo 3)

SACCOMANNO, BOSONE, MARINO Ignazio, MASCITELLI, BIANCONI, BIONDELLI, CALABRO', MAZZARACCHIO, GUSTAVINO, GALIOTO, ANTEZZA.

Approvata

Il Senato,

        udite le comunicazioni del Ministro della giustizia,

            premesso che le condizioni di vita e di cura all'interno degli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG) sono attualmente incompatibili con le disposizioni costituzionali in materia di diritto alla salute, libertà personale e umanità del trattamento, nonché con la disciplina di livello primario e secondario relativa alla sanità penitenziaria;

            considerato che nell'ambito della relazione unanimemente approvata dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, nel mese di luglio 2011, sono enucleate diverse misure per conformare a Costituzione la disciplina e la prassi delle misure di sicurezza per gli infermi di mente autori di reato;

            preso atto della giurisprudenza della Corte costituzionale, a mente della quale le esigenze di tutela della collettività non potrebbero mai giustificare misure tali da recare danno, anziché vantaggio, alla salute del paziente: e pertanto, ove in concreto la misura coercitiva del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario si rivelasse tale da arrecare presumibilmente un danno alla salute psichica dell'infermo, non la si potrebbe considerare giustificata nemmeno in nome di tali esigenze;

            rilevato che la disciplina delle misure di sicurezza per gli infermi di mente autori di reato è tuttora dettata da un testo normativo di epoca pre-costituzionale «caratterizzato da scelte assai risalenti nel tempo e mai riviste alla luce dei principi costituzionali e delle acquisizioni scientifiche» (Corte costituzionale, sentenza n. 253/2003);

            visto il contenuto dell'ordine del giorno G1.100, accolto dal Governo nel corso della 461ª seduta del Senato del 17 novembre 2010 e recante, tra l'altro, indicazioni impegnative: per la compiuta attuazione del decreto del presidente del Consiglio dei ministri 1º aprile 2008; per l'adozione di misure legislative alternative alla detenzione dei malati psichiatrici negli ospedali psichiatrici giudiziari nel rispetto della legge n. 180 del 13 maggio 1978; per l'applicazione, nell'intento di giungere al superamento di strutture che ritenute sanitarie hanno ancora caratteristiche carcerarie e marginalmente terapeutico-riabilitative, della legge n. 180 del 13 maggio 1978 ai malati psichiatrici autori di reato;

            ritenuto che le comunicazioni del Ministro riguardanti specificamente gli OPG, nella parte in cui recepiscono sostanzialmente le indicazioni rassegnate dalla Commissione di inchiesta succitata in sede di relazione all'Assemblea del Senato, possono fornire soluzioni idonee alla risoluzione delle problematiche del settore,

        le approva in parte qua,

        e impegna conseguentemente il Governo:

            ad adottare, nel rispetto delle procedure di leale collaborazione con le autonomie territoriali, atti di indirizzo e coordinamento, ai sensi dell'articolo 3, comma 1, del decreto legislativo n. 230 del 1999, volti a garantire, all'interno degli OPG, interventi urgenti e immediati di revisione ed adeguamento delle dotazioni di personale, dei locali, delle attrezzature, delle apparecchiature e degli arredi sanitari agli standard ospedalieri in vigore a livello nazionale e regionale;

            a porre in essere urgentemente ogni necessaria attività istituzionale prodromica al recepimento della riforma della sanità penitenziaria da parte della Regione siciliana;

            a dare compiuta attuazione al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1º aprile 2008, nella parte in cui prevede la necessaria realizzazione di tutte le misure e azioni indicate per la tutela della salute mentale negli Istituti di pena, con particolare riferimento all'attivazione di sezioni organizzate, o reparti, per gli imputati e condannati con infermità psichica sopravvenuta nel corso della misura detentiva che non comporti l'applicazione provvisoria della misura di sicurezza del ricovero in OPG o l'ordine di ricovero in OPG o in case di cura e custodia;

            a monitorare in ordine all'attuazione del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri da parte di tutti gli attori istituzionali coinvolti, con eventuale attivazione dei poteri sostitutivi previsti dall'articolo 120 della Costituzione nei casi di evidente e persistente inattuazione;

            nelle more del completo superamento dell'istituto dell'OPG, che resta l'obiettivo da perseguire quale scelta definitiva a regime, a stipulare convenzioni con le Regioni sede di OPG, al fine di individuare strutture idonee ove realizzare una gestione interamente sanitaria dei ricoverati, secondo le esperienze rappresentate da Castiglione delle Stiviere e dalle strutture e dalle comunità assistenziali esterne agli OPG, così da consentire anche una razionalizzazione nell'utilizzo del personale penitenziario, da adibire esclusivamente alle funzioni proprie e di Istituto;

            a porre mano, anche con provvedimento d'urgenza, alla legislazione di settore, valutando l'introduzione dei correttivi di seguito indicati: necessità che la sussistenza di infermità mentale e connessa pericolosità sociale sia accertata con l'ausilio di un collegio medico-psichiatrico, composto da almeno tre specialisti; necessità che con la pronuncia di proscioglimento penale per infermità psichica sia nominato un amministratore di sostegno con lo specifico incarico di provvedere alle necessità di cura del paziente; abolizione dell'istituto della misura di sicurezza provvisoria e sua sostituzione con la custodia cautelare in luogo di cura protetto; introduzione di un principio di proporzionalità tra durata massima della misura di sicurezza e durata della pena prevista per il fatto di reato; introduzione di un onere di specifica motivazione circa l'impossibilità assoluta del Giudice di disporre, in ossequio al favor libertatis, una misura di sicurezza non custodiale; specificazione dell'obbligo giuridico dei Dipartimenti di salute mentale di prendere in carico gli internati per i quali risulti cessata la condizione di pericolosità sociale;

            a considerare, nella prospettiva ormai non più procrastinabile di una complessiva revisione del codice penale, la possibilità di abolire l'istituto della non imputabilità per infermità mentale e dei suoi corollari giuridici, quale è la misura del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario, che verrebbe sostituita dall'applicazione della pena, anche detentiva, prevista dalla legge.

Allegato B

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Augello, Caliendo, Carofiglio, Castelli, Chiti, Ciampi, Ciarrapico, Colombo, D'Ambrosio Lettieri, Davico, Dell'Utri, Di Giacomo, Digilio, Alberto Filippi, Gasparri, Gentile, Giovanardi, Mantica, Mantovani, Massidda, Oliva, Pera, Piscitelli, Stancanelli e Villari.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Vita, per attività della 7a Commissione permanente; Ferrante, per attività della 13a Commissione permanente; Bianchi, Coronella, De Luca e Mazzuconi, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Ministro ambiente

(Governo Berlusconi-IV)

Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani

(2472-B)

(presentato in data 22/9/2011 );

S.2472 approvato dal Senato della Repubblica

C.4290 approvato in testo unificato dalla Camera dei Deputati (TU con C.3465);

DDL Costituzionale

Ministro gioventù

Ministro sempl. normativa

Presidente del Consiglio dei ministri

(Governo Berlusconi-IV)

Partecipazione dei giovani alla vita politica, economica e sociale ed equiparazione tra elettorato attivo e passivo (2921)

(presentato in data 22/9/2011 );

C.4358 approvato, in prima deliberazione, dalla Camera dei Deputati (assorbe C.849, C.997, C.3296, C.4023).

Disegni di legge, annunzio di presentazione

DDL Costituzionale

Senatori Musso Enrico, Mongiello Colomba, Poretti Donatella, Perduca Marco, Lannutti Elio, De Sena Luigi, Fosson Antonio, Sbarbati Luciana

Modifiche all'articolo 21 della costituzione e istituzione del diritto di accesso alle reti telematiche (2922)

(presentato in data 22/9/2011 );

DDL Costituzionale

senatori Sanna Francesco, Cabras Antonello, Scanu Gian Piero

Modifica dell'articolo 16 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna), concernente la ridefinizione del numero dei componenti il Consiglio regionale (2923)

(presentato in data 26/9/2011 );

senatori Scanu Gian Piero, Del Vecchio Mauro, Amati Silvana, Crisafulli Vladimiro, Gasbarri Mario, Negri Magda, Pegorer Carlo, Pinotti Roberta

Istituzione di una Commissione bicamerale incaricata dell'elaborazione di un libro bianco sulla difesa e sicurezza nazionale (2924)

(presentato in data 26/9/2011 ).

Affari assegnati

In data 26 settembre 2011 è stato deferito alla 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare), ai sensi dell'articolo 34, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare relativo agli adempimenti per gli operatori agricoli connessi al riconoscimento dei fabbricati rurali (Atto n. 703).

Governo, trasmissione di atti per il parere

Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 20 settembre 2011, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 52, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 - la relazione concernente i lavori della Commissione incaricata del riordino della relazione generale sulla situazione economica del Paese (n. 405).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, la relazione è deferita alla 5ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 17 ottobre 2011.

Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 22 settembre 2011, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - la proposta di nomina del signor Matteo Marzotto a Presidente dell'ENIT - Agenzia nazionale del turismo (n. 127).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, la proposta di nomina è deferita alla 10a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 17 ottobre 2011.

Governo, trasmissione di documenti e assegnazione

Il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 23 settembre 2011, hanno inviato, ai sensi degli articoli 7, comma 2, lettera b), e 10-bis della legge 31 dicembre 2009, n. 196, e successive modificazioni, la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2011 (Doc. LVII, n. 4-bis). Alla Nota sono allegate le Relazioni sulle spese di investimento e sulle relative leggi pluriennali (Doc. LVII, n. 4-bis - Allegato I).

La predetta Nota di aggiornamento, con il relativo allegato, è stata trasmessa, in data 23 settembre 2011, ai sensi dell'articolo 125-bis del Regolamento, alla 5a Commissione permanente e, per il parere, a tutte le altre Commissioni permanenti nonché, per eventuali osservazioni, alla Commissione parlamentare per le questioni regionali.

I pareri saranno espressi in tempo utile per consentire alla 5a Commissione di riferire all'Assemblea nella data stabilita dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 27 settembre 2011, ha inviato, quale allegato alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2011, una versione aggiornata del Programma delle infrastrutture strategiche (Doc. LVII, n. 4-bis - Allegato II). Inoltre, il Ministro per gli affari regionali e la coesione territoriale, con lettera in data 20 settembre 2011, ha trasmesso un nuovo testo del Rapporto annuale 2010 sugli interventi nelle aree sottoutilizzate, predisposto ai sensi dell'articolo 10, comma 7, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 (Doc. LVII, n. 4-bis - Allegato III), già trasmesso dal Ministro dello sviluppo economico quale allegato al Documento di economia e finanza 2011.

I predetti documenti sono stati trasmessi, ai sensi dell'articolo 125-bis del Regolamento, quali allegati alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2011, alla 5a Commissione permanente e, per il parere, a tutte le altre Commissioni permanenti nonché, per eventuali osservazioni, alla Commissione parlamentare per le questioni regionali.

I pareri saranno espressi in tempo utile per consentire alla 5a Commissione di riferire all'Assemblea nella data stabilita dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari.

Governo, trasmissione di atti e documenti

La Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica - ha inviato, ai sensi dell'articolo 6, comma 4, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, le seguenti delibere CIPE, che sono state trasmesse, in data odierna, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, del Regolamento:

alle Commissioni 3ª e 5ª:

n. 47/2011 concernente: approvazione della relazione annuale sull'attivazione della politica di cooperazione allo sviluppo relativa all'anno 2009;

alle Commissioni 5ª e 7ª:

n. 101/2010 concernente: riprogrammazione e integrazione della delibera CIPE n. 38/2008, riparto "Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca;

n. 2/2011 concernente: Programma nazionale ricerca 2011-2013;

n. 39/2011 concernente: Art. 128 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163. Programma triennale 2010-2012 del Ministero per i beni e le attività culturali. Verifica di compatibilità con i documenti programmatori vigenti;

41/2011 concernente: Art. 128 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163. Programma triennale 2011-2013 dell'Istituto nazionale di fisica nucleare. Verifica di compatibilità con i documenti programmatori vigenti.

42/2011 concernente: Art. 128 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163. Programma triennale 2011-2013 dell'Università degli studi di Genova. Verifica di compatibilità con i documenti programmatori vigenti;

43/20122 concernente: Art. 128 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163. Programma triennale 2011-2013 dell'Università degli studi della Tuscia. Verifica di compatibilità con i documenti programmatori vigenti.

alle Commissioni 5a e 8a:

n. 66/2010 concernente: Schemi di contratto di programma e di contratto di servizio per il 2007-2009 tra il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e l'ENAV Spa;

n. 83/2010 concernente: Programma delle infrastrutture strategiche. Potenziamento asse ferroviario Monaco-Verona: Galleria di base del Brennero;

n. 84/2010 concernente: Programma delle infrastrutture strategiche. Linea AV-AC Milano-Genova-Terzo valico dei Giovi;

n. 87/2010 concernente: Programma delle infrastrutture strategiche. Progetto per la salvaguardia della laguna e della città di Venezia;

n. 88/2010 concernente: Programma delle infrastrutture strategiche. Approvazione progetto definitivo Roma-Latina Nord e Cisterna-Valmontone;

n. 93/2010 concernente: Interventi nel settore dei sistemi di trasporto rapido di massa;

n. 7/2011 concernente: Programma delle infrastrutture strategiche. Autostrada Livorno-Civitavecchia;

n. 8/2011 concernente: Programma delle infrastrutture strategiche. Nodo di Genova: potenziamento infrastrutturale Genova Voltri-Genova Brignole;

n. 10/2011 concernente: Programma delle infrastrutture strategiche. Metrotranvia di Bologna;

n. 15/2011 concernente: Area "Dal Molin" (Vicenza): modifica delibera Cipe n. 5/2009;

n. 16/2011 concernente: Piano nazionale per l'edilizia abitativa;

n. 40/2011 concernente: Programma triennale 2011-2013 del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti - Dipartimento per i trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici;

n. 44/2011 concernente: Programma triennale 2011-2013 dell'Autorità portuale de La Spezia;

alle Commissioni 5ª e 9ª:

n. 49/2011 concernente: Contratto di filiera tra il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e Granaio Italiano S.C.A.R.L.;

alle Commissioni 5ª e 10ª:

n. 103/2010 concernente: Scuola europea di Varese: assegnazione di risorse;

n. 27/2011 concernente: Contratto di programma FIAT Povertrain Technologies S.p.A.;

n. 29/2011 concernente: Contratto di programma SEVEL S.p.A.;

n. 30/2011 concernente: Aggiornamento contratto di programma tra il Ministero dello sviluppo economico e il consorzio "GENESIS SOC. CONS. A.R.L." e proroga del termine di ultimazione degli investimenti;

n. 31/2011 concernente: Aggiornamento contratto di programma tra il Ministero dello sviluppo economico e il "Consorzio Made in Italy S.C.A.R.L.;

n. 32/2011 concernente: Aggiornamento contratto di programma tra il Ministero dello sviluppo economico e la società "Aerospaziale mediterranea società consortile A.R.L.";

n. 33/2011 concernente: Aggiornamento contratto di programma tra il Ministero dello sviluppo economico e il consorzio per la reindustrializzazione dell'area di Assemini-Cagliari (C.R.E.A.);

n. 34/2011 concernente: Aggiornamento contratto di programma tra il Ministero dello sviluppo economico il Consorzio per lo sviluppo integrato del sistema agroindustriale del Piemonte;

n. 35/2011 concernente: Contratto di programma tra il Ministero delle attività produttive (ora Ministero dello sviluppo economico) e il Consorzio "B.S.I. Baronia Sviluppo Impresa S.C.P.A.". Aggiornamento e proroga del termine di ultimazione degli investimenti;

n. 36/2011 concernente: Contratto di programma tra il Ministero delle attività produttive (ora Ministero dello sviluppo economico) e il "Consorzio Tirreno Sviluppo S.C.A.R.l.". Aggiornamento e proroga del termine di ultimazione degli investimenti;

n. 37/2011 concernente: Contratto di programma tra il Ministero delle attività produttive (ora Ministero dello sviluppo economico) e ALL. COOP. Società cooperativa agricola. Proroga del termine di ultimazione degli investimenti;

n. 38/2011 concernente: Contratto di programma tra il Ministero delle attività produttive (ora Ministero dello sviluppo economico) e il "Consorzio nautico polifunzionale campano S.C.A.R.L.". Proroga del termine di ultimazione degli investimenti;

alle Commissioni 5ª e 12ª:

n. 18/2011 concernente: Fondo Sanitario Nazionale 2008. Assegnazione alle regioni della quota vincolata per la prevenzione e cura della fibrosi cistica;

n. 19/2011 concernente: Fondo Sanitario Nazionale 2008. Assegnazione alla regione Piemonte delle risorse accantonate per il finanziamento del progetto interregionale "Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari - 2010";

n. 20/2011 concernente: Fondo Sanitario Nazionale 2009. Assegnazione alle regioni della quota vincolata per la prevenzione e cura della fibrosi cistica;

n. 21/2011 concernente: Fondo Sanitario Nazionale 2009. Ripartizione tra le regioni delle somme vincolate destinate al fondo per l'esclusività del rapporto del personale dirigente del ruolo sanitario;

n. 22/2011 concernente: Fondo Sanitario Nazionale 2009. Finanziamento interventi legge 5 giugno 1990, n. 135;

n. 23/2011 concernente: Fondo Sanitario Nazionale 2009. Finanziamento per borse di studio in medicina generale: terza annualità triennio 2007-2010, seconda annualità triennio 2008-2011 e prima annualità triennio 2009-2012;

n. 24/2011 concernente: Fondo Sanitario Nazionale 2009. Ripartizione tra le regioni delle risorse aggiuntive destinate al finanziamento dei maggiori oneri connessi alla regolarizzazione dei cittadini extracomunitari occupati in attività di assistenza alla persona e alle famiglie come lavoratori domestici;

n. 25/2011 concernente: Servizio Sanitario Nazionale 2010. Ripartizione delle disponibilità finanziarie tra le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano;

n. 26/2011 concernente: Fondo Sanitario Nazionale 2010. Ripartizione tra le regioni delle quote vincolate per il perseguimento degli obiettivi di carattere prioritario e di rilievo nazionale.

Il Ministro dello sviluppo economico, con lettera in data 14 marzo 2010, ha inviato, ai sensi dell'articolo 5 della legge 26 maggio 1975, n. 184, la relazione sullo stato di avanzamento del progetto di collaborazione Alenia Aeronautica - Boeing, relativa al primo semestre 2011.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XXXIX, n. 7).

Il Ministro dello sviluppo economico, con lettera in data 22 settembre 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8, comma 11, del decreto-legge 1° aprile 1989, n. 120, convertito dalla legge 15 maggio 1989, n. 181, la relazione tecnica sullo stato di attuazione del programma di promozione industriale, relativa al primo semestre 2010.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10a Commissione permanente (Doc. XLIX, n. 6).

Mozioni, apposizione di nuove firme

I senatori De Sena, Pinzger e Rusconi hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00466 della senatrice Baio ed altri.

Il senatore Barbolini ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00467 dei senatori Scanu ed altri.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

I senatori Rusconi, Cosentino, Di Giovan Paolo, Vittoria Franco e Mariapia Garavaglia hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02395 del senatore Vita.

I senatori Tomassini, Thaler Ausserhofer, Bassoli, Bruno, Gustavino, Biondelli, Chiaromonte, Antezza, Armato, Bertuzzi, Bianchi, Ceccanti, De Sena, Maritati, Mazzuconi, Milana, Mongiello, Pertoldi, Saia, Sbarbati, Zanoletti hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05900 della senatrice Baio.

Interrogazioni, integrazione dei Ministri competenti

L'interrogazione 4-05877, della senatrice Bianchi, rivolta al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e al Ministro per i beni e le attività culturali, è rivolta anche al Ministro dello sviluppo economico.

Mozioni

ARMATO, FINOCCHIARO, ZANDA, LATORRE, MARINI, BUBBICO, LEGNINI, INCOSTANTE, ANDRIA, CARLONI, CHIAROMONTE, DE LUCA, MUSI, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, SANGALLI, TOMASELLI, ADAMO, DE SENA, DI GIOVAN PAOLO, FRANCO Vittoria, GHEDINI, GIARETTA, MARITATI, MAZZUCONI, MONGIELLO, SANNA, VITA - Il Senato,

Premesso che:

la grave recessione che ha colpito l'economia mondiale nel triennio 2008-2010 si è abbattuta pesantemente sull'intera economia nazionale, e ha mostrato i suoi effetti più pesanti, in termini di impatto sociale sui redditi delle famiglie e sull'occupazione, soprattutto nel Mezzogiorno;

in Campania la crisi ha raggiunto un'eccezionale gravità, interi settori strategici sono al tracollo, oltre 18.000 posti di lavoro sono a rischio;

allarmanti sono i dati diffusi dall'ultimo rapporto Svimez, in base al quale il Mezzogiorno ha subito più del Centro-Nord le conseguenze della crisi, una caduta maggiore del prodotto, una riduzione ancora più pesante dell'occupazione;

la flessione cumulata nel triennio 2008-2010 è risultata in quest'area più importante che nelle restanti regioni del Paese: una flessione rispettivamente del 6,1 per cento nel Sud e del 4,9 per cento nel Centro-Nord. Secondo il rapporto Svimez questo processo di declino potrà essere interrotto solo in presenza di un'adeguata domanda privata e pubblica che attenui gli effetti di breve periodo della crisi indotti dai processi di ristrutturazione e che, nel medio periodo, favorisca una ripresa duratura della produzione e nella creazione di posizioni lavorative stabili e efficienti. Il pericolo è che, mancando tale stimolo, la perdita di tessuto produttivo diventi permanente, aggravando i divari territoriali già gravi nel Paese. La crisi e la ripresa hanno portato ad un ulteriore allargamento del divario di sviluppo dell'economia del Mezzogiorno con il Centro-Nord: nel 2010 il PIL del Sud a prezzi correnti è stato pari al 30,9 per cento di quello del resto del Paese, rispetto al 31,3 per cento del 2007;

il rapporto ha evidenziato che nel 2010 il prodotto del comparto industriale del Mezzogiorno è ulteriormente diminuito, sebbene in modo modesto (con un calo pari allo 0,3 per cento), a fronte di un aumento del 3,5 per cento nel resto del Paese. Il calo è attribuibile in particolare al settore delle costruzioni: nel 2010 la flessione dell'attività edile al Sud (con un calo del 5 per cento) è quasi doppia di quella registrata nel Centro- Nord (pari al 2,9 per cento). Nel triennio 2008-2010 l'attività produttiva è diminuita in questo settore cumulativamente del 17,3 per cento al Sud e del 12 per cento nel resto del Paese. Le indagini della Banca d'Italia rilevano come il valore della produzione in opere pubbliche a prezzi costanti sia diminuito dell'8,1 per cento nel Mezzogiorno e del 4 per cento nel Centro-Nord. Su tale risultato ha pesato sia la contrazione degli investimenti privati, conseguenza della crisi, sia soprattutto la forte contrazione degli investimenti pubblici, conseguenza delle manovre di finanza pubblica e della forte riduzione delle risorse in conto capitale dei fondi aggiuntivi per il Mezzogiorno (Fondo per le aree sottoutilizzate);

l'entità della crisi e il prolungarsi della stessa senza alcuna ripresa al Sud stanno determinando pesanti conseguenze in termini occupazionali, occupazione che già prima della crisi presentava livelli fortemente inferiori rispetto a quelli medi nazionali e abissale una differenza rispetto alle medie europee. Il Mezzogiorno, tra il 2008 e il 2010, ha registrato, secondo il rapporto Svimez, una caduta dell'occupazione del 4,3 per cento, a fronte dell'1,5 per cento del Centro-Nord. Delle 533.000 unità perse in Italia, ben 281.000 sono nel Mezzogiorno. Nel Sud, dunque, pur essendo presenti meno del 30 per cento degli occupati italiani, si concentra il 60 per cento delle perdite di lavoro determinate dalla crisi;

a Napoli e in Campania i numeri della crisi sono altissimi. Le stime della Cisl, riguardano le crisi di dimensioni maggiori, quelle relative all'industria e i servizi: a giugno 2011 solo a Napoli sono state autorizzate 1.720.000.000 ore di ammortizzatori sociali, pari a circa 15.000 lavoratori; per molti di questi non ci sono più le aziende e da quest'anno circa 1500 lavoratori in mobilità in deroga non hanno più sostegno al reddito;

drammatico il quadro dei principali focolai di crisi: la provincia di Caserta ha un numero elevato di vertenze, circa 150, 86 quelle in corso in provincia di Napoli, dove preoccupa particolarmente la vicenda Fincantieri che vede a rischio il futuro di 670 dipendenti diretti e 1.200 dell'indotto. Segue la provincia di Avellino con circa 83 vertenze in corso, e infine Salerno e Benevento, dove le vertenze sono rispettivamente 43 e 13;

per quanto riguarda il numero di addetti che rischiano il posto nella provincia di Avellino i numeri sono altissimi, circa 14.000 gli addetti a rischio, in particolare è allarmante la vicenda di Irisbus, costola del gruppo Fiat industrial, di cui la Fiat ha dichiarato la chiusura e che vedrà a breve l'apertura di un tavolo di confronto presso il Ministero dello sviluppo economico, con 685 lavoratori diretti e circa 2.000 dell'indotto che attendono di conoscere il proprio destino. Grave anche la situazione di Napoli (10.278 dipendenti a rischio) e Caserta (oltre 8.000 unità), mentre meno grave, ma non meno preoccupante, la condizione di Salerno e Benevento, entrambe con poco più di 1.400 posti a rischio;

in Campania la filiera produttiva aeronautica riveste un ruolo di primo piano nel sistema economico della regione;

la Campania ospita grandi aziende, leader nazionali, presenti a livello internazionale, come Alenia aeronautica, Avio, Europea microfusioni aerospaziali (EMA), Magnaghi aeronautica, Selex-Sistemi integrati, Ilmas, Geven e Dema;

l'Alenia aeronautica del gruppo Finmeccanica è un'azienda leader mondiale in quanto a progettazione, realizzazione, certificazione e supporto di veivoli di tipo sia civile che militare;

il gruppo industriale Alenia, allo stato attuale, occupa quasi 12.000 lavoratori, 5.000 circa dei quali concentrati in Campania, negli stabilimenti di Pomigliano d'Arco, Casoria, Nola e Capodichino, mentre l'indotto ne occupa circa il doppio;

l'andamento sfavorevole dei mercati e la crisi industriale che potrebbe coinvolgere Alenia Aeronautica preoccupa anche e soprattutto per l'impatto occupazionale che avrebbe nel Mezzogiorno;

le criticità emergono sotto un duplice profilo. Per quanto riguarda l'aeronautica civile le criticità sono connesse a problemi di mercato, in particolare ad un calo delle commesse che avrebbe gravi risvolti occupazionali. Sul fronte militare, appare invece allarmante la riduzione delle risorse disponibili per il rinnovo e la manutenzione dei veivoli;

a ciò si aggiunge l'allarmante annuncio del trasferimento della sede legale di Alenia aeronautica da Pomigliano d'Arco (Napoli) a Venegono già anticipato ai sindacati e reso noto in una recente intervista a "Il Sole-24ore" dall'Amministratore delegato Giuseppe Orsi;

egli ha affermato che Alenia Aermacchi, società controllata da Alenia aeronautica, incorporerà quest'ultima con conseguente spostamento della sede legale a partire da gennaio 2012 e che sarà ridefinita la classe dirigente, sostituendo le professionalità meridionali con altre provenienti da società del gruppo Finmeccanica, tutte site in Lombardia;

questo spostamento potrebbe avere come unica conseguenza l'indebolimento dell'apparato produttivo ed ingegneristico dei siti campani a vantaggio di altre realtà a minore vocazione industriale di tipo aeronautico;

tale strategia metterebbe a rischio la stabilità di un sito produttivo che, indotto compreso, oggi garantisce in Campania più di 10.000 posti di lavoro;

ad aggravare la condizione dei lavoratori di Alenia aereonautica Spa l'intenzione dell'azienda, anticipata ai sindacati, di chiudere lo stabilimento di Casoria e spostare i lavoratori in quello di Nola, con conseguente contrazione occupazionale;

restando sempre nel comparto aeronautico, altra azienda in difficoltà è Atitech, la società di manutenzione aerea pesante di Capodichino. Lo stabilimento partenopeo ex Alitalia ha subito negli ultimi tempi un inesorabile declino a causa del calo progressivo delle commesse. Tale situazione ha determinato un ricorso sempre più massiccio alla cassa integrazione straordinaria per i circa 700 lavoratori impiegati;

cambiando settore, va segnalata la situazione dell'azienda partenopea Ansaldo?Breda, azienda anch'essa del gruppo Finmeccanica, che si occupa della produzione di convogli ferroviari. Il recente accordo tra Bombardier e Ansaldo Breda SpA ha dato l'opportunità di acquisire importanti commesse nel settore dell'alta velocità ferroviaria, mentre per i veicoli ad alta capacità che interessano il settore del trasporto pubblico locale emergono gravi criticità. Infatti i quasi 1.000 addetti che vi lavorano sono in cassa integrazione straordinaria a rotazione a causa della mancanza di investimenti nel settore del trasporto pubblico locale che ha determinato un calo di commesse per i treni ad alta capacità, compromettendo ulteriormente un settore come quello del trasporto pubblico locale già gravemente in crisi;

l'attuale crisi economica ha coinvolto anche la filiera dell'automotive determinando un calo considerevole del mercato che ha interessato uno dei principali gruppi automobilistici italiani, il gruppo Fiat;

nel 2010 il gruppo Fiat ha segnato un ribasso fortissimo (pari al 17 per cento), dovuto in maniera considerevole al calo del mercato, ma anche al fatto che nel 2009 la sua gamma di vetture a basso impatto ambientale aveva beneficiato in maniera molto forte degli ecoincentivi attuati da numerose nazioni europee. Con la fine degli incentivi c'è stato un calo della domanda determinando per il gruppo una perdita pari a circa 120.000 veicoli nella sola Italia, arrivando, nel 2010, ad un totale pari quasi a 600.000 unità. La Campania ha risentito in grave misura della crisi che ha coinvolto il settore dell'automotive, con la conseguenza del rischio chiusura di importanti stabilimenti;

attualmente preoccupa particolarmente la situazione dello stabilimento Fiat Irisbus di Flumeri/Grottaminarda nella valle Ufita (Avellino). La Fiat Iveco ha annunciato la chiusura dello stabilimento Irisbus mettendo a rischio il futuro dei 700 lavoratori del sito senza contare quelli dell'indotto. La decisione della Fiat di chiudere lo stabilimento Irisbus della valle Ufita è un atto gravissimo che, oltre ad indebolire il comparto automotive in Campania e ad accrescere i preoccupanti numeri della disoccupazione, costituirebbe un ulteriore duro colpo per il già compromesso settore del trasporto pubblico locale;

sempre nel comparto dell'automotive, in Campania spicca un altro stabilimento Fiat, quello di Pomigliano d'Arco, ove si producono le Alfa 147, 159 Sportwagon e GT. Nel 2008 sono state prodotte 780.000 vetture mentre nel 2009 solo 36.000. Nel 2009 gli addetti alla produzione erano 5.200. Ora sono scesi a 4.800.

a seguito del nuovo progetto «Fabbrica Italia», già nel 2011 avrebbe dovuto cominciare, nel sito campano, la produzione della nuova Panda, ma l'avvio è slittato all'inizio del 2012 per raggiungere a regime 250.000 auto all'anno;

con la produzione della nuova Panda, Pomigliano d'Arco anche nel settore dell'automotive è diventato un punto di riferimento per una riorganizzazione degli impianti produttivi italiani;

peraltro questo ennesimo rinvio proietta alcune ombre sull'intero progetto italiano, dovute sia alla persistente stagnazione del mercato, sia ai risultati del referendum di non adesione plebiscitaria alla proposta;

non sono noti i dettagli sulle modalità di attuazione dell'investimento produttivo ci sono preoccupazione per un'ulteriore riduzione occupazionale anche con i volumi produttivi esposti dal piano «Fabbrica Italia»;

inoltre gli ulteriori ritardi di avvio della produzione impattano sui tempi di ripresa produttiva dello stabilimento campano, dove i lavoratori hanno già affrontato mesi di cassa integrazione mentre se ne preannunziano altrettanti e per di più in cassa in deroga;

la Fiat ha chiesto, infatti, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali la cassa integrazione in deroga per lo stabilimento di Pomigliano d'Arco che, essendo totalmente finanziata da fondi pubblici, è meno onerosa per l'azienda. La Cassa integrazione guadagni straordinaria è scaduta il 15 novembre 2010. Nel 2008 è stato fatto un anno di Cassa integrazione guadagni ordinaria per passare alla straordinaria nel 2009. La Fiat avrebbe potuto chiedere una nuova cassa integrazione per ristrutturazione, visti gli ingenti investimenti (750 milioni di euro) messi in campo per realizzare nuovi impianti produttivi. La cassa in deroga è uno strumento eccezionale, si usa quando non si hanno altre alternative. Così facendo, però, non si sarebbe creato quello stacco normativo tra la vecchia società e la nuova che servirà anche a modificare profondamente le relazioni tra azienda e sindacati. Con questa mossa Fiat potrà scegliere chi assumere e con quali condizioni nella specifica newco. In Campania grandi sono le preoccupazioni sulla tenuta dell'indotto, tutto calibrato sui modelli di fascia medio-alta del marchio Alfa. Inoltre, risulterebbe che l'assemblaggio della Panda a Pomigliano d'Arco avverrà con componentistica prodotta prevalentemente fuori regime e in buona parte anche fuori dell'Italia;

sempre nel settore automotive, in Campania va segnalato lo stabilimento FMA (Fabbrica motori automobilistici), di Pratola Serra (Avellino) la cui missione produttiva è, fin dalla sua progettazione, la realizzazione di motori di gamma medio-alta per una capacità massima di circa 600.000 motori per anno;

lo stabilimento è stato progettato per essere in grado di assicurare un mix di prodotto estremamente elevato, fino a 8 tipi di motori. I lavoratori di questo stabilimento sono occupati in 18 turni settimanali (tre turni per sei giorni). La media di motori prodotti tra il 1997 e il 2007 è stata di circa 450.000 unità.

nell'autunno del 2008 si è aperta per la FMA la prima grave crisi dal suo avvio nel 1996. Le cause della situazione di difficoltà vanno ricondotte principalmente alla fine dell'accordo di fornitura con General Motors che assicurava circa 200.000 motori fino al 2007 e al calo della domanda per i modelli Fiat;

i principali clienti della FMA sono lo stabilimento Fiat di Cassino (Frosinone) che assorbe circa il 46 per cento del prodotto, quello Tofas in Turchia con il 23 per cento e Pomigliano d'Arco con il 12 per cento, mentre si assottigliano tutte le altre forniture. FMA secondo il piano industriale «Fabbrica Italia» dovrebbe conservare l'attuale missione produttiva anche per il prossimo quinquennio;

diversamente, il «piano prodotti» presentato per il periodo 2010-2014 indica però che l'avvicendamento dei modelli e il lancio dei nuovi prodotti continuerà a privilegiare i segmenti mini e small in cui i motori prodotti dalla FMA non sono presenti. L'assemblaggio della Panda a Pomigliano d'Arco richiede motori di piccola cilindrata (bicilindro 900 cc da 80 cv) che si stanno sviluppando altrove e la cui produzione è prevista in Polonia dove si continuerà a produrre la "500". La crescita del segmento small, in cui la Fiat detiene una posizione privilegiata, avvantaggia sicuramente il gruppo, ma non le produzioni dello stabilimento FMA;

la situazione di crisi della FMA si è ribaltata pesantemente sugli addetti, sulle imprese terze che operano nel sito e sull'indotto locale;

gli addetti in FMA sono 1.647 (luglio 2010) a cui vanno sommati altri 594 lavoratori che dipendono dalle 16 imprese di servizio che operano nel sito di Pratola Serra, per un totale di 2.241 addetti. Dal 2003 al 2010 i dipendenti FMA del sito industriale di Pratola Serra hanno subito gravi ripercussioni occupazionali, avendo trascorso in Cassa integrazione guadagni il 70 per cento delle giornate lavorative, hanno registrato una riduzione del reddito annuo in media di circa il 40 per cento. Tra gennaio 2008 e giugno 2010, rilevano un totale di 350 giorni di Cassa integrazione guadagni con una media mensile pari a 6,9 giorni per mese nel 2008, salita a 15,2 giorni per mese nel 2009 e assestata a 14,2 giorni per mese nel primo trimestre del 2010;

le cause del mancato sviluppo di un significativo indotto regionale campano prima e di una drastica riduzione poi sono dovute essenzialmente all'assenza di una strategia attiva delle istituzioni diretta a stimolare la Fiat e i global players della componentistica automobilistica a forzare le economie di apprendimento da parte dell'impresa locale e indurre fattivamente nuove iniziative locali nell'ambito della subfornitura;

tale condizione è stata aggravata dalla preferenza della Fiat per i suoi fornitori tradizionali localizzati nelle regioni del Centro-Nord. Inoltre, la logica di razionalizzazione della catena di fornitura indirizzata ad accrescere il rapporto qualità/costi ha ostacolato di fatto la formazione di un indotto ad imprenditoria locale;

la recente crisi economica internazionale ha colpito duramente anche l'industria cantieristica mondiale, un settore che negli anni dal 2003 al 2007 è stato caratterizzato da un ciclo molto favorevole e da una crescita esponenziale degli ordinativi;

già nella prima metà del 2008 il comparto ha risentito del rallentamento della domanda, per poi iniziare un'inesorabile discesa così prolungata da esaurire i carichi di lavoro delle imprese di costruzione mercantile;

nel settore della cantieristica navale, in Campania spicca il sito Fincantieri di Castellammare di Stabia (Napoli), messo a dura prova nei mesi scorsi e scampato alla chiusura dopo la decisione da parte della Fincantieri di ritirare il piano industriale, che prevedeva 2.551 esuberi, la chiusura di due cantieri, Sestri Ponente (Genova) e Castellammare di Stabia, e il ridimensionamento di un terzo quello di Riva Trigoso (Genova);

la situazione di crisi in cui versa il colosso cantieristico nazionale resta ad ogni modo grave e preoccupante e legata all'adozione di un serio piano industriale;

attualmente si prevede per il sito stabiese un periodo di ripresa delle attività per i prossimi due anni, in quanto sono stati avviati i lavori relativi alle commesse per due pattugliatori che, in base agli impegni presi dal Governo il 18 dicembre 2009, sarebbero dovuti iniziare già a partire da gennaio 2010;

il sito stabiese dovrà realizzare un pattugliatore all'anno, ciò consentirà ai soli lavoratori diretti un picco massimo di occupazione di sole 200 unità, in quanto ogni lavoratore potrà lavorare tre mesi e mezzo per ogni pattugliatore e quindi nell'arco di un anno;

più grave la situazione dei lavoratori dell'indotto che sono 1.200, dei quali solo un centinaio potrà essere utilizzato per lavori di nuova tecnologia, molatura, pitturazione e apparato motori, nonché per la costruzione dei due scafi dei pattugliatori che, essendo piccoli, permetteranno una saturazione solo in minima parte dell'organico delle aziende dell'indotto;

queste commesse presumibilmente consentiranno una ripresa del sito stabiese, ma comunque limitata nel tempo, in quanto si tratta di una misura insufficiente a risolvere la crisi, che paradossalmente potrebbe aggravarla in quanto l'imprenditoria locale in previsione dell'esaurimento delle due commesse (in 2 anni) potrebbe non essere disposta a soddisfare le esigenze di Cassa integrazione guadagni per mancanza di prospettive future;

considerato che:

per quanto riguarda il settore dell'aerospazio la Campania rappresenta in Italia un polo produttivo di primo livello. Il sistema industriale è composto sia da importanti imprese di costruzione nel campo aeronautico e aerospaziale sia da aziende attive nel campo della manutenzione. L'aerospazio si caratterizza per la presenza di numerose realtà imprenditoriali considerate punte di eccellenza del sistema produttivo italiano come Alenia aeronautica;

il sito Alenia di Pomigliano d'Arco è un sito di elevate competenze e professionalità, pronto a raccogliere sfide per investimenti, per la salvaguardia dei lavoratori e delle loro famiglie;

l'aerospazio può rappresentare il reale volano di sviluppo dell'economia meridionale e trasformare il Mezzogiorno in un punto di riferimento nazionale per l'intero settore produttivo e per la ricerca;

il comparto aerospaziale campano rappresenta una delle principali risorse del nostro Paese in tema di ricerca e innovazione, fattori da cui ormai non si può più prescindere in un'ottica di rilancio del sistema economico produttivo e industriale. Una delle più valide e importanti realtà scientifiche sul territorio campano e italiano è rappresentata, infatti, dal Cira, Centro italiano di ricerche aerospaziali, che ha fatto registrare, negli anni di attività, importanti risultati in ambito scientifico e rappresenta una delle poche realtà capaci di presentare costi in attivo nonostante la crisi;

la crescita del comparto aerospaziale può rappresentare una risposta concreta alla fuga dei cervelli che affligge il Mezzogiorno, privandolo di risorse umane di elevata qualità. Gli occupati nel settore sono per lo più giovani, laureati, talentuosi che hanno trovato nelle piccole medie imprese aerospaziali la possibilità di esprimere le proprie competenze senza necessariamente abbandonare la regione di provenienza;

Alenia aeronautica SpA fa parte del gruppo Finmeccanica;

Finmeccanica è l'ottavo produttore mondiale di materiale militare, responsabile del 72 per cento delle esportazioni militari italiane (2009). È anche la nona potenza economica a livello nazionale, e la 399° a livello globale (2008). Oltre che a fini militari, Finmeccanica produce beni a uso civile quali veicoli, velivoli, tecnologie di comunicazione, apparati elettronici ed ottici, tecnologie per la produzione di energia;

il controllo della capogruppo Finmeccanica SpA è del Ministero dell'economia e delle finanze che detiene il 32,45 per cento del capitale societario ed è il principale azionista della società;

al pari di Alenia Aeronautica SpA, anche la società Ansaldo Breda SpA fa parte del gruppo Finmeccanica;

Ansaldo Breda è la principale società italiana di costruzioni di rotabili per il trasporto su ferro. Si occupa di progettazione e costruzione di treni completi ad alta velocità, di elettrotreni metropolitani/suburbani (TAF e TSR) e di tram (Sirio), di progettazione e costruzione di equipaggiamenti elettrici di trazione e ausiliari (convertitori e circuiti di controllo) e di apparecchiature di sicurezza e segnalamento ferroviario. Secondo i dati economici dell'esercizio 2009, il fatturato della società Ansaldo Breda è stato pari a 502 milioni di euro;

nel settore dell'automotive, la programmazione di una politica industriale da parte della Regione, anche attraverso l'utilizzazione di fondi comunitari nella definizione di investimenti innovativi negli stabilimenti campani, potrebbe rappresentare una spinta considerevole per il comparto;

la situazione di estrema difficoltà di tutta l'industria locale dell'auto è dovuta molto all'assenza di una seria politica industriale, su scala nazionale e locale, capace di provvedere ad elaborare e mettere in campo una strategia di sviluppo del settore dell'auto coerentemente alle dinamiche di mercato e alle strategie dei big players del settore che operano nel territorio, a cominciare dalla Fiat;

con riguardo all'indotto Irisbus, sulla base delle fonti Fiat, esso è formato da 1.854 unità di cui almeno 1.100, con l'annunciata chiusura dello stabilimento di valle Ufita, sono fortemente a rischio. Di queste, 600 unità, operanti in aziende che lavorano esclusivamente su Irisbus, rischiano la disoccupazione, mentre 500 unità, afferenti ad aziende che parzialmente operano per Irisbus, sono a rischio di forte ridimesionamento. L'annunciata chiusura dello stabilimento comprometterebbe gravemente il know- how specifico maturato dall'indotto, nonché le competenze della propria forza lavoro, le tecnologie avanzate di cui dispone ed il suo entusiasmo;

per garantire prospettive future all'unità produttiva di Pratola Serra andrebbero sviluppate, nell'ambito di trasformazione del ciclo produttivo, misure alternative di propulsioni (elettrico e ibrido), possibili solo con investimenti in ricerca e progettazione con ordini di grandezza ben superiori da quelli consuntivati finora;

per quanto riguarda il comparto cantieristico, la cantieristica navale è un settore strategico dell'economia italiana, caratterizzato da alta intensità di lavoro ed elevati indici di innovazione tecnologica, senza peraltro comportare ripercussioni ambientali di segno negativo;

Fincantieri - Cantieri navali italiani SpA è uno dei maggiori gruppi industriali, per fatturato e numero di addetti, esistenti in Europa e nel mondo, attivo nel settore della cantieristica crocieristica, militare e mercantile e rappresenta, pertanto, una delle più importanti realtà produttive del Paese;

Fincantieri non è un'industria privata ma una società per azioni totalmente posseduta dallo Stato, ed è quindi a quest'ultimo che spetta la responsabilità sia degli indirizzi industriali sia delle indicazioni di gestione al management della società. È lo Stato, attraverso il Governo nazionale, che ha la responsabilità di questi elementi;

considerato ulteriormente che:

i problemi legati alla crescita, all'occupazione, alla produttività e allo sviluppo del nostro Paese e la condizione delle decine di situazioni di crisi industriali ancora aperte si sono aggravate nel corso degli ultimi tre anni;

le politiche per il Mezzogiorno hanno subito un forte arretramento con la riduzione degli investimenti, anche strategici, come quelli infrastrutturali e della ricerca, con la privatizzazione dei servizi pubblici, con i ripetuti attacchi alla Costituzione e in particolare con la lesione dei diritti dei lavoratori, dell'autonomia delle parti sociali e dei contratti nazionali;

appare indifferibile ed urgente l'adozione di una seria politica industriale in tutti i settori citati e, soprattutto, doveroso per questo Esecutivo assumere una posizione di trasparenza e responsabilità nei confronti di un territorio, come il Mezzogiorno, che finora invece di essere supportato ha visto mettere in atto solo condotte lesive nei suoi confronti;

la questione industriale in Campania deve diventare una priorità assoluta nell'azione del Governo che dovrebbe essere indirizzata alla valorizzazione, alla salvaguardia e al rilancio di un territorio che vanta grosse potenzialità e centri di eccellenza in molti settori industriali, evitando che venga depauperato non per serie strategie industriali ma per logiche politiche controproducenti che rischiano di ledere, anziché rilanciare il sistema economico-produttivo italiano;

è necessario liberare le risorse, nelle regioni del Mezzogiorno, e in particolare in Campania, sulla base del riconoscimento dei comportamenti virtuosi già in essere (risanamento dei conti e loro stabilità, piano di rientro della sanità) e non per mero assistenzialismo come fatto in passato,

impegna il Governo:

a convocare, al più presto, un tavolo tecnico-istituzionale in cui siano presenti Governo, Regione, parti sociali e aziende al fine di individuare un efficace programma strategico capace di fronteggiare gli effetti della crisi e le gravi ricadute economico-sociali che hanno profondamente compromesso il sistema economico produttivo del Mezzogiorno e in particolare della Campania, assicurandone il risanamento ed il rilancio anche attraverso l'elaborazione di un serio piano industriale;

ad adottare, al più presto, nelle regioni del Mezzogiorno e in particolare in Campania, una serie di interventi diretti a favorire una politica di sviluppo, ricerca e innovazione in grado non solo di rilanciare il sistema economico produttivo, ma anche di mantenere gli attuali livelli occupazionali e di creare nuove posizioni lavorative;

a sostenere la filiera aeronautica in Campania garantendo la continuità operativa del sito Alenia aeronautica SpA di Pomigliano d'Arco e il mantenimento della sede legale in loco e delle eccellenti professionalità in esso impiegate;

ad adottare le misure necessarie ed urgenti ad evitare la chiusura dello stabilimento Alenia aeronautica SpA di Casoria, anche al fine di salvaguardare gli attuali livelli occupazionali;

a sostenere investimenti nel settore del trasporto pubblico in modo da assicurare alla Ansaldo Breda SpA una ripresa delle commesse per i treni ad alta capacità e a garantire la salvaguardia della posizione lavorativa dei quasi 1.000 addetti impiegati nell'azienda partenopea del gruppo Finmeccanica;

ad adottare apposite misure finalizzate ad assicurare il sostegno e il rilancio del comparto automotive in Campania, con riguardo agli stabilimenti Fiat: in particolare, per lo stabilimento di Pomigliano d'Arco, assicurando il celere avvio della produzione della Nuova Panda e, con riguardo allo stabilimento Irisbus di Flumeri, garantendo il pieno utilizzo degli impianti e l'attuale livello occupazionale, ponendo in essere le misure necessarie a garantire, laddove necessario, una politica di riconversione produttiva verso sistemi di propulsione alternativi;

ad istituire un tavolo di concertazione con il Governo, la Regione, le imprese e le parti sociali finalizzato ad individuare un adeguamento della missione produttiva dello stabilimento FMA di Pratola Serra, coerente con l'innovazione dei propulsori e del diverso mix di prodotti Fiat, in modo da garantire anche una ripresa delle commesse;

a garantire la continuità operativa di tutti i siti Fincantieri e il mantenimento degli attuali livelli occupazionali, anche e soprattutto attraverso la predisposizione di un serio piano industriale capace di far fronte ai periodi di caduta produttiva nei cantieri, sulla scorta delle esperienze maturate in Europa e, in particolare, in Germania e in Francia;

ad assicurare, con riguardo allo stabilimento Fincantieri di Castellammare di Stabia, l'immediata cantierabilità del bacino di costruzione che potrebbe assicurare una significativa competitività del sito stabiese, nonché una politica di rinnovo del parco traghetti che abbia i requisiti dell'ecosostenibilità, finalizzata anche a favorire lo sviluppo delle autostrade del mare.

(1-00470)

RAMPONI, CANTONI, TORRI, AMATO, BURGARETTA APARO, DE GREGORIO, DIVINA, ESPOSITO, LICASTRO SCARDINO, TOTARO - Il Senato,

premesso che:

l'articolo 2, comma 627, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (abrogato dall'articolo 2268, comma 1, del codice dell'ordinamento militare di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, con la decorrenza prevista dall'articolo 2272, comma 1, del citato codice e la cui materia è ora disciplinata dall'articolo 297 del medesimo codice), ha previsto, in relazione alle esigenze derivanti dalla riforma strutturale connessa al nuovo modello delle Forze armate, la predisposizione, da parte del Ministero della difesa, di un apposito Programma pluriennale per la costruzione, l'acquisto e la ristrutturazione di alloggi di servizio, secondo i criteri di semplificazione, razionalizzazione e contenimento della spesa;

è stato conseguentemente predisposto il "Programma pluriennale per la realizzazione, la costruzione, l'acquisto e la ristrutturazione di alloggi di servizio per il personale delle Forze armate", approvato dal Ministro della difesa in data 1° dicembre 2008, per rispondere alla necessità di realizzare in breve tempo gli alloggi necessari, a regime, all'Esercito, alla Marina e all'Aeronautica, individuati in complessivi oltre 51.000, un numero molto superiore al patrimonio immobiliare disponibile;

con decreto del Ministro della difesa 18 maggio 2010, n. 112, ora confluito nel testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 90, è stato adottato il regolamento che reca le disposizioni di attuazione del Programma pluriennale, con il quale è stata data piena attuazione, formale e sostanziale, alle disposizioni legislative richiamate, sono stati previsti gli strumenti da utilizzare per incrementare il numero degli alloggi di servizio, individuati, attualmente, agli articoli 401 e 402 del citato testo unico, e sono stati individuate le procedure di vendita e i meccanismi per la determinazione delle riduzioni da applicare al prezzo di vendita degli alloggi da alienare, in relazione ai livelli di reddito, particolarmente attenti alle situazioni del personale interessato e ispirati alla piena tutela del personale rientrante nelle categorie previste dal decreto ministeriale annuale di gestione del patrimonio abitativo della Difesa;

con il decreto direttoriale n. 14/2 maggio 2010 del 22 novembre 2010 del Direttore generale dei lavori e del demanio del Ministero della difesa (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 70 del 26 marzo 2011) sono stati individuati gli alloggi in uso al Dicastero, non più utili, da alienare, per un totale di 3.020 unità;

l'articolo 6, comma 21-quater, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, ha previsto la rideterminazione del canone degli alloggi di servizio occupati da utenti senza titolo sulla base del prezzo di mercato, del reddito dell'occupante e della durata dell'occupazione;

con il decreto del Ministro della difesa del 16 marzo 2011 è stata data attuazione a quanto disposto dal citato articolo 6, in particolare mediante l'individuazione di un meccanismo per la determinazione di un coefficiente correttivo parametrato che giunge, per i livelli reddituali meno elevati, alla riduzione percentuale del 70 per cento del canone di mercato;

è stata data altresì piena attuazione alla mozione n. 1-00559, approvata pressoché all'unanimità dall'Assemblea della Camera dei deputati nella seduta n. 431 dell'8 febbraio 2011, prevedendo la non applicabilità della rideterminazione agli utenti non aventi titolo con reddito non superiore a euro 40.167,54 per l'anno 2010, incrementato di euro 1.259,59 per ogni familiare a carico oltre il terzo, ovvero rientranti, alla data del 31 dicembre 2010, nelle categorie cosiddette protette;

considerato che:

a fronte della necessità, pianificata, di alloggi per la Difesa pari a circa 51.000 unità, attualmente la disponibilità è pari a 17.575 alloggi di cui 5.384 detenuti da utenti con il titolo concessorio scaduto, di cui 3.284 da utenti non ricadenti nelle fasce di tutela stabilita dal decreto di gestione annuale del patrimonio abitativo (vedove e famiglie con reddito non superiore a 40.167,54 euro o con familiare portatore di handicap);

l'Amministrazione della difesa, in relazione alle esigenze derivanti dal riordino e dalla ricollocazione sul territorio dello strumento militare, ha la necessità di proseguire, senza soluzioni di continuità, nell'attuazione del Programma pluriennale;

per la realizzazione del Programma il Dicastero ha la necessità di utilizzare tutti gli strumenti previsti dalla normativa, come individuati dagli articoli 401 e 402 del citato testo unico;

la Difesa ha l'esigenza di concludere, con sollecitudine, le procedure di vendita degli alloggi già individuati con il citato decreto direttoriale del 22 novembre 2010, al fine di utilizzarne i conseguenti proventi per la realizzazione di nuove unità abitative, nonché in relazione ai possibili riflessi delle procedure di rideterminazione del canone nei confronti dei conduttori;

l'Amministrazione della Difesa avrà, altresì, la necessità di alienare gli ulteriori alloggi che in futuro risulteranno non più funzionali alle esigenze istituzionali;

è opportuno che il piano di recupero degli alloggi occupati dal personale senza titolo che non rientra nelle categorie protette, conseguente all'entrata in vigore del regolamento recante le disposizioni di attuazione del programma pluriennale, continui a essere condotto tenendo conto della prioritaria esigenza istituzionale di rendere disponibili gli alloggi di servizio a favore del personale in titolo, nonché delle situazioni oggettive dell'utenza interessata dal recupero,

impegna il Governo:

a portare rapidamente a conclusione le procedure di alienazione degli alloggi non più utili già individuati, anche al fine di poter disporre tempestivamente dei proventi finanziari derivanti dalle vendite conseguenti all'attuazione del Programma pluriennale;

a dare impulso, con ogni strumento previsto dagli articoli 401 e 402 del testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare, all'attuazione del richiamato Programma nei tempi previsti dallo stesso;

a valutare la possibilità di individuare, nell'ambito di tali strumenti, ulteriori alloggi, non più utili all'Amministrazione, da porre in vendita;

a proseguire con gradualità al recupero degli alloggi occupati dagli utenti senza titolo, tenendo conto delle prioritarie esigenze istituzionali e delle situazioni oggettive, in termini reddituali e familiari, dell'utenza di fatto interessata da tale procedura;

a estendere la concessione dell'usufrutto, di cui all'articolo 404, comma 4, lettera a), del citato testo unico, anche al coniuge superstite, ove beneficiante dell'usufrutto con diritto di accrescimento, qualora il decesso dell'usufruttuario avvenga in data posteriore all'atto di acquisto dell'usufrutto, mantenendo inalterato il tetto massimo del canone da corrispondere nella misura non superiore al 20 per cento del reddito.

(1-00471)

CAFORIO, BELISARIO, GIAMBRONE, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LI GOTTI, PEDICA - Premesso che:

l'articolo 297, comma 1, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (come già previsto dalla legge 24 dicembre 2007, n. 244, all'articolo 2, comma 627), stabilisce: «In relazione alle esigenze derivanti dalla riforma strutturale connessa al nuovo modello delle Forze armate, conseguito alla sospensione del servizio obbligatorio di leva, il Ministero della difesa predispone, con criteri di semplificazione, di razionalizzazione e di contenimento della spesa, un programma pluriennale per la costruzione, l'acquisto e la ristrutturazione di alloggi di servizio di cui all'articolo 231, comma 4»;

con l'articolo 306, comma 3, del medesimo decreto legislativo n. 66 del 2010 viene previsto il diritto alla continuità nella conduzione dell'alloggio, pur rimanendo in affitto, per quanti non siano in grado di acquistarlo, qualora messo in vendita, sancendo «la permanenza negli alloggi dei conduttori delle unità immobiliari e del coniuge superstite, alle condizioni di cui al comma 2, con basso reddito familiare, non superiore a quello determinato con il decreto ministeriale di cui al comma 2, ovvero con componenti familiari portatori di handicap, dietro corresponsione del canone in vigore all'atto della vendita, aggiornato in base agli indici Istat»;

considerato che:

in attuazione dell'articolo 2, commi 627 e seguenti, della legge n. 244 del 24 dicembre 2007, è stato emanato il decreto ministeriale 18 maggio 2010, n. 112, recante "Regolamento per l'attuazione del programma pluriennale per la costruzione, l'acquisto e la ristrutturazione di alloggi di servizio per il personale militare";

il decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, all'articolo 6, comma 21-quater, prevede: «Con decreto del Ministero della difesa, adottato d'intesa con l'Agenzia del demanio, sentito il Consiglio centrale della rappresentanza militare, si provvede alla rideterminazione, a decorrere dal 1o gennaio 2011, del canone di occupazione dovuto dagli utenti non aventi titolo alla concessione di alloggi di servizio del Ministero della difesa, fermo restando per l'occupante l'obbligo di rilascio entro il termine fissato dall'Amministrazione, anche se in regime di proroga, sulla base dei prezzi di mercato, ovvero, in mancanza di essi, delle quotazioni rese disponibili dall'Agenzia del territorio, del reddito dell'occupante e della durata dell'occupazione. Le maggiorazioni del canone derivanti dalla rideterminazione prevista dal presente comma affluiscono ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato, per essere riassegnate per le esigenze del Ministero della difesa»;

con decreto ministeriale del 16 marzo 2011 è stato emanato il regolamento relativo ai canoni di mercato di cui agli art. 6, comma 21-quater, del decreto-legge n. 78 del 2010,

considerato che:

le modalità di calcolo del nuovo canone, introdotte nell'ultimo decreto del Ministro della difesa citato, poiché basate sui mesi precedenti di occupazione da parte dell' utente «senza concessione», rischiano di gravare sul reddito familiare per 27.000, 36.000 o 54.000 euro per 15 anni d'uso dell'abitazione, o persino per 72.000 euro per 20 anni di utilizzo;

dall'analisi effettuata su quanto contenuto nel regolamento n. 112 del 18 maggio 2010, emergono delle mancanze nella tutela dei conduttori degli alloggi, soprattutto per quanto concerne i nuclei familiari rientranti nelle fasce di tutela stabilite dal decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, articolo 306, comma 3, dove è previsto il diritto alla continuità della conduzione dell'alloggio per coloro i quali non sono in grado di provvedere all'acquisto dello stesso nel caso in cui l'amministrazione della difesa decida la vendita. "La permanenza negli alloggi dei conduttori delle unità immobiliari e del coniuge superstite, alle condizioni di cui al comma 2, con basso reddito familiare, non superiore a quello determinato con il decreto ministeriale di cui al comma 2, ovvero con componenti familiari portatori di handicap, dietro corresponsione del canone in vigore all'atto della vendita, aggiornato in base agli indici Istat", nonché le norme concernenti l'usufrutto, non sembrano essere state rispettate;

il sistema degli sconti, previsto nella legge n. 244 del 2007, viene annullato dai meccanismi reddituali previsti nello stesso regolamento di cui al decreto ministeriale 18 maggio 2010, n. 112, art. 7, comma 4, lettere a) e b);

i coefficienti di calcolo dei canoni vengono applicati in maniera meno conveniente a causa degli aumenti di reddito introdotti nel regolamento di cui al decreto ministeriale 16 marzo 2011 sui canoni di mercato, art. 2, comma 3;

sempre allo stesso art. 2, comma 6, del medesimo decreto ministeriale, viene stabilito che per l'aggiornamento annuale dei canoni venga applicata al 100 per cento, per intero, quindi, la misura dell'aggiornamento annuale Istat, anziché quello unanimemente applicato per ogni canone, anche privato, del 75 per cento,

impegna il Governo:

ad eliminare le iniquità introdotte dai regolamenti sopracitati in tema di concessioni di usufrutto, canoni di mercato, attraverso l'abrogazione dei parametri di cui all'articolo 2, del comma 3, lettera b), del decreto ministeriale del 16 marzo 2011;

a procedere, in considerazione della particolare situazione congiunturale in Italia, ad un'attenta valutazione dei singoli casi al fine di evitare che soggetti, che hanno avuto, o hanno ancora, rapporti con l'amministrazione della Difesa, si vedano irrimediabilmente sfrattati perché impossibilitati a far fronte ai nuovi canoni locatizi individuati con riferimento ai valori di mercato, piuttosto che proporzionalmente al reddito prodotto;

ad abrogare le disposizioni dell'articolo 7, comma 11, del decreto ministeriale n. 112 del 2010 di fatto in contrasto con le vigenti norme in materia di diritto di opzione nell'acquisto di alloggi pubblici oggetto di dismissione;

ad assicurare che le variazioni di canone abbiano efficacia solamente a partire dalla data di notifica al conduttore del nuovo canone determinato e non efficacia quindi retroattiva;

a pubblicare l'elenco degli alloggi alienabili;

ad adottare ogni altra possibile iniziativa di sostegno agli utenti degli alloggi del Ministero della difesa e a recepire le richieste delle associazioni rappresentative degli utenti degli alloggi stessi, in relazione alle quali il Governo si è espresso in maniera positiva solo verbalmente.

(1-00472)

Interpellanze

PIGNEDOLI, ANDRIA, ANTEZZA, BERTUZZI, PERTOLDI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

il Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (CRA) è un ente nazionale di ricerca e sperimentazione nel settore agricolo, agroindustriale, ittico e forestale;

l'articolo 4, comma 2, del decreto legislativo n. 454 del 1999, recante norme per la riorganizzazione del settore della ricerca in agricoltura, stabilisce che il Presidente del CRA venga scelto tra personalità di "alta qualificazione scientifica e professionale, nei settori in cui opera l'ente";

considerato che:

in base al disposto dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14, prima di procedere alla nomina o alla designazione di presidenti di istituti ed enti pubblici, il Presidente del Consiglio dei ministri o i singoli Ministri interessati devono richiedere il parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia;

la proposta di nomina del professor Domenico Sudano a Presidente del CRA è stata conseguentemente sottoposta al parere della 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare) del Senato in data 14 settembre 2011. La Commissione ha espresso parere favorevole, con il voto contrario dei senatori del PD;

la proposta di nomina, motivata in base all'esperienza amministrativa e alla capacità manageriale del candidato, si pone in palese contrasto con la disposizione normativa contenuta nel citato articolo 4, comma 2, che richiede particolari requisiti soggettivi per i candidati alla carica;

dal curriculum del Presidente designato, infatti, non si evince alcuna particolare competenza scientifica e professionale in materia agricola, agroindustriale, ittica e forestale;

tale nomina, inoltre, ne segue altre, effettuate nelle ultime settimane dal Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, in relazione a talune società partecipate, secondo modalità che gli interroganti ritengono non improntate ai necessari canoni di trasparenza e alle esigenze specifiche del settore,

si chiede di sapere:

quali siano i motivi che hanno determinato il Ministro in indirizzo a designare il professor Sudano a Presidente del CRA e cioè del maggior ente nel settore della ricerca, oggi strategica per l'intero comparto agricolo, e come pensi di superare il palese contrasto con il disposto del decreto-legislativo n. 454 del 1999 in materia di "Riorganizzazione del settore della ricerca in agricoltura";

se non ritenga più opportuno ritirare la proposta formulata, stante la oggettiva violazione del disposto di legge, e presentarne una differente, rispettosa delle norme vigenti e riferita a persona in possesso dei requisiti previsti per ricoprire un incarico così delicato e strategico per il settore primario.

(2-00383)

Interrogazioni

MAGISTRELLI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

l'Anas SpA, società pubblica, rientra nell'elenco delle società appartenenti alla pubblica amministrazione;

le recenti manovre finanziarie hanno introdotto stringenti vincoli di bilancio, al fine di contenere i costi gestionali delle società rientranti nella pubblica amministrazione, allo scopo di ridurre la spesa pubblica;

l'Anas, trasformata in società per azioni, pur avendo mantenuto la facoltà di ricorrere al patrocinio legale dell'Avvocatura dello Stato, si è dotata di un elenco speciale di avvocati interni, formato da dipendenti della stessa società, riconoscendo ai medesimi l'applicazione delle tariffe professionali vigenti nella libera professione;

il Presidente dell'Anas SpA, come è noto all'interrogante, conferisce il patrocinio legale, nelle vertenze in corso in cui è coinvolta la società, agli avvocati interni, inseriti nel suddetto elenco, con il riconoscimento di onorari, a carico della stessa Anas, e quindi dello Stato, che raggiungono (anche individualmente, come avvenuto a luglio 2011 a due avvocati interni), parcelle di 180.000 euro, cifra che risulta di gran lunga superiore alla retribuzione annua riconosciuta ai medesimi come dipendenti Anas;

la loro attività viene svolta durante il normale orario d'ufficio, con le strumentazioni della società, e remunerata con onorari propri della libera professione;

onorari che superano di gran lunga persino il limite massimo dell'incentivo riconosciuto contrattualmente ai dirigenti, che non può comunque eccedere del 30 per cento della retribuzione annua dei dirigenti Anas, determinando in tal modo, ad avviso dell'interrogante, una forte sperequazione interna e un aggravio sensibile per il bilancio dell'Anas e dello Stato,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se e quali iniziative, ognuno nella propria rispettiva competenza di azionista e di organo vigilante, intendano attuare;

se intendano fornire l'elenco delle liquidazioni degli onorari sinora riconosciuti dall'Anas agli avvocati interni, dipendenti della società, inseriti nell'elenco speciale e se e quali provvedimenti intendano assumere nei confronti dei responsabili di atti che, ove confermati, si configurano in netto contrasto con la linea di contenimento della spesa pubblica.

(3-02400)

COSENTINO - Ai Ministri della salute e dell'economia e delle finanze - Premesso che dal 2008 la Regione Lazio è commissariata dal Governo per i suoi gravi deficit sanitari, che attualmente raggiungono il 45 per cento dell'intero disavanzo nazionale sulla sanità (Rapporto OASI 2011),

si chiede di sapere:

se il Governo ritenga possibile che a tutt'oggi la Regione Lazio non abbia ancora provveduto all'approvazione dei bilanci delle Aziende sanitarie locali relativi agli anni 2009 e 2010;

se conosca i motivi per cui il tavolo tecnico, che svolge funzioni di monitoraggio, a livello nazionale, delle Regioni commissariate, non abbia mai sollevato il problema;

se sia a conoscenza di quando saranno approvati i suddetti bilanci e di quali ulteriori "problemi" si nascondono dietro tali gravi ritardi, in una Regione che già nel 2006 vide comparire un debito sommerso di quasi 10 miliardi di euro;

se intenda informare di detta circostanza le agenzie di rating internazionali o preferisca che ne vengano a conoscenza indipendentemente.

(3-02402)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

l'agenzia di rating Standard & Poor's, indagata dalla Procura di Trani per gravissimi reati, nonostante non abbia superato l'esame dell'Esma (European securities and markets authority) ed in data odierna non sia registrata tra le agenzie di rating certificate, quindi non sia abilitata ad emettere pagelle sull'Italia, a causa di una serie di conflitti di interesse poiché all'interno del suo azionariato vede un colosso dei fondi come Black Rock, con un patrimonio di circa 3.000 miliardi di dollari nel suo azionariato, che è tra i maggiori azionisti di Unicredit, nei giorni scorsi ha declassato l'Italia portandola da A + ad A;

scrive la giornalista, Carmen Carbonara, su "Il Corriere del Mezzogiorno" del 27 settembre 2011: «Il report di Standard & Poor's che ha bocciato l'Italia una settimana fa, finisce nel fascicolo della procura di Trani che ipotizza i reati di insider trading e market abuse a carico di una delle "tre sorelle" (le altre sono Moody's e Fitch) del rating americano. È l'ultimo capitolo dell'inchiesta aperta dal pm Michele Ruggiero sulle agenzie di rating, sospettate di aver emesso giudizi non veritieri nei confronti del sistema economico e bancario italiano, così come denunciato da Adusbef e Federconsumatori. La decisione, già nell'aria da qualche giorno, è diventata concreta dopo l'incontro che il magistrato tranese ha avuto venerdì scorso con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, a Roma. È stato un incontro del tutto informale. Letta non è stato ascoltato come persona informata sui fatti come avvenuto invece con altri esponenti di governo nei mesi scorsi interessati alla vicenda Moody's, la prima agenzia a essere finita nel registro degli indagati per un report del 6 maggio 2010 che definiva l'Italia come un Paese "a rischio" al pari di Grecia e Spagna. Il sospetto della procura, che coincide sostanzialmente con quello di Letta, è che l'ultimo report di S & P, che ha declassato l'Italia da A+ ad A il 20 settembre scorso, non sia obiettivo perché espresso non sulla base di valutazioni economiche, ma politiche. Non a caso gli analisti, nel declassare di un nocth (cioè un gradino) il debito italiano, hanno anche detto di aspettarsi che "la fragile coalizione di governo e le differenze politiche all'interno del Parlamento continueranno a limitare la capacità del governo di rispondere in maniera decisa alle sfide macroeconomiche interne ed esterne". Per questo il pm ha acquisito dalla Presidenza del Consiglio il testo tradotto in italiano del report, che finirà all'attenzione di due consulenti già individuati dalla procura: gli economisti Donato Masciandaro della Bocconi di Milano e Giovanni Ferri dell'Università di Bari. In realtà, però, materiale ancora più interessante è quello che il pm dovrebbe portare a casa dagli Stati Uniti, dove è programmata una trasferta il mese prossimo per acquisire gli atti della Sec (Securities and exchange commission, per intenderci la Consob americana) sul declassamento degli Usa fatto da Standard and Poor's il 5 agosto scorso, quando il rating sovrano per la prima volta è passato da AAA ad AA+. L'atto portò a un'immediata reazione dello stesso presidente Barack Obama, che si affrettò a smentire la veridicità di quanto affermato da S & P. Dopo una prima richiesta di quel rapporto, la procura ha deciso di fare una trasferta negli Stati Uniti. Lunedì, intanto, a Trani arriverà una delegazione greca, capeggiata da Kiriakos Tobras, che nell'aprile 2010 presentò una dettagliata denuncia al procuratore capo presso la Corte di Cassazione di Atene, contro gli speculatori»;

considerato che:

«l'onda lunga dello scandalo dei mutui subprime, trasformati in obbligazioni "sgonfiate" dallo scoppio della bolla immobiliare del 2007 - scrive Glauco Maggi su "La Stampa"-, ha raggiunto ieri, e non è la prima volta, Standard & Poor's, e potrebbe avere conseguenze finanziarie molto serie per i conti dell'agenzia, nota per aver tolto in estate la Tripla A all'America di Obama per la prima volta. La McGraw-Hill, la compagnia di comunicazioni e analisi societarie che ha tra le sue divisioni l'agenzia di rating Standard & Poor's, ha comunicato ieri di aver ricevuto un avviso di garanzia (Wells Notice) dalla Sec (Securities Exchange Commission, la Consob Usa), in cui è stata informata che sono in corso indagini contro la sua divisione aziendale responsabile della assegnazione dei rating ai debiti societari e governativi. Questo avviso rappresenta il sospetto della Sec di un comportamento non etico tenuto dalla società ricevente, ed espone la lista completa delle questioni sotto esame. Il destinatario deve rispondere dando le sue argomentazioni a difesa, e se non lo fa, o se comunque viene giudicato alla fine colpevole, fioccano le multe. Questo procedimento mira a concludersi con una ingiunzione civile, e la Sec potrà infliggere a S&P una pesante punizione pecuniaria sotto forma di risarcimento per i danni materiali procurati, e di richiesta di restituzione delle commissioni incassate in relazione al rating controverso. La Standard & Poor's Ratings Services, in particolare, deve difendersi dall'accusa di aver violato la legge federale sulle emissioni di titoli mobiliari per il rating AAA dato nell'agosto 2007 a una offerta da 1,6 miliardi di dollari di obbligazioni, commercialmente note come Delphinus Cdo 2007-1, sottoscritte per i 3/4 dalla Mizuho International Plc (gruppo finanziario giapponese Mizuho), e gestite dalla Delaware Asset Advisors. La polemica sulla "generosità" delle agenzie di rating nel valutare con addirittura tre A questi debiti costruiti sulla bolla del mattone è annosa: Delphinus crollò al rating spazzatura già a fine 2008. La causa civile avviata ora si aggiunge ad altre iniziative legali della stessa Sec e del dipartimento della Giustizia contro le agenzie di rating e le maggiori banche americane negli Usa, sempre per questi bondbond. I Cdo, collateralized debt obligations, erano la famiglia di titoli più in voga nella stagione di boom immobiliare del decennio scorso. La loro caratteristica era di essere "garantiti" da assets (beni) "collaterali", come le rate dei mutui o di altri crediti da restituire negli anni a venire. Non era, in sostanza, l'emittente nominale del bond a rispondere del buon fine del credito di fronte agli investitori acquirenti dei Cdo, ma una miriade di altri debitori. Quando i prezzi delle case sono caduti e i mutuatari non hanno potuto o voluto onorare le rate, i Cdo sono diventati titoli «tossici», non più in grado di pagare le cedole né di restituire il capitale. La riduzione, e in molti casi l'azzeramento, del loro valore di libro da parte delle banche che li avevano in portafoglio ha portato ai deficit di bilancio e alla crisi del sistema finanziario, che non è ancora stata superata. Nel comunicare il ricevimento dell'avviso, la McGraw Hill ha aggiunto che sta cooperando con la Sec nelle indagini. Né la società né l'organo di vigilanza federale hanno fornito, fino a ieri, commenti più specifici sulla natura delle accuse. Le due altre maggiori agenzie di rating, Moody's Investors Service, che ha tra gli azionisti Warren Buffett, e Fitch, il cui primo azionista è la società francese Fimalac, hanno detto di non aver ricevuto avvisi dalla Sec riguardante questo o altri Cdo»,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga doveroso di intervenire, nelle sedi internazionali, per impedire che società private, come Standard & Poor's, prive della necessaria autorizzazione dell'Esma che le abilita ad operare in Italia, possano continuare imperterrite ad emettere report ad orologeria anche su istituzioni, enti locali e banche italiane per rendere più fertile il terreno alla speculazione, e se sia a conoscenza della meritoria inchiesta della Procura della Repubblica di Trani, avviata sulla base di denunce di Adusbef e Federconsumatori, che registra al momento sei indagati, tra i quali tre analisti della Standard & Poor's, uno di Moody's oltre ai responsabili legali per l'Italia delle due agenzie;

se le transazioni sui mercati azionari ed obbligazionari conseguenti all'ultimo report con cui Standard & Poor's ha declassato il debito sovrano italiano da A+ ad A, che potrebbe contenere anche giudizi di natura politica, più che economica, non abbiano risentito di eventuali informazioni privilegiate da parte di alcuni soggetti operanti sui mercati, posto che i titoli di Stato italiani non sembra abbiano subito grandi oscillazioni nella data di diffusione del rapporto, ossia nella giornata di borsa di martedì 20 settembre, mentre al contrario ci sarebbero stati forti oscillazioni nella giornata precedente e se le transazioni sui BTP non possano aver concretizzato il reato di insider trading, aggiotaggio e manipolazione dei mercati;

quali misure urgenti il Governo intenda attivare, anche nelle future riunioni del G20 convocate nei prossimi giorni, per impedire che una consolidata cricca affaristico-finanziaria, composta da agenzie di rating, banche di affari (in primis Goldman Sachs e JP Morgan), fondi speculativi, in concorso tra loro e con le distratte autorità vigilanti quali Consob ed Esma, possano distillare quotidiane pillole avvelenate sui mercati, per determinare i corsi delle azioni, delle obbligazioni e dei titoli di Stato, con la finalità di conseguire enormi profitti, sulla pelle dei risparmiatori, delle famiglie e delle piccole e medie imprese, vessati da quelle stesse banche, che, con i loro dolosi ed avidi comportamenti, hanno determinato la crisi sistemica e messo a repentaglio la solidità dell'euro e dell'Europa;

quali urgenti iniziative intenda attivare nelle prossime riunioni del G20, per discutere regole e norme stringenti per un nuovo ordine monetario, che sottragga alla finanza speculativa ed alla dittatura dei cosiddetti mercati un potere enorme sugli Stati, che vedono limitare la propria sovranità, da una finanza spregiudicata che, dopo aver creato montagne di derivati OTC (700.000 miliardi di dollari, contro un PIL mondiale di 55.000) scambiati su piattaforme opache, hanno assunto funzioni arbitrarie che non dovrebbero essere nella disponibilità degli oligarchi che alimentano leve finanziarie, swap e CDS, ma dei Governi democraticamente eletti che, se non vogliono assistere ai funerali dell'euro e del sogno europeo, devono riacquistare la loro sovranità, su banche di affari, fondi speculativi e banche centrali, che, a giudizio dell'interrogante, appaiono come criminali seriali.

(3-02406)

OLIVA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

il continuo afflusso dei migranti sull'isola siciliana di Lampedusa e la loro permanenza ha provocato numerose problematiche sia sul piano logistico, considerato l'ingente numero di migranti che ha "invaso" l'isola, sia sul piano della sicurezza e sia, infine, dal punto di vista economico;

la pazienza e il livello di sopportazione degli abitanti del luogo, di fronte all'indifferenza del Governo nazionale e degli organismi internazionali, si è rivelata molto alta, e la "solidarietà" che hanno dimostrato i cittadini lampedusani attraverso l'accoglienza è sotto gli occhi di tutti;

gli ultimi episodi di guerriglia e di scontro tra immigrati e Forze dell'ordine, che hanno fatto registrare diversi feriti, anche gravi, e che hanno assunto le sembianze di un vero e proprio "bollettino di guerra", hanno riportato alla luce con più enfasi quanto da più parti denunciato circa la necessità di uno spostamento quanto prima dei migranti verso altre sedi;

questa "ondata" di migranti ha messo in ginocchio l'isola sul piano economico, i danni provocati durante gli scontri pesano significativamente sul valore delle infrastrutture del luogo e sulle attività commerciali, e ciò aggrava ulteriormente la situazione economica,

si chiede di sapere:

quali iniziative di propria competenza il Ministro in indirizzo abbia intenzione di intraprendere al fine di evacuare definitivamente gli immigrati;

quale sia nel dettaglio il piano di sicurezza che si intende adottare e il pacchetto di misure economiche previsto per riavviare l'economia dell'isola che da "perla" del mediterraneo è divenuta l'emblema internazionale della inefficacia delle politiche migratorie poste in essere dall'Unione europea.

(3-02407)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

BERTUZZI, PIGNEDOLI, PERTOLDI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

in data 12 luglio 2011 nell'altro ramo del Parlamento è stata depositata l'interpellanza 2-01156 avente come oggetto l'ingente passivo del consorzio agrario di Rovigo. L'atto, estremamente circostanziato, chiama in causa l'attuale commissario liquidatore del consorzio agrario provinciale di Ferrara, già commissario liquidatore del consorzio agrario provinciale di Rovigo, oggi commissario governativo, avvocato Gianpiero Martini;

dalla ricostruzione si evince che: dopo la nomina dell'avvocato Martini, il consorzio agrario provinciale di Rovigo si sarebbe rifornito di merci, per svariati milioni di euro, oltre che dai fornitori istituzionali, anche dal consorzio agrario provinciale di Ferrara. Questo nuovo sistema di approvvigionamento avrebbe fatto transitare attraverso il bilancio del Consorzio agrario provinciale di Ferrara merci che in passato venivano acquistate direttamente, senza intermediazioni, dalla struttura di Rovigo, e che questa operazione commerciale avrebbe aumentato i ricavi lordi della struttura consortile ferrarese, oltre ai compensi per legge spettanti ai commissari liquidatori dei consorzi agrari;

l'assemblea del consorzio agrario di Ferrara (struttura che fornisce servizi a circa 5.000 aziende agricole, il 68 per cento del totale provinciale) ha approvato il bilancio 2010 con un utile netto di 851.174 euro. La trasparenza e la veridicità dei contenuti sono la migliore garanzia al recupero della sostenibilità economica e finanziaria del consorzio stesso;

considerato che il commissario liquidatore del consorzio agrario provinciale di Ferrara riveste la qualifica di pubblico ufficiale,

si chiede di sapere se i fatti illustrati riportati nell'interpellanza richiamata corrispondano al vero e se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover fornire ogni chiarimento in ordine a tale vicenda anche in considerazione dal fatto che il commissario riveste la qualifica di pubblico ufficiale.

(3-02401)

PIGNEDOLI, ANDRIA, ANTEZZA, BERTUZZI, PERTOLDI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

nel corso della seduta del 19 aprile 2011, il Ministro in indirizzo, nell'illustrare le linee di indirizzo del suo Dicastero in 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare) del Senato, aveva annunciato l'intenzione, prioritaria nella sua azione, di valutare l'effettivo funzionamento degli enti vigilati dal Ministero secondo criteri di efficienza ed economicità e, in un'operazione di trasparenza, di disporre e rendere pubblici, in breve tempo, i dati necessari per procedere ad azioni di accorpamento o all'eventuale soppressione di alcuni di questi;

in occasione della discussione al Senato sul decreto-legge n. 138 del 2011, recante la manovra finanziaria correttiva presentata dal Governo in agosto, il Gruppo del Partito Democratico ha presentato un emendamento, che è stato respinto e sul quale il Governo aveva espresso parere contrario, in cui veniva delineato un vero e proprio sistema per procedere alla revisione, all'accorpamento e alla riduzione di tali enti vigilati, sulla base di criteri che intrecciano efficienza e forti specializzazioni delle singole aree, partendo da un principio basilare di trasparenza che si sarebbe realizzato attraverso la pubblicazione, sui siti Internet degli enti medesimi, dei bilanci e degli organigrammi degli enti; il tutto attraverso un procedimento lineare, temporalmente definito, e non attraverso iniziative improvvise ed estemporanee;

rilevato che:

a quanto risulta agli interroganti le recenti nomine effettuate per i consigli di amministrazione degli enti vigilati dal Ministero sono in larghissima parte contrassegnate da un'unica appartenenza politica, quella al partito del Ministro Romano, e dalla medesima provenienza geografica (la Sicilia), Regione in cui Romano è stato eletto deputato;

a distanza di cinque mesi dalle dichiarazioni programmatiche del Ministro in 9ª Commissione permanente, non sono ancora pervenuti né progetti di riordino, né alcuna analisi o dato preliminare per procedere alla riorganizzazione degli enti vigilati;

solo attraverso notizie di stampa è stato possibile apprendere che nel mese di agosto si è proceduto alla nomina del Presidente di Agecontrol SpA (agenzia pubblica per i controlli in agricoltura), alla trasformazione del SIN (il Sistema informativo nazionale per lo sviluppo dell'agricoltura) da Srl a SpA e alla nomina del Presidente nella nuova società, nonché alla nomina dell'amministratore delegato in ISA (Istituto agroalimentare), del commissario liquidatore di Buonitalia SpA, oltre che del Presidente dell'Oiga (Osservatorio imprenditori giovanile in agricoltura), nella pressoché totale assenza di informazione e di programmazione,

si chiede di sapere:

quali spiegazioni il Ministro in indirizzo intenda fornire relativamente all'incoerenza, a giudizio dell'interrogante completa, riscontrabile tra le proprie dichiarazioni di intenti e gli effettivi atti compiuti, sia nei contenuti che nelle modalità;

se non ritenga che la rilevante quantità di nomine agli organismi di vertice degli enti vigilati e le modifiche societarie intervenute recentemente (avvenute in totale mancanza di preventive ufficiali informazioni, durante la pausa dei lavori parlamentari di agosto) senza alcun progetto di fondo, senza alcun criterio fissato a monte, senza alcun confronto, siano in linea con la realizzazione di quel progetto di efficientamento del sistema proposto come priorità solo nel mese di aprile 2011.

(3-02403)

NEROZZI, ROILO, GHEDINI, PASSONI, BLAZINA - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e degli affari esteri - Premesso che:

l'Istituto nazionale per il commercio estero (ICE) ha bandito nell'ottobre 2008, previa autorizzazione della Presidenza del Consiglio dei ministri, un concorso pubblico a 107 posti area funzionale C, posizione economica C1 e a 5 posti di architetto per l'Area professionisti;

la graduatoria finale di merito è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale il 30 aprile 2010;

da allora, nonostante sia trascorso oltre un anno, l'ICE, nel rispetto della normativa vigente, ha potuto assumere solo le prime 5 unità, su un totale di 112 vincitori;

il concorso pubblico bandito dall'ICE ha comportato un notevole dispendio di risorse pubbliche e fondi dell'Istituto, attraverso la realizzazione di complesse procedure di selezione che hanno coinvolto oltre 15.000 giovani impegnati in numerose ed articolate prove di economia internazionale, marketing, politica economica, tecnica degli scambi, diritto amministrativo, lingue straniere;

le procedure di selezione, protratte per due anni, hanno comportato per gli oltre cento vincitori un imponente sacrificio personale in termini di risorse economiche, professionali e umane. Tale investimento per il superamento delle prove selettive ha rappresentato per i giovani vincitori un importante segnale di fiducia nelle istituzioni e nelle prospettive professionali qualificate da esse offerte;

il decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificiazioni, dalla legge n. 111 del 2011, ha previsto la soppressione dell'ICE, abrogando la legge n. 68 del 1997 e sancendo il passaggio delle funzioni precedentemente svolte dall'Istituto, del personale di ruolo, delle risorse strumentali e finanziarie al Ministero dello sviluppo economico ed il passaggio delle risorse strumentali ed umane degli uffici della rete estera al Ministero degli affari esteri;

in particolare, il comma 18 dell'art. 14 del citato decreto-legge stabilisce che «le funzioni attribuite all'ICE dalla normativa vigente e le inerenti risorse di personale, finanziarie e strumentali, compresi i relativi rapporti giuridici attivi e passivi, sono trasferiti, senza che sia esperita alcuna procedura di liquidazione, anche giudiziale, al Ministero dello sviluppo economico»;

considerato che:

nel citato decreto-legge nulla viene disposto in ordine al regime transitorio né, tantomeno, in ordine alla tutela del personale a tempo determinato con contratto di lavoro atipico, all'assunzione dei vincitori di concorso e relativa tutela delle graduatorie di merito, già aperte con le prime cinque assunzioni;

inoltre, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 luglio 2011, recante «Autorizzazione ad assumere a tempo indeterminato e a trattenere in servizio unità di personale per le esigenze di varie amministrazioni dello Stato», autorizza l'Istituto, all'indomani della sua soppressione, ad assumere n. 12 unità;

considerato, inoltre, che:

da documento pubblicato sul sito Internet del Ministero dello sviluppo economico, relativo alla programmazione del fabbisogno di personale, si apprende che lo stesso Ministero, per il triennio 2011-2013, prevede di bandire un concorso pubblico a 8 posti area funzionale F1 nonostante la graduatoria di merito dell'ex ICE per la stessa posizione sia ancora aperta,

si chiede di sapere:

quali urgenti iniziative i Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza intendano assumere per garantire la tutela della validità delle graduatorie di merito, considerati i tempi dilatati di esaurimento delle stesse imposti dalle vigenti disposizioni in merito al blocco del turn over nella pubblica amministrazione;

se il Governo non ritenga necessario procedere all''immediato assorbimento delle graduatorie vigenti da parte del Ministero dello sviluppo economico al pari di tutti i rapporti giuridici attivi e passivi facenti capo all'ex-ICE, al fine di garantire effettiva parità di trattamento con i vincitori già assunti e trasferiti nell'organico del richiamato Ministero e non sprecare le ingenti risorse pubbliche impiegate nell'iter concorsuale, anche in considerazione della grave situazione economico-finanziaria che il Paese sta vivendo;

se nell'ambito del decreto del Presidente della Repubblica di prossima emanazione per la riorganizzazione delle risorse umane e funzionali del Ministero dello sviluppo economico non si ritenga necessario prevedere esplicite forme di tutela delle graduatorie e dei vincitori del concorso bandito dall'ICE non ancora assunti.

(3-02404)

BAIO, BRUNO, MOLINARI, RUSSO, MILANA, GERMONTANI - Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la Società Brixia Sviluppo SpA è una società a capitale interamente pubblico, avente come unico socio il Comune di Brescia;

ai sensi dell'articolo 2 del relativo statuto, la predetta società svolge, tra l'altro, attività di "acquisizione di opere, immobili e infrastrutture di interesse pubblico" e di "acquisto, realizzazione e gestione di immobili, attrezzature e tecnologie da destinarsi anche ad attività ricreative, turistiche di benessere alla città, alla persona, culturali";

in data 30 novembre 2009 la Società Brixia Sviluppo SpA acquistava l'immobile, cosiddetto ex Oviesse, sito nel Comune di Brescia, in corso Mameli n. 23, angolo corsetto S. Agata, per un importo complessivo di euro 8.770.000, pari a circa 2.400 euro al metro quadrato;

tale operazione immobiliare è stata oggetto di un dibattito politico e sociale ed ha portato anche alla denuncia di un cittadino per diffamazione da parte della società sopra citata;

nella sentenza di proscioglimento conclusiva di tale procedimento giurisdizionale si legge che le affermazioni dell'imputato appaiono documentate (si veda la documentazione depositata dall'imputato in sede di udienza camerale fissata dal giudice per le indagini preliminari a seguito di opposizione all'archiviazione) con elementi che lasciano legittimamente ritenere che il prezzo d'acquisto sborsato per l'immobile non possa definirsi, in modo così pacifico, pagato secondo valori di mercato;

considerato che:

secondo l'Osservatorio immobiliare dell'Agenzia del territorio di Brescia, l'immobile in questione è situato nella zona B4 (centrale), ma, in base al corrispettivo del contratto, sembra che siano stati utilizzati i più alti valori della zona B1 (centro storico) di maggior pregio rispetto a quella in cui si colloca il bene acquistato;

al momento della vendita l'immobile era in stato di abbandono, quindi da ristrutturare, e secondo il listino edito da Borsa immobiliare di Brescia presso la Camera di commercio, industria e artigianato di Brescia avrebbe dovuto avere un valore oscillante da un minimo di 750 euro al metro quadrato ad un massimo di 1.000 euro al metro quadrato;

la vicenda segnalata, a notizia degli interroganti, è oggetto di un esposto alla Procura regionale della Lombardia presso la Corte dei conti;

come risulta da diversi organi di stampa, la Procura della Repubblica di Brescia ha aperto un fascicolo di indagine in merito al prezzo di acquisizione dell'immobile ex-Oviesse di corso Mameli;

la società Brixia Sviluppo SpA, pur essendo un ente formalmente privatistico, in quanto società per azioni, vede la partecipazione totalitaria del Comune e, quindi, dovrebbe essere istituzionalmente preordinata al perseguimento di un pubblico interesse, dovrebbe rispondere ai principi di efficacia, economicità, efficienza, imparzialità, buon andamento di cui al combinato disposto dell'articolo 97 della Costituzione e dell'articolo 1 della legge n. 241 del 1990 e dovrebbe essere sottoposta al controllo del Comune di Brescia, a misure di contenimento della spesa pubblica, a regole di trasparenza, a vincoli sull'organizzazione, come confermato dalla giurisprudenza prevalente che assoggetta alla giurisdizione della Corte dei conti l'azione di responsabilità nei confronti dell'amministratore di una società a partecipazione pubblica,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza del fatto segnalato e della pendenza di procedimenti presso la Corte dei conti e presso la Procura della Repubblica per i fatti citati in premessa;

quali atti di rispettiva competenza intendano adottare per garantire che l'attività di vigilanza dell'ufficio territoriale del Governo abbia ad oggetto anche la vicenda segnalata, trattandosi di un'attività amministrativa che, secondo la sentenza, risulterebbe lesiva in termini di bilancio della società Brixia Sviluppo SpA e rischierebbe oltretutto di incidere sul rispetto delle regole relative al patto di stabilità interno del Comune di Brescia;

quali atti di rispettiva competenza intendano adottare al fine di verificare la legittimità e la congruità del contratto di acquisto da parte della Società Brixia Sviluppo SpA dell'immobile in oggetto e di conseguenza quali opportune azioni e/o sanzioni intendano adottare a tutela dell'interesse generale in materia di impiego di risorse pubbliche.

(3-02405)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

MUSI - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:

la situazione dell'ordine pubblico nella città di Catanzaro, capoluogo della regione Calabria, e nella sua provincia, così come segnalato ripetutamente dai sindacati di Polizia, desta crescente preoccupazione. Allo stesso tempo emergono carenze di uomini e mezzi sia negli apparati di Polizia, sia negli uffici giudiziari del distretto;

da tempo Catanzaro è al centro di episodi di criminalità, e le risorse disponibili devono essere impiegate anche per la tutela dell'ordine pubblico in occasione di manifestazioni di protesta, eventi sportivi, manifestazioni pubbliche di ogni genere, frequenti nella città capoluogo. Alle carenze denunciate dalle Forze di Polizia, poi, si aggiungono le deficienze registrate negli uffici giudiziari della città, sede della più antica Corte d'appello della regione, dove si assiste a situazioni paradossali, come l'assenza di carta e toner negli uffici,

si chiede di sapere:

se sia intenzione del Ministro dell'interno accogliere la richiesta di istituire nel capoluogo calabrese una sezione del reparto mobile della Polizia di Stato, senza che, naturalmente, ciò significhi sguarnire altri presidii, e comunque quale misure si intendano assumere al fine di elevare i livelli di sicurezza in città ed in provincia;

quali misure si intendano assumere per superare le carenze denunciate in riferimento agli uffici giudiziari della città e della provincia.

(4-05929)

GARAVAGLIA Mariapia - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

la Costituzione, all'articolo 38, secondo comma, stabilisce che «I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria»;

il Parlamento europeo, nella proposta di risoluzione del 25 febbraio 1999, ha invitato gli Stati membri a "garantire una protezione sociale adeguata che permetta agli artisti di essere assicurati durante i periodi in cui non percepiscono alcuna retribuzione";

l'articolo 45, terzo comma, del regio decreto-legge n. 1827 del 1935, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 1155 del 1936 stabilisce che "L'assicurazione per la disoccupazione involontaria ha per scopo l'assegnazione agli assicurati di indennità nei casi di disoccupazione involontaria per mancanza di lavoro";

la sentenza della Corte costituzionale n. 103 del 1968 dichiara incostituzionale l'art. 40, primo comma, numero 6°, del regio decreto-legge n. 1827 del 1935 con la motivazione che "Va peraltro rilevato che ai sensi dell'art. 38 della Costituzione tutti i lavoratori hanno diritto ad essere assicurati contro la disoccupazione e che solo l'assicurazione sociale, in quanto basata sulla generalità ed obbligatorietà del rapporto assicurativo, rappresenta l'idoneo strumento per indennizzare indistintamente e concretamente tutti coloro che vengono colpiti dalla mancanza di lavoro";

la Commissione cultura del Parlamento europeo, nella relazione approvata il 25 febbraio 1999, sostiene che "Il vigore e la vitalità della creazione artistica dipendono soprattutto dal benessere materiale e intellettuale degli artisti in quanto individui e in quanto collettività";

al contrario l'articolo 40, primo comma, numero 5°, del regio decreto-legge n. 1827 del 1935 stabilisce che non è soggetto all'assicurazione obbligatoria per la disoccupazione involontaria "il personale artistico, teatrale e cinematografico";

ai sensi del regolamento di cui al regio decreto 7 dicembre 1924, n. 2270, non sono considerati appartenenti al personale artistico, teatrale e cinematografico agli effetti dell'art. 2, n. 5, del regio decreto n. 3158 del 1923 tutti coloro che al teatro o al cinematografo prestano opera la quale non richieda una preparazione tecnica, culturale o artistica;

considerando che:

il regio decreto-legge n. 1827, che esclude gli artisti dall'assicurazione contro la disoccupazione, è stato scritto nel 1935 e cioè in un contesto storico in cui l'attività dell'artista era considerata non come attività professionale ma come attività dilettantistica e aleatoria;

molti giovani talentuosi, in considerazione della previsione dell'art. 7 del regolamento di cui al regio decreto n. 2270 del 1924 che nega l'indennità di disoccupazione proprio agli artisti senza preparazione tecnica, culturale e artistica, o rinunciano allo studio della musica e delle arti o decidono di trasferirsi in altri Paesi europei, dove l'arte è tutelata come un vero patrimonio morale ed economico, privando il nostro Paese di talenti preziosi per l'economia, la cultura e l'orgoglio nazionale;

nonostante la maggiore diffusione di opere artistiche o letterarie e il sorgere di vere e proprie industrie culturali, la maggior parte degli artisti vive ancora in condizione di precarietà, indegna del proprio ruolo sociale. Il lavoro da essi svolto è spesso pagato con cachet miseri, con rapporti di lavoro precari e senza nessuna sicurezza per il futuro;

la negazione della indennità per disoccupazione involontaria - fondamentale per l'integrazione dei loro redditi precari - costringe molti artisti a cercare lavori alternativi, che prima o poi finiscono per allontanarli definitivamente dalle professioni artistiche e rinunciarvi per sempre;

la società non ha solamente il dovere ma tutto l'interesse a sostenere gli artisti, tenuto conto del ruolo indispensabile che essi svolgono per migliorare la qualità della vita nella società e del contributo che forniscono per il consolidamento della democrazia e della promozione umana;

la spesa per l'indennità contro la disoccupazione involontaria viene finanziata dai datori di lavoro,

si chiede di sapere se, alla luce delle considerazioni svolte, il Governo non ritenga opportuno proporre l'abrogazione dell'art. 40, primo comma, numero 5°, del regio decreto-legge 4 ottobre 1935, n. 1827, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 aprile 1936, n. 1155, nonché dell'articolo 7 del regolamento di cui al regio decreto 7 dicembre 1924, n. 2270, risolvendo in tal modo l'ingiusta, confusa e controproducente situazione in atto.

(4-05930)

DE ANGELIS, RUTELLI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, delle infrastrutture e dei trasporti, dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

il «pontile di Foceverde», realizzato come infrastruttura di servizio alla centrale elettro-nucleare di Latina, ormai da tempo dismesso e in fase di smantellamento, dopo svariati decenni è divenuto una traccia possente della storia industriale della provincia di Latina e dell'intervento straordinario dello Stato per lo sviluppo industriale del Mezzogiorno;

il territorio di Latina vuole conservare tale traccia, ancorché quell'apparato industriale, che proprio alla centrale elettrica faceva capo, sia ormai in declino, tanto è vero che il pontile ultracinquantenario è ormai un elemento consolidato dell'immaginario collettivo, del paesaggio storicizzato di un territorio costruito da soli ottanta anni con la bonifica integrale;

il pontile foraneo è un'infrastruttura possente, che si estende dalla costa verso il mare per circa 750 metri, e dopo oltre cinquanta anni ha ormai consolidato un nuovo equilibrio nel movimento di trasporto dei sedimenti sabbiosi di ripascimento della linea di costa;

la SO.G.I.N. SpA ha presentato al Comune di Latina una denuncia di inizio attività (DIA) per la demolizione del Pontile di Foceverde, ritenendo di poter ricomprendere questo intervento negli ambiti di cui all'articolo 22, commi 1 e 2, del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001;

la presunzione da parte di SO.G.I.N. SpA di potere ricomprendere l'intervento negli ambiti dell'articolo 22, commi 1 e 2, del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001 è a parere dell'interrogante evidentemente viziata da errore; tanto è vero che il titolo abilitativo perseguito, oltre che ormai desueto, non è previsto nel procedimento autorizzativo di opere, ancorché pubbliche, insistenti su aree del demanio statale, di interesse statale, da realizzarsi da parte degli enti istituzionalmente competenti, ovvero da concessionari di servizi pubblici come nella fattispecie in esame;

la procedura prescritta è quella di cui all'articolo 7 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001 e all'articolo 2 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 383 del 1994 (intesa Stato-Regione), o, in subordine, ex articolo 2, comma 14, della legge n. 537 del 1993 (conferenza di servizi) o, in ulteriore subordine, ricorrendo ad un decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, ma nessuno dei titoli abilitativi idonei è stato acquisito;

la demolizione del Pontile di Foceverde è subordinata a specifico titolo abilitativo, quale intervento rilevante di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio (art. 10 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2011);

alcuni gravi fenomeni erosivi, avvenuti nell'intorno del pontile in fase di demolizione il 21 settembre 2011, hanno chiaramente mostrato che la rimozione dell'infrastruttura provocherebbe l'alterazione della morfodinamica costiera, e che una qualsiasi operazione necessita quanto meno di una approfondita verifica preventiva dei potenziali effetti dannosi, sulla base delle migliori tecnologie delle costruzioni marittime;

la decisione estemporanea della SO.G.I.N. SpA di demolire il Pontile di Foceverde, assunta in piena estate e senza alcun adeguato approfondimento tecnico-scientifico meteomarino, mettendo a rischio la stabilità della costa sotto il profilo erosivo, è una violazione di quanto concordato dalla stessa SO.G.I.N. SpA con l'ANCIN (associazione che riunisce i comuni sede di servitù nucleari) il 22 ottobre 2009, circa la necessità che ogni intervento modificativo delle strutture foranee e dell'ambiente fosse subordinato a uno studio meteomarino, il quale, in quella stessa sede, era pure stato previsto sarebbe stato predisposto dell'Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale di Trieste, di riconosciuta e acclarata eccellenza scientifica internazionale;

sono disponibili diverse proposte progettuali alternative di valorizzazione del Pontile di Foceverde; tali proposte, acquisite dal Comune di Latina in esito a un concorso internazionale di progettazione concluso nel febbraio 2006, prevedono per esempio la realizzazione di una passeggiata a mare terminante con una piazzetta arredata, quasi un'isola collegata alla terraferma con un percorso trasparente di simbiosi visiva con l'azzurro sottostante;

è quindi da valutare se il notevole costo della demolizione del pontile, stimato in euro 2.500.000, possa più utilmente impiegarsi per una sua valorizzazione;

il 1° marzo 2006 la SO.G.I.N. SpA ha sottoscritto con il Comune di Latina un protocollo di accordo da attuarsi in tre fasi, e nel quale si prevede in primis un immediato avvio degli atti occorrenti per far subentrare il Comune nella concessione d'uso di parte del pontile e dell'area demaniale posta a monte del pontile stesso;

il suddetto protocollo Comune - SO.G.I.N., già nella premessa, impegna SO.G.I.N. a compiere quanto di propria competenza affinché il Comune ottenga il rilascio a proprio favore delle relative concessioni, ritenendo il pontile a mare e l'area demaniale immediatamente a monte funzionali alla riqualificazione del territorio;

il medesimo protocollo di accordo, all'articolo 5, comma 1, impegna SO.G.I.N. SpA a predisporre un piano di committenza dei lavori concernenti il decommissioning finalizzato al massimo coinvolgimento - nel rispetto della normativa comunitaria e nazionale - dell'imprenditoria e della manodopera locale;

la demolizione del pontile posta in atto unilateralmente da SO.G.I.N., a prescindere dalla legittimità dell'intervento, contraddice perciò gli impegni assunti sia sul previsto trasferimento al Comune della titolarità del pontile per la riqualificazione del territorio, sia l'impegno di SO.G.I.N. alla definizione del piano di committenza dei lavori;

infine, non risultano seguite procedure di demolizione del pontile conformi agli impegni assunti e ai criteri di evidenza pubblica previsti dall'ordinamento, ancorché la SO.G.I.N., per la tipologia pubblicistica dell'asset e del suo finanziamento, sia obbligata ad osservare le procedure del codice degli appalti pubblici di cui al decreto legislativo n. 163 del 2006;

gli affidamenti della SO.G.I.N. sono già stati oggetto di specifiche interrogazioni alla Camera dei deputati (n. 4/12001 del 19 maggio 2011 e n. 3/01764 del 19 luglio 2011),

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non intendano ordinare una verifica della legittimità dei titoli abilitativi acquisiti dalla SO.G.I.N. SpA per l'intervento di demolizione del Pontile di Foceverde, nonché della procedura esperita, della sua conformità alla disciplina edilizia e urbanistica vigente per le opere di competenza statale, con particolare riferimento ai richiami normativi citati;

se non ritengano di verificare urgentemente il progetto di demolizione del Pontile di Foceverde, per accertare e valutare i rischi eventuali di una evoluzione dannosa della linea di costa a seguito della alterazione conseguente dell'equilibrio morfodinamico costiero, di cui pericolosi segni premonitori sono apparsi in corso d'opera già il 21 settembre 2011;

se non intendano ordinare la sospensione dei lavori in caso di carenze e/o difformità dei titoli e dei procedimenti;

se non intendano promuovere un'approfondita analisi sul significato, sulla funzione e sull'utilizzo futuro del Pontile di Foceverde nella prospettiva di una qualificazione della Marina di Latina, della località di Foceverde e di tutto il litorale laziale, anche nel quadro del protocollo di accordo stipulato il 1° marzo 2006 tra SO.G.I.N. e il Comune di Latina;

se non ritengano opportuno utilizzare il costo della demolizione per la valorizzazione in sicurezza della fascia costiera;

se non ritengano di esperire ogni necessario provvedimento perché la SO.G.I.N. osservi quanto concordato con l'ANCIN il 22 ottobre 2009, relativamente ad un programma di riqualificazione dei territori già assoggettati a vincoli indotti dalla presenza di impianti nucleari, subordinando ogni intervento su strutture foranee marittime ad uno studio meteomarino, predittivo, di salvaguardia del litorale laziale dall'erosione;

se non ritengano di impedire in via amministrativa che la SO.G.I.N. agisca in violazione del protocollo di intesa 1° marzo 2006 con il Comune di Latina e proceda al decommissioning della centrale nucleare di Latina senza osservare i criteri di evidenza pubblica previsti dall'ordinamento anche per gli affidamenti delle varie commesse, soggetti ex lege alle procedure del codice degli appalti pubblici di cui al decreto legislativo n. 163 del 2006.

(4-05931)

DE LILLO - Ai Ministri della salute e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

notizie di stampa riferiscono in questi giorni del gesto estremo di alcuni lavoratori della casa di cura San Raffaele Velletri che hanno deciso di incatenarsi al cancello di ingresso della struttura, minacciando persino lo sciopero della fame, contro la chiusura della casa di cura medesima e la conseguente perdita del posto di lavoro;

a tale grave situazione si è giunti a seguito della determinazione del direttore del Dipartimento della programmazione economica e sociale n. 84931 del 22 giugno 2011, che ha stabilito la revoca dell'autorizzazione all'esercizio di attività sanitaria per il San Raffaele Velletri;

tale decisione, opinabile a giudizio dell'interrogante e comunque attualmente al vaglio della competente autorità giudiziaria, ha comportato una gravissima situazione di incertezza economica per i circa 400 operatori che vi lavorano, per non parlare del deficit di assistenza sanitaria che la popolazione di Velletri (Roma) e dintorni si troverà a dover patire;

con il decreto commissariale n. 62 del 27 luglio 2011, il Presidente della Regione Lazio Renata Polverini, in qualità di commissario ad acta per la sanità, ha ratificato un accordo raggiunto con il gruppo San Raffaele sulla riorganizzazione complessiva del Gruppo stesso alla luce dei nuovi requisiti di autorizzazione e accreditamento stabiliti dalla Regione, nonché del nuovo fabbisogno di posti letto;

in particolare, l'accordo prevede l'espletamento delle procedure necessarie alla concessione dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività sanitaria per la casa di cura San Raffaele Montecompatri;

a tal fine, si legge nell'accordo allegato al decreto, "le ASL territorialmente competenti si impegnano ad effettuare i controlli di rito nel termine di 20 giorni dall'adozione del decreto commissariale di ratifica del presente accordo, e la Regione a rilasciare i conseguenti provvedimenti nei 10 giorni successivi";

ferma restando la netta opposizione del gruppo San Raffaele (che ha per questo intrapreso tutte le vie legali disponibili) alla chiusura della struttura di Velletri, il decreto commissariale prevede che la configurazione finale del gruppo comporti l'assegnazione alla casa di cura di Montecompatri (Roma) di un numero di posti letto equivalente a quello attualmente previsto per la stessa struttura di Velletri;

appare del tutto evidente, quindi, l'intenzione da parte delle autorità regionali di concedere l'autorizzazione alla struttura di Montecompatri, previo espletamento delle necessarie verifiche sul possesso dei requisiti autorizzativi, a fronte dell'impegno, finora garantito, di San Raffaele SpA al mantenimento dei livelli occupazionali;

ad oggi, tuttavia, risulta all'interrogante che la Asl RMH non abbia ottemperato, nei 20 giorni previsti dal decreto n. 62, a verificare la sussistenza dei requisiti ai fini della concessione dell'autorizzazione, nonostante la società San Raffaele abbia pienamente adempiuto a tutti i vincoli imposti dal decreto e abbia a più riprese formalmente sollecitato sia la dirigenza della Asl , sia la Regione stessa all'effettuazione dei prescritti controlli;

inoltre, il Consiglio di Stato ha rigettato la richiesta di sospensiva della revoca dell'autorizzazione per la struttura di Velletri, rilevando la mancanza del requisito dell'urgenza, proprio in considerazione del fatto che sia i livelli occupazionali che la continuità assistenziale sono stati garantiti dallo spostamento di pazienti ed operatori di Velletri a Montecompatri, come previsto nel decreto n. 62;

ne consegue che, in assenza di dette verifiche e del conseguente provvedimento autorizzatorio, non potendo procedersi all'attivazione dei posti letto assegnati nel decreto al San Raffaele Montecompatri, sarà impossibile per la San Raffaele SpA garantire il mantenimento dei livelli occupazionali, stimandosi, così, un esubero di circa 400 operatori, senza considerare i numerosi lavoratori dell'indotto;

a ciò si aggiunga che anche l'ipotesi di riassegnazione di una minima parte del personale di Velletri tra le altre strutture del gruppo risulterebbe comunque anti-economica per gli stessi lavoratori, che si troverebbero a dover affrontare viaggi lunghissimi e dispendiosi per recarsi al lavoro,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione descritta in premessa e quali iniziative urgenti intendano porre in essere, per quanto di propria competenza, al fine di garantire il pieno rispetto da parte delle autorità regionali e sanitarie dell'accordo tra la società San Raffaele e la Regione Lazio, così come ratificato dal decreto commissariale n. 62 del 27 luglio 2011, e dare così una soluzione definitiva e soddisfacente al duplice problema del mantenimento dei livelli occupazionali e della garanzia della continuità assistenziale.

(4-05932)

BUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

l'Anas in quanto società concessionaria gestisce la rete stradale ed autostradale italiana di interesse nazionale e ne sovrintende al funzionamento;

sovente accade che gli utenti delle strade e autostrade in concessione ANAS siano costretti a sopportare rallentamenti eccessivi, rispetto alle caratteristiche dei tratti autostradali percorsi e dovuti alle cause più diverse;

è evidente che gli utenti, che pagano il pedaggio, non possono essere sottoposti a ritardi gravi, in quanto la ragion d'essere stessa delle autostrade è quella di garantire una veloce percorrenza;

tuttavia possono registrarsi dei rallentamenti in ragione di lavori di manutenzione, ordinaria o straordinaria delle sedi stradali;

è proprio questo il caso della autostrada A9 - cosiddetta Autolaghi, interessata da imponenti lavori di ampliamento della sede stradale;

infatti per la realizzazione della terza corsia si viaggia a 80 chilometri/orari e, in alcuni tratti, il limite scende addirittura a 60 chilometri/orari;

proprio a causa dei consistenti ritardi che gli automobilisti registrano costantemente a causa di questi lavori di ampliamento, è stato richiesto in diverse sedi di scontare il pedaggio della Autolaghi, fin quando non cesseranno i disagi collegati ai lavori;

con l'approvazione del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, è stato deliberato l'aumento dell'IVA dal 20 per cento al 21 per cento;

l'innalzamento dell'IVA ha interessato anche i pedaggi autostradali e si è tradotto in un aumento di 10 centesimi per il pedaggio sull'Autostrada A9 da Como Sud alla barriera di Milano Nord, portando il biglietto ad un importo pari a 2 euro,

si chiede di sapere quali misure di loro competenza i Ministri in indirizzo intendano adottare affinché la società concessionaria di autostrade applichi una riduzione dei pedaggi dovuti nei tratti autostradali interessati da lavori di manutenzione ordinaria o straordinaria.

(4-05933)

BENEDETTI VALENTINI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

regna in Umbria, in particolare in tutto il territorio centro-umbro, vivissima preoccupazione per la funzionalità e la sorte dello scalo ferroviario merci di Foligno (Perugia), del quale Trenitalia ha annunciato una così definita riorganizzazione che lascia intendere la verosimile prospettiva della chiusura;

si è radicata una vertenza, che proprio in questi giorni ha dato luogo ad uno sciopero del personale, cui risulta aver aderito il 100 per cento dell'organico, in un contesto, peraltro, che ha già visto negli ultimi dieci anni la disattivazione del 60 per cento dei posti di lavoro nel settore ferroviario in Umbria;

al di là degli aspetti afferenti all'organizzazione tecnica dei servizi e alla pur necessaria azione volta alla contrazione dei costi, l'ipotesi di chiusura dello scalo merci di Foligno fa preconizzare serissimi problemi per l'intero sistema delle imprese e per la rete commerciale operanti in tutta l'Umbria centrale, che hanno nello scalo merci un riferimento funzionale di primaria importanza e che verrebbero dissuase da ogni traffico di merci su ferro, in perfetta contraddizione con tutti gli appelli a fare maggior uso della rotaia per decongestionare le strade,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga urgente e necessario intervenire, per quanto di competenza, su Trenitalia perché chiarisca ufficialmente e credibilmente le proprie intenzioni gestionali e organizzative riguardo allo scalo merci di Foligno o in ogni caso attivare presso il Ministero un'autorevole sede di confronto con l'azienda, con le organizzazioni sindacali e quelle economiche di categoria, nonché con gli enti locali interessati, affinché siano esaminate tutte le possibili soluzioni atte a conciliare le doverose economie gestionali, la fruibilità del servizio da parte del mondo delle imprese centro-umbre, la persistenza di un'occupazione lavorativa specifica che ha già subito imponenti decurtazioni.

(4-05934)

VITA, ZANDA, RUSCONI, COSENTINO, DI GIOVAN PAOLO, FRANCO Vittoria - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:

Cinecittà-Luce opera a supporto dello sviluppo e della promozione del cinema italiano e rappresenta un patrimonio intellettuale, sociale e materiale di inestimabile valore;

nel maggio 2009, con la fusione fra Cinecittà Holding e Istituto Luce è stata creata Cinecittà-Luce SpA interamente partecipata dal Ministero dell'economia e delle finanze e sono stati nominati i nuovi organi societari;

l'articolo 14 del decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011 ha sancito di fatto la fine di Cinecittà nella sua parte pubblica;

da notizie di stampa si apprende che il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, dottor Galan, avrebbe avviato le procedure per nominare il consiglio d'amministrazione della nuova società Cinecittà - Istituto Luce e che avrebbe designato il dottor Rodrigo Cipriani in qualità di presidente;

come emergerebbe dal suo curriculum, il dottor Cipriani è stato fino a pochi giorni fa Ceo amministratore delegato di Mediashopping, una società del gruppo Mediaset, specializzata nella vendita di prodotti tv on demand, nonché direttore commerciale di Mediaset New Media, mentre ancora ricoprirebbe l'incarico di Presidente di Buonitalia, una società collegata al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali per la valorizzazione dei prodotti agroalimentari italiani, incarico quest'ultimo che gli era stato assegnato sempre dallo stesso Ministro Galan, allora Ministro del richiamato Ministero,

si chiede di sapere:

quale riscontro concreto abbiano le notizie circolate in ordine al nuovo management e alla nuova mission di Cinecittà-Istituto Luce SpA;

a quali criteri il Governo intenda attenersi in sede di nomina del nuovo gruppo dirigente della suddetta società con particolare riguardo ai requisiti di indipendenza, professionalità e competenza;

quale giudizio esprima sul gruppo dirigente attualmente in carica.

(4-05935)

VITA - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:

per potenziare i servizi wireless italiani come il WiMax e la telefonia mobile (LTE) è stata prevista un'asta competitiva per le frequenze digitali da destinare ai servizi della banda larga mobile. Le frequenze per le telecomunicazioni saranno recuperate attraverso riduzione delle frequenze alle tv locali ossia: delle 56 esistenti, 9 frequenze sono state sottratte all'emittenza locale;

i canali 61-69 della banda 800 dovranno essere liberati entro il 31 dicembre 2012, in cambio di un indennizzo pari a 240 milioni di euro come risarcimento del danno subito, e saranno assegnati agli operatori;

le associazioni di categoria delle tv locali lamentano che la somma loro destinata, pari ad un decimo dell'incasso previsto per la gara della telefonia 4G, risulta insufficiente per coprire i costi sostenuti dalle emittenti per il digitale;

tuttavia, il decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011, all'articolo 25, comma 1, lettera a), numero 2, nel modificare l'art. 1 della legge n. 220 del 2010 ha previsto, altresì, che: "alla scadenza del predetto termine, in caso di mancata liberazione delle frequenze, l'Amministrazione competente procede senza ulteriore preavviso alla disattivazione coattiva degli impianti avvalendosi degli organi di polizia postale e delle comunicazioni";

le tv locali rimaste senza canali potranno affittare uno spazio nei multiplex delle emittenti che hanno mantenuto la possibilità di essere operatori di rete; ciò nonostante, per far transitare il segnale occorrerà chiedere un passaggio;

considerato che l'introito d'asta è andato oltre i 2,4 miliardi di euro previsti,

si chiede di conoscere se i Ministri in indirizzo intendano compiere un atto di giustizia redistributiva restituendo il surplus dell'introito d'asta TLC anche all'emittenza locale cui sono state tolte le frequenze.

(4-05936)

MASCITELLI - Al Ministro dello sviluppo economico -

(4-05937)

(Già 3-01944)

DI NARDO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che il Ministro in indirizzo negli ultimi giorni - coincidenti con l'avvio dell'anno scolastico in tutte le regioni d'Italia -, sia partecipando a trasmissioni televisive, sia in numerose dichiarazioni a mezzo stampa, ha più volte dichiarato che il Ministero avrebbe assunto a tempo indeterminato ben 36.000 precari tra assistenti amministrativi e docenti;

considerato che:

da un'analisi delle precedenti posizioni lavorative dei 36.000 assunti a tempo indeterminato, risulta all'interrogante che oltre un migliaio di docenti erano già assunti a tempo indeterminato e che, in forza della loro inidoneità alla docenza, sarebbero stati spostati nel ruolo dell'assistenza amministrativa, precludendo peraltro ulteriori stabilizzazioni per i precari di detto settore;

analogamente a quanto sopra descritto, non corrisponderebbe al vero che - sempre in riferimento al profilo di assistente amministrativo - per tramite di concorsi interni, siano state assunte quasi 2.000 persone a tempo indeterminato, in quanto molte di queste erano già di ruolo nel profilo dei collaboratori scolastici;

anche nel profilo degli assistenti tecnici risulta all'interrogante che numerosi siano i docenti inidonei che hanno così occupato posti di questo profilo, mentre diverse centinaia son arrivati al tempo indeterminato per tramite del concorso interno e non per la stabilizzazione sbandierata dal Ministro;

infine, anche nella posizione dei direttori dei servizi amministrativi, diverse centinaia provenivano dagli esiti di concorsi interni per dirigente riservati ad assistenti amministrativi, già con contratto a tempo indeterminato e quindi non precari, senza titolo di laurea,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo, alla luce di quanto sopra esposto, non ritenga di voler rettificare le dichiarazioni sin qui rese, in quanto distanti dalla realtà dei fatti;

se non ritenga di dover riservare il prossimo concorso per direttore dei servizi amministrativi ai soli assistenti amministrativi laureati di ruolo e di prima fascia.

(4-05938)

PIGNEDOLI, BERTUZZI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

nella Gazzetta Ufficiale n. 220 - Serie generale - del 21 settembre 2011, è stato pubblicato il decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 14 settembre 2011, emanato ai sensi dell'art. 7, comma 2-quater, del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, concernente disposizioni in materia di riconoscimento della ruralità degli immobili;

nel decreto sono stabilite le modalità di presentazione, presso l'Agenzia del territorio, della documentazione concernente l'attribuzione delle categorie A/6, classe "R", e D/10 ai fabbricati rurali;

tale documentazione comprende la domanda di variazione per l'attribuzione delle categorie A/6, classe "R", e D/10 ai fabbricati rurali e l'autocertificazione necessaria ai fini del riconoscimento della ruralità, documenti redatti in conformità ai modelli allegati al decreto;

la documentazione deve essere presentata all'Ufficio provinciale dell'Agenzia del territorio territorialmente competente entro la data del 30 settembre 2011;

a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto l'Agenzia del territorio ha emanato la circolare n. 6/T del 22 Settembre 2011 con la quale ha commentato il contenuto del provvedimento;

la comunicazione presenta valore cogente ai fini dispositivi ed applicativi;

il decreto impartisce disposizioni amministrative che devono essere eseguite entro il 30 settembre 2011;

la modulistica allegata al citato comunicato della Agenzia del territorio è ritenuta dai tecnici complessa ed inadeguata e di difficile interpretazione;

nelle ultime settimane, presso la sede dell'Agenzia del territorio, si sono tenuti incontri con le Organizzazioni professionali agricole durante i quali sono state annunciate, da parte di queste ultime, forti preoccupazioni e perplessità sull'insieme delle soluzioni amministrative che si andavano profilando unitamente a rilievi critici formalizzati in un documento, lettere, e comunicati a mezzo stampa;

si prevedono centinaia di migliaia di domande di regolarizzazione su tutto il territorio nazionale;

è stata più volte richiamata, anche in sede comunitaria, la necessità di adottare misure volte alla semplificazione dei procedimenti amministrativi;

viste le disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente (legge 27 luglio 2000, n. 212);

evidenziato che dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale, Modalità applicative e documentazione necessaria per la presentazione della certificazione per il riconoscimento della ruralità dei fabbricati, alla data di scadenza per la presentazione dei certificati intercorrono solo 5 giorni lavorativi,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di attivarsi al fine di prorogare con urgenza, posticipando la scadenza di almeno 6 mesi, la data della presentazione della domanda di cui al citato decreto ministeriale 14 settembre 2011.

(4-05939)

DI NARDO - Al Ministro della salute - Premesso che:

l'ospedale "Agostino Maresca" di Torre del Greco (Napoli), operante nell'ambito dell'ASL Napoli 3, da oltre 40 anni serve tutta la fascia costiera dell'area vesuviana, che va da S. Giorgio a Cremano a S. Sebastiano al Vesuvio, a Portici, a Ercolano, con un bacino di utenza di circa 300.000 cittadini;

la Regione Campania nel 2010 decideva di intervenire su tale struttura, declassificandola da ospedale di secondo livello emergenza-urgenza a semplice ospedale di lungodegenza e riabilitazione;

alla fine del mese di agosto 2011 il competente Dipartimento di salute mentale ha deciso la chiusura dei reparti denominati Servizio psichiatrico di diagnosi e cura (SPDC) di Gragnano e Pollena Trocchia (Napoli) ed il loro accorpamento nel SPDC dell'ospedale Maresca;

considerato che secondo quanto segnalato da cittadini, organizzazioni sindacali ed organi di stampa, il SPDC del "Maresca", che dovrebbe servire circa un milione di utenze del territorio a sud di Napoli, si troverebbe in stato di grave inadeguatezza strutturale, in particolare: sarebbero disponibili solo 10 posti letto rispetto ai 16 previsti; non sarebbe disponibile il servizio di ossigenoterapia; sarebbero tuttora in corso lavori di ristrutturazione pur in presenza di pazienti all'interno della struttura; i servizi igienici sarebbero insufficienti in rapporto alla capienza della struttura; non sarebbe rispettata la normativa antincendio,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra esposto;

quali azioni concrete, nell'ambito delle proprie competenze, si intendano porre in essere al fine di assicurare l'efficienza e la sicurezza del SPDC di Torre del Greco.

(4-05940)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la SIDIEF è una società per azioni soggetta a direzione e coordinamento della Banca d'Italia. Iscritta al registro imprese di Milano al n.163914 (partita IVA e codice fiscale: 02627770155). Il capitale sociale, interamente versato, è pari a 107.000.000 euro;

il patrimonio della società è costituito principalmente da proprietà immobiliari dislocate in varie città d'Italia. Al 31 dicembre 2010 il totale attivo risulta pari a 142.119.321 euro e il valore del bilancio della voce "fabbricati" ammonta a 83.022.535 euro al netto del fondo ammortamento. La società gestisce 1.200 alloggi solo a Roma;

la mission della SIDIEF è quella di ottimizzare la gestione del patrimonio immobiliare di cui è proprietaria tenuto anche conto delle indicazioni dell'azionista;

si legge dal sito della società che nel consiglio di amministrazione siedono ex dirigenti della Banca d'Italia, il dottor Carlo Tresoldi, in qualità di presidente, e il dottor Franco Passacantando, in qualità di consigliere, entrambi in pensione, nonché il Presidente di Scenari Immobiliari, dottor Mario Breglia, in qualità di consigliere;

si tratta di ex dirigenti dell'Istituto di vigilanza usciti con liquidazioni da 600.000 euro e che attualmente percepiscono pensioni nette di oltre 100.000 euro;

questa sarebbe, a giudizio dell'interrogante, l'etica e la trasparenza di Banca d'Italia tanto decantate dall'ex governatore Draghi per cui si vedono sempre i soliti, veri e propri personaggi, pronti a spartirsi la torta;

considerato che:

il direttore generale della Banca d'Italia, Fabrizio Saccomanni, al Convegno dei giovani imprenditori di Confindustria a Santa Margherita Ligure tenutosi nel giugno 2011, ha parlato della disoccupazione giovanile riferendo che "tassi di occupazione giovanile sono più bassi nel Mezzogiorno, in particolare tra le donne. Significativamente più elevata che nel resto d'Europa è anche la quota di giovani non occupati e non coinvolti in attività educative o formative. Tale condizione, particolarmente grave per il progressivo impoverimento del capitale umano delle persone coinvolte, riflette nel nostro paese più che negli altri lo scoraggiamento rispetto alle difficoltà di occupazione";

e ancora Saccomanni sulla presenza dei giovani nei ruoli di comando: "Secondo i risultati di un'indagine campionaria su imprese manifatturiere con almeno dieci addetti il management delle imprese italiane è relativamente anziano: oltre la metà dei dirigenti ha più di 55 anni; è il 40 per cento circa nella media europea. Quelli giovani sono pochi; in quattro casi su cinque appartengono alla famiglia proprietaria. È perciò meno diffusa in Italia quell'attitudine alla capacità innovativa che caratterizza in genere i giovani imprenditori.(..) Gli imprenditori giovani sono dotati di un capitale umano più elevato, spesso formato anche con esperienze di lavoro all'estero. Tuttavia, nel nostro paese affermarsi come imprenditori dipende molto anche da meccanismi relazionali, in primo luogo familiari";

dopo queste parole del direttore generale viene da chiedersi quale sia il motivo per cui la capacità innovativa e il capitale umano più elevato che apporterebbero i giovani nel mondo del lavoro non possa essere utile alla Banca d'Italia,

si chiede di sapere:

quale sia la valutazione del Governo su quanto esposto in premessa e, in particolare, quali misure urgenti, nel rispetto dell'indipendenza e dell'autonomia della Banca centrale, il Governo vorrà intraprendere per impedire che siano sempre i soliti ad arricchirsi godendo di inusitati privilegi;

se, alla luce dei fatti esposti in premessa, sia compatibile, secondo la normativa vigente, l'attività lavorativa con il trattamento pensionistico;

se il Governo ritenga che i "pensionati d'oro" dovrebbero abbandonare i loro incarichi per fare largo ai giovani;

quali iniziative intenda assumere il Governo al fine di garantire l'affermarsi delle nuove generazioni considerato che i giovani per prendere i posti di comando devono battersi sempre più duramente e spesso rinviare la conquista dei vertici, in molti settori della società.

(4-05941)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

nei giorni scorsi la banca svizzera UBS ha reso noto di aver subito una perdita superiore a 2 miliardi di dollari a causa di un'operazione nell'investiment banking non autorizzata, effettuata da un dipendente della banca. La polizia di Londra ha arrestato un trentunenne, tale Kweku Adoboli, di origine ghanese sospettato della maxi forde. L'agenzia di rating Moody's ha messo la banca svizzera sotto la proprio lente e ha avviato la procedura di valutazione del downgrading. UBS potrebbe essere declassata. Il colosso bancario svizzero potrebbe addirittura chiudere il terzo trimestre in rosso, accusando un durissimo colpo mentre lotta per ricostruire la sua credibilità dopo anni di crisi. Effettivamente si tratta di un buco che equivale a 2 miliardi di franchi di risparmio che la banca aveva sperato di utilizzare in un programma di riduzione dei costi annunciato lo scorso mese - anche alla luce delle turbolenze che continuano a scuotere i mercati finanziari -, che comprende il taglio di 3.500 posti di lavoro entro il 2013. UBS prevede oneri di ristrutturazione per 550 milioni di franchi, di cui 450 saranno contabilizzati nel secondo semestre 2011. Anche il futuro della divisione investment banking è minacciato. L'amministratore delegato Oswald Gruebel ha posto sotto revisione l'unità di UBS come parte di un vasto piano di ristrutturazione dopo le pesanti perdite subite durante la crisi del credito. UBS ha sottolineato che nessuna delle posizioni dei clienti è stata colpita e che la solidità della banca non è in discussione. La questione è però ancora oggetto di indagine. UBS aveva iniziato quest'anno a ritrovare la fiducia dei clienti dopo essere stata salvata dallo Stato svizzero nel 2008 a seguito delle perdite massicce legate a svalutazioni sui mutui subprime. La banca era stata anche al centro di uno scandalo, sfociato in un'inchiesta statunitense sulla sua presunta complicità con gli evasori fiscali. La banca ha avuto una storia di falle e difetti nella gestione del rischio seguite da promesse reiterate di adeguamenti e migliorie al sistema. La maxi perdita costituisce un grave danno d'immagine e mette UBS in cattiva luce. Il suo impatto significativo sulla percezione della banca, tra l'incredulità e lo sconcerto degli operatori di mercato, si tradurrà in una nuova perdita di fiducia e inciderà sull'andamento delle future operazioni della banca. L'ultimo caso simile è stato quello che coinvolse nel 2008 la banca francese Société Générale, con il trader poi condannato Jérôme Kervie che procurò un buco da 6,7 miliardi dollari. Sia Kerviel che Adoboli hanno effettuato transazione con il cosiddetto "Delta One", un prodotto derivato;

il caso UBS, e i suoi precedenti, dimostrano che l'investment banking è un business rischioso e che è importante che le funzioni rilevanti per il sistema siano nettamente separate dal resto del settore bancario. Serve una regolamentazione più severa;

considerato che:

il recente declassamento delle banche italiane da parte di S&P, che non ha neppure la licenza Esma (l'autorità di vigilanza europea sulle borse) per emettere i rating in Europa, si aggiunge ad un'altra notizia, che ha avuto pochissima eco in Italia, secondo la quale Bank of China ha sospeso una serie di ordinarie transazioni in valute sul mercato cinese con alcune banche europee in seguito ai crescenti timori sui rischi finanziari dell'Europa (le banche sono BNP Paribas, Société Générale e UBS). Tra il 2008 e il 2010 il Governo americano ha dovuto impegnare più di 4.000 miliardi di dollari per salvare le banche, che hanno provocato un effetto tampone, senza interrompere il pessimo andazzo dei banchieri di impegnare miliardi di euro con il sistema del leverage, elevate leve finanziarie paragonabili alle scommesse clandestine alle corse dei cavalli o al gioco della roulette, per alimentare sistemi drogati di retribuzioni del management;

i banchieri continuano ad emettere derivati avariati, swap e Cds, vero e proprio denaro dal nulla, alla stessa stregua dei falsari che spacciano banconote contraffatte, mettendo a rischio i denari dei depositanti, a causa della mancata separazione delle attività di investimento dalle attività tradizionali del credito, che significa raccogliere denaro dei depositanti per poi impiegarli per finalità produttive;

negli anni '90 negli Stati Uniti d'America, le attività di investment banking erano nettamente separate da quelle cosiddette retail, con una giustificata separazione dei rischi e delle responsabilità di investimenti giocati sull'azzardo morale dei banchieri;

banche troppo grandi per fallire sono in grado di ricattare il mondo ed i Governi, che hanno accollato l'onere dei salvataggi sulle spalle dei contribuenti e della fiscalità generale, non solo negli USA,

si chiede di sapere:

se il Governo, la cui azione non sembra abbia brillato nei consessi internazionali periodici stabiliti nel G7 e nel G20, non ritenga di porre all'ordine del giorno la promozione di un'iniziativa legislativa che ponga una netta separazione tra banche di affari e di investimento e la tradizionale attività creditizia che serve a finanziare la produzione e a dare miscela all'economia reale ed alla crescita;

se ripristinare la vecchia normativa, osteggiata da Governi allineati con banchieri, Fmi, Banca Mondiale, Financial Stability Board, non possa rappresentare una delle soluzioni alla dissoluzione dell'euro sotto attacco di banche e banchieri di affari, di fondi speculativi, agenzie di rating con la complicità dei a giudizio dell'interrogante distratti, a volte collusi. banchieri centrali;

se la crisi sistemica che attanaglia famiglie, imprese, consumatori, generata dall'avidità dei banchieri, non possa essere attenuata con la netta separazione, tra l'investment banking delle banche e la gestione patrimoniale, prestiti ipotecari e altre attività che devono svolgere le banche tradizionali, che guardano allo sviluppo dei territori, non già alla finanza globale, per sottrarre l'economia reale, fatta di fatica e sudore degli uomini, alle grinfie di taluni banchieri (veri e propri "bankster ") e delle attività finanziarie speculative, che hanno portato il sistema globalizzato sull'orlo del precipizio, generando miseria e disoccupazione a catena con l'unica finalità di garantire sistemi retributivi e stock option immorali.

(4-05942)

LANNUTTI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

nella riunione del 3 agosto 2011 il Governo ha approvato lo schema di decreto del Presidente della Repubblica in esecuzione dell'articolo 138 del codice delle assicurazioni private di cui al decreto legislativo n. 209 del 2005;

l'Assemblea dell'Organismo unitario dell'Avvocatura (OUA), riunitasi in Roma il 17 settembre 2011 ha approvato un deliberato contro il decreto del Presidente della Repubblica varato dal Consiglio dei ministri che dimezza il risarcimento del danno biologico per gli incidenti stradali nei casi di invalidità permanente compresa tra il 10 e il 100 per cento. La misura deve ora passare al parere consultivo del Consiglio di Stato e poi alla firma del Presidente della Repubblica;

nel deliberato l'Assemblea dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura contesta fortemente il provvedimento che risulta connotato da esclusivi interessi industriali e rivolge un appello perché blocchi (come a Suo tempo fece correttamente il presidente Cossiga) questo «regalo» alle assicurazioni. Già nel 2001, con la legge n. 57, venne operata una calmierazione dei risarcimenti per i danni fisici tra l'1 e il 9 per cento subiti in seguito a incidente stradale, riducendo di molto gli importi sino ad allora liquidati dai giudici. Se allora la giustificazione fu quella di intervenire sulle micro-lesioni (che peraltro sino ad allora erano considerate solo quelle sino al 5 per cento) per ridurre i costi delle polizze assicurative, oggi questa scusa non regge più. Il provvedimento, caso strano, interviene appena due mesi dopo che una sentenza della Cassazione aveva stabilito che le tabelle del Tribunale di Milano fossero quelle da ritenersi più congrue per il metodo di calcolo e i valori determinati. Secondo queste tabelle, un ventenne con invalidità permanente del 90 per cento fino ad oggi riceverebbe da 850.000 a oltre un milione di euro. Invece, con le tabelle fissate dal Governo, incasserà tra i 450 e i 600.000 euro. Circa la metà. Una vera "eredità" in favore delle assicurazioni. Deve inoltre segnalarsi come tale provvedimento implementi ulteriormente la forte discriminazione fra le vittime di incidenti stradali e le vittime di altri infortuni alle quali il decreto del Presidente della Repubblica non sarebbe applicabile. Ci si può chiedere come possa essere possibile che a fronte di uno stesso danno si possano ricevere risarcimenti tanto diversi. In Europa tale discriminazione causale non è consentita. Con il provvedimento in itinere si annullano 40 anni di evoluzione giurisprudenziale e dottrinale che aveva posto la persona al centro del diritto e non il mero calcolo economico aziendale. A giudizio dell'interrogante il Governo tenta di annullare con un colpo di spugna (e di mano) tutta la giurisprudenza in materia risarcitoria, sostituendola d'imperio con parametri monetari che contrastano nettamente anche quelli decisi dalla Cassazione;

nel provvedimento l'Assemblea dell'OUA denota anche un forte e nuovo attacco alla magistratura, che verrebbe privata totalmente di diritto del suo potere discrezionale nella decisione del quantum risarcitorio. Nel merito inoltre occorre rilevare come l'emanando decreto del Presidente della Repubblica sia, ovviamente, un atto amministrativo e come tale privo della forza di legge. Se, da un lato, ciò rende evidentemente la norma non soggetta al controllo di legittimità costituzionale, è peraltro evidente, circostanza rilevata anche dai primi commenti ANIA, che tale norma è priva di cogenza dal momento che vi è la possibilità per il magistrato di disapplicare l'atto amministrativo illegittimo in forza dei noti principi risalenti all'allegato E della legge 20 marzo 1865, n. 2248. A prescindere dalla circostanza che la Cassazione ha chiarito come il livello della equità sia costituito dal risarcimento del danno alla persona dalle tabelle milanesi, è evidente che le cosiddette tabelle ministeriali, riduttive nei valori pecuniari e di dubbia valenza per quanto riguarda la definizione dei baremes medico legali, sono viziate sotto diversi profili. Nonostante analoghi vizi "riduzionistici" già all'attenzione della Corte costituzionale, l'articolo 139 del codice delle assicurazioni private di cui al decreto legislativo n. 209 del 2005 indica dei valori monetari per la valutazione pecuniaria del percentile di IP; la tabella redatta in sede ministeriale invece, a giudizio dell'interrogante inammissibilmente disattende i criteri progressivi di cui all'art. 139, che, se applicati analogicamente, avrebbero portato a valori pecuniari addirittura superiori alla tabella milanese. L'estensore della tabella (da taluni indicata in un'attuaria in relazioni di parentela con consulenti di compagnia) ha addirittura esplicitato chiaramente la volontà di modificare i criteri attuariali per evitare risarcimenti o troppo bassi o troppo alti. È evidente che tale materia non si presta a valutazioni discrezionali da parte di qualsivoglia funzionario amministrativo, ma è di esclusiva competenza del Parlamento. Tale concetto non sembra essere stato recepito da chi ha redatto la bozza di decreto del Presidente della Repubblica, nonostante in materia vi sia un identico precedente costituito dalla mancata promulgazione da parte del Presidente della Repubblica Cossiga della cosiddetta legge Amabile, bocciata proprio perché rimetteva alla discrezionalità amministrativa la valutazione del danno alla persona, materia di rilievo costituzionale;

l'Assemblea ascoltata anche la Commissione responsabilità civile, assicurazioni e indennizzo diretto dell'OUA, rileva inoltre come i valori pecuniari di cui alla bozza di decreto del Presidente della Repubblica non siano stati adeguati all'inflazione essendo gli stessi risalenti al 2005 e perciò appaiono solo ulteriormente penalizzanti; inoltre come, al di fuori di ogni previsione legislativa, siano stati individuati valori differenti per uomini e donne. La assoluta irragionevolezza della scelta discrezionale di chi ha redatto senza alcun confronto con gli operatori del diritto emerge anche dalla assurda circostanza che i valori pecuniari che si intenderebbe adottare non paiono idonei neanche a ricoprire eventuali rivalse dell'INAIL che eroga per il risarcimento del danno biologico in ipotesi di sinistro che integra l'infortunio in itinere, rendite che, se capitalizzate, appaiono superiori alle somme previste dalla bozza di decreto del Presidente della Repubblica. È evidente l'illogicità e l'approssimazione con cui è stato redatto il decreto del Presidente della Repubblica che evidentemente, quanto ai valori pecuniari, giaceva probabilmente dai tempi della legge n. 57 del 2001, essendo stato redatto ancor prima che entrasse in vigore la normativa INAIL su ristoro del danno biologico. Si rileva ancora come la normativa in itinere colpisca i cittadini più deboli, e possa altresì in futuro essere utilizzata come base logistica per limitare anche altre tipologie risarcitorie quali quelle della malasanità o degli infortuni sul lavoro;

l'Assemblea dell'OUA, quindi, fa istanza al Governo affinché ritiri il provvedimento, ingiustificato e lesivo dei diritti dei danneggiati nonché in aperto contrasto con i principi del giusto ed integrale risarcimento e dell'art. 32 della Costituzione e rivolge nel contempo appello affinché non si apponga la firma al decreto del Presidente della Repubblica;

considerato che, qualora il decreto fosse emanato, i bilanci delle compagnie assicurative ne trarranno un rilevante beneficio dovuto a un drastico abbassamento degli esborsi relativi agli indennizzi,

si chiede di sapere:

se corrisponda al vero che l'applicazione del decreto del Presidente della Repubblica determinerebbe un calo fino al 50 per cento nei risarcimenti del danno alla persona in caso di sinistro stradale;

se il Governo intenda dare seguito all'istanza dell'Assemblea dell'Organismo unitario dell'Avvocatura;

quali iniziative voglia intraprendere il Governo al fine di sanare le incongruenze del provvedimento in questione che comportano anche una discriminazione tra le vittime di incidenti stradali e le vittime di altri infortuni alle quali il decreto del Presidente della Repubblica non sarebbe applicabile comportando risarcimenti diversi per lo stesso danno;

se ritenga opportuno, nel momento in cui il decreto fosse emanato, intervenire nelle opportune sedi di competenza per ottenere un sostanzioso abbattimento del costo delle polizze affinché ai suddetti benefici, di cui si avvantaggeranno le compagnie, possano accedere anche gli assicurati;

quali iniziative intenda assumere per garantire il pieno rispetto della dignità umana delle vittime dei reati che non può essere calpestata dall'unica preoccupazione di aumentare gli utili delle compagnie assicurative.

(4-05943)

LANNUTTI - Ai Ministri della salute e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

Selex Galileo SpA è una società controllata dal Gruppo Finmeccanica, leader nei mercati dell'elettronica della difesa, che conta oltre 7.000 dipendenti e che nasce dalla fusione dell'italiana Galileo Avionica SpA e della britannica SELEX Sensors and Airborne Systems Limited;

Galileo Avionica SpA era la principale azienda italiana nel settore avionico. Progettava, sviluppava e produceva sistemi avionici ed elettro-ottici, equipaggiamenti spaziali per piattaforme e satelliti;

Galileo Avionica SpA nel 2004, ha industrializzato una strumentazione diagnostica, portatile e non invasiva, denominata TRIMprob (Tissue Resonance Interfero-Meter Probe);

nel comunicato stampa datato 27 febbraio 2003 si legge che questa strumentazione: consentirà di evidenziare in tempo reale e in maniera decisamente precoce diverse patologie, dagli stati infiammatori alle formazioni tumorali. Lo strumento, di semplicissimo utilizzo, consente di esaminare i diversi distretti del corpo umano in pochi minuti, senza la necessità di rimuovere gli indumenti e senza provocare il minimo disagio per il paziente. L'apparecchiatura è composta da una sottile sonda cilindrica della lunghezza di circa 30 centimetri alimentata a batterie e da un ricevitore. Un applicativo software appositamente elaborato da Galileo Avionica è deputato all'acquisizione, alla lettura e alla gestione dei dati diagnostici. Il TRIMprob emette un segnale elettromagnetico di debole intensità, che si autosintonizza su frequenze caratteristiche delle strutture esaminate. Quando questo campo elettromagnetico incontra sulla propria linea di propagazione un aggregato in stato biologico alterato, si innesca un fenomeno di interferenza con la struttura in analisi. Tale fenomeno, interpretato attraverso algoritmi proprietari, consente di identificare differenti patologie: neoplasie, fibromi, calcificazioni, stati infiammatori, problemi circolari, lesioni osteo-articolari, muscolari e tendinee;

considerato che:

il Trim Prob è stato prodotto e distribuito fino al 2007, quando la società del gruppo Finmeccanica ha deciso di fermare la produzione;

il suo costo attuale è di circa 40.000 euro;

nel 2008 la Trim Probe SpA, società creata ad hoc da Galileo Avionica per distribuire il macchinario Trim Prob, è stata messa in liquidazione;

un lancio d'agenzia dell'Agenparl datato 27 settembre 2011 dal titolo "Finmeccanica: lo scova tumori che l'azienda non vuole più" ricostruisce la vicenda;

sempre Agenparl, lo stesso 27 settembre 2011, pubblica un'intervista dell'inventore del Trim Prob, il dottor Clarbruno Vedruccio, scienziato e militare, il quale conferma che il Trim Prob ha l'omologazione del Ministero della salute, è usato in una cinquantina di centri italiani che sono riusciti a procurarselo prima che la produzione venisse fermata dalla stessa Finmeccanica e fa a pieno titolo parte del Sistema sanitario nazionale (SSN);

nella citata intervista, il dottor Vedruccio afferma che sta mantenendo lui stesso i "costi molto alti" del brevetto e poi dichiara: "Era quasi come se questa cosa dovesse rimanere soltanto in mando ad un gruppo di persone. Finmeccanica aveva il potere, forse lo avrebbe ancora, per fare navigare questa tecnologia",

si chiede di sapere:

se il Ministro della salute sia a conoscenza dell'esistenza del Trim Prob e quali siano le valutazioni sullo stesso in quanto strumento di diagnosi di tumori non invasivo, non costoso, rapido;

quali siano le valutazioni sui risparmi economici che deriverebbero da una diffusione massiccia della stessa strumentazione nel SSN, dato che tale macchina costa appena 40.000 euro e non ha praticamente costi di gestione a differenza di altre macchine diagnostiche utilizzate per le stesse patologie;

quale sia la valutazione dei Ministri in indirizzo in merito al fatto che una società del gruppo Finmeccanica, quindi controllata dal Ministero dell'economia e delle finanze, abbia deliberatamente cessato la produzione di una tecnologia d'avanguardia tutta italiana che avrebbe portato indubbi benefici alla sanità italiana e alle casse dello Stato;

se non intendano fare chiarezza su quali siano state le reali motivazioni dietro la cessazione della produzione del Trim Prob da parte di Galileo Avionica;

se non intendano attivarsi, per quanto di competenza, affinché la Corte dei conti affinché faccia chiarezza sul danno per l'erario derivante dalla mancata adozione del Trim Prob.

(4-05944)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il sistema bancario italiano più oneroso, costoso ed inefficiente degli altri sistemi europei e che ha fatto pagare a rate la crisi ai consumatori utenti, con tassi più elevati dello 0,50 per cento sui mutui della media europea, dell'1,20 per cento sul credito al consumo e con costi proibitivi dei servizi di gestione di un conto corrente, pari in Italia a 295,66 euro, contro una media di 114 dell'Europa a 27, continua a godere, a parere dell'interrogante, di inusitati privilegi legislativi e fiscali da parte di un Governo che, per tutelare gli interessi dei banchieri, lede i diritti delle famiglie, delle imprese, dei consumatori;

in un articolo pubblicato in data 26 settembre 2011 su "Corriere Economia", dal titolo "Fondazioni: sta finendo la benzina", Massimo Mucchetti mette in luce i privilegi fiscali inaccettabili delle fondazioni bancarie, vista la crisi dei titoli di Stato che penalizza anche gli enti, ora in difficoltà a seguire le ricapitalizzazioni delle aziende di credito;

si legge nel citato articolo: «Il crollo delle banche in Borsa sta trascinando nel gorgo molte fondazioni di origine bancaria. Si tratta di un fenomeno assai preoccupante, ancorché poco se ne parli. Nella prima fase della crisi finanziaria internazionale, seguita al crac Lehman, le fondazioni avevano dato un contributo essenziale alla stabilità del sistema del credito, sottoscrivendo aumenti di capitale d'emergenza, anche oltre le quote di competenza, in Unicredit e garantendo di poterlo fare altrove come poi è accaduto in Intesa Sanpaolo e Monte dei Paschi. Negli annali dell'Acri, l'associazione delle fondazioni, resta l'invito del presidente Giuseppe Guzzetti al governo a non insistere con i Tremonti bond: le banche, sostenute dalle fondazioni, se la sarebbero cavata da sole. Forse anche per questo un pubblico riconoscimento era stato tributato alle fondazioni dalla Banca d'Italia, nonostante la cultura del governatore Mario Draghi sia lontana da quella, prevalentemente cattolica e nazionale, di queste istituzioni. Ma alla fine di quest'estate drammatica, i margini per fare da architrave al sistema si vanno riducendo a vista d'occhio. Non è ancora detto che il disastro si compia. Le quotazioni delle banche italiane risentono pesantemente della crisi di fiducia sui titoli di Stato, che posseggono in non modica quantità, e questa crisi di fiducia potrebbe essere contenuta, e forse parzialmente ribaltata, da un governo diverso, più credibile di fronte ai mercati. Ma al momento il governo è quello che è. E i numeri fanno impressione. E dai numeri bisogna partire, come sempre ricordava ai chiacchieroni Raffaele Mattioli, il banchiere che riscattò la grande Comit dal tracollo degli anni Trenta. I bilanci ufficiali e completi dell'anno in corso si faranno nella primavera del 2012. Un'era geologica più in là, verrebbe da dire. E tuttavia già adesso si vede quanto pesante sia l'impatto dei funesti mesi di agosto e settembre sugli stati patrimoniali. Il CorrierEconomia lo ha calcolato nelle 12 fondazioni maggiori limitandosi ai valori delle banche conferitarie, come si chiamano in gergo le aziende bancarie estratte dalle casse di risparmio, dai Monti di pietà e dagli istituti di diritto pubblico che, nell'occasione, assunsero la veste giuridica di fondazioni secondo la legge Amato-Carli del 1990. Nelle banche conferitarie, infatti, le fondazioni conservano partecipazioni quasi sempre non più rilevanti, se singolarmente prese, a causa delle fusioni bancarie nel frattempo intervenute, ma spesso rilevantissime nell'equilibrio del proprio portafoglio di investimenti. La tabella pubblicata, parla da sé. Delle 12 fondazioni, solo due stanno ancora bene: la Carimonte Holding, cui la Fondazione Carimodena e la Fondazione del Monte di Bologna avevano conferito le loro quote di Rolo Banca ora in Unicredit, e la Fondazione Carige, per quanto la gestione dei Berneschi sia di quando in quando discussa. Tutte le altre hanno a libro le partecipazioni nelle loro vecchie banche a cifre ormai lontane dalla realtà. La situazione peggiore emerge alla Fondazione Cariverona, presieduta da Paolo Biasi, che registra una minusvalenza teorica dell'80% su Unicredit, di cui è il primo azionista italiano. Segue, con una minus teorica del 75%, la Fondazione Roma di Emmanuele Emanuele, erede dell'antica Cassa di risparmio della capitale che, gerente Cesare Geronzi, assorbì il Banco di Santo Spirito e il Banco di Roma e poi la Bipop-Carire per consegnare il tutto a Unicredit. A ruota, con una perdita teorica del 74%, la Fondazione Caricuneo: ceduta la Banca Regionale Europea alla Banca San Paolo di Brescia, poi confluita in Ubi, oggi la fondazione presieduta da Ezio Falco ha il 2%, ma un solo voto, perché Ubi è una popolare. In questa classifica del segno meno vengono poi, nell'ordine, le fondazioni Crt (58%, presidente Andrea Comba), Mps (57%, Lionello Mancini), Compagnia di Sanpaolo (56%, Angelo Benessia), Cariplo (50, Giuseppe Guzzetti), Cariparo (49%, Antonio Finotti), Carifirenze (43%, Michele Gremigni) a Carisbo (27% Fabio Roversi Monaco). Sono percentuali da leggere anche e soprattutto in relazione al totale delle attività di ogni fondazione, nonché al patrimonio netto e ai debiti finanziari che qua e là cominciano ad affiorare. La tabella offre la possibilità di fare un po' di calcoli. Ma balza subito all'occhio che un conto sono i casi della Caricuneo o della Cariplo e un ben altro conto sono quelli di Verona e Siena. Nella fondazione piemontese della Provincia Granda, la minusvalenza teorica sulla banca è ingente di per sé, ma incide solo per il 10% sul totale delle attività e poco di più sul patrimonio netto. Stesso discorso per la grande fondazione lombarda, dove la diversificazione degli investimenti è spinta. Nella fondazione scaligera, invece, la perdita teorica sulla banca assorbe il 49% delle attività totali e il 60% del patrimonio netto. E nella città del Palio, siamo al 49 e al 55%, ma con l' aggravante di avere 760 milioni di debito, 600 dei quali fatti per poter sottoscrivere l' aumento di capitale. Un'altra analisi andrebbe dedicata al resto del portafoglio, investito in obbligazioni e azioni pubbliche e private, italiane ed estere, e in altri strumenti finanziari. Ma ora è impossibile: i rendiconti sono a fine d'anno. Qualcosa, tuttavia, si vede. Chi ha investito in altre banche (Cariverona, Siena e Crt hanno un po' di Mediobanca, Crt ha un piedino anche in Société Générale e Banco Sabadell), assicurazioni (Crt e Verona in Generali), infrastrutture (Crt ha il 6,7% di Atlantia), sta imbarcando altra acqua. E pure la diversificazione estrema soffre, a meno che si sia fuggiti dall'Occidente per scommettere sui Paesi emergenti o sull'oro. Questo impervio passaggio metterà a dura prova l'attendibilità dei bilanci delle fondazioni. Che, del resto, dipende in larga misura dall'attendibilità dei bilanci bancari. Svalutare o non svalutare? C'è da anni un decreto, reiterato a luglio, che permette alle fondazioni di lasciare al costo storico le partecipazioni immobilizzate nelle banche e in altre società qualora gli amministratori giudichino transitoria la perdita di valore. È molto probabile che questa facoltà venga ampiamente utilizzata. Diverso, invece, sarà contabilizzare gli investimenti finanziari correnti, già adesso vengono riportati per lo più al valore di mercato oppure al minore tra questo e il costo storico. A meno di non voler tenere fino a scadenza i Btp o i corporate bond. Simili soluzioni contabili, se possono servire a guadagnare tempo, non risolveranno comunque i due grandi interrogativi: per quanto tempo le fondazioni potranno continuare a fare le loro erogazioni ai territori, al momento più o meno confermate, senza distribuire patrimonio, senza cioè scavarsi la fossa? Fin dove potranno spingersi nella ricapitalizzazione delle banche, se la crisi imporrà nuovi apporti, senza impiccarsi a soggetti destinati a rendere assai meno di un tempo?»,

si chiede di sapere:

se il Governo sia al corrente di quanto descritto in merito ad una situazione pessima che emerge alla Fondazione Cariverona, presieduta da Paolo Biasi, che registra una minusvalenza teorica dell'80 per cento su Unicredit, di cui è il primo azionista italiano, dove segue nel palmares negativo, con una minus teorica del 75 per cento, la Fondazione Roma di Emmanuele Emanuele, erede dell'antica Cassa di risparmio della capitale che, assorbì il Banco di Santo Spirito e il Banco di Roma e poi la Bipop-Carire per consegnare il tutto a Unicredit;

se le partecipazioni a libro della maggior parte delle fondazioni nelle loro vecchie banche, a cifre ormai lontane dalla realtà, non debbano destare preoccupazione per la loro stessa tenuta e per i tagli conseguenti alle erogazioni concesse al cosiddetto welfare nei territori di appartenenza;

se la crisi sistemica, che ha prodotto tale situazione con tagli e riduzioni delle cosiddette opere di beneficenza, si riverberi anche nei costi di gestione degli amministratori e/o organi sociali, e quali siano i compensi annui a loro stessi deliberati ed erogati, il loro esatto ammontare anche sotto la voce "consulenze";

se la mancata svalutazione delle partecipazioni, seppur prevista da anni in un decreto di recente reiterato, che consente alle fondazioni di lasciare al costo storico le partecipazioni immobilizzate nelle banche e in altre società, qualora gli amministratori giudichino transitoria la perdita di valore, non rappresenti un artifizio contabile che potrebbe integrare il reato di falso in bilancio e false scritture contabili;

quali misure urgenti il Governo intenda adottare per rendere più eque le normative fiscali per la generalità delle imprese e dei normali cittadini, evitando di discriminare i contribuenti di serie "A" come le fondazioni bancarie e le stesse banche, alle quali tutto è consentito e reso lecito, rispetto ai contribuenti di serie "B", tassati, vessati e beffati da un fisco a giudizio dell'interrogante ostile e spesso asservito ai desiderata dei potenti.

(4-05945)

DELLA SETA, FERRANTE - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

il futuro energetico in Calabria ha anche l'odore acido del carbone, quello emanato dal progetto della centrale da 1.320 Megawatt da realizzarsi tra Saline joniche e Montebello jonico, sulla costa del mar Jonio, in un'area grecanica a 20 chilometri da Reggio Calabria, da cui nelle giornate terse si può ammirare l'Etna;

la realizzazione dell'opera, il cui progetto appartiene alla società italo-svizzera Sei, ha un costo previsto di oltre un miliardo di euro. I partner della Sei sono Repower, gruppo Hera, Foster Wheeler italiana e Apri Sviluppo. Il socio di maggioranza è Repower, gruppo svizzero con sede nel cantone dei Grigioni;

nell'ottobre 2010 la Commissione VIA del Ministero ha espresso parere favorevole alla realizzazione della centrale a carbone. Su tale decisione Legambiente aveva espresso il seguente giudizio: "Con questo regalo del Ministero dell'Ambiente, l'Italia potrà vantare altri 7 milioni e mezzo di tonnellate di emissioni di CO2 all'anno. Questi si aggiungeranno ai gravi ritardi del nostro Paese rispetto agli obiettivi fissati dagli accordi internazionali per la lotta ai cambiamenti climatici. Il carbone è il combustibile fossile a maggiore emissione specifica di anidride carbonica. Le nuove centrali garantiranno solo importanti profitti alle aziende, a fronte di pesanti multe che graveranno sulle tasche dei contribuenti italiani. Ci auguriamo che il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e la Regione Calabria confermino il loro parere negativo";

è importante evidenziare che sabato 27 agosto 2011 oltre 1.000 persone a Coira, in Svizzera, hanno preso parte alla manifestazione appoggiata da diverse organizzazioni ambientaliste dal titolo "Nessun danno al clima dai Grigioni: centrali a carbone addio", per protestare contro la prevista costruzione di due centrali elettriche a carbone, una in Germania e l'altra per l'appunto a Saline joniche. La manifestazione, promossa dall'associazione "Zukunft statt Kohle" ("Futuro invece di carbone") aveva l'obiettivo di sensibilizzare la popolazione locale sui danni al clima connessi agli investimenti di Repower. Al Governo grigionese, che controlla il 46 per cento della società, sono state rivolte dure critiche e i manifestanti hanno annunciato di voler presentare un'iniziativa che imponga al Governo locale di assicurare che l'azienda elettrica non possa investire all'estero in nuove centrali a carbone. All'iniziativa hanno partecipato almeno 150 attivisti giunti da Brunsbüttel in Germania e dall'Italia da Saline joniche;

il messaggio simbolico che la manifestazione ha rimandato è sotto gli occhi di tutti, in un formidabile intreccio locale e globale. Ma in Italia fino ad oggi a tutto ciò non sono state date risposte. Per questo in una conferenza stampa tenuta a Reggio Calabria, nei giorni scorsi, da Legambiente e dai movimenti meridionali contro il carbone, si è cercato di far emergere con chiarezza l'incompatibilità tra la realizzazione della centrale e la prospettiva di uno sviluppo solido e sostenibile in Calabria, contro l'attuale, inquietante saldatura tra interessi politici, interessi d'impresa e interessi speculativi;

questa vicenda ripropone con forza la tendenza del Governo a promuovere un uso sempre più massiccio del carbone, la più inquinante tra le energie fossili, a tutto discapito di politiche energetiche innovative fondate sul risparmio, l'efficienza, lo sviluppo delle energie pulite,

si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo non intenda rivedere immediatamente la decisione della la Commissione VIA, anche alla luce del perdurare della posizione contraria espressa dal Ministero per i beni e le attività culturali, dal Consiglio regionale calabrese e dagli enti locali, in modo da bloccare la realizzazione di tale progetto che risulta inopportuno e non necessario oltre che estremamente dannoso per le popolazioni e l'ambiente.

(4-05946)

LANNUTTI - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

in relazione al prossimo XV censimento della popolazione, che partirà dal 9 ottobre 2011 e che dovrebbe essere innovativo nelle procedure, con risposte anche tramite Internet , il sindacato UBS Ricerca ha posto l'accento sui costi che saranno raddoppiati secondo il criterio "1.000 lire un euro";

scrive infatti Alex Malaspina su "Il Foglietto", periodico del sindacato: "Se sia migliorata la qualità e l'efficienza della procedura, si vedrà alla fine. Una crescita sicuramente c'è stata: quella dei costi. Nel 2001 si spesero 582 miliardi di vecchie lire (circa 10 mila lire a cittadino), pari a poco più di 300 milioni di euro, e vi furono non pochi errori, che richiesero anni per le dovute correzioni: una per tutte, la popolazione di Roma. Nonostante il ricalcolo, dovuto esclusivamente alle solitarie azioni di Usi/RdB, la popolazione legale (pubblicata in Gazzetta Ufficiale) è rimasta quella sbagliata. Quest'anno, invece, si spenderanno circa 10 euro a cittadino, per un totale di 590 milioni (legge 122/2010). A cosa si debba una lievitazione dei costi del 96% rispetto al 2001 (60%, al netto dell'inflazione), lo si vedrà alla fine quando sarà disponibile il rendiconto dei costi delle operazioni censuarie. Di certo, nell'ultimo trentennio abbiamo assistito a una progressiva esternalizzazione delle operazioni. Allo stato, l'aumento della spesa non appare dovuto al personale, perché nonostante sia noto che i censimenti si debbano tenere ogni decennio e sia alla portata di un istituto di statistica operare le proiezioni per il calcolo dei dipendenti che andranno in pensione, non si è provveduto per tempo a svolgere concorsi pubblici nazionali per il reclutamento a tempo indeterminato. Se il questionario riuscirà a fotografare gli italiani nel 2011 a partire, ad esempio, da quanti cellulari possiedono o dal tipo di riscaldamento usato nelle loro abitazioni, non lo sappiamo. Quel che è certo è che il censimento non fornirà l'immagine dei cambiamenti intervenuti nelle famiglie italiane, visto che sulle coppie di fatto dello stesso sesso si è preferita la scorciatoia dell'ambiguità, col risultato che alla fine non si conoscerà il numero delle coppie conviventi dello stesso sesso (vedere articolo in basso). Sul contestato punto, il presidente Giovannini si è appellato a una non meglio specificata normativa internazionale, che imporrebbe la rilevazione solo nei paesi in cui le coppie dello stesso sesso sono riconosciute dall'ordinamento nazionale. Sul perché non siano stati recepiti i suggerimenti del Garante della Privacy, nessuna spiegazione ufficiale. Tornando ai costi, sembra che anche all'Istat, così come 'percepito' dalla stragrande maggioranza degli italiani, ciò che nel 2001 costava diecimila lire, oggi costi dieci euro. Un dato che, però, non trova conferma nel calcolo ufficiale dell'inflazione";

a giudizio dell'interrogante, l'Istat, che, a fronte della vera e propria rapina del secolo a danno dei cittadini concomitante al changeover introdotto il 1° gennaio 2002 con aumenti ed arrotondamenti speculativi che hanno impoverito le famiglie ed i lavoratori a reddito fisso, a vantaggio dei soggetti, come banche, assicurazioni ed imprese, che hanno avuto la facoltà di determinare prezzi e tariffe senza il benché minimo controllo delle pubbliche autorità saccheggiando in tal modo le tasche dei consumatori e inchiodata dalle rilevazioni delle associazioni dei consumatori quali Adusbef e Federconsumatori inventò "l'inflazione percepita", dovrebbe fare pubbliche ammende per i suoi clamorosi errori;

quanto è stato "percepito" dalla stragrande maggioranza degli italiani, ossia che quel che nel 2001 costava 10.000 lire, oggi sia arrivato a costare 10 euro, con un vero e proprio raddoppio speculativo dei prezzi e delle tariffe di beni e/o servizi sfuggito all'Istat, dati che non trovano conferma nel calcolo ufficiale dell'inflazione, avvalora l'ipotesi di una statistica ufficiale asservita ai desiderata dei Governi che hanno reso più povere le famiglie, specie quelle composte da lavoratori a reddito fisso e pensionati,

si chiede di sapere:

se risponda al vero quanto denunciato dal sindacato USB Ricerca sui costi raddoppiati per il XV censimento della popolazione, che passerebbero da circa 10.000 lire a 10 euro a cittadino, e se tale raddoppio non rappresenti uno spreco in una fase di gravissima crisi economica;

quali misure urgenti di competenza il Governo intenda attivare e per restituire credibilità ad una statistica ufficiale screditata dall'inflazione "percepita" inventata di sana pianta dall'Istat e dal signor Luigi Biggeri, suo ex presidente, che ha omesso di misurare il carovita reale, e contribuito a rendere più poveri milioni di italiani con rilevazioni, pesi e metodi posticci, anche per tutelare la credibilità di un'istituzione finita nella polvere per precise responsabilità di alcuni suoi dirigenti.

(4-05947)

DELLA SETA, FERRANTE - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

Ines Inventario nazionale delle emissioni e loro sorgenti) ed Eper European pollutant emission register), ora sostituito dal più aggiornato e completo registro E-Prtr (European pollutant release and transfer register), sono registri integrati nati nell'ambito della direttiva 96/61/CE, meglio nota come direttiva Ippc (Integrated pollution prevention and control) Essi sono il risultato di un approccio integrato alla gestione ambientale che coinvolge i Governi, le industrie e il pubblico, e dà la possibilità a quest'ultimo di esercitare il proprio diritto di accesso ad informazioni ambientali in maniera semplice attraverso le moderne tecnologie;

si apprende inoltre che: "Il Registro Ines contiene informazioni su emissioni in aria e in acqua di specifici inquinanti provenienti dai principali settori produttivi e da stabilimenti generalmente di grossa capacità presenti sul territorio nazionale. Il Registro Ines è aggiornato annualmente e sono disponibili le informazioni relative agli anni 2002, 2003, 2004 e 2005. Mentre i dati relativi all'anno 2006 sono disponibili in forma di foglio di calcolo";

ancora : «Il Registro E-Prtr è il nuovo registro integrato che l'Unione Europea realizzerà sulla base di quanto previsto dal recente Regolamento (CE) 166/2006 ("Regulation on of the European Parliament and of the Council Concerning the Establishment of a European Pollutant Release and Transfer Register and Amending Council Directives 91/689/EEC and 96/61/EC"). Il Registro E-Prtr nasce nell'ambito della Convenzione di Aarhus (Convention on Access to Information, Public Partecipation in Decision-making and Access to Justice in Environmental Matters) e sostituisce il precedente Registro Eper, ampliandone i contenuti informativi che naturalmente dovranno rimanere accessibili al pubblico»;

il suddetto sito informa inoltre che "i dati italiani, relativi all'anno 2007 e 2008, comunicati alla Commissione europea sono parziali e ancora soggetti al processo di validazione da parte delle autorità competenti, e per questo motivo la banca dati del sito del registro nazionale non è ancora stata aggiornata con i nuovi dati disponibili. Non appena concluse le operazioni di validazione, i dati completi e corretti saranno comunicati alla Commissione europea e pubblicati anche su questo sito";

in parole povere, i dati successivi al 2006 per l'Italia non esistono, pertanto ad oggi i cittadini italiani si trovano nell'impossibilità di esercitare il proprio diritto all'accesso alle informazioni ambientali in campi di estrema importanza e delicatezza;

si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quali siano i gravi motivi che stanno di fatto paralizzando la pubblicazione dei dati Ines-Eper, con ciò impedendo ai cittadini di accedere, come sarebbe loro diritto, a informazioni ambientali di grande rilevanza.

(4-05948)

LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e della difesa - Premesso che:

dal link pubblicato sul sito di "la Repubblica", intitolato "Unicredit in soccorso di Tremonti" del 23 settembre 2011 si apprende che per gli immobili della Difesa, la banca guidata da Federico Ghizzoni è al lavoro per la costituzione di un fondo immobiliare che gestirà 300 edifici, tra caserme e arsenali su tutto il territorio nazionale: «Piazza Cordusio sarebbe infatti al lavoro come advisor per la costituzione del fondo immobiliare che gestirà il patrimonio del ministero della Difesa. Un veicolo nel quale confluiranno 300 edifici, tra caserme e arsenali su tutto il territorio nazionale. In questo modo il governo ha intenzione di proseguire sulla strada delle privatizzazioni per reperire risorse da destinare ai piani di crescita del paese. Insieme a Unicredit, che curerà la parte finanziaria, ci sarà anche lo studio Bonelli Erede Pappalardo per quello che riguarda gli aspetti legali della costituzione del fondo. Una volta completato il progetto di valutazione, nascerà quindi un veicolo gestito da una sgr immobiliare che venderà sul mercato quote di partecipazione»;

nella stessa data, alle ore 15,39, l'agenzia Ansa riporta una dichiarazione del Sottosegretario di Stato per la difesa Guido Crosetto: «Governo: Crosetto contro Tremonti, ignora Ministero difesa. Non ha invitato rappresentanti difesa a seminario patrimonio. Il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto accusa Giulio Tremonti di non aver invitato nessun esponente del ministero a un seminario sul patrimonio immobiliare. "Giovedì ventinove - riferisce Crosetto - il ministero dell'Economia organizza un seminario sul patrimonio immobiliare. Un seminario ristretto, con inviti limitati ad alcune grandi banche e società finanziarie più qualche 'amico'. Chiaramente escluse altre amministrazioni dello Stato, come la Difesa o i Beni Culturali, che benché interessate ampliamente dalla materia, non riscuotono simpatie. Sarà forse anche dovuto al fatto che la Difesa ha ricordato più volte, sia informalmente che formalmente, all'Economia che il patrimonio immobiliare pubblico va gestito, valorizzato e venduto e non svenduto? Trovo un po' improprio e molto difficile da comprendere questo modo di agire della burocrazia del ministero dell'Economia e sarei curioso di capire con quale logica, oltre a quello dell'incontro tra amici, sia stato organizzato»,

si chiede di sapere:

se risponda al vero che il Ministro dell'economia e delle finanze ha affidato ad Unicredit, banca a giudizio dell'interrogante screditata per aver collocato derivati avariati presso piccole e medie imprese ed enti locali, nonché allo studio Bonelli, Pappalardo, Erede, il progetto di vendita degli immobili pubblici e se abbia indetto una gara pubblica per privatizzare il patrimonio dello Stato;

se sia prassi usuale che il Ministero dell'economia possa organizzare un seminario ristretto sul patrimonio immobiliare, affidando ad amici la vendita, o svendita degli immobili dello Stato;

se risponda al vero che nel seminario ristretto del Ministero dell'economia, con inviti limitati ad alcune grandi banche e società finanziarie più qualche "amico", con l'esclusione di altre amministrazioni dello Stato, come il Ministero della difesa o per i beni e le attività culturali, siano state affidate in trattativa privata le suddette privatizzazioni del pubblico patrimonio;

quali siano le ragioni che hanno indotto ad escludere altre amministrazioni come la Difesa, che benché interessate ampiamente dalla materia, non sembrerebbero rientrare nelle simpatie del Ministro dell'economia, e se scelte impegnative possano essere basate sui sentimenti e su rapporti amicali con i banchieri di Unicredit, invece che su criteri di trasparenza, efficienza, economicità;

se, come ricordato ripetutamente dal Ministero della difesa, non sia indiscutibilmente che il patrimonio immobiliare pubblico va gestito, valorizzato, venduto, e non svenduto a combriccole di amici capeggiati dai banchieri, che traggono profitti e vantaggi privati da beni che appartengono alla collettività.

(4-05949)

FLERES - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

in data 15 luglio 2011 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale 4° Serie Speciale Concorsi il bando del Concorso per esami e titoli per il reclutamento di Dirigenti scolastici per la scuola primaria, secondaria di primo grado, secondaria di secondo grado e per gli istituti educativi;

ciò che sorprende dalla lettura del bando è l'assoluta l'indifferenza per i cosiddetti "presidi incaricati";

infatti, in applicazione dell'art. 1-sexies del decreto-legge n. 7 del 2005, convertito, con modificazioni dalla legge n. 43 n. 2005 (disposizioni urgenti per l'università e la ricerca, per i beni e le attività culturali, per il completamento di grandi opere strategiche, per la mobilità dei pubblici dipendenti, nonché per semplificare gli adempimenti relativi a imposte di bollo e tasse di concessione, nonché altre misure urgenti, sanatoria degli effetti dell'articolo 4, comma 1, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 28), sono conferiti a docenti di ruolo, con incarico annuale di reggenza, posti vacanti di dirigente scolastico;

allo stato attuale nel nostro Paese sono più di 100 gli insegnanti, inseriti in graduatorie provinciali, che prestano servizio come dirigenti scolastici incaricati;

malgrado gli stessi vivano da anni una situazione di precarietà, costoro garantiscono con la loro presenza continuità didattica e gestionale, assicurando così il servizio in molte sedi difficili e disagiate e rappresentando degnamente l'istituzione scolastica loro assegnata;

i suddetti presidi incaricati, svolgendo tali funzioni da diversi anni, hanno acquisito capacità, competenze ed esperienze messe a disposizione di un'amministrazione che li ha, peraltro, incaricati, formati ed aggiornati con spese a carico dello Stato,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo se non intenda intervenire al fine di predisporre un provvedimento, in sanatoria, al fine di inserire, previa istanza al direttore scolastico regionale, in coda alle relative graduatorie regionali, quei concorrenti che hanno partecipato alle prove del corso-concorso riservato, indetto con decreto ministeriale del 3 ottobre 2006, in possesso dei requisiti e per i quali è ammessa la possibilità di nomina anche per la copertura di posti rimasti vacanti e disponibili in altre regioni, sanando così una situazione che si protrae ormai da un decennio.

(4-05950)

FLERES - Ai Ministri dell'interno, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per il turismo - Premesso che:

il direttivo dell'associazione degli operatori del commercio, del turismo e dei servizi di Lampedusa, ha denunciato in un comunicato stampa di qualche giorno fa, la grave situazione in cui versano le isole Pelagie;

da un incontro con il Sottosegretario dell'interno on. Viale, che ha visitato l'Isola e che ha dato la possibilità alle associazioni di categoria di esternare le rispettive perplessità sulla situazione che si sta creando sul territorio e, nonostante le rassicurazioni ricevute dalle Istituzioni, ad oggi gli immigrati continuano ad arrivare in massa e la presenza degli extracomunitari si aggira intorno alle 2.000 unità, contro una popolazione di circa 6.000 abitanti;

il 20 settembre 2011 una protesta contro il rimpatrio nel proprio Paese di circa 1.300 immigrati tunisini, ospitati in strutture del CIE (Centro di identificazione ed espulsione) in contrada Imbriacola a Lampedusa, è sfociata in un incendio che ha distrutto completamente il centro. Fortunatamente non si sono registrati feriti gravi, ma solamente qualche intossicazione a causa della fitta nube nera che si è sviluppata e che è arrivata fin sopra il centro abitato;

i 1.300 immigrati sono stati radunati nel centro sportivo di Lampedusa, controllati a vista dalle forze dell'ordine;

la popolazione lampedusana, sottoposta ormai da diverso tempo allo stress e alla violenza psichica che comporta il continuo approdo di immigrati sull'isola , è in agitazione per le voci che danno la base Loran in ampliamento per consentire il soggiorno ad un numero superiore di immigrati,

l'interrogante chiede di conoscere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza e come, per quanto di rispettiva competenza, intendano intervenire sui gravi problemi che stanno attanagliando le isole Pelagie, basti pensare che Linosa e Lampedusa sono per l'80 per cento predisposte al turismo, ma che questa estate le presenze si sono ridotte del il 70 per cento nel mese di luglio, del 30 per cento per il mese di agosto e nuovamente del 70 per cento per il mese di settembre;

se risulti vero al Ministro dell'interno la disposizione per l'ampliamento della base Loran che permetterebbe il soggiorno ad un numero superiore di migranti;

se non intendano predisporre un incontro con il direttivo delle associazioni degli operatori del commercio, del turismo e dei servizi di Lampedusa e Linosa per trovare soluzioni alla grave emergenza, umanitaria ma anche economica, che riporti finalmente quella calma e quella tranquillità che da sempre hanno caratterizzato le isole Pelagie.

(4-05951)

FLERES - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

la legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria per il 2007) ha trasformato le graduatorie permanenti degli insegnanti in graduatorie ad esaurimento ma, contestualmente, ha impegnato il Ministro a realizzare un'attività di monitoraggio, anche al fine di verificare, durante la gestione della fase transitoria, l'opportunità di procedere ad eventuali adattamenti;

un primo adattamento in seguito alla legge n. 296 del 2006 è stato realizzato nel 2008 con l'approvazione di un emendamento (art. 5-bis) al decreto-legge 1 settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169, che consentì a circa 21.000 docenti l'inserimento a pieno titolo e con riserva nella III fascia nelle graduatorie ad esaurimento;

è da sottolineare che anche gli immatricolati nell'anno scolastico 2007/2008 erano stati originariamente esclusi dalle graduatorie ad esaurimento, ma ne fu consentito l'inserimento nel 2009 grazie all'intervento normativo citato;

questo primo adattamento ha creato un'evidente discriminazione e disparità di trattamento tra le categorie di docenti immatricolati nel 2007/2008 che sono state inserite e le categorie di docenti ed abilitati immatricolati dal 2008/2009 in poi, che hanno frequentato un identico percorso di studi in seguito ad una selezione concorsuale a numero chiuso, lezioni frontali a frequenza obbligatoria (con pagamento di contributi obbligatori a carico), esami in itinere, tirocinio, esame finale presso corsi regolarmente attivati dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e ai quali non viene garantito l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento;

l'ordine del giorno G105, accolto dal Governo durante la seduta d'Aula del Senato del 26 febbraio 2011, impegna il Governo a prevedere un intervento normativo finalizzato a consentire l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento dei docenti abilitati dal 2009 ad oggi;

per le due classi di concorso di strumento musicale e arte ed immagine i cui corsi abilitati ordinari sono stati attivati per la prima volta nel 2007, è stato concesso una sola volta l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento per queste due classi di concorso (per il biennio 2009/2011);

dopo l'attivazione del III ciclo nel'anno accademico 2009-2010 sono stati sospesi anche i suddetti corsi abilitanti;

negli organici provinciali risultano presenti più di 1.500 posti vacanti e disponibili;

i docenti abilitati ricevono proposte di supplenza dalle graduatorie d'Istituto e non dalle graduatorie provinciali perdendo così la possibilità di essere messi in ruolo, tutto questo va a vantaggio di docenti che risultano presenti nelle graduatorie provinciali solo perché hanno frequentato il primo ciclo abilitante pur avendo un punteggio inferiore;

il tribunale amministrativo regionale per il Lazio ha accolto le istanze cautelari e in considerazione che il decreto ministeriale n. 44 del 2011 non consente l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento al personale che ha conseguito il titolo per la classe 77/A alla data di entrata in vigore del decreto ministeriale medesimo perché il testo del decreto mantiene in sede di aggiornamento tutti coloro che sono già inseriti nella corrispondente fascia delle graduatorie ad esaurimento, generando così una anomala diversità del trattamento rispetto a coloro che sono in possesso dello stesso titolo dei ricorrenti, ma che risultano già inseriti grazie a dei diplomi rilasciati da disposizioni all'epoca vigenti;

l'accoglimento della domanda cautelare agli esclusivi fini di un riesame della situazione riversata nella presente sede dagli istanti è evidenziata dall'impossibilità di collocazione di detti docenti nel mondo del lavoro,

si chiede di conoscere se dal Ministro in indirizzo non intenda attivare tutte le procedure del caso per consentire l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento nell'anno scolastico 2011/2012 di tutti i docenti che hanno conseguito l'abilitazione all'insegnamento anche con riserva, per la classe di concorso 77/A, con il "vecchio" sistema di formazione dei docenti in vigore fino al 2010, in quanto unico canale di reclutamento di fatto esistente fino all'approvazione del "nuovo" sistema di assunzione in quanto unica soluzione a questa evidente discriminazione e disparità di trattamento.

(4-05952)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

6ª Commissione permanente(Finanze e tesoro):

3-02406, del senatore Lannutti, sulle agenzie di rating;

8ª Commissione permanente(Lavori pubblici, comunicazioni):

3-02400, della senatrice Magistrelli, sulla remunerazione dell'attività legale svolta dai dipendenti di Anas per l'azienda stessa.