DI GIOVAN PAOLO (PD). Signora Presidente, signor Ministro, colleghi, a febbraio 2010 approvammo in quest'Aula una mozione, di cui incidentalmente ero primo firmatario, con i colleghi radicali che solitamente si occupano di questi temi, con i senatori Fleres, Marino e altri, e con il contributo importante del sottosegretario Caliendo. Quest'ultimo ci mise nelle condizioni di approvare una mozione nella quale ponevamo alcuni punti molto precisi.
Di questi 12 punti che furono approvati, probabilmente ne abbiamo realizzato uno solo, che riguarda la detenzione delle detenute madri (anch'esso realizzato in via di definizione rispetto a questo tema). Ed io credo che in quel momento fossimo molto realisti nel porre le questioni. Per questo, ho apprezzato il tono sobrio del Ministro rispetto a questi temi che anche io userò per dire quello che si potrebbe fare. Innanzitutto, dovremmo cominciare ad occuparci di questo tema 52 settimane all'anno, nel senso che è molto importante occuparsene come fa chi se ne occupa tutte e 52 le settimane, e quindi anche il 15 agosto. Ma noi speriamo che coloro che hanno scoperto il 15 agosto quel tema lo tengano poi presente per tutto il resto dell'anno.
Ho trovato alcuni elementi interessanti nel suo intervento, signor Ministro, compresi alcuni dati che ha fornito. Ad esempio, il fatto che, rispetto alla mozione approvata, al cui dibattito ha partecipato il ministro Alfano, ci abbia detto la verità sul tema del personale, cui va la nostra gratitudine per le condizioni difficili in cui svolge il proprio lavoro. Il personale è al di sotto di 5.000 unità; ne possiamo retribuire solamente 2.000 per le condizioni economiche del nostro Paese, e questa è una difficoltà, ma c'è un altro modo per intervenire. E su questo aspetto credo che, laicamente, dobbiamo tentare di riflettere.
Si potrebbe pensare che in luoghi dove la pericolosità è attenuata, in termini regolamentari i detenuti possano essere controllati da un numero minore di agenti o che i direttori possano stabilire più liberamente le condizioni di sicurezza all'interno del carcere. Si tratta di questioni molto concrete, e chi ha visitato le carceri lo sa. Ci sono delle sezioni di alcune carceri storiche del nostro Paese nelle quali persone di minore pericolosità possono avere, da parte delle forze preposte, un controllo minore da quello che il regolamento prevede e ciò consentirebbe di impiegare risorse per altre turnazioni.
Condivido che si debba tentare di risolvere il problema con le risorse disponibili e che poi si dovrebbe parlare anche della possibilità di passare a riforme più grandi, sulle quali magari ci può essere divisione tra di noi, all'interno del Parlamento.
Alcune cose possono essere fatte subito. Ad esempio, lo dico come fatto personale, condiviso credo da alcuni colleghi, non mi spaventa affatto - anche se capisco che dall'opposizione è più semplice farlo - pronunciare il termine amnistia. Uno Stato dovrebbe organizzare anche il periodo successivo ad una amnistia, cosa che purtroppo non è stata fatta dopo l'indulto. Tra l'altro, non si tratta solo delle istituzioni ma della partecipazione della società e degli enti locali a scelte come queste, problema che lei ha citato prima e sul quale ritornerò. Se viene pensato il dopo, la parola amnistia non è impronunciabile, perché i cittadini comprendono, e ciò vale persino per le tasse o per altre questioni, se si sta cercando una soluzione che vale la pena di tentare e se tale soluzione diventerà poi un contributo verso il cambiamento permanente della situazione data. Perciò pronuncio questa parola in Aula, e lo faccio con tranquillità, pur consapevole dei molti problemi da risolvere, e anche perché so che nelle carceri ascoltano i nostri dibattiti, per cui non dobbiamo creare false illusioni. Per questo, dobbiamo cercare di attenerci tutti ad una certa sobrietà, e lo faccio anch'io, anche se personalmente penso che l'ergastolo sia una misura da eliminare e che si dovrebbe tornare - proprio ieri abbiamo ricordato il ministro di grazia e giustizia Martinazzoli - a quel periodo della legge Gozzini che ha dato buoni risultati. Dovremmo guardare a quel tipo di impostazione del problema con minore ideologia per potervi poi tornare. Detto ciò, questi sono i grandi temi sui quali ci confronteremo.
Io mi soffermo su un aspetto specifico, anche perché ho ascoltato il resoconto del lavoro che, come sappiamo, è stato svolto dal collega Marino e dalla sua Commissione rispetto agli OPG. Vorrei sottolineare un aspetto per dare un contributo sulla questione di cui mi interesso in questo periodo, cioè il tema della cosiddetta sanità penitenziaria, che lei ha affrontato con puntualità e concretezza per le quali anch'io le sono grato. La sanità penitenziaria è una delle riforme, secondo me una di quelle buone, che sono state fatte e dalle quali, come parlamentari ma anche come cittadini italiani, dovremmo cercare di imparare per poter lavorare meglio in futuro.
In primo luogo dovremmo imparare che le riforme non si fanno senza i fondi per realizzarle e che, in tal caso, è meglio aspettare. Non ne faccio una questione di destra o di sinistra. Le riforme devono avere fondi adeguati per essere realizzate. All'epoca non li ebbe perché per quella riforma, tra l'altro, fu prevista una spesa minore di quella utilizzata per la sanità penitenziaria di 40.000 detenuti, e oggi abbiamo saputo a che punto siamo arrivati. Questo è un altro dei dati che ci ha fornito oggi, perché noi non sapevamo ancora a quanto ammontasse la spesa prevista per il 2011, anche se negli ultimi due anni si è attestata intorno ai 190-200 milioni l'anno che, divisi per le 20 Regioni italiane (21 con le Province autonome), capiamo bene che risultano essere una cifra di piccole dimensioni rispetto alla situazione.
A questo proposito, a nostro avviso, bisognerebbe aprire un tavolo tra il Ministero della giustizia, il Ministero della salute e le Regioni, tenendo conto che, come lei ha giustamente detto, esiste una responsabilità che non viene esercitata fino in fondo dalle Regioni, ed è giusto ricordarlo, anche se bisogna sottolineare anche le attuali difficoltà in questo campo. Io credo che una cabina di regia del Ministero della giustizia sia importante, e comunque ribadisco che ritengo necessaria l'apertura di un tavolo tra il Ministero della giustizia, il Ministero della salute e le Regioni. Ovviamente è necessario fare opera di persuasione nei confronti della Regione Siciliana, che è un corpo legislativo di cui abbiamo grande rispetto e con una storia parlamentare antica di secoli, affinché recepisca queste istanze.
Vi è poi la questione della definizione finale del tema del personale che fu trasferito ma che oggi ancora non lo è stato. Oggi gran parte della sanità - lo evidenziava poc'anzi il collega D'Ambrosio Lettieri - va avanti sull'abnegazione del personale, dei volontari nonché della Polizia penitenziaria; l'assistenza ai singoli che hanno problemi, come l'HIV o altre situazioni invalidanti, spesso avviene grazie alla singola guardia di Polizia penitenziaria che si muove a compassione e che aiuta. Ciò, però, non è accettabile perché evidentemente procura problemi dal punto di vista organizzativo.
È necessaria, poi, una maggiore programmazione da parte delle ASL: cosa ci vuole per sapere che alcuni medicinali non possono essere richiesti giorno per giorno da un'istituzione come il carcere, che è aperta 365 giorni all'anno? Cosa ci vuole per capire, per quanto riguarda i SERT, che un tossicodipendente non potrà avere la sua dose di metadone finché il medico non avrà accertato la dipendenza (e, quindi, se viene arrestato il 13 agosto, come accade ogni anno, fino al 16-17 agosto non sarà curato da nessuno, se non attraverso qualche dispositivo o medicinale di pronto intervento)?
Inoltre, la formazione del personale andrebbe svolta - come è avvenuto negli ultimi anni - con l'Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà, che ha un bel background al riguardo.
In conclusione, signora Presidente, comprendo benissimo che siamo in un momento di grave difficoltà economica (lo sappiamo e ne parliamo ogni volta che si esamina un provvedimento), che le ASL hanno già parecchi grattacapi con i cittadini normali, pur riconoscendo alla fine che si parla pur sempre di cittadini dei quali dobbiamo tentare la rieducazione. Credo, però, che tutto ciò si debba preparare proprio nei momenti difficili, spiegando agli altri cittadini che nei periodi di crisi, come quello attuale, si costruiscono le condizioni affinché vi sia un miglioramento e si abbia una situazione diversa per il futuro; è nei momenti difficili e non in quelli facili che si difendono le ragioni del diritto.
Lei, signor Ministro, ha rivolto un invito alla sobrietà che io credo dobbiamo accettare; tuttavia, fuori dalle demagogie, dobbiamo scegliere di realizzare almeno altri due o tre punti dei 12 rimasti nella mozione: è possibile, e facciamolo, prima del prossimo 15 agosto. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Blazina. Ne ha facoltà.