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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 606 del 21/09/2011


MARITATI, DELLA MONICA, CASSON, D'AMBROSIO, CAROFIGLIO, CHIURAZZI, GALPERTI, PERDUCA, AMATI, ANTEZZA, BARBOLINI, BASSOLI, BIONDELLI, CARLONI, CECCANTI, CHITI, DE LUCA, DEL VECCHIO, DELLA SETA, DI GIOVAN PAOLO, FERRANTE, GASBARRI, LUMIA, MARCENARO, MARINO Ignazio, MAZZUCONI, MICHELONI, MONACO, MONGIELLO, MUSI, PASSONI, PERTOLDI, PINOTTI, PORETTI, SANNA, SCANU, STRADIOTTO, TOMASELLI, VITA - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

il 9 giugno 2011 il giudice di sorveglianza presso il Tribunale di Lecce, decidendo sul ricorso, accolto parzialmente, del detenuto signor Abdelaziz Slimani, ristretto nel locale carcere, ha emesso un'ordinanza con cui ha condannato il Ministero al pagamento della somma di 220 euro, oltre la rivalutazione monetaria ed interessi legali, a titolo di risarcimento del danno, in favore del ricorrente;

la condanna è stata motivata dalle circostanze del trattamento disumano riservato al detenuto in relazione alle condizioni ambientali imposte in quell'istituto carcerario;

il giudice di sorveglianza ha tra l'altro sottolineato nel suo provvedimento come lo stato di detenuto non cancella né attenua il doveroso rispetto dei diritti fondamentali dell'integrità e dignità della persona;

sulla scorta delle denunziate e comprovate condizioni inumane in cui i detenuti sono costretti a scontare la pena detentiva loro inflitta, il giudice ha ritenuto che in concreto il rispetto dei diritti fondamentali della persona del detenuto nel carcere di Lecce sarebbero gravemente lesi;

in particolare, sono descritti gli spazi del tutto insufficienti all'interno dei quali, in promiscuità, i detenuti sono costretti a trascorrere la gran parte della giornata (fino a 22 ore al giorno), in assenza peraltro delle più elementari regole dell'igiene e riservatezza in merito ai servizi igienici;

l'affollamento delle celle concepite e realizzate per uno o due detenuti indurrebbe non di rado l'amministrazione a fare vivere in quelle condizioni quattro o sei detenuti, alcuni dei quali costretti in posti letto a castelletto, collocati ad una distanza dal soffitto di appena 50 centimetri;

in difformità rispetto al dettato costituzionale, secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione del condannato e che la stessa non debba mai concretizzarsi in pratiche disumane che offendano l'integrità e la dignità della persona del detenuto, nel carcere di Lecce, evidenzia ancora il giudice di sorveglianza, vigerebbero condizioni assolutamente disumane al punto che i casi di suicidio sarebbero pericolosamente aumentati negli ultimi mesi, in assenza, se pur minima, di ogni tipo di intervento di sostegno e programma di recupero del detenuto, cosicché parlare di vera e propria "tortura" non sarebbe affatto esagerato né azzardato;

la Corte europea per la tutela dei diritti fondamentali dell'uomo si è già più volte pronunziata condannando il nostro Paese per le ragioni sopra richiamate, il magistrato di sorveglianza ha ritenuto più coerente e doveroso condannare la pubblica amministrazione, in presenza di simili negativi e gravi presupposti, al risarcimento del danno in favore del detenuto ricorrente;

prescindendo da ogni questione giuridica e procedurale che attenga il provvedimento adottato dal magistrato di sorveglianza del Tribunale di Lecce, appare evidente la gravità assoluta del contenuto di quella decisione, in cui per la prima volta si ha ufficiale riconoscimento di uno stato di gravissimo disagio, al limite di condizioni di vera e propria "tortura", a danno dei detenuti ristretti in un istituto carcerario;

ancora una volta problemi di grande importanza e complessità per il Paese finiscono per essere presi in considerazione ed affrontati sul terreno giudiziario, per via di ritardi ed omissioni inaccettabili della pubblica amministrazione competente;

in presenza di un atto giurisdizionale dal contenuto di così elevata gravità appare inammissibile quindi un silenzio o peggio un'inattività perdurante del Ministero;

sarà pertanto opportuno che il Ministro in indirizzo riferisca al più presto al Senato se ed in che misura i disagi e le gravi deviazioni del sistema giudiziario denunziati stiano rappresentando oggetto di attenzione e di interventi concreti del Ministero e di altri Ministeri competenti,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga opportuno riferire con la massima urgenza in ordine a se e quali provvedimenti abbia adottato o intenda adottare al fine di eliminare o, se non altro, fortemente attenuare, in tempi rapidi, lo stato di grave illegalità in cui versa il carcere di Lecce come, d'altronde, la maggior parte degli istituti carcerari presenti nel nostro Paese.

(2-00382p. a.)