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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 605 del 20/09/2011


ASTORE (Misto-ParDem). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ASTORE (Misto-ParDem). Signor Presidente, ho chiesto di parlare perché la morte di Martinazzoli mi tocca personalmente, e tocca parecchi di noi che abbiamo militato attivamente nella Democrazia Cristiana.

Lo sforzo fatto da Martinazzoli nel 1994 per una missione che poi si è rivelata impossibile ha avuto allora il nostro plauso in diversi congressi all'EUR. Pensavamo di aver trovato un nuovo Zaccagnini, che potesse rilanciare l'idea dei cattolici democratici, a suo tempo denigrata e offesa da comportamenti di alcuni amici.

Va riconosciuto a Martinazzoli il fatto di averci ridato l'orgoglio, negli anni 1992, 1993 e 1994, di lottare come cattolici popolari e di continuare ad impegnarci nella politica italiana. Non risponde a verità, infatti, che tutta la Democrazia Cristiana fosse da buttare, come qualche storico ha sottolineato e qualcuno si è permesso di scrivere. Io credo che la Democrazia Cristiana abbia avuto un ruolo importante nella storia italiana. Basta citare la laicità di De Gasperi, il quale orgogliosamente disse di no a certi tipi di alleanze richieste dallo stesso Sommo Pontefice, per non parlare di altre figure, di altri uomini che hanno dato lustro alla nostra storia.

Essere caduti durante il periodo di Tangentopoli in errori o immoralità di vario genere non inficia minimamente il giudizio storico che Martinazzoli dava sui cattolici impegnati in politica.

Io credo che Martinazzoli, anche con il rilancio del popolarismo e con il richiamo dei cattolici alle sue origini del 1919, abbia compiuto lo sforzo massimo che poteva fare nel tentare di ridare al partito un ruolo centrale nella politica italiana. Ahimè, egli non aveva forse capito (lo riconoscerà in seguito) che il bipolarismo nascente aveva messo i cattolici nella condizione di dover operare una scelta obbligata. Lo stesso risultato elettorale - che qualcuno ha giustamente definito un buon risultato - fu da lui interpretato con grande delusione, tant'è che si dimise, ed è storico il fatto che rassegnò le sue dimissioni via fax, per cui qualcuno lo accusò di vigliaccheria.

Io credo che oggi sia importante ricordare quest'uomo, che soffriva moltissimo l'accusa, dalla quale si sentiva profondamente offeso, di aver liquidato la DC. La Democrazia Cristiana era stata liquidata da altri - diceva - da coloro che avevano arrecato un danno morale al partito. «Io non essere riuscito a farla rinascere» -affermava - «perché i danni erano gravi e, per la verità, perché un ciclo storico si era concluso».

Per tale ragione - lo dico con estrema lealtà e sincerità - il ruolo dei cattolici oggi va ritrovato nella nostra storia; ci si impone di tornare in politica, ciascuno nella propria posizione, per portare nella stessa quelli che un tempo furono i nostri valori, i nostri obiettivi di fondo.

Al di là delle apparenze (Martinazzoli appariva cupo, sempre triste), io credo che la sua figura di persona inquieta abbia dimostrato che la politica è anche inquietudine. Egli sosteneva (e lo diceva a noi che spesso partecipavamo a diversi convegni) che bisogna andare alla ricerca delle soluzioni concrete, del bene comune, obiettivo della politica per i cattolici popolari. La sua era un'inquietudine che si interrogava spesso su come risolvere i problemi. Egli non era solo un sognatore, come spesso appariva portando tutti noi, durante i convegni e i vari congressi, in dimensioni di speranza. Era anche per la politica dei fatti, come qualcuno ha ricordato e lui stesso ha dimostrato in qualità di Ministro e nei vari ruoli istituzionali. Il critico Montanelli lo ha definito il miglior Ministro della giustizia dell'Italia.

Per tali ragioni, bisogna dare gloria a quest'uomo e omaggiarlo, perché nella politica di oggi manca una figura simile. Lo devo dire, e nessuno si offenda. In un periodo come quello attuale, in cui la politica è scaduta moralmente, in cui noi politici ci sentiamo isolati dalla gente (o meglio la gente ci ha isolati totalmente), in cui prevale un edonismo sfrenato, un individualismo illimitato negli interessi, un familismo nei comportamenti di tanti di noi, in cui predominano partiti personali e non partiti di valori, in cui il trasversalismo e i ribaltoni sono all'ordine del giorno (come molisano lo so bene, perché nella mia Regione è stata addirittura necessaria una legge per bloccare i ribaltoni, tant'è che oggi si vota un esponente di centrodestra candidato in un'altra coalizione), io credo che sia importante ritornare all'insegnamento di Martinazzoli.

È un invito a riformare la politica (così interpreto la sua attività, così mi piace ricordare quest'uomo), soprattutto puntando sulla questione morale, che non deve essere un grimaldello che ognuno di noi utilizza contro l'altro, uno di centrosinistra, uno di centrodestra, uno di un partito e uno dell'altro. La questione morale esiste per tutti, anche per coloro che la utilizzano strumentalmente per attaccare gli avversari.

La politica ha bisogno di nuove regole e di una nuova cultura. Questo insegnamento Martinazzoli lo ha dato, o, almeno, ha tentato in tutti i modi di darlo, perché occorre andare ad un rinnovamento vero della politica. Lui stesso, in uno dei suoi discorsi rimasti celebri, diceva che un giorno i giovani avrebbero capito quel periodo e non avrebbero condannato coloro che avevano tentato di rilanciare un'idea forte.

Io credo che noi cattolici oggi abbiamo il dovere, non di rifare vecchie forme di partito che forse la storia si è portata via, ma di ridiscutere tra di noi e di rafforzare fortemente la nostra presenza nella politica italiana. Questa è la speranza che lui ci ha lasciato. Questo è il ricordo che io amo ricordare oggi in quest'Aula. (Applausi dai Gruppi PD, PdL e CN-Io Sud-FS . Congratulazioni).