Informativa del Governo sull'incidente avvenuto in una fabbrica di Arpino (FR) e conseguente discussione (ore 17,45)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Governo sull'incidente avvenuto in una fabbrica di Arpino (FR)».
Ha facoltà di parlare il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, onorevole Bellotti.
BELLOTTI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, onorevoli senatori, con riferimento ai tragici fatti occorsi a Arpino, in provincia di Frosinone, desidero innanzi tutto esprimere, anche a nome del Governo, il più sentito cordoglio e vicinanza alle famiglie delle persone coinvolte nel tragico incidente.
Si è trattato di una vera e propria tragedia sul lavoro. È ancora più forte e profondo il senso di dolore per questo terribile evento anche perché non solo questo Governo ma le istituzioni nel nostro Paese hanno da sempre posto particolare attenzione ai temi della sicurezza sui luoghi di lavoro, e ultimamente sembrava anche di aver ottenuto risultati importanti. Infatti, nel 2010, per la prima volta, il numero dei morti sul lavoro è stato inferiore a 1.000; lo rende noto l'INAIL nel rapporto annuale presentato alla Camera. Lo scorso anno i decessi sono stati 980, con una diminuzione del 6,9 per cento rispetto ai 1.053 del 2009; in diminuzione anche gli infortuni nel complesso: nel 2010 sono stati 775.000, in calo dell'1,9 per cento rispetto ai 790.112 del 2009, ovviamente da parametrare con il ridotto andamento economico.
Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, al fine di ridurre il numero e la gravità degli infortuni sul lavoro, sta accelerando ogni attività di propria competenza, utile sia a completare il quadro giuridico delineato dalla recente riforma delle regole della salute e sicurezza sia a favorire l'innalzamento dei livelli di tutela in ogni ambiente di lavoro pubblico e privato.
Innanzi tutto, si evidenzia che le attività della Commissione consultiva per la salute e sicurezza sul lavoro, organismo ricostituito con decreto ministeriale del 3 dicembre 2008, e insediatosi in data 17 marzo 2009, procedono senza soluzione di continuità. Inoltre, continuano con riunioni periodiche le attività dei nove gruppi tecnici di lavoro, nei quali è garantita la presenza paritetica di rappresentanti delle amministrazioni pubbliche, Regioni comprese, e delle parti sociali, per affrontare in tali sedi gli argomenti attribuiti dalla legge alla Commissione. Si pensi, ad esempio, alla elaborazione di linee metodologiche per la valutazione dello stress lavoro-correlato o alla individuazione delle regole della patente a punti per gli edili. Allo stesso modo, si prevedono attività finalizzate alla attuazione del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni ed integrazioni, cosiddetto Testo unico in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Grazie alle attività istruttorie compiute in tali consessi, sono stati elaborati documenti di notevole importanza per gli operatori della salute e sicurezza sul lavoro e altri sono di prossima approvazione da parte della Commissione consultiva.
Episodi terribili come questo ci ricordano che gli sforzi congiunti di tutti gli operatori e delle istituzioni devono continuare e che non bisogna abbassare la guardia, perché la sicurezza di avere salva la vita e la salute di chi ogni giorno si reca sul proprio posto di lavoro è un valore fondamentale per tutti nonché sancito dalla nostra Costituzione.
In ordine alla dinamica dell'incidente, pur mantenendo il necessario rispetto per l'attività d'indagine svolta dalla competente procura della Repubblica di Cassino, posso rappresentare che il 12 settembre scorso, alle ore 15, in località Citoluongo-Sant'Altissimo di Arpino, in provincia di Frosinone, presso la sede operativa della Pitocnica Arpinate srl, nel corso delle lavorazioni relative alla preparazione delle polveri piriche presso una delle casematte del sito, si è verificata un'esplosione, per cause ancora da stabilire, la cui onda d'urto ha investito anche altre casematte provocandone l'esplosione a catena.
Le persone che si trovavano sul sito sono state investite dalle deflagrazioni e, perciò, hanno perso la vita. Si tratta di Cancelli Giovanni di anni 44, di Cancelli Giuseppe di anni 45, di Cancelli Claudio di anni 70, di Battista Enrico di anni 30, di Lorini Francesco di anni 51 e di Campoli Giulio di anni 36. Il Ministero dell'interno ha fatto sapere che dalle testimonianze raccolte è emerso che si sarebbero verificate due esplosioni in rapida successione che hanno causato l'integrale distruzione di quattro manufatti, presumibilmente adibiti alla lavorazione, e l'incendio di un ulteriore quinto casotto, ubicato nei pressi dell'ingresso della fabbrica. Il proietto di detriti e parti incandescenti oltre la recinzione e l'onda di calore generata dell'esplosione hanno causato l'accensione delle sterpaglie e di parte della superficie boscata circostante, circostanza che ha reso necessario l'intervento di quattro squadre di Vigili del fuoco e di due elicotteri spegnifuoco.
Il Ministero dell'interno ha, inoltre, fatto sapere che: «Lo scenario riscontrato, l'orario dell'incidente, avvenuto nelle ore più calde durante il turno lavorativo, il grado di distruzione presente nelle varie zone della fabbrica con evidente presenza a terra di residui di sostanze utilizzate per la produzione dei fuochi sono tutti elementi che potrebbero far ipotizzare un possibile errore umano verificatosi durante le fasi di lavorazione, movimentazione dei materiali e delle sostanze, preparazione delle miscele e confezionamento, da correlare anche alla idoneità delle attrezzature ed alla qualità dei prodotti utilizzati».
Nel primo pomeriggio del 12 settembre, presso la sede operativa della ditta, oltre alle maestranze della Pirotecnica Arpinate srl impegnate nello svolgimento dell'attività lavorativa, era presente il signor Giulio Campoli, titolare di una ditta individuale, giunto sul luogo alla guida del proprio autocarro, presumibilmente, per ritirare della merce acquistata o per contrattare l'acquisto di materiale pirotecnico.
Dagli accertamenti effettuati dalla direzione territoriale del lavoro di Frosinone, si è constatato che il lavoratore Lorini Francesco prestava la propria attività lavorativa senza essere regolarmente assunto e, quindi in nero, alle dipendenze della Pirotecnica Arpinate srl. La società ha, tuttavia, provveduto spontaneamente, in data 13 settembre, alla regolarizzazione del rapporto di lavoro con decorrenza dal 9 settembre 2011.
Dagli atti della direzione territoriale del lavoro di Frosinone è emerso, inoltre, che: nell'agosto del 1999 la ditta fu oggetto di un accertamento ispettivo durante il quale fu riscontrato l'impiego di un lavoratore in nero e, conseguentemente, furono adottati i dovuti provvedimenti sanzionatori; nel luglio del 2002, all'esito dello svolgimento di un ulteriore accertamento ispettivo, non sono state riscontrate irregolarità.
Il dottor Cerullo, sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Cassino ha nominato alcuni consulenti al fine di ricostruire l'esatta dinamica dei fatti verificatesi nella fabbrica di fuochi d'artificio in parola. Lo stesso magistrato ha incaricato i medici legali di esaminare i corpi delle vittime, trasportate presso l'ospedale S. Scolastica di Cassino per il riconoscimento e per l'esame del DNA. Il dottor Cerullo ha, inoltre, incaricato gli ispettori dell'azienda sanitaria locale di prelevare ed esaminare la natura dei materiali costituenti le coperture dei manufatti distrutti essendo verosimilmente costituiti di fibroamianto-eternit.
Si fa presente che i carabinieri della stazione di Arpino hanno proceduto al sequestro dell'area interessata dall'esplosione nonché della struttura interrata adibita a deposito, rimasta completamente integra ad eccezione dei vetri. I carabinieri hanno, inoltre, prelevato il computer utilizzato per la videosorveglianza e sono in attesa di verificare le immagini registrate per recuperare eventuali ulteriori informazioni sulla dinamica dei fatti. Gli stessi carabinieri hanno, inoltre, organizzato lo sgombero della struttura adibita a deposito dei fuochi artificiali già confezionati; tali prodotti sono stati trasportati in custodia in una decina di depositi ubicati nelle regioni Lazio e Abruzzo.
Informo, infine, che l'opificio risulta in regola con le licenze di pubblica sicurezza. In particolare, risultano aggiornate la licenza di fabbricazione di esplosivi e quella per la vendita in deposito di fabbrica di esplosivi, nonché la certificazione di prevenzione incendi, valida fino al 2013. In particolare l'INAIL ha fatto sapere che, da notizie acquisite tramite il comando dei Vigili del fuoco di Frosinone, è emerso che presso la questura di Frosinone è istituita una commissione di vigilanza sulla sicurezza sui luoghi di lavoro per la produzione di polveri piriche, che avrebbe rilasciato recentemente alla Pirotecnica Arpinate l'autorizzazione alla produzione dei prodotti pirotecnici: la citata autorizzazione è rilasciata a seguito della verifica della presenza delle misure attive e passive relative alla sicurezza antincendio.
Si comunica, da ultimo, che è in corso da parte dell'INAIL, ai sensi delle vigenti normative, la verifica della composizione dei nuclei familiari delle persone decedute al fine della costituzione della rendita ai superstiti.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali.
È iscritto a parlare il senatore Gramazio. Ne ha facoltà.
GRAMAZIO (PdL). Signor Presidente, credo che il Sottosegretario abbia fatto bene a illustrare l'intera situazione, compresa quella lavorativa.
La Commissione infortuni sul lavoro, ieri, grazie alla decisione del suo presidente, senatore Tofani, si è recata sul luogo di questa immane tragedia, e ciò ha significato prendere veramente coscienza del danno.
In ordine a questa vicenda, mi preme evidenziare solo due aspetti, gentile Sottosegretario, sottolineati anche in occasione della conferenza stampa che è stata tenuta in loco dalla Commissione e dal presidente Tofani. In queste aziende lavora gente che non conosce la chimica e che dovrebbe essere - a nostro avviso - attenta, molto più attenta. In qualità di Sottosegretario al lavoro, sa benissimo che esistono i tesserini per le professionalità. Se dobbiamo far riparare una caldaia di riscaldamento dell'acqua ci dobbiamo rivolgere a chi è autorizzato a farlo ed è munito di un preciso tesserino; chi lavora negli ascensori dei nostri palazzi o dei nostri uffici deve essere un tecnico altamente professionalizzato. In quel mondo, questo non esiste: stiamo parlando di circa 2000 dipendenti in tutta Italia, di aziende di altissimo livello.
A tal proposito, ricordo che l'anno scorso in provincia di Roma si è tenuta una grande manifestazione, o meglio un campionato mondiale dei fuochi di artificio, e ha vinto un'azienda italiana. Questo a dimostrazione che siamo leader in questo settore, ma non abbiamo trovato il modo e i termini per garantire coloro i quali vi operano. Ecco, credo che il compito della Commissione presieduta dal collega Tofani debba essere anche quello di sollecitare un intervento legislativo a garanzia di quei lavoratori e di quelle aziende, affinché chi opera in quel settore abbia tutte le tutele operative e tecniche, tali da non fare la brutta fine di quei sei lavoratori, anzi cinque più un acquirente che si trovava momentaneamente in quel luogo ed è deceduto insieme a loro.
Quindi, avendo incontrato tutti - lo dirà sicuramente il collega Tofani - abbiamo avuto una percezione completa di quella situazione, e dovremo lavorare - secondo me e secondo i colleghi presenti sul luogo - affinché ci siano le garanzie per quei lavoratori, per quei cittadini ed anche per coloro che andranno ad utilizzare quei fuochi d'artificio. Avendo visto quella realtà con altri colleghi, sono rimasto colpito dalla devastazione. Sembrava di stare in un quartiere di Beirut nel periodo brutto della guerra, o nei dintorni di qualche cittadina libica.
Dobbiamo avere senso di responsabilità e dare garanzie al mondo del lavoro. È un impegno che le chiediamo, gentile Sottosegretario. (Applausi dal Gruppo PdLe della senatrice Maraventano).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Viespoli. Ne ha facoltà.
VIESPOLI (CN-Io Sud-FS). Signor Presidente, le comunicazioni del Governo e l'odierno dibattito ci consentono di tornare su una vicenda tragica per esprimere il cordoglio e per riflettere su come essa si inscriva in un contesto di attività ‑ come è stato appena evidenziato ‑ che ha una sua specificità e richiede un ulteriore elemento di riflessione e approfondimento sul terreno della tutela e delle garanzie in materia di sicurezza sul lavoro.
Questa vicenda, che peraltro ha un precedente, seppur lontano, ci parla della storia di una famiglia che è insieme storia di una tradizione, purtroppo segnata da tragedie - la famiglia coinvolta ha avuto familiari coinvolti in un precedente incidente purtroppo altrettanto tragico - e tiene tutta insieme la comunità del lavoro come comunità anche di destino nella tragedia. La tragedia infatti è condivisa dal lavoratore e dal datore di lavoro unendo questa umanità che si riconosce nella piccola e nella microdimensione della azienda italiana. Ha quindi un valore tragico ma simbolico, che richiama a questa come ad altre valutazioni e considerazioni.
Tale vicenda ci dice anche che dobbiamo mantenere sempre alta l'attenzione nei confronti di dette questioni per la loro drammaticità e rilevanza dal punto di vista umano, prima ancora che da quello sociale ed economico. Per farlo dobbiamo riconoscere che, a volte, una lettura fuorviante non ci aiuta ad affrontare fino in fondo il tema e a dire fino in fondo alcune verità, e cioè che la vicenda riguarda non solo i rapporti di lavoro e a volte lo sfruttamento del lavoro, e non c'è solo una incapacità di seguire le norme sulla sicurezza del lavoro. Bisogna accrescere alcuni elementi che molte volte attengono alla dimensione comportamentale.
Troppi incidenti sul lavoro hanno questa origine, questa motivazione e ragione, per cui bisogna lavorare molto sul terreno dell'informazione e della formazione e su quello della prevenzione. Da questo punto di vista, bisogna chiamare in campo non solo il Ministero del lavoro e le parti sociali: è nella dimensione regionale, territoriale e in quella aziendale che bisogna costruire una filiera virtuosa che metta al centro la qualità del lavoro e, al suo interno, il tema della sicurezza, come elemento anche di premialità.
Bisogna riflettere su alcune questioni che vanno al di là della vicenda in sè, ossia del tema della sicurezza in quanto tale. Prima o poi dovremo trovare il tempo per riflettere e ragionare di come la cultura della responsabilità sociale delle imprese sia una delle grandi questioni che abbiamo di fronte e che, forse, ci consente contemporaneamente di tenere insieme il tema della tutela del lavoro e anche degli orizzonti di una nuova socialità, pur nella dimensione competitiva. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Poli Bortone).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Angelis. Ne ha facoltà.
DE ANGELIS (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, voglio associarmi, anche a nome di tutti i senatori del Terzo Polo, a quanti hanno voluto porgere il loro cordoglio alle famiglie delle vittime dell'incidente di Arpino, paese del frusinate. Questo triste evento ci mostra che le morti bianche, gli infortuni sul lavoro continuano a connotare anche i Paesi avanzati, le cosiddette economie post-industriali, come la nostra.
È vero che nell'arco di un decennio il numero di incidenti si è ridotto notevolmente in Italia: nel periodo 2002-2010 gli infortuni si sono ridotti complessivamente del 20 per cento e le morti del 30 per cento; proprio nel 2010, per la prima volta, si è raggiunto un traguardo storico: si è scesi sotto i 1.000 morti sul lavoro all'anno. Queste cifre, queste statistiche, riportate in maniera fredda, danno l'idea di un modo distaccato di ragionare sull'argomento, ma per l'ennesima volta ci troviamo in questa sede a parlare di un evento tragico, di gente che muore sul lavoro, quando invece sul lavoro si dovrebbe vivere.
È un problema che dobbiamo affrontare in maniera seria, in modo più incisivo di quanto stiamo facendo. Con la Commissione infortuni sul lavoro abbiamo svolto un'opera importante, abbiamo fatto diversi sopralluoghi, trasferte lunghe e importanti, anche all'estero, notando, con grande sorpresa, da parte degli stessi commissari e mia personale, che la nostra normativa è all'avanguardia in Europa. Abbiamo infatti un sistema di controlli, che riguarda le varie componenti dello Stato, complesso, forse farraginoso sotto certi punti di vista, avendo circa 10.000 persone che si interessano al controllo e alla prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle morti bianche. In altri Paesi dell'Europa più industrializzati, come Francia, Germania e Inghilterra, il personale addetto a questo sistema di controlli è la metà, talvolta anche la metà della metà, ma noi, purtroppo, abbiamo un numero di infortuni sul lavoro e di persone che muoiono lavorando che è il doppio, spesso anche il triplo rispetto a questi Paesi.
Questo fa sì che dobbiamo porci il problema, e dobbiamo porlo all'attenzione della nostra società. Mille morti l'anno non sono pochi: sono una questione seria, reale, che deve coinvolgere tutti in un momento di riflessione. Dobbiamo domandarci il perché. Sono d'accordo con quanto affermava il senatore Viespoli circa il fatto che tutto questo deve coinvolgere l'intera filiera, partendo dall'azienda, dalle amministrazioni locali per arrivare alle Regioni, che tra poco diventeranno fonte normativa rispetto a questa problematica. La questione sta diventando davvero una grande emergenza nazionale.
Le circostanze nelle quali maturano gli incidenti più gravi sono generalmente il risultato di situazioni complesse sotto il profilo delle singole operazioni tecniche da svolgere. E' questo il caso di Arpino, dove evidentemente si è verificato un errore tecnico nello svolgimento di una funzione complessa, delicata, che appartiene alle tradizioni più vere del nostro Paese. I fuochi d'artificio fanno parte infatti della tradizione delle feste di paese: è qualcosa che riguarda l'Italia, le nostre autentiche tradizioni. Esiste quindi un problema serio. Nella sua drammaticità, l'incidente di Arpino ci fa vedere come operi «la livella» delle morti bianche, nel senso che insieme ai lavoratori muoiono i datori di lavoro e, addirittura, come nel dramma di Arpino, il cliente che si trova lì per controllare e acquistare la merce.
In tal senso, serve anche che l'imprenditore, il piccolo imprenditore, cioè il nerbo dell'economia italiana, prenda sempre più coscienza e consapevolezza che la sicurezza non è un costo, ma un investimento per migliorare, sia la qualità della propria attività sia, e soprattutto, la propria vita.
Dall'altro lato, abbiamo il problema, sempre più serio e che abbiamo riscontrato nel corso di diverse missioni, delle situazioni contrattuali. I rapporti contrattuali, lo dico tranquillamente, non sono quasi mai completamente trasparenti. Si disegnano all'interno delle grandi opere minuziose ripartizioni dei compiti nella rete della produzione, ma non si dedica la stessa attenzione all'attribuzione chiara delle responsabilità dal punto di vista della sicurezza. Specialmente negli appalti di grandi dimensioni, l'impresa appaltatrice si serve di una catena di piccole imprese subappaltatrici, che si suddividono tra loro singole parti dell'opera da realizzare, e nei vari passaggi scarsa attenzione viene posta alla sicurezza.
Vorrei che il Sottosegretario mi ascoltasse: è un passaggio molto importante e vorrei che ci fosse l'attenzione del Governo. L'appaltatore tende spesso a scaricare i costi sui subappalti e il subappaltatore vede nella sicurezza una spesa sulla quale risparmiare. Peraltro, si tratta di appalti che vengono affidati tutti al massimo ribasso, quindi a condizioni molto difficili, in un momento come questo. Così, la prima voce sulla quale si tende a risparmiare è quella della sicurezza. Questo è un settore in cui il Governo deve prestare la massima attenzione, perché abbiamo riscontrato (non voglio citare gli incidenti avvenuti in questo periodo) disattenzioni chiamiamole così e situazioni in cui probabilmente si poteva fare di più e meglio.
Voglio concludere parlando di un aspetto che mi è molto caro, e penso lo sia a tutti, riguardo al quale lo Stato dovrebbe intervenire con forza e con convinzione, perché la sicurezza si basa su un sistema filosofico di vita di una società: mi riferisco al fatto che la sicurezza sul luogo del lavoro ci dovrebbe appartenere da subito, sin dalla scuola. (Richiami del Presidente). Proprio nella scuola - ho terminato, Presidente, e la ringrazio per i minuti che mi vorrà concedere - e nei luoghi di lavoro pubblici notiamo scarsa attenzione alla sicurezza; circa l'85 per cento delle scuole e dei locali pubblici non ha infatti adeguati standard di sicurezza. Ciò è per qualche verso abbastanza paradossale. Bisogna costruire una cultura della sicurezza e della prevenzione partendo dalla scuola.
Chiudo con l'auspicio che in questo Paese, al centro di un complesso sistema di controlli, tutele e prevenzioni, venga finalmente posto il lavoratore come uomo, perché in un Paese civile, di lavoro, e noi oggi vediamo che il lavoro è al centro delle preoccupazioni delle famiglie, dei genitori, di tutti, si deve vivere ma non si può morire.
PRESIDENTE. Senatore De Angelis, le ho dato il doppio del tempo.
DE ANGELIS (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). La ringrazio, Presidente. Ho parlato di un problema cui tengo molto.
PRESIDENTE. Considerato che è una vicenda che la riguarda dal punto di vista territoriale, volevo sapesse che ha parlato dieci minuti invece cinque.
DE ANGELIS (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). La ringrazio per il tempo che mi ha dato. (Applausi del senatore Serra).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Carlino. Ne ha facoltà.
CARLINO (IdV). Signor Presidente, signor Sottosegretario, a Frosinone sono rimasti uccisi nell'esplosione di una fabbrica di fuochi d'artificio sei lavoratori: il titolare della fabbrica, i suoi figli, tre operai. Nel 1994, a due passi da lì, un'altra fabbrica della stessa impresa era esplosa ed erano morti anche in quel caso cinque lavoratori, fra cui due membri della stessa famiglia decimata la settimana scorsa.
Sei lutti, quelli del frusinate, che vanno ad aumentare il numero delle morti sul lavoro nel Lazio. Con 19 decessi fino alla fine del mese scorso, la Regione aveva una media di oltre due vittime al mese.
Come ha scritto Sergio Rizzo sul «Corriere della Sera», era stato annunciato qualche mese fa con toni trionfalistici «che il numero dei morti sul lavoro nel 2010 si era fermato sotto quota mille. Come se 982 cadaveri fossero pochi. [...] Gli esperti diranno che in casi come quello di Arpino entra sempre in gioco la "fatalità". Ci spiegheranno che le nostre regole in materia di sicurezza sul lavoro sono avanzatissime. E argomenteranno che il numero dei decessi da qualche anno è in calo progressivo, almeno, di quelli ufficiali, perché proprio questo è il punto: che cosa nascondono le cifre ufficiali sugli infortuni?» Nascondono, per esempio, i tanti incidenti che riguardano i lavoratori extracomunitari assunti in nero, che rappresentano ben il 40 per cento dei morti sul lavoro. Non è un caso che spesso si abbia notizia del ritrovamento sul ciglio di una strada, magari a pochi passi da un cantiere, di qualche cadavere.
Presidenza della vice presidente MAURO (ore 18,15)
(Segue CARLINO). Conclude Rizzo: «Guai ad abbassare la guardia sulla sicurezza in un Paese la cui ossatura è costituita da piccole e piccolissime imprese. Caratteristica che favorisce oggettivamente il diffondersi della piaga del lavoro nero e irregolare. Che automaticamente significa minore (quando addirittura inesistente) sicurezza».
Signor Sottosegretario, se il nostro compito non è quello di indagare sulle cause che hanno condotto al gravissimo episodio di Arpino (lasciamo questo compito alla magistratura) lo è certamente quello di ripetere quanto sia fondamentale e prioritario, in un Paese che si considera uno dei protagonisti della scena economica mondiale, attuare serie politiche di investimento per proteggere la vita dei lavoratori che sono vite umane e forza produttiva.
Bisogna dire basta all'ignoranza quando si parla di sicurezza: esistono discipline precise che debbono essere rispettate. Quindi, largo spazio alla formazione dei lavoratori. L'incidente di lunedì scorso dimostra che senza un rafforzamento di controlli certi, finalizzati alla prevenzione degli incidenti, in particolare nei settori più a rischio, le morti sul lavoro continueranno ad aumentare. Sono necessari maggiori controlli, specialmente in siti ad alto rischio, come era quello di Arpino.
Il giorno dopo la tragedia, ricordo che il ministro Sacconi ha scritto sul suo blog che «i servizi ispettivi del Ministero del lavoro sono stati già attivati affinché collaborino con i Vigili del fuoco, con il servizio sanitario regionale e con gli inquirenti al fine di una tempestiva individuazione delle cause e delle eventuali responsabilità». Tutto questo non basta, signor Ministro. Non si può intervenire solo a tragedie avvenute. Il tanto sbandierato piano triennale del lavoro, presentato dal Governo quasi un anno fa ed inserito addirittura nel Piano nazionale di riforme presentato in sede europea, avrebbe dovuto prevedere tra i suoi punti cardine la lotta al lavoro irregolare e l'aumento della sicurezza sul lavoro. In realtà, si indicavano non meglio definite «azioni di vigilanza selettiva» e «modifiche ai sistemi sanzionatori che ne accrescano l'efficacia».
Tuttavia, come abbiamo già avuto modo di dire tante volte, anziché lotta al lavoro irregolare si sarebbe dovuto più brevemente e correttamente scrivere lotta alla sicurezza sul lavoro, visto che dall'inizio della legislatura il Governo si è applicato con costanza solo allo smantellamento delle tutele previste dal decreto legislativo n. 81 del 2008. Giorno dopo giorno è stata iniettata nel Paese una cultura per cui i diritti non contano niente e prima si levano di mezzo e meglio è, che considera le regole e le norme di sicurezza lacci e lacciuoli che vanno cancellati. Un'analisi compiuta dalla UIL sui bilanci sanitari di alcune Regioni ha dimostrato che, nel 2010, le spese per le attività di prevenzione della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro di competenza delle ASL hanno registrato un calo del 60 per cento nel Lazio e del 75 per cento in Abruzzo.
Questo stato di cose, considerando che in Italia le morti bianche sono ancora ai massimi livelli fra i grandi Paesi europei, dovrebbe indurre a investire massicciamente nei controlli. Invece, non solo non si è diffusa la cultura della prevenzione nel nostro Paese, ma si è anche operato attivamente per rendere i controlli impossibili.
Il Governo, con l'ultima manovra, ha attuato solo tagli nelle attività ispettive e di controllo, provocando un rallentamento delle ispezioni, ormai evidente. Grazie a questa politica dissennata, oggi, un'azienda può essere controllata in media una volta ogni 110 anni!
La manovra peggiorerà ancora la situazione. Mentre si discute molto di auto blu, gli ispettori della sicurezza devono molto spesso usare mezzi propri e senza avere il carburante necessario.
Signor Sottosegretario, tutto questo è davvero inaccettabile. Impegniamoci seriamente affinché la sicurezza sui luoghi di lavoro venga garantita a tutti i lavoratori, indipendentemente dalla nazionalità. Facciamo in modo che questa crisi così grave non porti a sacrificare la sicurezza, a mettere a repentaglio la propria vita e quella degli altri pur di provare a conservare un lavoro o di salvare la propria azienda. (Applausi del senatore Di Nardo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Serra. Ne ha facoltà.
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signora Presidente, mi sia consentito esprimere preliminarmente il cordoglio mio e della parte politica che rappresento alle famiglie delle vittime, che peraltro, dopo più di una settimana, sono ancora in attesa di poter celebrare i funerali dei loro cari.
Le poche risposte trovate in questi giorni sulle esplosioni che hanno cancellato la Pirotecnica Arpinate senza lasciare indizi rendono il loro strazio ancora più acuto. La ditta sembrava una delle più sicure tra le 15 fabbriche del settore, tanto da essere stata scelta dalla Guardia di finanza come deposito giudiziario per i fuochi d'artificio clandestini sequestrati, ed era ritenuta una realtà rispettosa delle normative di prevenzione.
Questo, signor Sottosegretario, ci rivela ancora una volta quanto l'attenzione e la prevenzione necessarie a garantire la sicurezza del lavoro non siano mai troppe, soprattutto in settori ad alto rischio. Poco giova sapere che c'è stato qualche morto in meno, quando di fronte a 2.000 lavoratori del settore ben 49 sono stati i morti negli ultimi anni.
Io condivido quanto il senatore Gramazio prima ha chiesto, cioè che il settore venga regolamentato. Certo, lui è un parlamentare della maggioranza e fa una richiesta al Governo; io mi chiedo invece come mai non è stata ancora regolamentata da nessun Governo (come vede, non c'è polemica nelle mie parole) questa materia così settoriale, particolare e ad altissimo rischio. Se in un'azienda ritenuta sicura per i lavoratori è potuta accadere una simile tragedia è facile intuire come, allargando lo sguardo all'intero mondo del lavoro, si giunga ai drammatici numeri che conosciamo: 350 vittime dall'inizio dell'anno, senza considerare i tanti incidenti che riguardano lavoratori extracomunitari assunti in nero, una larga percentuale difficilmente stimabile delle vittime sul lavoro, vittime troppo spesso senza volto e senza nome.
Come è possibile - chiediamo oggi - che l'Italia raggiunga ancora questi numeri, che sono il doppio e il triplo rispetto a quelli delle Nazioni più moderne d'Europa? Come è possibile che di fronte a questo fenomeno, definito dal Presidente della Repubblica una delle più gravi emergenze della nostra Nazione, non ci decidiamo a intensificare e organizzare diversamente i controlli?
Il Governo ha promesso mesi fa un piano triennale sul lavoro che avrebbe dovuto incidere con forza anche sullo scandalo delle morti bianche, ma per ora nessun cambiamento concreto sembra esserci all'orizzonte, se non in negativo. L'ultima manovra, come ormai è noto a tutti, ha provocato un rallentamento delle ispezioni, e questo non è accettabile. Non possiamo delegare la sicurezza sul lavoro al senso di responsabilità delle singole aziende o alla possibilità dei singoli lavoratori di rivendicare i propri diritti senza rischiare di perdere il posto.
Garantire la sicurezza sul lavoro è compito e dovere delle istituzioni, attraverso l'applicazione delle sanzioni a chi trasgredisce, ma soprattutto attraverso la prevenzione, ossia con controlli seri e frequenti, con corsi di formazione indirizzati a imprenditori e lavoratori e con una campagna di informazione che sensibilizzi l'opinione pubblica nei confronti di un dramma che, come tanti altri in questo Paese dalla memoria corta, viene rievocato solo dopo le stragi. Naturalmente, in settori così a rischio tali misure vanno rafforzate e ampliate, estendendo i controlli ai materiali usati, all'esperienza di chi li maneggia, alla regolarità assoluta di tutte le procedure adottate. Niente può essere lasciato al caso, se non a costo di diventare complici di questa ininterrotta catena di morti insensate.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Maraventano. Ne ha facoltà.
MARAVENTANO (LNP). Signora Presidente, colleghi, ringrazio il Sottosegretario per questa informativa sull'incidente avvenuto il 12 settembre scorso ad Arpino, in provincia di Frosinone, dove è esplosa, come tutti sappiamo, una fabbrica di prodotti pirotecnici provocando la morte di sei persone, compresi i titolari. Come ricordava la senatrice Carlino, per la stessa famiglia questo è stato il secondo incidente, dopo quello avvenuto nel 1994 nello stabilimento in provincia dell'Aquila, dove morirono altri due suoi membri (i morti furono in tutto cinque).
Questa ennesima tragedia in un comparto come quello della produzione dei fuochi di artificio ci deve far riflettere sul fatto che l'incolumità e la salute dei lavoratori costituiscono valori primari per la società, e la loro tutela è interesse non solo del singolo lavoratore, ma di tutta le collettività. Eppure, nonostante i progressi che si sono riscontrati nel corso del 2010 nel contenimento del grave fenomeno, purtroppo negli ultimi otto mesi ci sono state 340 morti sul lavoro, anche a causa di inammissibili superficialità e gravi negligenze nel garantire la sicurezza dei lavoratori. Ad esempio, in questa fabbrica di fuochi di artificio, nonostante la pericolosità dell'attività svolta e delle sostanze manipolate, sembra che l'incidente sia dovuto alla manipolazione di sostanza a base di nitroglicerina in ambiente surriscaldato. Eppure l'ultimo controllo era stato effettuato nel 2009, come rilevato nel corso del sopralluogo effettuato lunedì scorso con i colleghi della Commissione d'inchiesta sugli infortuni sul lavoro.
Sulla base di dati forniti dall'INAIL, è emerso che il maggior numero di incidenti coinvolgono la fascia di lavoratori tra i quaranta e i cinquant'anni e ciò evidenzia che l'esperienza da sola non basta a impedire gli incidenti, ma serve assolutamente una continua e costante informazione e formazione dei lavoratori, specie in comparti, come questo, ad alta pericolosità. Ricordiamo che nell'attività pirotecnica lavorano circa 1.800 persone e fino ad oggi ci sono state circa 80 vittime, soprattutto nella Regione Campania: vale a dire, che il 5 per cento di questi lavoratori è stato vittima di incidenti mortali.
Da ciò la necessità primaria di chiedere un preciso impegno al Governo a proseguire con fermezza la politica sistematica di prevenzione e promozione della salute nei luoghi di lavoro, attraverso una costante attività di informazione e formazione degli addetti ispirata ad una cultura della legalità e della sicurezza basata su una costante e forte vigilanza e sul rispetto delle norme e delle condizioni di lavoro, soprattutto nelle attività ad alto rischio.
Il personale addetto alle ispezioni non dovrebbe essere insufficiente: è una richiesta che rivolgo al Governo, perché purtroppo con la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro abbiamo girato quasi tutte le Regioni d'Italia e abbiamo potuto riscontrare sempre la stessa lamentela, cioè che gli addetti alle ispezioni sono pochi. Questo settore non dovrebbe essere depotenziato, ma dovrebbe costituire il principale obiettivo del Governo nell'ambito delle politiche sul lavoro.
In conclusione, signora Presidente, condivido pienamente l'intervento del senatore Gramazio, perché anch'io considero veramente vergognoso che ancora succedano cose di questo genere. (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nerozzi. Ne ha facoltà.
NEROZZI (PD). Signora Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, nel rinnovare il profondo cordoglio ai familiari delle vittime, credo sia opportuno oggi svolgere alcune considerazioni di merito sull'accaduto al fine di tentare di indicare alcune soluzioni possibili.
La scena che ci si è posta dinanzi ieri ad Arpino, in occasione del sopralluogo della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro, è a dir poco agghiacciante. L'incidente che lì si è consumato è tra i peggiori di questi anni nel nostro Paese e ci impone, fuori da ogni retorica, il dovere di assumere interventi rapidi anche di ordine legislativo e normativo.
Questo piccolo settore che produce giochi pirotecnici e fuochi d'artificio conta circa 1.800 lavoratori. Si tratta di un settore che ha radici artigiane molto antiche e che, a fronte di un modestissimo numero di addetti, negli ultimi 13 anni ha avuto 40 morti: nella sola provincia di Frosinone - il teatro dell'ultimo incidente - in 20 anni gli incidenti che si sono susseguiti hanno causato la morte di 19 persone.
Non è possibile che questo settore non sia inserito tra i comparti soggetti alla disciplina dei grandi rischi (la cosiddetta direttiva Seveso), con tutte le normative e i controlli necessari. Questo, dunque, è il primo intervento da fare, subito.
In secondo luogo, un settore così delicato presuppone una formazione professionale e forme di abilitazioni specifiche legate anche al continuo modificarsi delle tecniche e dei prodotti. Ad una concorrenza spietata - come si registra in questo piccolo settore - non si può rispondere solo con la tradizione, ma vanno adeguate le conoscenze tecniche e scientifiche; quindi, l'abilitazione con una sorta di patentino rappresenta il secondo intervento da assumere urgentemente.
Il terzo intervento sta nell'avere una normativa simile a quella utilizzata nei luoghi militari, che impedisca l'accesso ai siti di produzione e stoccaggio agli estranei alla produzione, siano anche essi possibili acquirenti.
Inoltre, è consentito l'utilizzo di coperture in eternit, ma in caso di esplosione questo materiale produce, a seguito della sua polverizzazione, danni ingenti all'ambiente di lunga durata (anche decennale) e quindi ne va vietato l'uso. Allo stesso modo, vanno inserite strumentazioni per il controllo dell'umidità e del calore durante la produzione dei fuochi d'artificio. Infine, su questo settore vanno intensificati i controlli (come in tutto il mondo del lavoro): come ha evidenziato il signor Sottosegretario, purtroppo uno dei lavoratori deceduti è risultato in nero.
Tutti questi interventi presuppongono una profonda modifica alla cultura della sicurezza e all'idea che meno lacci e laccioli ci sono e meglio è. Non è vero, non è così. Ai piccoli imprenditori ed artigiani bisogna far comprendere, anche aiutandoli economicamente, che sono loro e le loro famiglie le prime vittime di una cultura senza regole: meno ideologia e più difesa dell'integrità della persona umana, quindi.
Cosa si può dire al Governo che già non è stato detto e denunciato, se non ricordare ancora una volta che sono diminuiti i controlli, sono state emanate circolari sbagliate ed inopportune e non sono stati assunti gli ispettori del lavoro e gli operatori tra Vigili del fuoco, uffici del lavoro ed uffici di prevenzione delle ASL necessari a garantire prevenzione e controlli? Quei lavoratori che, assieme ai Carabinieri e alla Polizia, sono intervenuti in modo tempestivo e rapido (penso ai Vigili del fuoco).
Tutto ciò è inserito in una politica sul lavoro che divide le forze sociali, non le unisce. Ma una lotta per la sicurezza sui posti di lavoro ha bisogno dell'unità delle forze sociali, di unità di intenti, non della divisione.
Il giudizio su questo Governo per noi è chiaro, quindi è inutile ribadirlo un'altra volta. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Molinari e Carlino.Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tofani. Ne ha facoltà.
TOFANI (PdL). Signora Presidente, innanzitutto rinnovo il profondo cordoglio per le vittime di Arpino. Ringrazio poi i colleghi della Commissione che questo ramo del Parlamento ha voluto ancora una volta istituire per capire, in modo più diretto, le problematiche che si verificano nei luoghi di lavoro. Mi riferisco ai senatori Nerozzi, Maraventano e Gramazio che, in rappresentanza della Commissione, hanno partecipato al sopralluogo ad Arpino.
Collega Serra, prima lei è intervenuto facendo una riflessione molto «general- generica» - mi consenta - non tenendo, forse, nella dovuta considerazione il fatto che quella problematica, che nessuno si è posto, questo ramo del Parlamento se l'è posta creando ed istituendo una Commissione ad hoc. Se, infatti, oggi noi possiamo riferire dei fatti, come stiamo facendo, è grazie alla sensibilità che questo ramo del Parlamento ed il Parlamento, più in generale, hanno dimostrato.
In estrema sintesi, dobbiamo andare verso l'innalzamento della consapevolezza del livello di rischio per quanto riguarda questa tipologia di lavoro. È necessaria una formazione professionale degli operatori e, quindi, una conoscenza specifica delle materie che si manipolano. Questa attività non può essere inquadrata come semplice lavoro artigianale, così come oggi avviene, e, se è vero - come pare - che le elevate temperature e l'umidità dell'aria rappresentano un grave rischio nella fase di confezionamento, è opportuno adottare misure che consentano di controllare tale fase in modo scientifico, non più affidandosi ad antiche pratiche che prevedono la realizzazione del confezionamento nelle ore meno calde della giornata.
È vero, è stata riservata da parte di tutti scarsa attenzione ad un settore così delicato, così importante e, purtroppo, così rischioso.
La Commissione si è recata ieri ad Arpino per rilevare gli eventuali lati deboli della normativa, e mi sembra che anche dagli interventi che abbiamo ascoltato, sia dei colleghi che hanno partecipato al sopralluogo, che di tutti coloro che hanno voluto dare il proprio contributo a questo dibattito, tale debolezza risulti ormai palese. Quanto all'incidente occorso, sembrerebbe (uso ancora il condizionale perché sono in corso le indagini della magistratura) che la struttura operasse nel rispetto delle regole, la qual cosa rende l'evento ancora più grave ed ancora più necessaria ed immediata un'azione incisiva da parte del Parlamento e del Governo.
Desidero concludere, stando nei tempi che lei, signora Presidente, mi ha concesso, ringraziando il Governo della sensibilità dimostrata e, quindi, di essere venuto oggi qui in Aula a parlare del tema della sicurezza e, in modo più specifico, a riferire sulla tragedia che si è verificata ad Arpino.
Anticipo sin d'ora che, insieme ai colleghi della Commissione, invieremo al più presto al signor Ministro del lavoro una memoria completa su quanto abbiamo verificato e proposte specifiche affinché quanto oggi ci siamo detti non rimanga solo agli atti parlamentari. (Applausi dal Gruppo PD, dei senatori De Luca e Maraventano e dai banchi del Governo).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali sull'incidente avvenuto in una fabbrica di Arpino (FR).