VIESPOLI (CN-Io Sud-FS). Signora Presidente, in sede di Conferenza dei Capigruppo ho chiesto che il Governo venisse a riferire in Aula sulla vicenda dell'Irisbus per alcune motivazioni. Non si tratta, signor Sottosegretario, di una delle tante vertenze territoriali che segnalano la criticità di questa fase e di questo periodo; si tratta di una vicenda emblematica, perché attiene ad una certa fase di industrializzazione del Mezzogiorno, perché richiama la nostra più grande azienda, cioè la FIAT - prima parlavamo, tra le altre cose, anche di responsabilità sociale delle imprese - e perché attiene sostanzialmente al trasporto pubblico locale: quindi, più questioni insieme, che fanno di questa una vicenda di carattere nazionale.
Dico ciò, non solo per la quantità e per la dimensione dei lavoratori coinvolti e dell'indotto trascinato da questa vicenda. Allora, anche se non per sua personale responsabilità, sicuramente c'è una sorta di sottovalutazione rispetto a talune questioni e ad alcune vertenze che invece a mio avviso è necessario affrontare e superare per l'importanza e per il significato che rivestono.
Signor Sottosegretario, si è fatto riferimento all'imprenditore molisano, lo stesso imprenditore che dovrebbe intervenire o pare interverrà per Termini Imerese. Della vicenda Irisbus si è parlato sotto traccia, e ciò testimonia una disattenzione sociale, non solo istituzionale, perché lo stesso sindacato ha recuperato nella dimensione nazionale questa vertenza solo a metà settembre, quando ha riguardato non soltanto l'Irisbus, anche perché l'imprenditore in questione è lo stesso che dovrebbe intervenire per Termini Imerese.
Quando si è chiusa la vicenda di Termini Imerese, si è determinata «di conseguenza» la decisione di FIAT di chiudere la partita, perché l'imprenditore ha fatto un passo indietro nell'interesse per l'azienda campana.
Cito un articolo apparso su uno dei più grandi quotidiani italiani: «Così nei giorni scorsi, dopo il via libera per l'operazione Termini, le due aziende si sono accordate per tagliare la zavorra Irisbus. Sergio Marchionne sa che, anche mediaticamente e non solo in termini di numeri, la partita siciliana è ben più rilevante». Faccio notare anche il linguaggio e il modo di scrivere. C'è cinismo in questo modo di affrontare le situazioni; non c'é soltanto un'insensibilità di carattere sociale, ma una sorta di esplicitazione di un capitalismo senza anima, senza responsabilità sociale, che affronta le questioni come se si trattasse di numeri e come se la storia di una fabbrica, soprattutto in un'area come quella irpina, non significasse la storia di un territorio, di persone, di umanità, di stratificazione culturale, di antropologia, oltre che di economia. Questo modo di affrontare le vicende è inaccettabile perché dimostra una sostanziale insensibilità rispetto a temi che vanno fronteggiati con ben altra predisposizione, prima ancora che con ben altra progettualità.
La vicenda Irisbus va affrontata, a mio avviso, in termini di filiera istituzionale innanzitutto, richiamando al loro ruolo di responsabilità le Regioni meridionali. Da questo punto di vista sia il presidente Caldoro sia, mi auguro, il presidente Vendola debbono dare un segnale nella direzione di un'operazione interregionale chiedendo l'utilizzo, come già ha fatto la Regione Campania, dei fondi FAS, affinché ciò determini un primo passaggio fondamentale che poi deve consentire l'assunzione di responsabilità da parte del Governo, perché esso non può immaginare, sul tema del trasporto pubblico locale, di mantenere il taglio operato: prima o poi, su di esso bisognerà tornare, come è già stato fatto in situazioni precedenti.
Allora, tale questione va affrontata in termini istituzionali, richiamando FIAT alla responsabilità e determinando quelle condizioni che rendano questa vicenda di carattere nazionale, collocandola correttamente in questa dimensione e cercando di fronteggiarla. Diversamente, si determina in questo Paese una sorta di secessione strisciante, che è molto più pericolosa della secessione urlante e di quella urticante. (Applausi dei senatori Poli Bortone e Castro).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Luca. Ne ha facoltà.