VALLI (LNP). Signora Presidente, rappresentante del Governo, colleghi senatori, la vicenda di cui ci troviamo oggi a parlare in quest'Aula rappresenta una brutta pagina di storia, perché la chiusura di fabbriche e la perdita di posti di lavoro sono sempre una sconfitta per le nostre imprese e per il Paese.
La scelta da parte della proprietà di dismettere la produzione di autobus e chiudere lo stabilimento di Valle Ufita è certamente un epilogo drammatico di questa triste vicenda, sia sul piano occupazionale che su quello produttivo.
Sul piano produttivo, perché l'Irisbus di Valle Ufita è in Italia l'unico stabilimento che produce autobus. A parte questo, infatti, in Italia non ce ne sono altri, in quanto la FIAT, che detiene, attraverso l'Iveco, il 100 per cento di questo stabilimento in Irpinia, ha altri due analoghi stabilimenti, ma a Lione, in Francia, e nella Repubblica Ceca.
Proprio quella FIAT, che tanto ha avuto dallo Stato italiano, in termini di incentivi, di finanziamenti e di ammortizzatori sociali, gli altri stabilimenti li aveva già dislocati negli anni passati ed ora, secondo la «logica di mercato» del «necessario e giusto profitto», non ci pensa due volte a disfarsi di questa ennesima realtà produttiva.
Come dicevo, si tratta dell'unica azienda che produce autobus in Italia e, dunque, salvaguardarla significa salvaguardare il made in Italy. Di contro, annullando questa realtà produttiva, l'Italia si troverebbe senza alcuna azienda che produce questo tipo di prodotto e, quindi, sarebbe una sconfitta per la tutela del made in Italy.
Ribadisco che l'epilogo è drammatico anche sul piano occupazionale, perché parliamo di 690 dipendenti, che diventano 2.000 se si considera anche l'indotto: lavoratori, operai, dipendenti che da domani rimarranno a casa, non sapranno come arrivare a fine mese e come mantenere la famiglia.
Si tratterebbe di un vero e proprio terremoto sociale. In un contesto socioeconomico di crisi, con una congiuntura così negativa per il Paese, avere dall'oggi al domani un elevato numero di disoccupati, di cassintegrati e di lavoratori in mobilità è disastroso, perché è a rischio la tenuta stessa dei conti pubblici.
Con le recenti manovre economiche ci siamo occupati di risanare i conti pubblici, ma ora urge occuparci di rilanciare le imprese e l'occupazione, altrimenti gli sforzi per portare il bilancio in pareggio rischiano di rimanere vani.
Per questo motivo, signor rappresentante del Governo, confidiamo nell'intervento dell'Esecutivo, certi di un suo impegno serio a salvaguardia dei livelli occupazionali e del made in Italy. (Applausi dai Gruppi LNP e CN-Io Sud-FS).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Molinari. Ne ha facoltà.