Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (414 KB)

Versione standard



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 605 del 20/09/2011


DI NARDO (IdV). Signora Presidente, signor Sottosegretario, ovviamente la ringrazio di essere qui oggi a riferire, con un appunto che le è stato dato, sulla vertenza Irisbus. Mi lasci, tuttavia, esprimere la mia delusione, senza con questo volerle mancare di rispetto. Mi sarei aspettato oggi, in quest'Aula del Senato della Repubblica, la presenza del Ministro per le attività produttive. Stiamo parlando per l'ennesima volta della disoccupazione e del lavoro che non esiste nel Sud del Paese. Ma io, pur ringraziandola ancora una volta per l'appunto che ha letto, ho l'impressione che non si sia ancora capito il problema e che la gravità della situazione sfugga.

Stiamo parlando di altri 800 lavoratori rimasti in Campania senza lavoro. Il problema è che la vicenda dell'Irisbus non è semplicemente l'ennesima storia di una grande fabbrica del Sud Italia che viene chiusa (e già ne abbiamo viste troppe in questi anni, soprattutto in Campania). È una vicenda ben più ampia, che chiama in causa una serie di problemi di livello generale: la politica industriale del più grande gruppo meccanico nazionale, la gestione da parte del Governo delle crisi aziendali e dei problemi occupazionali, la politica della programmazione infrastrutturale e dei trasporti in Italia.

È una vicenda - e già questo dovrebbe bastare a renderla gravissima - che coinvolge, se si considera anche l'indotto, quasi 2.000 lavoratori e un territorio peraltro già afflitto da gravi problemi occupazionali. L'operazione Irisbus appare tragicamente simile a tante altre fatte da FIAT per liberarsi di centinaia di lavoratori, addossando, di fatto, le responsabilità su altri. Mentre in tutta Europa vi è la ricerca di prodotti per il trasporto pubblico a minore impatto ambientale, in Italia la FIAT chiude l'unico stabilimento che costruisce autobus. È questo un comportamento inaccettabile. È inaccettabile anche il fatto che non viene il Ministro in questa Aula. Noi stiamo nel Senato della Repubblica. Stiamo parlando con chi quotidianamente è costretto ad affrontare e a stare vicino a questa gente, ma non a portare la solidarietà. Domani io porterò le condoglianze a quei lavoratori. Non abbiamo dato ancora alcuna risposta a quella gente.

Da quando è stato annunciato il progetto "Fabbrica Italia", che avrebbe dovuto portare in Italia investimenti per 20 miliardi di euro (di cui peraltro non si è ancora visto nulla), i risultati sono stati, solo nel Sud, la cassa integrazione a Pomigliano d'Arco e la chiusura di Termini Imerese e Melfi e, oggi, la chiusura di Irisbus. In Provincia di Avellino la situazione occupazionale è pesante: si contano ben 80.000 disoccupati, che rappresentano circa il 35 per cento della popolazione attiva. La chiusura della Irisbus non farà altro che aggravare la situazione.

In nessun Paese europeo la FIAT potrebbe permettersi quello che sta facendo in Italia. La differenza è che in Francia, in Germania, perfino in Polonia, esiste un Governo che ha una propria politica industriale. In Italia questo non accade. La dirigenza FIAT, dopo aver già ottenuto negli ultimi anni, con il silenzio complice del Governo italiano, praticamente tutto quello che chiedeva, ora ringrazia a suo modo il ministro Sacconi per l'articolo 8 della manovra, chiudendo in tempi record lo stabilimento Irisbus di Valle Ufita.

Il dramma sociale e occupazionale di Avellino è la fotografia di un Esecutivo che fa da zerbino agli azionisti della FIAT, i quali sembrano considerare l'Italia come una vacca da mungere e, giorno dopo giorno, cancellano migliaia di posti di lavoro.

Gli autobus della IVECO venduti nel nostro Paese verranno costruiti in buona parte negli stabilimenti in Francia e nella Repubblica Ceca, dove l'azienda ha alcuni stabilimenti e dove - lo ribadisco - a differenza dell'Italia, esiste un Governo serio che sa farsi rispettare.

Il gruppo FIAT deve spiegare le proprie strategie a fronte di tutte le risorse pubbliche che ha ricevuto e che riceve, mentre di fatto persegue una politica di svendita del patrimonio industriale nazionale.

La vicenda Irisbus ha infine dimostrato una visione alquanto miope da parte del Governo anche per quanto riguarda le politiche di trasposto pubblico. È necessario infatti porre in essere politiche che disincentivino l'uso dell'auto privata e ciò è possibile ovviamente solo migliorando l'offerta pubblica. A tal fine è anzitutto necessario prevedere l'obbligo che i trasferimenti alle Regioni di capacità impositive e di spesa per i servizi siano accompagnati da reali incrementi degli investimenti nel settore, da contributi in conto esercizio indicizzati alle dinamiche inflazionistiche proprie del settore e da criteri di ripartizione applicati attraverso costi standard che sappiano premiare con oggettività e fuori dalle clientele le realtà che effettivamente hanno assunto provvedimenti migliorativi in termini di efficienza, efficacia ed innovazione dei sistemi di mobilità locale.

Si è scelto invece di ridurre in maniera non selettiva le spese e non ci si è conformati ad un modello di sviluppo più rispettoso dell'ambiente - concludo, Presidente - e che dovrebbe privilegiare la mobilità collettiva rispetto a quella individuale. I ripetuti tagli alle risorse delle autonomie locali, decise in particolare con gli ultimi provvedimenti finanziari, pesano seriamente sui trasporti pubblici locali e hanno provocato una riduzione delle commesse.

Per correggere questa impostazione, insieme ad altri colleghi avevo presentato, in occasione dell'ultima manovra, un emendamento finalizzato proprio al rilancio del settore del trasporto pubblico locale e per la realizzazione finalmente di un vero piano nazionale dei trasporti. Era una proposta concreta e sensata, un tentativo vero di migliorare un servizio essenziale per la collettività e salvare una grande fabbrica italiana.

Purtroppo non è stato possibile, questo Governo, puntualmente, è venuto ancora una volta meno ai suoi compiti e noi stiamo ancora qui a pregare e a supplicare che si riapra immediatamente questa grande industria che ha dato e deve continuare ancora a dare occupazione. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Carlino).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Serra. Ne ha facoltà.