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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 605 del 20/09/2011


PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali.

È iscritto a parlare il senatore Viespoli. Ne ha facoltà.

VIESPOLI (CN-Io Sud-FS). Signora Presidente, in sede di Conferenza dei Capigruppo ho chiesto che il Governo venisse a riferire in Aula sulla vicenda dell'Irisbus per alcune motivazioni. Non si tratta, signor Sottosegretario, di una delle tante vertenze territoriali che segnalano la criticità di questa fase e di questo periodo; si tratta di una vicenda emblematica, perché attiene ad una certa fase di industrializzazione del Mezzogiorno, perché richiama la nostra più grande azienda, cioè la FIAT - prima parlavamo, tra le altre cose, anche di responsabilità sociale delle imprese - e perché attiene sostanzialmente al trasporto pubblico locale: quindi, più questioni insieme, che fanno di questa una vicenda di carattere nazionale.

Dico ciò, non solo per la quantità e per la dimensione dei lavoratori coinvolti e dell'indotto trascinato da questa vicenda. Allora, anche se non per sua personale responsabilità, sicuramente c'è una sorta di sottovalutazione rispetto a talune questioni e ad alcune vertenze che invece a mio avviso è necessario affrontare e superare per l'importanza e per il significato che rivestono.

Signor Sottosegretario, si è fatto riferimento all'imprenditore molisano, lo stesso imprenditore che dovrebbe intervenire o pare interverrà per Termini Imerese. Della vicenda Irisbus si è parlato sotto traccia, e ciò testimonia una disattenzione sociale, non solo istituzionale, perché lo stesso sindacato ha recuperato nella dimensione nazionale questa vertenza solo a metà settembre, quando ha riguardato non soltanto l'Irisbus, anche perché l'imprenditore in questione è lo stesso che dovrebbe intervenire per Termini Imerese.

Quando si è chiusa la vicenda di Termini Imerese, si è determinata «di conseguenza» la decisione di FIAT di chiudere la partita, perché l'imprenditore ha fatto un passo indietro nell'interesse per l'azienda campana.

Cito un articolo apparso su uno dei più grandi quotidiani italiani: «Così nei giorni scorsi, dopo il via libera per l'operazione Termini, le due aziende si sono accordate per tagliare la zavorra Irisbus. Sergio Marchionne sa che, anche mediaticamente e non solo in termini di numeri, la partita siciliana è ben più rilevante». Faccio notare anche il linguaggio e il modo di scrivere. C'è cinismo in questo modo di affrontare le situazioni; non c'é soltanto un'insensibilità di carattere sociale, ma una sorta di esplicitazione di un capitalismo senza anima, senza responsabilità sociale, che affronta le questioni come se si trattasse di numeri e come se la storia di una fabbrica, soprattutto in un'area come quella irpina, non significasse la storia di un territorio, di persone, di umanità, di stratificazione culturale, di antropologia, oltre che di economia. Questo modo di affrontare le vicende è inaccettabile perché dimostra una sostanziale insensibilità rispetto a temi che vanno fronteggiati con ben altra predisposizione, prima ancora che con ben altra progettualità.

La vicenda Irisbus va affrontata, a mio avviso, in termini di filiera istituzionale innanzitutto, richiamando al loro ruolo di responsabilità le Regioni meridionali. Da questo punto di vista sia il presidente Caldoro sia, mi auguro, il presidente Vendola debbono dare un segnale nella direzione di un'operazione interregionale chiedendo l'utilizzo, come già ha fatto la Regione Campania, dei fondi FAS, affinché ciò determini un primo passaggio fondamentale che poi deve consentire l'assunzione di responsabilità da parte del Governo, perché esso non può immaginare, sul tema del trasporto pubblico locale, di mantenere il taglio operato: prima o poi, su di esso bisognerà tornare, come è già stato fatto in situazioni precedenti.

Allora, tale questione va affrontata in termini istituzionali, richiamando FIAT alla responsabilità e determinando quelle condizioni che rendano questa vicenda di carattere nazionale, collocandola correttamente in questa dimensione e cercando di fronteggiarla. Diversamente, si determina in questo Paese una sorta di secessione strisciante, che è molto più pericolosa della secessione urlante e di quella urticante. (Applausi dei senatori Poli Bortone e Castro).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Luca. Ne ha facoltà.

DE LUCA (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghi, le parole del Sottosegretario mi sembrano fuori dal contesto del nostro Paese, perché egli descrive una situazione, con una proposta del Ministro, che oggettivamente non è mai esistita e non esiste. Poiché si tratta di una vicenda drammatica che riguarda il futuro di migliaia di persone, di una zona del Paese, l'Irpinia, e più in generale del Mezzogiorno, vorrei con grande franchezza dire quello che come Partito Democratico pensiamo e, in qualche modo, abbiamo anche sollecitato al Governo in rapporto alla FIAT rispetto a questa vicenda.

Per scongiurare il rischio che l'Irisbus di Flumeri chiuda i battenti, così come è stato disposto dalla FIAT, il Governo non può perdere altro tempo. Tanto per cominciare, domani mi auguro che si presenti all'incontro tra le parti con una proposta concreta - purtroppo l'intervento del Sottosegretario non fa presagire nulla di rassicurante - su un progetto di rinnovo del parco nazionale degli autobus. Il Governo non può permettere che la FIAT si tragga d'impaccio senza individuare una soluzione che garantisca i lavoratori dello stabilimento irpino, l'unico nel Paese in cui si producono pullman. Anche in forza di questa unicità, la Irisbus di Valle Ufita deve costituire un punto di eccellenza del sistema industriale nazionale. Invece, la si smantella e si lascia che la produzione di bus venga dirottata verso altri Paesi. È inaccettabile; dobbiamo opporci con tutte le nostre forze ad una decisione così grave in una scelta tanto scellerata e irresponsabile.

Il provvedimento di chiusura deve essere immediatamente revocato e subito dopo vanno messe in campo iniziative concrete tese a salvaguardare l'occupazione e a gettare le basi per il rilancio dello stabilimento. Si può partire limitando la cassa integrazione per gli operai, come hanno concordato le forze sociali, per un periodo non superiore a sei mesi, avviando un piano di ammodernamento e di ristrutturazione della fabbrica che va inquadrato nell'ambito di un più ampio piano industriale da predisporre su scala nazionale nel rispetto di quanto stabilisce l'Unione europea, pena l'ammenda di un miliardo e 700 milioni di euro.

La grave congiuntura economica e di finanza pubblica non può giustificare il sacrificio di un'azienda competitiva e importante per il Mezzogiorno come l'Irisbus che può essere rilanciata anche mediante l'utilizzo delle risorse dei fondi FAS. Il Governo non ha esitato ad attingere - vorrei dire al Sottosegretario - al fondo quando si trattava di ripianare i bilanci dei Comuni amici come Roma e Catania, di risolvere le questioni delle quote latte per accontentare la Lega di Bossi, per organizzare il G8 alla Maddalena, in seguito spostato all'Aquila per non far sfigurare il supercommissario Bertolaso. E allora perché non può farlo per salvare la Irisbus dalla chiusura?

Di fronte al dramma che vivono le famiglie dei mille operai dello stabilimento irpino che, con l'indotto e la FMA di Pratola Serra (sempre FIAT), rappresenta la colonna vertebrale dell'economia di tutta la zona e una realtà lavorativa fondamentale nel Mezzogiorno e nel Paese, il Governo non può girare la faccia dall'altra parte. Per questo mi rivolgo a tutti i parlamentari degli schieramenti politici della maggioranza di governo, della Campania e del Sud (che non chiedono solidarietà astratta sui territori e sono sempre proni al Governo nazionale, che non è in grado di dare mai una risposta di speranza a queste vicende) affinché ci si adoperi, insieme, per evitare che tale questione venga cancellata con un colpo di spugna dall'agenda del Governo e dalle priorità della FIAT. Significherebbe chiudere gli occhi davanti al dramma che vivono migliaia di famiglie e cancellare la speranza di intere generazioni. Anche la Giunta regionale, che non può essere esentata da responsabilità, deve attivarsi e, al di là delle solidarietà astratte già assicurate ai lavoratori della Irisbus, adoperarsi affinché venga realizzato il piano industriale di ammodernamento e rilancio della fabbrica irpina e di tutte quelle presenti sul territorio della Campania, come nel Mezzogiorno con le altre Regioni.

Domando: «Scusate, ma che fine ha fatto il Piano per il Sud?» Ricordate le «grandi priorità, come infrastrutture, legalità, ambiente, beni culturali, turismo e rafforzamento della pubblica amministrazione», di cui menava vanto il ministro Fitto? «Noi dobbiamo recuperare senso di responsabilità: ecco perché il piano prevede che, quando gli impegni presi non vengono mantenuti, scatti il potere sostitutivo», dichiarò alla stampa. Ebbene, quando scatta questo potere?

Ma i problemi e, ripeto, il dramma cui devono far fronte gli operai della Irisbus non possono essere affrontati con le chiacchiere e gli illusionismi. Il Governo e la FIAT se ne convincano una buona volta e cerchino la strada per tutelare, cominciando dalla fabbrica irpina, l'occupazione nel Mezzogiorno. Vale la pena ricordare che l'indebitamento, con il progressivo indebolimento del tessuto industriale del Mezzogiorno e le inevitabili ricadute negative sul fronte occupazionale, è un ulteriore regalo, servito su un piatto d'argento, per giunta, alle mafie.

Non possiamo permettere che si consumi uno scempio sulla pelle dei nostri lavoratori, dei nostri ragazzi, che il futuro del Sud venga svenduto alla criminalità organizzata. Per questo - lo chiedo convintamente - dobbiamo batterci, opposizione, maggioranza e un Governo che batta un colpo, con tutte le nostre forze, per salvare la Irisbus. Ne va dei destini del Sud, considerando l'importanza strategica che ricopre la fabbrica irpina nello scacchiere industriale europeo ed internazionale e per il futuro e la speranza di tanti giovani del Mezzogiorno. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Molinari).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Di Nardo. Ne ha facoltà.

DI NARDO (IdV). Signora Presidente, signor Sottosegretario, ovviamente la ringrazio di essere qui oggi a riferire, con un appunto che le è stato dato, sulla vertenza Irisbus. Mi lasci, tuttavia, esprimere la mia delusione, senza con questo volerle mancare di rispetto. Mi sarei aspettato oggi, in quest'Aula del Senato della Repubblica, la presenza del Ministro per le attività produttive. Stiamo parlando per l'ennesima volta della disoccupazione e del lavoro che non esiste nel Sud del Paese. Ma io, pur ringraziandola ancora una volta per l'appunto che ha letto, ho l'impressione che non si sia ancora capito il problema e che la gravità della situazione sfugga.

Stiamo parlando di altri 800 lavoratori rimasti in Campania senza lavoro. Il problema è che la vicenda dell'Irisbus non è semplicemente l'ennesima storia di una grande fabbrica del Sud Italia che viene chiusa (e già ne abbiamo viste troppe in questi anni, soprattutto in Campania). È una vicenda ben più ampia, che chiama in causa una serie di problemi di livello generale: la politica industriale del più grande gruppo meccanico nazionale, la gestione da parte del Governo delle crisi aziendali e dei problemi occupazionali, la politica della programmazione infrastrutturale e dei trasporti in Italia.

È una vicenda - e già questo dovrebbe bastare a renderla gravissima - che coinvolge, se si considera anche l'indotto, quasi 2.000 lavoratori e un territorio peraltro già afflitto da gravi problemi occupazionali. L'operazione Irisbus appare tragicamente simile a tante altre fatte da FIAT per liberarsi di centinaia di lavoratori, addossando, di fatto, le responsabilità su altri. Mentre in tutta Europa vi è la ricerca di prodotti per il trasporto pubblico a minore impatto ambientale, in Italia la FIAT chiude l'unico stabilimento che costruisce autobus. È questo un comportamento inaccettabile. È inaccettabile anche il fatto che non viene il Ministro in questa Aula. Noi stiamo nel Senato della Repubblica. Stiamo parlando con chi quotidianamente è costretto ad affrontare e a stare vicino a questa gente, ma non a portare la solidarietà. Domani io porterò le condoglianze a quei lavoratori. Non abbiamo dato ancora alcuna risposta a quella gente.

Da quando è stato annunciato il progetto "Fabbrica Italia", che avrebbe dovuto portare in Italia investimenti per 20 miliardi di euro (di cui peraltro non si è ancora visto nulla), i risultati sono stati, solo nel Sud, la cassa integrazione a Pomigliano d'Arco e la chiusura di Termini Imerese e Melfi e, oggi, la chiusura di Irisbus. In Provincia di Avellino la situazione occupazionale è pesante: si contano ben 80.000 disoccupati, che rappresentano circa il 35 per cento della popolazione attiva. La chiusura della Irisbus non farà altro che aggravare la situazione.

In nessun Paese europeo la FIAT potrebbe permettersi quello che sta facendo in Italia. La differenza è che in Francia, in Germania, perfino in Polonia, esiste un Governo che ha una propria politica industriale. In Italia questo non accade. La dirigenza FIAT, dopo aver già ottenuto negli ultimi anni, con il silenzio complice del Governo italiano, praticamente tutto quello che chiedeva, ora ringrazia a suo modo il ministro Sacconi per l'articolo 8 della manovra, chiudendo in tempi record lo stabilimento Irisbus di Valle Ufita.

Il dramma sociale e occupazionale di Avellino è la fotografia di un Esecutivo che fa da zerbino agli azionisti della FIAT, i quali sembrano considerare l'Italia come una vacca da mungere e, giorno dopo giorno, cancellano migliaia di posti di lavoro.

Gli autobus della IVECO venduti nel nostro Paese verranno costruiti in buona parte negli stabilimenti in Francia e nella Repubblica Ceca, dove l'azienda ha alcuni stabilimenti e dove - lo ribadisco - a differenza dell'Italia, esiste un Governo serio che sa farsi rispettare.

Il gruppo FIAT deve spiegare le proprie strategie a fronte di tutte le risorse pubbliche che ha ricevuto e che riceve, mentre di fatto persegue una politica di svendita del patrimonio industriale nazionale.

La vicenda Irisbus ha infine dimostrato una visione alquanto miope da parte del Governo anche per quanto riguarda le politiche di trasposto pubblico. È necessario infatti porre in essere politiche che disincentivino l'uso dell'auto privata e ciò è possibile ovviamente solo migliorando l'offerta pubblica. A tal fine è anzitutto necessario prevedere l'obbligo che i trasferimenti alle Regioni di capacità impositive e di spesa per i servizi siano accompagnati da reali incrementi degli investimenti nel settore, da contributi in conto esercizio indicizzati alle dinamiche inflazionistiche proprie del settore e da criteri di ripartizione applicati attraverso costi standard che sappiano premiare con oggettività e fuori dalle clientele le realtà che effettivamente hanno assunto provvedimenti migliorativi in termini di efficienza, efficacia ed innovazione dei sistemi di mobilità locale.

Si è scelto invece di ridurre in maniera non selettiva le spese e non ci si è conformati ad un modello di sviluppo più rispettoso dell'ambiente - concludo, Presidente - e che dovrebbe privilegiare la mobilità collettiva rispetto a quella individuale. I ripetuti tagli alle risorse delle autonomie locali, decise in particolare con gli ultimi provvedimenti finanziari, pesano seriamente sui trasporti pubblici locali e hanno provocato una riduzione delle commesse.

Per correggere questa impostazione, insieme ad altri colleghi avevo presentato, in occasione dell'ultima manovra, un emendamento finalizzato proprio al rilancio del settore del trasporto pubblico locale e per la realizzazione finalmente di un vero piano nazionale dei trasporti. Era una proposta concreta e sensata, un tentativo vero di migliorare un servizio essenziale per la collettività e salvare una grande fabbrica italiana.

Purtroppo non è stato possibile, questo Governo, puntualmente, è venuto ancora una volta meno ai suoi compiti e noi stiamo ancora qui a pregare e a supplicare che si riapra immediatamente questa grande industria che ha dato e deve continuare ancora a dare occupazione. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Carlino).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Serra. Ne ha facoltà.

SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signora Presidente, la dolorosa vicenda che sta affliggendo lo stabilimento, nonché i lavoratori dell'Irisbus-Iveco della Valle Ufita, delinea uno scenario di profonda drammaticità economica e sociale che investe, oltre ai dipendenti, l'intero indotto industriale della Provincia di Avellino e della Regione Campania. La chiusura dell'azienda dall'alveo della FIAT, annunciata nei giorni scorsi, costituirebbe una vera e propria catastrofe nel tessuto economico e sociale dell'Irpinia, cancellandone ogni prospettiva di sviluppo industriale.

Non mi rimane che sperare che questo Governo riesca a portare a termine almeno una cosa e quindi che l'azione di mediazione, annunciata dal Sottosegretario per domani attraverso un incontro con i sindacati, possa dare risultati positivi.

Gli impianti si trovano in un'area già colpita dalla disoccupazione che ben avrebbero potuto essere rilevati con successo da altri imprenditori, visto che Irisbus opera in un settore strategico, quale il trasporto pubblico, un settore che tornerà in salute non appena finirà la crisi. Lo stabilimento, la cui produzione ha avuto inizio nel 1978, è l'unico che produce autobus in Italia. Il gruppo Irisbus, partecipato al 100 per cento dalla Iveco, produce autobus in tutto il mondo, con stabilimenti in Brasile, India, Repubblica Ceca e Francia.

Esprimiamo il nostro totale sostegno agli operai dello stabilimento che sin da luglio stanno cercando garanzie dei diritti propri e delle numerose famiglie coinvolte. Stentiamo a credere che non sia possibile il rilancio dell'attività produttiva della Irisbus. La notizia della chiusura dello stabilimento Irisbus rappresenta l'ennesimo colpo al sistema industriale del nostro Paese, aggravando ancora una volta le condizioni dei lavoratori, circa 700, dell'azienda ufitana. Non posso non ricordare che lo stabilimento FIAT nacque anche con le energie della Democrazia Cristiana, che fu in prima linea per dare all'Irpinia una straordinaria occasione di lavoro e di sviluppo.

Questa vicenda drammatica e delicata fa seguito alla chiusura degli stabilimenti di Modena e Termini: il risultato del cosiddetto Piano FIAT è che siamo a tre siti chiusi.

In una situazione come quella del trasporto pubblico in Italia, e con la tradizione industriale che abbiamo, il nostro Paese non può lasciarsi sfuggire una realtà come questa. Se FIAT non ha più intenzione di farsene carico, si individui un attore industriale che abbia le energie e la progettualità per rilevare lo stabilimento. Questa, d'altronde, era la soluzione positiva che si andava profilando fino a qualche giorno fa, fino a quando il gruppo DR, prima fattosi avanti per l'acquisto della società, si è poi tirato indietro, in tal modo facendo ricadere nell'incertezza centinaia di lavoratori.

L'Irisbus, giova ricordarlo, è un'impresa del gruppo FIAT che produce autobus e vetture spesso acquistate da Comuni, Province e Regioni per il trasporto pubblico e la sua produttività dipende in gran parte dagli ordinativi di amministrazioni locali. Riteniamo per questo necessario l'intervento diretto del Governo, soprattutto pensando alle famiglie dei quasi mille lavoratori che ormai da troppo tempo stanno vivendo con il fiato sospeso nell'attesa di sapere se e come continueranno ad avere uno stipendio.

Auspichiamo dunque l'impegno del Governo per una soluzione che scongiuri la chiusura, il declino del comparto in Italia e il futuro di numerose famiglie che vivono in un'area già indebolita in quanto esposta alle mire della criminalità organizzata.

Si mettano in campo proposte concrete per salvaguardare i livelli occupazionali e il futuro dello stabilimento, che, se chiuso, comporterà un ennesimo colpo all'apparato produttivo del Mezzogiorno.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Valli. Ne ha facoltà.

VALLI (LNP). Signora Presidente, rappresentante del Governo, colleghi senatori, la vicenda di cui ci troviamo oggi a parlare in quest'Aula rappresenta una brutta pagina di storia, perché la chiusura di fabbriche e la perdita di posti di lavoro sono sempre una sconfitta per le nostre imprese e per il Paese.

La scelta da parte della proprietà di dismettere la produzione di autobus e chiudere lo stabilimento di Valle Ufita è certamente un epilogo drammatico di questa triste vicenda, sia sul piano occupazionale che su quello produttivo.

Sul piano produttivo, perché l'Irisbus di Valle Ufita è in Italia l'unico stabilimento che produce autobus. A parte questo, infatti, in Italia non ce ne sono altri, in quanto la FIAT, che detiene, attraverso l'Iveco, il 100 per cento di questo stabilimento in Irpinia, ha altri due analoghi stabilimenti, ma a Lione, in Francia, e nella Repubblica Ceca.

Proprio quella FIAT, che tanto ha avuto dallo Stato italiano, in termini di incentivi, di finanziamenti e di ammortizzatori sociali, gli altri stabilimenti li aveva già dislocati negli anni passati ed ora, secondo la «logica di mercato» del «necessario e giusto profitto», non ci pensa due volte a disfarsi di questa ennesima realtà produttiva.

Come dicevo, si tratta dell'unica azienda che produce autobus in Italia e, dunque, salvaguardarla significa salvaguardare il made in Italy. Di contro, annullando questa realtà produttiva, l'Italia si troverebbe senza alcuna azienda che produce questo tipo di prodotto e, quindi, sarebbe una sconfitta per la tutela del made in Italy.

Ribadisco che l'epilogo è drammatico anche sul piano occupazionale, perché parliamo di 690 dipendenti, che diventano 2.000 se si considera anche l'indotto: lavoratori, operai, dipendenti che da domani rimarranno a casa, non sapranno come arrivare a fine mese e come mantenere la famiglia.

Si tratterebbe di un vero e proprio terremoto sociale. In un contesto socioeconomico di crisi, con una congiuntura così negativa per il Paese, avere dall'oggi al domani un elevato numero di disoccupati, di cassintegrati e di lavoratori in mobilità è disastroso, perché è a rischio la tenuta stessa dei conti pubblici.

Con le recenti manovre economiche ci siamo occupati di risanare i conti pubblici, ma ora urge occuparci di rilanciare le imprese e l'occupazione, altrimenti gli sforzi per portare il bilancio in pareggio rischiano di rimanere vani.

Per questo motivo, signor rappresentante del Governo, confidiamo nell'intervento dell'Esecutivo, certi di un suo impegno serio a salvaguardia dei livelli occupazionali e del made in Italy. (Applausi dai Gruppi LNP e CN-Io Sud-FS).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Molinari. Ne ha facoltà.

MOLINARI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, la comunicazione - necessariamente interlocutoria - del rappresentante del Governo e l'indeterminatezza della stessa azione governativa nei mesi scorsi sullo specifico argomento non offrono al Senato alcuna fondata speranza di positiva soluzione della vicenda.

Abbiamo seguito con grande preoccupazione la involuzione del percorso di questo stabilimento industriale, perno della occupazione lavorativa nella provincia di Avellino, sia direttamente, con i suoi settecento dipendenti, sia indirettamente, con un indotto di un migliaio di posti anche fuori zona: dalla riduzione della produzione all'utilizzo della cassa integrazione e all'ipotesi di cessione da FIAT ad altro imprenditore; dalla rinuncia di quest'ultimo (attirato da altra operazione in altra Regione, ma sempre in un'orbita FIAT) sino all'annuncio della chiusura. A fronte di tutto questo, tavoli su tavoli e riunioni su riunioni. Senza prospettive.

Occorrerebbe una energica regia governativa per una strategia di rivisitazione e riqualificazione del parco mezzi del trasporto pubblico locale: e invece assistiamo da tempo a tagli continui e non selettivi, che - nel caso - privano gli enti locali delle necessarie risorse per attivare piani di rilancio, anzi, al contrario, colpiscono pesantemente proprio il trasporto pubblico.

Occorrerebbe un chiarimento nelle politiche industriali del Governo: in particolare, sarebbe interessante che il Parlamento venisse informato in modo specifico sull'andamento dei rapporti fra Governo italiano e FIAT, per consentirci di prendere atto in modo preciso del dare e dell'avere di quanto avviatosi. Procedendo col metodo dei comunicati stampa e degli spot sostanzialmente pubblicitari, resta invece ai rappresentanti del popolo italiano l'impressione che l'interesse pubblico complessivo sia deficitario in confronto ai diversificati benefici aziendali.

Occorrerebbe una politica del lavoro, che lo ponesse al centro della azione governativa, come primario obbiettivo per la stabilità sociale e per la valorizzazione della persona. Invece assistiamo alla messa in discussione di principi sin qui condivisi circa la tutela e la garanzia del lavoro. (In proposito vorrei evidenziare che -contrariamente a quanto letto in alcune dichiarazioni del Ministro di merito - il mio voto in Commissione undicesima, lo scorso 23 agosto 2011, sul parere rilasciato, per quanto di competenza, circa la cosiddetta manovra e in particolare con riferimento all'articolo 8 del decreto-legge, il mio voto - dicevo - fu negativo, non positivo, come affermato dal Ministro).

Occorrerebbe - infine - una decisa azione del Governo per il Sud del Paese, che sta pagando un prezzo ulteriore ed altissimo sotto il profilo economico e sociale. Invece assistiamo ad un misto di indifferenza e di insofferenza.

Non si può accettare il naufragio di una azienda come Irisbus, importante per tutto il Mezzogiorno d'Italia. Sta al Governo predisporre tutte le misure necessarie a tutelare i lavoratori coinvolti e le loro famiglie, assicurando un sostegno continuo ed efficiente, razionalizzando la convergenza delle risorse finanziarie disponibili e mettendo in campo le più proficue sinergie territoriali.

In questa prospettiva occorre infine richiamare al senso di responsabilità tutte le organizzazioni sindacali più rappresentative, affinché, utilizzando ogni occasione ed ogni spazio di contrattazione, facilitino per la loro parte la soluzione delle problematiche, senza infingimenti e senza esitazioni.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Sibilia. Ne ha facoltà.

SIBILIA (PdL). Signora Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, la storia del concretizzarsi di un tessuto sociale nella mia provincia, quella di Avellino, richiederebbe una lunga e franca discussione sui soggetti che vi hanno contribuito.

Spesso le occasioni che si sono presentate non le hanno perse gli attori locali, ma abbiamo dovuto prendere atto che discutibili presenze col passare degli anni si sono dileguate.

Un gruppo come la FIAT ha invece potuto constatare, nel corso di decenni, la bontà dell'ambiente, non solo lavorativo ma anche sociale, dei loro insediamenti.

Ecco perché l'annunciata chiusura della Irisbus ha creato una forte tensione sociale nell'intera provincia di Avellino. A rischio ci sono circa 700 posti per altrettanti dipendenti dello stabilimento, oltre ai circa 2.000 lavoratori dell'indotto.

La vertenza, pur devastante sul piano locale, con ripercussioni drammatiche in un territorio in cui lo sviluppo industriale si è fondato sulla presenza di aziende metalmeccaniche e sull'indotto che intorno a loro si è generato, non può essere rinchiusa in ambiti provinciali. Il caso Irisbus pone dalla Valle dell'Ufita questioni che hanno una indubbia rilevanza di carattere nazionale perché nello stabilimento irpino si producono autobus, risultato di sperimentazioni e innovazioni tecnologiche in grado di far circolare sulle strade nazionali e comunali mezzi a basso impatto ambientale e chi amministra e governa sa bene di quale utilità essi possono essere. D'altra parte, la pesantissima sanzione dell'Unione europea nei confronti dell'Italia - un miliardo e 700 milioni di euro - a causa dell'inquinamento registrato nelle aree metropolitane sottolinea assolutamente questa urgenza.

Tutto questo stride con la volontà di FIAT di cessare la produzione in Valle Ufita. Una decisione che appare paradossale, ma che i vertici del Lingotto giustificano con una riduzione importante di quote di mercato, quindi di produzione.

Qui il tragico paradosso: c'è bisogno di bus moderni, c'è una fabbrica che li produce, gli enti locali non hanno i fondi per acquistarli, l'Europa ci multa perché non utilizziamo i mezzi che abbatterebbero l'inquinamento.

Peraltro, è di questi giorni l'annuncio del Ministero dell'ambiente del via libera alla realizzazione di una centrale termoelettrica da parte di Edison, da costruire in un'area attigua alla Irisbus; una centrale che, oltre ad essere fortemente impattante ed inutile per il fabbisogno energetico dell'Irpinia, dovrebbe servire in parte proprio la stessa Irisbus.

Non solo i dipendenti di questa azienda, ma l'intera provincia di Avellino in questa battaglia remano nella stessa direzione: Chiesa, sindaci, amministratori, organizzazioni sindacali, forze politiche senza distinzione di casacca non chiedono assistenzialismo. Tutt'altro: l'Irpinia nella sua interezza vuole continuare a custodire e rilanciare il modello dello stabilimento Irisbus di Valle dell'Ufita. La Valle dell'Ufita è un'area di cerniera tra la Campania e la Puglia per la quale le istituzioni locali, in primis l'amministrazione provinciale, scommettono in favore di un rilancio dello sviluppo del territorio nel suo complesso. Un eventuale scippo della fabbrica, che insiste in provincia di Avellino da circa trent'anni, oltre a condizionare in maniera devastante l'attuale economia, rischia di compromettere le strategie di sviluppo messe in campo dalle istituzioni locali ai vari livelli.

Di qui, dunque, le richieste e le proposte per evitare tutto ciò. Signor Sottosegretario, anzitutto, è necessario congelare nell'immediato ogni procedura da parte del gruppo FIAT. Bisogna, quindi, bloccare subito l'iter per la messa in mobilità e il conseguente smantellamento dello stabilimento. Serve tempo per cercare la soluzione più adatta; il tempo necessario perché il Governo, di concerto con la Conferenza Stato-Regioni, recuperi le risorse necessarie per riammodernare il parco mezzi circolante. I presidenti delle Giunte regionali della Campania, Caldoro, e della Puglia, Vendola, pur appartenendo a parti politiche opposte, in quest'occasione hanno fatto intravedere una rapida intesa e si sono già espressi a favore: le Regioni del Sud vogliono impegnarsi per salvare un impianto che è simbolo di un diverso Mezzogiorno, i cui operai da circa tre mesi stanno mostrando dignità e civiltà di comportamento di cui andare fieri.

Se questo è il contesto economico, sociale e politico, appare contraddittoria ogni azione che non vada nella direzione indicata, utilizzando tutti gli strumenti finanziari potenzialmente disponibili (fondi FAS e fondi strutturali).

In conclusione, salvaguardare i livelli occupazionali e le professionalità esistenti rappresenta un obiettivo irrinunciabile: ecco perché si confida nell'azione incisiva del Governo, a partire già dall'incontro fissato per domani al Ministero dello sviluppo economico. (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud-FS).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, che ringrazio per la disponibilità.