D'ALIA, GALIOTO - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
in data 20 dicembre 2002, con decreto del Direttore generale della giustizia civile, veniva indetto un bando di concorso per la nomina di 200 notai;
alcuni candidati, pur non avendo superato la prova di preselezione informatica, requisito indispensabile per l'ammissione alle prove scritte del relativo concorso, furono ammessi dal T.A.R Lazio, in via cautelare con riserva, a sostenere le prove scritte;
superate positivamente le prove scritte, furono ammessi alle prove orali e, affrontate con successo anche queste, tali candidati vennero nominati in seguito notai ed immessi nella funzione notarile;
conclusosi l'iter giurisdizionale amministrativo di merito, il Consiglio di Stato, pronunciando sugli interessati, riconosceva l'illegittimità della loro nomina a notaio, ed ordinava all'Amministrazione competente - ovvero il Ministero della giustizia in persona del Ministro pro tempore - di intervenire relativamente all'esecuzione della decisione, revocando la nomina a notaio di tali soggetti (ex multis, si vedano le sentenze del Consiglio di Stato n. 7244/05; n. 5743/06; n. 5744/06 e n. 6170/06);
i notai presentarono ricorso alle Sezioni unite della Suprema Corte di cassazione per motivo di giurisdizione, ma si videro respinti tali ricorsi, in quanto la Corte riconobbe la piena legittimità del suddetto giudizio amministrativo (ex multis, si veda la sentenza delle Sezioni unite della Cassazione 13 luglio 2010 n. 16346);
sulla base dei fatti illustrati, tali soggetti avrebbero esercitato per parecchi anni illegittimamente la funzione notarile, rogando atti pubblici che potrebbero essere affetti da nullità (valendo solo quali mere scritture private) su questioni pure delicatissime, riguardo alle quali il nostro ordinamento richiede la forma pubblica a pena di nullità, quali ad esempio i testamenti pubblici, gli atti costitutivi di società di capitali, di associazioni riconosciute, che potrebbero comportare la nullità di trascrizioni e iscrizioni ipotecarie seguite a tali atti pubblici viziati, con eventuale gravissimo danno (se non irreparabile in alcuni casi) sia per le parti private, sia per i soggetti mutuanti che, in particolare, si troverebbero nella situazione di non avere alcuna copertura ipotecaria a garanzia dei mutui da loro erogati;
nonostante le definitive e ormai risalenti pronunce di merito del Consiglio di Stato, la competente amministrazione pare non aver ancora provveduto alla revoca delle nomine illegittime a notaio,
si chiede di sapere:
quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui fatti riferiti in premessa;
se sia intenzionato a conformarsi alla decisione definitiva del Consiglio di Stato e ad eseguirla, provvedendo alla revoca immediata della nomina a notaio dei soggetti illegittimamente nominati;
se si ritenga responsabile degli eventuali gravi danni derivati alle parti interessate agli atti illegittimamente rogati, e come intenda intervenire al riguardo.
(4-05882)
PERDUCA, PORETTI - Al Ministro della giustizia - Premesso che, secondo alcune informazioni ricevute dagli interroganti, nella casa circondariale di Bellizzi Irpino (Avellino) verrebbe distribuito un solo pasto al giorno, si chiede di sapere se ciò corrisponda a verità e quali sarebbero le cause di tale situazione.
(4-05883)
PERDUCA, PORETTI - Al Ministro della difesa - Considerato che:
il signor A.S., nato e residente a Napoli, perito elettronico in comunicazioni, ha provato per ben quattro volte il concorso per allievo carabinieri ottenendo nel 2011 il punteggio di 95 su 100;
in data 22 luglio 2011 il signor A.S. è stato convocato per le visite mediche, superando le prove di efficienza fisica, acquisendo con ulteriori due punti il massimo di incremento;
in data 25 luglio 2011 il signor A.S. supera tutte le visite sanitarie con il massimo punteggio, ma gli viene notificata l'inidoneità per alterazione acquisita cronica estesa della cute (tatuaggio) alla gamba sinistra (art.19 del decreto direttoriale 5 dicembre 2005), condizione contemplata quale causa di inidoneità al servizio militare dall'art. 582 del decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 90, e della direttiva tecnica della Direzione generale della sanità militare datata 5 dicembre 2005, e successive modificazioni ed integrazioni;
il signor A.S. aveva detto tatuaggio anche in occasione degli altri concorsi presso l'Arma dei Carabinieri, un tatuaggio di dimensioni ridotte, 7,5 x 6,5 centimetri, in una zona non visibile;
il signor A.S. ha annunciato l'intenzione di rimuovere detto tatuaggio con sedute laser;
avendo più volte potuto constatare come anche militari in divisa abbiano tatuaggi ben visibili;
essendo a conoscenza degli interroganti situazioni simili che, previo ricorso, hanno consentito il reinserimento nelle graduatorie di candidati con tatuaggi,
si chiede di sapere:
quali siano in motivi per cui si continua a ritenere quella delle alterazioni cutanee una pratica non in linea con il desiderio di "vestire la divisa";
quali eventuali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per risolvere il danno subito dal signor A.S.
(4-05884)
BERTUZZI, ANDRIA, PIGNEDOLI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
l'Osservatorio per l'imprenditorialità giovanile in agricoltura (OIGA) è un organismo tecnico-politico composto da esperti designati dal Ministro in indirizzo e dalle Regioni, da rappresentanti degli ordini e dei collegi professionali di tecnici agricoli, alimentari e forestali e delle organizzazioni agricole giovanili rappresentative a livello nazionale;
nell'ambito delle attività finalizzate alla valorizzazione del ricambio generazionale in agricoltura, l'Osservatorio promuove interventi; attività formative; campagne di informazione; proposte e indirizzi politici; applicazioni e statistiche conoscitive;
l'alternanza politica che ha interessato il vertice del Ministero nell'ultimo anno è stata causa di immobilismo operativo del citato Osservatorio. Negli ultimi nove mesi, infatti, il consiglio di amministrazione dell'OIGA si è riunito un'unica volta nella seduta del 21 dicembre 2010;
dal mese di marzo 2011, data d'insediamento del Ministro in indirizzo e di fine mandato dell'ultimo Presidente dell'Osservatorio nominato dal precedente responsabile del Dicastero dell'agricoltura, sono trascorsi oltre cinque mesi nei quali l'Osservatorio è rimasto privo della sua presidenza;
la delibera d'istituzione dell'organismo non contempla infatti la possibilità di nominare (tra i suoi rappresentanti o nell'ambito degli uffici del Ministero) un Presidente ad interim;
tale opzione sarebbe opportuna e necessaria per una gestione efficace delle attività dell'Osservatorio nella fase di passaggio delle consegne tra responsabili del Ministero cui spetta la funzione di rinnovare la presidenza dell'OIGA;
considerato che:
tale fase di vacatio della Presidenza avrebbe bloccato l'operatività delle attività pluriennali dell'OIGA per un bilancio di circa 5 milioni di euro;
tali risorse potrebbero essere a rischio di prescrizione in un momento particolarmente strategico per le tematiche sul ricambio generazionale in agricoltura, oggetto, tra l'altro, di un rinnovato interesse da parte dell'Unione europea nell'ambito del processo di riforma della politica agricola comune post 2013,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle problematiche citate in premessa;
se ritenga opportuno chiarire lo stato dell'arte sulla destinazione delle risorse dell'Osservatorio iscritte in bilancio;
quali iniziative urgenti intenda adottare per garantire una destinazione di tali risorse efficace e coerente con quanto deliberato nell'ambito della programmazione pluriennale.
(4-05885)
DELLA SETA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
si apprende da articoli di diversi giornali, in particolare "La Repubblica", che Air France starebbe per abbandonare l'aeroporto di Malpensa. Questa indiscrezione conferma che il progetto di fare dello scalo milanese un grande hub si rivela sempre più una "scatola vuota", buona solo per alimentare la propaganda di alcune forze politiche;
quest'ultima tappa della vicenda non fortunata dell'aeroporto di Malpensa dimostra una volta di più che la progettata espansione dell'aeroporto fuori dall'attuale sedime, attraverso la realizzazione della terza pista, è totalmente immotivata. Tutto questo è ancora più chiaro se si considera che dopo l'abbandono di Malpensa da parte di Lufthansa e ora da parte Air France, molti prevedono che una scelta analoga verrà compiuta da Klm, che potrebbe cancellare i suoi 6 voli per Amsterdam;
va sottolineato che oggi a Malpensa transitano meno passeggeri di dieci anni fa: l'aeroporto è un deserto tenuto in piedi solo da qualche compagnia low cost e, a giudizio dell'interrogante, dalla demagogia del Governo di centrodestra;
malgrado tutto questo, la Sea, sopcietà che gestisce Malpensa, insiste con l'idea di realizzare una terza pista, pretesto in realtà per un'immensa operazione di speculazione immobiliare. Tutta l'operazione è, a parere dell'interrogante, un capolavoro di inganni e aggressione al territorio, visto oltretutto il rifiuto di sottoporre il progetto di espansione di Malpensa ad una valutazione ambientale strategica (VAS) che ne verifichi la compatibilità e utilità;
la realizzazione della terza pista rappresenterebbe una nuova, grande ferita ambientale per il Parco del Ticino e un nuovo, potente fattore di disturbo per le comunità del versante lombardo e piemontese del Ticino. Per costruire questa, che diverrebbe l'ennesima "cattedrale nel deserto" italiana, verrebbero sperperati non meno di 300 milioni di euro;
va ulteriormente evidenziato che nessun Paese europeo ha due grandi scali intercontinentali. Il futuro di Malpensa com hub è segnato; occorre prenderne atto e, piuttosto che immaginare improbabili espansioni dello scalo, lavorare seriamente per rendere più razionale, moderno, sostenibile il sistema delle infrastrutture aeroportuali in particolare nel nord Italia,
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo non intenda, atteso che il progetto per fare di Malpensa una sorta di hub del sud Europa è naufragato, attivarsi urgentemente, per quanto di propria competenza, al fine di fermare definitivamente il maxi-piano di espansione dello scalo e in particolare il progetto della terza pista;
se non intenda intervenire perché in ogni caso il progetto della Sea venga sottoposto a VAS.
(4-05886)
FERRANTE - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
il 25 giugno 2011, a Parigi, il tempietto del Clitunno, situato nel piccolo Comune di Campello sul Clitunno (Perugia), cittadina a metà strada tra Spoleto e Foligno, è stato iscritto nelle liste del patrimonio mondiale dell'umanità Unesco, insieme ad altri 6 monumenti, all'interno del sito seriale "L'Italia dei Longobardi. I centri del potere (568-774 d.C.)". I sette luoghi rappresentano le più importanti testimonianze della presenza longobarda in Italia tra il sesto e l'ottavo secolo dopo Cristo. Il lavoro per ottenere questo prestigioso risultato è stato portato avanti in 5 anni di grande impegno ed oggi il sito rappresenta uno dei 46 beni italiani iscritti nella World heritage list. Nonostante questo prestigioso riconoscimento, si rileva una sconcertante disattenzione da parte del Ministero in indirizzo e dei suoi organi nei confronti del tempietto sul Clitunno. Il monumento infatti è aperto ai visitatori e quindi fruibile soltanto tre giorni a settimana. I restanti giorni è off limits. È chiuso e ad essere penalizzati sono, purtroppo, i tanti turisti e visitatori che, pur venendo anche da molto lontano e dall'estero, sono costretti ad ammirare l'ormai celebre monumento dall'esterno;
l'ultimo episodio, in ordine di tempo, è stato quello di sabato 10 settembre 2011 quando a turisti proveniente dalla Germania, è stato negato l'accesso, sebbene all'interno si svolgesse una manifestazione alla quale il gruppo avrebbe potuto partecipare. Ovvio che le lamentele e le proteste sia via e-mail, che tramite lettera, ma anche verbali, sono piovute copiose in Comune, che non avrebbe però alcuna responsabilità in questa vicenda, visto che il tempietto è di proprietà del Ministero e gestito dalla Soprintendenza per i beni archeologici dell'Umbria;
ad oggi nonostante l'inserimento del tempietto nella World heritage list, infatti, gli orari di apertura al pubblico del monumento stabiliti dalla Soprintendenza mettono addirittura a rischio la permanenza del monumento nella lista Unesco, dato che solo tre pomeriggi a settimana non garantiscono il requisito fondamentale per l'Unesco della fruibilità dei beni;
ancora più incredibile è il fatto che tutte le aperture straordinarie, comprese quelle necessarie in questi giorni per le iniziative di celebrazione dell'iscrizione, sono state garantite grazie alla copertura economica del Comune di Campello sul Clitunno che ha dovuto provvedere a pagare gli straordinari dei dipendenti del Ministero;
inoltre è importante sottolineare che il Comune ha avviato un progetto di marketing territoriale atto a incrementare i flussi turistici. Questo impegno è mirato al rilancio economico, alla ripresa per l'economia locale e per le strutture ricettive e diffusione di un'idea di turismo pulito e responsabile. Tuttavia per ottenere tutto ciò il Comune deve versare alla Soprintendenza un contributo per le aperture straordinarie;
senza voler entrare minimamente nella polemica che ha visto i piccoli Comuni descritti come centri di spesa improduttiva e di sprechi, si assiste al paradosso per il quale un piccolo Comune finanzia lo Stato centrale per assicurare ai propri cittadini ed ai turisti italiani e stranieri la possibilità di accedere ad un bene patrimonio dell'umanità;
questa situazione al limite è stata denunciata dal Sindaco di Campello nel corso della manifestazione di due giorni di incontri e convegni proprio per celebrare l'iscrizione del tempietto diventato patrimonio dell'umanità Unesco e riportata dagli organi di stampa umbri, in particolare dal "Corriere dell'Umbria". Proprio il Sindaco infatti ha ribadito di avere inviato, nei mesi scorsi, alcune note all'attuale Ministro in indirizzo, e al suo predecessore, avanzando la proposta di acquisire, da parte del Comune, la proprietà del tempietto, anche in funzione dei grandi sforzi messi in campo per iscrivere il monumento come Patrimonio dell'umanità Unesco;
il sindaco di Campello sul Clitunno denuncia che a tali condizioni si nega uno dei requisiti fondamentali richiesti dall'Unesco, e cioè quello della fruibilità. Non solo. La richiesta di trasferimento del tempietto nel demanio del Comune di Campello è stata avanzato, tramite lettera del maggio 2011, anche alla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici dell'Umbria e all'Agenzia del demanio di Perugia, nella quale si precisa che nel corso dell'ultimo anno l'apertura al pubblico del bene è stata fortemente penalizzata a causa della carenza di organico della competente Soprintendenza, da tempo quindi il personale del Comune di Campello supporta l'ufficio territoriale del Ministero per i beni e le attività culturali al fine di garantire la fruizione del monumento da parte dei visitatori, specialmente nel periodo estivo, di maggiore domanda turistica;
è importante evidenziare il fatto che l'area attorno al tempietto è interessata da un ampio progetto di valorizzazione. La lettera del Sindaco si concludeva dunque con la richiesta dell'inserimento del tempietto negli elenchi dei beni immobili da attribuire a titolo non oneroso al Comune di Campello. Tutte queste richieste non solo non hanno avuto effetti concreti ma ad esse, come sembrerebbe, non sono state date ancora risposte da parte degli enti interessati;
in assenza di risposte da parte del Governo, numerose associazioni di tutela del paesaggio e dei beni architettonici e ambientaliste, tra le quali Legambiente Umbria, insieme ai cittadini e rappresentanti di alcune istituzioni locali hanno annunciato la volontà di avviare azioni di protesta eclatanti, con l'intenzione di incidere su una situazione oramai al limite del paradosso,
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo non intenda immediatamente intervenire, anche attraverso lo stanziamento di adeguati fondi, in primis per rimediare al fatto che un piccolo Comune sovvenzioni l'amministrazione statale, e anche per consentire l'apertura quotidiana e continuativa di un sito di così rilevanza mondiale, qual è il tempietto sul Clitunno, al fine di garantire la fruizione del monumento da parte dei visitatori, con l'ovvia ricaduta economica, così importante in un periodo di forte crisi, su tutto il territorio;
se non ritenga necessario avviare concretamente tutte le procedure tecnico-amministrative di competenza affinché si realizzi il trasferimento della proprietà del tempietto, anche in funzione dei grandi sforzi messi in campo per iscrivere il monumento come patrimonio dell'umanità Unesco, al Comune di Campello sul Clitunno.
(4-05887)
AMATO, MALAN - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:
il 21 settembre 2011 a New York si terrà "Durban III", la discussa conferenza internazionale sul razzismo organizzata sotto l'egida delle Nazioni Unite;
Canada, Israele, Stati Uniti, Italia, Repubblica ceca e Olanda hanno già annunciato che non ci saranno, manifestando il timore che la piattaforma di Durban III si stesse trasformando, da foro di dibattito e coordinamento dell'azione internazionale contro il razzismo, in una tribuna di accusa contro Israele, così come si può evincere sia dagli esiti delle precedenti edizioni di "Durban" sia dalla prevista partecipazione, come ospite principale, del leader iraniano Ahmadinejad;
considerato che:
i sospetti di antisemitismo sono inoltre confermati dalla bozza di risoluzione finale di "Durban III" nella quale, per quanto risulta agli interroganti, si legge: "Noi, capi di Stato e di Governo, affermiamo che la Dichiarazione di Durban del 2001 fornisce lo strumento più articolato per combattere il razzismo, la discriminazione razziale, le xenofobia e l'intolleranza", laddove, durante l'edizione del 2001, numerosi Stati vollero addirittura eliminare ogni riferimento all'olocausto dalla risoluzione finale, in un contesto in cui il dibattito verteva apertamente su di una guerra santa per annientare "l'entità sionista";
nell'aprile 2009, in occasione della seconda edizione di "Durban" che si tenne a Ginevra, l'Italia, negando la propria partecipazione all'evento, auspicò, vanamente, che le conclusioni del documento finale potessero cancellare quelle della conferenza precedente per affermare che "l'Olocausto è la più grande tragedia del ventesimo secolo" e non parlasse di razzismo in riferimento a Israele;
il 22 settembre, nella strada di fronte al Palazzo di vetro, il "Touro College" ospiterà una contro-iniziativa organizzata da John Bolton, ex ambasciatore statunitense all'Onu e promotore della "Friends of Israel initiative", che vedrà la partecipazione, fra i moltissimi oratori e accademici, del premio Nobel e scrittore Elie Wiesel, dello studioso di islam Bernard Lewis, dell'attore Jon Voight, dell'ex sindaco di New York Ed Koch e dell'avvocato liberal Alan Dershowitz,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno attivarsi, proseguendo nel solco della meritoria azione diplomatica intrapresa negando la partecipazione dell'Italia a Durban III, per aderire alla contro-manifestazione organizzata dalla "Friends of Israel initiative".
(4-05888)
LANNUTTI - Ai Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione, dell'economia e delle finanze e della salute - Premesso che:
il tribunale del lavoro di Livorno ha sollevato la questione di costituzionalità sul decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, in materia di assenze per malattia dei dipendenti pubblici, cosiddetta legge Brunetta;
a firmare l'ordinanza che rimette la norma alla Consulta è stato il giudice Jacqueline Monica Magi che ha accolto l'eccezione sollevata dai legali di 50 lavoratori della scuola della provincia di Livorno;
sotto esame è finito l'articolo 71 del decreto-legge: il giudice ha ritenuto rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale della norma con riferimento agli articoli 3, 32, 36 e 38 della Costituzione;
l'articolo 71 prevede che «per i periodi di assenza per malattia, di qualunque durata, ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni (...), nei primi 10 giorni di assenza è corrisposto il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonché di ogni altro trattamento accessorio»;
di fatto la malattia diventa un "lusso" che il lavoratore non potrà più permettersi e ciò appare in contrasto con l'articolo 36 della Costituzione che prevede che sia garantita una retribuzione proporzionata ed in ogni caso sufficiente a garantire un'esistenza libera e dignitosa;
l'ordinanza è del 5 agosto 2011 e risponde alla denuncia fatta dai lavoratori Ata della provincia di Livorno, alcuni dei quali avevano avuto una riduzione della busta paga dopo periodi di malattia; costoro hanno fatto ricorso al tribunale, sollevando eccezione di costituzionalità poi accolta;
sul diritto alla salute di cui all'articolo 32 della Costituzione la norma, si legge nell'ordinanza del giudice del lavoro, «crea di fatto un abbassamento della tutela della salute del lavoratore che, spinto dalle necessità economiche, viene di fatto indotto a lavorare aggravando il proprio stato di malattia, creando così un vulnus a se stesso e al Paese»;
con riferimento all'articolo 36 della Costituzione in sostanza con la decurtazione il guadagno, dati gli stipendi che percepiscono ad oggi i lavoratori del comparto pubblico, diventa tale da non garantire al lavoratore una vita dignitosa;
«Privare durante la malattia un lavoratore di parte dello stipendio e della retribuzione globale di fatto - scrive infine il giudice con riferimento all'articolo 38 - integra esattamente quel far venire meno i mezzi di mantenimento e assistenza al cittadino in quel momento inabile al lavoro»;
in attesa della decisione degli alti giudici, arriva immediata una nota del Dipartimento per la funzione pubblica, resa nota sul "Corriere della sera" del 14 settembre 2011, che non entra nel merito dell'ordinanza, ma precisa che «l'articolo 71 della legge 133 del 2008 non prevede alcuna riduzione dello stipendio in caso di malattia fino a 10 giorni, ma solo la decurtazione del trattamento accessorio, cioè di quello legato alla effettiva prestazione o alla produttività dei dipendenti pubblici». «Una disposizione - continua la nota - prevista, per una durata diversa, anche all'interno di alcuni contratti collettivi nazionali di lavoro». Una precisazione, quella del Dipartimento, che però non convince il giudice Magi. «Come ho scritto nell'ordinanza precisa il magistrato - lo stipendio di lavoratori è composto da più elementi, la retribuzione base e una serie di indennità. È chiaro che se si diminuisce l'indennità si taglia la retribuzione di fatto del lavoratore»,
si chiede di sapere quali iniziative il Governo intenda adottare al fine, da una parte, di penalizzare le forme di assenteismo, ma, dall'altra, di tutelare i diritti di ogni lavoratore, sia pubblico che privato, considerato che non è possibile eliminare il problema dei falsi malati colpendo indiscriminatamente, cosa che indurrebbe ad abbandonare l'idea di colpire i singoli responsabili e a limitare la libertà e, in questo caso, il reddito di tutti.
(4-05889)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, della difesa e dello sviluppo economico - Premesso che:
Salvatore Metrangolo, consigliere di amministrazione della Seicos e presidente della Ssi, due società del gruppo Finmeccanica, ha rassegnato nei giorni scorsi le proprie dimissioni, annunciate dallo stesso Metrangolo, coinvolto nell'inchiesta della Procura di Bari sulle escort, in una nota nella quale spiega che la decisione è stata presa per evitare che le recenti notizie di stampa possano generare strumentalizzazioni a danno dell'azienda Finmeccanica;
gli scandali ed il malaffare, come pubblicato dalle cronache dei principali quotidiani nazionali sulle attività della galassia Finmeccanica, fa emergere l'immagine di un sistema marcio, con un'azienda pubblica impantanata nel malaffare, inquinata da manager senza scrupoli asserviti alla politica e ad uomini di Governo i quali hanno rinnovato le loro nomine e dai quali esse prendono ordini, con escort elevate al rango di profumati consulenti e a prestigiosi incarichi in società pubbliche mercificate per scambi di favori e interessi personali;
in un articolo pubblicato in data 19 settembre 2011, dal titolo: "Inchiesta escort, si indaga su alcuni appalti a Bari", "la Repubblica" mette in luce un nuovo filone investigativo che riguarda il tentativo, poi fallito, di Gianpi (Tarantini) di mettere le mani sugli appalti che contano. Vi si legge: «Una decina di appalti, l'ipotesi di associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d'asta, l'attenzione anche sui vertici di Finmeccanica. La procura di Bari, conclusa l'indagine sulle escort portate da Gianpaolo Tarantini nelle residenze del premier, ha aperto un nuovo filone investigativo che riguarda il tentativo, poi fallito, di Gianpi di mettere le mani sugli appalti che contano, utilizzando proprio le escort per arrivare - secondo l'ipotesi accusatoria - a chi era in grado di turbare le gare di appalto. L'esistenza del nuovo filone emerge dal provvedimento di stralcio contenuto nel fascicolo sulle escort. Nel fascicolo-stralcio sarebbe contenuto anche l'incontro del 21 gennaio 2009 nell'hotel De Russie di Roma in cui si parlava di un appalto da 55 milioni da smembrare e da far vincere agli amici di Gianpi. A quella riunione parteciparono Tarantini, Lea Cosentino (all'epoca dg della Asl Bari e per questo ribattezzata "lady Asl") e gli imprenditori pugliesi Cosimo Catalano della "Supernova" di Lecce ed Enrico Intini. Ma gli accertamenti, secondo quanto è stato possibile ricostruire, riguardano anche altri personaggi, in particolare i vertici di Finmeccanica, rappresentanti nell'incontro romano da Rino Metrangolo (che curava gli interessi del gruppo Finmeccanica e che ha "usufruito" delle escort messe a disposizione da Gianpi, come emerge dagli atti già depositati). Negli atti ricorrono i nomi di diversi altri dirigenti di Finmeccanica, tra cui il manager di Seicos (società del gruppo) Domenico Lunanuova e lo stesso presidente della holding Pierfrancesco Guarguaglini"»;
un articolo pubblicato sul quotidiano "La Stampa" riferisce che «gli affari a cui miravano Gianpi Tarantini & soci non sono andati a buon fine perché nel maggio 2009, all'acme del loro lavorio, arrivò il ciclone D'Addario, uscì fuori la storia della cocaina, la magistratura ordinò una perquisizione e si accesero i riflettori (anche quelli di Niccolò Ghedini) sulla connection barese. Per stare alle parole di Tarantini, "la D'Addario mi ha rovinato la vita, ha distrutto il mio rapporto con il presidente Berlusconi, mi ha distrutto economicamente". Le porte di Finmeccanica e della Protezione Civile d'improvviso si serrarono e i manager si negarono al telefono. Tutto ciò non significa però che un reato non ci sia stato. La procura di Bari sta indagando per "turbativa d'asta" e "corruzione". Sono almeno dieci, se non quindici, le gare sotto osservazione e sarebbero cinque finora gli indagati. Impressionanti le cifre. Dice l'autista-confidente Dino Mastromarco alla moglie di Gianpi, Nicla, nel corso di un colloquio a cuore aperto, registrato con una microspia in auto: "Mo' si deve vedere con la Finmeccanica e compagnia cantando... che è una cosa, lo sai quant'è l'importo? Ti ha detto qualcosa Gianpaolo?.... Se gli entra tutta la parcella di mediazione ci arrivano 20, 30 milioni di euro come se niente fosse... ma proprio sto parlando del minimo... perché si parla di un miliardo di euro". Eccoli, allora, gli appalti da papparsi via Finmeccanica a cui mirava Tarantini: un miliardo di euro. E che volete che fossero 80.000 euro spesi in donnine e champagne? Sul piatto c'era il grande affare della società mista Sel Proc (280 milioni di euro). Recitano i comunicati ufficiali: "È una società del Gruppo Finmeccanica, partecipata al 70% da Selex Sistemi Integrati ed al 30% da Seicos. Attualmente Sel Proc indice, per conto del Dipartimento della Protezione Civile italiana, gare ad evidenza pubblica per l'acquisizione di beni e servizi nel settore". Oppure il progetto Snipc, Sistema nazionale integrato di protezione civile: peccato che occorressero frequenze radio e allora un manager di Finmeccanica, Sabatino Stornelli, proponeva a Tarantini di comprare le frequenze di «Latte e miele», radio in fallimento, e Domenico Lunanuova, un altro manager, manovrava per far cedere alla Rai le frequenze di Isoradio. D'altra parte Lunanuova è lo stesso che manda per mail a Tarantini in anteprima le bozze dei contratti e poi comunica a Gianpi che è stata pubblicata una nuova gara per sistemare cavi di fibra ottica del valore di 35 milioni di euro e gli chiede "se Enrico Intini (socio di Tarantini, ndr) è interessato". (...) Quando poi il Comitato d'affari fiuta i lavori per il G8, il solito Lunanuova spiega: "Lì non sono venute fuori cifre grossissime e quelle che sono venute fuori, più o meno, sono già indirizzate su prodotti che già hanno un nome e un cognome". C'è la corsa ad accaparrarsi una quota di lavori per il gasdotto Italia-Albania. E ancora ci sono altri cinquanta milioni di euro sbloccati dall'emergenza del terremoto dell'Aquila - servono per la rete di Isoradio e per varie infrastrutture al servizio della Protezione civile. Sembrava proprio che avessero il vento in poppa, con quel Santo Protettore che avevano alle spalle... Il 25 marzo - scrivono gli investigatori - un incontro tra Enrico Intini e Pier Francesco Guarguaglini veniva sostituito da una telefonata in cui il presidente di Finmeccanica, diceva Intini, aveva dato il suo nulla osta a proseguire sui progetti "messi in cantiere". Cioè, erano stati autorizzati a mettere in piedi i bandi di gara». Poi però arrivò la D'Addario e adieu."»;
considerato che Ansaldo Energia, la controllata del gruppo Finmeccanica, rimasta invischiata nel processo Enelpower per tangenti, ha subito la confisca di 98.000.000 euro. La sentenza è stata pronunciata dal presidente Oscar Maggi del Tribunale di Milano. Su 44 imputati, solo 8 sono stati condannati. L'inchiesta, partita nel 2003, ipotizza il versamento di tangenti per l'assegnazione di appalti di centrali e turbine nel caso di Enelpower, società del gruppo Enel, e parla di ricorrenti e sistematici episodi corruttivi nell'ambito dell'assegnazione e gestione di gare pubbliche per la fornitura di impianti, macchinari e componenti nel caso di Enipower, società controllata da Eni. I reati contestati, a vario titolo e a seconda degli indagati, vanno dall'associazione a delinquere alla corruzione aggravata e all'appropriazione indebita, al riciclaggio, alla ricettazione, al falso in bilancio, all'emissione di fatture false,
si chiede di sapere:
se a quanto risulti al Governo risponda al vero che il nuovo filone investigativo che riguarda il tentativo di aggiudicarsi gli appalti che contano, utilizzando proprio le escort per arrivare ad una turbativa delle gare di appalto, sia stato concretizzato nell'incontro del 21 gennaio 2009 nell'hotel De Russie di Roma, al quale parteciparono Tarantini, Lea Cosentino e gli imprenditori pugliesi Cosimo Catalano della "Supernova" di Lecce ed Enrico Intini, per spartirsi un appalto da 55 milioni di euro da dividere e da far vincere agli amici dello stesso Tarantini;
se nell'inchiesta siano coinvolti anche altri personaggi, in particolare i vertici di Finmeccanica, rappresentanti nell'incontro romano da Rino Metrangolo, con altri nominativi di diversi altri dirigenti di Finmeccanica, tra cui il manager di Seicos, Domenico Lunanuova, e lo stesso presidente della holding Pierfrancesco Guarguaglini;
quali misure urgenti il Governo intenda attivare, a partire dal dare risposta ai numerosi atti di sindacato ispettivo dell'interrogante, per impedire che aziende pubbliche possano fornire servizi di consulenza ad escort e ad altri personaggi in cerca d'autore, degradando il ruolo e la missione di un'azienda pubblica importante;
se, alla luce delle inchieste della magistratura, il Governo non ritenga doveroso revocare con effetto immediato gli incarichi ai coniugi Pierfrancesco Guarguaglini-Marina Grossi, per evitare un inquinamento delle prove ed il discredito internazionale di un gruppo, che alla luce degli scandali è molto meno affidabile di un tempo, con tutte le conseguenze negative ricadenti perfino sulle commesse.
(4-05890)
LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della giustizia e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
dopo che la Procura di Roma aveva provato, ad avviso dell'interrogante, a mettere la sordina per quasi due anni», parte dalla Procura di Napoli la bufera giudiziaria che si è abbattuta sul Gruppo Finmeccanica;
si apprende da notizie di stampa (si veda, ad esempio, "Il Corriere della sera" del 15 settembre 2011) che esisterebbe "la pratica, da parte dei rappresentanti delle società di Finmeccanica, di corrompere i rappresentanti dei governi esteri per potersi aggiudicare le gare". Questi i nuovi sviluppi dell'inchiesta della procura di Napoli sui presunti affari illeciti del colosso industriale che vengono svelati con il deposito al Tribunale del riesame delle carte processuali relative al 'ricattò al premier Berlusconi;
si legge su "Rai News" del 14 settembre 2011: «In una richiesta di proroga di intercettazioni telefoniche, del giugno scorso (a carico tra l'altro di Valter Lavitola, indicato in questo filone d'inchiesta come "uomo d'affari che opera in centro e sudamerica e prevalentemente in Brasile e Panama"), si sottolinea come "tutti i personaggi coinvolti a diverso titolo nelle indagini in oggetto, perlopiù dirigenti ed agenti del gruppo Finmeccanica, in più occasioni hanno parlato telefonicamente non solo di rapporti con personaggi di spicco della politica e delle forze armate di paesi esteri, ma anche, più esplicitamente, della necessità di pagarli, attraverso agenti ed intermediari, per potersi aggiudicare le gare di fornitura di armamenti e apparati per la difesa e la sicurezza". Un'attività' corruttiva, secondo l'accusa, che grazie a questi "contatti di alto livello", (con personaggi chiamati in codice 'il dottoré, l''infermieré) consentirebbe di "condizionare le gare all'estero sino a capovolgerne gli esiti già decisi". A titolo "meramente esemplificativo" vengono richiamate tre conversazioni, una tra Valter Tarantelli (dirigente di Telespazio Brasile) e tale Piero, "che si muovono nell'ambito del mercato sudamericano, e le altre due tra Bertolo Nardini (consulente di Oto Melara) e un altro consulente della stessa società a Kuala Lumpur, Alfredo Giaccherini. Nella prima Tarantelli chiede a Piero "un incontro con tale Pedro per perfezionare un accordo" e Piero "suggerisce un incontro personale con Andrade": Tarantelli gli risponde che, "in tal senso interverrà Pozzessere", un dirigente di Finmeccanica. "A questo punto Piero chiede esplicitamente a Valter come fare per pagare 'sta genté e Tarantelli risponde che 'poi si vedrà in seguito". Secondo i pm napoletani, il riferimento dei pagamenti a "sta gente" lascia ipotizzare "la necessità di versare una tangente a coloro che, verosimilmente in loco, si sono attivati per la buona riuscita dell'operazione nel comparto Difesa del Paese sudamericano". Ma "il potere di incidere sulle decisioni dei governi locali - si legge ancora nel provvedimento dei pm di Napoli - appare ancora più evidente dalle dichiarazioni di Giaccherini (in una delle telefonate intercettate, nelle quali parla con Nardini di forniture militari in Asia - ndr) che nella fattispecie afferma addirittura che, se necessario, si può arrivare al numero uno per far licenziare il capo della Marina", tramite tale Ayub, o Aiub. Nell'altro colloquio telefonico, invece, Giaccherini afferma: "l'agente dovrebbe pagare qualcuno perché ci scelgano". Secondo i pm, "le affermazioni sono sufficientemente esplicite e lasciano chiaramente intendere come la corruzione sia l'unico strumento in grado di garantire il successo delle loro iniziative all'estero". Nelle carte dell'inchiesta sulla "vendita di prodotti di diverse aziende Finmeccanica a soggetti esteri in cambio di pagamenti e transazioni illecite" compare spesso il nome di Filippo D'Antoni, dirigente di Wass (Alenia sistemi subacquei) e genero del numero uno del gruppo, Pier Francesco Guarguaglini, le cui telefonate con vari manager e consulenti sono state oggetto di accertamenti da parte degli inquirenti. In particolare, quelle con Roberto Condito e Andrea Cimador "nelle quali si fa esplicito riferimento all'apertura di conti presso una banca svizzera a Lugano da parte di D'Antoni ed al transito su di essa di soldi bonificati da altro istituto eletico". Secondo i pm di Napoli, la sequenza delle telefonate "non lascia dubbi sulla illiceità dell'operazione posta in essere da D'Antoni, Cimador e Condito". Nelle carte c'è anche un colloquio tra D'Antoni "e un ammiraglio (che utilizza un'utenza con prefisso francese) nel quale i due parlano di soldi da erogare" relativamente ad un contratto: l'ammiraglio gli dice "al momento di soldi in più non se ne può neanche parlare e di questa cosa ne aveva parlato anche con Lunardi"»;
si legge su un articolo pubblicato su "Il Corriere della sera" del 15 settembre 2011: «Un ruolo di primo piano sembra occuparlo in queste trattative Debbie Castaneda, l'ex modella colombiana, moglie dell'avvocato Marco Squatriti. Scrivono gli investigatori: "Fra le tante telefonate d'interesse vanno messe in risalto quelle tra Paolo Pozzessere, direttore commerciale di Finmeccanica, Debbie Castaneda, tale Alejandro Agad o Agag, [...] nelle quali si fa riferimento al pagamento di commissioni milionarie su un affare dell'importo di diverse centinaia di milioni di euro. Le telefonate, in dettaglio, sono legate alla conclusione di un contratto del valore di 600 milioni per il quale sarebbe prevista una commissione pari al 5%, di cui 1% destinato a Debbie Castaneda. Dal contenuto delle fonie emerge che la persona che sta concludendo l' affare, di nome Alejandro, avrebbe tagliato fuori la donna la quale avrebbe così perso 6 milioni di euro...". C'è poi una telefonata del 18 maggio della donna al marito: "In particolare Debbie riferisce al marito che intende parlare del comportamento di Alejandro al Presidente per indurlo a recedere dal suo intento di tagliarla dall'affare facendole perdere 6 milioni di euro. Inoltre aggiunge Alejandro gli avrebbe proposto una riduzione del 50% della commissione a lei spettante (lo 0,50 anziché l' 1) In tale ultimo contesto la donna dice che Alejandro è stato scorretto in quanto era stata lei a portarlo lì e fargli vincere il 5% di commissioni per tale affare. Il marito, tenuto conto degli impegni politici del Presidente, legati alle elezioni amministrative, consiglia Debbie, per evitare uno scandalo, di contattare Alejandro e di dirgli di sistemare la cosa altrimenti avrebbe parlato con il Presidente e solo dopo chiedere l'intervento di quest'ultimo". Quello stesso giorno "Marco Squatriti chiede a Paolo Pozzessere di costruire una corrispondenza tra la donna e Finmeccanica, in modo da dimostrare la sua attività. Pozzessere gli risponde che la cosa non è possibile e che non vuole essere coinvolto in quanto il contratto riguarda Ansaldo, poi gli dice che per risolvere bisogna ricorrere ai politici. A tal proposito Pozzessere dice testualmente "bisogna incastrare lui da una parte via politica, ci siamo capiti come" ed ancora "perché lui fa affari col suocero", (..)»;
in seguito alle nuove vicende giudiziarie il direttore commerciale, Paolo Pozzessere, si è dimesso,
si chiede di sapere quali misure urgenti di competenza il Governo intenda adottare per impedire che inerzie investigative di alcuni uffici giudiziari, a parere dell'interrogante premeditate, come quella della Procura di Roma, la quale ha la nomea di "porto delle nebbie", possano ostacolare l'accertamento dei fatti e l'obbligatorietà dell'azione penale, posto che, senza la brillante inchiesta della Procura di Napoli, come a suo tempo lo fu quella della Procura di Firenze sulla "cricca" del G8 e degli appalti illegali, malaffare, corruzione ed altri traffici illeciti anche sulle nomine non sarebbero mai emersi.
(4-05891)
LANNUTTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:
in un articolo pubblicato sul quotidiano "Libero", Tobia De Stefano mette in luce le contraddizioni del patron della Ferrari, affermando che: «A furia di fare la morale agli altri si finisce per cadere in contraddizione in casa propria. E certo. Perché, con i tempi che corrono, Luca Cordero di Montezemolo ha gioco facile nel richiamare a una rinnovata sobrietà della politica. Così come non ha trovato difficoltà a stilare, attraverso la sua fondazione Italia-Futura, un decalogo sulle misure per rilanciare la crescita del Paese»;
l'articolo prosegue: «Del resto su liberalizzazioni e tagli alla casta sono quasi tutti d'accordo, il problema poi sarebbe scendere in campo e "sporcarsi le mani" per realizzarli. Farà molta più fatica invece a spiegare perché uno dei campioni del made in Italy decide di spostare parte della produzione della sua Poltrone Frau dall'Italia all'estero. Non era lui quello che, da leader di Confindustria, diceva: "Io non ho mai pensato - ora parlo del 'made in' - che la Ferrari potesse andare a produrre in Cina, in Vietnam o anche solo al di fuori di Maranello..."?. Cos'è successo? Il motivo lo immaginiamo, riduzione dei costi si direbbe in aziendalese, ma il problema sarà farlo capire ai lavoratori del gruppo leader internazionale nel settore dell'arredamento di alta gamma (mobili in pelle, sedie, chaise longue e quant'altro) che a breve potrebbero perdere il loro posto di lavoro. Sono coinvolti i distretti di Tolentino (Macerata) e Cassina di Meda (Lombardia). E i sindacati di categoria, preoccupatissimi, sottolineano: «La decisione dell'azienda di delocalizzare la cucitura del cosiddetto settore residenziale (poltrone e divani) in uno stabilimento in Romania comporterà, per il distretto di Tolentino, una riduzione di 64.000 ore del lavoro svolte dalle aziende terziste». Fatti due calcoli (1.600 ore di lavoro a testa) ci sono circa 400 posti a rischio. E quindi? «Questa scelta avrà ripercussioni drammatiche sia per l'occupazione locale sia per l'immagine della Frau in Italia e nel mondo». Anche perché - evidenziano gli stessi sindacalisti - mentre i manager della Frau sono aumentati in tre anni da 29 a 36 unità, gli operai sono diminuiti da 606 del 2008 ai 492 di giugno 2011. Con buona pace della difesa del made in Italy sbandierata da Montezemolo»,
si chiede di sapere:
se risponda al vero che Luca Cordero di Montezemolo, ex presidente di Confindustria e socio di affari con Diego della Valle, che non perde occasione per predicare etica pubblica e responsabilità al punto da aver fondato "Italia Futura" per la sua discesa in politica, ha deciso, come denunciato dai sindacati, di delocalizzare in Romania la cucitura "del settore residenziale", con una riduzione di 64.000 ore del lavoro oggi svolto nel distretto di Tolentino dalle aziende terziste;
se sia vero che il made in Italy promosso da Montezemolo corrisponde ad una delocalizzazione selvaggia con la perdita di almeno 400 posti di lavoro per la poltrona Frau, e che la politica del patron della Ferrari è stata quella di aumentare gli stessi manager della Frau, passati in tre anni da 29 a 36 unità, con una conseguente diminuzione degli operai passati da 606 del 2008 ai 492 di giugno 2011;
quali misure urgenti il Governo intenda attivare per evitare che imprenditori come Luca Cordero di Montezemolo possano predicare bene, promuovendo ampiamente il made in Italy, e razzolare male, con il trasferimento all'estero delle produzioni, che, oltre a recare danno all'immagine dell'Italia, si concretizza come una studiata beffa per lavoratori e consumatori, oltre tutto costretti, dalle veline acritiche riportate dai mass media, perfino a subire i sermoni dello stesso Montezemolo.
(4-05892)
BELISARIO - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute - Premesso che:
ai sensi dell'art. 14, comma 3, della legge 7 agosto 1990, n. 241, è stata convocata nei prossimi giorni dall'amministrazione provinciale di Potenza una conferenza di servizi nella quale i soggetti istituzionali chiamati al rilascio dei pareri autorizzativi, fra i quali l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente di Basilicata (ARPAB), l'Agenzia sanitaria provinciale di Potenza (ASP) e gli uffici regionali, dovranno esprimersi relativamente all'esercizio dell'impianto di termodistruzione dei rifiuti solidi urbani e dei rifiuti speciali "Fenice" di Melfi (Potenza). I dati recentemente diffusi dall'Agenzia ambientale della Regione hanno infatti evidenziato il rilevamento di valori costantemente superiori a quelli prestabiliti dai limiti di legge già a partire dalla fase iniziale di monitoraggio nel 2002, testimoniando il permanere di un'allarmante contaminazione di sostanze pericolose nelle acque sotterranee della zona, con particolare riferimento a mercurio, nichel, cadmio, cromo e piombo, nonché arsenico e composti organici volatili (Voc). Nelle acque di processo è stata inoltre segnalata la presenza di floruri, sostanze riscontrate anche nelle acque profonde;
il termovalorizzatore Fenice, entrato in servizio nel 2000, si inserisce nell'area industriale di San Nicola, compresa nel territorio comunale di Melfi e ricadente nel medio bacino del fiume Ofanto, posto ad una distanza dall'alveo di circa 3 chilometri. L'attività dell'impianto rientra nella categoria della gestione rifiuti come termovalorizzazione dei rifiuti urbani e industriali - pericolosi e non pericolosi - con recupero energetico. All'impianto vengono infatti conferiti tipologie di rifiuto urbano e speciale assimilabile agli urbani (solidi) non recuperabili nonché rifiuti speciali di origine industriale (pericolosi e non). Secondo le ultime rilevazioni dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra, riferite al 2009) oltre la metà delle quasi 40.000 tonnellate di rifiuti trattati sarebbero costituite da rifiuti pericolosi, di provenienza anche estera, presumibilmente francese. Non solo sarebbe termodistrutta dall'impianto in questione una parte rilevantissima del quantitativo nazionale di rifiuti urbani pericolosi, ma in esso sarebbero trattati, secondo l'Ispra, anche quantitativi di materiale sanitario apparentemente non rientrante nelle autorizzazioni. L'attività dell'impianto comporterebbe, in ogni caso, il consumo annuo di oltre 12 milioni di tonnellate di acqua;
la Giunta regionale della Basilicata, con delibera n. 2584 del 3 novembre 1999, aveva approvato il "Piano di monitoraggio ambientale del melfese" secondo le prescrizioni del decreto VIA 1790/93 del Ministero dell'ambiente, con cui si dava parere favorevole alla domanda di pronuncia di compatibilità ambientale concernente il progetto di "Piattaforma di termodistruzione di rifiuti industriali con recupero di energia" da realizzarsi nell'area industriale di San Nicola di Melfi, presentato dalla allora società Fiat Fenice nel 1992. Dal 2002 è stata trasferita all'ARPAB la proprietà della rete di monitoraggio della qualità dell'aria del melfese nonché la competenza delle relative indagini sulle matrici ambientali. A distanza di molti anni sono state finalmente rese pubbliche le risultanze di tale monitoraggio con riferimento all'impianto Fenice;
dal sito dell'ARPAB (http://www.arpab.it/fenice/sintesiMonitoraggio.asp) si apprende che «sono stati registrati superamenti nelle acque sotterranee per mezzo della rete di piezometri esistenti nell'area dell'impianto FENICE. I superamenti dei valori di Concentrazione Soglia di Contaminazione (CSC) stabiliti dalla tabella 2 dell'allegato 5 alla parte IV del decreto legislativo 152/06 hanno riguardato diversi parametri. Il perdurare della situazione di contaminazione delle acque sotterranee nell'area dell'impianto, ha indotto l'ARPAB, in data 3 marzo 2009, ad effettuare comunicazione ai sensi dall'art. 244 del decreto legislativo 152/06. Dopo la comunicazione della contaminazione sono seguite diverse conferenze di servizio». Stando alla sintesi diffusa dalla stessa Arpab, il «superamento dei valori soglia di contaminazione delle acque sotterranee ha mostrato l'inadeguatezza del piano di monitoraggio del melfese», motivo per il quale risulta finanziato un nuovo e più approfondito piano che, si auspica «possa in futuro impedire il ripetersi di contaminazioni come quella avvenuta delle acque sotterranee»;
i dati in questione (http://www.arpab.it/fenice/public/DATI_metalli2002-2007.pdf) sembrano avvalorare inequivocabilmente l'ipotesi che il termodistruttore abbia ripetutamente raggiunto - nel periodo 2002-2007 - valori di elementi chimici potenzialmente pericolosi per la salute umana non in linea con i parametri di legge e, conseguentemente, non conformi a quelli che si sarebbero dovuti rilevare ove le procedure di smaltimento previste dalla normativa vigente fossero state poste correttamente in essere. Risulterebbero, in particolare, numerosissimi ed allarmanti casi di sforamento dei valori di nichel, che in talune occasioni (segnatamente marzo 2003 e luglio 2006) avrebbe restituito valori da 130 a 350 volte maggiori rispetto a quanto fissato dalla legge. Con riferimento al piombo, si sono registrati valori anomali nel marzo 2006 (fino a 70 volte oltre la norma) mentre nei periodi di luglio 2003, gennaio e marzo 2004 e maggio 2007 si è registrata una presenza allarmante di mercurio nelle falde. Livelli anomali di cromo vengono monitorati nel marzo 2006 e nel maggio 2007 in almeno uno dei nove pozzi di emungimento a valle dell'impianto costituenti l'originaria barriera idraulica, segnando significativi, seppure non occasionali, discostamenti dalle risultanze di altre fasi del monitoraggio. Nel luglio 2007 vengono, infine, riscontrate, per la prima volta, tracce di cadmio in ben sei pozzi;
la letteratura scientifica internazionale da tempo segnala gli effetti gravi ed invasivi che tali sostanze possono avere per la salute umana, con particolare riferimento ai soggetti più esposti ed alle fasce deboli di popolazione (tra tutte gestanti e neonati), mentre le ricadute della cosiddetta "termovalorizzazione" dei rifiuti, la quale molte volte altro non è che una pratica di incenerimento, sono al contempo oggetto di studi approfonditi che ne hanno evidenziato la nocività per l'ambiente e per le popolazioni residenti nelle vicinanze di impianti simili o nei bacini dei corsi d'acqua in prossimità degli impianti medesimi. Queste due considerazioni di per sé dovrebbero sempre, ed avrebbero dovuto in passato, imporre il massimo rigore nelle procedure autorizzative e di controllo delle attività condotte nella struttura di Melfi. Si è invece registrata - a giudizio dell'interrogante - una preoccupante carenza su entrambi i profili, la quale ha dato origine, da un lato, ad un ultradecennale esercizio di impianto in forza di autorizzazioni provvisorie e, dall'altro, ad una scarsa trasparenza delle risultanze di monitoraggio che allarma ancor più la comunità locale;
il timore più diffuso tra le popolazioni del luogo, le associazioni di tutela ambientale, gli amministratori locali e i comitati di cittadini è che dall'inceneritore Fenice fuoriescano diossina e furani, sostanze responsabili della diffusione di patologie cancerogene e mutagene, tenuto anche conto del fatto che l'impianto è localizzato in un'area densamente popolata caratterizzata dai fumi inquinanti emessi da altri impianti produttivi, tanto che si registra uno sforamento di oltre il 20 per cento dei limiti d'inquinamento previsti dalla legge. La presenza di sostanze pericolose nelle falde desta preoccupazione soprattutto con riferimento al fatto che il vicino fiume Ofanto tocca anche il territorio pugliese e campano, dal momento che le sue acque sono utilizzate a scopi agricoli in queste zone, ed i danni potrebbero rivelarsi assai gravi laddove il deposito dei metalli nelle acque sotterranee determinasse - o avesse determinato - un interessamento del bacino fluviale;
nel 2000 la Regione Basilicata aveva rilasciato alla Fenice SpA - società acquisita dalla Électricité de France (EDF) nel 2001 - un'autorizzazione integrata ambientale (AIA) temporanea di durata quinquennale (decreto dirigenziale n. 75F/2000/D/498 del 19 ottobre 2000). Nel gennaio 2011 l'AIA definitiva - che peraltro risulta richiesta soltanto in data 31 marzo 2006 - era in corso di istruttoria e quindi non ancora rilasciata, potendo l'impianto operare solo grazie a determinazioni dirigenziali di rinnovo del 2005 e del 2010. All'inizio del 2011 la società francese titolare della gestione dell'impianto risulta, inoltre, aver mutato la propria ragione sociale, da Fenice SpA in Fenice Srl, con modifica anche del capitale sociale. Pur operando in virtù di autorizzazioni provinciali nelle more di un'AIA regionale mai rilasciata, la società ha comunque richiesto nel marzo 2011 un aumento della capacità di termodistruzione;
a seguito di talune rilevazioni riferite al 2008, nel marzo 2009 il sindaco di Melfi aveva adottato una delibera che vietava l'utilizzo dell'acqua da emungimento nell'area interessata. I risultati del successivo piano di caratterizzazione ambientale condotto dalla stessa società, la quale ha attribuito le contaminazioni riscontrate nelle acque sotterranee ad anomalie di funzionamento dell'impianto, sono stati approvati in conferenza di servizi soltanto nel gennaio 2010, mentre la conferenza di servizi del 31 marzo 2011 ha approvato l'analisi di rischio presentata dalla medesima società fissando in sei mesi il termine per la presentazione della bonifica della falda. Nelle more, e sempre in assenza dell'AIA regionale, la Provincia - acquisiti i pareri positivi di ARPAB e ASP - ha inteso rilasciare l'autorizzazione all'esercizio, ai sensi del decreto-legge 30 ottobre 2007, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 2007, n. 243, recante differimento di termini in materia di autorizzazione integrata ambientale e norme transitorie. Preso atto, nel giugno 2011, del monitoraggio di valori al di sopra delle soglie di legge, la Provincia ha chiesto all'ARPAB se permanessero le condizioni per l'esercizio e dell'efficienza della messa in sicurezza, ricevendone un parere positivo. Il 7 settembre 2011 si è riunito un tavolo tecnico tra il Comune di Melfi, la società Fenice, il Dipartimento ambiente della Regione, la Provincia di Potenza, l'Azienda sanitaria e l'ARPAB per fare il punto della situazione sul contesto ambientale circostante l'impianto, che ha indicato la scadenza perentoria del 18 ottobre 2011 per completare il progetto di bonifica;
la situazione che emerge dai dati diffusi dall'ARPAB, ampiamente riportati dalla stampa locale, oltre a riproporre tutte le criticità dell'incenerimento e della stessa attività di termodistruzione, che oltre a non risolvere il problema dei rifiuti li trasforma in ulteriori emissioni inquinanti, richiede, a giudizio dell'interrogante, un immediato studio sugli effetti della bioaccumulazione dei metalli pesanti quali nichel, berillio, cromo, cadmio e arsenico (taluni dei quali risultano neurotossici anche a concentrazioni estremamente basse) ai fini della patologità e della cancerogenesi, con particolare riferimento alle neoplasie infantili, allo sviluppo di cardiopatie ischemiche, all'interferenza con i meccanismi di riparazione del DNA, alle patologie respiratorie, e, più in generale, alla contaminazione delle colture della zona. Tale azione va posta in essere valutando immediatamente il permanere della sostenibilità dell'attività dell'impianto di Melfi, tenuto conto della necessità di applicare i principi della legislazione ambientale dell'Unione europea (art. 191-193 del trattato sul funzionamento dell'Unione) che si fondano sul principio della precauzione (in base al quale, quando vi è la minaccia di un danno serio ed irreversibile, la mancanza di una piena certezza scientifica non può essere utilizzata come motivo per rinviare l'adozione di misure i cui risultati sono proporzionali ai costi al fine di prevenire il degrado dell'ambiente) e sul principio di prevenzione, che impone in via prioritaria la correzione alla fonte dei danni causati all'ambiente;
alla luce di tali passaggi, nonché dell'estremo ritardo con cui sono stati resi pubblici tutti i dati concernenti le rilevazioni condotte in passato, appare urgente fare chiarezza sulle procedure sin qui seguite, tenuto conto del fatto che la direttiva 2008/1/CE richiede il rilascio di un'autorizzazione specifica per le attività industriali e agricole aventi un notevole impatto inquinante nonché della normativa comunitaria in materia di accesso del pubblico all'informazione ambientale. La citata legge n. 241 del 1990 indica, come è noto, anche i tempi nei quali le istituzioni interessate sarebbero tenute a dare riscontro alle istanze di accesso alla documentazione amministrativa da parte dei soggetti interessati aventi titolo,
si chiede di sapere:
se, indipendentemente da ogni ipotizzabile profilo di responsabilità penale che sarà eventualmente accertato dalla magistratura competente, risultino, con riferimento all'impianto ed alle attività ivi poste in essere, pienamente adempiute le prescrizioni di cui al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale e di cui alla previgente normativa ambientale nonché se non si ritenga già ampiamente configurabile, allo stato, un'ipotesi di disastro o grave danno ambientale, attivando gli atti ed accertamenti conseguenti;
se, tenuto conto della rilevanza dei dati emersi e del gravissimo rischio rappresentato dall'inquinamento di falde acquifere con metalli pesanti - profili che attengono peraltro a valori ed interessi costituzionalmente garantiti - e preso atto altresì del possibile coinvolgimento di ambiti territoriali potenzialmente sovraregionali, non si ritenga che sussistano i presupposti per far disporre, in via cautelativa, il blocco immediato dell'attività dell'impianto, valutando altresì, per quanto di propria competenza, la legittimità della corrente autorizzazione temporanea e della procedura autorizzativa AIA in fase istruttoria con riferimento alla normativa comunitaria di settore;
se non si intenda, in ogni caso, verificare, per quanto di competenza, l'avvenuto rispetto in ogni fase e passaggio procedurale della legislazione ambientale ed industriale, disponendo, in caso contrario, l'annullamento degli atti e delle procedure che abbiano comportato o possano comportare profili di violazione delle norme vigenti, con particolare riferimento alle disposizioni interne di attuazione della direttiva 2006/118/CE, relativa alla protezione delle acque sotterranee dall'inquinamento e dal deterioramento (recepita con decreto legislativo 16 marzo 2009, n. 30) nonché alle prescrizioni del decreto di valutazione di impatto ambientale DEC/VIA 1790/93 del Ministero dell'ambiente del 17 dicembre 1993, in materia di smaltimento, transito del materiale, origine, ricadute su salute, atmosfera, suolo, agricoltura e acqua di superficie e di falda.
(4-05893)
DE TONI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
recentemente il Ministero in indirizzo ha provveduto al rinnovo del consiglio di amministrazione dell'Istituto poligrafico e Zecca dello Stato SpA, con conseguente rimozione dall'incarico dell'amministratore delegato Ferruccio Ferranti e del presidente Roberto Mazzei anticipatamente rispetto al termine contrattuale, e la nomina di Maurizio Prato quale amministratore unico dell'Istituto;
il Ministero ha contestualmente provveduto all'emissione di un nuovo atto di indirizzo strategico che fissa, quale prioritario obiettivo, la creazione di un soggetto terzo in cui vadano a confluire competenze dell'Istituto e di Sogei SpA per l'avvio del progetto della carta di identità elettronica;
come già evidenziato dall'interrogante in numerosi atti di sindacato ispettivo, e come riportato recentemente da organi di stampa nazionale, la precedente gestione dell'Istituto poligrafico si è purtroppo contraddistinta per importanti, gravi e significative violazioni del codice degli appalti pubblici di cui al decreto legislativo n. 163 del 2006, per affidamenti diretti oltre soglia, per assunzioni di dirigenti secondo logiche clientelari e comunque senza procedure trasparenti, e per contenziosi amministrativi di ragguardevole portata;
a solo titolo di esempio e senza pretesa di esaustività si richiamano alcuni interventi sanzionatori: la delibera n. 26 del 2 aprile 2009, con cui l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici ha sanzionato l'affidamento diretto a sette subfornitori di lavorazioni attinenti al bollino farmaceutico per 25 milioni di euro; la delibera n. 33 del 9 giugno 2010, con cui la stessa Autorità ha sanzionato l'affidamento diretto dei processi di generazione della Gazzetta Ufficiale , effettuato dall'Istituto poligrafico a favore di Technè Srl con la fraudolenta modalità della scomposizione del totale da affidare in lotti, con imposti singoli sotto soglia e per un totale di circa un milione di euro; la delibera n. 21 del 22 maggio 2008, con cui l'Autorità sanziona la fraudolenta violazione del codice degli appalti da parte dell'Istituto poligrafico, attuata attraverso l'affidamento diretto di forniture relative al progetto di passaporto elettronico per 150 milioni di euro; l'attività di segnalazione del 26 maggio 2011, pubblicata sul bollettino dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato n. 21 del 13 giugno 2011, con cui l'Autorità auspica l'inibizione ad esperire bandi di gara da parte dell'Istituto per forniture relative ad attività e progetti gestiti in monopolio;
a quanto sopra si aggiunge l'erogazione di oltre 6 milioni di euro per attività di consulenza, nel corso del periodo 2009-2011, e l'elargizione di premi e bonus al management per il raggiungimento di obiettivi di fatturato. Si ricorda, tra l'altro, che il fatturato dell'Istituto è determinato per il 97 per cento da commesse in regime di monopolio legale;
sono da considerare inoltre le recenti relazioni sulla gestione dell'Istituto redatte dalla Corte dei conti, che chiaramente parla di incapacità e mancanza di trasparenza gestionale, di risultati finanziari che appaiono positivi solo grazie alla mancata attuazione del regime di contabilità separata, di illecita determinazione dei prezzi delle produzioni proprio a danno del Ministero,
si chiede di sapere:
se a quanto risulti al Ministro in indirizzo il nuovo amministratore sia al corrente della grave condotta gestionale che sinora ha connotato il management e la dirigenza dell'Istituto e quali atti, piani o programmi si intenda promuovere per garantire e ripristinare il trasparente impiego delle risorse pubbliche affidate all'Istituto poligrafico;
con quali piani e programmi si intenda assicurare la piena attuazione in tempi ragionevoli dell'atto di indirizzo strategico.
(4-05894)
GIAMBRONE - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
il giorno 12 maggio 2011 il Ministero in indirizzo ha adottato il decreto n. 44, avente per oggetto l'aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento del personale docente ed educativo. Tali graduatorie ad oggi costituiscono l'unico canale esistente per reclutare il personale docente, in possesso del titolo abilitante, sia per il conferimento di incarichi annuali o fino al termine delle attività didattiche, sia per il conferimento del 100 per cento degli incarichi a tempo indeterminato laddove siano state esaurite le graduatorie di merito;
il citato decreto ministeriale non prevede la possibilità di inserimento nelle graduatorie ad esaurimento per intere categorie di abilitati e abilitandi che, dal 2008 ad oggi, stanno frequentando o hanno frequentato percorsi abilitanti attivati dal Ministero;
le graduatorie ad esaurimento sono state istituite ai sensi della legge n. 296 del 27 dicembre 2006, articolo 1, comma 605, lettera c), allo scopo di definire un piano di assunzioni volto alla graduale stabilizzazione del personale docente in esse incluso e, per facilitare tale programma, le graduatorie ad esaurimento venivano sostanzialmente «blindate», ovvero non veniva contemplata la possibilità dell'inserimento di nuovi aspiranti dopo l'ultimo aggiornamento previsto per il biennio 2007-2009;
nonostante ciò, nel 2007 il Ministero attivava nuovi percorsi abilitanti: scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario IX ciclo, corsi abilitanti Cobaslid, Afam e scienze della formazione primaria e nell'autunno del 2008 il Parlamento, con l'articolo 5-bis del decreto-legge n. 137 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169, prevedeva la possibilità, per gli abilitandi, immatricolati nel 2007 presso i predetti corsi a numero programmato, di essere inseriti nelle graduatorie ad esaurimento in occasione della loro riapertura per il biennio 2009-2011;
dal 2008 al 2010 il Ministero ha continuato ad attivare percorsi abilitanti con modalità identiche rispetto ai precedenti e determinati sulla base del fabbisogno di personale docente nelle scuole statali, e precisamente: a) 2008 e 2009: attivazione del secondo e terzo corso di secondo livello finalizzato alla formazione dei docenti di strumento musicale nella scuola media (classe di concorso 77/A); b) 2008: attivazione dei bienni abilitanti Cobaslid di formazione docenti ABA - arte e disegno; c) 2008 e 2009: attivazione dei semestri aggiuntivi, di cui alla nota ministeriale n. 3057/2008, attivati presso le scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario; d) 2008, 2009 e 2010: attivazione dei corsi di laurea in scienze della formazione primaria;
per le appena menzionate categorie di abilitati e abilitandi, il Ministero non ha previsto la medesima possibilità di accesso alle graduatorie ad esaurimento, concessa agli iscritti ai corsi abilitanti attivati nel 2007, creando, di fatto, una disparità di trattamento evidente e inspiegabile tra chi ha conseguito lo stesso titolo con le medesime modalità abilitanti;
per sanare una situazione ad avviso dell'interrogante evidentemente illegittima agli occhi dello stesso Governo, esso si è impegnato di fronte al Parlamento per ben due volte attraverso gli ordini del giorno presentati al Senato: n. G1.12 al disegno di legge n. 1835 (conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 settembre 2009 n. 134, recante «disposizioni urgenti per garantire la continuità del servizio scolastico ed educativo per l'anno scolastico 2009-2010») e n. G105 al disegno di legge n. 2518-B, entrambi accolti dal Governo e finalizzati a consentire l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento dei docenti iscritti a corsi abilitanti attivati dal Ministero dal 2008 in poi;
considerato che:
il Sottosegretario di Stato Giuseppe Pizza, nell'ambito della risposta all'interpellanza urgente sull'argomento, discussa alla Camera il 19 maggio 2011, ha dichiarato che: "le università non hanno conseguentemente (cioè: dopo l'approvazione dell'articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 6 agosto 2008) attivato alcun percorso abilitante, ma è stato autorizzato soltanto il completamento dei corsi relativi al biennio 2007-2008, al fine esclusivo di consentire, a coloro che li avessero iniziati, il proseguimento dei corsi stessi";
tale affermazione non risulta corretta, perché, se è vero che da quella data in poi non sono stati più attivati i corsi biennali delle scuole di specializzazione SSIS, non è sicuramente vero che non siano stati attivati altri tipi di percorsi abilitanti su indicazione del Ministero (prot. N. AOODGPER 23122 del 5 dicembre 2007 - corsi abilitanti speciali ex legge n. 143 del 2004 attivati presso la SSIS Lazio e conseguiti a giugno 2008; decreto direttoriale del 9 ottobre 2008 n. 211 "ammissione bienni formazione docenti CM classe di concorso A77 a.a. 2008-2009"; decreto direttoriale del 10 ottobre 2008 n. 214 "prova scritta bienni formazione docenti ABA - Arte e Disegno - a.a. 2008-2009"; nota del 4 novembre 2009 prot. N. 6211 avente per oggetto: decreto ministeriale 137/2007 - attivazione biennio di secondo livello per formazione dei docenti nelle classi di concorso di educazione musicale (A31 e A32) e di strumento musicale (A77) per a.a. 2009/2010; decreto ministeriale 7 maggio 2008: numero di posti disponibili a livello nazionale per le immatricolazioni al corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria; decreto ministeriale 1° luglio 2009: numero di posti disponibili a livello nazionale per le immatricolazioni al corso di laurea in Scienze della formazione primaria, anno accademico 2009-2010; decreto ministeriale 8 luglio 2010: assegnazione di posti corso di laurea in scienze della formazione primaria - anno accademico 2010/2011);
il Sottosegretario di Stato Giuseppe Pizza, nella stessa circostanza di cui sopra, ha giustamente rilevato che, eccezionalmente, il decreto-legge n. 137 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 169 del 2008, all'articolo 5-bis, aveva previsto l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento di coloro che hanno frequentato i corsi del IX ciclo presso le SSIS o i corsi Cobaslid attivati nell'anno accademico 2007/2008 ed hanno conseguito il titolo abilitante;
tale eccezionalità, allo stato attuale delle cose, si configura come un atto discriminante nei confronti di chi ha effettuato lo stesso percorso di studi conseguendo i medesimi titoli, in considerazione del fatto che ad oggi non sono state attivate le nuove modalità di reclutamento a cui, secondo le affermazioni del Sottosegretario di Stato, i titoli di coloro che si sono iscritti successivamente all'anno accademico 2007/2008 alle SSIS o agli altri percorsi abilitanti permetterebbero l'accesso,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non intenda nelle opportune sedi anche legislative consentire alle suddette categorie di abilitandi e abilitati di poter produrre domanda di inserimento nelle graduatorie ad esaurimento, e in particolare a pieno titolo per: a) docenti già in possesso dell'abilitazione conseguita nel 2008 al termine dei corsi speciali abilitanti di cui ai decreti ministeriali n. 21 del 2005 e n. 85 del 2005; b) docenti già in possesso dell'abilitazione conseguita nel 2010 presso i conservatori di musica e gli istituti musicali pareggiati al termine del secondo corso di secondo livello finalizzato alla formazione dei docenti di strumento musicale nella scuola media (classe di concorso 77/A); c) docenti già in possesso dell'abilitazione conseguita nel 2010 presso le accademie di belle arti statali al termine dei bienni abilitanti di formazione docenti ABA - arte e disegno - attivati nell'anno accademico 2008/2009; d) docenti già in possesso dell'abilitazione conseguita dopo il 30 giugno 2009 al termine dei corsi di laurea in scienze della formazione primaria (immatricolati in anni successivi al primo); e) docenti già in possesso dell'abilitazione conseguita entro il 2010 al termine dei semestri aggiuntivi, di cui alla nota ministeriale n. 3057/2008, attivati presso le scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario dall'anno accademico 2008/2009; f) docenti già in possesso di abilitazione che non hanno potuto produrre domanda di inserimento/aggiornamento/permanenza nelle graduatorie ad esaurimento per il biennio 2007-2009;
se non intenda, al contempo, consentire, con riserva da sciogliere entro il 30 giugno 2011, l'inserimento per: docenti immatricolati nell'anno accademico 2009/2010 presso i conservatori di musica e gli istituti musicali pareggiati al terzo corso biennale abilitante di secondo livello finalizzato alla formazione dei docenti di strumento musicale nella scuola media (classe di concorso 77/A) e con riserva da sciogliere in occasione dei successivi aggiornamenti per i docenti immatricolati dal 2008 al 2010, ai corsi di laurea in scienze della formazione primaria.
(4-05895)