VITA (PD). Signor Presidente, sono lieto che siano qui in Aula tanto il Governo, nella persona del sottosegretario Caliendo, quanto il senatore Mugnai, di cui rilevo con piacere la presenza, che ritengo essere uno dei punti di riferimento di questa discussione piuttosto inquietante. Credo di non sbagliare, senatore Mugnai: un suo emendamento ha dato luogo al percorso più recente di discussione, oggi peraltro rotta, prima ancora che entrasse nella sua fase più concludente, dall'ennesimo voto di fiducia richiesto dal Ministro per i rapporti con il Parlamento, l'onorevole Vito, che ricordo in altre stagioni per lo meno più attivo. È sempre stato un po' polemico, ma almeno era più dinamico. Adesso l'ho visto spegnersi, come forse sta accadendo al Governo medesimo. Queste parole, nei limiti temporali che mi sono stati dati, sono dedicate a chiedere con sincera franchezza a lei, Sottosegretario, e a lei, collega Mugnai, che ha avuto l'onore della cronaca in questi giorni per un suo emendamento sul processo lungo, perché tutto questo. Quale è la vera filosofia, se si può definire così, che sta dietro questa porcheria? Scusate la volgarità, ma è così.
Anche se il collega Ligotti dell'Italia dei Valori ha espresso considerazioni molto circostanziate e condivisibili, che do per lette, vorrei aggiungere che, al di là della lettura in sincronia normativa, bisogna prendere atto che anche per un lettore di media intelligenza con questo testo, per di più immodificabile con il solito emendamento pro forma che viene naturalmente prodotto per porre la questione di fiducia, come sappiamo per un po' di pratica parlamentare, va a farsi benedire qualsiasi giustizia giusta, come qualche volta si evoca nei convegni. Inoltre, l'espediente dei testi - non c'è bisogno che lo dica io, bastano quei telefilm di tanti anni fa che ci hanno ammonito su cosa sia l'utilizzo dei testi - serve per protrarre in modo indefinito e indefinibile il tempo.
Il tempo, collega Mugnai, è una variabile sacrosanta, come ci hanno insegnato i grandi maestri. Non si scherza mai con il tempo. Si possono avere cattive sorprese. E dunque, il tempo lungo significa che chi si può permettere un buon avvocato o uno studio legale di qualche rilievo non avrà mai la sentenza, e la prescrizione arriverà.
Dunque, attraverso questo testo si introduce un doppio risultato: per un verso, la tutela degli interessi di pochissimi, com'è noto, di un gruppo ristrettissimo, uno e poco più di uno, come si sa e come le cronache c'insegnano; dall'altro, si cancella l'opportunità di avere una giustizia corretta per tanta parte della società italiana che invece vorrebbe un processo corretto, un tempo adeguato, delle norme comprensibili. E, dunque, questa legislatura sarà ricordata per le leggi ad personam che con questo ultimo articolato raggiungono persino una sorta di epifania. Siamo davvero alla manifestazione più plateale di questo tratto di un Governo che ci auguriamo tutti cada al più presto.
Presidenza della vice presidente BONINO (ore 17,45)
(Segue VITA). In conclusione, Presidente, la questione è seria e vorrei tanto che anche il rappresentante del Governo, le colleghe ed i colleghi dell'attuale maggioranza ci riflettessero. In Italia siamo nel mezzo - io così la vedo, e vi consegno questa riflessione - di quel percorso transitorio che Antonio Gramsci chiamò crisi di egemonia. È evidente che questo Governo non produce più nessuna egemonia di nessun tipo: da un lato, controlla pervicacemente in modo autoritario - il collega Zanda ha parlato stamattina di regime - quello che accade; dall'altro, non c'è ancora un'alternativa. In questo passaggio, ci ammonì Gramsci nei suoi Quaderni, si può produrre un fenomeno perverso nelle società democratiche, che non sono più democratiche e che quindi diventano autoritarie e populiste insieme: in tal modo, sfuggono a qualsiasi regola che invece dovrebbe presiedere ad uno Stato di diritto.
Non so se tutto questo possa stare a cuore o stia nella testa di chi ha supposto di immaginare questo percorso normativo. Voglio dirvi, in conclusione, rappresentanti del Governo e colleghi, che questo testo non dovrebbe nemmeno esistere. Sembra un incubo. Naturalmente all'atto della fiducia ci sarà questa volta un no molto vivo, anche simbolicamente. Però voglio dirvi: provate a pensarci; guardatevi allo specchio; cercate di guardare la vostra coscienza e di ascoltarla. Da questo testo viene fuori una sola parola: vergogna! (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Valditara. Ne ha facoltà.