DIVINA (LNP). Signora Presidente, signor Sottosegretario, probabilmente stiamo consumando, parlando di giustizia, una battaglia che ha tutt'altro sapore e tutt'altri obiettivi. Ogni pretesto è buono per dare la famosa spallata. Per chi ragiona in questo modo, la spallata è un buon fine, perché chiude l'esperienza con questo Governo e, quindi, probabilmente ogni strumento è buono per raggiungere l'obiettivo. Si può arrivare alla menzogna, alla maramalderia; abbiamo sentito di tutto ed i veleni si sono sprecati. Sottolineo, però, che la responsabilità di ogni atto di governo è dell'Esecutivo e della maggioranza che lo sostiene. Capisco che la sinistra sia esperta in dittatura - abbiamo letto la storia - ma che oggi si pretenda anche di mettere in atto la dittatura delle opposizioni sembra un paradosso storico oltre che per la democrazia. Abbiamo sentito dire: «vi impediremo di approvare questa normativa». Avete tutto il diritto di affermare ciò che pensate, di criticare la normativa, ma non avete il diritto di dire che ne impedirete l'approvazione perché, se vi è una maggioranza che la ritiene corretta e se ne assume la responsabilità, questa ha il diritto di portarla a termine.
Inoltre, abbiamo sentito abusare dell'espressione «ad personam». Si è spolverato il vecchio dizionario latino e sembra che funzioni, suoni bene, sia efficace e renda immediatamente l'idea. Ormai l'espressione è anche un po' inflazionata. Oggi si parla di prerogative relative alla difesa: parliamo di codice di procedura penale e siccome ciò che sta intorno al funzionamento ed allo svolgimento di un processo può avere un riflesso sul presidente Berlusconi, una norma generale diventa subito una norma ad personam. Io ho provato a pensare cosa non potrebbe essere considerato in quest'Aula un provvedimento ad personam.
Se parlassimo di leggi a sostegno delle imprese e dell'economia, queste potrebbero perfettamente essere inquadrate come leggi ad personam per chi ha un interesse in qualche impresa; se discutessimo - come si sta tentando di fare e come tutti suggeriscono - un provvedimento sulla riduzione della pressione fiscale, chi paga di più probabilmente avrebbe anche più vantaggi e, quindi, anche questa sarebbe una legge ad personam. Potrei terminare il tempo a mia disposizione facendo un elenco che non servirebbe proprio a niente, ma mostrerebbe che sono tutte leggi ad personam. Ha trovato però un campo in cui non si potrebbe affermare che il Parlamento approva leggi ad personam, bisognerebbe parlare esclusivamente di immigrazione. Sarebbe difficile catalogare un provvedimento che tratta di immigrazione come una legge ad personam, che va a toccare gli interessi del Presidente del Consiglio.
Lasciatemi affermare che abbiamo sentito una musica stonata. Nel ragionamento si possono esprimere critiche, ma quando si eccede forse si perde di efficacia perché non vi è più neanche la voglia di controbattere. Talvolta c'è tensione in Aula, ma quando il modo di attaccare è così vigliacco, lo si lascia cadere perché si svilisce da solo. Abbiamo ascoltato cattiverie gratuite, panzane, sciocchezze fatte passare per verità assolute. Tanto qui uno può dire ciò che vuole e nessuno lo interrompe. Non so se parla per le televisioni o per i pochi che lo stanno ascoltando, ma può dire tutte le sciocchezze che vuole. Non so gli altri colleghi, ma personalmente ho avuto anche mal di stomaco e penso che tanti in questa Aula in questi due giorni abbiano avuto problemi del genere.
Sui giornali di ieri e di oggi leggiamo che Bersani si lamenta del fango gettato sul Partito Democratico. Ma, ohimè, l'artefice della macchina del fango si potrebbe dire sia stato lo stesso Partito Democratico, così bravo a tendere trappole per far cadere qualche avversario che alla fine ci è caduto pure lui. Ma se Bersani critica una stampa che per la prima volta muta indirizzo e contesta chi in questo momento cade nelle maglie della giustizia rivendicando addirittura una class action contro i giornali perché hanno buttato fango contro il Partito Democratico, con questa teoria noi in quest'Aula potremmo chiedere una class action per i disturbi intestinali che abbiamo dovuto subire tutti per due lunghe giornate.
Tornando al testo originario, mi sembra che esso vedesse tutti d'accordo, tanto che esiste un testo dell'opposizione, rivisto e aggiornato sulla stessa falsariga che sostanzialmente afferma ciò che sosteneva il testo originario della Lega. Peraltro la Lega sull'argomento ha presentato altri testi che speriamo possano approdare in Aula, tra cui uno presentato al Senato che, come questo, afferma il principio che nessuno sconto di pena debba essere concesso a chi si è macchiato di gravi ed efferati reati. In sostanza, non si applica la cosiddetta legge Gozzini; niente sconti di pena; niente riti abbreviati; niente semi libertà; niente libertà vigilate.
Il testo in esame, in sostanza, afferma suppergiù la stessa cosa: chi compie un delitto per cui in corso di dibattimento si arriva ad una sentenza che prevede la pena dell'ergastolo, pur anche avendo chiesto un rito abbreviato, non potrà avvantaggiarsi dello sconto di pena connesso alla scelta del rito. Mi sembra talmente pacifico che su questo nessuno ha discusso. È accaduto che nel ragionamento venga attaccato un vagone che non era allacciato originariamente. Al riguardo, suggerirei al sottosegretario Caliendo di aggiungere un titolo che menzioni il diritto alla difesa, perché di questo si sta parlando. Chi ha reminiscenze di studi giuridici ricorda quanto i professori insistevano sul diritto alla difesa, tanto che tutto il codice è permeato attorno al sacrosanto principio del diritto alla difesa e alle garanzie dell'imputato: tre sono i gradi di giudizio prima di sancire la responsabilità; al contraddittorio obbligatorio ci arriveremo dopo. Il termine finale, che vale per chi amministra la giustizia, è: in dubio pro reo, vale a dire che in mancanza di una prova certa, provata in corso di giudizio, nel dubbio la sentenza deve essere sempre a favore dell'imputato. Questa è filosofia e storia del diritto; la sostanza è: meglio un colpevole libero che un innocente incarcerato.
Oggi parliamo esattamente di questo, del diritto alla difesa, del contraddittorio e del fatto che una persona non possa essere condannata per delle prove assunte in un altro processo, dove l'imputato non era presente e non ha potuto chiedere un controinterrogatorio e non ha potuto beneficiare del contraddittorio. Il fatto è dimostrato in un altro dibattimento e compare in un'altra sentenza e l'imputato non ha neanche avuto il modo di controprovare, a sua discolpa. Chiaramente, per raggiungere questo obiettivo è importante avere il diritto alla prova e, a questo punto, all'ammissibilità di un teste che possa provare a propria discolpa qualcosa. Oggi, e se ne è parlato a dismisura, il giudice ammette un teste sul criterio della rilevanza. Ma il criterio della rilevanza, pur essendo legge e presente nel codice, è uno dei concetti più sbagliati. La rilevanza avverrà ex post. Come si può stabilire se una deposizione sia rilevante o meno? Una volta ascoltata la deposizione, si stabilirà se è o non è rilevante. È difficile, molto difficile, stabilirlo prima.
È molto facile, viceversa, stabilire come il disegno di legge introduce il criterio della pertinenza, valutando se sia pertinente o meno un teste ai fini di arrivare a concludere un dibattimento più ampio e più corretto possibile. Io vorrei leggere soltanto poche righe, che però ci spiegano di cosa si sta parlando (perché vi sono state delle farneticazioni) e che troviamo nella relazione accompagnatoria. «Si stabilisce la possibilità di esaminare le persone le cui dichiarazioni sono state utilizzate per la motivazione di una sentenza. Questo costituisce un'ulteriore garanzia, per ogni parte processuale, che il verdetto scaturisca dal più ampio quadro istruttorio possibile e non solo da deduzioni logico-giuridiche provenienti da una pronuncia afferente ad altri soggetti».
Di questo si parla e, secondo noi, è una questione (che noi non abbiamo proposto, ma abbiamo accolto) di civiltà giuridica. Se poi si vuole rapportare tale punto al fatto che riguardi o meno questa o quella persona, noi potremmo ribattere che forse interessa di più le ultime vicende del PD, di Tedesco e di Penati, solo per restare alla cronaca, visto che questi sono reati abbastanza vecchi e già in odore di prescrizione. Ma non sarebbe corretto fare questa affermazione, perché questo è un principio generale che vale per tutti. Dunque, questi richiami pretestuosi per collegare ogni norma a Berlusconi sono davvero scorretti e aberranti.
Voi pensate, conducendo questa battaglia (e se la fate vuol dire che ci credete), che agli italiani non piacciano le leggi ad personam. Noi crediamo, invece, che agli italiani non piacciano soprattutto gli speculatori. (Applausi del senatore Valentino).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Maritati. Ne ha facoltà.