LUMIA (PD). Signora Presidente, con una affermazione un po' ampollosa potremmo dire: all'inizio era un buon testo.
Alla Camera il 17 febbraio 2011 fu approvato un disegno di legge che era molto chiaro ed esplicito: disciplinare l'impossibilità di ricorrere al rito abbreviato nei procedimenti relativi ai delitti per i quali la legge prevede la pena dell'ergastolo. Era una buona base di partenza, la possibilità di confrontarsi con un testo per far in modo che per alcuni reati gravi punibili con l'ergastolo non potesse essere ammesso il rito abbreviato.
Al Senato abbiamo guardato questo testo con interesse. Il Gruppo del Partito Democratico presente in Commissione giustizia era pronto a migliorarlo, ad emendarlo. In noi prevalevano le preoccupazioni che il testo potesse recare dei danni alla lotta alla mafia e anche ad altri reati particolarmente gravi. In modo particolare, volevamo prestare attenzione al ruolo dei collaboratori di giustizia e volevamo che fossero esclusi per incentivare il loro contributo, facendo riferimento non solo ai reati di mafia ma anche a quelli di terrorismo e ad altri particolarmente gravi.
Poi é stato introdotto il virus della legge ad personam, un disgraziato e potente virus, e la legge ha subito una mutazione. che ha distrutto il vecchio testo, facendo nascere una nuova realtà normativa che ancora una volta mira a raggiungere il risultato che tutti conosciamo: togliere dai guai processuali il Presidente del Consiglio.
Insomma, un testo di legge costruito per migliorare, almeno nelle intenzioni della Lega, il nostro apparato di sicurezza ed il nostro sistema di rigore, alla fine diventa una realtà del tutto diversa. Si tratta di una realtà misera, che ancora una volta mortifica le culture giuridiche del nostro Paese e gli approcci diversi alla politica giudiziaria e al sistema di sicurezza, comprime la possibilità del confronto e impedisce che i diversi punti di vista possano trovare un'intesa. Alla fine ci viene sbattuta in faccia l'unica realtà: la legge ad personam deve caratterizzare tutti i testi di legge che fanno capolino, sia alla Camera che al Senato.
Questa mattina da parte del senatore Ceccanti si faceva riferimento al fatto che nel nostro Paese la legge ad personam è già stata valutata dai cittadini con i referendum e si faceva notare che anche i moderati, gli elettori del centrodestra, hanno detto no a un utilizzo del Parlamento per inserire leggi ad personam nel nostro sistema giuridico. Anche i vostri elettori hanno compreso che questo meccanismo é devastante e negativo e lede i diritti fondamentali dei nostri cittadini ad avere giustizia. Nello stesso tempo, questo meccanismo mortifica, anche all'interno della stessa maggioranza, chi vuole offrire un contributo sincero e libero da strumentalizzazioni al miglioramento del processo penale nel nostro Paese. Ecco perché la Lega perde consenso. Ecco perché sarà sempre più difficile, all'interno del centrodestra, comporre questa contraddizione. Ecco perché è necessario rimuovere la causa principale, il ruolo del Presidente del Consiglio alla guida di una maggioranza che non può più sopportare il peso di un'impostazione sulla giustizia che ancora una volta le impone di volare basso, che ancora una volta la costringe a svolgere una funzione molto perdente, ma anche molto misera e disonorevole all'interno delle Aule del Parlamento.
Lo stesso testo, signora Presidente in questa mutazione, ha dovuto travolgere il Regolamento del Senato, del quale, pur di far entrare quelle norme, è stato violato l'articolo 97, comma 1. È bene che a più voci sia stato fatto rilevare che la stessa Presidenza del Senato, per assecondare questa impostazione, si macchia di una gravissima responsabilità, perché il buon andamento dei nostri lavori e la correttezza della gestione del rapporto tra maggioranza e opposizione richiedono una vigile attenzione alle norme regolamentari e una valutazione attenta, sulla quale, pur coinvolta, la Presidenza ha glissato, evitando che in Aula ci fosse un chiarimento fondato, in grado di essere accettato e condiviso anche dall'opposizione.
È evidente la violazione anche delle nostre norme costituzionali. Di volta in volta si utilizza il processo corto o il processo lungo, il processo basso o il processo alto, ma la finalità di questi interventi, che mutano le caratteristiche originarie del provvedimento, non è di avere una sentenza, di condanna o di assoluzione che sia. L'obiettivo finale è sempre quello che tutti conosciamo, la prescrizione, la cancellazione cioè del processo, dell'esigenza di avere una giustizia in tempi ragionevoli, in grado di valorizzare al massimo la formazione della prova in dibattimento e nel contraddittorio delle parti.
Signora Presidente, non mancano approcci culturali, non manca nelle democrazie avanzate la necessità di porre in relazione chi gestisce il potere con la giustizia, e in tutte le democrazie, le grandi democrazie, questo problema si è posto. Si è posto il problema dello status del principe o del sovrano quando lo scettro è passato al popolo, al popolo sovrano, appunto.
Tutte le democrazie hanno sperimentato, valutato, realizzato un meccanismo di bilanciamento dei poteri, soprattutto quando hanno dovuto rafforzare gli Esecutivi e consentire così alla politica di avere un ruolo decidente, chiaro e veloce, senza che ciò si traducesse in un esercizio arbitrario del potere e senza mortificare gli altri poteri. Nelle democrazie avanzate e in rapporto alla giustizia questo tipo di equilibrio si è trovato individuando, tutte le volte che gli Esecutivi avevano un potere in più, un controbilanciamento aumentando le responsabilità: sì, più potere significa più responsabilità.
Qui in Italia, nell'Italietta, si è fatto in modo del tutto diverso. Quando si è chiesto più potere per gli Esecutivi, parallelamente si sono chiesti più privilegi e più impunità, ma abbiamo avuto un'altra deriva, che la maggioranza oggi palesemente manifesta, vale a dire che si è stati anche disponibili a sacrificare le necessità di rafforzare gli Esecutivi pur di avere un rapporto con il potere in grado di coniugarsi con più privilegi e più impunità.
Ecco perché, signora Presidente, nel nostro sistema alla fine questo non lo si è voluto e in questa legislatura - e anche oggi nell'incontro del Presidente del Senato con i giornalisti si richiamava la necessità di avere alle spalle una legislatura costituente - si è fallito; ecco perché, signora Presidente, noi diciamo chiaramente che c'è una violazione palese dell'articolo 111 della nostra Costituzione. Il relatore Centaro non ha neanche spiegato bene ciò che non poteva spiegare, vale a dire che le norme antimafia e i reati di mafia non sono posti al riparo da questo provvedimento, e non ha dato qui atto pubblicamente che alcune norme del processo, in particolare quella relativa all'utilizzo delle sentenze in altri processi, è stata una norma che il nostro Paese ha pagato a caro prezzo, e che è nata dopo le stragi di Capaci (Falcone) e via D'Amelio (Borsellino).
Ecco perché, signora Presidente, ci sono buoni e validi motivi per denunciare ancora una volta questa deriva e per chiedere che questo provvedimento sia sospeso, in attesa dello svolgimento di un lavoro più serio, in attesa che sia da voi rimosso l'approccio di una legge ad personam in modo da potere... (Il microfono si disattiva automaticamente). (Applausi dai Gruppi PD e IdV).