premesso che:
il quoziente familiare è un meccanismo fiscale con cui si realizza una situazione di equità orizzontale, cioè un'imposizione fiscale che tenga conto della differente capacità contributiva di famiglie con differente numero di componenti e figli, oltre che di particolari bisogni della famiglia. Il quoziente familiare ha come riferimento di base il reddito familiare e poiché la famiglia è la fondamentale unità decisionale di spesa, oltre che di offerta di lavoro, la politica fiscale è efficace solo se ha come riferimento il reddito familiare. In Italia un meccanismo simile è applicato per l'erogazione di molti servizi pubblici, ma non ai fini di un'equità orizzontale delle imposte dirette;
con l'attuale sistema fiscale esiste un limitato sostegno ai redditi molto bassi, ma non esiste una distinta e identificabile politica familiare, in particolare a favore dei redditi medi, non troppo ricchi ma nemmeno troppo poveri. È evidente perciò l'elevata disuguaglianza economica che l'attuale sistema fiscale provoca. La situazione appare ancora più evidente e grave se si considerano le famiglie monoreddito con coniuge;
la distinzione fra famiglie bireddito e monoreddito rispecchia il grande cambiamento che si è realizzato fra il XX e il XXI secolo: nel XX secolo era ancora dominante la coincidenza fra reddito familiare e salario del singolo percettore (il maschio breadwinner), mentre alla fine del XX e nel XXI secolo il modello familiare è quello in cui entrambi i coniugi lavorano. Ciò avviene sia come conseguenza della maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro, sia del fatto che il salario familiare non è più sufficiente al mantenimento della famiglia: siamo cioè in presenza di un inadeguato aumento dei livelli salariali. La politica sindacale rischia perciò di camminare un passo indietro rispetto alla storia, quando invece dovrebbe camminare più solidamente su due gambe: quella della contrattazione d'impresa e quella di una politica familiare;
l'aumento della partecipazione delle donne nel mercato del lavoro rappresenta un'onda lunga della storia, che porta in primo piano la necessità di una strutturale conciliazione dei tempi di vita e di lavoro della donna lungo la sua intera vita professionale: ma perché questa si concretizzi è necessario anche un parallelo aumento della domanda da parte delle imprese. Un'indiscriminata agevolazione a favore dell'offerta delle donne potrebbe produrre il paradossale risultato di diminuire o far mancare l'unico reddito disponibile nelle famiglie monoreddito: ma il mercato non può selezionare la sua domanda di lavoro sulla base della dimensione familiare. Ciò che conta è il reddito familiare e la conseguenza di alcune proposte in circolazione sarebbe solo quella di mantenere invariato il reddito familiare, ma costringendo entrambi a lavorare più ore per il mercato anche nel caso delle famiglie bireddito;
è quindi necessaria un'organica e strutturale politica familiare e in questa direzione il modello francese ha dimostrato di funzionare in modo efficace, sia dal lato dell'imposizione fiscale, con il quoziente familiare, sia dal lato degli altri momenti della vita familiare, come quello dell'accoglimento alla nascita, del costo per la cura dei figli, per la loro istruzione, l'acquisto o l'affitto dell'abitazione, la cura di situazioni fisiche particolari. Nel modello francese l'unità di riferimento per l'imposizione tributaria è il reddito familiare, perché questa è ormai la condizione necessaria per l'efficacia di una politica fiscale e più in generale di welfare, inevitabilmente familiare e centrata sui figli, quando esistono;
non corrisponde ai fatti che il quoziente familiare diminuisce la partecipazione delle donne al mercato del lavoro: la partecipazione delle donne al mercato del lavoro è stata in tendenziale aumento sia in Italia, dove non esiste, sia in Francia, dove invece opera il quoziente familiare, rappresentando un meccanismo fiscale semplice e intuitivo, difeso dall'intera società francese, indipendentemente dalle convinzioni politiche;
il quoziente familiare ha il fondamentale vantaggio di essere automatico, senza dipendere dalla discrezionalità politica: l'automatismo del meccanismo di equità orizzontale deriva dal semplice fatto di dividere il reddito familiare disponibile. Il quoziente protegge perciò, almeno parzialmente, le famiglie dal drenaggio fiscale;
la famiglia italiana è invece ostaggio della discrezionalità politica: un esempio eclatante è il limite a cui è soggetto il reddito del familiare a carico ai fini dell'applicabilità della detrazione, fermo a 2.841 euro dal 1995, con ciò alimentando il lavoro nero e precario dei giovani che ancora vivono in famiglia. La politica non dà ma prende alla famiglia, come è avvenuto con la manovra sulle aliquote INPS nel 1996 per finanziare la riforma delle pensioni, per un importo, prelevato dalla gestione degli assegni familiari, degli asili e della Gescal, pari a 8,5 miliardi all'anno (a prezzi 2008);
la disuguaglianza d'imposta attualmente esistente fra famiglie con figli e senza figli, famiglie monoreddito o bireddito, è all'origine di un'accentuazione delle disuguaglianze sociali, con ripercussioni pervasive sul tenore di vita delle famiglie e dei figli, in particolare quelle monoreddito. A ciò si deve aggiungere come la mancanza di un welfare a favore della famiglia accentui e aggravi il grave fenomeno della precarietà giovanile e pregiudichi le prospettive di crescita e sviluppo del Paese,
impegna il Governo:
a promuovere l'introduzione quanto prima del criterio sopraesposto del quoziente familiare in ogni forma di tassazione diretta così da manifestare il primato accordato alla famiglia come cellula fondamentale della società;
a modulare l'imposizione fiscale familiare avendo come riferimento i parametri adottati dal sistema francese o facendo comunque in modo che l'onere tributario non sia superiore rispetto alla media dei Paesi europei.
(1-00455)