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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 585 del 21/07/2011


Sull'ordine dei lavori

TONINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TONINI (PD). Signor Presidente, siamo stati raggiunti in questi minuti da notizie che si accavallano tra di loro, relative a un dietrofront del Governo rispetto agli impegni presi ieri in Commissione sugli emendamenti riferiti al disegno di legge n. 2824. Vorremmo capire se tali notizie rispondono al vero, e vorremmo quindi sapere dal Governo se effettivamente c'è un cambiamento rispetto all'orientamento assunto in Commissione, in particolare rispetto agli impegni finanziari. Questa per noi è una questione dirimente; altrimenti, chiederemmo un rinvio per approfondire la questione.

PRESIDENTE. Senatore Tonini, mi faccia capire: la vostra richiesta è di non iniziare la discussine del provvedimento all'ordine del giorno neppure con la relazione e la discussione generale, in modo che il chiarimento del Governo circa il proprio orientamento sia preliminare allo stesso svolgimento della relazione?

TONINI (PD). Sì, signor Presidente, a prescindere dalle decisioni che dovesse assumere la Presidenza - noi chiederemmo a quel punto un rinvio - anche il tono della discussione generale cambia a seconda che ci sia un accordo o che non ci sia. Ieri sera, in Commissione, abbiamo espresso un voto unanime sul provvedimento. È evidente che, se stanotte qualcosa è cambiato nell'orientamento del Governo, cambia anche la materia della discussione.

PRESIDENTE. Chiederei in proposito anche una valutazione del relatore sul disegno di legge, senatore Bettamio. Naturalmente la Presidenza non può costringere il Governo a parlare, ma può chiedere al Governo se intende farlo, anche alla luce della valutazione del relatore.

BETTAMIO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BETTAMIO (PdL). Signor Presidente, stavo per dire proprio questo. Non possiamo fare ciò che non ci è consentito. Rispetto a quanto abbiamo deciso e votato ieri sera in Commissione, se ci sono degli interventi ulteriori, che incidono anche sul parere, favorevole in certi punti, espresso dalla 5a Commissione, il Governo ci dica quali sono, in modo che ci si possa regolare meglio nel nostro dibattito, oppure per valutare se c'è bisogno di un'ulteriore riflessione.

PRESIDENTE. A questo punto, chiedo al sottosegretario Cossiga se desidera intervenire, così come richiesto dai senatori Tonini e Bettamio.

COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, prima dell'avvio della discussione sul provvedimento in esame, ritengo opportuno procedere ad una breve sospensione per chiarire il punto. Non ritengo che si debba intervenire in Aula su questo punto specifico.

PRESIDENTE. Mi sembra che su questo ci sia accordo.

Sospendo pertanto la seduta, che riprenderà alle ore 10.

(La seduta, sospesa alle ore 9,43, è ripresa alle ore 10,05).

Riprendiamo i nostri lavori.

Colleghi, per cercare di chiarire ancora e di approfondire le questioni emerse, propongo di sospendere ancora brevemente la seduta, per vedere, rispetto ai problemi emersi, se si riesce ad individuare un percorso che sia, possibilmente, di più larga convergenza.

(La seduta, sospesa alle ore 10,06, è ripresa alle ore 10,28).

La seduta è ripresa.

In riferimento alla questione posta dal senatore Tonini e su cui si è poi dichiarato d'accordo, al momento della sospensione, lo stesso relatore, senatore Bettamio, la Presidenza ritiene, per dare ordine ai nostri lavori e anche per convinzione personale, che occorra cercare di fare ogni sforzo possibile per le missioni internazionali di pace, in cui nostri soldati vengono esposti a rischi e anche a perdite, affinché non siano smarriti l'impegno che ha caratterizzato la presente legislatura e il largo coinvolgimento delle varie forze politiche, anche se collocate in schieramenti diversi.

La Presidenza propone che si avvii l'esame del provvedimento, svolgendo la relazione e la discussione generale, che poi ci sia una sospensione e che dunque non si proceda né alle repliche, né all'intervento del Governo, né alla votazione degli emendamenti, né ovviamente alle dichiarazioni di voto finali, al fine di consentire, sui punti su cui è stata sollevata l'attenzione e che hanno visto dei cambiamenti rispetto al lavoro fatto in Commissione, la possibilità di un approfondimento, e che si possa tornare ad esaminare il provvedimento, per la conclusione del suo iter - per terminare quanto è rimasto in sospeso - nella seduta di martedì prossimo. Questa è la proposta che avanza la Presidenza.

GASPARRI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (PdL). Signor Presidente, il nostro Gruppo accoglie la proposta della Presidenza, tenendo conto che in Commissione si è proficuamente lavorato con spirito di condivisione, come è sempre accaduto su provvedimenti di questa natura, e che, anche a causa della crescente emergenza sui fronti internazionali, è sempre più auspicabile una condivisione corale delle posizioni da parte del Parlamento sulle missioni militari di pace.

Il fatto di avviare la discussione generale in questa seduta dimostra che c'è la volontà di approvare il decreto con rapidità, anche con l'approfondimento necessario sui non numerosi emendamenti, tenendo conto, ripeto, del proficuo lavoro svolto in Commissione ieri.

Con l'approvazione finale prevista per martedì credo si possa svolgere un positivo lavoro di ulteriore approfondimento, che tende a salvaguardare quella unità di intenti che ha accompagnato e certamente accompagnerà le decisioni del Parlamento sulle missioni militari; missioni che, lo voglio ricordare, ancora una volta nei giorni scorsi hanno visto l'Italia pagare un tributo di sangue per la causa della pace e della democrazia nel mondo.

Il nostro Gruppo accoglie quindi la proposta sull'ordine dei lavori avanzata dalla Presidenza.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, per carità, non abbiamo alcuna intenzione di creare problemi, ma credo sia necessario un chiarimento.

Vi è stata l'approvazione unanime in Commissione di una serie di emendamenti e quindi di un testo ampiamente condiviso. Nel passaggio dalla Commissione all'esame in Aula del provvedimento mi pare di aver capito che il Governo abbia cambiato opinione o che, comunque, vi sia un orientamento diverso su una parte del provvedimento.

Ora, se c'è un impegno del Governo e della maggioranza a garantire che vi sia l'unanimità anche in Aula rispetto alle questioni poste in Commissione, e da tutti condivise, questo rinvio ha un significato ed è utile. Altrimenti, sinceramente, non ne comprendiamo le ragioni e preferiremmo si cominciasse a esaminare e votare il provvedimento.

Non vorrei, signor Presidente, vi fosse un problema politico diverso dietro questa vicenda, che riguarda anche recenti dichiarazioni di alcuni esponenti del Governo, colleghi senatori, che hanno dichiarato di non avere alcuna intenzione di dare il loro voto favorevole alla proroga delle missioni.

Credo che su questo tema, attesa la delicatezza, l'importanza e l'interesse generale da parte di tutti, vi sia la necessità che venga dato un chiarimento di natura politica, perché, come ho detto, se questo tempo riguarda solo l'approfondimento di alcune questioni e c'è l'impegno del Governo ad affrontarle e risolverle, il rinvio ha un senso, altrimenti, proseguiamo e finiamo l'esame con l'approvazione del provvedimento, così come da calendario, in questa seduta.

Conosciamo le questioni, e non credo siano particolarmente complesse. Peraltro, si tratta di un provvedimento che comporta la proroga di missioni estremamente importanti, quindi, salvo - ripeto - che non si tratti di individuare qualche soluzione, l'idea di un rinvio ci lascia un po' perplessi. Lo dico senza polemica, solo per dare un contributo costruttivo alla discussione di stamattina.

RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, tra pochi mesi sarà il decennale dell'11 settembre 2001, ed è chiaro all'Assemblea del Senato che in questi dieci anni si è registrata prevalentemente una convergenza tra le forze politiche e parlamentari sulle missioni all'estero (ricordo il Kosovo), e laddove si siano registrate divergenze, anche all'interno dei Governi e delle maggioranze (di recente, la situazione in Afghanistan), tutto sommato il sentimento generale di responsabilità che ha animato le due Camere è stato una costante.

Mi pare che quello che sta accadendo oggi non rientri propriamente nella differenziazione - rispettabile - delle prese di posizione di coscienza di un singolo parlamentare, ma sia espressione della obiettiva criticità che oggi vive la maggioranza di Governo.

Il senso di responsabilità ci deve pertanto indurre a non usare questa occasione per scatenare caos, che si rifletterebbe, in primo luogo, sulle migliaia dei nostri militari che operano in condizioni difficili e rischiose in diversi scenari del mondo, in particolare in Afghanistan, ma non soltanto. Però, è compito dell'opposizione oggi, signor Presidente, far presente all'Assemblea che la dichiarazione di un Vice Ministro, quella fatta ieri da Castelli, secondo la quale non voterà questo provvedimento non è un fatto insignificante.

Non ero senatore, nella passata legislatura, facevo parte del Governo: ricordo che cosa accadeva al Governo per il fatto che singoli senatori esprimessero un motivo di dissenso. Era preannuncio di terremoto o di fine del mondo, chiaramente anche dovuto al fatto che al Senato per il Governo Prodi c'era una maggioranza risicata.

Segnalo che nella storia della Repubblica non risultano distinzioni da parte di Ministri o Vice Ministri sugli assi fondamentali della politica estera. Dunque mi pare molto difficile che si possa continuare a svolgere il compito di Ministro o Vice ministro della Repubblica se addirittura ci si dissocia da quello che in tutte le democrazie del mondo è un pilastro della politica del Governo, cioè la credibilità internazionale e il porsi di fronte ai propri alleati e ai propri soldati.

Condivido quanto detto dal senatore Gasparri. Paghiamo un tributo di sangue. E allora siate responsabili innanzitutto voi della maggioranza: nel momento in cui abbiamo a che fare con drammatiche, difficili situazioni, ci aspettiamo che chi fa parte del Governo sottoscriva gli accordi di Governo, e non si dissoci su materie tanto delicate, critiche della vita del Paese. (Applausi dai Gruppi Per il Terzo Polo:ApI-FLI, PD e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Quindi, chiediamo che si tirino le conseguenze.

Se un Ministro, un Vice Ministro non è d'accordo con la politica estera del suo Governo, deve fare un passo indietro: si deve dimettere, e deve farlo immediatamente. Altrimenti, non venite a dirci che qui c'è un problema di procedure: si discute, si esamina, si deve ritrovare l'intesa. Siamo d'accordo: si discuta, si esamini, si trovi l'intesa, ma a monte si faccia quella chiarificazione politica che non renda l'Italia un Paese da operetta. Ripeto: in nessun Governo è tollerabile che noi membri dicano di non essere d'accordo con la politica estera. Ci sono dei soldati che ogni giorno rischiano la loro vita.

Non dico una cosa riservata perché non lo è: stamattina ho partecipato all'audizione dal Capo di stato maggiore delle Forze armate, generale Abrate, tenutasi presso il COPASIR, il quale ci ha spiegato le problematiche per cui le nostre Forze armate in Afghanistan debbono difendersi - il collega Passoni era presente - da minacce di cosiddetti ordigni improvvisati, sempre più sofisticati.

I militari italiani che si trovano in queste condizioni hanno il diritto di sapere se hanno l'appoggio del Parlamento, ma prima ancora noi abbiamo il dovere di sapere se hanno l'appoggio del Governo della Repubblica. (Applausi dai Gruppi Per il Terzo Polo:ApI-FLI, PD e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Non si può scherzare con la loro vita, non si può scherzare con la serietà ed affidabilità del nostro Paese.

Infine, siccome non sfugge, Presidente, a nessuno di noi che dietro la difficoltà che stamattina attraversa l'Assemblea vi sia una presa di posizione del Ministero dell'economia a proposito delle coperture, voglio dire anche qui che se il Ministro dell'economia e gli uffici preposti hanno delle osservazioni tecniche - è fisiologico che in un momento di crisi economica come l'attuale dobbiamo capire bene quali siano le coperture, anche rispetto a provvedimenti che le Commissioni o l'Aula del Senato modificano e si preparano ad approvare - lo facciano, ma vorremmo evitare di trovarci di fronte ad un balletto politico, cioè che una parte del Governo, e dunque il Ministro dell'economia, "stoppi" dei provvedimenti di politica economica, in questo caso addirittura di politica estera e di sicurezza, all'interno delle schermaglie che si stanno producendo in seno al Governo.

Questo dimostra, colleghi, che una crisi politica si può anche allontanare, come quando si butta la palla in tribuna giocando a pallone, ma alla lunga una partita di calcio non si gioca così. E ho proprio la sensazione che la maggioranza oggi abbia fondamentalmente il desiderio di buttare la palla in tribuna, rinviando le decisioni difficili, perché è in una crisi politica. Questa crisi deve avere allora un nome e un cognome, dei volti e delle responsabilità: non possiamo scaricarla sulle missioni all'estero.

Lo dico, signor Presidente, perché poco più di dieci anni fa, quando dopo l'11 settembre ci fu da decidere se gli italiani dovessero essere parte delle missioni internazionali, io - che mi trovavo all'opposizione - non ebbi dubbi nel condurre una battaglia anche in seno all'opposizione stessa affinché l'Italia si prendesse le proprie responsabilità in politica estera e nelle missioni internazionali. Abbiamo pagato dei prezzi: tutti ci siamo presi una parte di responsabilità, congiuntamente.

Se si vuole che il Parlamento, dieci anni dopo l'11 settembre, continui nella convergenza che ha largamente accomunato le nostre fila, bene: bisogna sbarazzare il campo da queste lotte politiche interne al Governo. Per questo motivo, chiediamo che, se qualcuno nel Governo non condivide le missioni, prima si dimetta e dopo parli; chiediamo che il Ministro dell'economia, se ha dubbi sul finanziamento delle missioni, lo dica a viso aperto e non si nasconda dietro codicilli che lasciano il Paese e il Parlamento nell'incertezza, cosa che su questa materia nessuno si può permettere. (Applausi dai Gruppi Per il Terzo Polo:ApI-FLI, PD, IdV e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI).

BRICOLO (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRICOLO (LNP). Signor Presidente, relativamente alla sua proposta siamo favorevoli sia ad iniziare la discussione del decreto e a votare gli emendamenti nella giornata di oggi, sia - se serve per trovare un'intesa con le opposizioni - ad incardinare oggi il decreto, concludere la discussione generale e passare alla discussione degli emendamenti nella settimana prossima.

Al senatore Rutelli voglio rispondere che avrebbe potuto evitare di fare l'ennesima brutta figura con questo suo intervento, perché tutti ce lo ricordiamo: quando tu, caro Rutelli, eri al Governo, alcuni Ministri della tua maggioranza sfilavano con i no global nelle piazze per chiedere la fine delle missioni di pace! Questo avveniva, Rutelli, quando tu eri al Governo, e non ti sei dimesso! (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). È caduto il Governo per questo, e anche voi state cadendo per questo, ma non lo volete ammettere! (Commenti dai banchi della maggioranza).

BRICOLO (LNP). Signor Presidente, ho risposto quanto secondo me era opportuno rispondere all'intervento del senatore Rutelli. (Commenti dal Gruppo PD). Ricordiamo le vostre faide interne, negli anni di Governo di centrosinistra, ogni qual volta dovevamo discutere e incardinare un provvedimento sull'approvazione delle missioni di pace. Chi ha un po' d'esperienza parlamentare se lo ricorda: sono caduti anche Governi per questo! (Brusìo. Richiami del Presidente).

Signor Presidente, rimanendo alla discussione collegata alla sua proposta, ribadisco che non abbiamo alcun problema sia ad esaurire l'esame del provvedimento nella giornata di oggi sia a procedere alla discussione generale per cercare poi un'intesa, che sarebbe opportuno trovare su questi temi, e soprattutto sulle problematiche nate a seguito delle votazioni in Commissione. Se è possibile o meno lo vedremo, ma intanto potremmo arrivare a votare gli emendamenti nella seduta di martedì della settimana prossima, con l'accordo di tutti, però, nel senso di concludere il provvedimento in quella giornata, perché è giusto che esso giunga all'attenzione della Camera. Come sappiamo, infatti, i tempi sono limitati, visti i diversi provvedimenti che necessitano della navetta fra i due rami del Parlamento. (Applausi dal Gruppo LNP).

GIAMBRONE (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIAMBRONE (IdV). Signor Presidente, a nostro avviso è opportuno fare un po' di chiarezza. Ho ascoltato gli interventi degli altri Capigruppo: dobbiamo assolutamente capire cosa vogliamo fare. Noi siamo per proseguire l'esame di questo provvedimento; la posizione dell'Italia dei Valori è assolutamente chiara, l'abbiamo già espressa in altre circostanze e la ribadiamo ancora oggi. Abbiamo però necessità di comprendere se esiste - come esiste - un problema politico tutto all'interno della maggioranza, e quindi dobbiamo prenderne atto, o se dobbiamo affrontare il tema con riferimento ai contenuti rispetto alla copertura.

È presente il rappresentante del Governo: il Governo ci dica con chiarezza - e se non è in grado di farlo, lo faccia il ministro Tremonti o qualcun altro - cosa s'intende fare. La nostra posizione chiara l'abbiamo sempre manifestata in quest'Aula: oggi chiediamo che se c'è qualcuno all'interno della maggioranza che vuole fare di tutto per non approvare questo provvedimento, perché non lo condivide, lo dica con estrema chiarezza, così come abbiamo fatto noi in tutte le circostanze. Immaginare di bloccare il percorso di questo provvedimento, andare alla seduta di martedì e utilizzare sospensioni dell'Aula (lo abbiamo fatto già per due volte questa mattina) ci sembra assolutamente inopportuno. (Applausi dal Gruppo IdV).

FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, è stato oggi più volte ricordato in quest'Aula dai colleghi che mi hanno preceduto che stiamo ragionando su di una materia particolarmente sensibile, sulla quale normalmente maggioranza e opposizione avvertono la comune responsabilità di sostenere le nostre missioni all'estero. È un vincolo di responsabilità che grava su ciascuno di noi, come tante volte noi abbiamo dimostrato, stando all'opposizione, e come anche voi avete dimostrato stando all'opposizione; è un vincolo di responsabilità che grava, a maggiore ragione, sui componenti della maggioranza e del Governo.

Il presidente Bricolo, tentando di rintuzzare il ragionamento ineccepibile del presidente Rutelli, ha ricordato Governi nei quali componenti della maggioranza, se non anche componenti del Governo, mostravano la loro contrarietà rispetto al finanziamento di missioni militari all'estero. Verrebbe di dire, presidente Bricolo, che lei «entra con i piedi nel piatto», cioè ragiona esattamente dell'oggi. Ciò a cui appunto stiamo assistendo, se smantelliamo formalismi e ipocrisie di vario genere e tipo, è esattamente questo: un provvedimento che riguarda il rifinanziamento delle missioni internazionali approda nella Commissione competente; vengono presentati emendamenti dalle opposizioni, peraltro sacrosanti a mio avviso, c'è una discussione in Commissione e il testo viene chiuso all'unanimità con il parere favorevole del Ministero della difesa; la Commissione bilancio fornisce quindi parere positivo agli emendamenti che sono stati presentati; si raggiunge la condizione ideale della chiusura di una volontà unanime sul provvedimento. A questo punto, il gioco viene rotto, esattamente in contemporanea alla dichiarazione di un autorevole rappresentante del Governo, l'onorevole Castelli, il quale dice: «Mi dispiace, dovrò dare un altro dispiacere al Presidente del Consiglio, perché voterò contro la missione in Libia».

La situazione, come dire, viscida e opaca che stiamo affrontando questa mattina non riguarda il come facciamo a organizzare i lavori parlamentari rispetto al fatto che la Commissione bilancio non ha ancora concluso i propri lavori: no, qui si sta svolgendo in maniera del tutto chiara e sotto gli occhi di tutti la vicenda di una crisi politica all'interno del Governo e della maggioranza su una questione sensibile e cruciale come quella delle missioni internazionali. Si chiama così, non si chiama in un altro modo. Credo allora che sia questo il tema, nonostante i tentativi di occultarlo in tutti i modi, e questo tema non è possibile né sopirlo, né nasconderlo, né tramutarlo.

Noi vogliamo sapere che cosa intendete fare su questo provvedimento e, in primo luogo, lo vorremmo sapere dal Governo. È il Governo che deve venirci a dire come mai due Ministeri, quello della difesa e quello dell'economia, hanno opinioni diverse sul decreto di rifinanziamento di tutte le missioni internazionali; come mai una forza politica, che tende ad affermarsi come l'unico soggetto in grado di tenere in piedi l'Esecutivo alla Camera e al Senato, decida di parlare per bocca di un Vice Ministro per dire che non voterà a favore del rifinanziamento della missione in Libia. Cos'è questo fatto che qui si sta dipanando, dopo la giornata di ieri, nella quale la Lega ha voluto confermare di essere l'unico soggetto in grado di tenere in piedi questo Governo, decidendo l'esito delle votazioni nell'uno e nell'altro ramo del Parlamento? Questa è la vicenda politica, molto più seria, molto più grave delle manfrine nelle quali ciascuno di noi si rifugia quando è in difficoltà.

La vicenda è solare, è alla luce del sole; noi non abbiamo alcun problema, Presidente. Siamo qui e possiamo svolgere solo la discussione generale o passare a votare gli emendamenti. Qualunque sia la decisione, noi saremo qui a raccontare anche ciò che sta avvenendo su una questione cruciale, delicatissima e sensibile della politica del Governo Berlusconi. (Applausi dai Gruppi PD, IdV e Per il Terzo Polo:ApI-FLI).

GASPARRI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (PdL). Signor Presidente, forse è irrituale, ma vorrei intervenire nuovamente, in quanto ho preso la parola per primo ritenendo che ci fosse un'ampia condivisione sulla proposta avanzata dalla Presidenza, dal presidente Chiti. La sua proposta non era una sorpresa per i Capigruppo.

Intervengo per precisare che la maggioranza è assolutamente nella condizione di approvare questo provvedimento, come ha detto prima anche il senatore Bricolo: non c'è quindi alcuna divisione nella maggioranza sul provvedimento riguardante le missioni militari internazionali. Vorrei che ciò fosse chiaro, proprio perché non c'è alcun dubbio, alcuna divisione, alcuna polemica da alimentare da parte vostra. (Applausi dal Gruppo PdL).

Pertanto, caro Presidente, noi siamo nella condizione di andare avanti sul provvedimento con immediatezza, anche procedendo alla votazione di emendamenti e articoli: su questo non c'è alcun dubbio.

L'invito rivolto dalla Presidenza, come i colleghi ben sanno, è connesso ad un'altra questione, che sta a cuore a tutti ma particolarmente alle opposizioni, e cioè la parte del provvedimento che riguarda la cooperazione internazionale, su cui si è discusso in Commissione, trovando alcune intese, in quanto c'erano problemi riguardanti la copertura e altri aspetti da valutare con il Governo.

Avevamo acceduto alla proposta della Presidenza per consentire attraverso una discussione più serena di trovare la soluzione per ciò che attiene ad una vostra richiesta, rinviando quindi la votazione finale a martedì per rispettare un'esigenza che avete posto; ma trasformare tutto ciò in una speculazione politica su divisioni di maggioranza che non ci sono non è corretto e non è accettabile. (Applausi dal Gruppo PdL).

Rimetto quindi il problema alla Presidenza, confermando che siamo pronti ad andare avanti nella discussione sul provvedimento. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Mi assumo pienamente la responsabilità della proposta che ho formulato, e lo faccio perché ritengo che sulle missioni internazionali di pace si debba fare ogni sforzo, se ci si riesce, per assicurare, al di là delle maggioranze, delle opposizioni, dei Governi che ci sono o ci saranno, la convergenza più ampia del Paese e delle forze parlamentari. Questo era il senso della proposta, che è nata per il fatto che, dopo che ieri sera in Commissione era stata trovata un'intesa generale, nel corso della notte il Ministero dell'economia ha cambiato alcune impostazioni.

Pertanto, non voglio assumermi la responsabilità di procedere alle votazioni senza avere il tempo di operare una verifica circa la possibilità di ulteriori cambiamenti. Se poi questi non ci saranno, si vedrà.

Resta confermata, per questi motivi, la proposta di incardinare il provvedimento, iniziando la discussione generale, che verrà poi sospesa con gli ultimi interventi, e di rinviare a martedì le repliche del relatore e del rappresentante del Governo, al fine di concludere l'esame del provvedimento dopo aver verificato a fondo in Commissione i punti che sono rimasti scoperti.

I temi politici che sono stati sollevati dai senatori Rutelli, Giambrone, D'Alia e Finocchiaro esistono tutti. Sono temi politici, quelli che riguardano il comportamento delle forze della maggioranza, all'interno della maggioranza; sono temi rilevanti, di giudizio politico. Ma non sono quelli che hanno mosso, o che possono muovere, le impostazioni procedurali della Presidenza.

Pertanto, questa è la proposta della Presidenza. Poiché non è corretto mettere ai voti la proposta della Presidenza, se qualche Gruppo parlamentare dissente, può avanzare ora una proposta difforme con cui chiedere come Gruppo di concludere oggi i lavori, e tale proposta verrà messa ai voti dalla Presidenza. Se però non viene avanzata alcuna proposta dai Gruppi parlamentari, così resta deciso.

Poiché non vi è alcuna proposta, così rimane stabilito. (Applausi).