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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 585 del 21/07/2011


CARRARA (CN-Io Sud). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto che abbiamo da poco discusso in Commissione e che ora stiamo discutendo in Aula riorganizza e ottimizza l'impegno dei nostri militari impegnati con convinzione e spirito di sacrificio nelle missioni internazionali. Esso aggiorna le priorità strategiche sempre rispettando gli impegni presi in ambito internazionale, tenuto conto anche degli sviluppi sul terreno, e valuta ogni possibile ridefinizione dei nostri contingenti, tagliando i costi ed il numero dei soldati impegnati nelle missioni all'estero per il secondo semestre 2011.

Complessivamente, l'Italia spenderà 694 milioni di euro, contro gli 811 milioni di euro del primo semestre. In Libano i militari italiani scenderanno da 1.780 a 1.080 unità. Verrà chiuso l'apporto italiano alle missioni UE in Georgia e Congo, rispettivamente di 15 e di 4 militari. I membri dell'esercito in Kosovo scenderanno da 650 a 379 unità. Resta invariato il numero dei militari in Afghanistan, che sono circa 4.200.

Ci tengo a sottolineare che siamo tra i Paesi più avanzati al mondo, siamo una grande democrazia e le nostre Forze armate risultano essere tra le più moderne che esistano. Siamo in grado di operare con efficienza in qualsiasi teatro strategico e abbiamo scelto di intervenire in quelle zone che si presentano ostili e pericolose. La partecipazione alle missioni di pace consente inoltre all'Italia di rimanere parte attiva nei centri decisionali e di rappresentare con fermezza le potenzialità dell'Italia stessa.

Il primo articolo del decreto in esame reca iniziative in favore dell'Afghanistan. Sulla presenza del contingente italiano in questo Paese così problematico si è parlato e si parla molto. Purtroppo, questo tema appare sulle prime pagine dei quotidiani e sui titoli delle televisioni quasi esclusivamente quando vi sono caduti o feriti. Un tributo di vite umane che, dall'inizio della missione ad oggi, ha raggiunto le 40 unità. Non possiamo, però, mettere in discussione un obiettivo strategico nazionale con l'impegno nella NATO nella missione in Afghanistan ogni volta che c'è un incidente a livello tattico, anche e soprattutto per rispetto nei confronti dei nostri militari che tanto stanno facendo per quel Paese.

L'impegno dei nostri militari, sostenuto dalle misure e iniziative presentate nel decreto che stiamo discutendo, ha l'intento di consegnare ai cittadini afgani uno Stato democratico ed ordinato, ove uomini e donne possano godere degli stessi diritti e doveri. Nonostante i progressi compiuti grazie all'impegno internazionale a partire dal 2001, infatti, l'Afghanistan rimane un Paese fragile, la legittimità del cui Governo, in alcune province meridionali ed orientali, è del tutto assente.

Le iniziative saranno rivolte principalmente a sostegno del settore sanitario ed educativo, di quello istituzionale e tecnico, della piccola e media impresa e dei mezzi di comunicazione locali, non solo dell'Afghanistan ma anche di altre zone, come ad esempio il Pakistan. Il Ministero degli affari esteri sosterrà l'operato delle organizzazioni non governative ed è autorizzato a inviare o reclutare in loco personale destinato alla sede della cooperazione italiana ad Herat.

Come ben sappiamo, l'impegno dei nostri militari non si limita solo all'Afghanistan ma interessa anche altri Paesi quali l'Iraq, il Libano, il Myanmar, il Pakistan, la Somalia, il Sudan e la Libia.

Nell'articolo 2 del presente decreto-legge vengono promossi interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione. In particolare, parlando della Libia, il comma 2 reca disposizioni in merito allo scongelamento di fondi ed operazioni economiche che consentirebbero l'apertura di linee di credito, in particolare per quelle imprese italiane che sono state messe in gravi difficoltà da questa guerra.

Per quanto riguarda gli aspetti di competenza della Difesa, il presente decreto, all'articolo 4, reca le autorizzazioni di spesa, dal 1° luglio al 31 dicembre di questo anno, per le missioni internazionali delle nostre Forze armate e di polizia. In particolare si rileva, rispetto alle autorizzazioni per il primo semestre, un leggero aumento (dai precedenti 380 milioni di euro agli attuali 399) dell'impegno economico a sostegno delle operazioni in Afghanistan (comprendenti le missioni ISAF ed EUPOL-Afghanistan), a fronte di corrispondenti diminuzioni per quanto attiene gli impegni in Libano (da circa 106 a 92 milioni), nei Balcani (da circa 35 a 33 milioni), e nell'ambito della missione nel Mediterraneo (da quasi 13 milioni agli attuali 7,3).

Si evidenzia inoltre la nuova autorizzazione di 58,07 milioni di euro per la missione militare di realizzazione degli interventi per la protezione dei civili e delle aree a popolazione civile in Libia, riguardo le risoluzioni delle Nazioni Unite n. 1970 e 1973 del 2001. Non è più presente invece la missione che prevedeva la collaborazione di personale della Guardia di finanza a bordo delle unità navali libiche per fronteggiare il fenomeno dell'immigrazione clandestina.

L'articolo prevede inoltre aumenti delle risorse stanziate per le missioni in Bosnia, ad Hebron, a Rafah, in Sudan, a Cipro, in Iraq e in Kosovo.

Di particolare importanza nel decreto in discussione è la normativa che prevede l'impiego di militari o di contractor privati sulle navi italiane per scoraggiare e contrastare il pericolo della pirateria sulle coste africane e sull'Oceano indiano.

Voglio inoltre sottolineare l'importanza del contenuto dell'articolo 9 che, in merito all'impegno militare italiano in ambito internazionale prevede che entro il 30 settembre del corrente anno il Ministro della difesa assicuri la riduzione di almeno 1.000 unità dalle 9.250 attualmente impiegate, fissando altresì il termine del 31 dicembre per procedere ad una successiva e ulteriore riduzione di 1.070 uomini.

Grazie a questo decreto, al quale il nostro Gruppo darà un voto favorevole, si possono soddisfare tre fondamentali esigenze: la riduzione consistente del numero dei militari impegnati all'estero, il mantenimento degli impegni internazionali, con un conseguente effetto di riduzione dei costi. (Applausi della senatrice Castiglione).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Contini. Ne ha facoltà.