Allegato B
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Amato, Augello, Barelli, Caliendo, Caligiuri, Castelli, Chiti, Ciampi, Compagna, Conti, Coronella, Davico, Dell'Utri, Del Pennino, Di Stefano, Fantetti, Garavaglia Massimo, Gentile, Giovanardi, Lannutti, Mantica, Mantovani, Orsi, Palma, Pera, Piscitelli, Sciascia, Thaler, Viceconte e Villari.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Bonino e Mauro, per attività di rappresentanza del Senato; Bosone, Galioto, Marino Ignazio Roberto Maria e Poretti, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale.
Disegni di legge, approvazione da parte di Commissioni permanenti
Nella seduta del 20 luglio 2011, la 11a Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale) ha approvato i seguenti disegni di legge:
Deputato Lo Presti. - "Esclusione dei familiari superstiti condannati per omicidio del pensionato o dell'iscritto a un ente di previdenza dal diritto alla pensione di reversibilità o indiretta" (2417) (Approvato dalla Camera dei deputati), Senatore Delogu ed altri. - "Disposizioni in materia di esclusione dal trattamento pensionistico a favore dei superstiti di chiunque abbia cagionato con dolo la morte dell'assicurato o del pensionato" (2082), Senatrice Pinotti. - "Disposizioni in materia di esclusione del coniuge uxoricida e degli altri familiari condannati per omicidio del pensionato o del lavoratore, dal diritto ai trattamenti pensionistici in favore dei superstiti" (2151) e Senatrice Spadoni Urbani ed altri. - "Disposizioni in materia di esclusione dell'uxoricida dal trattamento pensionistico di reversibilità" (2278).
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
Il senatore De Sena ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02317 della senatrice Baio ed altri.
Risposte scritte ad interrogazioni
(Pervenute dal 14 al 20 luglio 2011)
AMATO, MUGNAI: sulla nomina di un ex militante del gruppo terroristico "Prima Linea" a garante dei diritti dei detenuti nel comune di Livorno (4-03350) (risp. DAVICO, sottosegretario di Stato per l'interno)
BASSOLI ed altri: sulla chiusura dell'Unità operativa malattie a trasmissione sessuale di Sesto San Giovanni (Milano) (4-04206) (risp. FAZIO, ministro della salute)
BIONDELLI: sul riconoscimento degli operatori socio-sanitari (4-02176) (risp. FAZIO, ministro della salute) (risp. FAZIO, ministro della salute)
sulle risorse destinate alle persone affette da sclerosi laterale amiotrofica (4-04583) (risp. FAZIO, ministro della salute)
CAMBER: sulla carenza di organico del TAR del Friuli-Venezia Giulia (4-04876) (risp. VITO, ministro per i rapporti con il Parlamento)
CASTRO: sulla eliminazione del simbolo tricolore dalle divise dei volontari della Protezione civile della regione Veneto (4-03688) (risp. VITO, ministro per i rapporti con il Parlamento)
DE LUCA: sullo stato di tensione provocato dalla criminalità organizzata nel comune di Pago Vallo Lauro (Avellino) (4-04667) (risp. DAVICO, sottosegretario di Stato per l'interno)
DE TONI, BELISARIO: sulla liberalizzazione del trasporto ferroviario (4-04112) (risp. MATTEOLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti)
DI GIACOMO: sull'utilizzo dei dispositivi di rilevamento della velocità lungo la strada statale 650 (4-03543) (risp. DAVICO, sottosegretario di Stato per l'interno)
FERRANTE ed altri: sul raddoppio della linea ferroviaria Fiumetorto-Cefalù-Castelbuono (4-03974) (risp. MATTEOLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti)
FLERES: sul concorso bandito dalla regione Sicilia per il conferimento di 53 sedi farmaceutiche (4-03085) (risp. FAZIO, ministro della salute)
TOTARO: sulla riduzione dei servizi ferroviari che collegano Pistoia all'Emilia Romagna attraverso la cosiddetta Porrettana (4-04609) (risp. MATTEOLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti)
Interrogazioni
VITA, ANDRIA, ANTEZZA, BIONDELLI, CARLONI, CERUTI, CHITI, DE SENA, DELLA MONICA, DI GIOVAN PAOLO, GARAVAGLIA Mariapia, INCOSTANTE, MAGISTRELLI, MARINO Mauro Maria, MARINI, MARITATI, NEROZZI, ROSSI Paolo - Ai Ministri per i beni e le attività culturali e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
ALES Arte lavoro e servizi SpA è una società costituita nel 1998 per volontà e iniziativa del Ministero per i beni e le attività culturali (MiBAC), unitamente a Italia lavoro SpA, con il duplice obiettivo di realizzazione di un inedito multiservice, destinato al settore dell'arte e della cultura, e di dare occupazione ai lavoratori socialmente utili (LSU, oltre 400 unità) di alcune società dismesse nelle Regioni Lazio e Campania;
il capitale sociale, cui non possono partecipare soggetti privati, inizialmente sottoscritto da Italia lavoro SpA (70 per cento) e dal MiBAC (30 per cento), è stato successivamente acquisito interamente da quest'ultimo, al fine di realizzare le norme giurisprudenziali e di legge previste per le società in house providing;
al momento della costituzione della società l'oggetto sociale concerneva, tra l'altro, i servizi nel settore dei beni culturali: prioritariamente servizi di manutenzione edifici, di manutenzione e riparazione impianti, di pulizia aree interne ed esterne, di diserbo; prevedeva, inoltre, i cosiddetti servizi aggiuntivi (servizi al pubblico, visite guidate, gadgettistica, gestione dei centri di incontro e di ristoro, supporto in occasione di mostre e ricorrenze culturali) e i cosiddetti servizi strumentali (servizio di guardiania e biglietteria);
i medesimi servizi sono stati erogati dalla società solo nel Lazio e in Campania, sulla base di specifiche convenzioni;
con la modifica statutaria del 22 gennaio 2010 è stato integrato ed ampliato notevolmente l'oggetto sociale. In particolare, si nota: l'apertura dell'attività societaria al mercato internazionale nonché alla ricerca di sponsors; l'inclusione nel core business della società, in aggiunta alla generica gestione dei musei, delle aree archeologiche e monumentali, delle biblioteche e degli archivi, anche dei servizi di bookshop, dell'attività di supporto alle funzioni del MiBAC e del supporto tecnico alle attività di concessione d'uso di spazi demaniali per eventi non istituzionali; l'estensione dell'attività societaria a segmenti del mercato prima non contemplati, tra cui: la gestione del marchio e dei diritti d'immagine; l'attività di pubblicità e promozione in genere di eventi culturali; l'attività di editoria, la riproduzione su licenza e la coproduzione di materiali audiovisivi e didattici in genere, nonché la commercializzazione di prodotti editoriali propri e di terzi; l'attività di merchandising; l'organizzazione di call center e connesso back office, ed in tal ambito il supporto all'ufficio relazioni con il pubblico e all'utenza interna del MiBAC;
a seguito di tali modifiche il MiBAC ha deciso di ampliare le attività assolvibili da ALES SpA e di affidare a detta società progetti in precedenza affidati a seguito di procedura ad evidenza pubblica a qualificate società private, quali la MP Mirabilia Srl, la Cofely Progetti SpA, la Sistemi per la meteorologia e l'ambiente SpA, la Plans consulting net Srl, Intersistemi Italia SpA, società che hanno sempre impiegato con contratti a tempo indeterminato LSU;
tali progetti riguarderebbero in particolare: 1) servizi di comunicazione e promozione del patrimonio culturale, 2) servizi di supporto e monitoraggio della sicurezza dei siti culturali, 3) servizi di riordino e gestione informatizzata degli archivi degli istituti periferici del Ministero, 4) servizi di contact center;
considerato che:
la decisione suscita particolari perplessità e preoccupazione soprattutto in ordine alle modalità con cui lo stesso Ministero sta gestendo il passaggio dei lavoratori ex LSU dalle suddette aziende private alla nuova società;
con una dichiarazione a verbale, la Fiom-Cgil e la Filcams-Cgil hanno ritenuto di non aderire al verbale di accordo sindacale sottoscritto al riguardo il 25 maggio 2011 presso il MiBAC, denunciando la mancanza delle garanzie di quadro contrattuali e normative entro cui dovrebbe avvenire il suddetto passaggio;
a tal proposito, infatti, le suddette organizzazioni sindacali hanno dichiarato che il verbale di accordo non contiene, come più volte richiesto al tavolo da Fiom e Filmcams, la garanzia che i lavoratori siano assunti con contratto a tempo indeterminato e con la salvaguardia dei livelli retributivi e dell'anzianità pregressa. E che il Ministero ha negato un proprio impegno in tal senso, rinviando invece tutta la materia esclusivamente alla successiva negoziazione tra organizzazioni sindacali ed ALES SpA;
ritenuto che:
l'atteggiamento assunto dal MiBAC nei confronti dei lavoratori risulta tanto più grave ed inaccettabile in considerazione del fatto che si tratta dell'assunzione di lavoratori in una società in house, ovvero in una società totalmente controllata che opererà in regime di affidamento diretto per attività precedentemente messe a bando e aggiudicate all'esito dell'espletamento di procedura di gara europea;
fino ad oggi il MiBAC ha sempre operato in funzione e a garanzia della tutela dei LSU in servizio, evitando la dispersione dell'esperienza acquisita negli anni dagli stessi;
tale finalità emerge anche da quanto contenuto nel protocollo d'intesa trilaterale del 10 dicembre 2010 (con Filcams CGIL, Fisascat CISL e Uiltucs UIL, Confcommercio e Fipe) in cui si legge che il Ministero ha inteso inserire, tra le condizioni per l'affidamento dei servizi al pubblico, clausole di salvaguardia occupazionale, che necessariamente derivino dai disposti del contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria o da specifici atti correlati;
inoltre, con lettera datata 9 giugno 2011 (prot. n. 70159), il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato del Ministero dell'economia e delle finanze, afferma che in presenza di una "clausola sociale" stabilita dalla contrattazione collettiva, l'utilizzo del personale della precedente impresa affidataria dell'appalto da parte di una società a totale partecipazione pubblica affidataria del medesimo servizio non è da ritenersi in contrasto con il disposto dell'articolo 18, comma 2, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;
inoltre, il suddetto articolo 18 dispone che: "Le (…) società a partecipazione pubblica totale o di controllo adottano, con propri provvedimenti, criteri e modalità per il reclutamento del personale e per il conferimento degli incarichi",
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga che, essendo ALES SpA una società in house, in particolare una società totalmente controllata dal MiBAC, quest'ultimo abbia delle precise responsabilità nel definire e garantire il quadro normativo entro cui debba avvenire il passaggio dei LSU attualmente dipendenti dalle società Sma, Plans consulting, Mirabilia e Cofely alla stessa ALES SpA;
se non ritenga, dunque, di adoperarsi in tal senso assolvendo ad un suo preciso obbligo nei confronti dei suddetti lavoratori, assicurando che venga loro garantito il contratto a tempo indeterminato e la salvaguardia dei livelli retributivi e dell'anzianità pregressa.
(3-02326)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia - Premesso che:
nei giorni scorsi, anche a causa di un servizio su un Tg Rai, sono usciti diversi articoli riguardanti i libretti di risparmio dormienti, con la possibilità, paventata da taluni legali, di reclamarne capitali ed interessi;
il 9 luglio 2011, sul "Corriere del Veneto", Marika Damaggio racconta la storia di un pensionato che ritrova un libretto con 49.000 lire e chiede alle Poste 8 milioni di euro tra rivalutazioni ed interessi;
si legge sul citato articolo: «Sarà la prima class action italiana dedicata alla riscossione dei libretti "antichi", sia bancari che postali. E lui, pensionato classe 1931, potrebbe diventare milionario. Virginio Oro, ex maresciallo di Castagnole di Paese, nel Trevigiano, ha finalmente ritrovato il libretto postale smarrito il 24 gennaio del 1957. Quelle 49.000 lire depositate nel conto di Poste italiane oggi potrebbero rivelarsi un vero tesoro. L'uomo di 80 anni si è rivolto allo studio associato Orecchioni e Canzona di Roma. Un consulente dei legali ha stabilito che oggi l'ex militare dell'Arma, tenuto conto di interessi e rivalutazioni, avrebbe diritto a 8 milioni di euro. Questo sarebbe infatti il valore del conto rimasto silente per più di cinquant'anni. Il 21 dicembre prima udienza nella capitale con le perizie. Sono dieci, in tutto, le persone che si sono rivolte allo studio laziale per avanzare una causa civile nei confronti di Poste italiane, Banca d'Italia e ministero dell'economia. Ognuno ha una storia diversa. Proviene da una regione diversa e si aspetta una rivalutazione diversa. Ma il denominatore comune è sufficiente per sollevare una querelle comune. Un'azione curiosa e allo stesso tempo pionieristica. Il filo conduttore che avvicina i protagonisti è la volontà di recuperare i risparmi contenuti nei libretti antichi. Smarriti e poi ritrovati. Tra loro c'è anche il cavaliere della Repubblica Virginio Oro. Nel corso della sua vita ha prestato servizio nell'arma e nel 1955 è stato nella legione di Bolzano per circa un anno. "Poi sono stato trasferito a Malcesine, a San Bonifacio e a Bari" racconta. Tutto inizia quando apre un libretto postale. Complice la vita frenetica e il continuo cambio di città, perde il conto. "Quando ho perso il libretto il saldo era di 49.182 lire" spiega Oro. L'equivalente contemporaneo di quella somma è paragonabile a 3.000 euro. Ma la rivalutazione potrebbe far lievitare la somma. Poco tempo fa l'uomo ha ritrovato in un cassetto il conto ingiallito. "Stavo facendo pulizie e l'ho trovato proprio in fondo a una scatola - spiega -, non pensavo fosse rimasto lì per tutto quel tempo". Incuriosito ha deciso di battere cassa e incalzare Poste italiane. Ora lo studio Orecchioni e Canzona assisterà l'ex maresciallo. "Un nostro consulente ha stabilito che oggi il valore del libretto potrebbe ammontare a 8 milioni di euro - racconta Anna Orecchioni -. La rivalutazione monetaria e della capitalizzazione tiene conto della media dei tassi e degli interessi maturati nel corso degli anni". Accanto a Oro ci sono altre persone. "Sono dieci in tutto i nostri clienti" spiega il legale. A risarcire gli smemorati dovrebbero essere Poste italiane, Banca d'Italia e il Ministero dell'economia e della finanza. I convenuti potrebbero però cambiare. Infatti nel corso degli anni gli assorbimenti e i passaggi di proprietà delle banche dovranno essere ricostruiti. La prima udienza è fissata per il 21 dicembre. Oro si affida alla sorte: "Non so bene quanto mi spetterà, ritrovare il libretto è stato comunque una vera fortuna"»;
in data 7 luglio, è Marcello Francesco Simone a raccontare su "Il quotidiano italiano", «la fortuna di ritrovare le cose andate perdute. Un uomo di 71 anni di Agrigento, Giuseppe Provenzano, ha ritrovato per caso un libretto bancario del 1947 in cui vennero a quel tempo depositate 7 mila lire e che oggi, dopo "soli" 64 anni, varrebbe circa 1 milione e 600 mila euro. L'uomo ha ritrovato il libretto bancario per caso durante i lavori di ristrutturazione della vecchia casa paterna nel centro storico di Agrigento. L'abitazione era rimasta chiusa per decenni e là dentro, nel cassetto di una vecchia credenza, fra foto antiche e francobolli, Provenzano ha ritrovato il libretto bancario che era stato aperto da suo padre, alto ufficiale dell'Esercito Italiano, nel 1947, proprio per lui. A raccontare la storia del fortunato signore è l'avvocato Marco Angelozzi che afferma: "Il libretto bancario era stato smarrito e, soltanto nei giorni scorsi, è stato ritrovato. Provenzano ha deciso di richiedere quella somma, tramite il nostro studio legale che si occupa del recupero delle somme dei libretti bancari 'antichi', tramite una class-action, della Banca d'Italia e del Ministero delle Finanze che subentrano, a garanzia, nei rapporti di credito degli istituti bancari". Le sole 7 mila lire depositate 64 anni fa dal padre di Provenzano valgono oggi "un patrimonio" fra interessi, rivalutazione monetaria e capitalizzazione. Ma i soldi non sono già nelle tasche dell'anziano signore e il suo legale, Marco Angelozzi, infatti dice: "Adesso, dopo 64 anni di giacenza in banca, quel libretto è milionario. Intanto faremo una lettera di diffida per far corrispondere quei soldi al nostro cliente alla Banca d'Italia e se avremo, come crediamo, risposte evasive o che parlano di prescrizione, il nostro cliente aderirà alla class-action"». La favola milionaria, o meglio la "bufala" fa il giro delle redazioni e viene pubblicata sul sito del TG1, (http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-d81a4ac3-21de-4e6d-b29c-bf1771ff900d.html); lo stesso che probabilmente aveva diffuso la notizia, di "Lettera 43" ed altri quotidiani, alimentando molte telefonate di speranza, in una fase di crisi durissima, arrivate alle associazioni di consumatori, quale Adusbef;
si legge ancora sul sito del TG1: «Le settemila lire del 1947, tra interessi, rivalutazione monetaria e capitalizzazione, sono diventate oggi circa un milione e seicentomila euro. Il problema, però, ora è riscuotere la somma. La legge sul punto è chiara. I depositi dormienti, questo il nome dato ai gruzzoli dimenticati, si estinguono dopo dieci anni e le somme finiscono al fondo istituito presso il ministero dell'Economia e delle finanze per risarcire i risparmiatori vittime di frodi finanziarie. Ma Provenzano a quelle settemila lire diventate un tesoro non ha alcuna intenzione di rinunciare. Tanto da aver deciso di rivolgersi a un legale per riscuoterle. "Il libretto bancario - racconta l'avvocato scelto dal potenziale Paperon de' Paperoni, Marco Angelozzi - era stato smarrito e, soltanto nei giorni scorsi, è stato ritrovato. Provenzano ha deciso di richiedere quella somma, tramite il nostro studio legale che si occupa del recupero delle somme dei libretti bancari antichi, tramite una class action della Banca d'italia e del ministero delle Finanze". "Intanto - spiega il legale - faremo una lettera di diffida per far corrispondere quei soldi al nostro cliente alla Banca d'Italia e se avremo, come crediamo, risposte evasive o che parlano di prescrizione, il nostro cliente aderirà alla class action". L'azione sarebbe proponibile, allegando la documentazione necessaria, anche senza l'assistenza di un avvocato. La storia di Provenzano è arrivata presto oltreconfine, addirittura in Germania, dove un altro agrigentino, Angelo Peritore, emigrato nel 1990, ha raccontato di avere ritrovato un libretto aperto nel 1965 e ritrovato solo mesi fa. Anche lui annuncia battaglia"»;
considerato che:
su "La Nuova Ferrara" del 12 luglio, analogo articolo di Stefano Ciervo, dal titolo "Migliaia di euro per ogni lira antica. Nasce una class action per rivalutare i depositi storici al portatore. Boom di richieste d'informazione nel Ferrarese" alimenta le speranze. Si legge nel citato articolo: «Un lettore di Vigarano ha trovato qualche settimana fa un libretto bancario al portatore del 1960 che i genitori gli intestarono, con un deposito di 500 lire. A una signora di Ostellato è capitato di recente tra le mani un libretto del '72 con 30mila lire. Segnalazioni su altri casi del genere, nelle ultime ore, sono arrivate un po' da tutta la provincia, da Argenta a Ferrara. Ritrovamenti che fino a ieri rappresentavano una curiosità da raccontare agli amici, al massimo, ma che oggi si trasformano improvvisamente nella speranza di mettere le mani su di un vero e proprio tesoretto. Merito delle notizie uscite in questi giorni sul diritto alla rivalutazione dei libretti bancari e postali "dormienti", cioè dimenticati e ritrovati oppure ereditati non più tardi di dieci anni fa, che hanno fatto scattare numerose richieste d'informazione. Comprensibile, considerato che nel caso di un risparmiatore ravennate, ad esempio, è stato calcolato che 100 lire depositate su di un libretto del 1942 valgono oggi 200mila euro. "Sono calcoli dei nostri consulenti sulla base dei tre fattori (interessi legali, capitalizzazione e rivalutazione monetaria) che sono di fatto automatici in casi come questi. Per trasformarli in rimborsi - spiega Giacinto Canzona, uno dei legali del pool nato nel Lazio per seguire la questione-libretti - bisogna attivare la class action nei modi previsti dalla nuova legge. Si può fare al foro di Roma, dove ne abbiamo già incardinata una con 800 partecipanti e la prima udienza prevista il 21 dicembre 2011, oppure nelle città di residenza". L'aspetto singolare è che, stando al pool legale romano ("molte richieste arrivano dal Nord Est, stiamo cercando corrispondenti in zona"), la controparte non è rappresentata dai singoli istituti depositari del libretto, ma Bankitalia e ministero delle Finanze in caso di libretti bancari, e Poste italiane, che sono considerati in qualche modo garanti della salvaguardia in termini reali di questi risparmi. Chi può partecipare a questa class action? "I possessori di vecchi libretti che possano dimostrare di essere venuti a conoscenza della loro esistenza non oltre i dieci anni dall'adesione alla class action - spiega Canzona - Non si applica in questo caso il decreto legge sui cosiddetti depositi dormienti, perché i conti correnti sono diversi dai libretti, che considerati veri e propri titoli di credito". Chi è interessato può ottenere delle prime informazioni, "gratuitamente" assicura il legale, inviando una mail a infolibrettiantichi@libero.it oppure aprendo la pagina Facebook "libretto antico". La legge sulla class action consente anche di incardinare il procedimento presso il tribunale di residenza, anche se per il momento la strada della richiesta di maxi-rivalutazione dei depositi "storici" è stata battuta in particolare dal pool legale romano"»;
la legge sulla class action, rinviata e a parere dell'interrogante snaturata dal Governo Berlusconi, esclude l'azione collettiva per eventi fraudolenti a danno dei consumatori precedenti all'entrata in vigore della legge, avvenuta il 1° gennaio 2010. Sono stati quindi esclusi tutti i crac finanziari ed industriali ad esempio, come quelli di Parmalat, Cirio, Giacomelli, tango bond, Lehman Brothers, perché concretizzati prima dell'entrata in vigore della legge. L'azione collettiva è prevista dall'art. 49 della legge 23 luglio 2009, n. 99, che ha inserito nel cosiddetto "codice del consumo" (decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206) l'art. 140-bis, con il quale è stata disciplinata l'azione di classe per l'accertamento della responsabilità e per la condanna al risarcimento del danno e alle restituzioni.
essa può essere proposta con atto di citazione al Tribunale competente dal singolo cittadino, da un comitato o da un'associazione. Se più soggetti si aggregano e presentano gli stessi illeciti e gli stessi fatti, le procedure vengono riunite. Il testo vigente toglie alle associazioni dei consumatori l'esclusività nel promuovere l'azione, prevista invece nella vecchia versione della legge. Il giudice ha facoltà di fissare l'importo minimo dei risarcimenti, valido non solo per chi ha presentato il ricorso con la class action, ma per quanti agiscono in giudizio successivamente alle sentenze dell'azione collettiva, ottenendo dal giudice l'assimilazione della causa individuale all'azione collettiva. Per consumatore si intende la persona fisica che agisce per scopi estranei all'attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta. Sono dunque esclusi dalla normativa i diritti delle persone giuridiche e dei professionisti. La legge esclude il danno punitivo, limitando il risarcimento al solo riconoscimento dei danni subiti, senza prevedere una penalità, anche devoluta allo Stato, per la violazione delle norme e i casi di recidiva. Tuttavia, il risarcimento del danno ammesso è inteso in senso lato, non limitato al solo danno materiale, ma anche morale, esistenziale o di immagine, e quindi afferente a un importo che può essere sensibilmente maggiore e penalizzante rispetto a quanto introitato attraverso pratiche illecite;
resta la non-appellabilità delle sentenze di primo grado favorevoli alle imprese, che escludono la responsabilità civile delle imprese e respingono le richieste di risarcimento. La norma, a giudizio dell'interrogante di dubbia costituzionalità, consente alle società di accordarsi, promuovere e perdere una class action preventiva, in modo da precludere ai consumatori la libertà di azione in giudizio. Dopo tre gradi di giudizio e sentenza di Cassazione favorevole ai consumatori che hanno promosso la class action, la legge obbliga i singoli consumatori ad avviare una seconda causa civile individuale con relativi nuovi tre gradi di giudizio, per ottenere quanto loro spetta, tramite l'esecuzione forzata delle sentenze relative alla causa collettiva;
se il consumatore perde la causa, può essere obbligato a pagare la pubblicizzazione della sentenza e citato in giudizio per il risarcimento dei danni di immagine alla controparte. Il decreto legislativo n. 198 del 2009 ha anche introdotto nell'ordinamento italiano l'azione collettiva per l'efficienza delle amministrazioni e dei concessionari di pubblici servizi. Quest'ultimo tipo di azione può essere esercitato contro una pubblica amministrazione o un concessionario di pubblico servizio se derivi una lesione diretta, concreta ed attuale dei propri interessi, dalla violazione di termini o dalla mancata emanazione di atti amministrativi generali obbligatori e non aventi contenuto normativo da emanarsi obbligatoriamente entro e non oltre un termine fissato da una legge o da un regolamento, dalla violazione degli obblighi contenuti nelle carte di servizi ovvero dalla violazione di standard qualitativi ed economici;
scrive un consumatore di aver scoperto che un anno fa, con la morte della nonna, sua madre ha ritrovato in un cassetto un libretto di risparmio a lei (la madre) intestato. Dopo aver appurato la veridicità e l'autenticità del libretto datato 1948 e rilasciato dall'istituto bancario Cassa di risparmio delle province lombarde, meglio conosciuta come Cariplo in seguito diventata banca Intesa ed ora riconosciuta come Intesa Sanpaolo, con all'attivo 1.096 lire, si è messo alla ricerca dell'avvocato che, sulle pagine dei giornali, adduceva di essere in procinto di promuovere una class action nei confronti della Banca d'Italia, del Ministero dell'economia e delle finanze e delle Poste italiane per chi aveva libretti di risparmio postali. Tramite Internet ha trovato diversi nominativi. Il primo, il più acclamato è quello dell'avvocato Marco Angelozzi che collabora con l'avvocato Orecchioni che, a sua volta, è spesso in collaborazione con l'avvocato Canzona. Sempre tramite Internet ha mandato una richiesta all'indirizzo infolibrettiantichi@libero.it per avere maggiori dettagli e delucidazioni, Ricevendo risposta in 15 minuti con della documentazione standard per conferire la procura, con una copia della lettera di mandato e con una richiesta di 100,00 euro per sostenimento spese di segreteria. Preso dall'euforia di riuscire a ricavare da 2.000 lire "del vecchio conio" una ingente fortuna (potrebbero essere, secondo gli articoli di giornale e secondo i calcoli effettuati dai professionisti legati a questi tre avvocati, circa 450.000 euro) ha resistito alla tentazione di inviare immediatamente il bonifico bancario, avendo scoperto su Internet che di Canzona e di Orecchioni si parla da tempo come di avvocati con il vizietto di dare notizie farlocche e fantasiose con il solo scopo di finire sui giornali o nelle televisioni. Una persona, in un blog, asserisce addirittura di conoscere questi due personaggi, dell'avvocato Angelozzi dice di non aver mai sentito parlare e di sapere per certo che sono avvezzi a raggiri, piccoli inganni e fantomatiche e fumose azioni legali al solo scopo di fare soldi facili e di farsi pubblicità e di essere quasi certo, oltre tutto, che anche per questa faccenda si tratti di una "bufala" estiva,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza di un fenomeno propagandistico di taluni legali, privi, a giudizio dell'interrogante, di un solido fondamento giuridico, tendenti ad alimentare speranze di rivalutazioni dei propri libretti di risparmio, con la finalità di incassare almeno 100 euro a pratica dai possessori dei titoli di risparmio, con il miraggio di improbabili rivalutazioni;
quale sia il fondamento giuridico sul quale si possa basare una class action per i possessori dei libretti di risparmio, posto che l'azione collettiva non può essere esercitata per fatti anteriori all'entrata in vigore della legge, avvenuta il 1° gennaio 2010;
se tale propagandata azione collettiva, che induce molti risparmiatori o loro eredi al miraggio di rivalutazioni milionarie, non integri un abuso della credulità popolare sanzionato dall'art. 661 del codice penale;
se tali atti propagandistici, finalizzati alla divulgazione di notizie destituite di solide basi giuridiche, non siano volti a produrre un illecito arricchimento a danno di consumatori, risparmiatori e famiglie stretti nella morsa di una crisi e che si attaccano ad ogni promessa di facili guadagni;
se non intenda verificare i comportamenti di iscritti ad albi professionali, quindi soggetti al rispetto della deontologia, per sanzionarne comportamenti che sembrano debordare dal codice deontologico e che appaiono incompatibili con l'esercizio stesso dell'attività professionale.
(4-05674)
LANNUTTI - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
in data 14 luglio 2011 il piano industriale Atac approvato dal Consiglio d'amministrazione ha introdotto la novità che dal 2012 i biglietti di metro e bus a Roma costeranno 1,50 euro invece del prezzo attuale di un euro;
le misure dovranno ora passare al vaglio dell'azionista di maggioranza, il Comune, e verranno poi rese operative dalla Regione;
gli aumenti hanno creato numerose polemiche, sia tra quanti usano i mezzi regolarmente, sia tra gli utenti occasionali;
il Codacons ritiene che "L'aumento tariffario in questione è assolutamente ingiustificato, in quanto non corrisponde ad alcun aumento della qualità del servizio, che anzi tende a peggiorare costantemente - commenta il Presidente del Codacons, Carlo Rienzi - Se il Comune di Roma avallerà tale proposta, ci opporremo con tutti i mezzi, ricorrendo al Tar del Lazio e in ogni altra sede". Per il Codacons neanche l'aumento della durata del biglietto, da 75 a 100 minuti, può in alcun modo giustificare il rincaro: "nessun utente, infatti, viaggia per quasi 2 ore consecutive sui mezzi pubblici, e l'allungamento della durata dei ticket rappresenta solo fumo negli occhi";
anche l'Adoc si oppone a questo aumento del 50 per cento del costo biglietto dei trasporti pubblici locali di Roma. Secondo l'Associazione i cittadini sarebbero costretti a pagare 70 euro in più l'anno. «È assurdo il rincaro del 50% del costo del biglietto da parte di Atac, si scaricano sui cittadini gli errori dell'amministrazione - dichiara Carlo Pileri, Presidente dell'Adoc - oltretutto il servizio non garantisce, ad oggi, uno standard di efficienza e di qualità, i romani e i turisti si lamentano continuamente della sporcizia, dei ritardi e della scarsa qualità del servizio. In un momento di crisi come questo, pretendere dai cittadini un esborso di circa 70 euro l'anno in più rispetto ad oggi sembra senza senso. Se un biglietto costerà 50 centesimi in più, un abbonamento annuale, dal costo odierno di 230 euro, aumenterà molto probabilmente di oltre 60 euro. Stesso discorso per l'abbonamento mensile e per l'abbonamento agevolato per studenti e anziani, per cui prevediamo un rincaro di circa 15 euro. Pertanto, ci auguriamo una pronta inversione di tendenza sull'aumento del biglietto, che non dovrà essere posto in atto. Solo una volta assicurata un'ottima qualità del servizio sarà possibile parlare di aumenti»;
considerato che:
la qualità dei servizi del trasporto pubblico romano, specie dopo lo scandalo di disinvolte assunzioni effettuate senza i criteri di trasparenza e legalità a vantaggio di amici, parenti e conoscenti (cosiddetta "Parentopoli"), sta sempre più deteriorandosi, con gli utenti lasciati alla mercé di scioperi, disagi, disfunzioni, tagli delle frequenze delle corse che caratterizzano soprattutto i servizi della metropolitana;
i bus romani o non escono per niente dai depositi, oppure una volta su tre sono costretti a rientrare ai box per guasto. Roma va a piedi e il management dell'Atac segna il primo flop. Come risulta da un articolo di Fabio Carosi pubblicato sul quotidiano on line "Affaritaliani.it", «ha preso visione di un documento riservatissimo che sancisce il record negativo storico dei guasti dei bus della flotta più grande d'Europa: il report dei guasti relativo al mese di marzo»;
si legge ancora: «Trenta giorni terribili per l'azienda di via Prenestina, trenta giorni in cui la media dei guasti ha superato il 27 per cento. Di fatto è come se d'improvviso i romani fossero stati privati di un autobus su 3, come se il servizio annuale fosse stato ridotto di quasi 30 milioni di chilometri, crollando miseramente verso i parametri di una media città. Non certo della Capitale da sempre alle prese col problema del traffico e con l'alternativa all'automobile. Con questi numeri ci vuole coraggio ad invitare i cittadini e i turisti ad usare il mezzo pubblico. Se da una parte l'aumento sconsiderato dei guasti ha tenuto un terzo della flotta nei depositi, dall'altra però ha consentito all'azienda qualche risparmio: poche migliaia di euro, però, perché in Atac il costo del lavoro è la prima voce del bilancio. Dunque, non solo mezzi fermi, ma anche autisti a spasso in attesa che gli operai riparino i mezzi. Secondo alcune fonti aziendali molto ben informate, la causa della morìa dei bus sarebbe da rintracciare nelle nuove scelte manageriale che hanno bloccato le manutenzioni esterne, in particolare quelle affidate tramite un contratto contestatissimo alla società Amati, concessionaria italiana della tedesca ZF, leader mondiale dei cambi automatici e delle idroguide. La scure dei tagli agli appalti esterni avrebbe di fatto bloccato qualsiasi attività, andando a sommarsi ad una flotta la cui età media costringerebbe qualsiasi altra società ad importanti e costanti manutenzioni per garantire l'efficienza. Invece Atac ha tagliato tutto, scegliendo la via interna alle riparazioni e pagando lo scotto dovuto all'assenza di qualificazione professionale degli operai. Il dramma dei bus "morenti" appare anche più grave se si confronta il dato di marzo con la media nazionale delle aziende di altre città: a fronte del 27 per cento di guasti romani, Milano, Bologna, Genova e persino Napoli non superano il 12 per cento, considerato fisiologico e comunque legato strettamente alla vetustà dei mezzi che aumenta il costo delle manutenzioni man mano che i bus invecchiano. Milano, poi sorride di fronte a Roma. L'Atm di Elio Catania, fa rientrare nei depositi solo 7 bus su cento, anni luce dalla Capitale. E questo le aziende pubbliche, perché invece i privati viaggiano con percentuali di mezzi rotti che non supera quasi mai il 5 per cento, considerata come media naturale. Ma Roma si prende anche un altro record assoluto negativo: a fronte di un parco che ha un'età media di 12 anni, è la città che ora spende meno per ripararli. E all'orizzonte non si vede neanche un euro per nuovi bus. Eccezion fatta per i 470 destinati al servizio periferico, previsti in arrivo già nei prossimi giorni. Mezzi nuovi di zecca, per i quali è in via di allestimento una kermesse di presentazione e che però non finiranno nei depositi Atac, bensì in quelli della società privata che si è aggiudicata il servizio nella cintura urbana. Per l'Atac neanche un bus, dovranno farcela con quello che hanno in rimessa e, visti, i chiari di luna, è sempre più necessario un piccolo piano Marshall per assicurare lunga vita ai mezzi già provati. Ma tra debiti stratosferici che pongono l'azienda sull'orlo del baratro e hanno costretto ad inserire nel bilancio del Comune, la ri-fusione con Atac Patrimonio per aumentare l'esposizione bancaria e avere nuovi liquidi, il futuro è nero. Anxi, è un futuro praticamente a piedi». Il 14 aprile 2011 l'amministratore delegato Atac, Maurizio Basile, ha rassegnato le sue dimissioni dal consiglio di amministrazione dell'azienda di trasporto capitolina. Insieme a Basile, si è dimesso anche il presidente del consiglio di amministrazione Luigi Legnani. Le dimissioni saranno in vigore dalla prossima Assemblea convocata per l'approvazione del bilancio 2010;
nonostante le dimissioni dei vertici Atac siano effettive dal 16 giugno 2011, dopo l'approvazione del bilancio, i tempi per trovare nuovi manager sono strettissimi. Gli equilibri politici all'interno del Popolo della libertà sono già in forte crisi. Non a caso, come si legge su un articolo pubblicato su "Il Tempo", il 16 aprile, «sono arrivate le dimissioni del vice capo gabinetto di Alemanno, Alfredo Mantici. I motivi sono, come sempre, personali. Ma in tre anni di Governo, tre capi di gabinetto, altrettanti assessori al Bilancio, quattro amministratori delegati di Atac e l'azzeramento della giunta comunale, non sono una bella media per il centrodestra. E l'equilibrio politico che garantisce governabilità sembra ancora ben lontano a venire»,
si chiede di sapere:
quali iniziative urgenti di propria competenza il Governo intenda attivare per evitare che i dissesti dell'Atac e della metro, a giudizio dell'interrogante frutto del fenomeno Parentopoli e di scelte economiche difficilmente comprensibili della Giunta Alemanno, possano ricadere sui cittadini-utenti, già usurati da condizioni di trasporto pubblico locale indegni di una capitale;
quali iniziative di competenza intenda assumere affinché la mobilità pubblica della capitale raggiunga almeno la stessa efficienza delle altre capitali europee, assicurando un livello di decoro ed efficienza che Roma, capitale e patrimonio culturale dell'umanità, merita;
quali iniziative intenda adottare, nell'ambito delle proprie competenze, al fine di fare maggiore chiarezza sulla gestione dell'azienda municipalizzata Atac affinché non siano solo i cittadini a pagare la disinvolta e fallimentare gestione dell'azienda che sta producendo solo disservizi e sprechi di ogni genere.
(4-05675)
LANNUTTI - Ai Ministri della salute, dell'economia e delle finanze e della difesa - Premesso che:
un'ordinanza commissariale del Comitato centrale della Croce rossa italiana (CRI) del 15 luglio 2011, firmata dal commissario straordinario avvocato Francesco Rocca, ha dichiarato il crac finanziario del comitato provinciale di Roma;
in particolare l'ordinanza determina di prendere atto del rilevante stato di crisi in cui versa, sotto il profilo economico, il comitato provinciale CRI di Roma per questi motivi: il comitato provinciale CRI di Roma non è riuscito ad approvare il bilancio di previsione in considerazione del previsto disavanzo finanziario di 9.313.215,32 euro; dall'analisi del bilancio consuntivo 2010 emerge un disavanzo di amministrazione di circa 16.086.067,41 euro; l'ARES 118 della Regione Lazio non ha inteso rinnovare la convenzione per servizio 118 di trasporto di emergenza in ambulanza, attività principale del comitato provinciale CRI di Roma (COSP), che impiega la maggioranza delle risorse umane e strumentali del Comitato, limitandosi ad una proroga fino al 31 dicembre 2011 e manifestando l'intenzione di procedere all'assegnazione di tale servizio - a decorrere dal 1° gennaio 2012 - previo espletamento di una gara europea; nel corso delle trattative condotte con ARES 118 della Regione Lazio per il rinnovo della predetta Convenzione è emerso, grazie ad un'analisi condotta con i nuovi criteri a seguito dell'ordinanza commissariale n. 90 del 5 marzo 2010 dal dirigente preposto al comitato provinciale CRI di Roma, che la predetta convenzione per il servizio 118 sottoscritta con ARES non era comunque in equilibrio finanziario; il Centro di educazione motoria del comitato provinciale CRI di Roma presenta una grave situazione deficitaria derivante da oneri di gestione estremamente superiori al finanziamento previsto dall'accreditamento con la Regione Lazio; il piano di risanamento della Sanità regionale del Lazio non consentirebbe un adeguamento del contributo, finalizzato alla copertura integrale dei costi; le perdite gestionali di entrambe le strutture, COSP e CEM, sono la principale causa dello squilibrio finanziario del comitato provinciale CRI di Roma; il comitato centrale è costretto a concedere continue anticipazioni di cassa al Comitato di Roma per consentire pagamento delle spese obbligatorie. Le attività sanitarie promosse dal COSP (attività di 118) rientrano, a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione, tra le attività di principale competenza delle Regioni; le cause del predetto squilibrio economico dovranno trovare soluzione entro l'esercizio finanziario corrente poiché le proiezioni per l'esercizio 2012 consentono sin d'ora di prevedere che non vi saranno risorse finanziarie sufficienti affinché il comitato centrale possa ripianare il deficit del comitato provinciale CRI di Roma; l'unica possibilità di ripianare il deficit 2012 del comitato provinciale di Roma consisterebbe in un prelievo forzoso di risorse economiche da altre unità territoriali sull'intero territorio nazionale, soluzione, questa, assolutamente non percorribile in quanto non equa, profondamente avversata dalle unità CRI che negli anni hanno dimostrato una gestione economicamente sana e che rischia di provocare difficoltà economiche in altre unità dell'associazione con gravi riflessi sui servizi resi ai cittadini; vi è dunque la necessità di intervenire con urgenza per interrompere una gestione diseconomica suscettibile di ulteriore aggravamento, per ristrutturare le attività del comitato provinciale CRI di Roma al fine di riportarle nel quadro della sostenibilità di bilancio, per porre in sicurezza le attività del comitato provinciale CRI di Roma che presentano un equilibrio entrate/uscite e per avviare un processo virtuoso di riorganizzazione delle attività della sede di Roma;
considerato che:
la CRI è l'unica organizzazione del suo genere, almeno in Europa, che dipende politicamente ed economicamente dal Governo, il quale versa nelle casse dell'organizzazione oltre 160 milioni di euro l'anno (l'80 per cento del quale è destinato alle spese per il personale). La storia recente dice che la CRI è stata commissariata quattro volte dal 1995 a oggi e ha vissuto 18 degli ultimi 25 anni in gestione straordinaria, con commissari nominati per cercare di sanare i deficit delle precedenti gestioni. L'ultimo commissario straordinario è il dottor Francesco Rocca;
da troppo tempo vengono denunciate irregolarità, poca trasparenza nella gestione dell'associazione, nonché una situazione di caos organizzativo con mancata corresponsione degli arretrati salariali ai dipendenti, assunzioni «facili» e senza concorso nel Corpo militare;
è sintomatico che già nel 2008, il "Corriere della sera", in un articolo di Gian Antonio Stella del 27 settembre, titolava: "Sprechi, dossier dello Stato alla Corte dei Conti. La Croce rossa raddoppia i Centri. Ma per sole nove pratiche all'anno. Dopo l'ispezione partita richiesta alla Difesa di bloccare "il contributo per l'incapacità di spesa dimostrata"". Nell'articolo si fa riferimento ad un Rapporto firmato da Fabrizio Valenza dei Servizi ispettivi di finanza pubblica nel quale, tra l'altro, relativamente alle verifiche fatte su stipendi, rimborsi e promozioni, si denuncia «l'"irregolare riconoscimento al personale di assistenza di gradi non previsti dalla legge", l'"illegittima presenza di personale militare in servizio continuativo in assenza di una norma che lo consenta", la "necessità di annullare promozioni effettuate" grazie alla laurea in materie non previste dalla legge, l'assenza di copertura finanziaria dei provvedimenti con cui erano stati distribuiti molti aumenti in busta paga, "l'erogazione di buoni pasto per importi superiori al dovuto" e così via»;
e ancora il 10 dicembre 2009, il quotidiano "la Repubblica" riporta un articolo dal titolo "Assunzioni facili e conti fuori controllo. Il crac Croce Rossa". L'articolo riferisce ancora una volta di una Croce rossa «alle prese con i mali della pubblica amministrazione italiana: conti incerti, organici sovraffollati, gestioni instabili, influenza della politica». E ancora: «Otto ufficiali superiori sono stati chiamati a restituire i gradi, ottenuti in seguito a promozioni giudicate illegittime da un ispettore ministeriale, e cento dipendenti hanno fatto ricorso al giudice del lavoro dopo l'annullamento di generosi benefici economici»;
l'articolo sottolinea come la Croce rossa sia «un ente costretto a muoversi al confine fra solidarietà e spreco, fra volontariato entusiasta e lavoro assistito. La grana più grossa rimane quella della riorganizzazione del corpo militare, una delle sei componenti della Croce rossa (le altre sono i volontari del soccorso, i donatori di sangue, i giovani pionieri, le pie donne e le crocerossine) che, a leggere il j'accuse dell'ispettore del ministero, si è trasformata in un carrozzone. Ben 670 degli 877 militari in servizio continuativo nel corpo sono stati di fatto stabilizzati "senza che alcuna norma lo prevedesse". E due terzi del personale, a fine 2007, risultavano impiegati in servizi civili, per lo svolgimento di attività in convenzione con enti pubblici e organismi privati (...). Per le emergenze come alluvioni e terremoti, insomma per la funzione istituzionale del corpo, la Croce rossa ha fatto soprattutto ricorso ai precari, che oggi sono 375, tutti arruolati senza concorso. Il personale militare a tempo determinato, dal 2001 al 2007, è cresciuto del 77 per cento. Quello civile in sette anni è addirittura triplicato»;
più recentemente, il 23 marzo 2010, il settimanale "L'espresso" riportava un articolo di Fittipaldi e Soldano dal sottotitolo chiarificatore "Vertici strapagati. Boom di consulenti. Debiti in aumento. Sprechi. Anche un ex terrorista a fianco del commissario. Ecco come funziona l'associazione";
il medesimo articolo sottolinea come «Non stupisce che in Italia, unico caso in Occidente, l'ente invece di essere indipendente è sotto il controllo ferreo dei partiti. Che da sempre usano la Croce rossa per fare assunzioni di massa (migliaia di precari militari e civili sono stati chiamati senza concorso e senza criteri): le emergenze e le calamità sono eventi secondari. I bilanci non vengono approvati dal 2005, e i commissari straordinari vanno e vengono». Nell'articolo si legge inoltre che, nel 2008, «un'ispezione del Ministero dell'economia (...) stilò una lista di ben 54 rilievi che denunciavano gravi irregolarità degli ausiliari: promozioni illegittime, benefici economici non dovuti, sprechi senza fine». Successivamente, gli ispettori del Ministero della difesa verificavano per il periodo che va dal 2005 al 2009, «le storture della gestione di presidenti e commissari: 17 milioni destinati dalla Difesa per le esigenze del Corpo (medicinali, automezzi, attrezzature da campo) non sarebbero stati mai spesi, le esposizioni con le banche sarebbero "ormai stabilmente sopra i 55 milioni di euro nelle sue punte massime", mentre oltre 15 milioni di euro avuti dalla Cri per l'operazione Antica Babilonia in Iraq sono "ancora da impegnare"»;
ancora "L'espresso", in un articolo del 30 luglio 2010 dal titolo «Croce Rossa conti al verde» riporta come il 12 luglio, la Banca nazionale del lavoro ha scritto al servizio amministrazione e finanza della CRI per lanciare l'allarme: è stata superata la soglia di fido e di extrafido di 53 milioni di euro e non sarà possibile effettuare i pagamenti giacenti per 11 milioni. In gran parte, oneri previdenziali e fiscali in scadenza;
la CRI sta attraversando ormai da tempo una situazione di disordine organizzativo e funzionale con mancata corresponsione degli arretrati salariali ai dipendenti, nonché stabilizzazione di migliaia di precari, come segnalato dall'interrogante negli atti di sindacato ispettivo 4-02926, 4-04108 e 4-05304;
la CRI è un costo per i contribuenti: finanziata da 4 Ministeri percepisce circa 170 milioni di euro all'anno (184.437.664 nel 2004, 180.021.377,55 nel 2005, 174.219.737 nel 2006, 166.305.527,22 nel 2007), anche se non mostra un bilancio alla Corte dei conti dal 2005. Un fiume di denaro pubblico affluisce nelle sue casse a cui si aggiungono le donazioni dei privati;
una recente inchiesta televisiva condotta dai giornalisti di "Report" dedicata all'ente di soccorso dal titolo "la croce in rosso" denunciava proprio gli sprechi, le clientele durante le ultime campagna elettorali, il caos che regnava con le donazioni dei cittadini, specie dopo i terremoti dell'Abruzzo e di Haiti. E poi la confusione nell'amministrazione del cespite più grande in mano alla CRI: le proprietà immobiliari. Donati o comprati negli anni da generosi benefattori. Immobili, in molti casi, lasciati andare in rovina;
anche in questo caso il funzionario del settore vendite del patrimonio immobiliare dell'ente pubblico, che aveva rilasciato un'intervista al programma di Milena Gabanelli, è stata vittima di un durissimo provvedimento disciplinare con due mesi di sospensione e interruzione dello stipendio. Un provvedimento che equivale all'anticamera del licenziamento;
considerato inoltre che:
l'interrogante aveva sollevato il caso di Vincenzo Lo Zito, il militare dipendente della CRI che, nel 2008, aveva denunciato irregolarità amministrative e contabili compiute dall'allora presidente del comitato regionale CRI Abruzzo, Maria Teresa Letta, e per questo ha subito denunce e la sospensione dello stipendio (atto 4-04108);
il giudice Anna Maria Fattori del Tribunale ordinario di Roma ha disposto il non luogo a procedere nei confronti del maresciallo Lo Zito per il reato di calunnia;
inoltre il giudice ha deciso di trasmettere il fascicolo alla Procura perché indaghi su eventuali ipotesi di reato, facendo attenzione in particolare alla nota 22/08 del 5 gennaio 2008, indirizzata al direttore nazionale del Corpo militare della CRI, colonnello Piero Ridolfi, con cui la dottoressa Letta richiedeva l'immediato allontanamento del militare;
in più, il giudice Antonio Lepore del Tribunale militare di Roma ha assolto il maresciallo Lo Zito dal reato di diserzione aggravata perché il fatto non sussiste;
sarà il sostituto procuratore Assunta Cocomello a condurre le indagini ora, dopo che la Procura ordinaria di Roma ha aperto un fascicolo (n. 431 del 2011) per capire quali siano state le ragioni per cui, dopo le denunce di irregolarità fatte dal maresciallo Lo Zito, si è ritenuto di doverlo sottoporre a denunce e alla sospensione dal servizio,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga che un'ordinanza del calibro di quella esposta in premessa non possa essere stata fatta appositamente per dichiarare il crac finanziario del comitato provinciale di Roma, poter chiudere i comitati provinciali e licenziare personale al fine di fine di rimediare a una gestione dissennata dell'organizzazione per le inadempienze degli amministratori con conti incerti, organici sovraffollati, gestioni instabili e influenza della politica;
se non intenda intervenire con fermezza per porre fine alle irregolarità nella gestione della CRI nonché agli innumerevoli sprechi, riportando la necessaria indispensabile trasparenza nell'organizzazione e gestione di questa storica associazione.
(4-05676)
THALER AUSSERHOFER - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
le principali agenzie di rating sono tutte statunitensi: Moody's, Standard & Poor's e Fitch;
l'attività principale di tali agenzie è quella di analizzare la solidità finanziaria di imprese, Stati, Governi nazionali e sovranazionali esprimendo il proprio giudizio sotto forma di report e di un sintetico indicatore chiamato appunto rating;
considerato che:
la speculazione sui mercati di borsa e dei titoli di Stato è seguita alla diffusione di rating sull'Italia e ai giudizi negativi sulla manovra economica correttiva;
le agenzie di rating americane hanno espresso giudizi negativi su altri Paesi europei; tali giudizi sono stati duramente criticati dal Presidente della Commissione europea in quanto basati su ipotesi e non su valutazioni;
molti dei giudizi espressi dalle agenzie citate hanno avuto gravi ripercussioni sui mercati dei Paesi interessati creando fenomeni speculativi che hanno ulteriormente danneggiato l'economia del Paese stesso,
si chiede di sapere se si ritenga opportuno promuovere, in ambito europeo, la creazione di un'agenzia di rating sotto il controllo dell'Unione europea.
(4-05677)
CARLINO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che con l'atto di sindacato ispettivo 4-05235 si era portata all'attenzione del Ministro in indirizzo la vertenza della società Festa Srl del gruppo SNAI;
considerato che:
come illustrato nel citato atto, alcuni lavoratori, i quali si erano rifiutati di sottoscrivere un nuovo contratto di lavoro concluso dalla società con una sola organizzazione sindacale, hanno subito un trasferimento forzato di sede lavorativa da Roma a Lucca e, tra di loro, vi era una lavoratrice madre in allattamento;
in data 16 giugno 2011 la società Festa Srl è stata condannata per condotta antisindacale dal Tribunale del lavoro di Roma il quale ha, tra l'altro, disposto il reintegro immediato della lavoratrice mamma in allattamento presso la originaria sede di lavoro in Roma;
tale reintegro non è mai avvenuto poiché in data 27 giugno, la Festa ha licenziato i lavoratori che non avevano firmato il nuovo contratto di lavoro,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della vicenda illustrata;
quali azioni concrete intenda porre in essere, nell'ambito delle proprie competenze, al fine di assicurare la tutela dei diritti dei lavoratori sanciti dalla legge, ed evitare la sottoposizione dei lavoratori stessi ad indebite pressioni da parte delle aziende al fine di accettare peggioramenti delle proprie condizioni di lavoro.
(4-05678)
BAIO, SANTINI, RIZZI, GARAVAGLIA Mariapia, SERRA, THALER AUSSERHOFER, ANDRIA, ANTEZZA, CECCANTI, CHIAROMONTE, DEL VECCHIO, DE SENA, GERMONTANI, INCOSTANTE, MAGISTRELLI, MARITATI, ROSSI Paolo - Al Ministro della salute - Premesso che:
l'articolo 11, comma 9, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 prevede che a decorrere dall'anno 2011, per l'erogazione a carico del Servizio sanitario nazionale (SSN) dei medicinali equivalenti collocati in classe A ai fini della rimborsabilità, l'Agenzia italiana del farmaco (AIFA), sulla base di una ricognizione dei prezzi vigenti nei Paesi dell'Unione europea (UE), fissa un prezzo massimo di rimborso per confezione, a parità di principio attivo, di dosaggio, di forma farmaceutica, di modalità di rilascio e di unità posologiche;
l'articolo sopra citato prevede, inoltre, che la dispensazione da parte dei farmacisti, di medicinali aventi le medesime caratteristiche e prezzo di vendita al pubblico più alto di quello di rimborso è possibile previa corresponsione da parte dell'assistito della differenza tra il prezzo di vendita e quello di rimborso;
in data 8 aprile 2011 l'AIFA ha pubblicato l'elenco dei farmaci compresi nella lista di trasparenza AIFA di febbraio 2011 con i relativi prezzi di riferimento, che sono stati ridotti sulla base dal confronto con i prezzi vigenti in altri Paesi europei;
dall'elenco di cui sopra risulta una riduzione dei prezzi di circa 4.200 farmaci equivalenti di classe A, in una forbice che oscilla tra il 10 per cento e il 40 per cento, con decorrenza 15 aprile 2011;
considerato che:
sono inclusi nella fascia A sia medicinali impiegati per patologie acute, cioè affezioni a rapida evoluzione, sia farmaci che risultano indispensabili per il trattamento di patologie croniche ed invalidanti che esigono terapie sine die vitali di lunga durata;
il regolamento di cui al decreto del Ministro della sanità 28 maggio 1999, n. 329, individua le malattie croniche e invalidanti che hanno diritto all'esenzione dalla partecipazione al costo per le correlate prestazioni sanitarie incluse nei livelli essenziali di assistenza;
in applicazione delle previsioni di cui alla legge n. 220 del 2010 (legge di stabilità per il 2011), il paziente, pur se affetto da patologie croniche e/o invalidanti, riceve il rimborso da parte del SSN dell'intero prezzo del farmaco, solo se trattasi di un medicinale cosiddetto equivalente e solo se le aziende produttrici abbiano allineato i prezzi agli importi deliberati dall'AIFA;
per ovviare a questo aggravio di costi posti a carico dei cittadini, alcune Regioni hanno previsto, nelle more dell'adeguamento dei prezzi da parte delle case farmaceutiche produttrici, che il rimborso del sovrapprezzo sia posto a carico del servizio sanitario regionale, ma si tratta di misure eccezionali applicate solo per brevi periodi di tempo;
a dimostrazione di quanto sopra esposto si riporta l'episodio di una ragazza di 25 anni, residente in Lombardia, affetta dalla nascita da ipoplasia del corpo calloso nonché da epilessia e invalida al 100 per cento, che da qualche giorno è costretta a pagare 1,76 euro per l'acquisto del farmaco antiepilettico Tegretol;
il caso segnalato è rappresentativo delle situazioni in cui attualmente versano molti cittadini affetti da patologie croniche e/o invalidanti;
la legge di stabilità per l'anno 2011, quindi, sembra aver introdotto una misura che, soprattutto per i pazienti affetti da malattie croniche e/o invalidanti, rischia di tradursi nel tempo in costi di importo significativo,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga che il pagamento della differenza tra il prezzo stabilito dalle case farmaceutiche o tra quello del farmaco coperto da brevetto e l'importo del rimborso riconosciuto dal SSN, soprattutto per i pazienti affetti da patologie croniche o invalidanti, essendo per loro farmaci vitali, sia in contrasto con il dovere dello Stato di tutelare il diritto alla salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività;
quali misure di competenza abbia adottato o intenda adottare per verificare l'allineamento ai prezzi deliberati dall'AIFA da parte delle aziende produttrici;
quali misure di controllo abbia adottato o intenda adottare per scongiurare il rischio che alcune aziende farmaceutiche non procedano all'allineamento dei prezzi dei farmaci agli importi deliberati dall'AIFA.
(4-05679)