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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 577 del 30/06/2011


PRESIDENTE. Passiamo ora alle interrogazioni sullo stanziamento di risorse per le politiche sociali e familiari.

I senatori hanno facoltà di rivolgere le loro domande al Ministro, per due minuti ciascuno.

CASTRO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTRO (PdL). Signor Presidente, torniamo dunque su un tema che sotto un'altra prospettiva è stato sollevato dalla collega Germontani, ma si tratta di un tema cruciale, signor Ministro. È evidente che nel momento in cui, accogliendo di necessità una cogente indicazione dell'Unione europea, abbiamo proceduto ad aumentare l'età del pensionamento femminile nel settore del pubblico impiego a 65 anni, abbiamo generato la disponibilità di risorse, ma insieme abbiamo molto opportunamente stabilito il principio che vi debba essere una coerenza tra la fonte che genera la liberazione di risorse e il perimetro in cui quelle risorse vanno spese in direzione sociale.

Dunque, per effetto dell'incremento dell'età di pensionamento, si devono liberare risorse la cui destinazione è la dimensione sociale della donna nella famiglia e nella comunità. Lei prima ha citato un accordo importante sul tema della conciliazione vita-lavoro, ed è stato anche citato il tema della non autosufficienza. Le chiedo, dunque, signor Ministro, quali sono le compiute, concrete destinazioni e determinazioni rispetto alle risorse generate dal provvedimento di incremento dell'età pensionabile, anche perché credo questa possa essere una direttrice generale per futuri provvedimenti di razionalizzazione degli assetti previdenziali nel nostro Paese.

GHEDINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GHEDINI (PD). Signor Presidente, contrariamente a ciò che il Ministro ha affermato poco fa, e richiamandomi anche all'osservazione del collega Castro, ritengo invece che le donne abbiano pagato troppo in questi tre anni e ricevuto troppo poco.

Hanno pagato troppo le 800.000 madri che nel corso della vita - è un dato ISTAT - hanno dovuto lasciare il lavoro dopo la maternità, licenziate o perché non potevano conciliare la cura e il lavoro. Hanno pagato la crisi, certo, in termini assoluti meno degli uomini, ma relativamente assai di più: il tasso di occupazione, che era già bassissimo, è calato di oltre un punto. Pagano di più la precarietà: sono il 70 per cento dei precari (e non credo che questo rifletta una rigidità del mercato del lavoro: al contrario).

Hanno pagato i tagli dei trasferimenti ai Comuni: 4,5 miliardi in meno, soprattutto tagliati ai servizi di welfare. Hanno pagato il taglio del 90 per cento del fondo della famiglia, destinato peraltro a finanziare le parti da finanziarsi dell'accordo con le parti socialidel 7 marzo, che lei, signor Ministro, ha citato. Infine, con l'incremento dell'età pensionabile delle donne della pubblica amministrazione, hanno pagato nel 2010 la restituzione ai Comuni del minor gettito dell'ICI, alcuni oneri del settore sanitario, e pagheranno, salvo variazioni che intervengano, e di cui non abbiamo trovato traccia fino ad ora nemmeno nel decreto sviluppo, altre riduzioni di spesa della pubblica amministrazione, che non vanno in favore delle donne.

Ricordo che, al termine dei 10 anni, i risparmi derivanti dall'aumento dell'età pensionabile ammonteranno a 4 miliardi, 100 volte quanto è destinato alle donne dal piano «l'Italia 2020»: 100 volte tanto. Devono essere restituiti alle donne.

ADERENTI (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ADERENTI (LNP). Signor Ministro, l'introduzione del federalismo fiscale rappresenta un cambiamento epocale che segna finalmente una netta inversione di rotta in merito alle politiche per la tutela della famiglia. Sappiamo che l'autonomia impositiva regionale e locale, disegnata dalla nuova legge delega sul federalismo fiscale, apre una nuova stagione anche per le politiche fiscali a tutela della famiglia.

La nuova autonomia regionale e locale sarà infatti guidata in base ai principi di coordinamento elencati nella legge delega; tra questi, il favor familiae, l'individuazione di strumenti idonei a favorire la piena attuazione degli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione, con riguardo ai diritti e alla formazione della famiglia e all'adempimento dei relativi compiti. Noi riteniamo che per l'ordinamento italiano sia necessario quindi rivisitare dentro un quadro complessivo il favor familiae previsto dalla Costituzione. Le formule da questo punto di vista possono essere diverse. L'imposizione al livello familiare può essere realizzata con diverse metodologie: lo splitting, il quoziente familiare o il più recente sistema denominato fattore famiglia.

In linea con l'azione riformatrice portata avanti dal Governo, noi chiediamo quali interventi nel breve e medio periodo il Ministro intenda adottare al fine di contrastare il fenomeno della denatalità nel nostro Paese e di incentivare le politiche a sostegno della famiglia, come previsto dalla Costituzione.

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, signor Ministro, si è calcolato che dall'aumento dell'età pensionabile delle donne possano derivare risparmi per 4 miliardi l'anno per 10 anni, che dovrebbero essere reinvestiti in favore di un miglioramento complessivo della vita delle donne, che riguarda la loro situazione familiare e quindi la conciliazione tra vita familiare e soprattutto vita lavorativa. Di questi quattrini sembra essersi persa ogni traccia, ragion per cui le chiedo come il Governo è intenzionato e reintegrarli, e soprattutto a impiegarli.

Signor Ministro, io sono tra coloro che sono favorevoli anche all'innalzamento dell'età pensionabile femminile, però allo stesso tempo bisognerebbe - e su questo vorrei una risposta - che i moltiplicatori, che per le donne sono più bassi a causa della loro più alta aspettativa di vita, fossero ugualmente messi a confronto con quelli degli uomini e resi uguali. È d'accordo?

CARLINO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLINO (IdV). Signor Ministro, proprio ieri ho voluto ribadire in quest'Aula come l'approvazione di una buona normativa non sia sufficiente, se non si provvede anche a fornire gli strumenti adeguati perché essa possa effettivamente trovare applicazione.

Per quanto riguarda le politiche sociali, in questi anni abbiamo assistito ad un gran parlare della famiglia e dei servizi alla persona, ma di fatto, attraverso la dozzina di provvedimenti economici susseguitisi in questa legislatura, sono stati operati drastici interventi di taglio lineare, che hanno colpito duramente tutti i principali stanziamenti per le politiche sociali. Il Fondo nazionale per le politiche sociali, già penalizzato per i tagli alla finanza regionale del 2010, ha prima subito una decurtazione di 55 milioni di euro e poi è stato ulteriormente decurtato del 47 per cento rispetto a quanto erogato nel 2010.

Sono stati tagliati il Fondo per le politiche della famiglia (da 186 milioni nel 2009 a 51 milioni nel 2011), quello per le pari opportunità (dai 40 milioni del 2009 ai 17 per quest'anno) e quello per le politiche giovanili (da 79 a 12 milioni di euro per il 2011). Sono poi scomparsi i 4 miliardi derivanti dall'aumento dell'età pensionabile delle dipendenti pubbliche. Stiamo per affrontare l'ennesima, durissima manovra economica: come pensa il Ministero di recuperare le risorse che per legge gli spettano?

CASTIGLIONE (CN-Io Sud). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTIGLIONE (CN-Io Sud). Signor Ministro, il triennio 2008-2011 ha visto una decurtazione del Fondo per le politiche sociali di ben il 70 per cento. Vorrei che questo Fondo non venisse considerato un mero costo per lo Stato, ma piuttosto uno strumento per garantire il diritto alla salute di tutti i cittadini, soprattutto di quelli affetti da disabilità.

Pur riconoscendo che ultimamente è stato migliorato il servizio di validazione telematica delle domande di riconoscimento dell'invalidità civile, bisogna rilevare alcune incongruenze e difficoltà tuttora esistenti, che riguardano in particolare i tempi di attesa tra la presentazione della domanda di riconoscimento dell'invalidità civile e la convocazione per la visita medica. Esistono addirittura tempi medi di attesa, da due mesi a due anni, all'interno della stessa Provincia.

Vengono programmate dallo Stato continue verifiche dello stato invalidante (l'anno scorso sono state ben 100.000), che creano soltanto tagli indiscriminati rispetto alle patologie croniche da cui sono affetti i pazienti che presentano la domanda. Se consideriamo pure le differenze di valutazione e di criteri delle commissioni ASL e INPS, alla fine ci rendiamo conto che la maggior parte dei pazienti fa ricorso e che ben il 50 per cento di questi ricorsi alla fine viene accolto, quindi il taglio diventa indiscriminato e relativo, con un ulteriore aggravio dei costi. Ci sono poi continue revisioni delle patologie croniche, che sicuramente vanno verso un peggioramento progressivo, e non certo verso un miglioramento o la guarigione, revisioni che creano soltanto un ingolfamento delle commissioni stesse.

Le chiedo quindi, signor Ministro, se a questo punto non sia opportuno rimodulare le commissioni ASL e INPS, accorciando anche i tempi di attesa, soprattutto per le patologie tumorali, e aumentare il personale INPS all'interno delle commissioni, perché rispetto a quelle precedenti del Ministero del tesoro si è ridotto del 50 per cento. Perché non prevedere infine anche un aumento degli importi per l'invalidità civile soprattutto a livello di indennità di accompagnamento, magari fissando un tetto di reddito (pari a 30.000 euro l'anno, per esempio), in maniera tale da differenziare la situazione delle famiglie a reddito bassissimo, che con quei 400 euro al mese non possono garantire nemmeno il pagamento delle rette presso gli istituti di ricovero?

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere congiuntamente agli interroganti il ministro del lavoro e delle politiche sociali.

SACCONI, ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, innanzitutto riprenderò il tema della condizione femminile nel lavoro: non c'è dubbio che in modo particolare in Italia, anche in ragione di alcune caratteristiche del nostro modello sociale, l'occupazione femminile - come dicevo prima - lungo tutto il dopoguerra sia stata particolarmente esclusa dal mercato del lavoro o da percorsi continui nel mercato del lavoro. Per questa ragione, in più occasioni, il Ministro del lavoro si è pronunciato in senso contrario rispetto a ipotesi di immediata omologazione dell'età di pensione di vecchiaia per uomini e donne, permanendo nel nostro mercato del lavoro condizioni oggettivamente diverse per gli uomini e le donne e non potendosi quindi applicare, nelle condizioni date, la stessa regolazione alle donne e agli uomini, inclusa quella relativa alla crescita dell'età di pensione in relazione all'aspettativa di vita.

Anche nelle prossime ore, come sapete, discuteremo di questo tema, e lo faremo, mi auguro, anche giungendo a determinazioni, ma in termini tali da consentire un congruo tempo di fronte a noi e, soprattutto, di fronte alle donne italiane, affinché possano organizzare esse stesse il loro tempo di vita e - ce lo auguriamo - di lavoro, e in modo tale che le funzioni pubbliche possano, soprattutto, organizzare le proprie competenze in funzione di obiettivi di maggiore inclusione fondati sul superamento di alcune rigidità nel mercato del lavoro.

A questo proposito, dal momento che mi è stato chiesto espressamente a quali rigidità si faccia riferimento, vorrei fare un esempio. Il discorso riguarda innanzitutto la rigidità dell'orario di lavoro, che penalizza in particolare la donna, anche se l'esigenza di conciliazione non riguarda solo la donna. (Commenti della senatrice Adamo). L'orario di lavoro, comunque, è materia contrattuale, e non a caso abbiamo esercitato un'azione di sollecitazione nei confronti delle parti sociali, inducendole ad un accordo che, dopo un anno dall'insediamento di quel tavolo, non era stato ancora realizzato, sulla base di una nostra proposta che ha condotto le parti all'intesa del 7 marzo scorso.

Sapete bene poi quali sono le altre rigidità regolatorie tali da scoraggiare l'assunzione, in un tempo di aspettative incerte, nel nostro mercato del lavoro.

La stessa crescita del lavoro a tempo parziale, quale si è determinata grazie alla «legge Biagi», è stata provvidenziale per uomini e donne, ma soprattutto, per ragioni oggettive, per quanto riguarda le donne, perché il rapporto di lavoro a tempo parziale non prevede un lavoro a metà tempo, ma consente piuttosto di modulare il tempo di lavoro, in modo tale da agevolare la conciliazione: anche una mezz'ora può essere determinante per realizzare questa conciliazione.

Sempre per parlare del tema della flessibilità e della modulazione del tempo di lavoro, che non c'entra nulla con la precarietà, vorrei ricordare come si pongano problemi anche per quanto riguarda i rapporti di lavoro nei servizi pubblici, che non possono essere tarati solo su coloro che svolgono la loro attività in quel settore, ma su quanti invece di quei servizi in modo particolare beneficiano.

Si invoca poi la spesa pubblica in un tempo che possiamo chiamare « del dopo-debito», in un tempo nel quale è finita l'illusione di poter agire a debito, con spesa in disavanzo, di fronte a mercati finanziari diffidenti nei confronti del debito sovrano.

Ho guardato ai grandi aggregati di spesa. Avevo prima un appunto per quanto riguarda gli investimenti negli asili nido domiciliari, con una serie di interventi previsti anche dallo Stato centrale in favore dei servizi di cura ai minori; ma i grandi volumi sono altri, e a questi vorrei sollecitare il Parlamento a prestare attenzione.

Si è parlato di taglio della spesa sociale, ma non si guardi ai 20, 30 o 50 milioni di un fondo laterale, e neanche ai 400 milioni del Fondo per la non autosufficienza, perché la stima è che in Italia si spendano per la non autosufficienza circa 30 miliardi: altro che 400 milioni di un «fondino» aggiuntivo che viene spalmato su tutte le Regioni, a prescindere dal modello di gestione dei servizi socio-sanitari e assistenziali integrati, o non, che nelle diverse Regioni ci sono! Nella Regione di cui stiamo parlando, infatti, e in tutto il Mezzogiorno, si bruciano risorse nell'ospedalità, sottraendole ai servizi territoriali, che invece, nelle buone Regioni, quelle efficienti, sono privilegiati, secondo un rapporto tra questi servizi territoriali e quelli ospedalieri che è rispettivamente intorno al 55 e al 45 per cento. Questi sono i grandi aggregati di spesa che determinano la diversa dimensione di servizio, di cura per la non autosufficienza, che si registra nelle diverse Regioni.

Il federalismo oggi costituisce una svolta radicale, e una consegna nelle mani delle Regioni e delle autonomie di spazi di responsabilità: sta ai Comuni la scelta di aggregarsi. Nel mio territorio, i Comuni delegano la spesa sociale all'ASL: la spesa sociale è gestita dall'ASL e integrata con quella sanitaria e con quella assistenziale. È una scelta diversa rispetto a quella di gestire ciascuno piccoli fondi e di disperderli con pochissimo impatto e con pochissima efficienza. Sono scelte autonome dei diversi enti locali e delle diverse Regioni che, nella loro responsabilità, devono poterle svolgere.

Io vedo nel futuro il superamento di questi «fondini» aggiuntivi e, invece, un conferimento. Vorrei ricordare che il piano della salute ha consegnato alle Regioni quasi 5 miliardi in più nel triennio di sua vigenza. Ho detto prima dei 37 miliardi e mezzo per ammortizzatori sociali consegnati nel biennio della crisi, e ricordo appunto che, nel triennio del piano della salute, sono stati consegnati quasi 5 miliardi in più.

Queste sono le cifre vere. Questi sono gli aggregati. Altrimenti, non capiremmo da dove provengono le difficoltà di finanza pubblica. Infatti, anche se l'abuso di auto blu può essere disdicevole, non è dalle auto blu che nascono le difficoltà. Queste, invece, originano dai grandi aggregati di spesa, che è stato giusto mantenere, soprattutto nelle direzioni prioritarie della coesione sociale, secondo obiettivi fondamentali, e non per piccoli rivoli di aiuto su singoli obiettivi.

In ogni caso, vi sono delle risorse rivenienti dalla parificazione dell'età di pensionamento nel pubblico impiego, ove il posto di lavoro è garantito. È questo fatto che ci ha consentito di aderire immediatamente alla decisione della Corte di giustizia europea. E non è un piccolo concetto, né cosa da poco, nel tempo che viviamo, che il posto di lavoro sia sicuro e garantito, rispetto a chi il posto sicuro non lo ha o, tanto meno, non ha percorsi sicuri e continui.

Ho colto bene la considerazione della senatrice Carlino a proposito di quell'azienda che ha licenziato soltanto donne. Lei ha ragione, senatrice, perché troppo spesso sono le donne le prime a pagare le conseguenze di accordi sindacali. Io ho visto nel mio territorio, recentemente, un accordo molto frettoloso per una società quotata che chiudeva uno stabilimento, avendo il bilancio in attivo e trasferendo i relativi impianti in Vietnam, come sanno coloro che si sono occupati di tale vicenda, e come sa il senatore Castro in modo particolare. Io e lui abbiamo polemizzato anche verso quell'accordo frettoloso per consentire un'operazione di questo genere, pagata anche da donne, in quel contesto.

In conclusione, esprimo senz'altro opinione positiva verso il principio del favor familiae. La riforma fiscale ha uno specifico parametro nel favor familiae, e soprattutto verso il nucleo familiare numeroso; noi spendiamo 65 miliardi di euro per la famiglia, ma non abbiamo a sufficienza premiato il nucleo familiare più numeroso.

Il sostegno alla natalità è la conseguenza, certo, di una politica fiscale centrale, ma sulle politiche fiscali ora e sulle politiche di servizi nel territorio l'Italia, purtroppo, è divisa in due dal punto di vista della qualità di questi servizi, per le ragioni che anche prima indicavo.

Concludo con una riflessione sui criteri di invalidità. È la collaborazione tra ASL e INPS che è ancora insufficiente, soprattutto in una parte del Paese. Quando, infatti, l'INPS chiama a verifica, dovrebbe avere dall'ASL la notizia delle situazioni irreversibili, purtroppo, o limitatamente reversibili, e per le quali non ha senso un accertamento, come talora purtroppo è accaduto. È questa più stretta collaborazione fra l'INPS e le ASL ad essere insufficiente e, lo sottolineo, per colpa delle ASL, perché dovrebbero esse, richieste, dare le informazioni che spesso non danno. Ma vedrete come anche la delega in materia di riforma dell'assistenza tenda a integrare in uno, attorno alla rete (mi sia consentito di dirlo) "prefettizia" dell'INPS, cioè centrale, un sistema di governo, di monitoraggio per ogni persona fisica e per ogni nucleo familiare, con l'idea che il fascicolo elettronico della persona fisica e del nucleo familiare consenta di monitorare, e anche, se volete, di prendere in carico complessivamente, i servizi necessari all'empowerment, all'autosufficienza della persona e del nucleo familiare.

PRESIDENTE. Hanno facoltà di replicare gli interroganti, per un minuto ciascuno.

CASTRO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTRO (PdL). Signor Presidente, ho trovato assolutamente persuasive le risposte del ministro Sacconi, soprattutto quando ha ricordato come la costituzione di rachitici salvadanai da utilizzare per microelargizioni assistenziali non sia la strada giusta, che è invece quella di rimuovere i fattori inibitori e ostativi rispetto al dispiegamento dell'autonomia delle parti sociali, e quando ha posto nel ruolo delle parti sociali il vero fulcro della modernizzazione del Paese.

Signor Ministro, lei non ha fatto il nome di quella multinazionale bolognese. Io non farò il nome dell'organizzazione sindacale monocolore che ha firmato quell'intesa indecente.

PORETTI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PORETTI (PD). Signor Presidente, ho solo un minuto, quindi interverrò per slogan.

Signor Ministro, la ringrazio, ma non ho trovato soddisfacente in alcun modo la sua risposta, tantomeno questa confusione tra le politiche per l'occupazione femminile, le politiche per la famiglia e le politiche per la non autosufficienza. Distinguiamole e distinguiamo anche le risorse.

Flessibilità. Nella pubblica amministrazione c'è il massimo dell'occupazione femminile. In realtà, siete voi che avete tolto l'automatismo per il rilascio del part-time. Quindi, parliamo in concreto.

Il Fondo strategico, argomento che è stato sollecitato da tutte le parti: quei 4 miliardi erano destinati, in base a una legge che ha voluto e ha scritto il Governo, non certo l'opposizione, a politiche sociali, familiari e per l'occupazione femminile. Ecco, quei 4 miliardi sono stati letteralmente sottratti.

SACCONI, ministro del lavoro e delle politiche sociali. No, sono sul Fondo sociale.

PORETTI (PD). Sono stati sottratti...

SACCONI, ministro del lavoro e delle politiche sociali. No, confermo che sono sul Fondo sociale.

PORETTI (PD). ...tant'è che nella manovra si preannuncia un articolo 6 in cui si dice che fino al 2020 i 4 miliardi saranno destinati alla riduzione complessiva della spesa dello Stato.

Preannunciate anche interventi sulla previdenza e sull'età pensionabile per il privato. Che fine faranno i soldi che si risparmieranno? Dove li investirete, visto che le vostre leggi...

PRESIDENTE. Deve concludere, senatrice Poretti.

PORETTI (PD). ...non le rispettate? È un autentico scippo... (Il microfono si disattiva automaticamente)

PRESIDENTE. Grazie, senatrice Poretti. (La senatrice Poretti si alza e pone sul banco del Governo, vicino al Ministro, una borsa).

PORETTI (PD). Avete scippato quei 4 miliardi: questa borsa è mia ed è vuota. Sicuramente troverà altre donne con la borsa in queste condizioni!

ADERENTI (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ADERENTI (LNP). Signor Presidente, mi ritengo soddisfatta della risposta che il Ministro ha dato poc'anzi rispetto alla possibilità concreta di considerare il favor familiae nell'ambito della defiscalizzazione in aiuto e supporto alle famiglie.

Concordiamo anche con le argomentazioni che il Ministro ha portato rispetto al quadro generale entro il quale ha dato la risposta alla nostra interrogazione.

SANCIU (PdL). (Rivolto alla senatrice Poretti). Dimettiti, così capisci i bisogni di tutti! (Commenti della senatrice Poretti).

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANCIU (PdL). (Ancora rivolto alla senatrice Poretti). Prova a dimetterti, poi capirai cosa vuol dire.

PRESIDENTE. Colleghi, siamo in diretta televisiva, e occorre un po' di rispetto per coloro che hanno presentato le interrogazioni. Pregherei quindi di non interrompere e di non fare sceneggiate.

Prego, senatrice Sbarbati.

SANCIU (PdL). Signor Presidente, si rivolge a noi?

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Rispetto dei tempi, per favore!

Signor Ministro, mi sento parzialmente soddisfatta dalla sua replica. Ha detto delle cose interessanti, sulle quali saremo molto vigili, per quanto riguarda il futuro.

Ritengo comunque che, al di là di quello che lei ha asserito, ci sia un problema di fondo nel nostro Paese: non è stato definitivamente risolto il problema della diversificazione, anche concettuale, oltre che politica, tra assistenza e previdenza. Di conseguenza c'è parecchia confusione, ci sono ancora delle lacune e quei grandi aggregati di spesa, cui lei ha fatto riferimento, spesso non vengono ben orientati.

Mi auguro che il calore con cui lei ha dato la risposta trovi un riscontro effettivo nella sua volontà di intervenire nel merito e di risolvere a fondo queste questioni che riguardano soprattutto il mondo femminile.

CARLINO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLINO (IdV). Signor Ministro, la ringrazio per la sua risposta, ma non sono assolutamente soddisfatta.

È di oggi la notizia - l'avrà letta anche lei - della tragedia dei due coniugi di Collegno che, per indigenza e per la difficoltà a pagare le bollette delle utenze, hanno deciso di farla finita. Non possiamo e non dobbiamo rimanere indifferenti di fronte a questi casi penosi che abbiamo in Italia.

Occorre affrontare seriamente il problema delle numerose famiglie in difficoltà e riflettere su quali siano le vere priorità. Credo che le famiglie con disabilità, con giovani senza lavoro e con precari senza futuro meritino l'attenzione nostra e delle istituzioni e attendano risposte certe.

Lei oggi ha parlato più volte di responsabilità: ma di cosa stiamo parlando? Qui chi ha pagato in questi anni è sempre il ceto basso ed è stato favorito il ceto alto. Nell'ennesima, prossima manovra io mi auguro che il Governo ne tenga conto. Basta davvero ai tagli lineari sulle politiche sociali, e si elimini l'inefficiente, gli sprechi; si facciano tagli sulla politica; si attui una vera lotta all'evasione fiscale, che è ancora alta in Italia, perché capisco il debito pubblico ma dobbiamo recuperare le risorse necessarie per il sociale, che davvero è un'emergenza del Paese.

CASTIGLIONE (CN-Io Sud). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTIGLIONE (CN-Io Sud). Signor Ministro, avrei voluto dirle che sono molto soddisfatta, ma lo sono solo moderatamente a fronte della considerazione, che non avrei voluto sentire, che il Sud continua a spendere di più, il Sud non ha i servizi come il Nord, l'Italia è divisa in due.

Dovremmo superare questa definizione, perché non sono disposta, da meridionale e siciliana quale sono, a sentire ancora parlare della colpevolezza del Sud che non riesce a organizzarsi, a fare come il Nord. Le intelligenze sono uguali. Probabilmente abbiamo bisogno di più risorse, e se ci sono più malati è giusto garantire i veri malati.

E sono d'accordo sul fatto di farlo le verifiche, signor Ministro; ma la colpa non è delle ASL, bensì di chi casualmente, a campione, manda gli elenchi da Roma. Allora, una maggiore attenzione da parte delle commissioni romane nello scegliere la casualità delle diagnosi, eliminando quelle croniche, quelle realmente non migliorative, che non hanno motivo di essere richiamate a visita. E dobbiamo eliminare i falsi invalidi, così certamente recuperiamo fondi; ma dobbiamo garantire, sicuramente, i veri malati. (Applausi del senatore Viespoli).