CARLINO (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARLINO (IdV). Signor Ministro, su «la Repubblica» di oggi si può leggere la vicenda della Ma-Vib di Inzago, una delle tantissime aziende lombarde provate dalla crisi, i cui vertici hanno deciso di licenziare 13 dipendenti su 30; questi 13 dipendenti sono però solo donne. La spiegazione dei dirigenti dell'azienda in questione è un esempio chiaro della mentalità odierna in tema di lavoro femminile: «Così possono stare a casa a curare i bambini e poi, comunque, quello che portano a casa è il secondo stipendio». Questa vicenda è solo l'ultima di una lunga serie.
Del resto, per le donne la crisi economica sembra un tunnel ancora senza uscita. Rispetto alle lavoratrici di altri Paesi dell'Unione europea, per le italiane le condizioni di lavoro sono peggiori sia per la qualità dell'attività, sia per il salario, in media inferiore del 20 per cento rispetto agli uomini, sia in termini di possibilità di coniugare i tempi di vita con quelli di lavoro. L'ultimo rapporto annuale dell'ISTAT indica come siano proprio le donne, specie se giovani, ad avere prospettive sempre più incerte nel mercato del lavoro, e come si mantenga ampio il divario tra le aspirazioni, testimoniate da un più alto livello di istruzione, e le effettive opportunità.
Il famoso programma «Italia 2020», presentato ormai due anni fa e sbandierato ancora recentemente nel Piano nazionale delle riforme, è rimasto finora sulla carta. Quali azioni concrete il Ministero del lavoro intende porre in essere sul tema dell'occupazione femminile? (Applausi del senatore Pedica).
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere congiuntamente agli interroganti il ministro del lavoro e delle politiche sociali, senatore Sacconi.