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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 577 del 30/06/2011


Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, su iniziative per favorire l'occupazione femminile, sullo stanziamento di risorse per le politiche sociali e familiari e sulla gestione finanziaria degli enti previdenziali privati (ore 12)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (question time) su iniziative per favorire l'occupazione femminile, sullo stanziamento di risorse per le politiche sociali e familiari e sulla gestione finanziaria degli enti previdenziali privati, cui risponderà il ministro del lavoro e delle politiche sociali, senatore Sacconi.

Informo che è in corso la diretta televisiva con la RAI.

Passiamo alle interrogazioni su iniziative per favorire l'occupazione femminile. I senatori hanno facoltà di rivolgere le loro domande al Ministro, per due minuti ciascuno.

BONFRISCO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BONFRISCO (PdL). Signor Ministro del lavoro e delle politiche sociali, è dell'altro ieri l'approvazione della legge sulla presenza delle donne nei Cda delle imprese: un segnale importante nella direzione della modernità e della valorizzazione del talento e delle energie femminili nel mondo economico, e non solo in quello. È necessario ora proseguire sulla strada del sostegno all'occupazione femminile, che affronta, stando ai numeri, forse meglio di altri le criticità della crisi. Il documento sulla conciliazione lavoro‑famiglia proposto dal Governo e sottoscritto a marzo dalle organizzazioni imprenditoriali e sindacali è secondo noi di grande rilevanza.

Anche questo indica una direzione e disegna un quadro di buone pratiche, affinché possano essere rispettati i diritti e valorizzati i percorsi di vita e di lavoro delle persone. Accanto alle formule organizzative, centrali e forse dirimenti, che consentono alle donne di esprimere nel lavoro e nell'impresa le proprie potenzialità, devono esserne sostenuti i redditi, magari prevedendo interventi fiscali come la detassazione sul salario di produttività, ad esempio.

In che modo il Governo sta promuovendo il dialogo tra le parti sociali, e quali politiche dirette sta conducendo per proseguire sulla strada tracciata nel piano per l'occupazione delle donne del grande tema «Italia 2020»?

FRANCO Vittoria (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCO Vittoria (PD). Signor Ministro, oggetto del mio quesito è la mancata adozione da parte del Governo di provvedimenti finalizzati a promuovere l'occupazione femminile nel nostro Paese. Siamo fra gli ultimi in Europa, con un tasso intorno al 46 per cento e con un 30 per cento al Sud; ancora, una donna su tre è costretta a lasciare il lavoro quando nasce il primo figlio.

La bassa partecipazione delle donne al mercato del lavoro costituisce uno degli elementi di arretratezza e di debolezza dell'Italia, come ha detto anche il governatore della Banca d'Italia Draghi, con un grande dispendio, devo dire, della capacità, del sapere e del talento di cui le donne oggi dispongono. Tutti gli analisti, come lei sa, concordano sul fatto che una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro produrrebbe crescita e ricchezza, con un aumento del prodotto interno lordo. È un'importante carta di riserva di cui il Governo dispone per lo sviluppo: è proprio una materia da decreto sviluppo (lo sarebbe stata), eppure e, gliene chiedo le ragioni, in tale decreto non abbiamo trovato una sola misura che andasse nel senso della promozione delle donne nel mercato del lavoro, nell'imprenditoria, nelle professioni.

Nei vostri tre anni di governo, niente a favore delle donne, delle più giovani soprattutto, le più preparate ma anche le più penalizzate dalla precarietà e dai pregiudizi. Anzi, avete varato misure che tendono a ricacciare le donne nel lavoro di cura, oppure a obbligarle a un'opera di conciliazione sempre più difficile da sostenere. Avete deciso di fare della famiglia il più importante ammortizzatore sociale, in sostituzione dei numerosi tagli al welfare. Tutto a carico delle donne, spremute come limoni, come ho detto l'altro giorno: è proprio così.

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, signor Ministro, è già stato ricordato come l'occupazione femminile nel nostro Paese ci vede tra i Paesi più arretrati e meno disponibili al cambiamento in favore di una piena occupazione delle donne e della loro pari dignità, anche sotto il profilo del diritto al lavoro. Crediamo che questo Governo abbia fatto poco, e soprattutto, in questo momento, quando rilancia con il decreto sviluppo una possibile ripresa dell'economia del nostro Paese, non abbia avuto nessuna sensibilità verso una risposta positiva al diritto delle donne al lavoro, che è sancito dalla nostra Costituzione repubblicana con parità di trattamento tra uomini e donne.

Quali iniziative, signor Ministro, il Governo intende intraprendere, a favore delle donne, visto che nel decreto sviluppo non c'è niente, per favorire soprattutto la conciliazione tra la cura della famiglia e il lavoro nel nostro Paese? Su questa frontiera siamo molto lontani dalla modernità e soprattutto dalla pari opportunità.

GERMONTANI (Misto-FLI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GERMONTANI (Misto-FLI). Signor Presidente, vorrei rivolgere due domande al Ministro. La prima riguarda la norma introdotta dal Governo volta ad innalzare l'età pensionabile delle donne, che ha rappresentato un passo importante per rompere una forma di discriminazione che ancora sopravvive, quindi non soltanto la risposta ad un obbligo che è stato imposto dalla sentenza della Corte di giustizia europea. Però l'articolo 22, comma 3, del decreto-legge n. 78 del 2009 ha disposto che i risparmi derivanti dall'innalzamento dell'età pensionabile confluissero in un fondo strategico per il Paese a sostegno dell'economia reale, e si tratta di risparmi di entità molto rilevante: si arriva a 3,7 miliardi di euro dal 2010 al 2019. Di ciò non abbiamo finora trovato traccia, quindi le chiedo le intenzioni del Governo in merito.

L'altro punto riguarda il telelavoro. Anche questa è una misura importante, che molte donne si aspettano e che permetterebbe di procedere sulla strada della coniugazione di lavoro e famiglia, uno dei punti centrali che non permettono di promuovere il lavoro femminile e di avvicinarci a quegli Obiettivi di Lisbona dai quali siamo ancora tanto lontani.

CARLINO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLINO (IdV). Signor Ministro, su «la Repubblica» di oggi si può leggere la vicenda della Ma-Vib di Inzago, una delle tantissime aziende lombarde provate dalla crisi, i cui vertici hanno deciso di licenziare 13 dipendenti su 30; questi 13 dipendenti sono però solo donne. La spiegazione dei dirigenti dell'azienda in questione è un esempio chiaro della mentalità odierna in tema di lavoro femminile: «Così possono stare a casa a curare i bambini e poi, comunque, quello che portano a casa è il secondo stipendio». Questa vicenda è solo l'ultima di una lunga serie.

Del resto, per le donne la crisi economica sembra un tunnel ancora senza uscita. Rispetto alle lavoratrici di altri Paesi dell'Unione europea, per le italiane le condizioni di lavoro sono peggiori sia per la qualità dell'attività, sia per il salario, in media inferiore del 20 per cento rispetto agli uomini, sia in termini di possibilità di coniugare i tempi di vita con quelli di lavoro. L'ultimo rapporto annuale dell'ISTAT indica come siano proprio le donne, specie se giovani, ad avere prospettive sempre più incerte nel mercato del lavoro, e come si mantenga ampio il divario tra le aspirazioni, testimoniate da un più alto livello di istruzione, e le effettive opportunità.

Il famoso programma «Italia 2020», presentato ormai due anni fa e sbandierato ancora recentemente nel Piano nazionale delle riforme, è rimasto finora sulla carta. Quali azioni concrete il Ministero del lavoro intende porre in essere sul tema dell'occupazione femminile? (Applausi del senatore Pedica).

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere congiuntamente agli interroganti il ministro del lavoro e delle politiche sociali, senatore Sacconi.

SACCONI, ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, l'occupazione femminile in Italia si è cronicamente caratterizzata per un ritardo strutturale che nella redazione del Libro bianco, insieme al compianto Marco Biagi, avemmo modo di evidenziare, tanto che Marco era solito utilizzare l'espressione della donna come mainstreaming del processo di riforma, nel senso che proprio sull'innalzamento del tasso di occupazione femminile si sarebbe dovuta misurare l'efficacia complessiva della riforma. Invero la riforma, combinata con un'altra legge, positiva, la cosiddetta legge Treu, nel decennio che ha preceduto la grande crisi ha determinato un'impennata dei tassi di occupazione femminili, che in tutto il dopoguerra erano stati, come ho ricordato, cronicamente molto bassi e tra i più bassi dei Paesi industrializzati, con oltre 10 punti di incremento.

Nel contesto della crisi, per ragioni anche comprensibili e non necessariamente virtuose, le donne hanno pagato meno le conseguenze della crisi, e nel momento della ripresa ci sono segnali più positivi rispetto agli uomini, ma in un contesto di gap differenziale che rimane purtroppo significativo.

Noi abbiamo lavorato lungo quattro direttrici: la promozione dei servizi di cura all'infanzia, aggiungendo a quelli tradizionali anche quelli aziendali e interaziendali e quelli a carattere domiciliare, mutuando dalle buone pratiche che in alcuni territori si sono prodotte, quelle delle «mamme di giorno», le possibilità di un'offerta aggiuntiva che potrebbe svilupparsi con particolare intensità, soprattutto sulla base di contesti regolatori e incentivanti a carattere locale. La seconda linea è stata quella dello sviluppo della contrattazione collettiva, per la quale abbiamo recentemente realizzato un accordo unanime tra le parti sociali e il Governo per lo sviluppo delle buone pratiche, che già esistono in molti contratti di carattere collettivo o aziendale, utili a favorire la conciliazione tra il tempo di lavoro e quello per la famiglia.

Vi è stata la ripresa dei contratti di inserimento, con una correzione: tale norma è contenuta nel decreto sviluppo, e lo voglio ricordare, perché si è detto che non ci sarebbe nulla, a questo proposito. I contratti di inserimento sono rivolti a favorire e a incentivare l'occupazione femminile nei territori nei quali vi è un divario tra occupazione femminile e maschile superiore al 20 per cento, sulla base di un prerequisito, quello di donne disoccupate da almeno sei mesi. Le scelte sono state compiute in relazione anche ai criteri di carattere comunitario. Infine, la riforma di tutta la disciplina relativa ai congedi, alle aspettative e ai permessi.

Abbiamo dunque lavorato lungo queste direttrici. Per quanto riguarda la prima, quella degli asili nido e degli asili domiciliari, sono stati adottati nel corso di questi anni numerosi provvedimenti che - lo vorrei ricordare - hanno però avuto tutti un limite, quello derivante da una sentenza della Corte, su ricorso di alcune Regioni, che ha impedito al Governo, come il precedente Governo Berlusconi aveva fatto (istituendo un fondo ad hoc, dedicato allo sviluppo degli asili nido), di agire direttamente, in quanto ha stabilito che devono essere solo trasferimenti nei confronti delle Regioni. E qui siamo nel vivo del riordino del rapporto tra Stato e Regioni attraverso il federalismo, che include, secondo me, il superamento dei fondi specifici in una più generale autonomia responsabile delle Regioni e delle municipalità.

Il secondo livello, quello della contrattazione, è stato da noi promosso - lo ricordavo - con l'accordo realizzato alla vigilia dell'ultimo 8 marzo. L'accordo è significativo non soltanto perché indica una serie di buone pratiche e costituisce aggancio per negoziazioni - mi auguro - crescenti, in particolare di carattere aziendale o territoriale (anche l'intesa dei giorni scorsi aiuterà questa dimensione di prossimità degli accordi), con lo scopo di tarare sulle specifiche condizioni delle donne al lavoro in quel contesto le esigenze politiche di conciliazione che le aziende possono praticare, a partire dall'indicazione prevalente che abbiamo dato, che è stata quella della modulazione dell'orario di lavoro. L'orario non può e non deve essere rigido, tanto più in presenza di forti cambiamenti nei processi produttivi di beni, come di servizi. L'intesa ha infatti un seguito attraverso una forma di monitoraggio delle parti sociali delle buone pratiche, che viene garantita anche da una attività ministeriale dedicata allo stesso monitoraggio, peraltro disponibile a tutti i soggetti interessati. Infine, per quanto riguarda congedi, aspettative e permessi, abbiamo riformulato recentemente, con il decreto delegato, tutta la disciplina, orientandola particolarmente proprio ad obiettivi di conciliazione.

Ma sono ben altre le misure che ulteriormente, tra poco, saranno all'esame del Parlamento. Mi riferisco anche alla legge delega per la riforma del fisco e dell'assistenza. Si è detto di tagli al welfare, ma vorrei ricordare che nel corso dei due anni trascorsi abbiamo investito 37,5 miliardi di euro per ammortizzatori sociali, che sono dimensioni straordinariamente consistenti. Per quanto riguarda l'osservazione della senatrice Germontani, il fondo delle politiche sociali è stato alimentato, anche se in maniera contenuta, proprio nel 2010, e ora, con un emendamento al decreto sviluppo, nel 2011, con le risorse, da lei stessa citate, rivenienti dall'innalzamento dell'età di pensione delle donne nel pubblico impiego realizzato sulla base anche di una sentenza della Corte di giustizia europea.

Come dicevo, la stessa legge delega, che sarà presto all'esame del Parlamento sulla base della decisione odierna del Consiglio dei ministri, ipotizza una riforma dell'assistenza in funzione di obiettivi di conciliazione. Penso a tutto il tema della non autosufficienza, che normalmente, purtroppo, si carica sulla responsabilità delle donne e per il quale tema la stessa indennità di accompagnamento, gestita oggi nella dimensione centrale e non vigilata nella concreta utilizzazione, diventerà strumento delle Regioni e, per esse, delle aziende sanitarie locali, in quanto diventerà una indennità sussidiaria proprio per favorire attività di risposta ai bisogni della non autosufficienza. Tali attività vedranno integrate le prestazioni reali con quelle finanziarie, con lo scopo di offrire alle persone in condizioni di non autosufficienza risposte appropriate, ma pure di consentire, anche rispetto a questo impegno familiare, adeguate possibilità di conciliazione tali da non escludere la donna dal mercato del lavoro.

Il percorso per un mercato del lavoro più inclusivo e più aperto continua, ma credo che dovremmo riflettere sull'eccezione italiana, quella di una cronica bassa occupazione regolare in tutto il dopoguerra, anche nei momenti di maggiore sviluppo dell'occupazione, e chiederci se alcune rigidità regolatorie non abbiano ulteriormente incoraggiato processi, se non di esclusione, di forte contenimento dell'occupazione, perché l'intensità occupazionale della crescita italiana sempre, in tutto il dopoguerra, è stata particolarmente bassa, come è dimostrato anche dall'andamento anomalo degli investimenti in tecnologie di processo a risparmio di lavoro, che solo in Italia hanno avuto questa dimensione, circa tre volte quella nordamericana. Chiediamoci se non aprire ancora di più il mercato del lavoro. Lo faremo oggi anche con la liberalizzazione del collocamento.

PRESIDENTE. Hanno facoltà di replicare gli interroganti, per un minuto ciascuno.

BONFRISCO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BONFRISCO (PdL). Signor Presidente, sono particolarmente soddisfatta del quadro generale complessivo esposto dal Ministro sulle linee guida dell'attività di governo in tema di occupazione femminile, inserite in un contesto più ampio di intelligente e proficua flessibilità di questo mercato che - come hanno dimostrato i numeri che lui stesso ha citato - ha prodotto i primi importanti risultati in tema di partecipazione femminile al mercato del lavoro.

Ritengo che, oltre ad aver risposto per intero alla mia domanda e alle altre, sia ben chiara dalle sue parole la direzione verso la quale andiamo, cioè l'inclusione delle donne nei processi economici partendo dal mercato del lavoro, fino a quel grande risultato, frutto del lavoro parlamentare di tante colleghe, che abbiamo conseguito qualche giorno fa, del riconoscimento dell'importanza e del valore della presenza delle donne nei consigli d'amministrazione, nei vertici delle nostre imprese.

FRANCO Vittoria (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCO Vittoria (PD). Signor Ministro, la sua risposta è molto imbarazzata, e non poteva che essere così.

SACCONI, ministro del lavoro e delle politiche sociali. Non me ne sono accorto!

FRANCO Vittoria (PD). Io non credo sia il caso di riflettere sul perché: dobbiamo invertire la rotta, e il Governo ha una responsabilità al riguardo, su cosa fare.

Lei ha citato diversi fondi per la famiglia. Nel Fondo per la famiglia nel 2007 c'erano 213 milioni, nel 2011 ce ne sono 25: e questo è un dato. Non c'è niente sull'autosufficienza, a parte la buona volontà di fare qualcosa in futuro; voglio citare la riduzione del tempo pieno nelle scuole; sono stati ridotti i servizi alla persona per i tagli agli enti locali. Insomma, signor Ministro, l'occupazione femminile non è un problema vero per il Governo, non è un problema che attenga allo sviluppo del Paese.

Poi vi è questo dato che ormai è insostenibile, questa disparità che aumenta sempre di più fra ciò che le donne oggi sono in termini di sapere, di competenze e di talenti, soprattutto le giovani, e le opportunità che vengono loro offerte, che sono molto scarse. In altri Paesi europei ciò non accade; anche per questo siamo gli ultimi in Europa, e questo ci dispiace, perché sulle donne occorre investire per invertire la rotta dello sviluppo nel nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD).

GERMONTANI (Misto-FLI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GERMONTANI (Misto-FLI). La ringrazio, signor Ministro, per la sua risposta, anche perché in realtà nella legge finanziaria per il 2010 e nella legge di stabilità 2011 le risorse destinate al Fondo sono state utilizzate come generica copertura per alcuni interventi previsti, cioè a copertura di interventi per il settore sanitario, per il rimborso ai Comuni per il minor gettito derivante dall'abolizione dell'ICI sull'abitazione principale e così via. Anche il Piano nazionale di riforma, pur richiamando la modifica del regime previdenziale delle donne che lavorano nella pubblica amministrazione, sottolinea che la misura dovrebbe favorire la partecipazione al mercato del lavoro attraverso l'allungamento delle loro carriere nel settore pubblico, senza però fare esplicito riferimento al Fondo. Questo era quanto mi risultava dai documenti che avevamo visto, senza contare che dovremmo fare un ulteriore passo avanti verso la detassazione selettiva dei redditi da lavoro femminile, per produrre aumento dell'occupazione.

Per quanto riguarda il telelavoro, non è mai stata approvata, anche se annunciata dalla legge delega, una disciplina organica e incentivante su tale modalità di espletamento delle prestazioni lavorative nel settore privato. Allora, credo che occorra intervenire per introdurre il telelavoro anche in forma mista.

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Ministro, io non ritengo la sua risposta imbarazzata: la ritengo invece molto decisa e sicura, forse fin troppo. In realtà, per buona parte posso anche convenire con lei sulle cose che lei ha detto sono state fatte o si dovranno fare, ma certo il fatto che una percentuale del 46 per cento di donne siano disoccupate nel nostro Paese (rispetto alle potenzialità delle donne italiane in termini di cultura, di disponibilità, anche di capacità di fare ricerca e di intraprendere) è veramente una grande vergogna sulla quale bisogna intervenire in modo più radicale ed incisivo.

Voglio fare ora riferimento a due questioni. In precedenza lei ha parlato di asili nido privati e di «mamme di giorno». Qual è la regolamentazione? Lei ha parlato anche di un contesto regolatore e di un'incentivazione a livello locale. Con il taglio fatto agli enti locali, quali sono le misure che secondo lei dovrebbero essere intraprese? Vorrei che lei ci desse una spiegazione più concreta.

In secondo luogo, vista la rigidità del mercato del lavoro alla quale lei ha fatto riferimento, che risale negli anni, è profonda ed è legata a tante questioni, forse anche sindacali, perché non concedere il part-time? È un'occasione; eppure, anche se il part-time per le donne è essenziale, non lo concede nessuno.

SACCONI. È cresciuto.

SBARBATI. Inoltre, con riferimento alle donne che si sono ammalate o hanno un handicap, rilevo che non solo vengono licenziate, ma nessuno le riassume più. Queste deroghe rispetto alla legge sull'invalidità le vogliamo discutere, o no?

CARLINO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLINO (IdV). Signor Presidente, ringrazio il signor Ministro per le risposte fornite, ma le ritengo insufficienti rispetto alla domanda che gli avevo posto. I provvedimenti da lei illustrati, signor inistro, per garantire l'aumento delle donne nel mercato del lavoro, eccetto l'ultimo accordo di cui lei ha parlato dell'8 marzo scorso, sono gli stessi da due anni a questa parte e sono contenuti nel cosiddetto Piano Italia 2020. Sinceramente, fino ad oggi applicazioni concrete non ne abbiamo ancora viste. Le condizioni del lavoro femminile rimangono peggiori di quelle dell'uomo. Le donne più facilmente escono dal mercato del lavoro e più difficilmente riescono a rientrarvi. Per superare questo gravissimo divario tra donna e uomo occorrono politiche certe e risorse adeguate per porle in essere e purtroppo la dotazione che il Governo ha stanziato in questi anni è veramente bassa, insufficiente per le esigenze del nostro Paese.