PRESIDENTE. Passiamo ora alle interrogazioni sulla gestione finanziaria degli enti previdenziali privati.
I senatori hanno facoltà di rivolgere le loro domande al Ministro per due minuti ciasciuno.
CASTRO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTRO (PdL). Signor Presidente, non utilizzerò gesti retorici nonostante magari la dazione della borsa fosse più adatta a questo item che non a quello precedente.
Signor Ministro, lungo la traiettoria della sussidiarietà, è cruciale il ruolo degli enti della previdenza privata, i quali tuttavia non sempre hanno saputo gestire la loro attività di raccolta e di destinazione dei contributi a buon supporto delle categorie professionali di cui sono espressione, per effetto di una gestione qualche volta un po' gracile, qualche volta un po' turbolenta, qualche volta francamente inappropriata.
So che è all'attenzione del suo Ministero un'azione per rassodare la capacità di adempimento alla propria funzione istituzionale di questi enti. Se lei ne scandisse i contenuti principali, non io ma tutta l'Assemblea le sarebbe grata.
Anticipatamente la ringrazio.
NEROZZI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NEROZZI (PD). Gli enti previdenziali privati vivono una situazione economica e una prospettiva assai preoccupante; e noi non vorremmo che come al solito i lavoratori dipendenti dell'INPS dovessero farsi carico anche di questi problemi, come in passato si sono fatti carico dei dirigenti di altre categorie.
Ciò è dovuto sia a fatti oggettivi - il calo demografico di una parte di queste professioni - sia a difficoltà di unificazione, che sarebbe necessaria (ma le varie sottocorporazioni si oppongono), sia - e questo è il succo della domanda - per un uso delle risorse un po' garibaldino, diciamo così. Ci sono titoli spazzatura che sono stati presi; ci sono consulenze «caimane», non nel senso dei caimani animali, ma di società che stanno alle isole Cayman; ci sono aumenti di retribuzione eccessivi, che gridano vendetta in questo momento di crisi, per i consigli di amministrazione; c'è un uso delle risorse - penso alla Cassa dei medici - assai dubbio e la parola «dubbia» è un eufemismo.
Tutto questo va a carico delle pensioni dei giovani professionisti, dei ragazzi e delle ragazze, che già fanno fatica ad entrare nelle professioni, con i lacci e i lacciuoli, e che non avranno neanche la previdenza. Che cosa fa il Ministero per controllare queste cose?
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, signor Ministro, la bolla pensionistica delle Casse private, che è figlia di un'ingordigia finanziaria e, soprattutto, del tracollo di Lehman Brothers, vede oggi le Casse di previdenza ENPAM, Enasarco, Inarcassa, EPAP, ENPAF e ENPAV che stanno per scoppiare, così come denuncia il sito dell'associazione forense, con dati alla mano. Queste Casse sarebbero sull'orlo del fallimento, con il rischio di non poter erogare le pensioni, soprattutto ai giovani iscritti, anche con i conti in attivo e, soprattutto, al di là di un patrimonio immobiliare che è stato svalorizzato e abbandonato per troppo tempo.
Ben cinque presidenti dell'Ordine dei medici hanno presentato un esposto alla procura della Repubblica di Roma e alla Corte dei conti, denunciando che la Cassa ha subito un danno patrimoniale che si aggira intorno a un miliardo di euro. Cinque milioni di euro di contributi previdenziali versati dagli iscritti sono finiti alle Cayman, in cambio di consulenze per investimenti in quelli che vengono definiti oggi titoli tossici ad altissimo rischio.
La Commissione bicamerale di controllo sugli enti previdenziali ha già sollevato un primo velo sulla fittissima rete di investimenti in derivati fatta da queste Casse, senza però approfondire niente sul controllo dei bilanci. Tutte le operazioni sono state coperte da una cappa di opacità che riguarda anche, e soprattutto, i famosi consulenti e gli advisor.
Risultano però anche altri intrecci e scambi con la politica; risultano bilanci abbelliti e forse anche truccati. Sembra alquanto strano, signor Ministro, che un ente pensionistico, per quanto privato, affidi l'incarico di portafoglio a manager o a società di uno dei Paesi della cosiddetta black list.
Per quale motivo i versamenti degli iscritti sono andati in prodotti finanziari così pericolosi, visto che le Casse non devono cercare di battere il mercato, signor Ministro, bensì garantire le pensioni? Chi doveva controllare? Quali conseguenze ci possono essere sulle future pensioni dei giovani? Infine, signor Ministro, non ritiene che ci sia un colpevole vuoto normativo che dà alle Casse private una libertà di movimento che altri non hanno e che occorra intervenire con urgenza in questo settore? Mi sembra che lei abbia già cominciato a fare qualcosa: vorrei sapere di cosa si tratta.
LANNUTTI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LANNUTTI (IdV). Signor Presidente, signor Ministro, la questione del risparmio previdenziale e delle Casse di previdenza privatizzate assume sempre più importanza, specie in una fase di gravissima crisi economica come l'attuale: una crisi sistemica iniziata il 7 luglio 2007 con lo scoppio della bolla dei mutui subprime. Questa crisi è stata generata dall'avidità dei banchieri, i cosiddetti bankster, che hanno creato dal nulla delle piramidi finanziarie, quei prodotti derivati pari a 600.000 miliardi di dollari, contro un PIL mondiale, che misura la fatica degli uomini, di 55.000 miliardi. Questa crisi, signor Ministro, ha generato anche la distruzione di 30 milioni di posti di lavoro dal 7 luglio 2007 nel mondo.
Signor Ministro, quasi tutte le Casse privatizzate, da Enasarco all'ENPAM (come risulta da un'indagine della Commissione bicamerale enti gestori e come hanno già ricordato i miei colleghi), sono state infettate da prodotti tossici venduti principalmente da un broker delle isole Cayman. Non crede, signor Ministro, che tali operazioni spericolate possano mettere a rischio il risparmio previdenziale, soprattutto quello dei giovani, e la futura sostenibilità nel pagamento delle pensioni? So che le Casse adesso stanno anche vendendo il patrimonio immobiliare, per sopperire a questa mancanza di liquidità.
Dello scandalo ENPAM, un buco di 1 miliardo di euro denunciato da cinque presidenti dell'ordine dei medici, ha già parlato la senatrice Sbarbati. Noi, che insieme alla collega Bonfrisco e al collega Nerozzi facciamo parte della Commissione enti gestori, confidiamo in lei affinché questa smisurata tendenza ad investire a rischio sia in qualche modo calmierata. Ci auguriamo quindi che il suo Ministero possa porre fine a manovre che non sono per i giovani, soprattutto, né per il futuro del risparmio previdenziale.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere congiuntamente agli interroganti il ministro del lavoro e delle politiche sociali.
SACCONI, ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, penso che sia improprio parlare di Casse sull'orlo del fallimento, quantomeno allo stato delle informazioni di cui disponiamo in questo momento; può essere più proprio parlare di prospettive preoccupanti, come diceva il senatore Nerozzi, nella misura in cui il sistema appare particolarmente frammentato. Innanzitutto, la ragione strategica di medio-lungo termine che deve far preoccupare è quella dell'andamento tra attivi e pensionati.
C'è una categoria professionale, di cui non faccio il nome ma che conoscete, che in particolare vive una stagione ad esaurimento, ed è evidente che nel tempo e nel lungo termine, in cui dobbiamo apprezzare la stabilità di queste Casse, si possono determinare processi sociali con andamenti differenziati nelle diverse categorie tali da doversi assorbire anche con strumenti di gestione della loro previdenza di carattere intercategoriale. Penso cioè - e lo abbiamo detto ripetutamente - che, nella loro libertà e autonomia, fino ad un certo punto, essi debbano pensare anche a processi di fusione.
Le capacità della struttura di vigilanza nel corso di questi anni sono state rafforzate, ma all'interno di un assetto della vigilanza stesso di tipo tradizionale: cioè, il Ministero del lavoro, insieme al Ministero dell'economia per alcuni aspetti e, al più, il nucleo di valutazione sulla spesa previdenziale. Abbiamo condotto una riflessione, anche alla luce, ma non solo, di alcune recenti segnalazioni, che stiamo cercando ora di verificare, nel limite dei poteri di cui disponiamo.
Vorrei ricordare che, se per le attività immobiliari abbiamo emanato una direttiva puntuale, insieme al Ministero dell'economia, stiamo lavorando ad un'analoga direttiva interministeriale con lo stesso Ministero, che dispone evidentemente dell'expertise necessario, relativamente agli investimenti mobiliari. Nelle more, proprio in relazione ai processi di gestione di quegli investimenti rischiosi realizzati nel periodo 2006-2007, cioè prima dell'esplosione della bolla mobiliare e dell'instabilità dei mercati mobiliari, abbiamo chiesto tutta una serie di informazioni sulla composizione delle riserve patrimoniali, finalizzate alla garanzia dell'erogazione delle prestazioni, con riferimento ai dati del triennio 2008-2010; e nella comunicazione dei dati abbiamo richiesto un dettaglio sulle eventuali perdite derivanti da investimenti mobiliari, sulla consistenza degli accantonamenti di bilancio a copertura dei rischi, nonché sulla tipologia di operazioni poste in essere ai fini del rientro dall'esposizione (ristrutturazione dei titoli, allungamento delle scadenze, rinegoziazione) e, infine, sull'attività degli advisor (modalità di selezione, spese per compensi, analisi da rischio svolte).
Abbiamo quindi chiesto queste informazioni puntuali secondo tuttavia lo schema di vigilanza del Ministero del lavoro, che è essenzialmente, per definizione legislativa e istituzionale, di carattere cartolare e successivo. Di qui è nata una decisione in merito al sistema delle Casse private e privatizzate che sarà inclusa nella manovra odierna, che vi anticipo, e che mi auguro, trattandosi di una scelta istituzionale, possa registrare in Parlamento un largo consenso (ve la annuncio e auspico che il Consiglio dei ministri confermi la proposta mia e del Ministro dell'economia). Relativamente a tali Casse, la Corte dei conti, anche recentemente, ci ha invitati a non essere troppo invasivi nella indicazione di ciò che esse possono, o non possono, fare, trattandosi di gestioni responsabili, poi monitorate successivamente anche con valenza trentennale. Sapete che stiamo monitorando i cosiddetti bilanci tecnici nell'arco temporale di trent'anni: abbiamo cioè già svolto il nostro lavoro, abbiamo chiesto al Ministero dell'economia di completare il suo, e insieme daremo presto i responsi di queste valutazioni a trent'anni. Ma insisto, proporremo al Parlamento di andare oltre, di aggiungere a questa vigilanza cartolare e successiva, finalmente, una vigilanza quale solo un'autorità può realizzare, ossia invasiva e contestuale anche agli atti adottati.
La riflessione che rivolgo al Parlamento - tra l'altro, incontrerò nei prossimi giorni formalmente l'Associazione che riunisce le Casse - è che se noi abbiamo una regolazione sia sull'allocazione degli investimenti sia sulla vigilanza per la previdenza (che è complementare e su base volontaria), a maggiore ragione dobbiamo averla con le stesse caratteristiche sull'allocazione degli investimenti, prevedendo regole di carattere prudenziale sostanzialmente analoghe, nonché su una previdenza che non è complementare, ma è addirittura primaria e, come ho detto prima, obbligatoria (la raccolta è su base obbligatoria). Consideriamo infatti le Casse nell'elenco ISTAT sì private, sì privatizzate nella gestione, ma ce ne occupiamo dal punto di vista dei saldi di finanza pubblica. In questa chiave abbiamo verificato, dall'ultimo provvedimento che ha introdotto tale capacità, l'impatto degli investimenti sull'intero sistema finanziario nazionale, perché esse amministrano risorse raccolte obbligatoriamente, e non facoltativamente, come è il caso della previdenza complementare. Questa è dunque la scelta che propongo al Parlamento.
Mi auguro che tale materia venga intesa come assolutamente coerente con il decreto di manovra, perché attiene alla stabilità di finanza pubblica. Certo, abbiamo nella testa innanzitutto la garanzia per i professionisti di poter disporre della loro prestazione previdenziale, ma la ratio per cui si giustifica la collocazione di una simile misura, a questo punto anche urgente nell'ambito del decreto di manovra, sta nel fatto che attiene alla stabilità più complessiva di finanza pubblica, in quanto quella massa di risorse appartiene al settore pubblico allargato nel suo insieme.
Allo stesso modo, offriremo un contesto di garanzia non solo agli amministrati, ma anche agli amministratori, perché i due parametri che ad essi vengono richiesti dagli amministrati sono quello di stabilità e quello di adeguatezza. Questo secondo parametro, in nome anche del consenso che si realizza nei momenti elettorali periodici, può avere indotto in passato anche alla ricerca di investimenti a maggiore rendimento e, corrispondentemente, come sappiamo meglio oggi, a maggiore rischio. Noi dobbiamo quindi introdurre una regolazione, modellata su quella dei fondi della previdenza complementare, che preveda criteri di carattere prudenziale. Quindi nessun assistito, nessun professionista potrà pretendere dai suoi amministratori una maggiore adeguatezza, perché questa dovrà essere perseguita nell'ambito di un corsetto legislativo che dovrà introdurre criteri di carattere prudenziale.
Questa è la scelta che abbiamo compiuto dopo questi anni di esperienza, in cui abbiamo visto che, pur rafforzando la vigilanza cartolare e successiva, questa aveva un limite oggettivo. In fondo, ed è questa la considerazione fondamentale che ho fatto, si tratta dell'unico segmento del mercato finanziario che non ha una vigilanza propria da parte di un'autorità: ce l'ha il sistema assicurativo, ce l'ha il sistema della previdenza complementare, ce l'hanno le banche e la Borsa, non ce l'aveva questo segmento. Credo che la soluzione della COVIP sia quella più contigua, ossia abbia, debitamente rafforzata, come dovrà esserlo, quella cultura della gestione previdenziale, tanto che già avevamo aperto un dialogo per omologare, ad esempio, i criteri relativi al tasso di rivalutazione degli immobili, perché non ci fosse differenza tra il modo con cui si apprezzano nella previdenza complementare e nella previdenza obbligatoria delle Casse professionali. Sono percorsi quindi che procedono insieme: valutazione dei bilanci tecnici trentennali per leggere la stabilità, indicazioni conseguenti alle Casse di riforme, di cambiamenti e, in certa misura, anche di concentrazioni, e, dall'altra parte, vigilanza, che mi auguro dai prossimi giorni possa rapidamente partire, in capo ad un soggetto istituzionalmente più adeguato. (applausi della senatrice Bonfrisco).
PRESIDENTE. Hanno facoltà di replicare gli interroganti, per un minuto ciascuno.
CASTRO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTRO (PdL). Signor Presidente, ho trovato rassicurante la sua risposta, che dimostra come il Governo, e mi auguro presto l'intera area parlamentare, abbia un bel grip, nonostante il terreno accidentato e scivoloso delle Casse professionali.
Ho trovato particolarmente persuasivo un punto. Va bene il fatto che la sussidiarietà vuol dire autonomia, che l'autonomia ha senso quando modula la risposta e la promozione della specificità, ma c'è un limite: quando essere piccini, cioè molto specifici, vuol dire diventare incompetenti, e comunque, dotati di una massa critica di gestione insufficiente ad affrontare adeguatamente le contrattazioni. La vera risposta sarà anche - e la ringrazio di averlo detto - l'integrazione tra le Casse.
NEROZZI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NEROZZI (PD). Signor Presidente, ringrazio il Ministro; ovviamente le cose che ha detto sono apprezzabili, se verranno fatte.
La invito però a farne un'altra che lei ha accennato all'inizio. La libertà di queste Casse va aiutata in direzione della loro fusione, perché la demografia, la fine di professioni e anche la ristrettezza di altre portano in prospettiva ad una non gestibilità. Quindi, esse saranno pur libere, ma la battaglia tra gli uni e gli altri perché non si vogliono unificare, francamente, va ai danni, da un lato, dei più giovani e, dall'altro, del lavoro dipendente, se a un certo punto non saranno in grado di proseguire. Facciamo allora qualcosa, non domani ma in prospettiva, per aiutarli a fondersi, perché così non va.
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, signor Ministro, le intenzioni che lei ha qui oggi voluto esporre sono certamente condivisibili. Voglio però sottolineare che il professore di matematica finanziaria alla LUISS Antonio Annibali, rispetto all'ultimo bilancio tecnico fatto per la Cassa che riguarda i commercialisti, sostiene che gli assegni erogati supereranno i contributi nel 2033: ci saranno quindi più pensionati che commercialisti attivi. Queste sono le questioni vere e importanti sulle quali bisogna intervenire.
Mi fa piacere allora che lei abbia parlato di vigilanza più invasiva e, soprattutto, che abbia detto che bisogna andare oltre la vigilanza cartolare. Anch'io concordo che, oggettivamente, una migliore capacità di controllo e di assecondamento di un processo più trasparente e, soprattutto, più sicuro - anche perché, come lei diceva e tutti abbiamo sostenuto, sono obbligati a versare, e quindi giustamente hanno bisogno di avere delle sicurezze e delle certezze come tutti gli altri - vada avanti attraverso una riorganizzazione di tutto il settore: quindi, un accorpamento e una riunificazione, che favoriscano una migliore trasparenza, i famosi controlli più invasivi e anche le attività che consentano a questo discorso delle Casse private di essere all'altezza delle sfide dei prossimi anni. È su questo che stiamo ragionando, e questa è la partita: cosa spetterà ai giovani, rispetto a coloro che già godono dei proventi che hanno investito.
LANNUTTI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LANNUTTI (IdV). Signor Presidente, signor Ministro, la ringrazio, anche a nome del Gruppo dell'Italia dei Valori, per la notizia che ci ha dato oggi: una notizia importante, perché queste Casse, così come sono, non potevano andare, non potevano reggere, soprattutto perché la demografia, come già detto dal senatore Nerozzi, non consente di sostenere nel lungo tempo.
Tuttavia, invito il Governo a volare più alto. Infatti, signor Ministro, la crisi - come ho ripetuto più volte in quest'Aula - è stata generata dai banchieri e dai Governi che hanno delegato ad oligarchi irresponsabili funzioni che sono dei Governi democratici, eletti democraticamente dal popolo. La BCE è un mostro giuridico.
Allora, occorre lavorare insieme per invertire la tendenza e restituire ai Governi democraticamente eletti funzioni e ruolo di controllo; le politiche monetarie non possono essere gestite in modo così arbitrario e irresponsabile, tale da arricchire pochi "eletti" e impoverire milioni di cittadini.
Comunque, signor Ministro, la ringrazio per le sue intenzioni.
PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata (question time) all'ordine del giorno è così esaurito.
Ringrazio i senatori interroganti per la serietà dei quesiti posti. Ringrazio il ministro del lavoro e delle politiche sociali, senatore Sacconi, per la passione manifestata nelle risposte. Ringrazio tutti per la disponibilità dimostrata nello svolgimento delle interrogazioni.