PRESIDENTE. Passiamo alla votazione delle mozioni.
MENARDI (CN-Io Sud). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MENARDI (CN-Io Sud). Signora Presidente, onorevoli colleghi, l'obiettivo delle mozioni è quello di liberalizzare il mercato ferroviario, aumentare l'offerta e l'efficienza del servizio, integrare la rete italiana nel sistema di trasporto europeo, arrivare a un servizio ad Alta velocità europea e ad un trasporto universale capace di non trascurare alcuna parte del territorio e, infine, affidare il trasporto pubblico locale ad operatori che abbiano capacità e risorse per un servizio che merita di essere considerato almeno civile.
In tale ottica, i contratti di servizio devono essere affidati con gare ad evidenza pubblica dopo la separazione della rete e delle tracce. Ne approfitto per ringraziare il vice ministro Castelli per aver accolto il suggerimento come raccomandazione. I ruoli devono essere chiari e non può essere l'ex monopolista il dominus del servizio ferroviario. È il Ministero che deve assicurare la correttezza dei servizi, la disponibilità delle reti e l'efficienza dell'offerta ed avere sotto questo profilo, come testé ricordato dal viceministro Castelli, interlocutori che siano aziende private che non perdono denaro e, se possibile, facciano utili. Poiché, come si dice, nel più ci sta il meno, e dunque tutte le considerazioni che ho fatto a vario titolo sono rappresentate in tutte le mozioni, il Gruppo Coesione Nazionale esprimerà un voto favorevole su tutte le mozioni al nostro esame. (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud).
MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signora Presidente, le mozioni di cui si è discusso oggi riguardano argomenti in parte diversi, ma comunque collegati dalla situazione un po' anomala e talora patologica che affligge il trasporto ferroviario italiano in contrasto con le tendenze economiche mondiali e, in qualche caso, con le direttive europee.
Credo che da molti anni nel nostro Paese, come ha giustamente ricordato il vice ministro Castelli, siamo di fronte al mancato riconoscimento di quella che è a tutti gli effetti una nuova centralità del trasporto su ferro. Questo riconoscimento viene dato al nostro Paese con riferimento all'Alta velocità, così come nella maggior parte dei Paesi europei e di quelli più avanzati a livello mondiale, mentre è del tutto assente in altri importanti settori, in particolare nel settore del trasporto merci, al quale era dedicata la mia mozione, del trasporto pendolare suburbano e metropolitano, che riguarda spesso fasce utilizzate da classi lavoratrici a reddito medio-basso, e del trasporto a media e lunga percorrenza. Quest'ultimo assicura gran parte dei collegamenti essenziali tra le grandi città ed è molto utilizzato tanto dagli italiani quanto dai turisti stranieri, in questo rappresentando purtroppo un pessimo biglietto da visita del nostro Paese.
Credo che a livello europeo e mondiale in questi anni ci siano state due grandi linee guida nelle politiche del trasporto ferroviario: il riequilibrio tra i modi di trasporto e il processo di liberalizzazione rispetto ad un settore che storicamente - e non solo in Italia - era essenzialmente pubblico.
Ebbene, in Italia queste due linee guida non vengono perseguite. Infatti, quanto al riequilibrio modale, esso è di fatto negato dalle statistiche stesse che denotano come, al di là di una certa espansione del traffico privato di merci, permanga, in particolare nel trasporto merci, il predominio assoluto dell'autotrasporto. Ha detto bene il vice ministro Castelli quando ha ricordato che questo è dovuto ad una maggiore efficienza sul mercato del servizio reso da questo settore, ma non dimentichiamo che c'è anche un problema di incentivi non omogenei tra i diversi modi di trasporto nonché di costi esterni che invece renderebbe un dovere di questo Governo, così come di qualunque Governo, quello di puntare su un riequilibrio rispetto al trasporto ferroviario.
Per quanto riguarda invece il processo di liberalizzazione, come si è detto prima, ci troviamo ancora di fronte ad alcune gravi anomalie: anzitutto, la mancata separazione tra rete e operatore principale del servizio (non possono essere tutti e due nella stessa holding e di proprietà del Ministero dell'economia, o del Governo); in secondo luogo, la coincidenza di fatto del regolatore con il regolato. Un ufficio del Ministero delle infrastrutture dei trasporti nel ruolo di regolatore non basta e non è coerente con quanto l'Europa ci chiede, ragion per cui si configura una situazione alla quale in prospettiva dovremo porre rimedio. Una scarsa concorrenza implica di fatto la conseguenza, come tutti sanno, di un'altrettanto scarsa qualità del servizio, come molte indagini - che non richiamerò per questioni di tempo - ogni giorno si incaricano di certificare, sia a livello giornalistico sia a livello scientifico.
Concludo dicendo che tutte le mozioni, a mio avviso, possono essere accolte perché presentano tutte contenuti quasi integralmente condivisibili, talora con qualche tono o qualche sfumatura che non ci soddisfa pienamente, ma nella sostanza vanno tutte in questa direzione. Credo che la conclusione che il dibattito odierno debba suggerire sia quella di completare l'armonizzazione normativa comunitaria attraverso il compimento del processo di liberalizzazione e di regolazione indipendente del mercato e generalizzando, come ha detto bene il senatore Menardi, un sistema di gare e procedure ad evidenza pubblica. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI).
MURA (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MURA (LNP). Signora Presidente, non ho nulla da aggiungere rispetto a quanto ho già dichiarato, a nome del Gruppo Lega Nord, nel corso della discussione generale. Vorrei ringraziare il vice ministro Castelli per la sua ampia relazione su quello che il Governo ha fatto finora per il trasporto ferroviario, che ha dimostrato una grande attenzione dell'Esecutivo, e personale del Vice Ministro, rispetto alle questioni sollevate da tutte le mozioni oggi all'esame dell'Assemblea del Senato.
Vorrei quindi soltanto dichiarare il voto favorevole del Gruppo Lega Nord a tutte le mozioni presentate, ad eccezione, seppure a malincuore, della mozione che vede come primo firmatario il collega De Toni. Ritengo infatti, come ha giustamente sottolineato il Vice Ministro, che quest'ultima mozione sia eccessivamente critica e non tenga conto di quanto indubbiamente è stato fatto dal Governo finora per il trasporto ferroviario. (Applausi dal Gruppo LNP).
SIRCANA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SIRCANA (PD). Signora Presidente, colleghi, signor Vice Ministro, un nostro illustre collega era solito dire tanti anni fa che esistono due categorie di matti: quelli che si credono Napoleone e quelli che vogliono far funzionare le Ferrovie dello Stato. Mi fa piacere constatare, stando alla quantità di firme che accompagna ciascuna delle quattro mozioni all'esame, che siamo in molti ad iscriverci alla seconda categoria.
Comunque, a parte gli scherzi, le mozioni che stiamo discutendo mostrano con evidenza che il lungo percorso che le Ferrovie dello Stato hanno intrapreso da alcuni anni verso il risanamento finanziario, la liberalizzazione del mercato, la concorrenza e soprattutto l'efficienza del servizio non è ancora compiuto. All'indiscutibile e meritorio successo dell'Alta velocità, che ha dimostrato - come già si era visto in Francia e in Giappone - che il treno può competere e vincere la competizione con l'aereo sulle medie distanze e che ha contribuito in un certo senso ad accorciare l'Italia a tutto beneficio dei consumatori, infatti, non ha corrisposto un altrettanto necessario sviluppo degli altri tre settori di attività delle Ferrovie dello Stato: parlo dei servizi sulla media e lunga percorrenza, del trasporto locale ad uso dei pendolari e del trasporto delle merci.
Al contrario, si ha la sensazione che il concentrarsi delle risorse economiche e della stessa attenzione del management sulla messa in opera dell'Alta velocità abbia reso questi altri settori di attività figli di un Dio minore, o meglio figliastri a cui si bada poco e si concede pochissimo. Eppure, sono anni che nei convegni, nelle Commissioni e nelle Aule parlamentari ci diciamo che l'Italia - per conformazione, per orografia o per diminuire i fattori inquinanti - ha bisogno di treni come pochi altri Paesi al mondo. Sono anni che condividiamo la preoccupazione per l'eccessivo ricorso al trasporto delle merci su gomma, che inquina e intasa le nostre autostrade; sono anni che riceviamo delegazioni di pendolari che ci segnalano i disagi e le inefficienze di quella parte di trasporto ferroviario a loro dedicata; sono anni che discutiamo sul fatto che i treni a lunga percorrenza in quasi mezzo secolo hanno migliorato le loro performance talmente poco da risultare troppo poco o niente affatto migliorati.
Per questo, le mozioni che discutiamo oggi sono importanti, perché impegnano il Governo e noi tutti ad assumere le iniziative necessarie affinché la forbice che si sta determinando in termini di efficienza e volumi di investimenti nel servizio ferroviario tra Alta velocità e servizi tradizionali torni ad un livello di divaricazione più fisiologico o semplicemente più tollerabile.
Il valore di queste mozioni è accresciuto dal timore che l'imminente ingresso sul mercato dell'Alta velocità della concorrenza possa indurre o addirittura costringere le Ferrovie a concentrare ancora di più risorse finanziarie e gestionali su questo segmento di business. E i segnali non mancano, se è vero, com'è vero - secondo quanto è stato ampiamente ricordato - che l'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato ha dichiarato pubblicamente nei mesi scorsi che i servizi relativi ai treni a media e lunga percorrenza effettuati da Trenitalia sono circa 600, 220 dei quali sussidiati dallo Stato, e che Trenitalia, operando in regime di impresa, in mancanza di soluzioni condivise, rischia di non far più viaggiare 154 treni, dei 600 di cui sopra, che effettuano il loro servizio in perdita.
Ci troviamo quindi di fronte ad un passaggio delicato, in quanto dobbiamo consentire ad un'azienda - seppure di proprietà dello Stato - di seguire criteri di gestione virtuosi di tipo privatistico in un mercato in concorrenza e, allo stesso tempo, dobbiamo metterla nelle condizioni - proprio in quanto proprietà dello Stato - di rendere più efficiente quella parte di servizio pubblico che le viene assegnata.
Per questi motivi, il nostro Gruppo - oltre, naturalmente, a quella che ha presentato - voterà a favore delle mozioni a prima firma del senatore Musso e a prima firma del senatore Grillo. Sulla mozione a prima firma del senatore De Toni, pur condividendone gran parte, ci asterremo, in quanto francamente riteniamo eccessiva la richiesta di commissariamento delle Ferrovie dello Stato che essa reca in conclusione. (Applausi dal Gruppo PD).
DE TONI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE TONI (IdV). Signora Presidente, signor Vice Ministro, onorevoli colleghi, ci tengo innanzitutto a dire che è molto interessante il dibattito che si è svolto oggi in quest'Aula.
Il Gruppo dell'Italia dei Valori ha presentato molti atti di sindacato ispettivo sullo stato del trasporto ferroviario, nella convinzione che la modernizzazione del Paese e il miglioramento della qualità della vita di milioni di cittadini passino attraverso il potenziamento del trasporto di persone e di merci su mezzi non inquinanti. Sul potenziamento del trasporto ferroviario deve dunque concentrarsi - e noi lo abbiamo chiesto - l'azione del Governo, a tutti i livelli: nazionale, regionale e locale. Mi sembra che questa sia una priorità qui condivisa.
Il Parlamento e il Governo sono concordi sui principi, anche se occorre individuare ora un cambio di passo: occorre passare dalle parole ai fatti, occorre tener conto dei problemi che hanno i cittadini e le imprese in questo Paese. Per questo abbiamo presentato la nostra mozione, che non è molto gradita, cosa che mi fa peraltro molto piacere, perché forse serve.
Siamo convinti che ogni politica di miglioramento in termini di qualità dei servizi offerti, ha bisogno di essere inquadrata in un'ottica di sistema. Esiste o no un ritardo in questo Paese?
Nonostante il grande successo dell'Alta velocità, che non permette indugi, dobbiamo prendere atto che il problema nella parte restante non è lo stesso. Occorre pervenire ad un equilibrio modale nel più breve tempo possibile: la valenza economico-ambientale del trasporto su ferro è innegabile.
Da questa discussione emerge che nel settore dei trasporti non si può - consentitemi di dirlo - tirare a campare. C'è bisogno di agire, e di farlo subito, e in questo il Governo, e mi rivolgo in particolare a lei, caro Vice Ministro, deve recuperare in maniera decisa il suo ruolo. Deve esserci una macchina statale che garantisca i controlli, che effettui le verifiche, che ascolti i cittadini e le imprese. Anche per quel che riguarda il trasporto regionale, infatti, non si può lasciare tutta la gestione della mobilità alle Regioni. Occorre sostenerle e monitorare il rispetto da parte degli operatori ferroviari degli impegni assunti, nonché che venga assicurato il diritto sancito dalla Carta costituzionale all'articolo 16.
In questo senso, mi pare che lo spirito della mozione del Gruppo dell'Italia dei Valori vada ad interrogare il Governo, più che a condividere semplicemente le valutazioni che in quest'Aula si sta cercando di compiere.
Ringrazio quindi il Vice Ministro per le riflessioni che ha fatto e per gli spunti critici che ha rappresentato, invitandolo però a fare di più e a prendere atto che le sollecitazioni del Gruppo dell'Italia dei Valori sono quelle che di fatto vengono dal Paese e dai cittadini italiani. (Applausi dal Gruppo IdV. Congratulazioni).
GRILLO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRILLO (PdL). Signora Presidente, utilizzerò alcuni minuti del mio intervento in dichiarazione di voto per operare alcuni chiarimenti, soprattutto in ordine alle osservazioni svolte dai colleghi Vimercati e Amati.
Sulla rete abbiamo oggi cinque tipi di treni. Abbiamo innanzitutto l'Alta velocità, che realizza guadagni. Senatore Vimercati - voglio qui ribadirlo - l'Europa invidia l'Alta velocità italiana, che è peraltro anche per noi motivo di orgoglio, perché è stata realizzata con tecnologia interamente italiana. La migliore Alta velocità oggi esistente in Europa è quella italiana, e questo è un dato oggettivo, non un fatto propagandistico. Su questo, mi pare che siamo tutti d'accordo: abbiamo l'Alta velocità più avanzata d'Europa, nonostante i giornali continuino a dire che è troppo costosa, dimenticando di spiegare però perché è costata di più di quella francese e di quella spagnola.
Abbiamo poi il trasporto pubblico locale e, a questo proposito, mi dispiace molto - lo dico anche al rappresentante del Governo - che non sia stato ricordato un fatto straordinariamente importante: nel 2008 il Governo Berlusconi ha tirato fuori 500 milioni con cui le Regioni hanno poi comprato diverse decine di treni che stanno mettendo in rete, e anche questi saranno treni costruiti in Italia. Nel settore del trasporto pubblico locale, dunque, proprio con l'attuale legislatura, recuperando il ritardo della precedente, è stato compiuto un significativo passo in avanti.
Abbiamo poi gli Intercity, che collegano il Nord con il Sud del Paese, su cui invece si registrano delle perdite per 100 milioni. Oggi questi treni, lo dico alla senatrice Amati, sono coperti dalla Holding, quindi dal contratto di servizio, e dalla stessa logica sono coperti anche i treni che corrono lungo le dorsali (la dorsale tirrenica e la dorsale adriatica) e quelli che garantiscono la trasversalità. Tutti questi treni ci rimettono.
Quando si cita l'affermazione di Moretti secondo la quale bisogna tagliare i treni che perdono, questa è una sua provocazione, che tiene per sé. Moretti fa bene, dal suo punto di vista; ma quando, nel 2006, voi lo avete nominato amministratore delegato e quando subito, qualche anno dopo, noi lo abbiamo coscientemente riconfermato, gli abbiamo affidato la missione di non agire come si agiva nel passato, cioè scaricando sulla fiscalità generale la pessima gestione di un servizio per il quale, essendo pubblico, si immaginava che nessuno pagasse la tariffa e i cui costi non fossero sotto controllo.
Moretti fa bene ad affermare che, se non gli viene garantita una copertura, non può continuare a mandare in rete i treni che perdono. Ma ciò che è stupefacente è che nel dibattito di questa mattina, che peraltro io ho molto apprezzato, anche per il contributo dei colleghi, nessuno abbia fatto riferimento al fatto che il Governo Berlusconi, proprio nella manovra che oggi ufficialmente varerà, ha indicato una soluzione che io, personalmente, apprezzo, anche se sarà poco contento Montezemolo, al quale, peraltro, il Governo Prodi ha regalato una concessione lucrosa e assai profittevole.
La soluzione che il Governo Berlusconi intende adottare è di far pagare un ticket ai gestori dell'Alta velocità e di utilizzare questo ticket per ripianare i costi del trasporto pubblico locale e degli Intercity. Io ritengo che questa sia una logica condivisibile, e sarebbe stato apprezzabile se, anche da parte dei colleghi della minoranza, fosse stato espresso un giudizio di questo tipo.
La seconda valutazione che vorrei fare riguarda i rapporti tra il manager e la politica, perché in tutto il dibattito è aleggiata tale questione. Io ritengo che i manager bravi siano quelli che gestiscono al meglio e hanno un po' di sensibilità politica, così come ho sempre pensato che i politici bravi non siano quelli che producono parole e slogan, ma quelli che si sforzano di capire i problemi e di individuare delle soluzioni con le quali affrontare e risolvere i problemi stessi.
Il punto è chiaro: le Ferrovie sono una società dello Stato e, quindi, compete al Governo e al Parlamento definire le linee di indirizzo. Quindi, non tocca all'ingegner Moretti stabilire la politica delle Ferrovie, bensì al Parlamento e al Governo. Cosa succede, però, nella realtà dei fatti? Io lo ricordo, recuperando la storia gloriosa delle partecipazioni statali.
Ai tempi della legge istitutiva del Ministero delle partecipazioni statali, la n. 1589 del 1956, la politica estera era determinata da Enrico Mattei (che proseguiva con le sue scoperte, delle quali ancora oggi godiamo noi, per quanto concerne i rapporti con i Paesi arabi), e non dal Ministro per le partecipazioni statali. Questi, l'onorevole Giorgio Bo, di Sestri Levante, era una gradevolissima persona, ma Mattei era molto più forte di lui e, quindi, anticipava le scelte, così condizionando l'operato del Governo.
Oggi siamo a questo punto? Io spero di no. Certamente, oggi le Ferrovie hanno un manager di qualità. Occorre che Governo e Parlamento, quindi, abbiano idee altrettante chiare e anticipino le scelte che devono far compiere a questi manager, in modo che sia chiaro, in termini oggettivi e in termini di trasparenza e di indicazione di quanto si vuol conseguire, cosa decide la politica. E quando la politica decide, i manager devono adattarsi e adeguarsi; devono fare quanto la politica detta loro, spendendo meno e incassando di più.
In conclusione, signora Presidente, noi ovviamente voteremo a favore della mozione n. 448, che abbiamo predisposto e di cui è primo firmatario il sottoscritto. Voteremo a favore anche della mozione n. 415 (testo 2), a prima firma del senatore Marco Filippi, perché ci è parsa ragionevole e condivisibile. Voteremo a favore della mozione n. 286 (testo 3), a prima firma del senatore Musso, modificata nel modo in cui è stato indicato, e, come ho già detto al collega De Toni, con il quale in Commissione abbiamo spesso trovato punti comuni, il giudizio eccessivamente negativo da lui espresso all'interno della mozione n. 444, da lui presentata insieme ad altri senatori, nei confronti dell'operato del Governo, ci impedisce di votare a favore o di astenerci e, quindi, voteremo contro.
Il contributo di quest'oggi, signora Presidente, può iscriversi come inizio di una riflessione sulla politica del trasporto ferroviario nel nostro Paese perché, dopo la stagione del risanamento e dopo la constatazione di un successo conseguito in un settore importante come quello dell'Alta velocità, oggi si può chiedere qualcosa di più al management delle Ferrovie, in maniera tale da adottare sulla rete un tipo di presenza più qualificata di quella finora attuata. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Mura).
PRESIDENTE. Colleghi, i senatori Musso e Filippi Marco hanno trasmesso alla Presidenza le riformulazioni delle mozioni di cui sono primi firmatari, che recepiscono le indicazioni alle quali il Governo ha condizionato il parere favorevole.
Prima di passare alla votazione, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le mozioni saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione e per le parti non precluse né assorbite da precedenti votazioni.
Metto ai voti la mozione n. 286 (testo 3), presentata dal senatore Musso e da altri senatori.
È approvata.
Metto ai voti la mozione n. 415 (testo 2), presentata dal senatore Filippi Marco e da altri senatori.
È approvata.
Metto ai voti la mozione n. 444, presentata dal senatore De Toni e da altri senatori.
Non è approvata.
Metto ai voti la mozione n. 448, presentata dal senatore Grillo e da altri senatori.
È approvata.
Colleghi, sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 12 con il question time in diretta televisiva.
(La seduta, sospesa alle ore 11,25, è ripresa alle ore 12).
Presidenza del vice presidente NANIA