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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 577 del 30/06/2011


AMATI (PD). Signora Presidente, illustri colleghi, quando abbiamo depositato la mozione che oggi si discute, l'abbiamo fatto sapendo di interpretare il disagio di molte comunità locali, di singoli cittadini e di gran parte delle amministrazioni locali. Se volessi dare un titolo a questo mio intervento, sceglierei «Non c'è solo l'Alta velocità in questo Paese». Non che non si debba pensare e operare per l'Alta velocità (anzi, bisognerebbe qualificare ancora di più i percorsi, i tempi e i servizi) solo che non penso che tutto debba essere sacrificato su quell'altare.

La conformazione geografica del nostro Paese, con migliaia di chilometri di costa, una catena montuosa che divide i due mari e il confine con gli altri Paesi europei, chiede una differenziazione di interventi e una pluralità di offerte che rispondano alle esigenze dei nostri cittadini.

La mozione chiede attenzione alla media e lunga percorrenza. Abbiamo intere zone del Paese non collegate con i servizi ad Alta velocità (penso al tratto Bologna-Bari). Il fatto che l'Alta velocità non percorra la costa adriatica è gravissimo, perché se Alta velocità significa sviluppo, allora è stato scelto di escludere dallo sviluppo una parte importante del nostro territorio, e ciò è gravissimo.

Penso anche alla difficoltà del collegamento Ancona-Roma, che attraversa l'Appennino con le stesse carrozze di 30 o 40 anni fa. Solo la settimana scorsa, su nove carrozze dell'Eurostar, almeno cinque avevano l'aria condizionata rotta. È da decenni che si parla del raddoppio della Orte-Falconara, come fosse la mitica fenice, che però non rinasce mai. Vorrei ricordare anche che quando qualche anno fa c'è stato un gravissimo incidente, con vittime, alla raffineria dell'Api di Falconara Marittima, si progettò che la ferrovia non attraversasse più la centrale, ma la evitasse con una bretella. Quel progetto ancora non ha visto la luce. Speriamo non si attendano altri incidenti per fare promesse a vuoto.

Nelle Regioni meridionali il servizio di trasporto su ferro è ancora più difficile: tempi di percorrenza esagerati, treni vecchi e malfunzionanti, linee di collegamento superate. Si pensi - una per tutte - alle difficoltà che ha la Basilicata di collegarsi con le Regioni limitrofe, ma credo che l'esempio più emblematico resti quello della Sicilia, dove ci vogliono ore per percorrere tratti brevissimi.

Da una parte, l'Alta velocità; dall'altra, il servizio pubblico universale. Per questo il Partito Democratico ha presentato la mozione: per avviare una discussione sui servizi a media e lunga percorrenza c'è bisogno di conoscere dati, bisogni, richieste, obiettivi, scelte politiche.

Non tutto può essere guidato dal principio dell'utile. Cerchiamo di non passare dai due estremi opposti. Prima lo Stato copriva tutto, in ogni luogo, a prescindere da qualsiasi riferimento di tipo economico, sulla base evidentemente di altri criteri - mi auguro - sociali, se non clientelari e politici. Ora, all'opposto, qualsiasi servizio deve ripagarsi da sé, a prescindere da differenti condizioni o valutazioni sociali. Riusciremo a trovare una via di equilibrio che garantisca l'universalità dei servizi e al tempo stesso riesca a garantire una gestione economica oculata?

È dall'approvazione della legge finanziaria per il 2008, approvata nel dicembre 2007, che si é in attesa che il Ministero dei trasporti proceda con «una indagine conoscitiva del trasporto ferroviario di viaggiatori e merci sulla media e lunga percorrenza» - leggo testualmente - «volta a determinare la possibilità di assicurare l'equilibrio tra costi e ricavi dei servizi, nonché le eventuali azioni di miglioramento dell'efficienza». Da allora solo proroghe!

Ad oggi non risulta essere stato sottoscritto il contratto di servizio di trasporto ferroviario passeggeri di interesse nazionale per il periodo 2009-2014, così come non è stato sottoscritto il contratto di servizio per il trasporto merci. Quanto meno non é stato ancora perfezionato l'iter di questo percorso. In questa situazione di attesa, però, non si rinvia la soppressione dei servizi ferroviari di media e lunga percorrenza. Invece oggi, ogni sei mesi, a ogni cambio di orario (estivo o invernale che sia) gli enti locali si trovano davanti a soppressioni unilaterali e a penalizzanti condizioni. Voglio riferire della situazione che conosco delle Marche, non so se anche di altre Regioni, che si sta verificando in questi giorni ed è gravissima. Si tratta della soppressione continua di treni per la sperimentazione di orari definiti dal cervellone, che evidentemente non è intelligente, come succede alle bombe, e che evidentemente quindi colpisce in modo indiscriminato il servizio locale, tanto che abbiamo soppressioni continue, senza avviso agli utenti. E tutto questo avviene senza un'analisi, senza un accordo.

Gli oltre 20 atti di sindacato ispettivo presentati in Parlamento, come è scritto nella mozione, fotografano il disagio crescente che viene dalle nostre Regioni e dai nostri territori. L'amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, con la sua solita e ormai stancante protervia, ci ha anticipato che 154 treni su 600 viaggiano in perdita. Nella mozione a prima firma del senatore Grillo e da lui illustrata si dice «Trenitalia, che opera in regime di impresa e non può quindi operare servizi strutturalmente in perdita, sarà costretta a tagliare 154 treni», dando per scontato che i treni che non si pagano vengano soppressi.

Per questi motivi, insistiamo perché il Governo proceda ad effettuare l'indagine conoscitiva cui ho fatto prima riferimento, perché vi sia un dialogo vero con i territori regionali, che peraltro pagano cifre cospicue per il mantenimento di servizi, e perché si operi con criteri di trasparenza, non solo nei rapporti contrattuali, ma in genere per l'efficientamento del servizio. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mura. Ne ha facoltà.