FILIPPI Marco (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, il senso e lo scopo della mozione che abbiamo presentato è quello di consentire al Parlamento di salvaguardare lo svolgimento delle proprie prerogative costituzionali nell'ambito delle funzioni di programmazione, di indirizzo e di controllo di un servizio pubblico come è quello costituito dal trasporto ferroviario dei treni di media e lunga percorrenza. Come risulta evidente dal testo della mozione, il Parlamento, per poter svolgere il proprio ruolo, deve essere però messo nelle condizioni di conoscere i parametri essenziali con cui vanno a comporsi costi e remunerazioni dei servizi in questione e, in trasparenza, i criteri delle priorità e delle conseguenti selezioni rispetto a eventuali eccedenze di offerta.
Ciò che invece come consuetudine da diversi anni a questa parte avviene (lo abbiamo apprezzato direttamente anche noi, colleghi, in più di una circostanza) è che l'utenza in corrispondenza del cambio del calendario orario stagionale viene a scoprire la cancellazione di treni o la loro diradazione oraria, informati al massimo dai media e senza poter capire quale sia stata la motivazione della scelta e chi ha rappresentato i loro interessi.
Uno stillicidio che ha finito per caratterizzare anche il dibattito politico dì questi anni, talvolta senza capo né coda, in quanto, come è evidente, ogni esponente politico (lo dimostrano le numerose interpellanze e interrogazioni presentate in questa e nella precedente legislatura) ha teso inevitabilmente a rappresentare la situazione che lo riguarda più direttamente, quella in cui impatta o che gli viene segnalata, rivendicandone la rimessa in pristino, curando gli interessi di determinati territori piuttosto che altri, ma senza l'ombra di una visione d'insieme che assicuri uniformità e capillarità del servizio svolto, che dovrebbe essere invece caratteristica specifica di chi governa e sovrintende alla politica dei trasporti nel nostro Paese.
Da tempo il nostro partito chiede al riguardo chiarezza e trasparenza nelle sedi opportune. Se interventi di razionalizzazione devono essere fatti, lo si faccia in trasparenza, con le mani sul tavolo e assumendosene fino in fondo le responsabilità conseguenti. È talmente vero questo proposito che non a caso, nella scorsa legislatura, fu disposta, con il comma 253 dell'articolo 2 della finanziaria 2008, un'indagine conoscitiva sul trasporto ferroviario di viaggiatori e merci sulla media e lunga percorrenza, volta a determinare la possibilità di assicurare l'equilibrio tra costi e ricavi dei servizi, ma soprattutto volta a individuare le azioni di miglioramento di efficienza di tali servizi. Ed è proprio su questo aspetto che la nostra mozione intende concentrarsi per evitare che eventuali ristrutturazioni in seno ai trasporti ferroviari siano determinate da semplici operazioni algebriche tra costi e ricavi, senza assumere invece anche il carattere dell'efficientamento del servizio, proprio di una politica industriale che voglia essere seria e rigorosa.
Tra le altre cose, questa mozione ha assunto anche un certo carattere di urgenza (e ringrazio il Presidente del Senato e la Conferenza dei Capigruppo per averne disposto la calendarizzazione) a seguito di due circostanze. La prima è costituita dalla deliberazione del CIPE del dicembre 2009, pubblicata soltanto nel dicembre 2010 (ripeto: il deliberato del CIPE è del dicembre 2009, la pubblicazione del dicembre 2010), che ha, bontà sua, definito il perimetro dei servizi universali, quelli cioè ritenuti di utilità sociale, per i quali lo Stato, in ragione di tale riconoscimento, dispone con apposito contratto di servizio, come previsto dal comma 2 dell'articolo 38 della legge n. 166 del 2002, l'integrale copertura dei costi.
La seconda circostanza è rappresentata dal fatto che sistematicamente è stata reiterata l'approvazione del contratto di servizio in questione, l'ultima volta in ordine di tempo con il provvedimento di proroga termini di decorrenza. Oggi il Vice Ministro ci dice che il contratto di servizio è stato recentemente approvato: ne prendiamo atto, ma lo impegniamo personalmente a trasmettercene una copia.
CASTELLI, vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Non ho ancora parlato!
FILIPPI Marco (PD). Lo anticipo, tanto ce lo siamo già detti.
Come dicevo, lo impegniamo personalmente a trasmettercene una copia, visto che in questi mesi non ci è stato fornito neppure lo schema.
Il contratto di servizio deve dare certezza giuridica a quei servizi di trasporto ferroviario che, indipendentemente dal loro equilibrio finanziario, vengono ritenuti essenziali servizi di utilità sociale, a garanzia della continuità territoriale o, più in generale, come si richiama nel testo della mozione, a tutela e salvaguardia dei diritti di mobilità riconosciuti dalla Carta costituzionale.
I numeri in gioco, e richiamati nella mozione, riguardano circa 600 treni di media-lunga percorrenza, di cui solo 220 sono riconosciuti come servizi di utilità sociale, mentre per altrettanti circa, nell'attuale regime di mercato, la tariffa consente l'integrale remunerazione dei costi. Per il resto, circa 150 treni, il risultato è in perdita e l'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato si è già espresso al riguardo: in mancanza di adeguati trasferimenti, la logica non può non essere quella di una conseguente soppressione.
Noi riteniamo invece che il ruolo di un amministratore pubblico non possa limitarsi alla presa d'atto di quello che viene ricompreso nel perimetro di copertura integrale dello Stato, ma che esso, nel rigore dei conti, debba anche consentire di far comprendere, al decisore e al legislatore, le possibili e realistiche azioni di efficientamento del servizio. Ed è altresì diritto e dovere del decisore e del legislatore tutelare il dettato della Costituzione e quindi chiedere che vengano perseguiti degli obiettivi di efficientamento del servizio, senza limitarsi a pagare i servizi solo in base alle risorse disponibili, come se questa fosse l'unica modalità di tutelare la mobilità dei cittadini.
Di ciò purtroppo non si avverte traccia. Ma ciò che è peggio (ed è la ragione principale della nostra mozione, che, lo ripeto, reclama un ruolo proprio del Parlamento) è che non si capisce quale sia (e se esiste) la politica del trasporto ferroviario nel nostro Paese, perché a noi non è dato di scorgerla!
All'apparenza si ha la sensazione di un Ministro che si nasconde dietro il piglio deterministico di un amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, che per certi versi sembra vicariarne il ruolo, il cui mantra però sembra essere solo quello di far tornare i conti.
Allora, capiamoci bene: se l'obiettivo affidato all'amministratore delegato è solo questo, abbiamo avuto modo di vedere i risultati di risanamento raggiunti; ma credo dobbiamo guardare oltre e abbiamo il dovere di farlo.
Il risanamento necessario deve coniugarsi con una politica di sviluppo di tutti i settori di traffico, trovando le giuste soluzioni per assicurare una mobilità di qualità in grado di servire tutti i territori.
Per carità, la nostra forza politica non discute sulla tenuta dei conti in termini di equilibrio di bilancio o di rigore finanziario; però, se è consentito, vorremmo anche capire quale sono i criteri su cui si fondano le scelte conseguenti per far tornare i conti che, converrete, non possono essere, come di certo non lo saranno, frutto della discrezione o dell'arbitrio di una o di poche persone!
Ecco! A questo gioco, per certi versi stucchevole, di specchi e di immagini riflesse, di sotterfugi e nascondini, riteniamo che il Parlamento, per la dignità che ancora la Costituzione gli assegna, debba sottrarsi e avere la forza di porre fine; a partire dalla piena disponibilità, con formale trasmissione, della delibera CIPE che definisce il perimetro dei servizi universali di trasporto ferroviario, e delle risultanze dell'indagine conoscitiva su cui tale delibera si determina (indagine che, ribadisco, il Parlamento ha disposto con la finanziaria 2008) e, per finire, con lo schema di contratto di servizio per il quale ho testé impegnato il vice ministro Castelli. Tutti documenti che reiteratamente sono stati richiesti per conto della competente Commissione, e che non sono stati fatti ancora pervenire.
Constatiamo, purtroppo, che anche in questa circostanza il Parlamento non è neppure spettatore silente, ma soggetto ignaro e assente.
Questa mozione vuole però andare oltre la semplice richiesta di messa a disposizione di documenti e, sulla base delle loro risultanze, impegnare conseguentemente il Governo. È una mozione che intende richiamare il Governo ad esercitare in trasparenza il proprio ruolo ed impegnarlo nella corretta lealtà istituzionale ad un sistematico confronto con i territori regionali e con il Parlamento per determinare scelte massimamente condivise.
Questo è, a nostro modo di vedere, il maggior criterio di buonsenso che dovrebbe essere applicato per trovare le migliori soluzioni, tenendo d'occhio anche la quadratura delle risorse, quindi collegando il traffico a media-lunga percorrenza al corrispondente trasporto regionale e interregionale, stipulando un contratto di servizio che comprenda obiettivi di sviluppo del servizio ferroviario, affrontando il problema dei treni che attualmente sono al di fuori del contratto di servizio e trovando le necessarie risorse nel mercato profittevole liberalizzato.
È una mozione che, come dicevo in apertura, reclama anche per il Parlamento l'esercizio pieno e consapevole del proprio ruolo e che delinea sinteticamente alcune azioni di miglioramento e di sviluppo del servizio ferroviario universale.
Forse, dopo il dibattito di oggi, almeno non potremo dire, ancorché prima lo potessimo, di non sapere. Gli strumenti per capire quale sia lo stato effettivo della situazione ci sono. vengano reperiti e, cortesemente, messi a disposizione (sia ben inteso: poi chi vuole se li legga), perché è finito il tempo in cui il possesso dell'informazione, la conoscenza dei dati, può consentire l'esercizio di un ruolo improprio e non proprio! (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore De Toni per illustrare la mozione n. 444.