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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 577 del 30/06/2011


LANNUTTI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:

il convitto nazionale "Vittorio Emanuele II" di Roma ha recapitato alle famiglie degli alunni una lettera nella quale si comunica che a partire dall'anno scolastico 2011/2012 tutti gli iscritti dovranno obbligatoriamente indossare la divisa scolastica;

pertanto, dal prossimo anno scolastico il rettore del convitto obbliga a far adottare agli studenti la divisa il cui onere è posto interamente a carico delle famiglie;

al momento dell'iscrizione le famiglie hanno dovuto sottoscrivere un contratto in cui si obbligavano a far indossare la divisa. In caso di non accettazione della clausola, l'iscrizione non aveva luogo. Nel contratto del semiconvitto questa clausola non è stata controfirmata (come di norma accade per le clausole vessatorie). Inoltre a tale obbligo non è stato quantificato il costo che doveva essere sostenuto;

la relativa comunicazione di provvedere all'acquisto delle divise è stata fatta arrivare alle famiglie per il tramite dei rappresentanti di classe nei giorni conclusivi dell'anno scolastico 2010/2011;

quindi dal prossimo anno una normale famiglia che voglia far andare in questa scuola pubblica i figli è costretta a sostenere, oltre alla spesa della retta, l'ulteriore onere della divisa;

considerando poi il numero degli studenti tra scuola primaria (13 classi), scuola secondaria di primo grado (13 classi) e della scuola secondaria di secondo grado (37 classi) si riscontra un notevole giro di affari, certamente non confrontabile con quello di un semplice grembiule nella scuola primaria;

la tipologia della divisa prevede varie differenze tra i capi femminili e quelli maschili, ciò che ne limita il possibile futuro riutilizzo in ambito familiare (non potendo un fratello indossare la divisa della sorella e viceversa); inoltre la fattura degli abiti non consente di trovarne analoghi nel mercato, cosicché le famiglie sono costrette ad approvvigionarsi solo dalla ditta "Best dress";

inoltre, l'istituto chiede pagamenti anticipati delle rette scolastiche dei primi anni di ogni scuola e dei corsi per l'insegnamento della lingua inglese con insegnante madrelingua nella scuola primaria in orario curricolare;

i genitori non sono stati avvisati che dal prossimo anno l'offerta formativa verrà ridotta dalle 30 ore dell'anno scolastico 2010/2011 a 27 ore;

nonostante la cosiddetta riforma Moratti consenta di far iscrivere i bambini alla scuola primaria pubblica se nati entro il 30 aprile, il dirigente scolastico del convitto nazionale non lo ha consentito per il prossimo anno scolastico;

non è stata nominata una commissione mensa. Quindi alle famiglie non è dato intervenire sulla questione mensa in alcun modo, anche se da anni tutti si lamentano della scarsa qualità e talvolta della pulizia;

se si presenta lamentela al dirigente scolastico in merito a tali questioni e più in generale sulla completa assenza del principio di trasparenza il professor Fatovic suole rispondere che è lui il responsabile della struttura e chi non è d'accordo con le proprie decisioni non ha altra alternativa se non lasciare la stessa. Uno dei tanti episodi di questa fatta è stato riportato dal quotidiano "Il Fatto Quotidiano" nei giorni successivi alla presentazione dei licei;

a giudizio dell'interrogante, è immorale costringere una famiglia a spendere circa 1.000 euro a bambino per la divisa per poter fare frequentare ai figli la scuola dell'obbligo. Infatti il costo dell'abito per bambino è di euro 587 a cui occorre aggiungere quello degli ulteriori cambi sperando che il minore cresca poco e possa non variare taglia nel corso di un anno;

infine si riscontra una curiosa differenza tra il convitto nazionale "Umberto I" di Torino e quello di Roma. L'adozione della divisa è avvenuta anche in Piemonte ai sensi della cosiddetta riforma Gelmini e delle normative degli scorsi secoli cui si rifanno i convitti, tuttavia il relativo onere è stato posto a carico del convitto. Solo la spesa per gli ulteriori capi deve essere sostenuta dalle famiglie. Anche i corsi curriculari di lingua inglese nella scuola primaria con l'insegnante madrelingua sono a carico del convitto "Umberto I" di Torino;

considerato che:

il convitto nazionale "Vittorio Emanuele II" di Roma è una scuola pubblica. Il dirigente scolastico è il rettore nominato dal Ministro in indirizzo;

attualmente tale carica è rivestita dal professor Emilio Fatovic, ex assessore comunale di Cividale del Friuli, e segretario generale di un sindacato della scuola a rilevanza nazionale. I tanti impegni esterni, a Bruxelles e in Cina, lo tengono spesso lontano dalla scuola e non gli consentono neppure la presenza alle "rappresentazioni artistiche" della scuola primaria;

la scuola è molto ambita soprattutto per il lungo orario che consente maggiore tranquillità ai genitori che lavorano. Gli studenti entrano alle 8 del mattino ed escono tra le 17-00 e le 17-30 in base alla scuola frequentata;

oltre che nel liceo internazionale, la lingua cinese viene insegnata, in orario curriculare, in alcune classi della scuola primaria a scapito dell'insegnamento della lingua italiana,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti e come sia possibile che, a parità di istituti definiti di eccellenza, vi sia una differente modalità di accesso ai servizi;

se non ritenga di adottare le opportune iniziative al fine di verificare il corretto utilizzo dei fondi da parte del convitto nazionale "Vittorio Emanuele II" di Roma;

se risulti che il convitto nazionale di Roma voglia inserire un test di selezione per l'accesso.

(4-05515)