GALLONE (PdL). Signor Presidente, onorevole Sottosegretario, onorevoli colleghi, nonostante la copiosa produzione legislativa del nostro Parlamento in materia di tutela dei minori, sono ancora tanti i nodi irrisolti nel panorama della responsabilità genitoriale, soprattutto quelli legati alle dinamiche del riconoscimento giuridico della stessa. Il nostro Paese in questi anni, ha man mano adottato tutta una serie di provvedimenti, misure e norme per adeguare al meglio le azioni ad un contesto sociale in continua evoluzione e in movimento da ogni punto di vista e di certo proprio ora non può correre il rischio di rimanere indietro rispetto agli altri Paesi europei, lasciando in sospeso situazioni inerenti a bambini sottratti, abbandonati, in difficoltà familiari, bambini che provengono da Paesi colpiti da calamità naturali o da Paesi in guerra e che hanno estremamente bisogno del nostro aiuto.
A questo proposito, il 19 ottobre 1996, nell'ambito della Conferenza dell'Aja sul diritto internazionale privato, è stata redatta una convenzione riguardante la competenza, la legge applicabile, il riconoscimento, l'esecuzione e la cooperazione in materia di responsabilità genitoriale e di misure di protezione dei minori. Si tratta di una convenzione importante che contiene fondamentali provvedimenti di protezione internazionale dei minori adottati all'estero, che integrano quelle relative a materie già regolamentate, come l'adozione internazionale, la sottrazione dei minori, gli obblighi alimentari. Attraverso la ratifica, infatti, gli Stati membri si impegnano: a dare il proprio contributo per creare uno spazio comune giudiziario e a costituire vie di comunicazione tra le autorità dei Paesi di origine e quelli di destinazione dei minori adottati; a determinare quale Stato sia competente ad adottare le misure volte alla protezione della persona o dei beni del minore e la competenza delle autorità del Paese in cui il minore si trova fisicamente per l'adozione di tutti i provvedimenti di urgenza; ad individuare la legge applicabile dalle autorità competenti e la legge applicabile alla responsabilità genitoriale e, infine, a garantire il riconoscimento e l'esecuzione delle misure di protezione del minore in tutti gli Stati contraenti e a stabilire una cooperazione tra gli Stati coinvolti nell'emanazione e nel riconoscimento dei provvedimenti sui minori.
Come ricordavo, l'Italia, già firmataria di molti altri trattati internazionali in materia d'infanzia e dei suoi diritti, ha sottoscritto la Convenzione dell'Aja del 1996 nel maggio del 2003, ma non ha ancora proceduto alla ratifica che è di fatto urgente anche in seguito alla decisione del Consiglio europeo del 5 giugno 2008 con cui l'Italia, fra gli altri Stati, è stata autorizzata alla ratifica stessa entro il 5 giugno 2010. È trascorso più di un anno da quella data e siamo certi che la ratifica della Convenzione sia ormai vicina. Come si sa, quando si gioca una partita secondo le regole fissate da altri è più difficile giocare e con queste regole il nostro Governo si è dovuto confrontare e ha dovuto svolgere degli approfondimenti per capire se fossero o meno compatibili con la nostra disciplina sull'immigrazione.
Il 6 ottobre 2010, nel corso dell'esame presso la Commissione affari esteri e comunitari della Camera, è emerso che la principale difficoltà nel processo di ratifica discenderebbe dal riconoscimento dell'istituto della kafala previsto nella Convenzione. Negli ordinamenti musulmani la kafala è un istituto che consente di adempiere al dovere di fratellanza e di solidarietà nei confronti dei minori soli, orfani o abbandonati. In pratica due coniugi, o anche un singolo affidatario (il cosiddetto kafil), accolgono un bambino (makful) e si impegnano a nutrirlo, mantenerlo ed educarlo come fosse il proprio figlio. L'affidamento si protrae fino al compimento della maggiore età, ma non dà diritto all'eredità né all'acquisizione del nome del nucleo in cui il bambino viene inserito.
In seguito ad un attento approfondimento sulla questione della kafala e in concordanza con l'orientamento della Cassazione, si è giunti ad affermare che questo istituto sia conforme ai princìpi del nostro ordinamento nel caso in cui l'affidamento avvenga in forza di un provvedimento dell'autorità giudiziaria locale (la cosiddetta kafala giudiziale) e non in base ad un semplice accordo di diritto privato tra le parti, anch'esso previsto dall'ordinamento islamico (kafala consensuale). Quest'ultima, infatti, consiste in un negozio giuridico che consente di cedere a un terzo le prerogative del genitore e presenta quindi l'evidente rischio di dissimulare forme di sfruttamento e schiavitù.
È questo un orientamento condivisibile, che consente di collocare in Italia, entro parametri normativamente corretti, un istituto islamico riconosciuto dalle convenzioni internazionali. Proprio su questa delicata e importante questione si è espresso il comitato per l'Islam italiano presieduto dal ministro dell'interno Maroni che, tra l'altro, ha evidenziato come sia fondamentale che nella legge di recepimento di questo istituto sia garantita ai minori che vengono affidati ad adulti residenti in Italia la medesima tutela di cui godono gli altri minori, in particolare demandando al tribunale per i minori il compito di accordare l'assenso e di esercitare i medesimi controlli previsti in caso di adozione internazionale.
In ogni caso, per approfondire le modalità con cui procedere alla ratifica da parte dell'Italia della Convenzione dell'Aja è stato costituito un tavolo interministeriale coordinato dal Ministero della giustizia a cui partecipano, tra gli altri, i rappresentanti del Ministero degli esteri, dell'interno, del lavoro, della salute e delle pari opportunità, che ha lavorato ad un testo che, avendo ancora bisogno di modifiche e perfezionamenti, non è ancora stato portato all'ordine del giorno del Consiglio dei Ministri.
Il nostro intento, attraverso la mozione, è quindi di rivolgere un appello accorato al Governo affinché possa concludere al più presto i suoi approfondimenti e possa superare le criticità e le limitazioni emerse in seno al comitato interministeriale per trovare una giusta sintesi e predisporre, in tempi brevi, un disegno di legge di ratifica della Convenzione de L'Aja del 1996, da sottoporre quanto prima all'esame del Consiglio dei ministri. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Serra).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Aderenti per illustrare la mozione n. 447.