Seguito della discussione delle mozioni nn. 336 (testo 2), 442, 446 e 447 sulla mancata ratifica della Convenzione dell'Aja sui minori (ore 16,37)
Approvazione delle mozioni nn. 336 (testo 2), 442 (testo 2), 446 e 447
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione delle mozioni 1-00336 (testo 2), presentata dalla senatrice Carlino e da altri senatori, 1-00442, presentata dalla senatrice Serafini Anna Maria e da altri senatori, 1-00446, presentata dalla senatrice Allegrini e da altri senatori, e 1-00447, presentata dalla senatrice Aderenti e da altri senatori, sulla mancata ratifica della Convenzione dell'Aja sui minori.
Ricordo che nella seduta antimeridiana ha avuto inizio l'illustrazione delle mozioni.
Ha facoltà di parlare la senatrice Gallone per illustrare la mozione n. 446.
GALLONE (PdL). Signor Presidente, onorevole Sottosegretario, onorevoli colleghi, nonostante la copiosa produzione legislativa del nostro Parlamento in materia di tutela dei minori, sono ancora tanti i nodi irrisolti nel panorama della responsabilità genitoriale, soprattutto quelli legati alle dinamiche del riconoscimento giuridico della stessa. Il nostro Paese in questi anni, ha man mano adottato tutta una serie di provvedimenti, misure e norme per adeguare al meglio le azioni ad un contesto sociale in continua evoluzione e in movimento da ogni punto di vista e di certo proprio ora non può correre il rischio di rimanere indietro rispetto agli altri Paesi europei, lasciando in sospeso situazioni inerenti a bambini sottratti, abbandonati, in difficoltà familiari, bambini che provengono da Paesi colpiti da calamità naturali o da Paesi in guerra e che hanno estremamente bisogno del nostro aiuto.
A questo proposito, il 19 ottobre 1996, nell'ambito della Conferenza dell'Aja sul diritto internazionale privato, è stata redatta una convenzione riguardante la competenza, la legge applicabile, il riconoscimento, l'esecuzione e la cooperazione in materia di responsabilità genitoriale e di misure di protezione dei minori. Si tratta di una convenzione importante che contiene fondamentali provvedimenti di protezione internazionale dei minori adottati all'estero, che integrano quelle relative a materie già regolamentate, come l'adozione internazionale, la sottrazione dei minori, gli obblighi alimentari. Attraverso la ratifica, infatti, gli Stati membri si impegnano: a dare il proprio contributo per creare uno spazio comune giudiziario e a costituire vie di comunicazione tra le autorità dei Paesi di origine e quelli di destinazione dei minori adottati; a determinare quale Stato sia competente ad adottare le misure volte alla protezione della persona o dei beni del minore e la competenza delle autorità del Paese in cui il minore si trova fisicamente per l'adozione di tutti i provvedimenti di urgenza; ad individuare la legge applicabile dalle autorità competenti e la legge applicabile alla responsabilità genitoriale e, infine, a garantire il riconoscimento e l'esecuzione delle misure di protezione del minore in tutti gli Stati contraenti e a stabilire una cooperazione tra gli Stati coinvolti nell'emanazione e nel riconoscimento dei provvedimenti sui minori.
Come ricordavo, l'Italia, già firmataria di molti altri trattati internazionali in materia d'infanzia e dei suoi diritti, ha sottoscritto la Convenzione dell'Aja del 1996 nel maggio del 2003, ma non ha ancora proceduto alla ratifica che è di fatto urgente anche in seguito alla decisione del Consiglio europeo del 5 giugno 2008 con cui l'Italia, fra gli altri Stati, è stata autorizzata alla ratifica stessa entro il 5 giugno 2010. È trascorso più di un anno da quella data e siamo certi che la ratifica della Convenzione sia ormai vicina. Come si sa, quando si gioca una partita secondo le regole fissate da altri è più difficile giocare e con queste regole il nostro Governo si è dovuto confrontare e ha dovuto svolgere degli approfondimenti per capire se fossero o meno compatibili con la nostra disciplina sull'immigrazione.
Il 6 ottobre 2010, nel corso dell'esame presso la Commissione affari esteri e comunitari della Camera, è emerso che la principale difficoltà nel processo di ratifica discenderebbe dal riconoscimento dell'istituto della kafala previsto nella Convenzione. Negli ordinamenti musulmani la kafala è un istituto che consente di adempiere al dovere di fratellanza e di solidarietà nei confronti dei minori soli, orfani o abbandonati. In pratica due coniugi, o anche un singolo affidatario (il cosiddetto kafil), accolgono un bambino (makful) e si impegnano a nutrirlo, mantenerlo ed educarlo come fosse il proprio figlio. L'affidamento si protrae fino al compimento della maggiore età, ma non dà diritto all'eredità né all'acquisizione del nome del nucleo in cui il bambino viene inserito.
In seguito ad un attento approfondimento sulla questione della kafala e in concordanza con l'orientamento della Cassazione, si è giunti ad affermare che questo istituto sia conforme ai princìpi del nostro ordinamento nel caso in cui l'affidamento avvenga in forza di un provvedimento dell'autorità giudiziaria locale (la cosiddetta kafala giudiziale) e non in base ad un semplice accordo di diritto privato tra le parti, anch'esso previsto dall'ordinamento islamico (kafala consensuale). Quest'ultima, infatti, consiste in un negozio giuridico che consente di cedere a un terzo le prerogative del genitore e presenta quindi l'evidente rischio di dissimulare forme di sfruttamento e schiavitù.
È questo un orientamento condivisibile, che consente di collocare in Italia, entro parametri normativamente corretti, un istituto islamico riconosciuto dalle convenzioni internazionali. Proprio su questa delicata e importante questione si è espresso il comitato per l'Islam italiano presieduto dal ministro dell'interno Maroni che, tra l'altro, ha evidenziato come sia fondamentale che nella legge di recepimento di questo istituto sia garantita ai minori che vengono affidati ad adulti residenti in Italia la medesima tutela di cui godono gli altri minori, in particolare demandando al tribunale per i minori il compito di accordare l'assenso e di esercitare i medesimi controlli previsti in caso di adozione internazionale.
In ogni caso, per approfondire le modalità con cui procedere alla ratifica da parte dell'Italia della Convenzione dell'Aja è stato costituito un tavolo interministeriale coordinato dal Ministero della giustizia a cui partecipano, tra gli altri, i rappresentanti del Ministero degli esteri, dell'interno, del lavoro, della salute e delle pari opportunità, che ha lavorato ad un testo che, avendo ancora bisogno di modifiche e perfezionamenti, non è ancora stato portato all'ordine del giorno del Consiglio dei Ministri.
Il nostro intento, attraverso la mozione, è quindi di rivolgere un appello accorato al Governo affinché possa concludere al più presto i suoi approfondimenti e possa superare le criticità e le limitazioni emerse in seno al comitato interministeriale per trovare una giusta sintesi e predisporre, in tempi brevi, un disegno di legge di ratifica della Convenzione de L'Aja del 1996, da sottoporre quanto prima all'esame del Consiglio dei ministri. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Serra).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Aderenti per illustrare la mozione n. 447.
ADERENTI (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Convenzione dell'Aja del 19 ottobre 1996 concernente la competenza, la legge applicabile, il riconoscimento, l'esecuzione e la cooperazione in materia di responsabilità genitoriale e di misure di protezione dei minori, firmata dal nostro Paese nel maggio 2003, non è stata ancora ratificata. La ratifica della Convenzione sarebbe dovuta avvenire entro il 5 giugno del 2010. L'Italia, quindi, non avendo ancora provveduto alla ratifica di tale Convenzione è sotto esame da parte dell'Unione europea e corre il rischio che vengano attivate le procedure contro la violazione dei trattati previste dall'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
La ratifica della Convenzione, che costituisce l'aggiornamento di quella del 1961, oggi vigente nel nostro Paese, contribuirebbe a potenziare le politiche di tutela dei minori, sviluppando una cooperazione giudiziaria tra gli Stati membri, e condizionando i provvedimenti stranieri in tema di misure di protezione della persona e dei beni del minore al rispetto di una procedura che preveda la consultazione da parte dell'autorità giudiziaria competente dello Stato di residenza del minore.
Tutto ciò si evince dal combinato disposto di numerosi articoli proprio di tale Convenzione; essa assume quindi un'importanza strategica per quanto concerne la protezione dei minori nelle situazioni di custodia di tipo internazionale che coinvolgono i diversi Stati. Non dimentichiamo i numerosi contenziosi, sotto gli occhi di tutti, di quei coniugi che in fase di separazione oppure di divorzio e con cittadinanza in Stati diversi rapiscono i propri figli al coniuge che aveva avuto l'affidamento in uno degli Stati membri dell'Unione europea. Tali contenziosi, purtroppo, sono ancora aperti.
Il ritardo accumulato dal nostro Paese deve essere ricondotto in modo particolare al problema relativo al riconoscimento formale, inserito nella Convenzione in questione, dell'istituto della kafala. Qui si fa riferimento articolo 3, punto e), e all'articolo 33 proprio della Convenzione. Il Ministero dell'interno, infatti, inizialmente, ha posto una riserva tecnica in merito a tale istituto e alla conseguenti difficoltà oggettive che sarebbero scaturite da un riconoscimento tout court senza una preventiva regolamentazione e disciplina.
L'istituto di diritto islamico della kafala trae la sua origine dal Corano, che non ammette che possano essere rescissi integralmente i legami tra il minore adottato e la sua famiglia di origine. In sostanza, sappiamo che in tutti i Paesi islamici, fatta eccezione per la Turchia, la Somalia ed il Libano, l'adozione è vietata, oppure non le viene riconosciuto alcun valore.
Nei Paesi islamici l'adozione legittimante è espressamente vietata dal Corano, perché rescinde i legami tra il minore e la sua famiglia. Pertanto, l'unico strumento di protezione del minore abbandonato è proprio la kafala. Kafala significa che una persona adulta si prende l'impegno di nutrire, curare e mantenere il minore fino al raggiungimento della maggiore età, senza il vincolo della filiazione e nemmeno la rottura dei rapporti giuridici con la famiglia di origine.
È necessario ricordare che l'istituto della kafala, che presenta dei tratti molto simili ad una sorta di affidamento illimitato o sine die, è espressamente richiamato nella Convenzione ONU del 1989. Il Ministero dell'interno, in conformità con un consolidato orientamento della Cassazione, è intervenuto di recente con atti formali in merito all'istituto della kafala, evidenziandone la conformità ai principi del nostro ordinamento giuridico solo nel caso in cui l'affidamento avvenga in forza di un provvedimento dell'autorità giudiziaria locale (attraverso la kafala giudiziale), e non in base ad un semplice accordo di diritto privato tra le parti (quindi, attraverso la kafala consensuale)
La kafala consensuale deriva da un atto notarile privato stipulato tra le parti ed omologato davanti al tribunale, e si presenta come una sorta di affidamento extra-parentale di minori, non creando alcun legame parentale tra gli adottanti ed il minore. La kafala consensuale può essere assimilabile ad un affidamento a tempo illimitato; è un istituto che non è previsto nella normativa delle adozioni e che, pertanto, non collima con il nostro sistema giuridico, tant'è che il tribunale dei minori di Trento ha stabilito, con una sua sentenza del 5 marzo 2002, che la kafala non può in alcun modo essere equiparata ad un affidamento preadottivo e non può essere dichiarata efficace in Italia. Attualmente, non a caso, i genitori adottivi italiani non si vedono riconoscere il provvedimento nel nostro Paese. Non solo, ma ai genitori adottivi che usufruiscono della kafala consensuale per adottare minori provenienti dai Paesi islamici viene richiesto anche di dichiarare, proprio nell'atto notarile privato, seppur formalmente, la conversione all'Islam.
In data 6 ottobre 2010, nel corso dello svolgimento di un'interrogazione a risposta immediata relativa all'argomento presso la III Commissione permanente della Camera dei deputati, il Governo ha dichiarato che lo scioglimento della riserva precedentemente posta da parte del Ministero dell'interno con riferimento alla sola kafala giudiziale permette che vengano ripresi i lavori della commissione interministeriale preposta proprio ad estendere il testo del disegno di legge di ratifica della Convenzione dell'Aja, della quale stiamo trattando.
Noi chiediamo come Lega Nord che il Governo si impegni quindi ad attivare tutte le procedure necessarie al fine di adempiere in tempi brevi alla ratifica della Convenzione dell'Aja del 19 ottobre 1996, ma anche ad introdurre, secondo le indicazioni già formulate e presentate ufficialmente dal Ministero dell'interno nel tavolo di lavoro che vede coinvolti i Ministeri interessati per il completamento del testo del disegno di legge governativo di ratifica della convenzione, una particolare disciplina in relazione al riconoscimento dell'istituto della kafala.
Chiediamo questo proprio per tutte le informazioni che con chiarezza ho messo in evidenza nell'illustrazione della nostra mozione e per garantire che prevalga il diritto di educazione, oltre che il dovere di curare ed amare il minore adottato, da parte della famiglia adottante secondo i propri convincimenti culturali, senza che essa debba soggiacere a vincoli che ne mortifichino o ne condizionino anche la libertà religiosa.
Tutto ciò, a salvaguardia della nostra cultura, fondata anche sulla libertà di scelta educativa da parte di ogni singola famiglia, sulla libera assunzione di responsabilità verso i doveri della genitorialità, oltre che sulla grande generosità delle famiglie italiane che decidono e ottengono di adottare minori. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
È iscritta a parlare la senatrice Castiglione. Ne ha facoltà.
CASTIGLIONE (CN-Io Sud). Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, che questo Governo e questo Parlamento siano sensibili e siano impegnati nei confronti delle problematiche dei bambini e degli adolescenti lo hanno dimostrato con l'approvazione in quest'Aula parlamentare la settimana scorsa del disegno di legge che dà attuazione alla Convenzione sui diritti del fanciullo attraverso l'istituzione dell'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza.
Purtuttavia dobbiamo riconoscere che da più di un anno è scaduto il termine fissato dal Consiglio dell'Unione europea per la ratifica della Convenzione dell'Aja del 1996. Tale Convenzione, che riguarda la responsabilità genitoriale e la protezione dei minori, è sicuramente da considerare un valido strumento per il miglioramento della cooperazione tra Stati in materia di protezione dell'infanzia. Infatti, la sua applicazione consentirebbe sicuramente di dare tante risposte e di adottare tutti quei provvedimenti su migliaia di bambini e di adolescenti che si trovano in difficoltà. Mi riferisco ai cosiddetti bambini non accompagnati che provengono dai Paesi del Nord Africa, bambini sicuramente in difficoltà familiari, bambini provenienti da aree sede di conflitti militari o colpiti da catastrofi naturali.
Le mozioni presentate ed illustrate chiedono al Governo infatti di presentare al più presto il disegno di legge di autorizzazione alla ratifica della Convenzione dell'Aja del 1996, la cui applicazione risolverebbe e supererebbe tutte quelle problematiche che diventano situazioni limite dal punto di vista giuridico perché i sistemi giuridici non collaborano tra di loro, non dialogano tra di loro. Tra questi abbiamo il riconoscimento della kafala, come ampiamente descritto nelle varie mozioni, un istituto che non è riconosciuto ancora dallo Stato italiano e che quindi non permette ai minori abbandonati provenienti dal Nord Africa di essere accolti dalle aspiranti famiglie adottive residenti in Italia. Eppure sappiamo che sono tantissimi i bambini abbandonati nel Nord Africa: solo nel Marocco ne abbiamo circa 60.000. Si tratta di bambini neonati abbandonati e bambini di strada, che vivono nei centri senza aver alcun legame con la famiglia o con i familiari in genere. Questi minori, pur essendo abbandonati a loro stessi, non possono essere affidati perché l'Italia non riconosce questo sistema di protezione dell'infanzia che è la kafala. La Convenzione dell'Aja del 1996 prevede proprio questo tipo di consultazione tra varie autorità del Paese di origine del minore e del Paese di residenza, per garantire l'accoglienza familiare. L'augurio è che al più presto il Governo possa accogliere e ratificare questa Convenzione perché in questa maniera daremo l'opportunità ai bambini abbandonati di essere finalmente considerati dei figli e di avere una famiglia. (Brusìo). Capisco che il mio intervento non interessa quasi a nessuno.
Ad ogni modo, concludo augurandomi che il Governo al più presto possa ratificare questa Convenzione e preannuncio il voto favorevole mio e del Gruppo di Coesione Nazionale-Io Sud. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud e PdL).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà.
RIZZOTTI (PdL). Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghe e colleghi, nel 1996 si è provveduto alla firma e alla relativa ratifica, da parte degli Stati membri, della Convenzione dell'Aja concernente la competenza, la legge applicabile, il riconoscimento, l'esecuzione e la cooperazione in materia di responsabilità genitoriale e di misure per la tutela dei minori a livello internazionale, che integrano quelli già regolamentati dai singoli Stati. Da allora, in materia di responsabilità genitoriale, sono stati adottati o proposti numerosi atti, in particolare il regolamento (CE) n. 1347 del 2000, che aveva previsto il riconoscimento reciproco di certe decisioni in materia di responsabilità genitoriale emesse in occasione di un divorzio o di una separazione e il regolamento (CE) n. 2201 del 27 novembre 2003 del Consiglio che ha abrogato e sostituito il regolamento precedente.
La Convenzione dell'Aja del 1996 rappresenta il principale strumento di tutela dei minori in difficoltà familiare (ad eccezione dell'adozione internazionale) impegnando gli Stati membri a creare uno spazio giudiziario comune. Essa, infatti, è applicabile ai provvedimenti che riguardano bambini e adolescenti ostaggi di sistemi giuridici nazionali che non dialogano fra loro (minori provenienti da Paesi colpiti da calamità naturali, minori in affido internazionale, minori con provvedimento di kafala).
L'esempio più eclatante riguarda il riconoscimento della kafala, la più alta forma di protezione dell'infanzia abbandonata nei Paesi dell'Islam, ed è proprio questo il punto critico nel processo di ratifica. Germania, Francia, Irlanda e Regno Unito nell'anno 2010 hanno provveduto a ratificare la Convenzione dell'Aja, mentre invece non c'è ancora nessun segnale dall'Italia, unico tra i grandi Paesi della Comunità europea a non aver ancora dato una risposta chiara alle sollecitazioni delle istituzioni europee rispetto alla ratifica di una Convenzione definita dallo stesso Consiglio dell'Unione europea «di rilevanza comunitaria». È infatti scaduto - com'è stato detto in quest'Aula - il 5 giugno dell'anno scorso il termine fissato dal Consiglio dell'Unione europea per la ratifica del testo della Convenzione del 1996 da parte dell'Italia e di altri Paesi europei. Sappiamo che il tavolo interministeriale coordinato dal Ministero della giustizia a cui partecipano rappresentanti dei Ministeri degli affari esteri, dell'interno, del lavoro, della salute e delle pari opportunità sta procedendo con impegno ai lavori, ma è proprio per questo che dobbiamo provvedere alla presentazione di una norma in tempi molto brevi che autorizzi la ratifica della Convenzione dell'Aja. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.
Ha facoltà di parlare la rappresentante del Governo, alla quale chiedo di esprimere anche il parere sulle mozioni presentate.
ALBERTI CASELLATI, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sulla mozione n. 336 (testo 2), presentata dalla senatrice Carlino e da altri senatori. Esprimo altresì parere favorevole sulla mozione n. 442, presentata dalla senatrice Serafini Anna Maria e da altri senatori, a condizione che venga espunto il quarto capoverso delle premesse, dove si dice che la mancata ratifica lascia trasparire il debole interesse del Governo, perché in realtà il Governo è sempre stato sensibile alle questioni dei minori, com'è stato ampiamente sottolineato anche negli interventi svolti oggi in Aula. Proprio per questa sua sensibilità, il Governo ha voluto valutare scrupolosamente tutte le disposizioni destinate a trovare applicazione nel diritto nazionale.
Esprimo infine parere favorevole sulla mozione n. 446, presentata dalla senatrice Allegrini e da altri senatori, e sulla mozione n. 447, presentata dalla senatrice Aderenti e da altri senatori.
PRESIDENTE. Senatrice Serafini, accetta la modifica proposta dalla rappresentante del Governo alla mozione n. 442?
SERAFINI Anna Maria (PD). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione delle mozioni.
CARLINO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARLINO (IdV). Signor Presidente, colleghi, signora Sottosegretario, come ho già avuto modo di dire in sede di illustrazione, credo che i tempi siano maturi per procedere finalmente alla presentazione dell'apposito disegno di legge di ratifica della Convenzione dell'Aja sui minori. Vorrei tuttavia precisare ancora una volta che il fatto che il termine per la ratifica della Convenzione fosse preferibilmente fissato al 5 giugno 2010 non autorizzava nessuno a lasciarlo spirare con tanta leggerezza. Aver lasciato immutato il testo della nostra mozione, con la richiesta di impegno alla presentazione del disegno di legge di ratifica entro il 2010, è stata una scelta consapevole, per sottolineare questo ritardo. Ma ora richiediamo con insistenza che si proceda alla ratifica entro breve tempo, visto che la mia mozione era datata al novembre 2010.
Il dibattito ha comunque dimostrato che la ratifica della Convenzione dell'Aja è un'esigenza unanimemente sentita. Il nostro voto sarà favorevole a tutte le mozioni che sono state qui illustrate. L'Aula del Senato darà oggi un altro segnale forte di sensibilità sui temi dell'infanzia, dopo la recente e condivisa approvazione della legge sull'istituzione dell'Autorità garante per l'infanzia. Tuttavia restano aperte alcune serie e concrete problematiche. Per quanto riguarda le risorse, persiste il problema della mancanza di bilanci che rendano trasparenti le risorse dedicate all'infanzia e all'adolescenza in Italia.
La legge di stabilità del 2011 ha diminuito i fondi della legge n. 285 del 1997 e lo stesso fondo è stato poi diminuito di un altro 10 per cento nel marzo 2011. Per quanto riguarda la quota del Fondo nazionale per le politiche sociali, va rilevato che dal 2010 vi è un cambiamento nel metodo di conteggio. Fino al 2010 la quota del fondo considerava gli oneri obbligatori per i diritti soggettivi (agevolazioni a genitori di bambini con disabilità, assegni di maternità, assegni ai nuclei familiari, indennità per i lavoratori affetti da talassemia major) più i fondi destinati alle Regioni, alle Province autonome e la quota imputata al Ministero per il suo funzionamento istituzionale. Dal 2010 la quota del fondo si deve calcolare al netto degli oneri per i diritti soggettivi. Abbiamo assistito negli anni ad una netta diminuzione del fondo; questa situazione è stata sottolineata anche dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, che ha espresso la propria preoccupazione per i tagli al fondo nazionale per le politiche sociali, già penalizzato per i tagli alla finanza regionale del 2010 e che ha subìto un'ulteriore decurtazione di 55 milioni di euro. (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, per favore, un po' di attenzione, cortesemente.
Senatore Castelli, senatore Grillo, non è possibile continuare a parlare lì vicino, mentre la senatrice Carlino sta svolgendo il suo intervento.
CARLINO (IdV). Esso è stato quindi decurtato del 47 per cento rispetto a quanto erogato nel 2010.
Sono stati drasticamente ridotti i Fondi per le politiche della famiglia (da 186,6 milioni di euro nel 2009 a 51,475 milioni di euro del 2011), per le pari opportunità (da 40 milioni di euro nel 2009 ai 17,256 milioni di euro per quest'anno) e del Fondo per le politiche giovanili (da 79 milioni di euro a 12,788 milioni di euro per il 2011).
Questi fondi non riguardano direttamente l'infanzia e l'adolescenza, ma hanno ovviamente un impatto sui minori in Italia.
Nel 2011 sono rimasti invariati i fondi destinati all'infanzia nel quadro della cooperazione internazionale, ma i fondi complessivamente destinati alla cooperazione diminuiscono. La legge di stabilità ha infatti tagliato del 46 per cento i finanziamenti alla cooperazione e dal 2008 gli stanziamenti per la legge n. 49 del 1987 sono scesi del 78 per cento.
Ricordo infine che il Piano nazionale per l'infanzia è stato approvato e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 9 maggio scorso. Prima della sua approvazione, il Piano era stato esaminato dalla Commissione bicamerale infanzia e dalla Conferenza Stato-Regioni. La Commissione bicamerale, dopo un'indagine conoscitiva, iniziata il 5 ottobre 2010 e conclusa il 28 ottobre 2010, nel febbraio 2011 aveva dato parere favorevole al Piano, pur evidenziandone alcuni aspetti critici. Si è espressa invece in senso sfavorevole sullo schema del Piano nazionale la Conferenza Stato-Regioni. Ma ciò che è più preoccupante è anche in questo caso la mancanza di fondi ad hoc per l'attuazione del Piano.
Signor Presidente, credo che affrontare queste questioni sia necessario e doveroso oggi ancor di più, mentre si approssima un ennesimo pesantissimo intervento in materia finanziaria.
Si proceda all'approvazione di un'adeguata normativa a tutela dell'infanzia, ma si provveda anche a fornire gli strumenti adeguati perché questa normativa possa effettivamente trovare concreta applicazione. (Applausi del senatore Ignazio Marino).
BOLDI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOLDI (LNP). Signor Presidente, non mi soffermerò ulteriormente sull'importanza di questa Convenzione che sostanzialmente mira a creare delle norme uniformi per individuare l'autorità nazionale competente a decidere in materia minorile, in modo da evitare provvedimenti contrastanti da parte di due Stati diversi.
Voglio ancora dire che effettivamente c'è stato un ritardo da parte dell'Italia nella ratifica della Convenzione, ma la formula usata nel Consiglio dell'Unione europea del 5 giugno 2008 e, cioè, giungere alla ratifica «se possibile anteriormente al 5 giugno 2010» mi porterebbe ad escludere che lo sforamento di questo termine possa configurare un inadempimento italiano. Quindi, l'idea che in base a questo possa esserci una sanzione da parte dell'Europa, a mio avviso, non corrisponde al vero.
Perché c'è stato questo ritardo? Forse si poteva fare più in fretta, ritengo però giusto lo studio che è stato fatto e credo che sia giusto riconoscere al Ministero dell'interno che si è espresso in conformità con un orientamento della Cassazione più volte formulato, secondo il quale con il nostro ordinamento è compatibile l'istituto della kafala solo nel caso in cui l'affidamento avvenga in forza di un provvedimento dell'autorità giudiziale locale (appunto la kafala giudiziale) e non in base a un semplice accordo di diritto privato tra le parti, che anch'esso sarebbe compatibile con l'ordinamento islamico (la kafala consensuale), ma che consiste in un negozio giuridico che consente di cedere ad una terza parte le prerogative del genitore e presenta il rischio di dissimulare forme di sfruttamento e schiavitù; non è sicuramente questo che noi vogliamo.
Questa è stata la preoccupazione anche di molti altri Stati, come il Belgio e la Germania, che hanno risolto anch'essi dando maggiore importanza alla kafala giudiziale ed escludendo altre forme di kafala.
È questo uno sprone al Comitato interministeriale per arrivare al più presto all'approvazione della legge di ratifica che, ripeto, è e sarà un vantaggio per questi minori che sono privi di genitori o che comunque sono stati separati dalle loro famiglie.
Per tali ragioni, annuncio il nostro voto favorevole. (Applausi dal Gruppo LNP e della senatrice Rizzotti).
ALLEGRINI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALLEGRINI (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, con l'approvazione delle mozioni che ci apprestiamo a votare, aggiungiamo un altro importante tassello all'impegno che in quest'Aula, in maniera costante negli ultimi mesi, abbiamo voluto manifestare e perseguire in tema di protezione dei minori e responsabilità genitoriale.
La recente istituzione del Garante per l'infanzia ne è una prova, ma occorre anche ricordare la ratifica della Convenzione di Lanzarote in tema di violenza sui minori e pedofilia, il provvedimento sulla competenza in tema di potestà genitoriale che ha equiparato i figli naturali e legittimi davanti al tribunale ordinario, quello a favore dei figli di detenute madri e molti altri ancora.
In generale, va poi ricordato come l'Italia abbia tentato, negli ultimi anni, di velocizzare l'accidentato percorso di ratifica delle Convenzioni dell'ONU ed europee, che hanno sempre richiesto, per loro natura, tempi lunghi e iter sofferti. È questo il caso anche della Convenzione dell'Aja del 1996, che ha trovato il principale ostacolo nella oggettiva difficoltà ad adeguare uno strumento previsto dal diritto islamico e sconosciuto al nostro ordinamento come la kafala, in quanto confliggente con altri istituti del nostro ordinamento apparentemente simili, ma in punto di diritto fortemente diseguali. Le difficoltà che il Governo italiano ha sin qui evidenziato scaturiscono da fondati dubbi circa la possibile strumentalizzazione e l'abuso della stessa kafala, ove non adeguatamente normata, contro l'interesse del minore stesso.
Lo scopo di questa Convenzione è invece proprio quello di creare uno spazio comune giudiziario e quindi di ridurre i conflitti tra legislazioni, in particolare individuando la legge applicabile, il riconoscimento, 1'esecuzione e la cooperazione in materia di potestà genitoriale e protezione dei minori.
Vogliamo dare atto al Governo del grande lavoro svolto in sede interministeriale e parimenti del grande apporto tecnico e culturale che il Comitato per l'Islam, insediato presso il Ministero dell'interno, ha voluto fornire alla vicenda.
Dobbiamo inoltre darci conto del fatto che l'Italia, diciamolo con orgoglio, il nostro Paese, ha saputo anche nel passato più recente e nell'attualità essere in prima linea, in special modo nei confronti dei minori e degli adolescenti, per solidarietà, accoglienza e integrazione: ben oltre la disponibilità che ci aspettavamo, e non è arrivata, da quei Paesi a noi storicamente e culturalmente più vicini.
Delle stime ci dicono che i minori non accompagnati, sbarcati a Lampedusa solo nel mese di maggio, sarebbero circa 500. Questa è la verità, una verità ancor più vera quando storie anonime diventano voci, volti, occhi di bambini e bambine che chiedono di vedersi riconoscere, in qualsiasi modo, il diritto primario di essere circondati di affetto, affetto e ancora affetto. Questo è bene ribadirlo: che si parli di kafala, o adozione o affido, al centro deve sempre essere l'interesse del minore, il suo sviluppo, la sua educazione, la sua crescita. Che si parli di kafala, o adozione o affido, nessuno può pensare di eludere il rispetto della legge. L'Italia, è bene ricordarlo, proprio per le verifiche e i controlli pre e post adozione, con una normativa rigorosa e protocolli altrettanto puntuali si è guadagnata un ruolo leader in materia nel mondo.
Attorno a questo nodo ruotano interrogativi e dubbi sin qui avanzati dal Governo, al quale chiediamo di inviare presto alle Camere un testo equilibrato, una sintesi che, tenendo conto delle diversità culturali e religiose di una società multietnica, ribadisca i paletti normativi (è stato già ribadito il distinguo tra kafala giudiziale e consensuale) e il ruolo di attori, quale il tribunale per i minori, che diano pienamente attuazione a quanto ci viene richiesto nella Convenzione.
Vi sono poi questioni irrisolte su cui l'opinione pubblica, ben oltre la ratifica della Convenzione, a più riprese, si interroga e sulle quali anche il Parlamento dovrebbe fare una riflessione complessiva: per esempio, la realizzazione della banca dati dei bambini adottabili, la riduzione del numero (16.000 circa) di minori che trascorrono l'intera infanzia e adolescenza in istituti a causa di rinnovi sine die dei decreti di affidamento, o anche 1'esclusione a tutt'oggi di ciò che invece la Convenzione dell'Aja del 1993 sulle adozioni consente, e cioè 1'adozione in uscita per quei minori adottabili che non trovano famiglia in Italia.
Queste mozioni hanno oggi, simbolicamente, la faccia di Munir, il bambino egiziano affidato in kafala ad una famiglia italo-egiziana delle Marche e ancora in orfanotrofio per il rifiuto del visto. Ma la Convenzione dell'Aja del 1996 sui minori è molto di più: per esempio, un efficace strumento per combattere quel triste e crescente fenomeno dei minori non accompagnati in Italia che spesso rappresenta solo l'anticamera della loro scomparsa, con il tragico epilogo dello sfruttamento del lavoro minorile o sessuale.
Il Popolo della Libertà voterà con convinzione, anzi con entusiasmo, le quattro mozioni, perché è tempo che questa vicenda si concluda e per ribadire un elementare concetto, anzi un valore: ciascun minore ha diritto ad una famiglia che si prenda cura di lui, che lo ami e lo accompagni verso la vita e che ne faccia prima un uomo o una donna e dopo un cittadino. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).
CARLONI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARLONI (PD). Signor Presidente, prima con l'approvazione del disegno di legge legge che istituisce il Garante per l'infanzia e l'adolescenza e oggi con l'approvazione delle mozioni parlamentari che impegnano il Governo a produrre gli atti per la ratifica della Convenzione dell'Aja del 1996 finalmente - e sottolineo finalmente - il Parlamento dimostra di voler mettere l'Italia al pari con gli altri Paesi in materia di diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. Lo facciamo tuttavia con tanto ritardo rispetto a tutti gli altri Paesi dell'Unione; inoltre, considerando che questa Convenzione era stata sottoscritta dall'Italia nel maggio 2003, il nostro giudizio non può che essere articolato.
Non possiamo sottacere infatti lo scandalo della mancata approvazione lo scorso anno e fin qui di questa che è forse la più importante Convenzione recente per la protezione dei minori. Già da molto tempo la ratifica avrebbe consentito all'Italia di sbrogliare quella vera e propria intricata matassa che tuttora impedisce a migliaia di minori abbandonati di essere accolti da famiglie italiane. Infatti, questa Convenzione troverebbe applicazione per tutti quei provvedimenti che interessano bambini e adolescenti in ostaggio di sistemi giuridici nazionali che non sono capaci di dialogare tra loro. L'esempio più clamoroso è forse quello del mancato riconoscimento della kafala, di cui tanto abbiamo parlato, ovvero di quello che è considerato il più alto e diffuso strumento di protezione dell'infanzia negli Stati nordafricani.
L'Italia, a differenza di altri Paesi europei, si è troppo a lungo attardata nel mancato riconoscimento di questo istituto senza peraltro saper individuare fino ad ora strade e soluzioni sostenibili e percorribili per dare possibilità concrete e legali ai minori abbandonati di essere accolti da una famiglia italiana. Pensiamo ad esempio che in Marocco sono più di 60.000 i minori abbandonati che vivono senza una famiglia. Il caso del Marocco si distingue dagli altri proprio perché nella maggioranza dei casi questi minori non hanno legami con le famiglie di origine, ma non possono essere accolti in Italia perché il nostro Paese non ha riconosciuto la kafala come sistema di protezione dell'infanzia.
Ecco, la Convenzione dell'Aja del 1996 è stata pensata e voluta proprio per questo motivo, per superare questa impasse giuridica, prevedendo procedure di consultazione tra le autorità di due Paesi per garantire l'accoglienza di minori presso le famiglie. Così come la Convenzione dell'Aja del 1993 ha contribuito a regolamentare il sistema dell'adozione internazionale garantendo trasparenza e rigore alle politiche per l'accoglienza familiare di 81 Paesi del mondo, così l'applicazione della Convenzione dell'Aja del 1996 permetterà di dare risposta a migliaia di casi di minori abbandonati o di fatto oggetto di veri e propri ostracismi burocratici.
Dei diritti dei bambini si parla certamente molto, ma troppo spesso si perdono di vista le vie più semplici, quelle più adatte a tutelarli. E dobbiamo sapere che tutte le azioni o le omissioni che rallentano la possibilità di accogliere un bambino costituiscono, di fatto, azioni concrete contro quel bambino o bambina.
La mancata ratifica fino ad ora ha certamente messo in luce un disinteresse del legislatore e della maggioranza di Governo, ma forse anche l'intento di qualcuno di contrastare i principi stessi di quella Convenzione. Si tratta di ritardi, inerzie, dilazioni che il nostro Paese sta pagando duramente, a prezzo della sua stessa considerazione nel consesso internazionale ed europeo. Sono troppi i casi di Trattati sottoscritti e non ratificati, ed esiste il rischio concreto, anche in questo caso, dell'attivazione di quelle procedure previste dalla Commissione europea contro la violazione dei Trattati: procedure gravissime per il nostro Paese, sia sotto il profilo della giurisdizione dinanzi alla Corte di giustizia sia per le sanzioni economiche previste.
Tuttavia il voto unitario su queste mozioni ci fa ben sperare. E desidero veramente ringraziare tutte le senatrici, molte, e i senatori, pochi, di maggioranza e di opposizione, che si sono impegnati per questo importante risultato; e per il mio Gruppo, il Gruppo del Partito Democratico, desidero ringraziare in particolare la senatrice Anna Maria Serafini, che da anni, con decisione e grande competenza, si batte per garantire in pratica i diritti dei minori e degli adolescenti.
Concludo con le parole de «Il Profeta», un libro di Gibran «I vostri figli non sono vostri. Sono figli e figlie della vita che solo di se stessa ha desiderio. Ne siete lo strumento e non l'origine.... Vi potete sforzare di essere come loro, ma non pensare di farli come voi». Parole alte, universali, che suggeriscono di aprirci all'altro come misura e necessità di una vita civile. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Avverto che, in linea con una prassi consolidata, le mozioni saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione e per le parti non precluse né assorbite da precedenti votazioni.
Metto ai voti la mozione n. 336 (testo 2), presentata dalla senatrice Carlino e da altri senatori.
È approvata.
Metto ai voti la mozione n. 442 (testo 2), presentata dalla senatrice Serafini Anna Maria e da altri senatori.
È approvata.
Metto ai voti la mozione n. 446, presentata dalla senatrice Allegrini e da altri senatori.
È approvata.
Metto ai voti la mozione n. 447, presentata dalla senatrice Aderenti e da altri senatori.
È approvata.