da gennaio 2011 solo a Lampedusa, Linosa e Lampione sono arrivate all'incirca 39.560 persone di cui 1.670 minori, circa il 5 per cento del totale; di questi il 90 per cento sono minori non accompagnati, provenienti dalla Tunisia e soprattutto dai Paesi dell'Africa sub-sahariana ed hanno un'età compresa tra i 12 e i 17 anni;
attualmente sono più di 400 i minori non accompagnati che dopo settimane si trovano ancora a Lampedusa, così come denunciato da diversi organi di informazione e, secondo quanto emerge da un dossier pubblicato da Save the Children, altre centinaia si trovano in Sicilia presso centri temporanei di transito siti a Porto Empedocle, Mineo, Pozzallo e Caltanissetta;
i minori trattenuti a Lampedusa sono rinchiusi in parte presso il Centro di Contrada Imbriacola, ove sono trattenuti anche gli adulti, ed altri - circa 250 - si trovano in una struttura (la vecchia base Loran) con una capienza di 200 posti (così come dichiarato sul sito Internet del Ministero dell'interno), con ciò determinando condizioni di promiscuità e di drammatico sovraffollamento aggravato dal caldo torrido di questi giorni; entrambe le strutture sono recintate con reti, mura e cancelli che inibiscono la libera circolazione nell'area;
alcuni dei minori attualmente trattenuti nei centri di Lampedusa sono arrivati con gli sbarchi del 13 maggio, altri con gli sbarchi successivi, ovvero del 14, 19 e 26 maggio e seguenti;
nonostante la legge italiana sull'immigrazione garantisca ai minori stranieri non accompagnati il diritto all'accoglienza nelle comunità alloggio per minori sul territorio nazionale, da oltre un mese centinaia di giovani adolescenti sono privati della loro libertà personale, senza che nei loro confronti sia stato emesso e notificato alcun provvedimento limitativo della libertà personale e conseguentemente senza la possibilità di sottoporre al vaglio giurisdizionale la loro attuale situazione;
i minori di Lampedusa sono segregati in luoghi simili a carceri, dove è loro negato lo svolgimento di qualsiasi occupazione o attività ricreativa, senza neppure la televisione, così come persino nelle prigioni viene garantito ai detenuti; al punto che nei giorni scorsi alcuni di essi hanno compiuto atti di autolesionismo per manifestare la loro insofferenza rispetto alla situazione in cui si trovano, come denunciato dall'organizzazione umanitaria Save the Children che all'interno di quei centri opera;
in occasione della riunione del Consiglio europeo del 23 e 24 giugno l'organizzazione umanitaria Save the Children ha lanciato un serio e documentato grido d'allarme, ripreso da diversi organi di informazione, per le condizioni di accoglienza dei minori, evidenziando come sia di fondamentale importanza dare piena attuazione alle procedure per l'accoglienza dei minori non accompagnati approvate dal Comitato di coordinamento per l'emergenza umanitaria e rafforzare il sistema di protezione di questi soggetti particolarmente vulnerabili non attraverso forme di illegittima segregazione, ma con strumenti che garantiscano una loro effettiva integrazione;
sulla base dei diversi decreti, e delle ordinanze di protezione civile adottate dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro dell'interno a partire dal 12 febbraio 2011, sono state stabilite le nuove procedure per il collocamento dei minori stranieri non accompagnati; è stato nominato soggetto attuatore per l'assistenza dei minori non accompagnati il Direttore generale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali; sono state previste strutture-ponte, che si dovrebbero fare carico solo della prima fase dell'accoglienza, in attesa di trasferire i minori nelle strutture che li ospiteranno successivamente fino al raggiungimento della maggiore età.
le suddette procedure sono in questo momento inattuate e il direttore generale per l'immigrazione del Ministero del lavoro e soggetto attuatore per l'assistenza ai minori stranieri non accompagnati, con pubbliche dichiarazioni riportate dall'Ansa, ha giustificato l'inaccettabile prolungamento dei tempi di detenzione dei minori di Lampedusa adducendo presunte difficoltà del sistema di identificazione, anche a causa del fatto che molti dei giovani che arrivano a Lampedusa dichiarerebbero di essere minorenni per poter usufruire della protezione garantita ai minori in Italia; con ciò introducendo una presunzione di maggiore età fino a prova contraria che finisce per assoggettare i minori alle stesse misure restrittive adottate per gli adulti in attesa di identificazione, in aperta violazione della direttiva Amato del 2007 con la quale si introduceva invece la presunzione della minore età in caso di perizia incerta, per il dovere sancito dalla direttiva 2003/9/CE di informarsi sempre al criterio fondamentale del prevalente interesse del minore;
l'esigenza di perfezionare il sistema di identificazione, certamente plausibile, non può costituire un alibi per il trattenimento a tempo indeterminato di ragazzi che dovrebbero essere identificati con la maggiore tempestività, al fine di attivare il giudice tutelare, la procura del competente Tribunale dei minori ed i servizi sociali;
la drammatica situazione dei minori di Lampedusa e degli altri centri di transito - sempre secondo le dichiarazioni pubbliche del soggetto attuatore - si giustificherebbe anche con la carenza estrema di risorse per un'efficace politica di prima accoglienza dei minori e con la mancata istituzione delle cosiddette strutture-ponte;
le suddette dichiarazioni non possono in alcun modo giustificare la gravissima violazione dei diritti dei minori riconosciuti dalle convenzioni internazionali, dalla direttiva 2003/9/CE recante "Norme minime relative all'accoglienza dei richiedenti asilo negli Stati membri", con particolare riferimento agli artt. 17 e 18, dall'art. 13 della Costituzione italiana, dalla legislazione in materia di immigrazione, non da ultimo il testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998;
l'attuale condizione dei minori stranieri non accompagnati rinchiusi nelle strutture di Lampedusa e negli altri centri di transito della Sicilia si sta traducendo in una clamorosa violazione degli obblighi di protezione ed assistenza fissati dalla legge per i minori, e ciò appare ancor più grave stante l'incerta natura giuridica dei centri di Lampedusa: si sottolinea infatti che nel Centro di Contrada Imbriacola, che dovrebbe essere classificato come centro di soccorso e prima accoglienza (CSPA), si è attualmente determinata la promiscuità tra minori ed adulti e dagli organi di informazione si è appreso che in quel centro vi sono detenuti anche soggetti destinati al rimpatrio e quindi soggetti che dovrebbero essere ospitati nei Centri di identificazione ed espulsione (CIE), mentre l'ex base militare Loran risulta dal sito del Ministero dell'interno classificato come CIE, sebbene ospiti esclusivamente minori;
la struttura dell'ex base militare Loran non è minimamente idonea ad ospitare persone per lunghi periodi e si ricorda che il Centro di Contrada Imbriacola di Lampedusa è stato realizzato con i criteri funzionali di CSPA e va pertanto finalizzato esclusivamente a garantire un'assistenza immediata ai migranti in arrivo a Lampedusa, prima che si proceda al loro trasferimento presso gli altri centri per migranti; pertanto, i migranti dovrebbero essere trattenuti in questo centro per un periodo di tempo limitato ad un massimo di 48 ore, tale cioè da consentire le attività di soccorso e di prima accoglienza;
le linee guida dettate dall'UNHCR, a partire dal maggio 2006 fino ai documenti più recenti, fissano obblighi di comportamento assai precisi in relazione alla determinazione formale dell'interesse prevalente del minore, e dei potenziali richiedenti asilo, con riferimento agli obblighi degli Stati; si tratta di obblighi di protezione che garantiscono i diritti di difesa e vietano il trattenimento dei minori non accompagnati, sia pure in attesa di identificazione, in strutture promiscue con gli adulti;
le conseguenze della condizione qui descritta e denunciata dalle organizzazioni umanitarie e dagli organi di informazione sono incalcolabili per le vite di soggetti particolarmente vulnerabili che, per effetto di una prolungata condizione di abbandono nei centri dell'isola di Lampedusa, si vedono preclusa qualsiasi possibilità di accoglienza in linea con gli standard comunitari e di successiva regolarizzazione al compimento della maggiore età,
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo non intenda urgentemente accelerare i tempi del trasferimento degli oltre 400 minori di Lampedusa e di quelli trattenuti nei centri di transito della Sicilia, presso altre comunità più attrezzate ad accoglierli in modo civile ed umano e che permettano loro di vivere come persone libere, così come prevede la normativa a livello nazionale ed internazionale;
se non ritenga opportuno definire l'attuale qualificazione giuridica e funzionale del Centro di Contrada Imbriacola e del Centro presso l'ex base militare Loran di Ponente a Lampedusa;
se non intenda assumere provvedimenti urgenti volti alla individuazione in tempi rapidi sul territorio nazionale, in accordo con i Comuni e le Regioni, delle cosiddette strutture ponte in cui trasferire temporaneamente i minori in attesa di collocamento in comunità alloggio, o se non intenda prendere atto che le nuove disposizioni adottate dal Governo italiano, in assenza dei mezzi e delle strutture che ne avrebbero dovuto consentire una immediata attuazione, si traducono invece in provvedimenti restrittivi gravemente lesivi dei diritti dei minori stranieri non accompagnati, peraltro privati dell'unica possibilità di regolarizzazione loro concessa al raggiungimento della maggiore età, nell'ipotesi di una apertura tempestiva della tutela e di una procedura di affidamento;
se siano state attivate le procedure di reperimento ed aggiornamento sul territorio nazionale dei posti disponibili in comunità alloggio per minori, al fine di ricondurre a legalità le attuali modalità e condizioni di accoglienza dei minori nel Paese, evitando la detenzione di soggetti che non possono essere espulsi ed evitando la concreta esposizione del minore al rischio della fuga nella clandestinità;
se non intenda attivare una urgente verifica dello stato di attuazione delle procedure previste per l'accoglienza dei minori;
se non intenda accogliere la richiesta pubblicamente avanzata dall'organizzazione umanitaria Save the Children di valutare l'opportunità di ampliare la disponibilità dei posti in accoglienza e delle risorse stanziate, secondo la previsione dell'art. 5 dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3933 del 2011, al fine di garantire assistenza, accoglienza e protezione adeguata per i minori stranieri non accompagnati in arrivo via mare;
quali altre misure urgenti intenda attivare per far cessare immediatamente una condizione di illegalità indegna per un Paese con l'Italia, che di fatto sancisce l'applicazione di misure detentive a tempo indeterminato con modalità non conformi alle prescrizioni della legge nazionale e delle convenzioni internazionali, nei confronti di soggetti da tutelare e proteggere particolarmente, perché sono in fuga da drammatiche condizioni di vita e perché hanno affrontato un viaggio a rischio della loro stessa vita.
(4-05506)