Passiamo alla votazione delle mozioni.
PALMIZIO (CN-Io Sud). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PALMIZIO (CN-Io Sud). Signor Presidente, colleghi, il dibattito odierno su questo tema, nonostante la brevità dei tempi, è stato piuttosto ampio. Ha ragione il Sottosegretario quando dice che è stato più di un dibattito, perché sono stati citati fatti e idee che in realtà non sono esattamente inerenti alle mozioni in oggetto: siamo arrivati a parlare delle missioni militari, della mancanza della cooperazione allo sviluppo, che dovrebbe essere la soluzione migliore al problema dei migranti, affrontando il problema direttamente sul loro territorio.
Ciò vuol dire che il Senato ha una grande passione nei confronti di questo tema, che effettivamente è un tema realmente importante, sia con riguardo all'argomento trattato dalle mozioni, sia più in generale circa il discorso dell'integrazione delle culture in arrivo nel nostro Paese, nella specie quelle di persone che scappano da guerre, carestie, fame e quant'altro.
Annuncio il voto favorevole del mio Gruppo alla mozione n. 406 (testo 2), a prima firma senatore Rutelli, e il voto contrario sulle mozioni nn. 408 (testo 2) e 443 (testo corretto).
La mozione presentata dal senatore Rutelli, che, da un lato, riconosce in buona sostanza al Governo di aver tentato di operare bene e di aver effettivamente ben operato, tanto da proporre una leadership dell'Italia nella gestione futura di questo problema, pone l'accento non soltanto a livello nazionale sul discorso dell'accettazione, dell'integrazione e della soluzione dei problemi di coloro i quali hanno diritto a chiedere l'asilo nel nostro Paese in maniera celere ed efficace, ma vuole colpire giustamente il fenomeno della criminalità organizzata nordafricana, e anche mediorientale, che approfitta delle debolezze e dei problemi di queste persone per autofinanziarsi e finanziare quindi le attività criminali che esse svolgono, sia sul territorio di partenza, dove loro risiedono, sia su quello europeo. Questa è la mozione secondo noi più completa, cui quindi diamo il nostro pieno sostegno. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud e PdL).
PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signor Presidente, intervengo brevemente in sede di dichiarazione di voto in riferimento alla nostra mozione n. 443 (testo corretto), che ha oggetto, come le altre, una tematica di estrema rilevanza sociale che richiede un'attenta riflessione da parte di tutti noi. Come correttamente osservato durante l'illustrazione delle mozioni che abbiamo ascoltato e giudicato, la crisi politica e sociale che ha coinvolto sin dall'inizio dell'anno la quasi totalità dei Paesi africani che si affacciano sul Mediterraneo ha determinato ingenti flussi migratori verso il nostro Paese.
Emerge immediatamente come la gestione dei flussi migratori di questi mesi si sia rilevata inidonea, soprattutto tenendo conto della gravità e dell'importanza della situazione, e comunque, a nostro avviso, non sufficiente. Si tratta, tra l'altro, di un fenomeno, spesso gestito e manovrato dalle reti criminali transnazionali, nell'impotenza oppure nella connivenza o con la benevola tolleranza anche da parte dei funzionari dei Governi dei Paesi coinvolti dai flussi migratori, che necessita di interventi forti e veloci.
Per rendersi conto dell'entità della situazione basta tenere conto che sul territorio dell'Unione europea vi sono più di 8 milioni di migranti irregolari o clandestini provenienti principalmente dall'Africa e dal Sud‑Est asiatico.
Senza dilungarmi nell'elencazione dei dati e delle norme già ricordate dai colleghi, vorrei sottolineare che la nostra Carta costituzionale, all'articolo 10, sancisce che: «Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantito dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge». Anche il Testo unico sull'immigrazione, tra l'altro, stabilisce che in nessun caso può disporsi il respingimento verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, sesso, lingua, cittadinanza, religione, opinioni politiche e condizioni personali o sociali, ovvero possa rischiare di essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione.
Ha detto bene il collega Pardi, facendo una illustrazione alta, per spiegare appunto che cosa nelle poche righe della mozione si è voluto intendere. Proprio su tali ultime questioni noi chiediamo di migliorare sensibilmente le condizioni dei migranti sistemati nei centri di accoglienza, nei centri di identificazione e espulsione e nei centri di accoglienza dei richiedenti asilo, centri che oggi - lo dico per chi non li ha mai visti o per chi li ha visti con gli occhi dei colleghi Tonini e Marcenaro - sono ridotti ormai a veri e propri lager di Stato. Bisogna allora toccare un attimo con mano il problema; è l'invito che facciamo al Ministro dell'interno e a chi ci tiene a vivere in un Paese come l'Italia, che rispetta l'umanità e il migrante. Quest'ultimo viene appunto da una situazione particolare e drammatica del suo Paese: viene qui senza risvolti illegali, e si trova, nell'arco di 18 mesi, a essere considerato non come un potenziale rifugiato ma come un carcerato, una persona che vive in questi ambienti che non sono umani.
Sono ambienti che - lo ripeto - vanno guardati con gli occhi e affrontati con la mente per risolvere un problema drammatico, su cui un Paese come il nostro, che riconosce i diritti umani, tutto fa meno che ragionare, almeno dopo aver visitato questi centri di prima accoglienza.
Allora, cari colleghi, nonostante la chiarezza delle disposizioni, troppi sono stati i casi nei quali i migranti sono stati accompagnati coattamente dalla Capitaneria di porto, dalla Guardia costiera e dalla Guardia di finanza in Libia e in Tunisia, senza che sia stato compiuto alcun accertamento volto ad appurare se tra gli stranieri respinti ci fossero richiedenti asilo politico. Questo è un dato preoccupante.
Signor Presidente, cari colleghi, non dimentichiamo inoltre che le politiche poco rispettose dei diritti inviolabili dell'uomo sono state recentemente colpite altresì dall'intervento della Corte di giustizia europea che ha sancito che il reato di clandestinità può compromettere la realizzazione dell'obiettivo di instaurare una politica efficace di allontanamento e di rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali. Anche su questo aspetto, nella nostra mozione - mi dispiace che il Governo non concordi con quanto abbiamo scritto, perché ritenevamo che sulla falsariga delle tre mozioni presentate si potesse almeno condividere il rispetto del diritto umano del migrante - abbiamo chiesto di destinare adeguati finanziamenti e mezzi al fine di accogliere e meglio gestire l'arrivo di migranti sulle coste meridionali del Paese, monitorando e garantendo la sicurezza stessa dell'Italia da eventuali infiltrazioni terroristiche e malavitose al fine di ripristinare i fondi per la cooperazione e lo sviluppo.
Non credo sia un aspetto che possa essere contrastante e contrastato da un pensiero del Governo: è una mozione che tiene in conto il rispetto del cittadino e di quella persona che proviene da una situazione drammatica nel suo Paese.
Credo che la mozione presentata dal Gruppo dell'Italia dei Valori, ma anche quelle presentate dagli altri colleghi, sia da rispettare e da valutare - lo dico al presidente e al rappresentante del Governo che, purtroppo, anche se è presente, non ascolta - anche perché mi sarebbe piaciuto che l'intervento della Corte di giustizia europea fosse stato di insegnamento per il Governo, spesso troppo impegnato ad intervenire in una materia delicata come quella dell'immigrazione con politiche repressive e in palese contrasto con la Carta costituzionale e le normative comunitarie e internazionali a tutela dei diritti inviolabili dell'uomo.
Ecco perché insisto nell'invitare il Governo a riflettere sulle altre due mozioni presentate, per trovare una soluzione di compromesso che tenga conto di tutte e tre le mozioni, e non ne elimini due senza conoscerne il motivo oggettivo. È una richiesta che continuerò a rivolgere al Governo fino alla conclusione del mio intervento, perché il Gruppo dell'Italia dei Valori vuole capire se il Governo rispetta i diritti umani. In tal caso, deve rispettare anche la nostra mozione in cui si parla di diritti umani e del loro rispetto. Non vogliamo uno scontro politico, ma solo parlare di esseri umani, di come va inteso il migrante che arriva da una situazione drammatica nel proprio Paese e che viene trattato senza rispetto per la sua persona. Anzi per 18 mesi, come abbiamo avuto modo di verificare con i nostri occhi, viene trattato come un autentico carcerato, senza aver mai compiuto alcuna azione illegale. È arrivato in Italia per una condizione drammatica nel suo Paese, e noi ci limitiamo a incarcerarlo per 18 mesi senza dargli la possibilità di chiarire, di parlare o di dare la sua versione, in un Paese che, come quel migrante potrebbe raccontare, rappresenta esattamente il contrario del rispetto dei diritti umani.
Allora, se un Paese come il nostro, lo ripeto al Governo, rispetta i diritti umani, dovrebbe anche rispettare le mozioni che sono state presentate sul punto del rispetto incondizionato della persona, perché potevamo esserci noi, invece ci sono loro, ma è la stessa cosa.
La ratio delle mozioni oggi al nostro esame è quella di impegnare il Governo, sia a livello nazionale sia a livello comunitario, ad adottare le misure idonee a rendere migliore la gestione dei flussi migratori e le condizioni di vita dei migranti, nel rispetto dei diritti inviolabili dell'uomo. Questo è ciò che vorrei fissare nella mente del Governo, cioè le condizioni di vita dei migranti, nel rispetto dei diritti inviolabili dell'uomo.
Per questi motivi, dichiaro il voto favorevole del mio Gruppo, l'Italia dei Valori, e supplico il Governo di fare una riflessione ulteriore: metteteci la mano, metteteci la mente, ma metteteci anche il cuore su questi problemi. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. Colleghi, vi inviterei a fare un po' di silenzio, perché si fa fatica ad ascoltare le dichiarazioni di voto.
GALIOTO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GALIOTO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, è già stato rappresentato da alcuni interventi di colleghi che mi hanno preceduto come il fenomeno della tratta di esseri umani rappresenti un grande rischio per l'Italia. Infatti, il nostro Paese continua ad essere meta di flussi di clandestini provenienti dall'Europa orientale, dall'Asia e, oggi, a causa degli eventi bellici che ci sono nel Nord Africa, soprattutto dalla costa Sud del Mediterraneo.
Secondo un rapporto del COPASIR, in Libia, già precedentemente agli eventi bellici attuali, ogni clandestino determinava un giro d'affari oscillante tra i 3.500 e i 5.000 dollari, con coinvolgimento di operatori anche nei ranghi della polizia e nel Governo di quei Paesi. La Libia da tempo, e oggi più che mai, è interessata da consistenti flussi di clandestini, provenienti da Paesi limitrofi, che utilizzano il suo territorio quale area di transito per l'esodo con destinazione Europa, attraverso l'approdo iniziale sulle coste meridionali dell'Italia e, in particolare, della Sicilia.
Il fenomeno è serio e grave ed esige di realizzare un costante monitoraggio della sua evoluzione al fine di predisporre con tempestività gli interventi più idonei ad un efficace contrasto.
È indispensabile, infatti, dal nostro punto di vista, che il fenomeno, sempre più vasto e articolato, dell'immigrazione clandestina venga gestito ed affrontato anche sotto il profilo specifico della tratta degli esseri umani, in considerazione dei suoi effetti sulla sicurezza nazionale. Per queste ragioni non possiamo non condividere molti dei contenuti delle mozioni che oggi sono al nostro esame. Tuttavia, vorrei anche cogliere l'occasione per avanzare delle riflessioni a più ampio raggio.
Ad oggi, in Libia permane una situazione di forte instabilità. Gheddafi, sintesi di equilibri di clan e tribali, sembra non volerne sentire di lasciare il potere e il suo Paese, oggi fortemente dilaniato. L'intervento in Libia sembra non dare i risultati sperati. Sono più di 100 i giorni di bombardamenti della NATO. A tre mesi dai primi sorvoli nella zona orientale della Libia, la NATO continua a bersagliare vari obiettivi lungo tutto il Paese. L'operazione militare, decisa e votata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ha visto finora circa 5.000 missioni aeree da attacco condotte dai jet della NATO. Attualmente gli aerei dell'Alleanza colpiscono una cinquantina di obiettivi al giorno, la maggior parte a Tripoli, Misurata, Brega e nelle montagne di Nafusa.
Per la prima volta un capo di Stato è stato deferito alla Corte penale internazionale, la quale pochi giorni fa ha emesso un mandato di cattura nei confronti del leader libico, del figlio primogenito e del capo dei servizi di intelligence di Tripoli. Persiste quindi una situazione grave di caos e incertezza.
Ciò che emerge con tutta evidenza invece è come l'Europa si sia dimostrata sorda all'anelito di libertà proveniente dalla sponda Sud del mediterraneo e non abbia saputo prevedere con lungimiranza le richieste di cambiamento e di libertà.
Ciò è imputabile alla lunga assenza di una politica per il Mediterraneo da parte dell'Unione europea. Risulta quanto mai necessario - quindi - recuperare lo spirito e gli obiettivi del processo di Barcellona e della politica europea di vicinato e sviluppare, contemporaneamente, un partenariato euromediterraneo in un rinnovato impegno di promozione di una politica di integrazione a tutti i livelli dei Paesi che si affacciano sul mar Mediterraneo.
Siamo di fronte ad un'occasione storica di corrispondere alle aspirazioni di tanti giovani, creando una casa comune euromediterranea, ove il rispetto delle tradizioni e delle culture possa essere il presupposto per creare qualcosa di più e di diverso in nome dello sviluppo civile, sociale ed economico, e dei principi democratici.
È pura propaganda dire che interrompendo l'intervento NATO in Libia finiranno gli sbarchi sulle nostre coste. Gli sbarchi finiranno soltanto quando verrà ripristinata la pace e garantito un futuro ai giovani protagonisti del cambiamento. Come pure meramente propagandistico è il decreto approvato in Consiglio dei ministri: esso, tra l'altro, non fa che reiterare una proposta già avanzata da questo Esecutivo nel cosiddetto decreto sicurezza, che prevedeva già la proroga della permanenza nei CIE, rispetto alla quale lo stesso Governo fece a suo tempo retromarcia. Infatti, non è diffondendo la paura ma - al contrario - governando le emozioni e i fenomeni che si dimostra di essere classe di governo e classe dirigente responsabile.
L'immigrazione è una ricchezza, se ben governata. Il 10 per cento del prodotto interno lordo viene, infatti, dagli stranieri. E' ora - però - che l'Italia appronti finalmente una seria politica sull'immigrazione. Non è possibile pensare di perpetrare soltanto una politica dei respingimenti.
È bene ricordare che più del 70 per cento delle 31.200 domande d'asilo presentate nel 2008 in Italia provenivano da persone sbarcate sulle coste meridionali del nostro Paese, ma che, al contrario di quanto si pensa, solo il 10 per cento dei clandestini arriva via mare. La maggior parte degli stranieri in posizione irregolare (che ammonta a circa il 75 per cento del totale) è costituita da persone che attraversano legalmente il confine con un visto valido e poi si trattengono nel nostro Paese oltre la sua scadenza. Su questo aspetto è necessaria un'operazione verità e politica. Questa potrebbe essere una grande occasione, che anche l'Europa deve saper cogliere, perché quello che sta succedendo nella sponda Sud del Mediterraneo investe anche il suo futuro e non soltanto il suo presente. Restringere la questione soltanto a quella migratoria sarebbe, quindi, riduttivo e miope.
Di fronte alla latitanza dell'Unione europea, l'Italia è chiamata a fare la sua parte predisponendo le idonee risorse economiche e strumentali, nonché le necessarie previsioni giuridiche per affrontare l'emergenza flussi, onde garantire la sicurezza interna, contrastando l'immigrazione irregolare ed eventuali infiltrazioni terroristiche, e rispondere anche all'emergenza umanitaria di profughi e richiedenti asilo.
In tal senso, il Gruppo Unione di Centro, SVP e Autonomie condivide e sostiene i contenuti della mozione del senatore Rutelli, che invoca un pieno coinvolgimento dell'Europa e sollecita il Governo a procedere ad una rapida ricognizione dell'identità e dello status dei migranti già sbarcati in Italia, garantendo altresì priorità e tutela ai richiedenti asilo politico e ai profughi di guerra; a creare una task force governativa per la gestione dell'emergenza che metta al centro la fattispecie della tratta di esseri umani; ad istituire urgentemente la funzione in Italia del National Rapporteur sul fenomeno della tratta, un fenomeno ormai non più tollerabile né accettabile da alcun Paese civile. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI).
RUTELLI (Misto-ApI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUTELLI (Misto-ApI). Signor Presidente, ringrazio anzitutto il sottosegretario Mantica per il suo intervento dettagliato e puntuale. Desidero fare una brevissima considerazione politica a conclusione di questo dibattito, che giudico molto interessante.
Ogni volta che ci si occupa di un problema specifico che riguarda il traffico di esseri umani e le reti criminali che vi sovrintendono, che stanno diventando una realtà imponente e decisiva, una minaccia che grava anche sul nostro Paese, e che tocca e colpisce la dignità di centinaia di migliaia di persone - perché, purtroppo, non abbiamo a che fare solo con migranti economici volontari, ma molte volte anche con persone che sono assoggettate a schiavitù - non dobbiamo fare un dibattito da ricondurre al politically correct. Una cosa è l'accoglienza dei migranti, una cosa è il riconoscimento del diritto di asilo per i rifugiati e una cosa è il contrasto della tratta degli esseri umani. Signor Presidente, colleghi, non è possibile che questo tipo dibattito debba essere accompagnato ogni volta da caveat, sinceramente fuori luogo, che ci dicono di una certa sottovalutazione della dinamica in atto.
A tal proposito, per concludere la mia dichiarazione di voto, vorrei leggere quello che esattamente su questo argomento ha scritto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in una lettera inviata al «Corriere della Sera» il 6 giugno scorso.
Scrive il presidente Napolitano: «La comunità internazionale, e innanzitutto l'Unione europea, non possono restare inerti dinanzi al crimine che quasi quotidianamente si compie organizzando la partenza dalla Libia, su vecchie imbarcazioni ad alto rischio di naufragio, di folle disperate di uomini, donne, bambini. È un crimine lucroso gestito da avventurieri senza scrupoli, non contrastati dalle autorità locali per un calcolo, forse, di rappresaglia politica contro l'Italia e l'Europa. Ma è un crimine che si chiama "tratta" e "traffico" di esseri umani, ed è come tale sanzionato in Europa e perfino a livello mondiale con la Convenzione di Palermo delle Nazioni Unite nel 2000. Stroncare questo traffico, prevenire nuove, continue partenze per viaggi della morte (ben più che "viaggi della speranza") e aprirsi - regolandola - all'accoglienza: è questo il dovere delle nazioni civili e della comunità europea e internazionale, è questo il dovere della democrazia».
Signor Presidente, sono a mio avviso sufficienti queste parole della massima autorità della nostra Repubblica per focalizzare il tema di cui stiamo parlando. Stiamo adottando infatti uno strumento significativo, investendo il Governo di un'iniziativa che è tanto più rilevante in quanto fa seguito alla decisione del procuratore Ocampo di incriminare il presidente libico Gheddafi per crimini contro l'umanità, con riferimento al bombardamento di suoi concittadini e ad altre evidenze che la Corte penale internazionale dell'Aja ha acquisito ed accertato, e rispetto alle quali la mozione di cui oggi stiamo discutendo propone di esaminare la possibilità di associare la gestione del traffico di esseri umani.
Si tratta indiscutibilmente di una scelta innovativa dal punto di vista giuridico e di politica internazionale; è un fatto importante, che ovviamente non riguarda solo ciò che avviene in Libia, ma che fa invece riferimento ad una crescita di contropoteri criminali che oggi sono molto più potenti in tante parti del mondo: in Asia, nel lontano Oriente e, per quanto ci riguarda, soprattutto in Africa. Sappiamo che oggi, oltre ai valichi del Nord-Est, è la Turchia la porta principale per l'accesso nel nostro Paese di persone trafficate da organismi criminali internazionali.
Per quanto ci riguarda, la problematica africana sta per diventare dirompente. È pertanto indispensabile riuscire ad intervenire con efficacia per prevenire e per collaborare con la comunità internazionale e con gli organismi esistenti, perché questi network criminali, che hanno in alcuni casi terminali in Stati e in apparati statuali, vengano contrastati. Non possiamo svegliarci la mattina e scoprire che ci sono barche che, in alcuni casi, portano persone che scelgono di rischiare la loro vita pur di conquistare la libertà (ed è un tipo di problematica), in altri casi, persone che vengono trasportate in condizioni disumane e ancora, in alcuni casi non tanto sparuti, persone che addirittura perdono la loro vita e annegano nel Mediterraneo come se fossero sacchi di sabbia. Non lo sono: sono esseri umani!
Ma una lettura legata esclusivamente all'umana pietà non ci assolve, signor Presidente, se prima non siamo consapevoli che quei trafficanti bisogna contrastarli, perché stanno diventando un attore di prima grandezza sulla scena internazionale, stanno arricchendo e stanno influenzando i poteri istituzionali esistenti in molti Paesi del mondo. Non possiamo accorgerci della loro esistenza solo quando andiamo a contare i disgraziati che sono annegati nel Mediterraneo.
Questo è l'oggetto principale della mozione sulla quale oggi il Senato si accinge a votare. Le altre mozioni producono e traducono sensibilità diverse e focalizzano questioni diverse. Ci tenevo a chiarire che questa mozione risponde, direi quasi in modo pedissequo, all'appello che il Presidente della Repubblica ha riproposto più volte, e che il ministro Frattini ha rinnovato con grande efficacia, sottosegretario Mantica, quando a Napoli ha fatto appello alle nuove autorità libiche del Consiglio di transizione perché si facciano carico di questa problematica al momento di costituire un nuovo potere legittimo nella Libia post Gheddafi.
Questi sono i temi davanti a noi e credo sia positivo che, seppure con un paio di mesi di ritardo rispetto all'attualità più urgente, il Senato li possa approvare oggi, senza la pressione emotiva di un barcone che è partito o naufragato. Diamo dunque mandato al Governo, nell'ambito delle sue responsabilità, di intervenire per prevenire questo fenomeno in seno alla comunità internazionale. (Applausi dai Gruppi Misto-ApI e PD e della senatrice Contini).
MAZZATORTA (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAZZATORTA (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, per comprendere la complessità del tema del contrasto all'immigrazione clandestina via mare, permettetemi di iniziare il mio intervento leggendo una frase che l'onorevole Casini - che mi pare sia legato politicamente ai senatori Rutelli e D'Alia presentatori della mozione al nostro esame - pronunciò nel settembre del 1999: con gli scafisti siamo in guerra, oggi si deve poter sparare. Questa stessa affermazione è stata ripresa recentemente sul sito web dell'onorevole Casini in cui si afferma: «gli scafisti sono delinquenti abituali e vanno affrontati con le armi».
Dunque, al di là degli approcci un po' superficiali, banalizzati o demagogici che ho sentito echeggiare in quest'Aula, il problema del contrasto all'immigrazione clandestina via mare è un problema serio che va affrontato seriamente (l'onorevole Casini ci dice con le armi, sparando agli scafisti) e che, indubbiamente, questo Governo ha affrontato sin dall'inizio in maniera estremamente determinata, prova ne sia che l'attuale reato previsto dall'articolo 12 della legge Bossi‑Fini che colpisce gli scafisti, soprattutto i trafficanti di esseri umani, è stato modificato in senso ulteriormente repressivo da questo Parlamento, da questa maggioranza e da questo Governo. Oggi risulta quindi un reato particolarmente grave.
Poi, se mi chiedete quante procure della Repubblica abbiano avviato indagini su questo tipo di reato, vi dico che i numeri sono davvero esigui, purtroppo. Noi possiamo lavorare, nel senso di dare alla magistratura tutti gli strumenti giuridici di contrasto, ma poi la magistratura è sovrana nel decidere se iniziare indagini su notizie di reato assolutamente irrilevanti, oppure su notizie di reato così importanti. Quindi, condividiamo l'osservazione del sottosegretario Mantica, nel senso che questa maggioranza e questo Governo hanno già ben operato nella determinazione degli strumenti giuridici adeguati in materia di contrasto all'immigrazione clandestina per via marittima.
Aggiungo che questo Governo, e il ministro Maroni in particolare, ha promosso forme avanzate di collaborazione internazionale. È stato ricordato l'Accordo con la Libia del 2009, che consentì di raggiungere risultati straordinari anche a vantaggio dell'intero territorio europeo. Si dice che ogni anno entrino in territorio europeo circa 400.000 stranieri vittime di traffico e di tratta. Ebbene, quell'accordo con la Libia riuscì a bloccare temporaneamente la situazione, con dei risultati ottimi. Quanto poi accaduto in Libia e in Tunisia è noto a tutti e, quindi, non vi torno.
Vi è poi il tema degli accordi bilaterali, che sono accordi sia di cooperazione di polizia di frontiera sia di riammissione nei territori di provenienza dei clandestini. L'accordo con la Tunisia, da ultimo stimolato, va proprio in questa direzione.
Quindi, noi voteremo a favore della mozione n. 406 (testo 3) semplicemente perché è una mozione che auspica comportamenti da parte del Governo che il Governo ha già posto in essere in passato, che sta ponendo in essere e che porrà in essere per il futuro.
Chiudo, però, con un'osservazione, ritornando al tema della magistratura, perché, lo ripeto, in conclusione è li che si va a finire. Quando si parla della lotta alla tratta degli esseri umani, infatti, certamente sono previsti strumenti di cooperazione, ma poi occorre che qualche nostro procuratore si muova in questa direzione. In questo caso, purtroppo, la Corte di cassazione ha pronunciato due sentenze che si muovono in direzione diametralmente contraria alla lotta al traffico degli esseri umani, introducendo addirittura la categoria degli scafisti occasionali.
Noi avevamo introdotto, nel pacchetto sicurezza del 2009, l'obbligo della custodia cautelare in carcere per gli scafisti. Quindi, c'era la possibilità dell'arresto obbligatorio in flagranza per gli scafisti, con la traduzione immediata di questi in carcere, con l'obbligo della custodia cautelare in carcere.
Ebbene, il 27 aprile 2011 la Cassazione ha sollevato una questione di legittimità costituzionale di queste norme da noi approvate e, sostanzialmente, ha affermato che questa norma è sospetta di illegittimità costituzionale, perché gli scafisti non hanno tutti lo stesso ruolo e vi sono anche gli scafisti occasionali (sarebbe interessante capire da cosa sia determinata l'occasionalità dello scafista).
Rimane il fatto che questa sentenza della Cassazione arriva dopo un'indagine delicata, che arrivò davanti al Tribunale della libertà di Roma, che nel 2010 confermò la custodia cautelare in carcere di quattro scafisti egiziani che avevano portato dei clandestini sulle spiagge di Latina. La Cassazione, però, ha annullato tutto e ha rinviato gli atti alla Corte costituzionale.
Non contenta, nel settembre 2010, la Corte di cassazione ha annullato, per difetto di giurisdizione, una sentenza di condanna della corte d'appello di Reggio Calabria, che aveva condannato a otto anni di reclusione due turchi colpevoli di aver procurato l'ingresso illegale di 63 clandestini. La Cassazione, infatti, ha sostenuto che la condotta contestata agli imputati turchi è stata consumata in aree sottratte alla giurisdizione italiana e che, pertanto, bisognava annullare la sentenza della corte d'appello di Reggio Calabria.
A questo punto, si capisce bene che il Governo, la maggioranza, qualsiasi maggioranza, possono porre in essere tutti gli strumenti e le norme necessarie. Però, quando i giudici di piazza Cavour agiscono in maniera diametralmente opposta a quella che è una linea di indirizzo politico apparentemente condivisa da tutti gli schieramenti politici in questo Parlamento, allora diventa davvero difficile dare un contenuto serio alla lotta alla tratta degli esseri umani. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni). (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, non lo dico per me, ma si manca di rispetto a quelli che intervengono in dichiarazione di voto. Vi è un'assoluta sproporzione tra rilievo del tema e serietà degli interventi e distrazione e brusìo continuo. Mi dispiace interrompere anche voi che continuate a parlare, e non lo dico a lei, senatore Gramazio, questa volta, ma lo dico in generale.
GRAMAZIO (PdL). Grazie, Presidente.
*LIVI BACCI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LIVI BACCI (PD). Signor Presidente, stamani stiamo trattando un tema di grandissima rilevanza. Lo ha detto lo stesso senatore Mantica che ha introdotto il grande tema dello sviluppo, o meglio della mancanza di sviluppo di un intero continente che è quello che cresce più rapidamente nel mondo. Di fronte a noi, a poche decine di miglia, si trovano le coste del Nord Africa, un'area - comunque si classifichi il Nord Africa - che conta tra i 150 ed i 200 milioni di abitanti, dove sono successe sollevazioni che non sono la conseguenza della demografia, ma soprattutto la conseguenza della mancanza di sviluppo. Abbiamo di fronte a noi un problema gigantesco.
Concentrandomi sulle situazione libica, ricordo che è un piccolo Paese ma in esso vi erano tra un milione e mezzo e due milioni di immigrati provenienti dai Paesi vicini e dai Paesi dell'Africa saharianaa e sub-sahariana. Come tutti i grandi Paesi produttori di petrolio, la Libia vive e lavora perché c'è immigrazione. Vi è una altissima immigrazione come in tutta la penisola araba e questa immigrazione dovrà tornare una volta che la situazione in Libia si sarà pacificata, non sappiamo se tra mesi o tra anni, ma dovrà tornare. E quindi, nuovamente, si ricreerà questo possibile serbatoio di immigrazione anche verso la nostra Europa.
Cito queste cifre per ricordare le dimensioni del problema. Nel giro di pochi mesi, l'UNHCR ha censito 1.100.000 persone che hanno valicato i confini della Libia, per metà verso la Tunisia, per un terzo verso l'Egitto e per il residuo verso i Paesi del Ciad, Niger, Sudan, Corno d'Africa e via dicendo. Quindi, questa è la dimensione del problema: la Tunisia ha ricevuto quasi 600.000 transiti, in parte di tunisini che rientravano, in parte di cittadini degli altri Paesi africani; più di 20 volte il numero dei tunisini arrivati sul nostro suolo. E la Tunisia registra un sesto degli abitanti dell'Italia ed ha un prodotto lordo pari ad un cinquantesimo di quello dell'Italia. Dico questo per porre il problema nelle sue coordinate generali.
Vengo ai problemi più concreti, quale quello del flusso attuale, del possibile flusso futuro di migrazione di profughi, in realtà si tratta in grande maggioranza di profughi, tra questi anche degli irregolari, dalla Libia verso l'Europa. È questo il problema centrale. Ebbene, noi vorremmo che il Governo avesse su questi temi il timone sicuro ed una rotta precisa. Purtroppo la rotta è una linea vagante, piena di contraddizioni. E di queste ne voglio portare alla luce una: per esempio, l'atteggiamento del nostro Governo per quanto riguarda l'Accordo siglato a Napoli il 17 giugno scorso con il Consiglio nazionale di transizione libico. Ebbene, questo accordo è stato salutato con favore e certamente anche noi lo facciamo. Ma c'è da domandarci cosa c'è dietro questo accordo.
Il ministro Frattini, il 16 giugno, alla vigilia della firma, ha dichiarato al Tg1 che avrebbe firmato «un accordo sulla cooperazione per prevenire e contrastare i flussi di immigrati, inclusa la problematica dei rimpatri», e coinvolgendo l'UNHCR, che subito si è dissociata (ma questo è il problema minore). Il giorno seguente, nella conferenza stampa a margine della firma, Frattini ha anche dichiarato di avere registrato «con soddisfazione il compiacimento dei ministri della Lega e del ministro Maroni» - cito le sue parole - «che avrà quindi uno strumento in più per poter contrastare efficacemente l'immigrazione dalla Libia». Lesto è stato il ministro Calderoli a dichiararsi entusiasta «che Bengasi si riprenda i profughi», e lesto anche Maroni a proporre che le navi della NATO operino il blocco delle imbarcazioni dei migranti. Purtroppo, un comandante della NATO, il generale Bracken ha prontamente risposto che la NATO non lo può fare e non lo farà.
Qual è l'indirizzo del Governo? Quale è la linea direttiva del Governo con riferimento alle migrazioni dei profughi? Qui c'è un grosso interrogativo, che naturalmente vorremmo fosse chiarito. Forse il ministro Frattini non si riferiva a tutti i 18.000 profughi dalla Libia ma a quelle poche decine di profughi che sono cittadini libici e che quindi forse, qualora non fossero minacciati di morte nel loro Paese, potrebbero anche essere considerati irregolari, e quindi rimpatriati. Vedete quale sproporzione c'è tra poche decine di casi e quasi 20.000 profughi arrivati fino ad oggi dalla Libia? Si tratta di un grosso problema che il Governo deve affrontare con una linea univoca, che per ora purtroppo non vediamo.
Quello che abbiamo apprezzato invece nelle dichiarazioni del ministro Frattini in sede di audizione nelle Commissioni riunite e congiunte 3a e 14a di Camera e Senato della scorsa settimana è l'accenno fatto all'intervento umanitario. Ci fa piacere che finalmente l'azione umanitaria, che è la ragion d'essere della coalizione che adesso sta operando in Libia, ritorni in prima pagina. Mi permetto di citare quanto dichiarato dal ministro Frattini, ovvero che "dobbiamo e possiamo considerare il cessate il fuoco come l'effettivo primo passo di una strategia politica di negoziato; un'immediata cessazione, o meglio una sospensione umanitaria, deve essere adottata con l'impegno delle parti a rispettarla al fine di creare corridoi umanitari effettivi, che però allo stato mancano". L'intervento proseguiva parlando dei corridoi umanitari per la città di Misurata e la parte occidentale della Libia, che non è completamente controllata da Gheddafi.
Ricordo anche - forse gran parte dell'Assemblea non se lo rammenta o non lo sa - che il Consiglio europeo, con decisione del 1° aprile, ha creato un organismo che si chiama EUFOR Libia a sostegno dell'assistenza umanitaria, il cui compito specifico è "assicurare la circolazione e l'evacuazione degli sfollati, nonché di sostenere con capacità specifiche l'attività delle agenzie umanitarie". Voglio dire che esiste un braccio, che però non ha muscoli, perché EUFOR dal 1° aprile ad oggi nulla ha fatto, benché sia sotto il comando italiano. In teoria, abbiamo la leadership formale per quanto riguarda il soccorso umanitario in Libia. Allora, qui domando perché non si spinga la nostra autonomia di intervento a dare vita a EUFOR, che non può agire perché deve avere l'assenso delle Nazioni Unite, che però non è stato chiesto perché per agire dovrebbe intervenire con truppe di terra per proteggere i corridoi umanitari. Questo è il punto, Presidente: senza corridoi umanitari o senza presidi che permettano agli eventuali profughi di poter essere accolti e sostenuti nelle procedure di richiesta di asilo, senza che questo venga fatto in Italia, questi saranno costretti poi ad affrontare le traversate. Le traversate, secondo i dati raccolti da Fortress Europe fino al 2 giugno, hanno mietuto 1.615 vittime accertate nel Canale di Sicilia, senza parlare di quelle non accertate, che sono tante, come ci hanno spiegato i comandanti della Guardia costiera ieri, quando sono venuti in audizione nel Comitato Schengen. Questo quindi è il problema politico.
Concludo evocando altri due problemi, il primo dei quali è relativo alla revisione della normativa dell'asilo politico, che è stata promessa entro il 2012 dall'Europa in vari documenti. Speriamo che avvenga e risolva due paradossi: il primo è quello del regolamento Dublino II, in base al quale chi arriva in un determinato Paese deve fare domanda di asilo in quel Paese e quindi restare lì, cosa palesemente ingiusta, iniqua ed inefficiente. Il secondo paradosso è che per fare domanda d'asilo, bisogna arrivare sulle coste, o in un aeroporto o ad una frontiera del Paese nel quale si richiede l'asilo, ma se non ci si arriva, non si può richiedere asilo; si deve quindi tentare di arrivarci attraverso la navigazione: è un paradosso che occorre risolvere.
Vorremmo che il Governo, invece di lamentarsi che "l'Europa ci ha lasciati soli", secondo la nota cantilena, richiedesse con forza il burden sharing, cioè la condivisione degli oneri. Ricordo in proposito che, in tal caso, a fronte di 1,6 milioni di rifugiati in Europa, ce ne toccherebbero 200.000, proporzionalmente al nostro peso economico e demografico, mentre ne abbiamo 56.000: la Germania invece ne ha 600.000 e la Francia 200.000. Concludo quindi confermando il voto positivo sulla mozione firmata dai senatori del PD ed anche un voto positivo di apprezzamento per alcuni principi contenuti nelle due mozioni dell'Italia dei Valori e nella terza, primo firmatario il senatore Rutelli. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi. Congratulazioni).
SALTAMARTINI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SALTAMARTINI (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il dibattito che si svolge oggi su questo tema così delicato è molto alto e importante. Forse però omette di considerare che questi temi hanno un diretto rilievo sulla pace tra i popoli e che naturalmente non vi possono essere né sicurezza né pace senza il rispetto dei diritti fondamentali delle persone.
Dovremmo chiederci come il mondo e l'umanità possano affrontare questo grande problema delle diseguaglianze, tale per cui il 5 per cento della popolazione del mondo, il Nord ricco, può avere la disponibilità del 95 per cento delle risorse mondiali.
Viene anche in rilievo il problema della tutela della dignità umana: a distanza di molti anni dalla solenne dichiarazione dell'ONU del 1948, in cui si affermava che ogni individuo avesse diritto almeno al cibo, all'acqua, ai vestiti e ad una casa, quale effettività ha questa norma sul trattamento delle persone e sul rispetto della dignità e del valore umani? Noi uomini dell'Occidente e noi italiani, che sul terreno della dignità abbiamo una cultura valoriale particolarmente accentuata dai principi cristiani che da 2.000 anni accompagnano la nostra storia, quale rilievo e quali politiche dobbiamo coltivare?
Certo, c'è da domandarsi come possano attraversare mille chilometri nel deserto i profughi provenienti dalla Somalia, dall'Etiopia e dal Centro dell'Africa; quanti bambini e quante donne riescano ad arrivare sulle coste del Nord Africa per poi essere trasportati dai trafficanti di morte e dai trafficanti di esseri umani in Europa, in Italia e, in particolare, a Lampedusa.
Siamo particolarmente convinti nel sostenere la mozione a prima firma del senatore Rutelli, proprio per l'evidente ragione che viene evidenziata in questa indagine.
Sarebbe necessario valutare anche quale tipo di fuga da questi Paesi si profili: se si tratti semplicemente di persone che scappano dalla fame o se invece sia una fuga di cervelli, tale per cui quindi questi Stati risultino ulteriormente impoveriti nelle loro risorse intellettuali, che invece potrebbero essere molto utili ai Paesi africani e nordafricani.
Si pone anche il problema della sicurezza, del terrorismo internazionale, del contrasto alle mafie che evidentemente organizzano i viaggi della sventura. Non dico che questi viaggi, che coinvolgono un numero di persone così elevato, trovino il sostegno di alcuni funzionari o addirittura di alcune autorità di quei Paesi, ma sottolineo che essi richiedono un disegno organizzativo e criminale di vasta portata.
La politica di cooperazione bilaterale e multilaterale risulta uno strumento ineludibile di cooperazione tra Stati, e probabilmente rappresenta per l'Italia una risorsa per affrontare efficacemente il tema, con tutte le entità costituite, in particolare con EUROFOR (come poc'anzi citato dal senatore Livi Bacci).
A mio giudizio, dovrebbe essere avviata una politica di cooperazione tra gli enti istituzionali della Repubblica. Ormai il nostro Paese è spinto verso un regime federale, in cui le Regioni hanno una potestà legislativa fondamentale, ad esempio in materia di assistenza e di servizi sociali. In tale contesto, credo dovremmo ragionare portando al tavolo del negoziato della cooperazione anche gli enti locali, i Comuni, le Province; infatti, non è un caso che l'articolo 117 della Costituzione abbia individuato nelle politiche di immigrazione, e in quelle di ordine e sicurezza pubblica le materie legislative che devono essere presentate al tavolo della cooperazione tra Stato, Regioni ed enti locali.
Non mi convince, invece, la tesi sull'immigrazione illegale, posto che la maggior parte delle persone che vivono illegalmente nel nostro Paese non sono scappate attraverso le carrette del mare dal Mediterraneo. Si stima - sono dati della Caritas che si considerano attendibili - che in Italia vi sia oltre un milione di persone che vivono illegalmente. Si tratta di persone entrate nel nostro Paese tramite l'esenzione del regime del visto che alcuni anni fa l'Italia e gli Stati dell'Unione europea hanno adottato nei riguardi dei Paesi confinanti: dunque, tali persone sono entrate in Italia con il visto di ingresso per turismo o per studio e vi rimangono. Io ritengo che un precetto, quello di regolarizzare il permesso di soggiorno, sfornito di sanzione sia pura utopia: un precetto senza sanzione è un precetto morale e non è una norma giuridica. Il Parlamento non solo ha l'obbligo di curare la conformazione di norme generali ed astratte, ma deve anche far sì che tali norme possano essere rispettate. La sanzione ad un precetto costituisce - appunto - l'ossatura fondamentale di un ordinamento. A mio avviso, pertanto, l'idea che vi possano essere norme sul soggiorno degli stranieri in Italia senza una sanzione collide palesemente con la struttura di un ordinamento giuridico.
Ciò detto, ritengo si possa ragionare efficacemente sull'idea di ridare alla Corte penale internazionale e al diritto penale internazionale quella funzione che subito dopo la Seconda guerra mondiale, dopo i processi di Norimberga, si volle dare a quella struttura penalistica internazionale per contrastare e penalizzare comportamenti che andavano contro l'umanità, contro gli eccidi di massa, contro il nuovo fenomeno che noi oggi viviamo con le emigrazioni provenienti dai Paesi dell'Africa e del Nord Africa.
Certo, il percorso del diritto penale sostanziale internazionale è stato travagliato, ma credo che noi italiani, che abbiamo visto qui a Roma sottoscrivere il Trattato sulla Corte internazionale, dobbiamo avere maggiore fiducia nelle risorse della giustizia penale internazionale perché non vi possano essere trafficanti, dittatori o pezzi di Stato che pensino che i diritti umani possano essere calpestati o vilipesi.
Quindi, signor Presidente e onorevoli colleghi, portiamo il Popolo della Libertà a votare favorevolmente sulla mozione presentata dal senatore Rutelli in quanto siamo intimamente convinti che i valori della tutela dell'umanità, ma soprattutto della tutela della dignità umana, siano componente ed elemento essenziale dell'azione della maggioranza e del Governo, ma specialmente del rispetto di un popolo e del suo ordinamento, come il popolo italiano, che ha fatto di questi temi il centro essenziale della sua azione, e perché il nostro Paese possa dare un contributo fondamentale a questi temi, che sono prodromici, appunto, al rispetto dei popoli, delle Nazioni, ma principalmente a tutela della pace. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).
PERDUCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
PERDUCA (PD). Signor Presidente, la Corte di cassazione ha creato la categoria dello scafista occasionale perché a questo Governo non interessa l'oggetto del trasporto: per questo è stato creato lo scafista occasionale. La mozione n. 406 (testo 3) del senatore Rutelli, purtroppo, insiste nell'andare a colpire lo scafista occasionale o professionale senza porsi il problema dell'oggetto del trasporto. È per questo motivo che mi asterrò su tale mozione.
Ultima questione: spero che il Governo abbia ben valutato il parere favorevole dato al paragrafo, seppur riformulato, relativamente alla Corte penale internazionale, perché non esiste quel crimine, nello Statuto di Roma. Quindi occorrerà, che alla prossima convenzione di revisione dello Statuto, l'Italia, ammesso e non concesso che possa avere sempre al Governo chi c'è oggi, dovrà proporre questa nuova fattispecie.
Il problema dei flussi migratori sicuramente ha all'interno la lotta alla tratta degli esseri umani, ma non credo che questo debba essere il principale sforzo del nostro Governo per dare dignità umana a chi scappa, anche volontariamente e a proprie spese, da guerre e carestie.
PRESIDENTE. Prima di passare alla votazione, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le mozioni saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione e per le parti non precluse né assorbite da precedenti votazioni.
Metto ai voti la mozione n. 406 (testo 3), presentata dal senatore Rutelli e da altri senatori.
È approvata.
Passiamo alla votazione della mozione n. 408 (testo 2).
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della mozione n. 408 (testo 2), presentata dalla senatrice Finocchiaro e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione delle mozioni nn. 406, 408 (testo 2) e 443
MAGISTRELLI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAGISTRELLI (PD). Signor Presidente, intervengo per far presente che sulla votazione della mozione n. 408 (testo 2), presentata dalla senatrice Finocchiaro e da altri senatori, il dispositivo elettronico della mia postazione non ha funzionato. Il mio voto naturalmente sarebbe stato favorevole.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
PONTONE (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PONTONE (PdL). Signor Presidente, sulla votazione della mozione n. 408 (testo 2) il mio voto sarebbe stato contrario e non favorevole, come quello che ho erroneamente espresso.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
Passiamo alla votazione della mozione n. 443 (testo corretto).
GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della mozione n. 443 (testo corretto), presentata dal senatore Pardi e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).