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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 575 del 29/06/2011


GARAVAGLIA Mariapia (PD). Signora Presidente, la nostra discussione si sta concentrando su un fenomeno importante, complesso, difficile da affrontare con serenità perché si rischia molto di darne un'interpretazione ideologica. È anche particolarmente attuale, perché anche questa mattina abbiamo appreso dai notiziari che sono arrivati 553 profughi sull'isola di Lampedusa. Fatta salva la solidarietà agli abitanti di quell'isola e a tutti i soccorritori, vale la pena aggiungere poche, davvero poche, considerazioni, perché sono state dette cose importanti.

Come è noto, tutti i dati degli indicatori relativi confermano che il fenomeno migratorio non è né transitorio, né un incidente. La crescita delle presenze in Italia di cittadini non italiani, nonostante il sostanziale blocco di due anni dei flussi di ingresso e le politiche di allontanamento, dimostra che non c'è alternativa alla ricerca di un saggio equilibrio tra spinta migratoria dall'esterno e capacità di accoglienza. È evidente che occorre mettere in campo una politica che attenui la forza e l'invadenza di un'economia sommersa che resta il principale attrattore per l'immigrazione irregolare.

La crisi in Nord Africa ha generato nel 2011, secondo i dati di «Save the Children», un flusso migratorio verso l'Italia e le sue coste molto intenso, con 39.560 arrivi, fino al 23 giugno, sulle isole di Lampedusa, Linosa e Lampione, contro i 70 dello stesso periodo dell'anno precedente. Si sta da più parti soffiando sul fuoco. Si parla di orde e di invasioni. È un modo di agire irresponsabile. Per l'Italia, il rapporto statistico annuale «Global Trends 2010», stilato dall'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifiugiati, parla di cifre contenute, in termini sia assoluti che relativi, rispetto ad altri Paesi dell'Unione europea. In Italia i rifugiati sono 56.397, gli apolidi 854, mentre i richiedenti asilo ammontano a 4.076 unità; si tratta di cifre molto basse rispetto ai principali Paesi nostri partner europei. C'è stato un momento nel quale l'UNHCR ha addirittura chiesto all'Italia di giustificarsi per come ha gestito gli sbarchi e i respingimenti, in quanto eccessivi e violenti.

Per dare un'idea del fenomeno a livello globale, il rapporto che ho appena citato indica nel mondo 43,7 milioni di persone costrette alla fuga, 15,4 milioni di persone rifugiate, 27,5 milioni di persone sfollate interne a causa di conflitti e circa 850.000 persone richiedenti asilo. Ogni volta mi chiedo: ma se fossimo noi quei genitori e sapessimo che i nostri figli non hanno alcun futuro a causa di guerre, carestie e fame, non daremmo tutto ciò che abbiamo, pure ai nuovi schiavisti, pur di mandarli lontano, alla ricerca di sicurezza e fortuna? Peraltro, sono spesso genitori che non sapranno mai se i loro figli sono arrivati a destinazione, perché tanti sono i giovani morti e sepolti nelle acque del Mediterraneo.

È stato detto che la democrazia sa mettersi anche nella pelle dei naufraghi in fondo al mare. Solo i sistemi democratici, colleghi e rappresentante del Governo, possono accogliere i rifugiati, i profughi e, perfino, gli irregolari, perché sanno che non è la paura che fa innalzare il livello di difesa, bensì la sicurezza sociale, l'organizzazione del lavoro, la capacità di programmare. Nei 27 Paesi dell'Unione europea, il 4 per cento della popolazione, cioè circa 20 milioni, è extracomunitaria, mentre il totale di quella straniera è pari al 6,4 per cento, cioè 31 milioni di persone.

Tornando all'Italia, i dati ISTAT dicono che la presenza degli immigrati è sempre più una costante che genera ricchezza per il nostro Paese: è un fenomeno con cui necessariamente si dovranno fare i conti, e quindi non più rinviabile, se vogliamo garantire una reale integrazione per i lavoratori immigrati e le loro famiglie.

Tenuto conto dunque che la presenza regolare di stranieri nel nostro Paese sarà sempre più stabile, lungi dal respingere, diventa invece urgente la tutela di questa grande risorsa, a cominciare dal riconoscimento del diritto di cittadinanza per gli oltre 900.000 minori immigrati, di cui 600.000 nati in Italia. Presidente, quando compiono 18 anni, non esistono più, diventano irregolari anche loro. Almeno sull'infanzia questo Parlamento, in questo Paese, in questa Europa, dovrebbe avere in programma misure idonee, anche perché in questi giorni, intanto che parliamo degli immigrati, dei morti e delle guerre, ci è stato raccontato che abbiamo tanti giovani nostri emigranti di alta qualità in giro per il mondo, i nostri laureati: quasi 400.000 negli ultimi 10 anni. C'è sulla bilancia del dare e avere, dell'uscire e dell'entrare nel nostro Paese, un grande valore umano.

Siccome è presente il sottosegretario Mantica, voglio concludere con una citazione che sembra fuori tema: quest'Aula lavorò molto anche per la tutela dei cristiani in giornate che erano tremende, in cui parlavamo del Sud Sudan in una mozione con cui avevamo raccomandato al Governo di farsi parte diligente affinché, nelle sedi opportune, a cominciare dall'Europa, si desse il riconoscimento dell'avvenuta indipendenza del Sud Sudan. In questi giorni pare che anche in Somalia si muova qualche cosa di positivo.

Mi pare che l'Italia, esattamente in quelle due parti dell'Africa, possa esercitare un protagonismo che faccia fiorire occasioni di pace. Signora Presidente, lo scambio, soprattutto di giovani, rende i futuri cittadini dei nostri Paesi cittadini del mondo. Saranno loro che, riconoscendosi e capendosi, costruiranno democrazia e pace. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Li Gotti e Pardi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Maraventano. Ne ha facoltà.